Putin

  • Il freddo più freddo

    C’è un freddo più freddo di quello che avvolge il popolo ucraino, bersagliato da missili supersonici, droni, bombe a grappolo, mentre le centrali energetiche, ormai distrutte, non sono più in grado di portare luce e caldo nelle case.

    C’è un freddo più freddo di quello nel quale sono abituati a viveri gli abitanti della Groenlandia mentre non hanno più certezza del loro futuro, i ghiacci nascondono troppe terre rare che fanno gola a Trump come ai cinesi ed ai russi.

    C’è il freddo dell’anima, il freddo che accompagna i coltelli di imberbi assassini, muove terroristi in erba che, per cambiare il sistema da loro odiato, non temono di ferire, colpire e distruggere cose e persone, il freddo di quei criminali incalliti che vendono la vita dei migranti e le droghe più letali, ci sono molti tipi di freddo nel nostro mondo.

    Il freddo nell’anima nei singoli e il freddo nell’anima collettiva di una società sempre più incapace di ragionare e comprendere quello che le sta accadendo intorno e il freddo di chi, morso al proprio interesse, dal desiderio spasmodico di potere e denaro, sempre più potere e denaro, ignora il dolore e la morte altrui.

    In questo freddo uomini come Putin e Trump sono così immersi da non rendersi conto che una nuova era glaciale è vicina e nessun potere e denaro li salverà dal disastro comune.

    Noi intanto continuiamo ad accendere una fiamma di speranza per l’Ucraina e per tutti coloro che devono essere difesi da ingiustizie e prevaricazioni.

  • Politicamente scorretto

    L’unica cosa veramente certa nella vita è che, prima o poi, si muore, non sappiamo come e quando ma l’evento è certo, per questo non capisco, se non per gli amanti del politicamente corretto, a prescindere da tutto, lo scandalo per le parole del Presidente  ucraino verso Putin.
    Certamente noi cristiani dobbiamo saper perdonare, nelle debite forme che non impediscano però il corso della giustizia e la pena conseguente e Zelensky non ho parlato di morte tramite particolari sevizie, ha semplicemente augurato a Putin quello che comunque anche allo zar, prima o poi, capiterà e cioè morire.
    Il problema, se mai, sta in chi succederà a Putin dopo la sua morte visto che al momento non sembra esserci in Russia la forza capace di dare al paese una svolta democratica, anzi vediamo intorno a Putin personaggi della sua stessa scuola priva di dimensione morale.
    Vediamo ragazzini allevati, dall’inizio della guerra, più a maneggiare il fucile che a studiare libri che comprendano la parola libertà, giustizia, rispetto degli altri, vediamo una smisurata quantità di denaro, ricavato dalle tasse delle società occidentali, cento italiane, rimaste a lavorare e produrre in Russia, usato per finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina, una guerra che colpisce particolarmente la popolazione civile ed inerme. Vediamo la morte della libertà di stampa e del diritto di opinione e centinaia di migliaia di persone costrette, contro la loro volontà, ad andare a combattere e a morire in una guerra oscena per come Putin l’ha negata, iniziata, perseguita.

    Sognare, sperare la fine dei tiranni, in qualunque parte del mondo vivano, non sarà politicamente corretto ma è umanamente legittimo, quello che nel frattempo possiamo fare è sostenere in ogni modo chi difende la libertà della sua Patria e impegnarsi per il rispetto della dignità di ogni essere umano.

    La morte di Putin non risolverà nulla se non moriranno gli imperialismi, le smisurate ricerche di potere assoluto e di denaro senza fine, insomma è un’intera società, non solo in Russia, che deve cambiare partendo dagli Stati Uniti che, lo speriamo come augurio di buon anno, torni ad essere una democrazia di fatto partendo dall’abbandono del sogno di Trump di spartirsi il mondo in una nuova alleanza con Putin e la Cina.

  • L’Ucraina non può aspettare

    I “Grandi”, veri o convinti di esserlo, ormai disquisiscono, da giorni, sugli ipotetici punti che dovrebbero portare una pace, giusta e durevole, in Ucraina.

    Nel frattempo qualche vero o presunto scandalo, tra alcuni personaggi a Kiev, e la certezza, consolidata da più prove, che il mediatore di Trump con Putin è più amico di Putin e più interessato ai reciproci business che a quello che invece preoccupa il mondo civile, quello che non ha il denaro ma la giustizia come obiettivo, e cioè la pace giusta, occupano articoli e non portano certo a notizie rassicuranti.

