Putin

  • Salvini invece che a Mosca vada da Orban

    Apprezzabile, da parte di chiunque, l’appello alla pace e i tentativi per mettere in essere iniziative che possano agevolarla, facendo la massima attenzione per evitare di inficiare quanto hanno già posto in essere, e continueranno a fare, il governo italiano, l’Unione Europea e le altre istituzioni internazionali.

    In questo quadro l’attenzione di Salvini dovrebbe concentrasi sul suo collega Orban che ha continuato e continua a mettere ostacoli agli accordi europei, dall’embargo al petrolio russo a quelle contro sanzioni Kirill, il patriarca di Mosca, ben noto per il suo appoggio alla guerra contro l’Ucraina  e le cui proprietà  personali sono decisamente molto, troppo  ingenti per un uomo che non è, ufficialmente, un oligarca ma  rappresenta la chiesa ortodossa russa.

    Orban si frappone o cerca di ritardare ogni iniziativa atta a cercare di mettere la Russia in difficoltà mentre sembra completamente indifferente alla tragedia che sta vivendo il popolo ucraino massacrato dai missili di Putin.

    Sappiamo tutti che l’unico strumento, oltre le armi, per cercare di portare Putin al tavolo della pace, a quel cessate il fuoco necessario per salvare vite umane e la distruzione sistematica delle città ucraine, sono e restano le sanzioni, strumento lento, spesso non di totale, immediata efficacia ma comunque utile.

    Chiudere i rubinetti che convogliano miliardi, che siano in euro o in rubli poco conta, al governo russo e sanzionare tutti coloro che appoggiano la guerra o addirittura la fomentano è l’unica strada, oltre, lo ripetiamo convintamente, all’invio più tempestivo di armi, maggiormente efficaci, ai valorosi resistenti ucraini.

    Un’azione diplomatica, politica Salvini potrebbe e dovrebbe portare avanti parlando con Orban e convincendolo che il futuro del suo popolo resta l’Unione Europea e non la Russia del suo amico Putin.

    Se poi Salvini condivide l’atteggiamento di Orban e pensa anche lui che sia meglio la Russia dell’Unione Europea lo dica ora definitivamente così  tutti, elettori e lui stesso compresi, avranno le idee più chiare.

  • Berlusconi ed il senso sbagliato dell’amicizia con Putin

    L’Italia è veramente un Paese inaffidabile, non solo storicamente, almeno dall’unità dello Stivale in poi, con tutte le giravolte delle alleanze politiche e militari di questi ultimi 160 anni, ma proprio nei comportamenti disinvolti e contraddittori dei suoi politici, anche a prescindere dalle loro posizioni di sostenitori del governo o meno.

    In nessun altro Paese al mondo potrebbero restare al governo, per continuare a bombardarlo come i Russi a Mariupol, personaggi come Salvini e Conte, e cioè due leader in caduta libera, che giocano unicamente una partita personale sperando di risalire nella ormai perduta considerazione degli elettori e che armano polemiche ingiustificate su argomenti tragici come il diritto alla difesa del popolo ucraino, a cui giornalmente negano il diritto a ricevere armi, diventando di fatto complici dei sostenitori degli aggressori.

    Ma l’inaffidabilità è anche di alcuni generali, diplomatici, giornalisti, conduttori televisivi, professori universitari, opinionisti e pacifisti delle varie scuole, che più che esercitare il diritto di esprimere il loro libero pensiero appaiono piuttosto disposti ad ogni possibile manipolazione della verità, pur di non deludere lo Zar nella narrazione di menzogne gratuite, massacri negati, giustificazioni improbabili se non ridicole del perché avrebbe dato luogo ad una guerra di cui nessuno, compresi loro, riesce a comprendere il senso.

    Ed in ultimo l’intervento, quasi messianicamente atteso e probabilmente sollecitato dallo stesso Zar, del Cavaliere Berlusconi che ha lasciato basita l’opinione pubblica sull’aplomb innaturale di un intero partito, che ha subito in silenzio, tranne la Gelmini, una sconfessione pubblica dei propri valori e contenuti, da parte del suo fondatore.

