Putin

  • Derattizzare la Russia per la libertà della gran parte del popolo russo

    Dopo le dichiarazioni di Putin, con il richiamo alle armi di 300.000 riservisti e la rinnovata minaccia di lanciare ordigni nucleari, mentre continuano i bombardamenti a tappeto, anche mettendo a rischio le centrali nucleari ucraine, torna alla mente l’aneddoto del topo.
    Il famoso topo che, durante la sua adolescenza, Putin raccontò di aver costretto in un angolo e che, per difendersi, gli saltò in faccia.

    Putin pensa di saltare in faccia al mondo civile perché ha capito che, per colpa della sua dissennata e crudele guerra contro l’Ucraina, sta ormai per essere chiuso in un angolo.

    Più che un topo lo zar russo ci ricorda una pantegana, quelle che escono dalle discariche e sono capaci di mangiare tutto quello che trovano, preferibilmente carne come di carne umana Putin sta saziando la sua fame di potere.

    Le pantegane sono pericolose per la salute umana e fanno fermate prima che distruggono quello che incontrano, le pantegane non sono facili da prendere ma messe di fronte ad una seria azione di derattizzazione soccombono.

    Tutti insieme, mentre è nostro dovere continuare con decisione a difendere e ad essere a fianco degli ucraini, diamo una mano anche a derattizzare la Russia per riconsegnare la libertà e la giustizia a tutta quella gran parte del popolo russo costretto a morire per il piacere dello zar.

  • Per Putin la vita umana vale zero

    Un’altra imprevedibile, misteriosa morte nell’entourage di Putin. Dall’inizio del conflitto sono più di 10 i top manager dei quali si conosce la morte prematura ed improvvisa in circostanze più che sospette e probabilmente di altre non si sono avute notizie. D’altra parte il regime di Putin era già noto per aver fatto eliminare, anche nel passato, persone scomode allo zar.

    Certo ormai è chiaro anche ai più distratti che, dopo il massacro ordinato da Putin in Ucraina, per lui il valore della vita umana e zero.

    Vola giù da una barca Ivan Pechorin, top manager di Putin nel Nord Est. La faida dell’Artico: il predecessore era morto di ictus a febbraio a 43 anni – La Stampa, 13 settembre 2022

  • La visione politica di Gorbaciov e il cinismo di Putin

    La morte di Mikhail Gorbaciov, mentre continua la furia omicida di Putin contro l’Ucraina, ci ricorda ancora una volta che se è giusto e necessario sognare è pericoloso illudersi di poter trasformare i sogni in realtà, se non ci sono le condizioni per poterlo fare, se gli altri remano contro, se troppi continuano a rifiutare  la pace.

    Mikhail Gorbaciov anche da morto riceve molte delle critiche che ha dovuto sopportare in vita da coloro che volevano un’Unione Sovietica sempre più aggressiva verso l’Occidente e sempre più comunista, proprio mentre il comunismo dimostrava il suo inesorabile fallimento.

    A onore di un uomo che ha segnato un’epoca è giusto ricordare i tanti meriti che Gorbaciov ha avuto, ed i tanti sogni che si sono dimostrati purtroppo irrealizzabili, prima di tutto quello di una Russia che, nel terzo millennio, potesse essere rispettosa dei diritti umani, dentro e fuori dai suoi confini, e capace di crescere in armonia con l’Europa.

    Mikhail Gorbaciov è stato e rimane un importante, decisivo protagonista della storia recente che, con il suo coraggio ed la sua visione politica, ha impedito la morte di decine di migliaia di persone che erano disposte a sacrificarsi per trovare quella libertà e dignità che il comunismo e l’Unione Sovietica aveva loro tolto.

    Proprio ricordando Gorbaciov salta agli occhi, con ancor maggiore evidenza, il cinismo di Putin e la tragica strada che ha fatto intraprendere alla Russia con terribili conseguenze per tutti.