    Noi possiamo fare ben poco oltre a continuare a scrivere, come sempre, la realtà, la realtà perché la verità la manipolano, inventano, modificano i potenti ed i loro servi.

    La Russia di Putin ha attaccato l’Ucraina, un Paese indipendente e sovrano, dopo aver dichiarato, parole di Putin, fino al giorno prima che non ci sarebbe stata nessuna invasione.

    L’invasione è stata fatta in spregio ad ogni regola internazionale, grazie a Putin non esiste più un diritto comune che regolamenti, almeno in parte, i rapporti tra gli Stati. Ora chiunque potrebbe attaccare chiunque perché l’unico diritto è quello della forza.

    La prima notte di guerra l’esercito di Putin ha cercato, senza riuscirci, di conquistare la capitale, Kiev e di uccidere il presidente Zelensky.

    Gli ucraini hanno invece respinto il proditorio attacco russo.

    Potenze alleate hanno offerto a Zelensky di rifugiarsi all’estero e il presidente invece è rimasto al fianco del suo popolo organizzando la controffensiva.

    Da ormai quattro anni l’ucraina resiste all’immensa potenza dello zar Putin che, per cercare di vincere quella che ha chiamato operazione speciale e non guerra, ha usato mercenari, arruolato assassini e detenuti nelle carceri, reclutato uomini disperati per la miseria delle regioni più lontane, ha siglato un accordo con un pazzo irresponsabile come Kim Jong-un mandando al massacro migliaia di ignari coreani.

    Quella che Putin riteneva poco più di una passeggiata si è rivelata una guerra sanguinosa dove centinaia di migliaia di russi sono morti, migliaia di civili ucraini sono stati uccisi, migliaia di bambini rapiti, distrutte città e interi territori che non saranno più coltivabili per anni dopo l’inquinamento di proiettili  e la presenza di mine antiuomo, il granaio d’Europa e  dell’Africa è stato in parte distrutto dalla sciagurata smania di grandezza di un dittatore sanguinario che per la sua gloria ha distrutto parte del suo stesso popolo.

    Gli alleati europei, pur con lodevoli intenzioni, non sono stati all’altezza del loro compito, l’Unione non ha abbastanza credibilità né verso la Russia né verso gli Stati Uniti perché è priva di una politica comune di difesa e di progetto ad ampio respiro, non è sufficiente allargare l’Unione ad altri paesi per crearne un interlocutore credibile nel mondo.

    Gli Stati Uniti, nell’era Trump, stanno vivendo il periodo più basso della loro democrazia sia all’interno che verso il mondo e gli alleati, la decisione di Trump di non dare più armi all’Ucraina, se non vendendole alla Nato che a sua volta le vende agli alleati europei, è un sistema per non andare in rotta di collisione con Putin, al quale è legato da intricati sentimenti di invidia ed ammirazione, e di guadagnare sulle disgrazie altrui.

    Intanto si parla di pace, una pace che, secondo Trump passa dal presupposto di cedere all’invasore russo intere regioni ucraine e nel rendere l’Ucraina e, di conseguenza l’Europa, sempre più debole e dipendente da interessi stranieri.

    Non è certo una novità che a nessuna delle tre grandi potenze Stati Uniti, Grande Russia e Cina, dà molto fastidio l’ipotesi di doversi confrontare con una quarta potenza, l’Europa, mentre anche altri paesi, come l’India, stanno avanzando per chiedere il loro posto nello scacchiere politico ed economico internazionale.

    Rendere più piccola e più ininfluente ed indifesa l’Ucraina è una strategia comune a Trump ed a Putin per rendere l’Europa sempre meno in grado di competere con le altre potenze, prima gli europei, popoli e leader, lo capiranno e meglio sarà ma ormai temiamo che i tempi siano troppo ridotti e l’Ucraina non può aspettare.

  • L’era del diritto del più forte

    Il presidente Zelensky ha detto agli ucraini che si è di fronte ad una scelta: o la propria dignità, e perciò la sovranità, l’indipendenza e la libertà, come il diritto internazionale dovrebbe garantire ad ogni nazione, o il rapporto con il più importante alleato e cioè gli Stati Uniti di Trump.

    Il presidente americano non si è invece posto il problema, la dignità e la libertà altrui non gli interessano teso, come è, a tessere rapporti economici e strategie politiche che non badano ai diritti, anche se sovranazionali, perché, come è ormai chiaro a tutti, siamo tornati all’epoca del diritto del più forte.

