Rama

  • Nazionalismo squallido e ingannevole

    Il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell’umanità.

    Albert Einstein

    “Che non ci raccontino troppe balle i nostri amici europei e che non ci chiedano più di quello che possiamo sopportare, mentre accarezzano la Serbia”. Così dichiarava il primo ministro albanese durante la riunione comune del governo albanese e quello del Kosovo il 26 novembre scorso a Peja (Kosovo). Da non credere! Perché si riferiva agli “amici” dell’Unione europea, e più precisamente della Commissione europea. E non soltanto a loro, ma anche ad alcuni dirigenti influenti di qualche paese europeo, altrettanto influente. Si riferiva proprio a quegli “amici” che fino a poco tempo fa si vantava della loro amicizia e del loro “sincero appoggio” che stavano dando all’Albania e, a tempo debito, anche al Kosovo. Il suo discorso era pieno di “dichiarazioni patriottiche e nazionaliste” e, essendo in Kosovo, anche di (finte) attenzioni ai problemi che sta affrontando il più giovane paese europeo, con una spiccata maggioranza albanese. Non a caso lui ha assunto il ruolo di colui che, per dei “sani principi”, non torna in dietro e attacca anche gli “amici europei”. In quel contesto il primo ministro albanese dichiarava il 26 novembre scorso a Peja che “La strada del futuro non si può costruire con dei coltelli dietro la schiena degli albanesi”. E i manici di quei coltelli erano nelle mani degli “amici europei” (Sic!). Proprio a quegli “amici” ai quali ha rivolto la sua “originale” imprecazione nella lingua, come ha sottolineato lui, “del Parlamento Europeo”: “What the fuck!”.

    Ma per coloro che conoscono il comportamento del primo ministro albanese, si è trattato semplicemente, e per l’ennesima volta, di squallide e ingannevoli minacce che nessuno dovrebbe prendere sul serio. Perché il primo che non crede a quello che dice è proprio lui stesso, il primo ministro albanese. Lo fa semplicemente per attirare e/o deviare l’attenzione mediatica e pubblica. Soprattutto in Albania, dove lui sta soccombendo sotto il peso enorme delle sue stesse malefatte. E lo fa assumendo il ruolo del patriota e di colui per il quale la questione nazionale rappresenta una priorità invalicabile. Auspicando, magari, anche delle reazioni forti da parte degli “amici europei”, che potrebbero permettergli in seguito, di certificare e sancire il ruolo del padre della patria e della nazione. Ma come spesso nessuno degli ‘amici europei” prende sul serio quanto dice il primo ministro albanese. E, men che meno, prende sul serio le sue minacce, comprese quelle nazionaliste. Non lo hanno preso sul serio neanche in precedenza, mentre il Consiglio dell’Unione europea prima e in seguito il Consiglio europeo, dovevano decidere nel giugno scorso, sull’apertura dei negoziati dell’Albania come paese candidato all’adesione nell’Unione europea. La decisione delle sopracitate istituzioni europee lo scorso giugno, nonostante la raccomandazione positiva della Commissione europea, è stata chiaramente negativa. Ignorando perciò sia le viscide e vergognose implorazioni del primo ministro albanese, che le sue minacce. Minacce che allora erano focalizzate soprattutto sul pericolo della presenza russa, turca, cinese e degli altri nei Balcani. Ergo anche in Albania. Non lo hanno preso sul serio per tre anni di seguito e neanche prima. Mentre lui, in prima persona e tramite la sua ben potente e organizzata propaganda mediatica, garantiva sempre e scommetteva sull’incondizionato appoggio europeo all’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Adesione che, visto come stanno andando le cose, dovrebbe ritardare non di poco. Ma nonostante nessuno lo prenda sul serio di quello che dice, minacce comprese, il primo ministro continua a fare lo stesso, come se niente fosse. Perché per lui è l’unico modo di apparire e farsi sembrare per quello che mai è stato e mai sarà. Questo è il suo modo di pensare e di fare. Pretende “favori” per niente meritati e per averli o si mette ad elemosinare senza scrupolo alcuno, oppure sguaina la spada e si mette a minacciare. Come ha fatto anche il 26 novembre scorso, durante la sopracitata riunione comune del governo albanese e quello del Kosovo. E per finirla in bellezza con le “minacce nazionaliste” in quell’occasione ha concluso, esprimendo la sua convinzione sull’unione “del Kosovo con l’Albania nel 2025, con o senza l’Unione europea”!

    Sono dichiarazioni che nonostante nessuno crede, possono servire come pretesto per altri paesi della regione, Serbia per prima, che non riconosce lo Stato del Kosovo, Si tratta di un aperto contenzioso che si porta avanti dal 17 febbraio 2008, quando il Kosovo proclamò la sua indipendenza dalla Serbia. Da sottolineare anche che dall’agosto scorso, si sta parlando di negoziati tra i due paesi per la ridefinizione dei confini, su basi etniche. Lo ha dichiarato per primo il presidente del Kosovo, per poi avere una conferma positiva da quello serbo. E tutto faceva capire che c’era anche il consenso “tacito” del primo ministro albanese in tutto ciò. Dichiarazione che ha scatenato subito aperte reazioni contrarie sia dalla maggior parte dei massimi livelli della politica in Kosovo che in Albania. Dichiarazioni ufficiali contrarie ad una ridefinizione dei confini tra la Serbia e il Kosovo sono arrivate anche dalle istituzioni dell’Unione europea e da singoli paesi. L’ultima chiara presa di posizione risale a qualche giorno fa. Si tratta della dichiarazione ufficiale del ministero degli Esteri tedesco, in risposta alle domande di un gruppo di deputati del partito Alleanza per la Germania (Allianz für Deutschland) sull’argomento in questione. Secondo il sopracitato ministero “il governo federale (tedesco; n.d.a.) ha chiaramente fatto sapere, in alcune occasioni, che non appoggia i cambiamenti territoriali nei Balcani, su base di criteri etnici”. Poi, alla domanda sulle dichiarazioni del primo ministro albanese, riguardo la possibilità dell’unione dell’Albania con il Kosovo se falliscono le trattative con l’Unione europea, la posizione del ministero degli Esteri tedesco è stata “diplomaticamente corretta”. La risposta era che “in Albania, come in altri paesi della regione (balcanica; n.d.a.) si discute sempre delle alternative possibili, nel caso non ci fosse l’adesione nell’Unione europea”. Le cattive lingue, da tempo dicono però, che in tutto ciò c’è dietro una ben definita strategia di un noto speculante miliardario di borsa statunitense. Sia per la ridefinizione dei confini tra il Kosovo e la Serbia, che di altre scelte geostrategiche nei Balcani, Albania compresa.

