Putin

  • La guerra in Ucraina, Trump, Putin e l’Europa

    I nuovi eclatanti successi dell’Ucraina, con un crescente uso di mezzi tecnologici innovativi, per difendersi dalla guerra di aggressione di Putin, dimostrano, ancora una volta, la determinazione, il coraggio e le capacità degli ucraini ma anche quanto siano stati improvvidi e pusillanimi i paesi occidentali, Stati Uniti in testa, a non dare subito agli ucraini i mezzi adeguati per potersi difendere e contrastare Putin sul suo stesso terreno.
    Se l’Occidente si fosse mosso con più coraggio ed immediatezza oggi non saremmo a quattro anni di guerra e centinaia di migliaia di vittime sarebbero state risparmiate.

    Intanto Putin continua ad intensificare gli attacchi, a distruggere edifici civili mentre aumentano i morti ed i feriti tra la popolazione ucraina colpita da missili sempre più potenti, lo zar non può ammettere i suoi innumerevoli errori e continua la guerra nel totale, consueto, disprezzo della vita umana.

    La crisi economica ormai dilaga in Russia e Putin dovrà prima o poi fare i conti con il suo popolo che sta affrontando ogni giorno nuovi problemi e difficoltà, solo Trump sembra non capire e continua a sognare alleanze ed affari con l’amico russo inviando i suoi “famigli“ solo in Russia.

    Dopo i nuovi devastanti attacchi russi siamo come sempre a fianco del coraggioso popolo ucraino mentre appare sempre più evidente che le simpatie dimostrate da alcuni verso Putin sono una palese prova di come, anche da noi, il concetto di democrazia e giustizia sia sempre più labile.

    Speriamo che i vari dietro front del presidente americano, la sua politica ondivaga e pericolosa, portino, in tempi brevi, l’Europa a diventare quella forza politica, militare ed economica che i cittadini europei aspettano da decenni, per la sicurezza dei nostri Stati che di quella dei nostri vicini.

  • Quello che Trump e la sua amministrazione non hanno ancora compreso

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    Da sempre gli Stati Uniti temono un’alleanza euroasiatica. La sola idea di un’alleanza o una stretta cooperazione tra Europa e Russia rappresenta da sempre un incubo geopolitico per gli Stati Uniti e si è sempre confermato il pericolo da scongiurare attraverso le strategie statunitensi adottate fin dall’inizio del XX secolo. Questa prospettiva, spesso citata in ambito geopolitico, si basa sull’idea che un’unione tra le risorse naturali russe e la capacità industriale e tecnologica europea (specialmente tedesca) creerebbe un polo di potere eurasiatico in grado di sfidare direttamente l’egemonia globale degli Stati Uniti .All’interno di questa strategia politica la stessa funzione della NATO, necessariamente, ha ricalibrato i propri obiettivi politici e strategici, ridefinendo i veri ed inconfessabili traguardi dell’Alleanza Atlantica, e cioè “Tenere i russi fuori, gli americani dentro e i tedeschi sotto”.

    Questa strategia mirava ad impedire che la Russia espandesse la propria influenza nel continente europeo e che conseguentemente le potenze europee potessero allontanarsi e smarcarsi dall’orbita statunitense. Ora, nel più assoluto delirio, Trump minaccia di creare le basi proprio per una riedizione nel terzo millennio proprio di quella Alleanza tra Europa e Russia tanto temuta nel secolo precedente ma che molto probabilmente si potrebbe creare una volta finito il conflitto in Ucraina.

    Questa inversione di priorità dell’amministrazione statunitense di Trump renderebbe di nuovo economicamente vantaggioso un avvicinamento tra Europa e Russia e sarebbe per gli Stati Uniti sicuramente un suicidio in politica estera e strategia economica. Se, come è, il terrore degli Stati Uniti rimane un riavvicinamento dell’Europa alla Russia, sintesi di capacità industriale e risorse energetiche, persino la Cina potrebbe risultarne danneggiata.