    Putin ha da sempre rappresentato per Trump, oltre a vari tipi di interessi, anche per il coinvolgimento nello scacchiere internazionale del convitato di pietra, la Cina di Xi Jinping, l‘incarnazione di un sogno per lui irrealizzabile, almeno al momento, essere libero dai condizionamenti dei cittadini e delle altre istituzioni.

    Putin è l’uomo che non deve chiedere mai, come nella pubblicità, è il cavaliere a torso nudo, il combattente delle arti marziali, colui che si bagna in acque gelide e che comanda, imperturbabile, la grande Russia da 25 anni.

    Presidente, primo ministro, ancora presidente, l’uomo capace di piegare, modificare le leggi a suo piacimento, il nuovo zar che, con il suo sodale Kyrill, fa per tre volte il segno della croce accendendo candele, tra i fumi dell’incenso ed i canti religiosi, mentre ordina ai suoi di bombardare civili e bambini o di inscenare l’ennesimo finto suicidio di un suo ex compagno di manovre miliardarie.

    Cosa dire agli ucraini, ormai vicini all’abbandono da parte del maggiore alleato, sostenuti in modo troppo blando da un’Europa incapace di comprendere come oggi, sul campo di battaglia e su quelle delle trattative, per una auspicabile fine della guerra, ci sia il destino di ciascuno, non solo dell’Ucraina: il paracadute americano non c’è più, dobbiamo fare da soli ed i ‘volonterosi’ sono ancora troppo pochi e forse anche un po’ troppo titubanti.

    Cosa dire ad un’Unione Europea, con più abitanti degli Stati Uniti, priva di peso politico e militare, per la volontà dei suoi leader vecchi dentro, legati a concetti ottocenteschi, che non difendono, come credono, ingannandosi vicendevolmente, la vera integrità culturale e morale delle singole nazioni ma invece impediscono la nascita ed il consolidamento di una realtà autenticamente occidentale?

    L’Occidente deve trovare una strada per la pace tra Russia ed Ucraina, ma la pace non può nascere da un accodo che rappresenti la sconfitta dell’aggredito, delle leggi internazionali, ed il trionfo dell’aggressore.

    Se Trump e gli europei lo capiranno ci sarà la possibilità di trovare soluzioni, altrimenti la sconfitta dell’Ucraina, la sua perdita di sovranità e di vera indipendenza, significherà avere aperto la strada ad un mondo nel quale solo la forza avrà voce in capitolo.

    Ed in questo nuovo mondo tutto diventerà possibile, tra intelligenza artificiale, strumenti atomici per la guerra e violazione dei diritti lo scenario diventa non di fantapolitica ma di agghiacciante realtà.

  • Crimine la guerra d’aggressione, criminale non aiutare gli aggrediti

    La devastazione dell’Ucraina aumenta, ogni giorno, e aumenta la necessità di difenderla, questo appare chiara a tutti, salvo agli amici di Putin.

    I ritardi che corrono tra gli impegni pronunciati e l’arrivo effettivo degli aiuti militari restano il problema dell’Europa, la grande incompiuta, che dopo lo stop di Trump ad un impegno diretto, non ha ancora trovato il modo per difendersi e difendere i propri vicini.

    Il ministro della difesa Crosetto segnala, con particolare trasparenza, che la guerra ibrida, da tempo in corso anche in Italia contro l’Italia, ci trova impreparati e che è necessario porre immediato rimedio ai ritardi ed alle indifferenze che, ancora oggi, fanno parte del bagaglio politico culturale di alcuni, sia di sinistra che di destra.

    Il ministro segnala la realtà e le sue osservazioni aprono le speranze dei nostri nemici che, proprio per le nostre insufficienti difese, sanno, una volta di più, di poter avere agio nel crearci problemi sia spiando e rubando dati sensibili sia colpendo la nostra economia tramite hackeraggi di vario tipo.

    Di fronte ai soliti tentennamenti, o addirittura ai dinieghi della realtà e dell’urgenza di interventi precisi, siano le parole del Presidente della Repubblica a chiudere la bocca agli amici di Putin perché se è un crimine la guerra d’aggressione, come ha detto Mattarella, diventa criminale non aiutare gli aggrediti, non contrastare e punire gli aggressori.

    Anche Trump si prenda le sue responsabilità per i troppi ammiccamenti con lo zar russo, ancora oggi si parla di un fantomatico piano di pace concordato tra Trump e Putin sulla pelle degli ucraini, gli interessi economici americani, più o meno potenziali, non possono prevaricare i diritti dei popoli e delle nazioni a veder rispettata la propria integrità, la libertà e la giustizia.