  • Sangue chiama sangue

    Akim Apachev, noto giornalista russo, dopo la morte, nell’esplosione della macchina del padre, di Darya Dugina, figlia dell’ideologo di Putin che ha spinto e sostiene la guerra all’Ucraina, ha dichiarato che ormai non ci saranno più luoghi sicuri in Russia fino a che non sarà distrutto il nemico naturale di Kiev.
    La verità è che da anni in Russia luoghi sicuri non ci sono più stati, ed anche all’estero, per coloro che potevano essere di ostacolo o che tentavano di opporsi al regime di Putin. Molte sono state le persone uccise, anche negli ultimi mesi, in vari modi compresi i falsi suicidi e lo sterminio delle loro famiglie.
    Se oggi cominciano a cadere anche i sostenitori di Putin e della sua sciagurata guerra criminale non se ne stupisca nessuno perché è dalla notte dei tempi che violenza e terrore chiamano violenza e terrore come ricorda il titolo di un libro di Giorgio Pisano Sangue chiama sangue.

    Non si può neppure ignorare che nel passato molte sono state le voci, autorevoli, che hanno sostenuto che alcuni attentati sul suolo russo, attribuiti ai ceceni, fossero invece stragi di Stato organizzate per aumentare la tensione e dare a Putin il pretesto per colpire con più violenza i ceceni e rafforzare la sua autorità e il totale controllo.

    Inoltre anche  nella recente storia russa alcuni personaggi in vista, e considerati legati a Putin, sono morti più o meno misteriosamente. Certo è che tutti i dittatori non vogliono testimoni scomodi e che per loro la vita dei singoli non ha valore.

    Putin ed i suoi consiglieri ed ideologi comprendano che il popolo russo, come tutti gli altri popoli, vuole, ha bisogno della pace, una pace che dipende solo dal presidente russo che  può ottenere siglando la fine dell’orrenda ed ingiusta guerra contro l’Ucraina.
    La Russia è il più grande paese del mondo ma il tenore di vita della maggior parte dei russi è miserevole ed il Pil è ridicolo rispetto alle risorse ed alle potenzialità. Cominci il presidente, con gli oligarchi, a ridare quanto è stato sottratto al popolo mentre acquisivano per se stessi fortune immani, deponga armi e velleità di conquista e la Russia ed il resto del mondo potranno vivere nel rispetto reciproco.

  • Salvini invece che a Mosca vada da Orban

    Apprezzabile, da parte di chiunque, l’appello alla pace e i tentativi per mettere in essere iniziative che possano agevolarla, facendo la massima attenzione per evitare di inficiare quanto hanno già posto in essere, e continueranno a fare, il governo italiano, l’Unione Europea e le altre istituzioni internazionali.

    In questo quadro l’attenzione di Salvini dovrebbe concentrasi sul suo collega Orban che ha continuato e continua a mettere ostacoli agli accordi europei, dall’embargo al petrolio russo a quelle contro sanzioni Kirill, il patriarca di Mosca, ben noto per il suo appoggio alla guerra contro l’Ucraina  e le cui proprietà  personali sono decisamente molto, troppo  ingenti per un uomo che non è, ufficialmente, un oligarca ma  rappresenta la chiesa ortodossa russa.

    Orban si frappone o cerca di ritardare ogni iniziativa atta a cercare di mettere la Russia in difficoltà mentre sembra completamente indifferente alla tragedia che sta vivendo il popolo ucraino massacrato dai missili di Putin.

    Sappiamo tutti che l’unico strumento, oltre le armi, per cercare di portare Putin al tavolo della pace, a quel cessate il fuoco necessario per salvare vite umane e la distruzione sistematica delle città ucraine, sono e restano le sanzioni, strumento lento, spesso non di totale, immediata efficacia ma comunque utile.

