Un’indagine condotta con solerzia e – pare – con efficace fiuto investigativo ha condotto all’arresto dei presunti attentatori di Ranucci ma non ha sopito le attese dei cercatori di ectoplasmi, perché non bastano i nomi, non bastano gli arresti, non basteranno neppure i processi e le sentenze di condanna (se vi saranno): i dietrologi vogliono «la verità», che tradotto significa che vogliono quella loro, una verità orrifica fatta di retroscena inquietanti in cui si muovono mandanti cauti ed insidiosi che vestono i grembiulini dei massoni, le barbe finte di servizi segreti deviati, ma anche potenze straniere ed ostili e un immancabile grande vecchio, che non si comprende a cosa debba la sua grandezza, perché sia vecchio ed alla sua età non vada a godersi la pensione.
Parliamo di soggetti che sono tutt’altro che professionisti che con le loro teorie del complotto infestano la politica e la cronaca: non hanno mai scoperto nulla, il loro contributo al giornalismo e alla verità resta al di sotto dello zero, ma questa verità ricercata ossessivamente per loro continua a essere una priorità che non deve scoraggiare se difficile da svelare perché si colloca ad un piano superiore, forse, due, magari tre, poi in soffitta, in orbita… a livelli occulti, deviati, indicibili: anche se poi, con il loro linguaggio diventa dicibile e narrabile: perché quella del mandante è una funzione narrativa che serve a non chiudere (mai) una storia, proprio come fanno a Report.
Sia chiaro: massima solidarietà a Ranucci, vittima di un attentato ma nessuna al suo metodo di fare giornalismo. Giustizia ed indagini sono un’altra cosa…
In questi giorni le reazioni agli sviluppi investigativi sembravano proprio i contenuti di una puntata delle sue: un parlamentare grillino ha invitato subito a «risalire ai mandanti», un capogruppo dei Verdi alla loro «individuazione» e al biasimo per i «continui attacchi della destra contro Report».
Tra i tanti merita menzione l’uomo con la scorta più inutile d’Italia: Sandro Rutolo, ex reggicoda di Michele Santoro oggi teoricamente «responsabile informazione, cultura e memoria» (chissà “responsabile della memoria” cosa significa…) di Elly Schlein che ha fatto un comunicato in cui ha avuto il buongusto di citare anche se stesso quale improbabile obiettivo della camorra (come Ranucci) per via di un suo servizio del 2013 poi rivelatosi falso («Inferno atomico» che ipotizzava che in Campania avessero sepolto scorie nucleari) che indignò tanta gente normale, ma anche un camorrista che, sfortunatamente intercettato, lo minacciò.
Nel 2019 il governo (di sinistra) preannunciò la revoca della scorta a Ruotolo per inattualità del rischio e l’inferno atomico lo fecero il sindacato unitario giornalisti, Articolo 21, pezzi del Pd e grillini non mancando di incolpare pure la «bestia» salviniana.
Così la scorta è ancora lì, a fare status. Ma chi voleva togliere la scorta a Ruotolo? Fuori i mandanti, si sveli il grande vecchio marionetta della sezione Operazioni Coperte della CIA e sia fatta giustizia.