L’ultima trovata dell’Associazione Nazionale Magistrati è stata quella di presentare, all’interno del Palazzo di Giustizia di Napoli, il Comitato per il No in vista del referendum sulla riforma separazione delle carriere che, verosimilmente, si terrà in primavera.
La scelta appare del tutto inopportuna per una serie di ragioni, prima di tutte che i Palazzi di Giustizia sono edifici istituzionali per eccellenza, simboli dell’autorità dello Stato che destina quegli spazi all’amministrazione della giustizia in nome del popolo italiano: di tutti i cittadini indifferentemente dal voto espresso alle elezioni o di quello che verseranno nell’urna alla prossima consultazione popolare mentre non sono e non possono essere il proscenio tribune di parte, destinate a ospitare iniziative dal chiaro contenuto politico ed elettorale.
All’interno di quei Palazzi si applicano le leggi, non si svolgono campagne referendarie e manifestare in quei luoghi ostilità aperta verso una riforma, ormai giunta quasi al termine dell’iter parlamentare, significa tradire il principio di neutralità delle istituzioni e compromettere la fiducia che deve potersi riporre in chi amministra la giustizia…che già veleggia ai minimi storici.
Per comprendere l’inopportunità di una simile scelta basta rispondere ad una semplice domanda: i partiti possono fare propaganda nei Palazzi di Giustizia, l’hanno mai fatta? La risposta è incontrastabilmente no ed a maggior ragione non possono farla coloro che dovrebbero rappresentare la terzietà e l’equilibrio del potere giudiziario.
L’immagine dell’Associazione Nazionale Magistrati, che è una libera associazione e non un organo dello Stato, assumendo questa iniziativa, offre all’opinione pubblica l’immagine di una magistratura che confonde il proprio ruolo istituzionale con un’azione politica, generando un pericoloso equivoco tra il potere giudiziario ed una parte ideologicamente schierata e la percezione di un Ordine Giudiziario “proprietario” dei luoghi ove dovrebbe solo amministrare giustizia che giammai possono trasformarsi in arene di azione politica, tanto più in assenza di contraddittorio: del resto ad ANM piace suonarsela e cantarsela da sola evitando per quanto possibile il confronto dialettico con gli antagonisti.
Poiché al peggio non c’è limite, questo evento – per il tramite dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania – è stato promosso nelle scuole statali e paritarie di secondo grado attraverso una comunicazione ufficiale indirizzata ai Dirigenti Scolastici/Coordinatori educativi, che invita gli studenti a partecipare alla “Giornata della Giustizia”… ma quello non è un momento formativo e di dibattito sulla giustizia bensì un incontro politico di parte, uno spettacolo di burlesque…tranne che non si voglia pensare che questo evento sia l’occasione per ascoltare una lectio magistralis di diritto costituzionale di Fiorella Mannoia (che è tra gli intrattenitori programmati) o un’analisi serena sulle riforme possibili da parte di Giovanni Floris, Conchita Sannino o Nicola Gratteri che, dal punto di vista dell’orientamento politico e della visione sullo stato della giustizia stanno tutti sulla stessa barca. O a bordo della medesima Flottilla che dir si preferisca.
Roba da imbonitori, da venditori di pentole, quelli che una volta proponevano la gita a Portofino a quattro soldi e poi tiravano fuori le casseruole alla fine della giornata; diranno pure – ormai con gli argomenti si sta grattando il fondo del barile – che con la separazione delle carriere Ranucci sarebbe già morto stecchito? Che importa, basta vendere le pentole. O il no alla separazione delle carriere.