  • Le menzogne di Putin e la necessità di abbattere i droni sconosciuti che sorvolano l’Europa

    Continuando nelle guerra della controinformazione e delle menzogne, sparate come proiettili potenzialmente mortali per le ripercussioni sugli stati e sulle popolazioni, Putin e la sua banda ci fanno vedere, con il volto ben nascosto da un casco, un presunto pilota russo che, tramite mail, i servizi inglesi e ucraini avrebbero cercato di comperare per fargli fare un attentato in un paese Nato.

    Notizia che si commenta da sola, non esiste un servizio segreto occidentale che possa immaginare di uccidere in un attentato decine di europei per poi avere via libera per procedere a ritorsioni contro la Russia e portare la Nato in guerra.

    Non esiste che un servizio segreto usi mail per comunicazioni così particolari, per arruolare o comperare un pilota o altro militare russo.

    Il presunto pilota parlava in modo che palesemente dimostrava come fosse stato costretto a raccontare evidenti menzogne.

    Putin ha messo in piedi questa ennesima truffa per sostenere che i droni, che sorvolano, in incognito, i cieli e gli aeroporti europei, così come i sistemi elettronici che hanno reso difficoltosi i viaggi aerei di diverse personalità politiche, non sono di provenienza russa.

    Sappiamo quanto valgono le sue dichiarazioni e che cioè sono tutte falsità, basti pensare che negava di prepararsi alla guerra contro l’Ucraina solo a poche ore dal tentativo di invadere Kiev e di uccidere Zelensky e di iniziare la sua ‘operazione speciale’ con morti, deportazioni, distruzioni.

    In tutti i casi se ci saranno ancora droni sconosciuti sopra i cieli europei, specie su siti sensibili, l’unica soluzione è abbatterli.

    Questi droni sono una minaccia con varie sfaccettature, non solo preoccupano le persone, danneggiano i servizi e di conseguenza le economie, ma catturano informazioni su di noi ed i nostri sistemi di controllo, abbatterli è’ l’unica soluzione.

    Se sono di Putin se ne assumerà la responsabilità, se non sono di alcuno lo appureremo guardando i marchi dei vari componenti, in ogni caso dobbiamo pensare alla nostra sicurezza che continua a passare dal sostegno all’Ucraina.

  • Un tatuaggio nel cuore

    All’ambasciata russa non è piaciuto il tatuaggio della bandiera ucraina che Calenda si è fatto per testimoniare la sua vicinanza al coraggioso popolo ucraino che si oppone, con tutte le forze, alla guerra di invasione russa.

    Non amo particolarmente i tatuaggi ma, in questo caso, penso che Calenda abbia compiuto un atto simbolico rilevante ed apprezzo la sua decisione, il suo gesto, augurandomi che sia di esempio e stimolo ad imitarlo per coloro che ai tatuaggi sono abituati.

    All’ambasciatore russo, che vive nei privilegi del suo incarico nella città eterna, ricordo che a molti di noi non sono invece piaciute le parole della Zakarova che ci augurava di finire tra le macerie, i delitti e le stragi del suo presidente Putin, i rapimenti dei bambini ucraini e la distruzione di scuole, ospedali, infrastrutture civili per la luce ed il riscaldamento.

    In tanti abbiamo amato le opere dei grandi artisti russi, abbiamo sofferto per le privazioni e le deportazioni che il popolo russo ha subito negli anni bui dello stalinismo e del comunismo, arrivato fino al 1989, ed auguriamo al popolo russo di ritrovare presto la libertà in ogni campo.

    In tanti soffriamo ancora pensando a quanti milioni di russi non conoscano la libertà di stampa e di espressione, ancora oggi, in quanti sono stati mandati inutilmente a morire combattendo contro una nazione sovrana e indipendente, nella quale le persone erano e sono libere, solo per dare a Putin l’ebrezza di sentirsi più potente, potente come uno zar.

    All’ambasciatore russo diciamo in modo chiaro che, anche se non ci siamo fatti un tatuaggio sulla pelle, il tatuaggio l’abbiamo nel cuore e nell’anima, Putin è un sanguinario massacratore di civili, chi lo sostiene ed asseconda un suo servo, saremo sempre e sempre di più con l’Ucraina, costi quel che costi perché con Putin ed i suoi servi od alleati non c’è Dio, non c è pace, libertà e giustizia.

