Ricerca

  • La sanità sconta 14mila cervelli via in 10 anni e chiede investimenti nella ricerca

    La ricerca clinica in Italia langue. Da un lato, infatti, il finanziamento pubblico alle sperimentazioni indipendenti mirate allo sviluppo di nuove cure ancora insufficiente, dall’altro le regole attuali ostacolano gli scienziati e vanno velocizzate le procedure autorizzative e le approvazioni dei Comitati Etici. Senza contare ‘l’emigrazione’ dei cervelli verso l’estero, con una perdita di circa 14mila ricercatori dal 2008 ad oggi. Per questo – come da richiesta avanzata in una conferenza stampa dai principali gruppi di esperti che si occupano di sperimentazioni nel nostro Paese, cioè ACC (Alleanza Contro il Cancro), FADOI (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti), FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups), Fondazione GIMEMA (per la promozione e lo sviluppo della ricerca scientifica sulle malattie ematologiche) e GIDM (Gruppo Italiano Data Manager) –  è necessario che finanziamenti dai 20 miliardi del Recovery Plan indirizzati alla sanità siano riservati proprio alla ricerca clinica indipendente.

    Servono, innanzitutto, più fondi. Nel 2018, rilevano le associazioni, solo 24 milioni 163mila euro sono stati erogati dal Ministero della Salute per sostenere le sperimentazioni non sponsorizzate dall’industria. Un abisso separa questa cifra dagli 806 milioni di dollari erogati negli Stati Uniti nel 2017 solo per gli studi sul cancro. Ma non solo. I gruppi di ricerca hanno anche inviato alle Istituzioni un documento in cui vengono delineati i tre capisaldi per il rilancio della ricerca clinica: semplificare e velocizzare le procedure autorizzative, stabilizzare contrattualmente il personale di supporto, potenziare le infrastrutture digitali per garantire un salto di qualità degli studi. E’ inoltre necessario, affermano, istituire al più presto un tavolo tecnico istituzionale.

    “Nel 2019, in Italia, sono state autorizzate 672 sperimentazioni, 516 profit e 156 no profit. E quasi il 40% ha riguardato l’oncologia – afferma Carmine Pinto, Presidente FICOG -. Le difficoltà a cui va incontro la ricerca non sponsorizzata dall’industria sono sintetizzate nella diminuzione del 4,1% del numero di studi indipendenti dal 2018 (27,3% del totale) al 2019 (23,2%). La parola d’ordine deve essere innanzitutto semplificazione poiché è eccessivo il peso della documentazione richiesta e richiede troppo tempo la necessità di ottenere l’autorizzazione di tutti i Comitati Etici ai quali afferiscono i centri coinvolti”. Altra criticità è quella del personale addetto in ricerca e sviluppo, che in Italia è intorno a 9 per 1000 unità di forza lavoro, rispetto a 15 per 1000 della Germania e a una media dell’Ue di circa il 12 per mille. E il nostro Paese è fanalino di coda fra i Paesi OCSE anche per numero di ricercatori occupati e figure specifiche necessarie. “Assistiamo – rileva Marco Vignetti, presidente Fondazione GIMEMA – a una estrema difficoltà ad ottenere una continuità di prestazioni lavorative e ad una costante migrazione di personale esperto verso aziende farmaceutiche, con la creazione di un preoccupante gap che rischia di compromettere la qualità della ricerca, soprattutto quella accademica”. In generale, in Italia la spesa in ricerca è pari all’1,2% del Pil, mentre la media dei Paesi Ue raggiunge il 2%, con la Germania quasi al 3%. Tuttavia il nostro Paese si distingue nel contesto europeo proprio per la qualità della ricerca. “Pur avendo poche risorse, gli studi condotti in Italia hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale ad esempio in diversi tumori, portando alla modifica di linee guida e raccomandazioni. E i lavori scientifici italiani in ambito oncologico – conclude Ruggero De Maria, Presidente ACC – sono tra i più citati al mondo, subito dopo quelli del Regno Unito”.