    Nel frattempo, il 26 novembre scorso, un dibattito televisivo in prima serata, ha messo a nudo la persona che guida il governo albanese. Gli sghignazzamenti, gli scherni, le repliche ciniche e spesso volutamente evasive e prive di significato, sono state le “armi” con le quali il primo ministro ha cercato di rispondere alle semplici e dirette domande di due degli invitati nel dibattito. Erano una nota opinionista delle relazioni internazionali ed un ex diplomatico. Chi scrive queste righe pensa che con quanto hanno fatto durante quel dibattito, essi hanno reso un grande servizio pubblico agli albanesi, e non solo a quelli che vivono in Albania. Hanno screditato il primo ministro facendolo finalmente apparire, in diretta televisiva, per quello che realmente è e non per quello che sempre cerca di sembrare.

  • Una ragazza orfana violentata anche dallo Stato

    Tutte le luci della verità purtroppo nulla possono per arrestare la violenza. Ma tutti gli sforzi della violenza non indeboliscono la verità, anzi, la rafforzano

    Blaise Pascal

    Succedeva nella seconda metà del luglio scorso in Albania. Una ragazza orfana, che vive soltanto con la madre e la sorella ad una trentina di chilometri dalla capitale, è stata spietatamente stuprata e violentata fisicamente e psicologicamente dal suo fidanzato, una persona problematica e riconosciuta in zona per le sue bravate. La ragazza, appena ha potuto, è andata a denunciare tutto presso il commissariato di Polizia più vicino. Ma il poliziotto di turno, appena ha sentito il nome dello stupratore, ha desistito di trattare il caso. Sì, perché il ragazzo stupratore è il figlio del deputato di zona, rappresentante della maggioranza governativa. Allora la ragazza orfana e senza difesa, tranne il suo coraggio, la sua rabbia e la sua disperazione, ha provato in un altro commissariato. La stessa cosa. Poi è andata in un commissariato a Tirana, dove finalmente ha ufficializzato la sua denuncia. Ma la pratica è stata rinviata, per competenza, presso il primo commissariato. Poi tutto si chiuse lì. Questo per quanto riguarda la cronaca.

    Il caso è stato denunciato allora dall’ex primo ministro. Ma la propaganda governativa, messa subito in moto, ha offuscato tutto. Poi altri scandali politici quotidiani, come sempre, hanno attirato l’attenzione, cosicché il caso della ragazza orfana avrebbe avuto la triste e drammatica sorte di chissà quanti altri casi. Ma grazie alla denuncia di un coraggioso ispettore di polizia il caso è stato riaperto la settimana scorsa. Si tratta dell’ispettore che aveva ricevuto la ragazza, dopo il trasferimento della sua pratica presso il commissariato di competenza. Lui, dopo aver sentito la ragazza, aveva contattato la procura e ha avuto l’ordine di arrestare lo stupratore. Ma niente ha potuto fare perché subito all’ufficio dell’ispettore sono piombati il padre deputato e suo fratello, insieme con il capo del gruppo parlamentare della maggioranza governativa e il sindaco della città. Mentre fuori attendevano altre persone armate. Tutto questo in un commissariato della polizia di Stato! Lo zio dello stupratore ha minacciato senza mezzi termini l’ispettore mostrandoli una pistola, se avesse cercato di arrestare suo nipote. L’ispettore ha informato subito dell’accaduto il suo superiore. Poi, non avendo avuto risposta o reazione alcuna, ha fatto lo stesso con i funzionari della Direzione Generale della Polizia di Stato. Ma anche da quegli uffici nessuna risposta o reazione. Sono arrivate ripetute, però, le minacce di morte all’ispettore. Al che egli ha scritto, chiedendo protezione per se e per la sua famiglia, al direttore generale della polizia di Stato, al ministro e al primo ministro. Come sempre, nessuna risposta. Allora l’ispettore ha deciso di fare quello che non avrebbe mai voluto fare. Avendo contro non solo il clan criminale del deputato di zona, ma anche le strutture dello Stato, egli è stato costretto il 14 settembre scorso a lasciare l’Albania, chiedendo asilo all’estero.

    Questi fatti e altri ancora sono stati resi noti dall’ispettore durante un’intervista televisiva la scorsa settimana. Una dettagliata intervista fatta da un professionista. Da sottolineare che l’ispettore non è un poliziotto qualsiasi. Risulta essere una delle pochissime persone della polizia di Stato che sono state addestrate per essere infiltrate in operazioni speciali di polizia. Cosa che lui ha fatto con successo in precedenza. Ed è stato grazie alla sua professionalità, alla sua integrità morale e al suo coraggio, che il caso della ragazza orfana e indifesa è stato riaperto, attirando tutta la dovuta attenzione pubblica e mediatica.

    I rappresentanti della maggioranza governativa, la sua potente propaganda insieme con i soliti opinionisti mercenari, trovandosi impreparati di fronte a tutto ciò, hanno reagito in maniera disordinata. Il primo a farlo è stato il capo del gruppo parlamentare della maggioranza, allo stesso tempo anche segretario generale del partito guidato dal primo ministro. Lo ha fatto perché l’ispettore lo ha nominato come una delle persone presenti mentre veniva minacciato nel suo ufficio. Come suo solito, lui ha mentito spudoratamente, per poi negare, senza batter ciglio, la sua precedente dichiarazione pubblica con un’altra successiva che non reggeva. Perché una data in un suo status, portato come prova, non lasciava dubbi. Si è verificato per l’ennesima volta quanto dice la saggezza popolare, secondo la quale chi si scusa si accusa. Poi sono entrati in gioco la propaganda governativa con i suoi pezzi grossi. Ma non potevano nascondere la verità e non potevano annebbiare i fatti documentati che non lasciavano dubbi. Durante questi ultimi giorni sono state tante le agghiaccianti novità, dalle quali risulta che la ragazza orfana è stata stuprata non solo dal figlio del deputato, ma anche dallo Stato. Costretti dagli sviluppi degli ultimi giorni, domenica scorsa finalmente hanno arrestato lo stupratore. Ma soltanto per molestia. E, tutto sommato, hanno già preparato la sua liberazione. Proprio lui che nel frattempo girava indisturbato e armato, nonostante dovesse essere arrestato. Perché si sentiva intoccabile. E lo era, se non fosse stato per le dichiarazioni del coraggioso ispettore, ora in esilio.