    Chiudere i rubinetti che convogliano miliardi, che siano in euro o in rubli poco conta, al governo russo e sanzionare tutti coloro che appoggiano la guerra o addirittura la fomentano è l’unica strada, oltre, lo ripetiamo convintamente, all’invio più tempestivo di armi, maggiormente efficaci, ai valorosi resistenti ucraini.

    Un’azione diplomatica, politica Salvini potrebbe e dovrebbe portare avanti parlando con Orban e convincendolo che il futuro del suo popolo resta l’Unione Europea e non la Russia del suo amico Putin.

    Se poi Salvini condivide l’atteggiamento di Orban e pensa anche lui che sia meglio la Russia dell’Unione Europea lo dica ora definitivamente così  tutti, elettori e lui stesso compresi, avranno le idee più chiare.

  • Berlusconi ed il senso sbagliato dell’amicizia con Putin

    L’Italia è veramente un Paese inaffidabile, non solo storicamente, almeno dall’unità dello Stivale in poi, con tutte le giravolte delle alleanze politiche e militari di questi ultimi 160 anni, ma proprio nei comportamenti disinvolti e contraddittori dei suoi politici, anche a prescindere dalle loro posizioni di sostenitori del governo o meno.

    In nessun altro Paese al mondo potrebbero restare al governo, per continuare a bombardarlo come i Russi a Mariupol, personaggi come Salvini e Conte, e cioè due leader in caduta libera, che giocano unicamente una partita personale sperando di risalire nella ormai perduta considerazione degli elettori e che armano polemiche ingiustificate su argomenti tragici come il diritto alla difesa del popolo ucraino, a cui giornalmente negano il diritto a ricevere armi, diventando di fatto complici dei sostenitori degli aggressori.

    Ma l’inaffidabilità è anche di alcuni generali, diplomatici, giornalisti, conduttori televisivi, professori universitari, opinionisti e pacifisti delle varie scuole, che più che esercitare il diritto di esprimere il loro libero pensiero appaiono piuttosto disposti ad ogni possibile manipolazione della verità, pur di non deludere lo Zar nella narrazione di menzogne gratuite, massacri negati, giustificazioni improbabili se non ridicole del perché avrebbe dato luogo ad una guerra di cui nessuno, compresi loro, riesce a comprendere il senso.

    Ed in ultimo l’intervento, quasi messianicamente atteso e probabilmente sollecitato dallo stesso Zar, del Cavaliere Berlusconi che ha lasciato basita l’opinione pubblica sull’aplomb innaturale di un intero partito, che ha subito in silenzio, tranne la Gelmini, una sconfessione pubblica dei propri valori e contenuti, da parte del suo fondatore.

    Ma la sorpresa è tale solo per i distratti e quelli che hanno scarsa memoria.

    Il cavaliere ha preso per la prima volta la parola sulla guerra dell’Ucraina il 2 aprile 2022, ben 38 giorni dopo l’inizio del conflitto e decine di migliaia di morti da ambo le parti, specialmente civili, per dichiarare “inaccettabile l’aggressione militare dell’Ucraina” ma senza nominare Putin.

    Nessun altro intervento di rilievo, mentre però stringeva una forte intesa operativa con Salvini che, invece, si batte da tempo per non inviare armi offensive all’Ucraina. Improvvisamente dal 16 maggio in poi il Cavaliere ha iniziato una escalation di interventi, con cui anch’egli ha cominciato a sostenere l’inopportunità di mandare armi all’Ucraina, ed ha preso pubblicamente le difese di Putin dagli attacchi di Biden e del Segretario della Nato.

    E perché? Ma perché Putin è un suo amico e secondo Berlusconi “Ha le sue ragioni”. Quindi, il capo di un partito della maggioranza di governo, dopo che i suoi parlamentari hanno preso all’unanimità, insieme ai colleghi degli altri gruppi, decisioni inequivocabili, ritiene pubblicamente che Putin “Abbia le sue ragioni” nell’aggressione all’Ucraina?