  • Coronavirus: la Commissione approva 40 milioni di euro dallo Stato italiano a sostegno della ricerca e dello sviluppo

    La Commissione europea ha approvato una misura italiana di aiuto di Stato per un importo di 40 milioni di euro, da destinare alle attività di ricerca e sviluppo dell’impresa biotecnologica ReiThera S.r.l. connesse al coronavirus. L’approvazione si inscrive nell’ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza COVID-19.

    “Questa misura dell’Italia da 40 milioni di euro sosterrà la ricerca incentrata su un nuovo vaccino contro il coronavirus”, ha commentato Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva responsabile della politica di concorrenza. “Continueremo a collaborare strettamente con gli Stati membri per favorire le misure nazionali che ci possono aiutare a fornire risposte alla pandemia, in linea con le norme dell’UE.”

    Nell’ambito del quadro temporaneo l’Italia ha notificato alla Commissione una misura di aiuto del valore di 40 milioni di euro a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo connesse al coronavirus svolte da ReiThera S.r.l., un’impresa di medie dimensioni con sede in Lazio che opera nel settore delle biotecnologie. Il sostegno pubblico assumerà la forma di sovvenzioni dirette.

    Scopo della misura è promuovere lo sviluppo di un nuovo vaccino contro il coronavirus, contribuendo così alla ricerca di soluzioni per affrontare l’attuale crisi sanitaria. Il vaccino sperimentale ReiThera è già stato oggetto di studi preclinici e di uno studio clinico di fase I, che ne ha dimostrato la sicurezza per adulti e anziani. Ora la misura aiuterà a predisporre e attuare la prossima tappa, che consiste in uno studio di fase II/III per confermare che il vaccino è sicuro ed efficace.

    La Commissione ha constatato che la misura di aiuto è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo: nello specifico i) coprirà meno del 60 % dei costi di ricerca e sviluppo e ii) i risultati delle attività di ricerca saranno messi a disposizione di terzi nello Spazio economico europeo a condizioni di mercato non discriminatorie attraverso licenze non esclusive.

    La Commissione ha concluso che la misura dello Stato italiano è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per contrastare la crisi sanitaria. Su queste basi la Commissione ha approvato la misura di aiuto in quanto conforme alle norme dell’Unione sugli aiuti di Stato.

    Fonte: Commissione europea

  • COVID-19: la Commissione sostiene i servizi trasfusionali per aumentare la raccolta di plasma da convalescenti

    La Commissione europea ha selezionato 24 progetti che svilupperanno nuovi programmi, o amplieranno quelli esistenti, per la raccolta di plasma da donatori guariti dalla COVID-19. Le donazioni di plasma saranno utilizzate per la cura dei pazienti affetti dalla malattia. Queste sovvenzioni sono il risultato di un invito, rivolto lo scorso luglio a tutti i servizi trasfusionali pubblici e senza scopo di lucro dell’UE e del Regno Unito, a richiedere finanziamenti per l’acquisto di attrezzature per la raccolta del plasma. L’azione è finanziata attraverso lo strumento per il sostegno di emergenza, per un totale di 36 milioni di €. I progetti, che saranno realizzati in 14 Stati membri* e nel Regno Unito, hanno carattere nazionale o regionale e, nella maggior parte dei casi, comporteranno la distribuzione di fondi a un gran numero di centri locali di raccolta del sangue o del plasma (oltre 150 in totale).

    Le sovvenzioni sosterranno l’acquisto di apparecchi per la plasmaferesi e relative attrezzature, compresi kit per la raccolta e attrezzature di stoccaggio, e contribuiranno alle spese per i test di laboratorio e la caratterizzazione del plasma e per i cambiamenti organizzativi all’interno dei centri trasfusionali. Sono pervenute richieste da 14 Stati membri e dal Regno Unito e in tutti questi paesi sono stati selezionati progetti che riceveranno finanziamenti.

    Il trattamento consiste nella trasfusione a pazienti malati di plasma da convalescenti per aumentarne l’immunità e la capacità di combattere il virus. Il plasma può inoltre essere fornito all’industria per la purificazione degli anticorpi al fine di produrre un medicinale contro la COVID-19 (immunoglobulina).