    Questa Alleanza potrebbe poi estendersi anche al Medio Oriente, soprattutto nella prospettiva di una frammentazione degli organi di rappresentanza dei paesi produttori di petrolio (Opec), rendendolo un alleato tecnico in grado di fornire energia al posto dello shail oli statunitense a prezzi assolutamente fuori mercato.

    Il paradosso di una politica senza visione viene rappresentata proprio da “America First” attraverso la quale Trump ha cercato di isolare l’Europa dalla Russia per preservare la propria egemonia, promuovendo nel contempo una sudditanza energetica europea a favore di quella statunitense ma con dei costi decisamente superiori rispetto a quelli del “nemico” russo.

    Ma ora, abbandonare l’Europa ritirando un numero cospicuo di militari dalle basi Nato, significherebbe ricreare le condizioni energetiche ed economiche per riavviare un avvicinamento dell’Europa con la ‘nuova Unione Sovietica’, rendendo così vani tutti gli sforzi delle amministrazioni americane precedenti Questo  per gli Stati Uniti rappresenta il vero pericolo tanto a livello economico che geopolitico, che l’attuale presidente Trump ovviamente non ha ancora minimamente compreso, continuando a minacciare il ritiro dei propri soldati dalle basi Nato.

    Minacciare i propri alleati storici rappresenta un suicidio politico, strategico ed economico, che un qualsiasi politico, anche se di modeste competenze, eviterebbe accuratamente di prospettare anche se solo come una forma di pressione.

  • Il boomerang di Putin

    Mandando il suo accolito Vladimir Solovyev, giornalista noto per la violenza e l’ignoranza dei suoi interventi, ad insultare, dalla televisione russa, la Premier italiana Putin ha nuovamente mostrato la debolezza di chi ormai sente vacillare il suo impero.

    I fatti sono evidenti, tra gli altri: 1) l’amico Trump non ha tempo da dedicargli, ha dovuto mandare famigliari e famigli ad occuparsi della guerra con l Iran, che gli sta costando quel po’ di credibilità che gli restava dopo anni di dichiarazioni, smentite, tracotanze ed errori, 2) l’Ucraina continua a difendersi, con estremo coraggio della popolazione e dell’esercito e lo zar non riesce più ad avanzare mentre, con un dissennato lancio di missili e droni uccide sempre più i civili, l’operazione speciale ha il fiato corto ed il dissenso interno ormai serpeggia  chiaramente, 3) la sconfitta di Orban ha tolto a Putin un alleato fedele ed una spina nel fianco alla coesione dell’Unione Europea che ora potrà finalmente fare arrivare a Kiev gli aiuti economici da tempo promessi, 4) l’Iran non è più in grado di aiutarlo con droni ed armi varie e la Cina pensa a come utilizzare il contesto internazionale a suo favore, 5) l’Ucraina ha rafforzato la sua immagine con la messa a punto di strumenti di difesa all’avanguardia e creando nuove alleanze e sinergie con gli Stati del Golfo.

    Ecco allora il tentativo, patetico, tutto rivolto all’audience interno russo, di screditare, insultandola, la Premier italiana.

    Il classico boomerang che nasce dall’arroganza maschilista e dalla ignoranza delle conseguenze che derivano da azioni sconnesse e vili, infatti gli insulti a Giorgia Meloni hanno ottenuto il risultato, per altro che sarebbe stato evidente a chi non fosse stato obnubilato dall’ira e dalla paura della sconfitta, contrario ai desideri putiniani: le forze politiche, gli italiani in genere, l’Europa, dopo i disgustosi attacchi ed insulti, sono con Giorgia Meloni.

    Congratulazioni presidente Putin, il nuovo autogol del tuo regime ci fa veramente sperare che i tempi siano maturi per un cambio radicale, difficile pensare che possa ancora per molto continuare a governare chi si serve di personaggi così stupidi, dopo gli assassini sanguinari della Wagner e del capo ceceno Kadyrov, dopo le blasfeme preghiere di Kirill ora il futuro dell’operazione speciale è affidata all’idiozia di un giornalista?