    Contraddicendo di fatto il voto parlamentare e l’azione di governo?

    Ma ovviamente, essendo da sempre esagerato, il Cavaliere non si ferma lì e va oltre.

    Senza neanche spiegare quali sarebbero le ragioni di Putin, venerdì 20 maggio fa l’affermazione più grave in assoluto e cioè “Credo che l’Europa debba fare una proposta di pace a Putin e agli ucraini, cercando di fare accogliere agli ucraini quelle che sono le domande di Putin”.

    Fare accogliere agli ucraini le domande di Putin?

    Cioè chiama domande le indegne rivendicazioni territoriali già fatte proprie nel 2014 con l’annessione della Crimea, e che oggi vorrebbe estendere al Donbass, più probabilmente la rinuncia a tutti gli sbocchi a mare dell’Ucraina, Odessa compresa?

    Magari imponendo agli ucraini un vero e proprio diktat?

    Berlusconi deve essere proprio tanto amico di Putin per potere mortificare se stesso, la sua identità di convinto liberale sempre rivendicata e annullare quasi trent’anni di politica, sconfessando la natura stessa del suo partito, pur di appoggiare le insostenibili pretese di un signore della guerra del genere.

    O ha altre ragioni che in qualche modo lo costringono a fare queste dichiarazioni inaccettabili.

    Una cosa però è certa, l’inaffidabilità del personaggio.

    Perché dopo avere pronunciato queste affermazioni tanto forti quanto gravi, senza chiedere scusa e senza ritrattarle, non se ne può uscire a “chiarimento” con la dichiarazione che “FI si fonda su principi liberali, cristiani, garantisti, europeisti e atlantisti, ed è sempre dalla parte della libertà, della Democrazia e dell’Occidente e vuole porre fine alla guerra e garantire al popolo ucraino il suo legittimo diritto all’indipendenza e alla libertà, anche con le armi”, perché è evidente che nessuno con un minimo di senso logico gli potrà mai credere.

    La convention tematica di Napoli di FI, voluta per lanciare un piano europeo, anche per l’assenza di una reazione del partito alle dichiarazioni inaccettabili del suo fondatore, segnerà al contrario l’inizio del definitivo declino di FI quale partito di Destra liberale europeista, per difetto di credibilità e congenita inaffidabilità del suo leader, perché i valori della libertà e della democrazia non sono mai negoziabili, anche quando possono dispiacere agli amici.

  • Putin, il narcisista che si sente uno zar

    In queste settimane ci sono state molte supposizioni, non solo in occidente, su presunte malattie del presidente russo. Presunte malattie che avrebbero, secondo indiscrezioni ed osservazione dei filmati, spiegato i suoi comportamenti e le nefaste conseguenze che ne sono derivate per tutti.

    Intanto la guerra continua in un’escalation di violenza che travolge anche migliaia di giovani russi portati a morire, come carne da cannone, sul campo di battaglia. Le crudeltà ed efferatezze verso i civili ucraini, spesso torturati prima di essere uccisi, si moltiplicano mentre continua la distruzione sistematica di città e villaggi. Non sappiamo, ovviamente, se Putin prenda farmaci per curare questo o quel problema, quello che comunque è chiaro, dai suoi comportamenti anche passati, è il suo narcisismo. Come tutti i narcisisti ha fantasie grandiose, progetti di illimitato potere e successo e, come tutti i narcisisti, se non è soddisfatto prova rabbia ed ira.

    il narcisismo è un disturbo della personalità caratterizzato tra l’altro da egocentrismo e incapacità a provare empatia emotiva, e porta a fidarsi solo di se stessi trovando tutti gli altri inferiori ed inadeguati. I narcisisti hanno una grandissima percezione di se ed ogni critica è vista come un attacco personale, si sentono superiori agli altri con i quali non amano avere contatti ravvicinati. I narcisisti sanno essere convincenti, carismatici e manipolatori e non dimenticano o perdonano presunti torti subiti. All’origine del disturbo ci possono anche essere problemi e traumi legati all’infanzia.