    L’efficacia di entrambi questi approcci è oggetto di studio a livello mondiale, anche nell’ambito di progetti di ricerca dell’UE finanziati da Orizzonte 2020, Questi due potenziali trattamenti si basano sulla raccolta di grandi quantitativi di plasma da convalescenti donato da pazienti guariti.

    I risultati preliminari sono promettenti: le prove mostrano segni di efficacia e un’incidenza molto bassa di reazioni avverse. Altri risultati delle sperimentazioni cliniche complete arriveranno a breve, ma quelli disponibili finora suggeriscono che la trasfusione precoce di plasma contenente elevate concentrazioni di anticorpi è estremamente efficace nel ridurre la mortalità dei pazienti. È dunque opportuno raccogliere il maggior numero possibile di donazioni di plasma da convalescenti per garantire che quello più ricco di anticorpi possa essere somministrato ai pazienti. Le donazioni non adatte a questo scopo possono essere utilizzate per altre terapie trasfusionali e per la fabbricazione di altri medicinali essenziali.

    Attualmente i servizi trasfusionali pubblici e la Croce Rossa raccolgono per lo più donazioni di sangue intero da cui il plasma viene poi separato. Questo sistema di raccolta è molto meno efficiente della plasmaferesi, un processo in cui il plasma è prelevato dal donatore mentre gli altri componenti del sangue gli sono restituiti. Con la plasmaferesi, un singolo prelievo consente di ottenere dai donatori volumi di plasma più elevati; inoltre la donazione di plasma può essere effettuata ogni 2 settimane, mentre quella di sangue intero ogni 3-4 mesi.

    Lo strumento per il sostegno di emergenza (Emergency Support Instrument, ESI), adottato dal Consiglio nell’aprile 2020, consente al bilancio dell’UE di intervenire per fornire un sostegno di emergenza: in tal modo l’Unione nel suo complesso è posta nelle condizioni di affrontare le conseguenze umane ed economiche di una crisi come la pandemia in corso.

    L’ESI dota l’UE di un’ampia gamma di strumenti per sostenere gli sforzi degli Stati membri tesi ad affrontare la pandemia di COVID-19, rispondendo a esigenze che possono essere meglio affrontate in modo strategico e coordinato a livello europeo.

  • Scienza e tecnologia. La parola a donne protagoniste in occasione della Notte dei Ricercatori

    Il 27 novembre alle h. 17,00, in occasione della Notte dei Ricercatori, il portale Donne nella Scienza darà voce al mondo femminile della scienza, della ricerca, della tecnologie per scoprire quanto ancora pesi il GenderGap in area STEM. Nella diretta sulla pagina Facebook di Donne nella Scienza – https://bit.ly/DnS-NotteDeiRicercatori – la Prof.ssa Chiara Volpato, psicologa sociale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, presenterà e commenterà i dati della Survey sulla percezione dell’equilibrio di genere nella scienza e tecnologia lanciato in occasione di ESOF 2020 (European Science Open Forum).

    Durante la diretta sarà possibile rivivere in pillole l’evento condotto da Simona Regina e le testimonianze di Lucia Gardossi, Università degli Studi di Trieste (Tecnovisionaria 2020), Raffaella Geometrante, direttrice generale di KYMA, Francesca Cosmi, Università degli Studi di Trieste, Alessandra Nicolosi, CEO M2TEST, Sabina Passamonti, Università degli Studi di Trieste, Barbara Fantechi, SISSA, Anna Gregorio, Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Trieste, Chiara Volpato, Università degli Studi Milano-Bicocca, Roberta Nunin, Consigliera di Parità FVG, Sara Tonel, Assessora Attività economiche, teatri, ESOF 2020, Comune di Trieste, Gianna Martinengo, Fondatrice e Presidente di Didael KTS, Maria Rita Fiasco, Fondatrice e Presidente Gruppo Pragma, Gabriella Taddeo, Responsabile di INSIEL Digital Academy.