    Ma quello che irrita e offende l’intelligenza, in tutto questo caso, è l’atteggiamento del primo ministro. Dopo un silenzio iniziale, ha attaccato con la sua solita arroganza il coraggioso ispettore, chiamandolo farabutto. Proprio come ha fatto tre anni fa, il 16 settembre 2015, con un altro coraggioso commissario di polizia, anche lui ora in esilio all’estero, perché minacciato di morte. Proprio quel commissario che per primo ha denunciato il coinvolgimento diretto dell’ex ministro degli Interni, delfino del primo ministro, nel traffico internazionale degli stupefacenti. Adesso quel ministro è indagato. Il primo ministro ha fatto lo stesso come quando l’ex primo ministro denunciava in Parlamento l’uso degli aerei per il trasporto delle droghe. Alloro il primo ministro ha cercato di ridicolizzare, chiamando zanzare gli aerei. Il tempo però ha dimostrato che le “zanzare” del primo ministro trasportavano veramente e indisturbate droga verso le coste italiane. E l’elenco delle bugie del primo ministro, smentite in seguito, è lungo. Ma lui, per il momento, se ne infischia altamente, perché sa di controllare tutto e tutti, grazie alla connivenza con la criminalità organizzata. Chissà però fino a quando?!

    In questi giorni chi scrive queste righe ha pensato, tra l’altro, anche agli inchini mafiosi in Italia, con i quali la mafia pretende rispetto e devozione dai cittadini. Ma in quei casi le forze dell’ordine intervengono e fanno il loro dovere. Mentre in Albania sono le forze dell’ordine che si inchinano di fronte al potere occulto. Si inchina lo Stato! L’inchino in Albania assume, perciò, un aspetto diverso. Quello in cui le forze dell’ordine si mettono al servizio dei potenti, familiari e parenti compresi, per coprire le loro malefatte di ogni genere. Grazie al coraggio di un ispettore di polizia, questa grave realtà si è evidenziata di nuovo. Ma purtroppo questa volta una ragazza orfana e indifesa è stata violentata anche dallo Stato. Dallo stesso Stato che doveva proteggerla e che invece ha protetto il suo stupratore.

  • Irritante ipocrisia

    E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago,
    che un ricco entri nel regno dei cieli

    Vangelo secondo Matteo; 19/24

    Era una domenica di due anni fa. Era il 4 settembre 2016 quando in piazza San Pietro a Roma veniva proclamata santa Madre Teresa. Quella domenica, più di centomila persone arrivate da ogni parte del mondo volevano essere presenti alla sua santificazione. Papa Francesco, durante l’omelia, ha sottolineato che “la sua missione nelle periferie delle città e nelle periferie esistenziali permane ai nostri giorni come testimonianza eloquente della vicinanza di Dio ai più poveri tra i poveri”.

    Il 5 settembre scorso, giorno della sua ricorrenza, la Santa Madre Teresa è stata ricordata in tutto il mondo. Lo hanno fatto in molti, credenti e devoti alla Madre, ma anche tanta gente comune. Madre Teresa, essendo la prima santa albanese, è stata sentitamente ricordata anche in Albania.

    Purtroppo, approfittando dell’occasione, hanno scritto e pronunciato messaggi anche i corrotti politici albanesi, come al solito in questi casi. Cercando di capitalizzare l’opportunità, con le loro parole, quei luridi ipocriti, primo ministro in testa, ma anche tanti altri, hanno invece offeso tutto quello che rappresenta Madre Teresa per l’umanità intera. Proprio loro che, da anni, con il loro consapevole operato, hanno fatto l’opposto di quello che ha sempre fatto Madre Teresa durante tutta la sua vita. Proprio loro, i nuovi ricchi sfondati, che nell’arco di pochi anni da nullatenenti sono diventati  miliardari, hanno profanato, con le parole rivolte alla memoria di Madre Teresa, i suoi principi di vita, i suoi valori interni e il suo operato. Proprio loro, che hanno fatto della corruzione e della connivenza con la criminalità organizzata, la vera ragione e il vero obiettivo della loro vita, hanno cercato di trarre vantaggio da questa ricorrenza. E così facendo hanno rivelato, per l’ennesima volta, il loro vero volto. Quel volto che non possono mai nascondere le parole, la propaganda e neanche i miliardi. Rimanendo sempre quelli che in realtà sono: dei lillipuziani esseri abominevoli, in confronto alla grandezza e la santità di Madre Teresa.

    Una tra le tante gravi conseguenze del loro operato è l’evidente drastica polarizzazione sociale in Albania. Da un lato ormai ci sono pochi ricchi sfondati, e cioè dei politici altolocati, alcuni oligarchi e certi criminali camuffati, tutti legati da alleanze e accordi occulti. Mentre dall’altro lato c’è la maggior parte della popolazione, sempre più povera e sofferente. La casta dei ricchi che decide in Albania, ha fatto e sta facendo di tutto, con una prescelta diabolica strategia, per impoverire il popolo e per distruggere dalle fondamenta il sistema dell’istruzione pubblica. Perché loro sanno che un popolo povero e incolto lo puoi condizionare e manipolare con più facilità quando serve. Il 5 settembre scorso sono stati anche questi altolocati politici farabutti che hanno mandato messaggi “di cuore” per ricordare l’opera di Madre Teresa! Una irritante e offensiva ipocrisia allo stato puro!

    Quelli che governano e gestiscono attualmente la cosa pubblica in Albania sono i discendenti politici e biologici di coloro che hanno governato il paese durante la dittatura comunista. Sono i discendenti di coloro che hanno sempre negato a Madre Teresa un visto d’ingresso in Albania per permetterle di stare vicina alla madre e alla sorella, prima che esse chiudessero gli occhi. Sono stati proprio i predecessori politici e biologici degli attuali governanti e gestori dell’Albania che oscuravano e censuravano qualisasi notizia che riguardava Madre Teresa, compresa quella della consegna del Premio Nobel per la Pace (Patto Sociale n.233; 278). Mentre adesso i loro discendenti, quelli che governano e gestiscono tutto in Albania in maniera abusiva, corruttiva e illecita, rendono omaggio alla Santa Madre Teresa. In Albania c’è un detto popolare “Muoia, per poi volerti bene”, esprimendo così, con molta saggezza, l’ipocrisa di certi esseri umani.

    Gli attuali governanti e gestori della cosa pubblica in Albania sono i veri ideatori e attuatori dello stridente e reale contrasto tra il lusso e l’immensa ricchezza, impropriamente e abusivamente generate e che loro possiedono ingiustamente, e la povertà e le sofferenza in cui vive la maggior parte degli albanesi. I casi pubblicamente denunciati e noti sono innumerevoli e aumentano di giorno in giorno.