    Ma la sorpresa è tale solo per i distratti e quelli che hanno scarsa memoria.

    Il cavaliere ha preso per la prima volta la parola sulla guerra dell’Ucraina il 2 aprile 2022, ben 38 giorni dopo l’inizio del conflitto e decine di migliaia di morti da ambo le parti, specialmente civili, per dichiarare “inaccettabile l’aggressione militare dell’Ucraina” ma senza nominare Putin.

    Nessun altro intervento di rilievo, mentre però stringeva una forte intesa operativa con Salvini che, invece, si batte da tempo per non inviare armi offensive all’Ucraina. Improvvisamente dal 16 maggio in poi il Cavaliere ha iniziato una escalation di interventi, con cui anch’egli ha cominciato a sostenere l’inopportunità di mandare armi all’Ucraina, ed ha preso pubblicamente le difese di Putin dagli attacchi di Biden e del Segretario della Nato.

    E perché? Ma perché Putin è un suo amico e secondo Berlusconi “Ha le sue ragioni”. Quindi, il capo di un partito della maggioranza di governo, dopo che i suoi parlamentari hanno preso all’unanimità, insieme ai colleghi degli altri gruppi, decisioni inequivocabili, ritiene pubblicamente che Putin “Abbia le sue ragioni” nell’aggressione all’Ucraina?

    Contraddicendo di fatto il voto parlamentare e l’azione di governo?

    Ma ovviamente, essendo da sempre esagerato, il Cavaliere non si ferma lì e va oltre.

    Senza neanche spiegare quali sarebbero le ragioni di Putin, venerdì 20 maggio fa l’affermazione più grave in assoluto e cioè “Credo che l’Europa debba fare una proposta di pace a Putin e agli ucraini, cercando di fare accogliere agli ucraini quelle che sono le domande di Putin”.

    Fare accogliere agli ucraini le domande di Putin?

    Cioè chiama domande le indegne rivendicazioni territoriali già fatte proprie nel 2014 con l’annessione della Crimea, e che oggi vorrebbe estendere al Donbass, più probabilmente la rinuncia a tutti gli sbocchi a mare dell’Ucraina, Odessa compresa?

    Magari imponendo agli ucraini un vero e proprio diktat?

    Berlusconi deve essere proprio tanto amico di Putin per potere mortificare se stesso, la sua identità di convinto liberale sempre rivendicata e annullare quasi trent’anni di politica, sconfessando la natura stessa del suo partito, pur di appoggiare le insostenibili pretese di un signore della guerra del genere.

    O ha altre ragioni che in qualche modo lo costringono a fare queste dichiarazioni inaccettabili.

    Una cosa però è certa, l’inaffidabilità del personaggio.

    Perché dopo avere pronunciato queste affermazioni tanto forti quanto gravi, senza chiedere scusa e senza ritrattarle, non se ne può uscire a “chiarimento” con la dichiarazione che “FI si fonda su principi liberali, cristiani, garantisti, europeisti e atlantisti, ed è sempre dalla parte della libertà, della Democrazia e dell’Occidente e vuole porre fine alla guerra e garantire al popolo ucraino il suo legittimo diritto all’indipendenza e alla libertà, anche con le armi”, perché è evidente che nessuno con un minimo di senso logico gli potrà mai credere.

    La convention tematica di Napoli di FI, voluta per lanciare un piano europeo, anche per l’assenza di una reazione del partito alle dichiarazioni inaccettabili del suo fondatore, segnerà al contrario l’inizio del definitivo declino di FI quale partito di Destra liberale europeista, per difetto di credibilità e congenita inaffidabilità del suo leader, perché i valori della libertà e della democrazia non sono mai negoziabili, anche quando possono dispiacere agli amici.

  • Putin, il narcisista che si sente uno zar

    In queste settimane ci sono state molte supposizioni, non solo in occidente, su presunte malattie del presidente russo. Presunte malattie che avrebbero, secondo indiscrezioni ed osservazione dei filmati, spiegato i suoi comportamenti e le nefaste conseguenze che ne sono derivate per tutti.