  • Aumentano tumori tra le donne, ma crescono le guarigioni

    Nel 2020 in Italia sono stimati 377mila nuovi casi di tumore, circa 6mila in più rispetto allo scorso anno. Ma ad aumentare sono solo le diagnosi tra le donne – soprattutto per l’aumento dei casi di cancro al polmone legato al fumo di sigaretta sempre più diffuso al femminile – mentre diminuiscono quelle tra gli uomini. La bella notizia è che crescono le guarigioni e cala la mortalità per varie neoplasie, grazie alle nuove terapie e agli screening, e sono 3,6 milioni gli italiani vivi dopo la diagnosi di cancro (+37% rispetto a 10 anni fa).

    E’ a luci ed ombre il quadro che emerge dal censimento ‘I numeri del cancro in Italia 2020′, presentato all’Istituto superiore di sanità (Iss) nella sua decima edizione, frutto del lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) con l’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), la Società Italiana di Anatomia Patologica (SIAPEC-IAP), Fondazione AIOM,  PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia). Nel 2020 si stimano dunque 195.000 nuovi casi negli uomini e 182.000 nelle donne (nel 2019 erano 196.000 e 175.000). Si stimano, quindi, circa 6.000 casi in più, a carico delle donne. Il tumore più diagnosticato, nel 2020, è quello della mammella (54.976), seguito dal colon-retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074). In particolare, nel sesso femminile, continua la preoccupante crescita del carcinoma del polmone (+3,4% annuo), legata proprio all’abitudine al fumo. Si impone, rileva il rapporto, il “caso” del colon-retto, in netto calo in entrambi i sessi, grazie all’efficacia dei programmi di screening. Nel 2020, i tassi di incidenza di questa neoplasia sono in diminuzione del 20% rispetto al picco del 2013. In generale, l’efficacia delle campagne di prevenzione e delle terapie innovative determina un complessivo aumento del numero delle persone vive dopo la diagnosi. Almeno un paziente su 4 (quasi un milione di persone) è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Un altro dato importante è quello relativo alla riduzione complessiva dei tassi di mortalità stimati nel 2020 rispetto al 2015: sono in diminuzione sia negli uomini (-6%) che nelle donne (-4,2%), grazie ai progressi nella diagnosi e nei trattamenti.

    E’ questa la “conferma della qualità del nostro Servizio Sanitario Nazionale – commenta il ministro della Salute Roberto Speranza nella prefazione al volume -. C’è ancora molto da fare, ma rispetto a 10 anni fa cresce notevolmente il numero di donne e uomini che sopravvivono alla diagnosi di tumore, aumenta il tasso di guarigioni e sempre più persone tornano ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale”.

    Ma se le donne si ammalano di più, tra loro la sopravvivenza ai tumori a 5 anni raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%). Ciò perché nel sesso femminile il tumore più frequente è quello della mammella, caratterizzato da una prognosi migliore. Il dito puntato resta contro gli scorretti stila di vita: “circa il 40% dei nuovi casi di tumore è potenzialmente evitabile”, ha sottolineato Stefania Gori, presidente Fondazione Aiom. Ma a fare la differenza è anche la prevenzione, da qui la necessità di rafforzare gli screening, avverte il presidente Iss Silvio Brusaferro, ricordando che ancora meno di 5 persone su 10 tra gli ultra 50enni si sottopongono al test colorettale.  E la pandemia ha peggiorato la situazione con lo stop degli esami. Ora gli screening “non sono ancora ripresi dappertutto e persiste una situazione a macchia di leopardo tra le Regioni. Il fatto – spiega il presidente Aiom Giordano Beretta – è che in varie realtà i nuovi inviti ad effettuare gli screening non sono ancora ripartiti, perché il personale delle Asl è impegnato a convocare le persone per i tamponi e non riesce a convocare i cittadini per gli screening”. Ma Covid-19, ammonisce, “non può diventare un alibi e una giustificazione per la mancata ripresa degli esami oncologici”.