    Stando alle cose sacre, l’ultima denuncia pubblica a carico del primo ministro, è stata fatta la scorsa settimana da un noto e licenziato collezionista di icone. Parte della sua collezione l’aveva ereditata dal nonno e dal padre, noti collezionisti anch’essi. Erano circa tremilla, tra icone e altri oggetti di valore, e tutto ufficialmente registrato e catalogato. Icone che sono state esposte in diverse mostre e gallerie, sia in Albania che all’estero. Nell’ottobre 2013, neanche un mese dopo che l’attuale primo ministro avesse cominciato ufficialmente il suo mandato, il collezionista veniva arrestato e tutta la sua collezione veniva sequestrata.

    Dopo aver fatto ingiustamente quattro anni di carcere, dopo aver perso la maggior parte della sua preziosissima collezione, dopo aver trovato la sua famiglia distrutta, il collezionista, in misere condizioni e aiutato da alcuni amici, adesso accusa pubblicamente il primo ministro. Lo accusa, nonostante sia stato aggredito fisicamente e abbia ripetutamente ricevuto minacce di morte. Lo ha accusato anche la scorsa settimana, con tanti documenti alla mano. Documenti che dimostrano palesemente la violazione di tutte le procedure e delle leggi in vigore nella Repubblica d’Albania, riferendosi sia all’arresto e alla condanna del collezionista che al sequestro della sua collezione. In più sono stati resi pubblici documenti che dimostrerebbero la “scomparsa” di centinaia di icone e di altri oggetti, parte della collezione. Il valore stimato delle icone “smarrite” ammonterebbe a circa 63 milioni di euro! Bisogna sottolineare che è pubblicamente nota la predilezione del primo ministro per le icone. Da sottolineare anche che di fronte a queste pesanti accuse pubbliche, ad oggi, c’è stato un totale silenzio da parte del primo ministro e/o da chi per lui. Proprio.nessuna risposta e/o altra reazione. Nonostante sia pubblicamente nota la smania del primo ministro di “cinguettare” per qualsiasi cosa. Nel frattempo il collezionista, non avendo trovato giustizia dal “sistema riformato” della giustizia albanese, controllato dal primo ministro, è riuscito a registrare il suo caso presso la Corte europea dei Diritti dell’Uomo a Strasburgo. Che anche Madre Teresa preghi e lo aiuti per trovare finalmente la sua giustizia! Proprio lei che, come ha sottolineato Papa Francesco durante l’omelia per la sua canonizzazione, “…ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini, dinanzi ai crimini della povertà creata da loro stessi!”.

    Chi scrive queste righe ripudia i “nuovi ricchi albanesi” che, con la loro irritante ipocrisia, cercano di “santificarsi” e di “santificare” tutte le loro malefatte e i loro crimini. Ma anche lui è convinto che per quei luridi e abominevoli farabutti non ci sarà mai posto nel Regno dei Cieli. Non lo permetterebbe neanche Madre Teresa.

  • Il tempo è dei farabutti ma….

    Il teatro resiste come un divino anacronismo

    Orson Welles

    La scorsa settimana in Albania è stata resa pubblicamente nota la decisione di passare in Parlamento una legge speciale, solo con i voti della maggioranza governativa. Legge che permetterebbe l’attuazione di un progetto di speculazione edilizia in pieno centro a Tirana. Si tratterebbe di un’idea fissa dell’attuale primo ministro, espressa pubblicamente e tentata da quanto lui era ministro della Cultura, nel 1998 e in seguito, ma sempre contestata e bloccata. Adesso, da primo ministro, ci sta provando di nuovo, con più arroganza e determinazione.

    Si tratta di un progetto che prevede la demolizione del Teatro Nazionale e dell’appropriazione illecita dell’area pubblica circostante, per poi costruire alcune altissime torri di cemento armato in pienissimo centro della capitale.Siamo davanti, perciò, ad un affare speculativo edilizio che comporterebbe profitti finanziari elevatissimi. Le cattive lingue parlano di riciclaggio di denaro sporco proveniente dai traffici illeciti, aumentati paurosamente in questi ultimi anni. E forse le cattive lingue possono aver ragione, come è accaduto spesso ultimamente in Albania. Lo confermerebbero anche diversi e autorevoli rapporti di altrettante istituzioni specializzate internazionali, che elencano l’Albania tra i primi Paesi nel mondo per riciclaggio del denaro sporco. Lo rivelava anche un’indagine della nota agenzia Euronews nel dicembre scorso, dalla qualle risultava che l’Albania era al primo posto in Europa!

    Tornando al sopracitato progetto, dopo i precedenti fallimenti per attuare la sua diabolica idea, questa volta il primo ministro ha scelto un altro percorso. Per essere sicuro nella sua impresa e scavalcare i tanti palesi e insormontabili ostacoli legali, lui ha trovato la soluzione della legge speciale. Proprio di quel tipo di leggi che, come prevede la Costituzione, si adoperano soltanto in casi eccezionali, come conflitti armati, invasioni e altre determinate e previste emergenze. L’Albania non è in guerra con nessun altro Paese. Avrebbe dovuto, invece, dichiarare guerra a tanti mali interni che lo stanno divorando. Ma non lo ha fatto, anzi! In Albania non si sta affrontando alcuna emergenza, dovuta a cause naturali e/o di altro genere. Si stanno evidenziando però e purtoppo, da alcuni anni, altri tipi di emergenze e nessuno sta muovendo un dito per arginarle. Si tratta della diffusione capilare della corruzione, della paurosa crescita delle attività della criminalità organizzata, del continuo impoverimento reale della popolazione, del problematico aumento del numero dei richiedenti asilo all’estero ecc. In una simile e grave situazione, si propone però una legge speciale per la demolizione del Teatro Nazionale e per passare tutta l’area ad un privato prescelto dal primo ministro per costruire dei grattacieli in pieno centro della capitale. I guadagni, secondo i calcoli resi pubblici dagli specialisti, sarebbero enormi. Molti giuristi e opinionisti sono convinti che si tratta di una proposta di legge del tutto anticostituzionale, totalmente clientelistica e corruttiva. In più, una simile proposta potrebbe rappresentare un pericolosissimo precedente. Anche perché l’approvazione in tutta fretta e l’uso delle leggi speciali, nell’attuale realtà albanese significano semplicemente legalizzare, cioè tutelare legalmente, la galoppante e capillare corruzione governativa, ormai ben nota anche internazionalmente. In questo modo si garantisce l’incolumità penale di tutti coloro che, d’ora in poi, si possono appropriare ingiustamente e clientelisticamente delle proprietà pubbliche, sormontando ogni precedente ostacolo costituzionale e legale.