    Intanto la guerra continua in un’escalation di violenza che travolge anche migliaia di giovani russi portati a morire, come carne da cannone, sul campo di battaglia. Le crudeltà ed efferatezze verso i civili ucraini, spesso torturati prima di essere uccisi, si moltiplicano mentre continua la distruzione sistematica di città e villaggi. Non sappiamo, ovviamente, se Putin prenda farmaci per curare questo o quel problema, quello che comunque è chiaro, dai suoi comportamenti anche passati, è il suo narcisismo. Come tutti i narcisisti ha fantasie grandiose, progetti di illimitato potere e successo e, come tutti i narcisisti, se non è soddisfatto prova rabbia ed ira.

    il narcisismo è un disturbo della personalità caratterizzato tra l’altro da egocentrismo e incapacità a provare empatia emotiva, e porta a fidarsi solo di se stessi trovando tutti gli altri inferiori ed inadeguati. I narcisisti hanno una grandissima percezione di se ed ogni critica è vista come un attacco personale, si sentono superiori agli altri con i quali non amano avere contatti ravvicinati. I narcisisti sanno essere convincenti, carismatici e manipolatori e non dimenticano o perdonano presunti torti subiti. All’origine del disturbo ci possono anche essere problemi e traumi legati all’infanzia.

    Forse sarebbe bene che coloro che intendono provare nuovamente ad avere un incontro con Putin, per continuare sulla sempre più difficile strada di un compromesso di pace o almeno di armistizio, studino quali sono i comportamenti ed i modi di dialogo che è meglio tenere con un narcisista, specie quando questi  si sente uno  zar.

  • Putin e Kirill: i cristiani che uccidono i cristiani

    Putin, il Cristiano, a fianco di Kirilli, capo dei cristiani ortodossi di Russia, ha celebrato in chiesa, in una messa solenne, la festività Pasquale mentre i cristiani ortodossi ucraini continuavano a morire sotto le bombe ed i missili russi.

    Putin, il Cristiano, si è segnato più volte, con il segno della croce, mentre i suoi amici ceceni, per suo ordine, al grido di Allah akbar uccidevano civili inermi e perpetravano violenze indegne. Putin si aspergeva di acqua Santa mentre decine di migliaia di persone stavano morendo di sete e di fame dopo settimane senza acqua, luce, cibo, senza corridoi umanitari e tante altre migliaia di cittadini inermi erano deportati lontano dalle loro case, dalla loro terra.

    Putin e Kirilli sempre più vicini, sia per  un passato comune, che ha visto entrambi conoscere dal vivo i segreti  del Kgb, che per un presente che li  accomuna in una visione imperialista: il presidente zar rivuole l’impero sovietico di prima del 1989 ma ammantato della coreografia e della ricchezza zarista, e il patriarca Kirilli ambisce ad essere più potente del patriarca di Costantinopoli per ergersi a portavoce di tutti gli ortodossi nel mondo. A loro poco  importa se per raggiungere questi scopi si uccidono bambini, si violentano donne, si sterminano cittadini inermi, spesso mentre sono in fuga disperati, si radono al suolo città, si deportano centinaia di migliaia di persone, si annientano tutte le leggi  e le regole internazionali, si utilizzano contro popolazioni cristiane i mussulmani ceceni, scatenati e noti al mondo per la loro disumana efferatezza.

    Putin e Kirilli, hanno sporcato la Pasqua, negato il sacrificio di Cristo, calpestato ogni precetto divino ed ogni legge di umana convivenza, potranno anche illudersi di aver vinto e di poter vincere qualche battaglia ma dopo oggi, 24 aprile 2022, qualunque cosa succeda prima o poi pagheranno perché il sangue innocente, versato senza ragione, il sacrilegio fatto ed il tradimento perpetrato anche verso coloro che hanno creduto alle loro menzogne li perseguiterà per sempre e li dannerà in eterno.

    Essi comincino a temere l’ira dei giusti

  • Non tutti gli zar muoiono nel proprio letto

    Piaccia o non piaccia nella storia della vita umana le guerre, dopo aver portato lutti, distruzioni e immense tragedie, hanno poi spinto i popoli a quella rinascita che si trasforma in progresso. E’ quello che sta accadendo ora con l’invasione dell’Ucraina, invasione che il presidente russo ha organizzato e voluto in totale spregio della vita e del diritto.