  • Congresso a Bologna sugli studi del Metodo Di Bella

    Si svolgerà sabato 14 novembre al Royal Hotel Carlton di Bologna, dalle ore 9 alle 18, il congresso della Fondazione Di Bella Sinergismo fattoriale antiproliferativo, differenziante, immunomodulante del MDB in cui saranno documentati i risultati di tre progetti di ricerca della Fondazione Di Bella in collaborazione con il CNR, la Cattedra di Oncologia sperimentale dell’Università di Ferrara, la Cattedra di biologia molecolare dell’Università di Bologna. Saranno presentate statistiche di varie patologie oncologiche che con il Metodo Di Bella hanno ottenuto un miglioramento del performance status, mediane di sopravvivenza, risposte obiettive e percentuali di guarigione rispetto ai dati riportati dal National Cancer Institute (https://www.cancer.gov/about-cancer/diagnosis-staging) nelle stesse patologie e stadi. Gli studi clinici e sperimentali del Metodo Di Bella sono già pubblicati sulle banche dati biomediche (www.pubmed.govhttps://www.researchgate.net).

    Il congresso sarà introdotto dal Dr. Michele Tondo, moderatori Mauro Todisco, Gianluca Ghisolfi, Michele Tondo. Previsti crediti formativi ministeriali per i partecipanti.

    Di seguito il programma completo:

    09.15 Lectio Magistralis: Razionale, evidenze scientifiche, riscontri clinici del MDB Giuseppe Di Bella

    10.00 Dalla Meccanobiologia alla Riprogrammazione in Situ di Cellule staminali – Carlo Ventura

    10.30 Lipidomica e suggerimenti nutrizionali per il paziente oncologico – Carla Ferreri

    11.00 Progetti di sperimentazione animale ed umana per la ricerca di nuove formulazioni farmacologiche trasportate in nanoemulsione – Luca Neri

    11.30 Dal consenso informato al diritto del paziente ad autodeterminarsi alla cura – Domenico Vasapollo

    12.00 Rapporti tra malattia da Covid-19 e neoplasie – Giulio Tarro, “Fondazione “Giuseppe Di Bella O.N.L.U.S”

    Sinergismo fattoriale antiproliferativo, differenziante, immunomodulante del MDB

    12.30 Cosa sono le nanopatologie – Stefano Montanari

    13.50 Nanopatologie: il cancro è sempre una patologia multifattoriale? – Antonietta Gatti

    13.10 Melatonina e COVID-19 – Paolo Veronesi

    13.30 La melatonina nelle pistrinopenie – Mauro Todisco

    14.00 Discussione e pranzo libero

    Moderatori: Sebastiano Turnaturi, Giustino De Rosa, Francesco Calogero

    15.00 Case report: “risposta obiettiva completa e stabile col metodo Di Bella di colite ulcerosa resistente alle cure mediche e candidata alla colectomia totale” – Gianluca Ghisolfi

    15.15 La trasmissione colinergica come bersaglio terapeutico nel Metodo Di Bella: un caso di carcinomatosi meningea – Francesco Di Lorenzo

    13.50 Risposta obiettiva completa di k prostatico metastatico con MDB di prima linea Rilevante risposta obiettiva di carcinosi peritoneale da Ca ovarico con MDB adiuvante di prima linea – Rita Brandi

    15.45 Case report – Achille Norsa

    16.00 Case report – Luigi Cossutta

    16.15 Case report – Michele Cosentino

    16.30 Studio osservazionale retrospettivo a 5 anni sul trattamento dei tumori maligni cerebrali con MDB.

    Sopravvivenza, risposta obiettiva, qualità di vita, confronto con i dati della letteratura – Giuseppe Di Bella

    17.00 Discussione

    Compilazione dei questionari ECM e chiusura del congresso

  • Detective Stories: il rintraccio di un figlio mai conosciuto

    Nell’immaginario comune, il lavoro di un investigatore privato prevede lunghi appostamenti, pedinamenti in auto e situazioni più o meno avventurose degne di un film noir, ma negli ultimi anni molto è cambiato.

    Le persone lasciano le proprie tracce non solo nella vita reale, ma anche a livello virtuale, sulla rete, nei forum e nei social network, con i propri veri nomi nascosti da alias e nickname di vario tipo.