    Di fronte ad una simile ed allarmante situazione, i primi a reagire sono stati i diretti interessati, cioè gli artisti. Tutto iniziò quattro mesi fa, quando è stata resa pubblica la diabolica intenzione di demolire il Teatro Nazionale. Allora non si sapeva ancora tutto ciò che si sa adesso. Ma quello bastava e avanzava per avviare una nuova e legitima battaglia. La battaglia tra gli artisti e il primo ministro pittore, affiancato, come facciata, dai suoi sottomessi sostenitori; il ministro della cultura, il sindaco della capitale e altri “crumiri” dalla comunità artistica. Infatti questa battaglia è, in sintesi, parte integrante della vera battaglia, che si sta svolgendo dal 2013 in Albania, e cioè la sacrosanta battaglia per la difesa della democrazia e dello Stato legale, contro la corruzione e la criminalità organizzata.

    La misera scusa del primo ministro e dei suoi ubbedienti sostenitori pubblici è la mancanza dei fondi pubblici per finanziare la ricostruzione dell’edificio del Teatro Nazionale. Misera e ridicola scusa, perché durante questi ultimi anni sono stati ricostruiti molti edifici pubblici, anche se, spesso, non si presentava il bisogno. Ci è voluto, però, poco tempo per evidenziare che si trattava semplicemente di una grande speculazione edilizia e finanziaria, mai trasparente e con molti ben fondati sospetti di abusi finanziari con il denaro pubblico. Sono stati buttati in aria milioni per decorazioni, palme esotiche comprese, marcite poco dopo essere state piantate. Ma non sono stati mai trovati, volutamente, dei modesti finanziamenti pubblici, per ricostruire l’edificio del Teatro Nazionale. E neanche per costruire delle nuove sale, perché ormai Tirana ha bisogno non di uno, ma di diversi teatri, sparsi in diversi luoghi della capitale.

    Bisogna sottolineare che il Teatro Nazionale non è semplicemente un edificio e basta. Il Teatro Nazionale rappresenta la storia della nascita e dell’evoluzione di tutte le arti sceniche in Albania. Quell’edificio, progettato da noti architetti italiani a fine anni ’30 del secolo passato, dal 1945 in poi è stata la culla di tutte le scuole artistiche albanesi. Lì hanno debuttato l’orchestra filarmonica, il circo e il teatrino delle marionette. Il Teatro rappresenta, però, anche un importante aspetto umano, spirituale ed emozionale, non solo per gli attori e altri che hanno lavorato lì, ma per tante altre persone di diverse generazioni. Il Teatro è parte integrante della storia della capitale, dichiarata come tale soltanto nel 1920. Perciò abbattendo quell’edificio, si abbattono, si distrugono e si perdono per sempre tutti questi valori. Semplicemente per far guadagnare miliardi ad alcunti farabutti.

    Da venerdì scorso, gli artisti, appoggiati da cittadini consapevoli, si radunano ogni sera per protestare contro il progetto del primo ministro, che mira alla demolizione del Teatro Nazionale e alla costruzione, al suo posto, di mostri di cemento armato in pieno centro della capitale.

    Chi scrive queste righe è convinto che anche la scelta del tempo non è stata casuale. Il campionato mondiale di calcio attira l’attenzione del pubblico. L’estate è alle porte, ma soprattutto con la sopracitata legge speciale non si può contestare più presso la Corte Costituzionale, perché da qualche settimana è incapace di deliberare. Il primo ministro ha ormai le mani libere per realizzare il suo diabolico piano.

    Nel frattempo vibrano in aria, fanno riflettere ed emozionano le parole di uno tra i più noti attori albanesi viventi, durante uno dei raduni di protesta pacifica degli artisti. “Il tempo è dei farabutti, ma l’Albania è degli albanesi!”.

  • Aspettative sempre più incerte

    L’orribile peso dell’incertezza ingrandisce tutto, moltiplica le possobilità,
    prende per realtà delle chimere e delle chimere per realtà:
    questo peso schiacciante non è comparibile a nient’altro

    Conte di Mirabeau

    Il 15 maggio scorso il primo ministro albanese è stato intervistato da Euronews sulle aspettative europee dell’Albania. Accadeva proprio due giorni prima della riunione del Consiglio europeo a Sofia, durante il semestre della presidenza bulgara. Un importante vertice per discutere sulla prospettiva europea dei Paesi balcanici.

    Durante quell’intervista il primo ministro ha cercato di ingannare di nuovo. Con le sue solite acrobazie verbali, ha tentato di schivare le domande dirette del giornalista, molto ben informato sulla vera realtà albanese. Realtà che ormai non si può nascondere e che pesa come un macigno. Perché non si possono più nascondere e negare la corruzione diffusa e la ben radicata criminalità organizzata che convive con i massimi livelli della politica. Non si possono più nascondere e negare i tanti scandali che vedono coinvolti i più alti rappresentanti della maggioranza politica albanese. Non si possono più nascondere e negare le promesse fatte e mai mantenute, nonché i fallimenti continui con le sbandierate riforme, mai realizzate. Compresa quella della giustizia, con la scusa della quale il primo ministro mirava al controllo del sistema. Controllo che, dati e fatti alla mano, sembrerebbe l’abbia finalmente ottenuto. Lui, però, ha cercato di nascondere tutto ciò, nella [sempre più svanita] speranza che si possa avere una decisione positiva, riguardo all’apertura dei negoziati dell’Albania come Paese candidato all’adesione all’Unione europea. Decisione che verrà presa a fine giugno prossimo dal Consiglio dell’Unione europea. Una decisione che diventa sempre più importante per la sopravvivenza politica del primo ministro albanese.

    In una simile difficile e disperata situazione personale, lui ha cercato di trattare come un’elemosina l’apertura dei negoziati. Un modo tutto suo, vigliacco, vergognoso e senza alcuna dignità. Lo testimoniano le sue parole dette durante la sopracitata intervista. “Abbiamo bisogno di aprire i negoziati a giugno. Solo questo. Non vogliamo nient’altro. Soltanto aprire i negoziati. All’Europa non costa niente tutto ciò, non pagherà un centesimo. Per noi è questione di vita o di morte. Nel senso che l’apertura dei negoziati per noi significherebbe passare nel futuro e lasciare dietro, finalemente, il passato”. Proprio così, una questione di vita o di morte per il primo ministro albanese. Uno psicologo avrebbe detto che ha parlato non la sua parte razionale, ma il suo subconscio. Morte di chi e di cosa?! Certo non dell’Albania e degli albanesi che, nonostante quanto hanno subito e stanno subendo, senz’altro sopravviveranno anche a questa disgrazia della loro storia.