    Quanto al gas mettiamoci tutti tranquilli, prima di parlarne Putin dovrà porre fine alla guerra che ha iniziato e rendere conto delle sue azioni.

  • La simbologia della guerra

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo del Prof. Francesco Pontelli

    Dall’inizio dell’attacco Russo nella Guerra russo ucraina, l’intera Unione Europea si dichiarò favorevole ad una politica di aiuto nei confronti dell’Ucraina, adottando delle sanzioni economiche assolutamente inutili nei confronti dell’economia russa e finanziando direttamente l’esercito ucraino. Per avvalorare questa strategia attraverso la rievocazione di riferimenti storici che rendessero ancora più pesante lo scenario bellico, i sostenitori degli aiuti a Zelensky affermarono come questi fossero necessari per bloccare l’avanzata di Putin fino al Portogallo, rievocando, inoltre, la certezza che si potesse rinnovare quel modello bellico del XX secolo facendo un esplicito riferimento alla seconda guerra mondiale. Persino le più alte cariche dello Stato (*) avevano avvicinato le strategie di Putin a quelle della Germania nazista di Hitler, quindi indicando come questo rappresentasse, al pari del Fuhrer, un pericolo per la stessa sopravvivenza della vita democratica in Europa, in quanto si affermava che l’obiettivo finale del leader russo fosse rappresentato, sempre secondo gli analisti europei ed italiani, dal rovesciamento dell’equilibrio mondiale partendo dal controllo totale del continente europeo.

    Se così fosse stato, allora, e se queste fossero state le reali intenzioni del leader russo, cioè sovvertire quanto meno in Europa gli equilibri nati dal dopoguerra, proprio ora scatenerebbe l’attacco finale all’Ucraina, capitalizzando così il vantaggio strategico determinato dalla crisi mediorientale.

    L’equilibrio mondiale, invece, si dimostra, e si spera solo temporaneamente, messo a dura prova dal maggiore esponente politico della prima potenza mondiale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale non solo ha deciso di riavviare una guerra contro il regime iraniano assieme ad Israele, che altro non è se non la riattivazione della guerra dei 12 giorni del giugno 2025(**). Lo stesso presidente, trovatosi ora ancora una volta dopo le pessime esperienze in Vietnam e in Afghanistan nell’ennesimo “Pantano Vietnamita” (***), annaspa in cerca di una soluzione estemporanea.

    In altre parole, l’amministrazione americana paga il fallimento colossale dell’intelligence anche israeliana relativa alla capacità di risposta militare della teocrazia iraniana, e non avendo ora nessuna idea o strategia per uscire da questa empasse, ed in presenza di un possibile rifiuto da parte degli alleati di fornire un supporto anche solo logistico, si è dichiarata intenzionata ad abbandonare questa organizzazione internazionale di difesa.

    Il vero destabilizzatore di un equilibrio già precario non è più tanto Putin, il  quale casomai vorrebbe ricostruire la vecchia URSS e così poter tornare ai due grandi blocchi contrapposti occidentale e orientale, quanto il presidente statunitense Donald Trump, il quale ha avviato una politica di espansione che lo dovrebbe portare ad ottenere i monopolio del mercato del petrolio anche sotto il profilo logistico e che nel suo delirio narcisistico considera la sua una missione messianica appoggiata anche dagli evangelici. In questo modo sarebbe in grado di imporre la propria maniacale visione politica al mondo intero, estendendo l’area di ingerenza statunitense.

    Sarebbe carino capire se finalmente anche in Europa si sia compreso come l’interpretazione della strategia militare e politica di Putin risultasse assolutamente lontana dalla volontà di distruzione di un equilibrio e quindi assimilabile alla follia nazista, che invece rappresenta la caratteristica più evidente di quella di Donald Trump.

    (*) il Presidente della Repubblica italiana si avventurò in una simile similitudine in una dichiarazione durante una visita in Francia.

    (**) La guerra Iran-Israele, sostenuta anche dagli Stati Uniti e che viene definita come la guerra di 12 giorni, ha come data di inizio il 13 giugno 2025.