    Forse sarebbe bene che coloro che intendono provare nuovamente ad avere un incontro con Putin, per continuare sulla sempre più difficile strada di un compromesso di pace o almeno di armistizio, studino quali sono i comportamenti ed i modi di dialogo che è meglio tenere con un narcisista, specie quando questi  si sente uno  zar.

  • Putin e Kirill: i cristiani che uccidono i cristiani

    Putin, il Cristiano, a fianco di Kirilli, capo dei cristiani ortodossi di Russia, ha celebrato in chiesa, in una messa solenne, la festività Pasquale mentre i cristiani ortodossi ucraini continuavano a morire sotto le bombe ed i missili russi.

    Putin, il Cristiano, si è segnato più volte, con il segno della croce, mentre i suoi amici ceceni, per suo ordine, al grido di Allah akbar uccidevano civili inermi e perpetravano violenze indegne. Putin si aspergeva di acqua Santa mentre decine di migliaia di persone stavano morendo di sete e di fame dopo settimane senza acqua, luce, cibo, senza corridoi umanitari e tante altre migliaia di cittadini inermi erano deportati lontano dalle loro case, dalla loro terra.

    Putin e Kirilli sempre più vicini, sia per  un passato comune, che ha visto entrambi conoscere dal vivo i segreti  del Kgb, che per un presente che li  accomuna in una visione imperialista: il presidente zar rivuole l’impero sovietico di prima del 1989 ma ammantato della coreografia e della ricchezza zarista, e il patriarca Kirilli ambisce ad essere più potente del patriarca di Costantinopoli per ergersi a portavoce di tutti gli ortodossi nel mondo. A loro poco  importa se per raggiungere questi scopi si uccidono bambini, si violentano donne, si sterminano cittadini inermi, spesso mentre sono in fuga disperati, si radono al suolo città, si deportano centinaia di migliaia di persone, si annientano tutte le leggi  e le regole internazionali, si utilizzano contro popolazioni cristiane i mussulmani ceceni, scatenati e noti al mondo per la loro disumana efferatezza.

    Putin e Kirilli, hanno sporcato la Pasqua, negato il sacrificio di Cristo, calpestato ogni precetto divino ed ogni legge di umana convivenza, potranno anche illudersi di aver vinto e di poter vincere qualche battaglia ma dopo oggi, 24 aprile 2022, qualunque cosa succeda prima o poi pagheranno perché il sangue innocente, versato senza ragione, il sacrilegio fatto ed il tradimento perpetrato anche verso coloro che hanno creduto alle loro menzogne li perseguiterà per sempre e li dannerà in eterno.

    Essi comincino a temere l’ira dei giusti

  • Non tutti gli zar muoiono nel proprio letto

    Piaccia o non piaccia nella storia della vita umana le guerre, dopo aver portato lutti, distruzioni e immense tragedie, hanno poi spinto i popoli a quella rinascita che si trasforma in progresso. E’ quello che sta accadendo ora con l’invasione dell’Ucraina, invasione che il presidente russo ha organizzato e voluto in totale spregio della vita e del diritto.

    E proprio come la storia ci ha sempre dimostrato le guerre portano cambiamenti e le ingiustizie prima o poi si pagano.

    Putin è così riuscito, almeno ad oggi, ad ottenere l’esatto contrario di quello che voleva. Cercava la gloria personale, voleva essere il leader di almeno un quarto del mondo, in concorrenza anche con l’alleato cinese, e passare alla storia come il riunificatore dell’ex repubblica sovietica.

    È invece riuscito, in pochi giorni, a rendere finalmente l’Ucraina una vera nazione, quell’Ucraina che, fino al suo criminale intervento armato, era uno Stato composto da cittadini di provenienze diverse, cittadini che ora si sentono, sono uniti e combattono insieme per la libertà presente e futura della loro nazione.