    Durante il sopramenzionato vertice di Sofia si è lasciato capire, diplomaticamente parlando, che per il momento “non ci saranno nuove adesioni”, ma bensì un “nuovo rapporto di ‘partenariato’. Il presidente francese Macron ha ribadito che “Quello che abbiamo visto durante questi ultimi quindici anni è stato un percorso che ha indebolito l’Europa ogni volta che pensiamo di allargarla”. Perché l’Unione europea, ha proseguito lui convinto, “…non ha più regole e continua a muoversi verso un più ampio allargamento”. Il presidente Macron non è contrario che “i Paesi dei Balcani occidentali abbiano uno strategico dialogo rafforzato ed una prospettiva europea”, perché così si possano “seguire le riforme che sono state intraprese e che le incoraggiamo, ma senza essere tolleranti, oppure ipocriti”. Proprio di quella tolleranza e ipocrisia che avrebbe un così vitale bisogno il primo ministro albanese. Finalmente si sta parlando anche di tolleranze e ipocrisie. Era ora e che sia di buon auspicio!

    Non solo la Francia e la Germania, ma anche l’Olanda potrebbero non dare il loro consenso a quanto sta aspettando il primo ministro albanese, come “una questione di vita o di morte”. Lo ha dichiarato, all’inizio di questo mese a Tirana, il rappresentante della delegazione olandese della Camera dei Rappresentanti. Riferendosi all’apertura dei negoziati a fine giugno prossimo, lui ha detto “il nostro governo è estremamente esitante“. I motivi sono sempre la corruzione, la criminalità organizzeta ecc. Immediate sono state le reazioni diffamatorie del primo ministro albanese e di alcuni alti rappresentanti della sua maggioranza politica. Ma è stata altrettanto immediata la replica del rappresentante della delegazione della Camera olandese dei Rappresentanti. Durante una sua intervista al noto quotidiano “De Telegraaf”, e riferendosi a quelle diffamazioni, lui ha detto “come si vede, con le nostre domande, abbiamo calpestato qualcosa molto sensibile in Albania. Comunque sia, abbiamo preso nota di tutto”.

    Il 25 maggio scorso è arrivato l’ennesimo schiaffo alle aspettative sempre più incerte del primo ministro albanese da parte del presidente della Commissione per gli Affari europei del Bundestag tedesco. Lui, senza mezzi termini, ha dichiarato per il quotidiano “Die Welt” che per il momento è “contro l’inizio dei negoziati per l’adesione dell’Albania (nell’Unione europea; n.d.a.). È molto presto per l’apertura dei negoziati”. L’alto rappresentante del Bundestag ha chiarito che stanno seguendo particolarmente l’andamento e l’esito della “…lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, che arriva fino ai più alti livelli del governo”. Più chiaro di così non si può!

    Ormai sempre più persone, in Albania e all’estero, si stanno convincendo che il processo dell’adesione dell’Albania nell’Unione europea è compromesso anche, e soprattutto, dalla realtà vissuta. Realtà dove regna la corruzione diffusa, la connivenza della criminalità con i massimi livelli della politica e dove gli scandali governativi si susseguono l’un l’altro con una paurosa e allarmante frequenza. Ragion per cui risulteranno invani tutti i tentativi e le scuse del primo ministro per dare la colpa agli altri, nel caso di una decisione negativa. Compresi anche i “nemici stranieri”. Come nel periodo buio della dittatura.

    Chi scrive queste righe è convinto, come lo ha sempre ribadito, che l’Albania possa e debba aprire i negoziati dell’adesione all’Unione europea solo e soltanto per meriti verificabili e verificati. Non certo per “ragioni geopolitiche di stabilità” e, men che meno, per “elemosina”. Perché se così fosse, non sarà lontano il tempo in cui i problemi esportati dall’Albania saranno maggiori di quelli attuali. Lui è altresì convinto che anche la giustificazione secondo la quale “la situazione potrebbe essere messa sotto controllo dalle istituzioni comunitarie una volta aperti i negoziati” non è realistica e lascia il tempo che trova. Perché la propaganda governativa, sotto la regia del primo ministro, avrà un enorme supporto da tutto ciò. Lui userebbe il “successo” dell’apertura dei negoziati come una potente e vincente alibi per coprire ogni scandalo e altro ancora. Come ha fatto spesso in passato, anche con l’appoggio e la copertura di certi ambasciatori accreditati in Albania e/o di alcuni alti rappresentanti delle istituzioni europee, la Commissione in testa. Attenzione!

  • Seguito inevitabile di uno scandalo in corso

    Da uno capisci come sono tutti.

    Virgilio, Eneide

    Il lettore de “Il Patto Sociale” è stato informato la scorsa settimana sullo scandalo, tuttora in pieno svolgimento, nel quale si presume siano direttamente coinvolti il fratello dell’attuale ministro albanese degli Interni e lo stesso ministro.

    Per la cronaca, alle documentate accuse dell’opposizione (Patto Sociale n.311), sono state aggiunte altre durante gli ultimi giorni, altrettanto gravi e basate su materiali audio e/o video. Si tratta di una registrazione audio di un colloquio tra un trafficante di stupefacenti con il fratello del ministro. In seguito, per smontare le “controaccuse” della propaganda governativa, che insinuava una “messa in scena tra due attori”, il 17 maggio scorso è stata resa pubblica un’intervista del trafficante in causa. Di nuovo la propaganda governativa ha tentato di minimizzare l’effetto dell’intervista, cercando di spostare l’attenzione dalla sostanza di quello che è stato detto. Per rendere tutto chiaro e trasparente, il 19 maggio scorso, è stata pubblicata l’intervista del giornalista che aveva realizzato sia la sopracitata registrazione audio tra il trafficante e il fratello del ministro degli Interni, che l’intervista al trafficante. Il giornalista, conspevole della sua responsabilità e delle probabili ripercussioni personali, ha raccontato fatti importanti e ha confermato che altri materiali audio e/o video saranno resi pubblicamente noti nel prossimo futuro. L’effetto è stato immediato e grande.