    (***) Rappresenta l’immagine di un conflitto inestricabile che logora risorse e consenso rendendo il ritiro politico e militare molto problematico

  • L’oro

    Re Mida regnava sulla Frigia e tramutava in oro tutto quello che toccava, non poteva neppure più bere e mangiare così, alla fine, tornò dal dio Bacco al quale, come ricompensa per aver salvato il vecchio Sileno, aveva proprio chiesto il dono di tramutare in oro tutto quello che toccava.

    L’oro, il petrolio, la ricchezza, il potere, sono ancora le ossessioni che condizionano le decisioni di pochi i quali così distruggono la vita di tanti.

    Bacco ebbe pietà di Mida e lo mandò a lavarsi, corpo ed anima, alle sorgenti del fiume Pactolo e Mida trovò nella natura un nuovo modo di vita.

    Purtroppo né Putin né Trump, e gli altri loro simili, riusciranno a capire in tempo la loro ossessione e continueranno a tramutare in morte e distruzione la loro infinita sete di potenza, la strada che hanno intrapreso è senza ritorno anche per loro stessi.

    Putin come Trump non è più in grado di tornare indietro dalla strada di guerra e sangue che ha intrapreso, i ponti dietro le spalle sono di fatto saltati, non ci sarà un mitologico Dio indulgente che consentirà loro di tenere il potere quando la misura sarà troppo colma.

    Essi vivono ora, tramutando in ferro distruttivo l’oro del potere che avevano avuto, vivono, ormai in parte consapevoli, l’ultima loro stagione e nessuno sarà indulgente, quando il tempo verrà pagheranno i morti, i feriti, le distruzioni, le vittime sacrificate al loro folle disegno.

  • La morte di Navalny fu un omicidio realizzato tramite il veleno di una rana sudamericana

    Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Paesi Bassi accusano Vladimir Putin di aver ucciso l’oppositore russo Alexei Navalny, morto in un campo di prigionia nel 2024, attraverso una «rara tossina».

    «Sappiamo che lo Stato russo ha usato questa tossina letale per colpire Navalny, temendo la sua opposizione», ha dichiarato il ministero degli Esteri britannico (Londra ha segnalato Mosca all’organismo mondiale di controllo sulle armi chimiche). «L’assassinio» di Alexey Navalny è stato «provato dalla scienza», ha aggiunto Yulia Navalnaya, vedova dell’oppositore russo, durante una conferenza stampa al fianco dei ministri dei cinque Paesi europei che hanno puntato il dito ufficialmente contro Mosca.

    Respinta da Mosca come «una bufala della propaganda occidentale» – secondo quanto dichiarato all’agenzia di stampa Tass dalla portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova – l’accusa è stata formulata al termine di accertamenti condotti dai 5 Stati in base al quale la morte di Navali è risultata essere stata provocata da epibatidina, una neurotossina, uno dei veleni più letali sulla terra che si trova sulla pelle della rana freccia dell’Ecuador. I cinque Paesi affermano di basare le loro conclusioni «sull’analisi di campioni» del corpo dell’oppositore russo, morto a 47 anni mentre scontava una condanna a 19 anni di reclusione dopo essere rientrato in Russia ed essere stato subito arrestato in seguito alle cure ricevute in un ospedale di Berlino dopo essere stato avvelenato con un’altra sostanza tossica (novichock) dalla quale era stato miracolosamente salvato durante un volo, in Russia.

    «Il Cremlino è pienamente responsabile», ha affermato anche l’Alto Rappresentante della Ue, Kaja Kallas. «I mandanti sono noti a tutto il mondo, ma noi vogliamo conoscere tutti coloro che hanno partecipato a questo», ha detto, la madre dell’oppositore, Alla Abrosimova.

