C’è un sottile filo conduttore che unisce i corridoi di Bruxelles, le torri di Francoforte e gli schermi dei nostri smartphone. Passo dopo passo, sotto la bandiera della sicurezza collettiva e della modernizzazione tecnologica, si sta delineando un’architettura sociale e digitale che fino a pochi anni fa non si sarebbe neppure potuta immaginare. Sono due le scelte politiche adottate dall’Unione Europea in particolare, apparentemente distanti ma profondamente sinergiche, che stanno ridisegnando i confini delle nostre libertà fondamentali: il cosiddetto “Chat Control” e l’introduzione dell’Euro Digitale.
Il dibattito europeo è stato scosso dal voto del Parlamento Europeo sul rinnovo e l’estensione delle deroghe alla direttiva ePrivacy, tassello fondamentale di quella macro-normativa nota come “Chat Control”. Dietro al nobile e indiscutibile obiettivo di combattere la pedopornografia e proteggere i minori online, la proposta originaria della Commissione Europea nasconde un meccanismo senza precedenti: obbligare (o spingere fortemente) i fornitori di servizi di messaggistica — come WhatsApp, Signal, Telegram e i client di posta elettronica — a scansionare in modo automatico e preventivo i messaggi, le immagini e le comunicazioni private di tutti i cittadini.
La vera criticità, quindi, risiede nell’aggiramento della crittografia end-to-end, la tecnologia che garantisce che solo il mittente e il destinatario possano leggere un messaggio. Per attuare il controllo ipotizzato i software dovrebbero analizzare i contenuti direttamente sui dispositivi degli utenti prima che vengano cifrati, oppure forzare i gestori a creare delle “backdoor” (porte sul retro).
In questo nuovo contesto di controllo digitale molti giuristi hanno lanciato l’allarme: si tratta dell’equivalente digitale di uno Stato che apre e legge ogni singola lettera cartacea prima che venga imbucata, violando gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. In quanto il rischio non è solamente rappresentato da un possibile errore degli algoritmi (i cosiddetti “falsi positivi” che potrebbero criminalizzare utenti innocenti), ma la creazione di un’infrastruttura permanente di sorveglianza di massa, pronta a essere convertita per qualsiasi altro scopo di controllo politico o sociale a seconda dell’indirizzo politico espresso dalla maggioranza europea.Parallelamente, la Banca Centrale Europea (BCE) procede spedita verso l’introduzione dell’Euro Digitale, la valuta digitale della Banca Centrale (CBDC). Presentato come una comoda alternativa al contante e uno strumento di sovranità monetaria contro i giganti americani del tech, l’Euro Digitale porta con sé interrogativi inquietanti.
A differenza del contante, che per sua natura garantisce l’anonimato e la totale libertà di utilizzo, una valuta emessa direttamente in forma digitale dalla banca centrale è, per definizione, tracciabile e potenzialmente “azzerabile”. Questo significa che l’autorità centrale possiede, teoricamente, la capacità tecnica non solo di registrare ogni singola transazione economica del cittadino, ma anche di porre limiti di spesa, stabilire scadenze per l’utilizzo del denaro o bloccare i fondi in base a criteri politici, fiscali o peggio di una mancata aderenza ai “precetti e comportamento sociali” stabiliti dallo stato in nome di un interesse comune.
Anche se le istituzioni rassicurano sul rispetto della privacy, la concentrazione di un tale potere nelle mani di un unico organo tecnocratico rappresenta un punto di non ritorno per le libertà economiche, politiche ed individuali.
Se analizzati separatamente, questi provvedimenti appaiono come riforme tecniche, ma se considerati nel loro insieme dimostrano il disegno di una distopia continentale: una società in cui lo Stato (o un’entità sovranazionale) ha il potere di monitorare in tempo reale cosa diciamo nelle nostre chat private e, contemporaneamente, possiede le chiavi di accesso e di controllo del nostro portafoglio digitale. In uno scenario simile, il dissenso politico, la critica editoriale o semplicemente lo stile di vita non allineato potrebbero essere sanzionati o disincentivati con un semplice clic limitando la capacità di spesa o segnalando automaticamente comunicazioni ritenute “inappropriate” dai filtri algoritmici.
L’Europa, storicamente culla dei diritti dell’individuo, della privacy e delle libertà civili, rischia di trasformarsi nel laboratorio di un inedito modello di controllo centralizzato. La transizione ecologica e digitale non può avvenire al prezzo del baratto dei diritti inalienabili sia individuali che collettivi.
Questa deriva digitale si sta trasformando in una partita decisiva per il futuro della democrazia stessa.