    Alcuni anni fa ricevetti una richiesta da parte di una signora disperata. Maria (nome di fantasia), over 70, malata e sola, voleva ritrovare il proprio figlio dato in adozione subito dopo la nascita. Ai tempi era molto difficile per una ragazza madre (perlopiù minorenne), pensare di sposarsi e mettere su famiglia e data la sua situazione economica difficile, le suore del brefotrofio la convinsero che il bimbo avrebbe avuto un futuro migliore con una famiglia americana.

    Maria, forse un po’ sconvolta dagli eventi, subito dopo il parto firmò alcuni documenti senza ben capire, il bambino venne portato via dalle suore e lei non lo rivide più. Cambiò subito idea, ma ormai era troppo tardi, Il bimbo era già in America. Lei non si diede mai per vinta e lo cercò per tutta la vita, senza mai trovarlo.

    Quando si rivolse a me aveva pochissime informazioni in mano, solo il nome di battesimo del bambino (probabilmente cambiato) e la sua data di nascita.

    Con i dati a mia disposizione non avevo trovato nessuna persona corrispondente in America. Era praticamente certo che al bambino avessero cambiato il nome. Potevo basarmi solo sull’età e purtroppo le persone nate in quella data erano diverse migliaia. Era come trovare l’ago in un pagliaio. Provai a rivolgermi a colleghi del posto, ma senza ottenere alcun risultato. Con i dati in nostro possesso la risposta era solo una: “negative”.

    Di certo c’era solo una cosa. Il figlio di Maria doveva necessariamente aver lasciato delle tracce di se, inoltre all’epoca dei fatti, non era comune fare viaggi internazionali per adottare un bambino…la famiglia adottiva doveva quindi essere “particolare”.

    Cominciai a setacciare i database alla ricerca di persone aventi quella specifica data di nascita con una attenzione ai loro nuclei familiari. Il mio intuito mi suggeriva che la famiglia adottiva doveva essere numerosa.

    Tra i vari risultati, notai una famiglia della provincia di Philadelphia piuttosto interessante: si trattava di un nucleo piuttosto numeroso, con molti figli maschi e femmine, inoltre l’età di uno di loro, Michael, combaciava con quella del figlio di Maria.

    Trovai su internet il necrologio della potenziale madre adottiva nel quale si parlava di come la donna avesse dedicato tutta la vita alla famiglia viaggiando per il mondo, promuovendo l’allattamento naturale…e se uno di questi viaggi la avesse portata in Italia?

    Su “Michael” non trovai nulla in internet, e solo allora mi concentrai sulla ricerca di profili social dei suoi possibili fratelli e sorelle. Forse in qualcuna delle loro foto avrei potuto notare Michael. Di tutti i fratelli, sorelle e membri della famiglia solo il profilo Facebook di Elisabeth mi dava le conferme che stavo cercando… la donna del profilo proveniva dalla stessa località della famiglia che avevo trovato sul database. Inoltre tra le sue amicizie risultava collegata con alcuni soggetti presenti nel database (suoi fratelli e sorelle, tutti tranne Michael). Tra gli album Facebook di Elisabeth, trovai alcune vecchie foto di un matrimonio, ed in una di quelle notai un giovane ragazzo, scuro di carnagione non molto alto e con i capelli neri, tratti somatici tipici del sud Italia. Era completamente diverso da tutti gli altri commensali, molto chiari e di probabile origine irlandese.

    Dentro di me sentivo di averlo ritrovato. Scrissi ad Elisabeth, presentandomi e spiegandole il perché del mio messaggio. Le raccontai la storia di Maria e del mio ruolo nella ricerca del figlio dato in adozione e mai incontrato. Infine lasciai il mio numero di telefono e restai in attesa.

    Dopo due giorni, un numero americano mi telefonò, sotto al numero la scritta Philadelphia. Era Elisabeth.

    Piuttosto sbalordita e con voce emozionata mi fece molte domande, del resto ricevere un messaggio da parte di un investigatore privato che chiede informazioni riservate su fatti personali non è cosa da tutti i giorni, ed Elisabeth voleva essere sicura circa la bontà del mio intervento.