    Le rane freccia sono piccoli anfibi diffusi nelle foreste pluviali dell’America Centrale e Meridionale, molto pericolose a causa del loro potente veleno. Appartenenti alla famiglia delle Dendrobatidae e al genere Dendrobates, sono soprannominate “rane dal dardo velenoso” perché alcune popolazioni indigene sudamericane utilizzavano le tossine secrete dalla loro pelle per avvelenare frecce e cerbottane destinate alla caccia. Il loro veleno può causare paralisi e persino la morte se ingerito o se entra in contatto con ferite aperte. Non sono pericolose se non vengono toccate o disturbate. La loro colorazione vivace serve come avvertimento ai predatori della loro tossicità.

  • Il freddo più freddo

    C’è un freddo più freddo di quello che avvolge il popolo ucraino, bersagliato da missili supersonici, droni, bombe a grappolo, mentre le centrali energetiche, ormai distrutte, non sono più in grado di portare luce e caldo nelle case.

    C’è un freddo più freddo di quello nel quale sono abituati a viveri gli abitanti della Groenlandia mentre non hanno più certezza del loro futuro, i ghiacci nascondono troppe terre rare che fanno gola a Trump come ai cinesi ed ai russi.

    C’è il freddo dell’anima, il freddo che accompagna i coltelli di imberbi assassini, muove terroristi in erba che, per cambiare il sistema da loro odiato, non temono di ferire, colpire e distruggere cose e persone, il freddo di quei criminali incalliti che vendono la vita dei migranti e le droghe più letali, ci sono molti tipi di freddo nel nostro mondo.

    Il freddo nell’anima nei singoli e il freddo nell’anima collettiva di una società sempre più incapace di ragionare e comprendere quello che le sta accadendo intorno e il freddo di chi, morso al proprio interesse, dal desiderio spasmodico di potere e denaro, sempre più potere e denaro, ignora il dolore e la morte altrui.

    In questo freddo uomini come Putin e Trump sono così immersi da non rendersi conto che una nuova era glaciale è vicina e nessun potere e denaro li salverà dal disastro comune.

    Noi intanto continuiamo ad accendere una fiamma di speranza per l’Ucraina e per tutti coloro che devono essere difesi da ingiustizie e prevaricazioni.

  • Politicamente scorretto

    L’unica cosa veramente certa nella vita è che, prima o poi, si muore, non sappiamo come e quando ma l’evento è certo, per questo non capisco, se non per gli amanti del politicamente corretto, a prescindere da tutto, lo scandalo per le parole del Presidente  ucraino verso Putin.
    Certamente noi cristiani dobbiamo saper perdonare, nelle debite forme che non impediscano però il corso della giustizia e la pena conseguente e Zelensky non ho parlato di morte tramite particolari sevizie, ha semplicemente augurato a Putin quello che comunque anche allo zar, prima o poi, capiterà e cioè morire.
    Il problema, se mai, sta in chi succederà a Putin dopo la sua morte visto che al momento non sembra esserci in Russia la forza capace di dare al paese una svolta democratica, anzi vediamo intorno a Putin personaggi della sua stessa scuola priva di dimensione morale.
    Vediamo ragazzini allevati, dall’inizio della guerra, più a maneggiare il fucile che a studiare libri che comprendano la parola libertà, giustizia, rispetto degli altri, vediamo una smisurata quantità di denaro, ricavato dalle tasse delle società occidentali, cento italiane, rimaste a lavorare e produrre in Russia, usato per finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina, una guerra che colpisce particolarmente la popolazione civile ed inerme. Vediamo la morte della libertà di stampa e del diritto di opinione e centinaia di migliaia di persone costrette, contro la loro volontà, ad andare a combattere e a morire in una guerra oscena per come Putin l’ha negata, iniziata, perseguita.

    Sognare, sperare la fine dei tiranni, in qualunque parte del mondo vivano, non sarà politicamente corretto ma è umanamente legittimo, quello che nel frattempo possiamo fare è sostenere in ogni modo chi difende la libertà della sua Patria e impegnarsi per il rispetto della dignità di ogni essere umano.