    È riuscito a dare all’Europa quella compattezza che per anni era stata perseguita da pochi nei fatti, e da troppi solo a parole. Oggi l’Europa ha compreso che senza una politica estera e di difesa comuni, senza una comune politica energetica rischia di vedere incrinate, perdute la propria libertà e le conquiste economiche e sociali che sono costate sacrificio e fatica per tutti.

    È riuscito a far comprendere alla quasi totalità del mondo che nessuno è sicuro se chiunque può mettere a rischio l’integrità territoriale di un altro Stato, scatenare conflitti ed aggressioni che vedono cittadini inermi soccombere sotto le bombe che colpiscono case ed ospedali.

    Ha fatto comprendere che il diritto internazionale va difeso e che non è compito di alcuni ma di tutti coloro che credono nei principi fondanti della libertà e della dignità delle persone e degli Stati.

    È riuscito a far comprendere all’America che l’Europa non è il ventre molle dell’Alleanza atlantica e che ogni alleanza presuppone impegno reciproco.

    È riuscito a sollevare, nonostante la repressione e le carceri, una parte di quei cittadini russi, e presto altri ne verranno, che non possono tollerare di diventare i paria del mondo per colpa degli interessi di un uomo e del suo gruppo di oligarchi che si sono arricchiti, in modo indegno, alle spalle della Russia, trasferendo poi all’estero i guadagni illeciti fatti sottraendo risorse al popolo russo.

    Chi è veramente Putin? E’ l’uomo che con le sue nefandezze è riuscito a creare l’inizio di una politica europea comune dopo che per tutti questi anni sembrava fosse diventata una chimera. E’ Caino che uccide Abele secondo quanto da lui stesso dichiarato più volte e cioè che russi ed ucraini sono popoli fratelli. E’ il dittatore che fa uccidere o incarcerare gli avversari ed imprigiona i suoi cittadini perché manifestano per chiedere la pace. Colui che dopo essersi per anni presentato come un virile Superman allo scoppio del covid si è messo in isolamento per paura e senza dare ai suoi cittadini una diffusa copertura vaccinale. E’ il cinico artefice di un massacro in Ucraina che vede morire civili, bambini, vecchi ma anche i soldati russi che ha scientificamente mandato ad uccidere e ad essere uccisi solo per il suo smodato desiderio di passare alla storia come un nuovo zar, dimenticando che non tutti gli zar muoiono nel loro letto.

  • Le sconfinate ambizioni del nuovo zar

    Putin ha ribadito che la sicurezza della Russia non è negoziabile, corretto, ogni Paese ha il diritto di difendere il proprio territorio ma nessuno ha mai messo, né mette in discussione, la sicurezza della Russia, anzi molti Stati europei hanno sempre intrattenuto con lui e con il suo Paese rapporti economici e politici di rilievo. Quando il presidente russo dichiara al mondo che la sicurezza della Russia non è negoziabile non può stupirsi che altrettanto legittimamente l’Ucraina abbia lo stesso diritto di difendere i suoi i confini e la sua sicurezza. Non esistono, almeno dove vi è il rispetto delle leggi, due pesi e due misure, quello che Putin rivendica come suo diritto è lo stesso diritto che hanno gli altri Stati e lui è il primo ed unico ad aver violato questo diritto prima annettendo la Crimea e poi sostenendo per anni gli insorti nel Donbas. La sua non è una iniziativa difensiva dovuta ad un pericolo, potrebbe essere un’azione preventiva secondo il vecchio detto latino “se vuoi la pace prepara la guerra”? Putin di fatto è già in guerra perché ha avallato otto anni di guerra nel Donbas dopo aver annesso, senza colpo ferire, la Crimea. Un’azione preventiva anche quella? Azione preventiva che si sviluppa annettendo territori o creando stati fantoccio che poi riconosce come alleati erodendo inesorabilmente l’Ucraina e spostando i confini della Federazione russa sempre più avanti, sempre più vicini ai Paesi europei e Nato?