    Dopo una lunghissima conversazione, Elisabeth mi disse che ero riuscito a trovare il figlio di Maria, Michael, il quale purtroppo era deceduto tre anni prima per una malattia.

    Fu molto difficile per me dire la verità a Maria, ma se non altro in tutti questi tipi di casi conoscere la realtà dei fatti è utile alle famiglie per avere una “chiusura” della vicenda.

    Spesso nei casi di ricerca di persone che ho affrontato, i dubbi e le paure dei familiari possono logorare più della certezza della morte. E’ la parte difficile di chi ha scelto di essere un investigatore, rappresentare la verità, bella o brutta che sia, al di sopra di ogni ragionevole dubbio.

    Maria e la famiglia adottiva di Michael strinsero una forte amicizia e le fu certamente di grande aiuto scoprire quanto Michael fosse stato amato durante la sua vita, una vita che insieme riuscimmo a ricostruire nei minimi dettagli, dal momento del suo sbarco all’aeroporto JFK negli anni 70, fino al giorno della sua morte.

    Quello di Maria e Michael fu un caso molto particolare, forse meno avventuroso di altri, ma certamente ricco di emozioni soprattutto per le vicende umane che lo hanno caratterizzato.

    Un caso risolto dalla mia scrivania, con un computer, un telefono e parecchio intuito. Fu un parziale insuccesso o un successo senza lieto fine.

    Rintracciare una persona di cui si sono perse le tracce è alla portata di tutti? Forse no, ma certamente avendo a disposizione i dati corretti, oggi può essere molto più semplice.

    Esistono dei siti che consentono alle persone adottate di inserire i propri dati e fotografie al fine di facilitarne il ritrovamento da parte dei familiari, ma anche di risalire ai propri genitori biologici.

    In Cina, dove esiste un grave problema di rapimenti legati al mondo delle adozioni, ci sono siti web che mostrano dei render del probabile aspetto da adulto del minore rapito, per farlo vengono utilizzati dei software per l’invecchiamento del volto. Diverse persone si sono riconosciute ed hanno ritrovato i propri cari in questo modo.

    Si tratta di piccoli passi nell’evoluzione delle tecnologie per il ritrovamento delle persone scomparse e forse in futuro, proseguendo per questa strada, riusciremo a ritrovare le persone a noi care in tempi minori e con meno sforzi.

     

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubricad.castro@vigilargroup.com

  • Ricercatori italiani individuano una dozzina di stelle risalenti all’origine dell’universo

    Uno studio italiano ha trovato una dozzina di stelle tra le più antiche del cosmo, si tratta di stelle primordiali, formate solo da idrogeno, elio e litio, talmente antiche da essere considerate possibili candidate tra quelle della prima popolazione di stelle nella storia dell’universo, la cosiddetta Popolazione III.

    Sono illustrate nello studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, dal gruppo di astronomi guidato dagli italiani, Eros Vanzella e Massimo Meneghetti, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Bologna.

    Queste stelle, secondo l’ipotesi dei ricercatori italiani, sono incontaminate. Sarebbero, infatti, formate solo da tre elementi, i più semplici della tavola periodica, forgiati col Big Bang: idrogeno, elio e una spolverata di litio. I ricercatori sono riusciti a scovarle grazie allo strumento Muse (Multi Unit Spectroscopic Explorer) del Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), puntandolo in direzione della costellazione di Eridano. Per individuare queste stelle, gli astronomi hanno usato un effetto previsto dalla relatività generale di Albert Einstein chiamato lente gravitazionale. E’ un effetto lente d’ingrandimento in base al quale una galassia massiccia, in questo caso MACS J0416, distorce la luce proveniente da un altro oggetto posto alle sue spalle e la amplifica, permettendo di osservarlo meglio.

    Per avere un’idea della lontananza di queste stelle, spiegano gli esperti, basta pensare che, pur avendo una massa circa mille volte il Sole, ed essendo circa 20 volte più calde della nostra stella, “sono così lontane da produrre una luce 400 miliardi di volte più fioca della stella più debole a occhio nudo”, rilevano.