    La morte di Putin non risolverà nulla se non moriranno gli imperialismi, le smisurate ricerche di potere assoluto e di denaro senza fine, insomma è un’intera società, non solo in Russia, che deve cambiare partendo dagli Stati Uniti che, lo speriamo come augurio di buon anno, torni ad essere una democrazia di fatto partendo dall’abbandono del sogno di Trump di spartirsi il mondo in una nuova alleanza con Putin e la Cina.

  • L’Ucraina non può aspettare

    I “Grandi”, veri o convinti di esserlo, ormai disquisiscono, da giorni, sugli ipotetici punti che dovrebbero portare una pace, giusta e durevole, in Ucraina.

    Nel frattempo qualche vero o presunto scandalo, tra alcuni personaggi a Kiev, e la certezza, consolidata da più prove, che il mediatore di Trump con Putin è più amico di Putin e più interessato ai reciproci business che a quello che invece preoccupa il mondo civile, quello che non ha il denaro ma la giustizia come obiettivo, e cioè la pace giusta, occupano articoli e non portano certo a notizie rassicuranti.

    Noi possiamo fare ben poco oltre a continuare a scrivere, come sempre, la realtà, la realtà perché la verità la manipolano, inventano, modificano i potenti ed i loro servi.

    La Russia di Putin ha attaccato l’Ucraina, un Paese indipendente e sovrano, dopo aver dichiarato, parole di Putin, fino al giorno prima che non ci sarebbe stata nessuna invasione.

    L’invasione è stata fatta in spregio ad ogni regola internazionale, grazie a Putin non esiste più un diritto comune che regolamenti, almeno in parte, i rapporti tra gli Stati. Ora chiunque potrebbe attaccare chiunque perché l’unico diritto è quello della forza.

    La prima notte di guerra l’esercito di Putin ha cercato, senza riuscirci, di conquistare la capitale, Kiev e di uccidere il presidente Zelensky.

    Gli ucraini hanno invece respinto il proditorio attacco russo.

    Potenze alleate hanno offerto a Zelensky di rifugiarsi all’estero e il presidente invece è rimasto al fianco del suo popolo organizzando la controffensiva.

    Da ormai quattro anni l’ucraina resiste all’immensa potenza dello zar Putin che, per cercare di vincere quella che ha chiamato operazione speciale e non guerra, ha usato mercenari, arruolato assassini e detenuti nelle carceri, reclutato uomini disperati per la miseria delle regioni più lontane, ha siglato un accordo con un pazzo irresponsabile come Kim Jong-un mandando al massacro migliaia di ignari coreani.

    Quella che Putin riteneva poco più di una passeggiata si è rivelata una guerra sanguinosa dove centinaia di migliaia di russi sono morti, migliaia di civili ucraini sono stati uccisi, migliaia di bambini rapiti, distrutte città e interi territori che non saranno più coltivabili per anni dopo l’inquinamento di proiettili  e la presenza di mine antiuomo, il granaio d’Europa e  dell’Africa è stato in parte distrutto dalla sciagurata smania di grandezza di un dittatore sanguinario che per la sua gloria ha distrutto parte del suo stesso popolo.

    Gli alleati europei, pur con lodevoli intenzioni, non sono stati all’altezza del loro compito, l’Unione non ha abbastanza credibilità né verso la Russia né verso gli Stati Uniti perché è priva di una politica comune di difesa e di progetto ad ampio respiro, non è sufficiente allargare l’Unione ad altri paesi per crearne un interlocutore credibile nel mondo.

    Gli Stati Uniti, nell’era Trump, stanno vivendo il periodo più basso della loro democrazia sia all’interno che verso il mondo e gli alleati, la decisione di Trump di non dare più armi all’Ucraina, se non vendendole alla Nato che a sua volta le vende agli alleati europei, è un sistema per non andare in rotta di collisione con Putin, al quale è legato da intricati sentimenti di invidia ed ammirazione, e di guadagnare sulle disgrazie altrui.

    Intanto si parla di pace, una pace che, secondo Trump passa dal presupposto di cedere all’invasore russo intere regioni ucraine e nel rendere l’Ucraina e, di conseguenza l’Europa, sempre più debole e dipendente da interessi stranieri.