  • Trump e il lupo

    Una volta c’era il detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, in verità il lupo è un animale nobile non ha vizi ma ha abitudini, dovuti anche alle regole sociali del suo branco ed alla necessità di sopravvivere.

    Chi invece ha vizi manifesti, specialmente quelli di cambiare idea con la velocità della luce, di contraddirsi in continuazione, di rimangiarsi promesse e dichiarazioni e di lodarsi ad ogni piè sospinto è il presidente Trump.

    Certo il cessate il fuoco a Gaza è stata una sua vittoria e gliene diamo merito, ripetiamo il cessate il fuoco, per altro non proprio totale visto che, ogni giorno, ci sono ancora azioni violente, con morti, da ambo le parti.

    Una vittoria che rischiamo non porti però all’obiettivo che deve essere raggiunto, disarmare Hamas, ridare ai palestinesi un governo che li conduca alla libertà ed alla sicurezza, garantire ad Israele il pieno riconoscimento e la pace, dopo aver finalmente onorato e seppellito tutti gli ostaggi morti ed, ovviamente, nel tempo necessario, dare vita a due popoli, due Stati che convivono.

    Dopo questo iniziale successo a Gaza che ha acceso la speranza anche in Ucraina, molti hanno pensato che se Trump era riuscito a convincere, almeno in parte, Hamas avrebbe potuto anche ottenere da Putin almeno un cessate il fuoco che porterebbe ai passi necessari per una seria trattativa che porti alla pace, dopo l’infingarda guerra scatenata dallo zar russo.

    Purtroppo siamo alle solite, la mattina Trump dichiara che l’Ucraina potrebbe anche vincere la guerra e promette l’invio dei missili Tomahawk e già il giorno dopo parla con Putin, decide che i Tomahawk non possono essere inviati perché servono alla difesa americana, non si sa da quale imminente attacco, butta per terra le mappe militari che Zelensky gli ha portato, per metterlo al corrente della realtà, e invita gli ucraini a cedere un’intera regione, il Donetsk, particolarmente importante per le sue prerogative economiche, salvo poi disdire, per il momento, l’incontro con Putin

    Come fidarsi di un tale continuo volteggiare tra un invito a difendersi ed un invito ad arrendersi!

    Riconfermando tutto l’appoggio all’Ucraina, insieme a coloro che credono nella libertà e nella democrazia, al rispetto delle regole internazionali e della incolumità dei civili, continuamente bombardati da Putin, non siamo più di tanto stupiti dalle ultime dichiarazioni di Trump che, già nel passato, aveva fatto vergognosi voltafaccia rimanendo sempre teso a fare affari, anche con Putin, e a cercare di accreditarsi come l’uomo che fa scoppiare la Pace anche dove non sembra possibile.

    Intanto rivolgiamo nuovamente un appello ai leader europei: bisogna armarsi, per essere in grado di difenderci, è una necessità urgente, si stanno spendendo troppe parole rispetto ai pochi fatti necessari ed urgenti e continuare a sostenere l’Ucraina è un dovere imprescindibile anche per la nostra sicurezza.

    Se il presidente americano si contraddice ogni momento dimostriamo da europei che la nostra cultura e civiltà ci sostengono e ci guidano impedendoci di essere ondivaghi, ricattabili, indifesi ed indifferenti verso il popolo ucraino e verso i nostri cittadini.

  • Un ex eurodeputato inglese ammette di essersi venduto a Putin

    Nathan Gill, ex europarlamentare e capo del partito di destra populista Reform UK (il partito dell’euroscettico Nigel Farage) in Galles, ha ammesso di avere accettato tangenti durante il suo mandato da parlamentare europeo, tra il 2014 e il 2020, per fare alcune dichiarazioni filorusse. Lo ha fatto durante un processo a suo carico in corso a Londra, nel Regno Secondo quanto emerso in tribunale, Gill ha preso soldi da Oleg Voloshyn, ex parlamentare ucraino definito dagli Stati Uniti “pedina” dei servizi segreti russi, in cambio di interventi a Strasburgo, dichiarazioni televisive e l’organizzazione di eventi con politici filorussi. Le autorità britanniche hanno sequestrato messaggi WhatsApp che documentano la collaborazione tra i due, trovati sul telefono di Gill dopo il suo fermo all’aeroporto di Manchester il 13 settembre 2021 in base alle leggi antiterrorismo. Tra le attività contestate, Gill difese in Parlamento i canali televisivi ucraini 112 Ukraine e NewsOne, sostenendo che fossero trattati ingiustamente dallo Stato ucraino. I canali erano legati a Viktor Medvedchuk, politico filorusso con stretti legami con il presidente Vladimir Putin, arrestato all’inizio dell’invasione dell’Ucraina e successivamente scambiato con prigionieri russi. Gill apparve anche sui canali stessi per sostenere Medvedchuk e organizzò incontri tra eurodeputati e rappresentanti filorussi, tutto in cambio di compensi economici.