    La scorsa settimana dovrebbe essere stata molto dura e con non poche delusioni per il primo ministro albanese. Martedì scorso, a Parigi, non è riuscito a convincere il presidente francese Macron, a cambiar opinione sulla realtà in Albania. In seguito, giovedì 17 maggio, durante il vertice dell’Unione europea per i Balcani occidentali a Sofia, sono state ulteriormente assottigliate le aspettative dell’apertura dei negoziati per l’adesione dell’Albania nell’Unione europea. Mentre, nel frattempo, in patria la situazione si rendeva sempre più carica e pesante per le novità relative allo scandalo in corso.

    In una simile e difficile situazione, il primo ministro ha cercato ricorso, come suo solito, nelle bugie. Bugie clamorose e goffe che, ogni giorno che passa, convincono sempre meno persone. Mettendo così in grande imbarazzo se stesso e i suoi sostenitori. Sono risultati vani i suoi tentativi, nonché quelli del ministro coinvolto e dei “mercenari mediatici” arruolati dalla propaganda governativa, per minimizzare l’inevitabile effetto della pubblicazione dei materiali compromettenti.

    Il primo ministro aveva spudoratamente mentito il 13 maggio scorso a Torino, durante una presentazione al Salone del Libro. Cercando di difendere il fratello del suo ministro degli Interni, aveva detto che ”Il fratello del ministro degli Interni è in galera, arrestato dalla polizia”. Proprio quel fratello che, in aperta violazione delle leggi in vigore in Albania, all’inizo della scorsa settimana e da libero cittadino però, risulterebbe “tornato in Italia per scontare la pena”!

    Il 16 maggio scorso, questa volta a Tirana, in seguito alla pubblicazione della sopracitata registrazione audio, il primo ministro ha mentito clamorosamente di nuovo. Durante la riunione del suo gruppo parlamentare, tentando di trattare come manipolata la registrazione in questione, dichiarava di aver ricevuto il giorno prima “la risposta dell’analisi scientifica, eseguita in uno dei più seri laboratori del mondo. A me questa risposta mi basta. Sto facendo una parentesi, non per urlare contro le indagini, oppure per influenzare le indagini, ma mi basta per dire a voi che non siamo assolutamente di fronte ad una prova compromettente … con un materiale non autentico, a carico del ministro degli Interni”. Noncurante però di un semplice ma significativo fatto. E cioè che la procura aveva ottenuto come prova il materiale audio nemmeno 24 ore prima. Tempo completamente insufficiente per mandare, analizzare e avere la risposta sull’autenticità del materiale audio. In più, nel [improbabile] caso fosse vero che il primo ministro avesse mandato ad analizzare il materiale, in possesso della procura soltanto da poche ore, allora sarebbe stata una flagrante doppia violazione delle leggi in vigore. La prima, da parte della procura stessa che avrebbe consegnato il materiale al primo ministro. La seconda, da parte del primo ministro che avrebbe esercitato senza competenze legali in riguardo. Essendo, nel frattempo e comunque, sempre consapevole e chiaro a mandare pubblicamente (oltre ad altri ben probabili e disponibili canali di communicazione) determinati messaggi in codice a chi di dovere. Secondo l’opposizione e tanti noti analisti politici, i destinatari di tali messaggi sarebbero le strutture del sistema della giustizia, la procura per prima. Forse qualcuno ha fatto presente queste incongruenze al primo ministro. Perché in seguito ha cambiato versione, per arrivare ad affermare l’opposto contrario. E sempre come se niente fosse.

    Lo ha fatto di nuovo il 19 maggio scorso. In seguito alla pubblicazione delle sopracitate interviste del trafficante e del giornalista, il primo ministro e la propaganda governativa si sono trovati in difficoltà vistose e crescenti. Proprio lui, il primo ministro, che aveva garantito della falsità del materiale audio tre giorni prima, ha contraddetto palesemente e clamorosamente se stesso tre giorni dopo. Sempre riferendosi al materiale compromettente sopracitato, ha dichiarato che avrebbe atteso “con pazienza la prova scientifica relativa all’intercettazione audio da parte della procura e saremmo qui; gli albanesi vedranno e giudicheranno”!

    In quanto allo scandalo in corso, le verità che stanno venendo a galla e gli altrettanti falliti tentativi di minimizzarle sono ormai a portata dell’opinione pubblica. Sono tanti i fatti e le cose da scrivere e analizzare, ma lo spazio a disposizione è limitato. E con il passare delle ore e dei giorni altri fatti clamorosi si attendono ad essere resi pubblici.

    Vale la pena però notare quanto accadeva durante la conferenza stampa del primo ministro al suo drammatico rientro dalla Sofia il 18 maggio scorso. Mentre con i suoi soliti tentativi cercava di manipolare l’opinione pubblica, è intervenuta anche una giovane giornalista. Dopo che il primo ministro ha cercato di intimidirla, dicendole di fare propaganda con le sue domande, lei ha risposto prontamente e senza ambiguità. “Non è propaganda, è una domanda riferita agli sviluppi. Abbiamo un ex-ministro (degli Interni; n.d.a.) agli arresti domiciliari per traffico di droga e un ministro degli Interni accusato di aver offerto immunità al suo fratello.[…]. Questa non è propaganda”. Con le sue semplici e dirette parole, senza lasciarsi intimide da chi aveva di fronte, lei ha messo in mostra tutta la fragilità e la crisi interiore del “potente” primo ministro. Costringendolo, addirittura, ad interrompere la sua conferenza stampa e di scappare via.

    Chi scrive queste righe è convinto, tra l’altro, che il processo di adesione dell’Albania nell’Unione europea si compromette ulteriormente anche e soprattutto per gli scandali del primo ministro e dei suoi ministri. Virgilio aveva ragione. Da uno capisci come sono tutti.

  • Mentono spudoratamente

    Mentre credi di scusarti, ti accusi
    San Girolamo; Lettere

    Quello di dire bugie, senza batter ciglio, sembrerebbe essere un distintivo vizio del primo ministro albanese. Lo ha dimostrato, per l’ennesima volta, anche domenica scorsa a Torino. Ospite al Salone del Libro per una sua presentazione, veniva contestato da alcuni suoi concittadini presenti. Con dei volantini in mano, denunciavano la connivenza tra la criminalità organizzata e il potere politico in Albania. Una volta allontanati i contestatori dalle forze dell’ordine, il primo ministro ha mentito di nuovo spudoratamente, come suo solito, quando si trova in difficoltà. Come se niente fosse ha detto che ”il fratello del [attuale] ministro degli Interni è in galera, arrestato dalla polizia” (Sic!). Mentre tutti sanno in Albania e non solo che il fratello dell’attuale ministro degli Interni è un libero e potente imprenditore sul quale grava una condanna di forma definitiva della Corte di Cassazione italiana del 12 settembre 2012, mai eseguita, per traffico internazionale di stupefacenti. Semplicemente perché il fratello del ministro, cambiando il nome, ha goduto sempre della protezione di suo fratello, potente politico, fedele e molto vicino al primo ministro.