    Non è certo una novità che a nessuna delle tre grandi potenze Stati Uniti, Grande Russia e Cina, dà molto fastidio l’ipotesi di doversi confrontare con una quarta potenza, l’Europa, mentre anche altri paesi, come l’India, stanno avanzando per chiedere il loro posto nello scacchiere politico ed economico internazionale.

    Rendere più piccola e più ininfluente ed indifesa l’Ucraina è una strategia comune a Trump ed a Putin per rendere l’Europa sempre meno in grado di competere con le altre potenze, prima gli europei, popoli e leader, lo capiranno e meglio sarà ma ormai temiamo che i tempi siano troppo ridotti e l’Ucraina non può aspettare.

  • L’era del diritto del più forte

    Il presidente Zelensky ha detto agli ucraini che si è di fronte ad una scelta: o la propria dignità, e perciò la sovranità, l’indipendenza e la libertà, come il diritto internazionale dovrebbe garantire ad ogni nazione, o il rapporto con il più importante alleato e cioè gli Stati Uniti di Trump.

    Il presidente americano non si è invece posto il problema, la dignità e la libertà altrui non gli interessano teso, come è, a tessere rapporti economici e strategie politiche che non badano ai diritti, anche se sovranazionali, perché, come è ormai chiaro a tutti, siamo tornati all’epoca del diritto del più forte.

    Putin ha da sempre rappresentato per Trump, oltre a vari tipi di interessi, anche per il coinvolgimento nello scacchiere internazionale del convitato di pietra, la Cina di Xi Jinping, l‘incarnazione di un sogno per lui irrealizzabile, almeno al momento, essere libero dai condizionamenti dei cittadini e delle altre istituzioni.

    Putin è l’uomo che non deve chiedere mai, come nella pubblicità, è il cavaliere a torso nudo, il combattente delle arti marziali, colui che si bagna in acque gelide e che comanda, imperturbabile, la grande Russia da 25 anni.

    Presidente, primo ministro, ancora presidente, l’uomo capace di piegare, modificare le leggi a suo piacimento, il nuovo zar che, con il suo sodale Kyrill, fa per tre volte il segno della croce accendendo candele, tra i fumi dell’incenso ed i canti religiosi, mentre ordina ai suoi di bombardare civili e bambini o di inscenare l’ennesimo finto suicidio di un suo ex compagno di manovre miliardarie.

    Cosa dire agli ucraini, ormai vicini all’abbandono da parte del maggiore alleato, sostenuti in modo troppo blando da un’Europa incapace di comprendere come oggi, sul campo di battaglia e su quelle delle trattative, per una auspicabile fine della guerra, ci sia il destino di ciascuno, non solo dell’Ucraina: il paracadute americano non c’è più, dobbiamo fare da soli ed i ‘volonterosi’ sono ancora troppo pochi e forse anche un po’ troppo titubanti.

    Cosa dire ad un’Unione Europea, con più abitanti degli Stati Uniti, priva di peso politico e militare, per la volontà dei suoi leader vecchi dentro, legati a concetti ottocenteschi, che non difendono, come credono, ingannandosi vicendevolmente, la vera integrità culturale e morale delle singole nazioni ma invece impediscono la nascita ed il consolidamento di una realtà autenticamente occidentale?

    L’Occidente deve trovare una strada per la pace tra Russia ed Ucraina, ma la pace non può nascere da un accodo che rappresenti la sconfitta dell’aggredito, delle leggi internazionali, ed il trionfo dell’aggressore.

    Se Trump e gli europei lo capiranno ci sarà la possibilità di trovare soluzioni, altrimenti la sconfitta dell’Ucraina, la sua perdita di sovranità e di vera indipendenza, significherà avere aperto la strada ad un mondo nel quale solo la forza avrà voce in capitolo.

    Ed in questo nuovo mondo tutto diventerà possibile, tra intelligenza artificiale, strumenti atomici per la guerra e violazione dei diritti lo scenario diventa non di fantapolitica ma di agghiacciante realtà.

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