    In verità Putin ha deciso che questo è il momento per tentare di coronare il suo sogno: passare alla storia come uno zar dei tempi moderni, il federatore di territori immensi e stati diversi, il creatore di un nuovo impero russo che renda l’Europa sempre meno influente e la Cina consapevole di non poter continuare essa stessa ad espandersi nel mondo diventando di fatto la prima super potenza. La Cina, che è il nuovo grande alleato di Putin, è però un alleato scomodo perché diventa, di momento in momento, sempre più potente con le sue diramazioni, proprietà, interessi economici vitali nella maggior parte del mondo. Questo è il momento ideale per Putin per dare corpo al suo sogno, è ancora abbastanza giovane e potente al suo interno, dove rende gli avversari inoffensivi imprigionandoli, e varie contingenze sembrano essergli favorevoli: l’Europa non ha una politica comune, neppure quella per gli approvvigionamenti energetici, e i costi di gas e petrolio stanno mettendo in grave crisi famiglie e produzioni mentre l’economia e la pubblica opinione sono ancora  scossi per i problemi conseguenti la pandemia, la Germania non ha più un forte cancellierato, l’Italia soffre per le risse tra i partiti in vista delle elezioni nazionali, in Francia sono imminenti le elezioni per la presidenza, gli Stati Uniti, reduci dal disastro dell’Afghanistan soffrono di gravi incertezze per una presidenza di fatto debole e per l’aggravarsi di problemi razziali ancora irrisolti, la Nato può intervenire eventualmente solo per difendere il territorio di Stati membri e per altro non ha mai particolarmente brillato per successi, in concreto nessuno manderà soldati all’Ucraina, solo armi e soldi e non si sa fino a quando. Le mosse di Putin hanno reso l’Ucraina debolissima sul piano economico, chi vorrebbe oggi investire in un Paese così a rischio? Solo qualche oligarca russo o legato alla Russia che in questo modo potrebbe facilmente impossessarsi di gran parte dei suoi gangli economici più importanti. L’Ucraina ha sopportato la perdita della Crimea e la guerra del Donbas in pratica senza poter fare nulla di utile alla, almeno parziale, risoluzione dei tanti problemi. A questo aggiungiamo che molti Paesi europei non possono dare sanzioni che taglino l’arrivo del gas, in effetti anche Putin ha necessità di venderlo perché è una delle più importanti entrate della Russia e per questo ha siglato un nuovo accordo con Pechino aumentando considerevolmente le sue forniture di gas verso la Cina. Se aggiungiamo che le sanzioni che l’Europa metterà porteranno un danno anche a noi europei, sia per le mancate esportazioni verso la Russia che per l’evidente calo nel settore turistico, si comprende bene perché sia questo il momento migliore per Putin per sferrare la sua offensiva militare e diplomatica. Che fare allora? Certamente continuare con la diplomazia ma cercando di avere ben chiaro cosa vuole Putin e cosa si può concedergli ottenendo in cambio altre concessioni che garantiscano la sicurezza e l’indipendenza non solo dell’Ucraina ma anche di tutti gli stati che, avendo cittadini di lingua russa o di origini russe, potrebbero un domani entrare nel mirino del nuovo zar.

    Diplomazia ed accordi, compromessi onorevoli che impediscano azioni con risultati irreversibili e tragici. Un problema che anche Putin, speriamo non accecato da eccessivo orgoglio e onnipotenza, deve comprendere prima di insanguinare ulteriormente il suolo ucraino e prima di vedere tornare in Russia le bare dei suoi soldati perché in questo caso l’amore, il rispetto del suo popolo potrebbe tramutarsi in odio. E i soldati russi è bene che comincino a capire che se sarà guerra anche loro moriranno in tanti, vittime sacrificali al sogno di grandezza di Putin

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