    E proprio come la storia ci ha sempre dimostrato le guerre portano cambiamenti e le ingiustizie prima o poi si pagano.

    Putin è così riuscito, almeno ad oggi, ad ottenere l’esatto contrario di quello che voleva. Cercava la gloria personale, voleva essere il leader di almeno un quarto del mondo, in concorrenza anche con l’alleato cinese, e passare alla storia come il riunificatore dell’ex repubblica sovietica.

    È invece riuscito, in pochi giorni, a rendere finalmente l’Ucraina una vera nazione, quell’Ucraina che, fino al suo criminale intervento armato, era uno Stato composto da cittadini di provenienze diverse, cittadini che ora si sentono, sono uniti e combattono insieme per la libertà presente e futura della loro nazione.

    È riuscito a dare all’Europa quella compattezza che per anni era stata perseguita da pochi nei fatti, e da troppi solo a parole. Oggi l’Europa ha compreso che senza una politica estera e di difesa comuni, senza una comune politica energetica rischia di vedere incrinate, perdute la propria libertà e le conquiste economiche e sociali che sono costate sacrificio e fatica per tutti.

    È riuscito a far comprendere alla quasi totalità del mondo che nessuno è sicuro se chiunque può mettere a rischio l’integrità territoriale di un altro Stato, scatenare conflitti ed aggressioni che vedono cittadini inermi soccombere sotto le bombe che colpiscono case ed ospedali.

    Ha fatto comprendere che il diritto internazionale va difeso e che non è compito di alcuni ma di tutti coloro che credono nei principi fondanti della libertà e della dignità delle persone e degli Stati.

    È riuscito a far comprendere all’America che l’Europa non è il ventre molle dell’Alleanza atlantica e che ogni alleanza presuppone impegno reciproco.

    È riuscito a sollevare, nonostante la repressione e le carceri, una parte di quei cittadini russi, e presto altri ne verranno, che non possono tollerare di diventare i paria del mondo per colpa degli interessi di un uomo e del suo gruppo di oligarchi che si sono arricchiti, in modo indegno, alle spalle della Russia, trasferendo poi all’estero i guadagni illeciti fatti sottraendo risorse al popolo russo.

    Chi è veramente Putin? E’ l’uomo che con le sue nefandezze è riuscito a creare l’inizio di una politica europea comune dopo che per tutti questi anni sembrava fosse diventata una chimera. E’ Caino che uccide Abele secondo quanto da lui stesso dichiarato più volte e cioè che russi ed ucraini sono popoli fratelli. E’ il dittatore che fa uccidere o incarcerare gli avversari ed imprigiona i suoi cittadini perché manifestano per chiedere la pace. Colui che dopo essersi per anni presentato come un virile Superman allo scoppio del covid si è messo in isolamento per paura e senza dare ai suoi cittadini una diffusa copertura vaccinale. E’ il cinico artefice di un massacro in Ucraina che vede morire civili, bambini, vecchi ma anche i soldati russi che ha scientificamente mandato ad uccidere e ad essere uccisi solo per il suo smodato desiderio di passare alla storia come un nuovo zar, dimenticando che non tutti gli zar muoiono nel loro letto.