    In Albania dal 2013 ad oggi i due titolari del ministero degli Interni, che come obbligo legale ed istituzionale, per antonomasia, hanno la lotta contro la criminalità, sembrerebbe siano legati alla criminalità tramite stretti parenti e altro. Tutti e due sono stati scelti, e in seguito protetti, costi quel che costi, dal primo ministro. Del primo il lettore de “Il Patto Sociale” è stato informato continuamente, anche la scorsa settimana. Del secondo, lo scandalo, riaperto negli ultimi giorni, nel quale sembrerebbero coinvolti lui e il suo fratello, è tuttora in corso. Ma per il momento si potrebbe, per lo meno, fare una semplice riflessione. Come mai il primo ministro, in seguito a continue denunce pubbliche, sia dell’opposizione che dei media, avendo l’obbligo di verificare tutto, ha cercato invece, come suo solito, di nascondere questa allarmante e grave realtà?!

    Due anni fa lui, cercando di difendere l’attuale ministro degli Interni, allora presidente della Commissione parlamentare per la Riforma della Giustizia, gridava contro il suo predecessore, l’ex primo ministro (2005 – 2013), accusandolo di aver creato una falsa storia nei riguardi del fratello del ministro. Allora la considerava “Una storia con droga dal Venezuela, per il padre di due bambini (il fratello del ministro; n.d.a.) che fa il suo lavoro onesto”. Ma che aveva, secondo il primo ministro, una sola colpa: quella di essere “il fratello della persona che dirige la Commissione parlamentare per la Riforma [della Giustizia] più importante e più difficile in questi ultimi 25 anni”. Dai documenti, compresa anche la delibera della Corte di Cassazione italiana, presentati la scorsa settimana dai rappresentanti dell’opposizione, risulterebbe però che oltre al Venezuela ci sarebbero anche altri paesi dove il fratello del ministro avrebbe esercitato la sua attività di trafficante di stupefacenti.

    Una difesa, quella del primo ministro, che è seguita anche giovedì scorso durante la seduta plenaria del parlamento, e dopo che l’opposizione aveva reso noti i documenti che incolperebbero, senza equivoci, il fratello del ministro. Il primo ministro, come spesso, anche in questo caso, ha abusato con la mancata reazione dell’ambasciatore statunitense, dicendo che se ci fosse stata qualcosa di vero sul fratello del ministro e del ministro stesso, allora “…avrebbe parlato il nostro prezioso amico e [ben] presente nel nostro ambiente: l’ambasciatore degli Stati Uniti.”! Lo ha fatto anche in precedenza, usando “il silenzio” dell’ambascitore statunitense e/o quello della rappresentante dell’Unione europea a Tirana, quando si è trovato di fronte a situazioni imbarazzanti e difficilmente difendibili. Ma questa volta l’ambascitore non ha fatto “la sua spalla”. Ha reagito subito, contraddicendo quanto aveva detto il primo ministro e dichiarando che “gli Stati Uniti d’America stanno seguendo [e analizzando] le accuse” relative al fratello del ministro degli Intenri e che il primo ministro “parli [soltanto] a nome suo, mentre noi [Stati Uniti] parleremmo a nome nostro”! Essendo la prima volta che da parte dall’ambasciatore statunitense arriva una simile reazione, tutto fa pensare ad una cosa che supera alcune persone, nonostante esse siano un primo ministro, un ministro degli interni e/o altri.

    Questo per quando riguarda lo scandalo in pieno sviluppo, che coinvolgerebbe l’attuale ministro albanese degli Interni. Proprio quel ministro, che durante la prima seduta dell’attuale legislatura, il 12 settembre 2017 in Parlamento, cercava di nascondere la verità riguardante il suo fratello. In quell’occasione, parlando in politichese, diceva “…sono pronto, in ogni tempo, ad affrontare le mie responsabilità. Non intendo però replicare al vostro (dell’opposizione; n.d.a.) tran tran da quindici anni ormai… che si ripette ogni volta siete costretti ad attaccarmi politicamente”. Mentre dai documenti presentati la scorsa settimana dall’opposizione, risulterebbe, tra l’altro, che l’attuale ministro degli Interni, nel marzo 2017, nella veste di presidente della Commissione parlamentare per la Riforma della Giustizia e abusando di quel potere istituzionale, avrebbe falsificato un articolo di una proposta di legge, approvata dalla maggioranza parlamentare. E guarda caso, si tratterebbe di un articolo del nuovo Codice Penale, approvato nell’ambito della Riforma della Giustizia, che scagionerebbe il fratello del ministro, sia dalla possibilità di essere estradato in Italia per scontare la pena di sette anni e due mesi, che per scontare quella pena in una prigione in Albania. Ad ora nessuna plausibile e convincente smentita dal diretto interessato. Che sarebbe, in realtà, una missione molto difficile, perché i documenti sembrerebbe non lasciano spazi per tergiversare e mentire. Lo stesso ministro, mercoledì scorso però, dopo le prime sopramenzionate accuse dell’opposizione, non ha potuto più negare la verità del fratello trafficante. Lui ha ammesso finalmente che la storia di suo fratello, “legata ad una vicenda del 2002, quando lui era un 25enne trovato nel posto sbagliato e in compagnia delle persone sbagliate, non implica né ieri e né oggi il governo del quale faccio parte. Quella è stata e rimane una sua e soltanto sua storia personale”. Non ha potuto e, ovviamente, non ha voluto dire che il ministro è obbligato per legge, nonché moralmente, a rendere conto dei suoi stretti parenti, fratello incluso. La prevede anche la legge antimafia in vigore, guardiano e garante dell’attuazione della quale in Albania è istituzionalmente il ministro degli Interni. Il che significa, tra l’altro, che l’Albania è l’unico Paese dove il ministro, che ha l’obbligo istituzionale di garantire la corretta attuazione della legge antimafia, con ogni probalilità, è lui stesso soggetto di quella legge.

    Chi scrive queste righe è stato sempre convinto che in Albania la connivenza tra la criminalità organizzata e i massimi livelli della politica sia una pericolosa e allarmante realtà. In attesa di ulteriori sviluppi, diamo retta a San Girolamo perché si sa, “Mentre credi di scusarti, ti accusi”.

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