    L’accusa ha sottolineato come l’ex eurodeputato fosse incaricato di presentare interrogazioni, contattare funzionari della Commissione europea e tenere eventi in favore di interessi russi, come confermano i messaggi WhatsApp intercettati. Dominic Murphy, capo dell’unità antiterrorismo della Metropolitan Police, ha dichiarato che Gill riceveva pagamenti per diffondere narrazioni favorevoli a Mosca. Padre di cinque figli, Gill sarà giudicato a novembre. Il suo avvocato ha anticipato che la condanna comporterà molto probabilmente il carcere. Durante il processo, la giudice Cheema-Grubb ha confermato che Gill ha ammesso di aver presentato interrogazioni, rilasciato dichiarazioni e svolto altre attività in Parlamento a favore di partiti filorussi in Ucraina. Il Labour gallese ha reagito criticando la vicinanza passata di Gill a Farage, sottolineando il rischio che interessi russi venissero anteposti a quelli del Galles. “Pensavamo che Nigel Farage avrebbe anteposto i propri interessi a quelli del Galles, ma ora sembra che anteporrà anche gli interessi della Russia a quelli del Galles”, sono le dichiarazioni riportate dalla BBC. Reform UK ha respinto le accuse: “Un gesto meschino dettato dalla pura disperazione da parte del Partito Laburista gallese, che viene respinto dall’opinione pubblica e sta perdendo terreno nei sondaggi”. Ora Gill non è più membro di Reform UK, ma la sua carriera politica in Galles lo aveva visto protagonista come leader di UKIP tra il 2014 e il 2016 e successivamente di Reform UK nel 2021, guidando la campagna elettorale per il Senedd, il Parlamento gallese.

    La sentenza è prevista a novembre: l’avvocato di Gill, Peter Wright, ha detto che probabilmente Gill passerà almeno un periodo in carcere.

  • Trump chiude il rubinetto all’ente che ha fatto emettere il mandato di arresto della Cpi per Putin

    Vladimir Putin è sotto mandato di arresto internazionale chiesto dalla Corte penale di giustizia (Cpi) perché accusato di sottrarre alle famiglie d’origine bambini in Ucraina per tramutarli in cittadini russi dopo averli assegnati a famiglie russe. L’accusa è stata mossa anche sulla base di una ricerca dello Yale School of Public Health’s Humanitarian Research Lab, che aveva documentato “un sistema su vasta scala di rieducazione, addestramento militare e dormitori senza precedenti” per gestire “a lungo” le migliaia di bambini ucraini (20mila secondo Kiev) rapiti in Ucraina e nei territori occupati sin dall’inizio dell’invasione nel 2022.

    Ora però, scrive il Financial Times, l’amministrazione Trump ha tagliato i finanziamenti per il laboratorio che ha anche smesso di trasferire i risultati delle sue ricerche alla Cpi (già fatta oggetto di sanzioni da parte del presidente americano), nel timore di ulteriori ritorsioni.

    Per i bambini ucraini è stata costituita “una vera e propria rete” di 210 siti, fra cui campi estivi, accademie militari, strutture mediche, campi in cui vengono sviluppati droni, strumenti per localizzare le mine, robot, di cui fa parte anche una base militare. Più della metà dei quali gestiti da entità di governo locali o federali, fra cui il ministero della Difesa e il dipartimento per la gestione delle proprietà del Cremlino. Nei due terzi di questi centri sono stati organizzati sforzi per la rieducazione dei bambini, in almeno 39 centri c’è stato indottrinamento e addestramento militare.

    Le dimensioni di questa rete hanno stupido i ricercatori che si aspettavano di scoprire un numero molto inferiore di siti. Alcuni di questi minorenni sono tornati a casa, alcuni altri sono stati individuati sui siti per le adozioni. Ma sono pochi. Melania Trump ha fatto pervenire a Vladimir Putin una lettera in cui chiedeva che i bambini fossero riportati alle loro famiglie.

     

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