  • Le sconfinate ambizioni del nuovo zar

    Putin ha ribadito che la sicurezza della Russia non è negoziabile, corretto, ogni Paese ha il diritto di difendere il proprio territorio ma nessuno ha mai messo, né mette in discussione, la sicurezza della Russia, anzi molti Stati europei hanno sempre intrattenuto con lui e con il suo Paese rapporti economici e politici di rilievo. Quando il presidente russo dichiara al mondo che la sicurezza della Russia non è negoziabile non può stupirsi che altrettanto legittimamente l’Ucraina abbia lo stesso diritto di difendere i suoi i confini e la sua sicurezza. Non esistono, almeno dove vi è il rispetto delle leggi, due pesi e due misure, quello che Putin rivendica come suo diritto è lo stesso diritto che hanno gli altri Stati e lui è il primo ed unico ad aver violato questo diritto prima annettendo la Crimea e poi sostenendo per anni gli insorti nel Donbas. La sua non è una iniziativa difensiva dovuta ad un pericolo, potrebbe essere un’azione preventiva secondo il vecchio detto latino “se vuoi la pace prepara la guerra”? Putin di fatto è già in guerra perché ha avallato otto anni di guerra nel Donbas dopo aver annesso, senza colpo ferire, la Crimea. Un’azione preventiva anche quella? Azione preventiva che si sviluppa annettendo territori o creando stati fantoccio che poi riconosce come alleati erodendo inesorabilmente l’Ucraina e spostando i confini della Federazione russa sempre più avanti, sempre più vicini ai Paesi europei e Nato?

    In verità Putin ha deciso che questo è il momento per tentare di coronare il suo sogno: passare alla storia come uno zar dei tempi moderni, il federatore di territori immensi e stati diversi, il creatore di un nuovo impero russo che renda l’Europa sempre meno influente e la Cina consapevole di non poter continuare essa stessa ad espandersi nel mondo diventando di fatto la prima super potenza. La Cina, che è il nuovo grande alleato di Putin, è però un alleato scomodo perché diventa, di momento in momento, sempre più potente con le sue diramazioni, proprietà, interessi economici vitali nella maggior parte del mondo. Questo è il momento ideale per Putin per dare corpo al suo sogno, è ancora abbastanza giovane e potente al suo interno, dove rende gli avversari inoffensivi imprigionandoli, e varie contingenze sembrano essergli favorevoli: l’Europa non ha una politica comune, neppure quella per gli approvvigionamenti energetici, e i costi di gas e petrolio stanno mettendo in grave crisi famiglie e produzioni mentre l’economia e la pubblica opinione sono ancora  scossi per i problemi conseguenti la pandemia, la Germania non ha più un forte cancellierato, l’Italia soffre per le risse tra i partiti in vista delle elezioni nazionali, in Francia sono imminenti le elezioni per la presidenza, gli Stati Uniti, reduci dal disastro dell’Afghanistan soffrono di gravi incertezze per una presidenza di fatto debole e per l’aggravarsi di problemi razziali ancora irrisolti, la Nato può intervenire eventualmente solo per difendere il territorio di Stati membri e per altro non ha mai particolarmente brillato per successi, in concreto nessuno manderà soldati all’Ucraina, solo armi e soldi e non si sa fino a quando. Le mosse di Putin hanno reso l’Ucraina debolissima sul piano economico, chi vorrebbe oggi investire in un Paese così a rischio? Solo qualche oligarca russo o legato alla Russia che in questo modo potrebbe facilmente impossessarsi di gran parte dei suoi gangli economici più importanti. L’Ucraina ha sopportato la perdita della Crimea e la guerra del Donbas in pratica senza poter fare nulla di utile alla, almeno parziale, risoluzione dei tanti problemi. A questo aggiungiamo che molti Paesi europei non possono dare sanzioni che taglino l’arrivo del gas, in effetti anche Putin ha necessità di venderlo perché è una delle più importanti entrate della Russia e per questo ha siglato un nuovo accordo con Pechino aumentando considerevolmente le sue forniture di gas verso la Cina. Se aggiungiamo che le sanzioni che l’Europa metterà porteranno un danno anche a noi europei, sia per le mancate esportazioni verso la Russia che per l’evidente calo nel settore turistico, si comprende bene perché sia questo il momento migliore per Putin per sferrare la sua offensiva militare e diplomatica. Che fare allora? Certamente continuare con la diplomazia ma cercando di avere ben chiaro cosa vuole Putin e cosa si può concedergli ottenendo in cambio altre concessioni che garantiscano la sicurezza e l’indipendenza non solo dell’Ucraina ma anche di tutti gli stati che, avendo cittadini di lingua russa o di origini russe, potrebbero un domani entrare nel mirino del nuovo zar.