    Per avere una conferma che si tratta proprio di alcune delle stelle più antiche del cosmo, concludono, “occorrerà attendere le osservazioni del telescopio Elt (Extremely Large Telescope)”, che vedrà la luce nel 2025.

  • 10 miliardi di dollari per combattere i cambiamenti climatici: la nuova sfida di Jeff Bezos

    Il fondatore e CEO di Amazon, Jeff Bezos, ha annunciato che investirà 10 miliardi di dollari per un nuovo fondo volto a combattere i cambiamenti climatici. La neo fondazione comincerà ad erogare borse di studio già dalla prossima estate. L’Earth Fund, questo il nome del progetto, finanzierà scienziati, attivisti, ONG impegnati a dare il proprio contributo per proteggere il mondo naturale.

    “Il cambiamento climatico è la più grande minaccia per il nostro pianeta”, ha detto Bezos, che e ha aggiunto: “Voglio lavorare a fianco degli altri sia per ampliare quanto già si conosce sia per esplorare nuove modalità per combattere l’impatto devastante dei cambiamenti climatici su questo pianeta che tutti condividiamo”.

    Amazon si affida ai combustibili fossili per alimentare i veicoli che spediscono i suoi pacchetti. Si è impegnata a diventare a zero emissioni di carbonio entro il 2040 e per questo ha già ordinato 100.000 camion elettrici per effettuare le consegne.

    I suoi dipendenti hanno spesso criticato alcune delle caratteristiche di lavoro, in particolare quelle afferenti l’imballaggio dei prodotti che crea troppi rifiuti e le emissioni provocate dalle enormi flotte di veicoli impiegati per le consegne.

  • Leucemia quasi debellata, ma i farmaci restano cari

    Negli ultimi 10 anni sono stati fatti progressi notevoli nella lotta ai tumori del sangue. «Sono ‘esplosi’ i farmaci biologici, che diversamente da quelli chemioterapici sono molto più mirati sul bersaglio da colpire, come missili che non producono danni collaterali. Gli anticorpi monoclonali, validi anche contro i tumori solidi, 10 anni fa non c’erano» spiega il professor Mario Lazzarino, per anni direttore della Clinica Ematologica del Policlinico San Matteo di Pavia.

    Sua moglie, Enrica Morra, da anni è impegnata, come coordinatrice scientifica della Rete Ematologica Lombarda e come presidente della Fondazione Malattie del Sangue, a promuovere la ricerca terapeutica, a fornire formazione specialistica al personale sanitario e assistenza psicologica a chi è colpito da malattie del sangue ed è in cura al Niguarda di Milano. «Grazie all’immunoterapia chi è colpito da malattie del sangue di modesta entità può contare su una vita regolare, mentre per chi è colpito da malattie più gravi le aspettative di vita sono comunque buone» sottolinea ancora Lazzarino, spiegando che «attraverso l’immunoterapia vengono prelevati linfociti propri della persona da curare e questi linfociti vengono educati in vitro in laboratorio a riconoscere il tumore da colpire una volta reimmessi nel paziente. Trattandosi di linfociti propri il reimpianto non crea problemi e i linfociti, moltiplicati in vitro, possono aggredire il tumore e distruggerlo».

    «I tumori del sangue – prosegue – sono in aumento, ma perché è in aumento l’età media della vita che è ormai di oltre 80 anni per gli uomini e di 85 per le donne. Aumentano peraltro anche le guarigioni dalle leucemie. Anche il trapianto allogenico ha dato buoni risultati e sono lontani i tempi nei quali potevamo solo diagnosticare il male e basta perché non avevamo strumenti per curarlo».

    Buone le prospettive terapeutiche, problematica resta la sostenibilità economica delle stesse. «Le istituzioni fanno molto e la sanità lombarda funziona» premette Lazzarino. «Il problema – continua – è la sostenibilità della spesa. Le cure costano migliaia di euro, a volte anche centinaia di migliaia di euro. Le istituzioni devono quindi sostenere la ricerca e ogni ospedale deve fare ricerca».

Back to top button

Adblock Detected

Please consider supporting us by disabling your ad blocker