    Diplomazia ed accordi, compromessi onorevoli che impediscano azioni con risultati irreversibili e tragici. Un problema che anche Putin, speriamo non accecato da eccessivo orgoglio e onnipotenza, deve comprendere prima di insanguinare ulteriormente il suolo ucraino e prima di vedere tornare in Russia le bare dei suoi soldati perché in questo caso l’amore, il rispetto del suo popolo potrebbe tramutarsi in odio. E i soldati russi è bene che comincino a capire che se sarà guerra anche loro moriranno in tanti, vittime sacrificali al sogno di grandezza di Putin

  • L’Ucraina chiede un’adesione rapida alla Nato per salvarsi da Putin

    Lo scontro fra Kiev e Mosca continua, sullo sfondo di crescenti tensioni nel Donbass dove, negli ultimi tempi, si è ripreso tristemente a morire a furia di scaramucce tra i separatisti delle repubbliche autoproclamate e le truppe regolari ucraine. Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha lanciato un appello alla Nato chiedendo di “accelerare” il processo di adesione del suo Paese perché solo così, entrando sotto l’ombrello protettivo dell’Alleanza Atlantica, si potrà fermare la guerra. “Il piano d’azione di adesione alla Nato sarà l’unico vero segnale per la Russia”, ha detto chiaro e tondo al segretario generale Jens Stoltenberg.

    Ecco, per il Cremlino questo è un vero e proprio anatema. Tant’è vero che il portavoce di Vladimir Putin gli ha risposto a stretto giro. “Questo scenario aggraverà ulteriormente la situazione perché quando si parla di aderire alla Nato in nessun modo si può ignorare l’opinione delle persone: se chiederete ai milioni di persone che vivono nelle repubbliche autoproclamate capirete che l’appartenenza alla Nato è davvero inaccettabile per loro”, ha commentato Dmitry Peskov. Dunque muro contro muro. Di nuovo. Pomo della discordia restano i famosi accordi di Minsk che Mosca vuole vedere attuati mentre per Kiev restano fumo negli occhi. La Russia chiede all’Occidente di fare pressioni sull’Ucraina in questo senso – “il comportamento occidentale è molto deludente” – e in particolare a Parigi e Berlino, controparti negoziali del formato Normandia, di inculcare “un po’ di buon senso” nella leadership ucraina.

    Ma Zelensky ha a che fare con un vistoso calo nei consensi e punta all’asse con Washington per recuperare il gradimento, specie nel campo nazionalista.

    Zelensky ha incassato “l’incondizionato” sostegno di Joe Biden nella prima telefonata bilaterale tra i 2 leader e oggi, a colloquio con Stoltenberg, ha calcato la mano sul “continuo accumulo di truppe russe vicino ai confini dell’Ucraina e sulla loro maggiore disponibilità ad azioni offensive”. Due militari ucraini sono morti nel Donbass nelle ultime 24 ore in seguito a bombardamenti dei separatisti lungo la linea del fronte; purtroppo poi si sono riaffacciate le vittime civili e a tenere banco è il caso di un bambino di cinque anni rimasto ucciso (pare) nel corso di una rappresaglia di Kiev lo scorso 2 aprile, tanto che il Comitato Investigativo russo ha aperto un procedimento penale sull’accaduto. A complicare maledettamente le cose, infatti, c’è la politica adottata da Mosca di rilasciare passaporti russi, per “ragioni umanitarie”, ai residenti nel Donbass che ne fanno richiesta. Una scelta che Kiev ha più volte condannato come “insopportabile intromissione” nei suoi “affari interni”.

    Al di là delle dichiarazioni, altisonanti ma pur sempre parole, restano però i fatti. Sui social rimbalzano video, d’incerta attribuzione, che mostrano lunghe colonne di mezzi militari russi in viaggio verso le regioni (russe) limitrofe all’Ucraina. Mosca accusa Kiev di fare altrettanto. E mette in guardia Ue e Usa, veri “sponsor” dell’Ucraina, dal non cadere vittima delle sue provocazioni. “Non vediamo alcuna intenzione da parte dell’Ucraina di calmarsi e cessare la sua agenda belligerante”, ha ammonito il Cremlino. Dunque la tensione sale.

  • La Germania respinge la proposta di Trump di riportare la Russia nel G7

    La Germania ha respinto una proposta del presidente americano Donald Trump di invitare il presidente russo Vladimir Putin a rientrare nel G7. Il gruppo dei principali paesi industrializzati del mondo è attualmente composto da Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone e Regno Unito.

    Cinque anni fa, la Russia fu esclusa dall’allora G8 per l’annessione della regione ucraina di Crimea. Fa ancora parte del G20, un raggruppamento più ampio che comprende altre economie dei mercati emergenti.

    Il mese scorso Trump ha detto che avrebbe rimandato il vertice del G7 fino a settembre o più tardi e avrebbe ampliato l’elenco degli invitati per includere Australia, Russia, Corea del Sud e India. Il Canada e il Regno Unito hanno già respinto l’idea. Le decisioni sull’adesione al G7 sono soggette al sostegno unanime di tutti i membri.

    “G7 e G20 sono due formati sensibilmente coordinati. Non abbiamo più bisogno del G11 o del G12 “, ha affermato il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in riferimento alla proposta di Trump di invitare altri paesi al G7. Ha aggiunto che la stessa Russia potrebbe dare maggior contributo per tornare a far parte del G7 contribuendo a una soluzione pacifica nel conflitto in Ucraina. “Sappiamo che abbiamo bisogno della Russia anche per risolvere conflitti come quelli in Siria, Libia e Ucraina. Ciò non funzionerà contro la Russia, ma solo con la Russia. Però anche la Russia deve dare il suo contributo, ancora troppo lento, in Ucraina”, ha concluso Maas.

  • Russian Duma passes president-for-life bill allowing Putin to stay on past 2024

    Russia’s President Vladimir Putin on Tuesday supported a constitutional amendment that would allow him to seek reelection in 2024 by restarting the term count.

    If approved, the amendment would pave the way for him to stay in office until 2036. The change would reset his presidential term count, which means he could stand in the next two elections.

    Lawmaker Valentina Tereshkova, who was also the first woman in space, suggested either scrapping Russia’s two-term limit for presidents or stopping the clock so the law wouldn’t apply to Putin’s time in office. Her proposal was endorsed by the lower house of parliament, known as the Duma, who voted 380-44 for the amendment.

    In recent months, Putin has been secretive about the reforms he proposed, saying that they were intended to strengthen government bodies. He repeatedly said the changes would not be used to extend his current term in office.

    A nationwide vote on the proposed amendments is set for 22 April. Changing the term limit and allowing him to run in the next election “would in principle be possible if citizens support this amendment in the vote on April 22, but under one condition, that the constitutional court rules that this amendment won’t violate the country’s main law, the constitution”, Putin said.

    The opposition called for protests on 21 March. After the protest announcement, the authorities banned outdoor events with attendance of more than 5,000 until 10 April. They explained the measure was intended to stop the spread of the new coronavirus.

    “The country where the government doesn’t change for 20 years has no future”, a group of opposition activists said in a statement.

     

  • Per Putin anche i giornalisti sono ‘agenti stranieri’ e vanno controllati

    Giornalisti alla pari degli 007. Accade in Russia dove Putin ha firmato un decreto legge a dir poco liberticida in cui si equiparano giornalisti, blogger e tutti coloro sospettati di ricevere supporto finanziario o altro materiale da organizzazioni di media esteri agli ‘agenti stranieri’. Il provvedimento si affianca ad una precedente legge approvata dal Cremlino nel 2012 per arginare l’attività degli agenti segreti veri sul territorio russo, emanata in seguito alle proteste antigovernative nel Paese per la salita al potere di Putin. Gli attivisti per i diritti umani vedono in questo nuovo editto una tattica brutale per colpire le voci critiche contro il governo e un modo per invadere la vita e la sicurezza dei giornalisti. Dal canto suo Mosca afferma che la legge è ‘solo’ una risposta alla decisione del governo degli Stati Uniti di vietare al canale di Stato russo RT la sua unità operativa sul territorio statunitense come secondo il Foreign Agents Registration Act.

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