Ricerca

  • Aumentano tumori tra le donne, ma crescono le guarigioni

    Nel 2020 in Italia sono stimati 377mila nuovi casi di tumore, circa 6mila in più rispetto allo scorso anno. Ma ad aumentare sono solo le diagnosi tra le donne – soprattutto per l’aumento dei casi di cancro al polmone legato al fumo di sigaretta sempre più diffuso al femminile – mentre diminuiscono quelle tra gli uomini. La bella notizia è che crescono le guarigioni e cala la mortalità per varie neoplasie, grazie alle nuove terapie e agli screening, e sono 3,6 milioni gli italiani vivi dopo la diagnosi di cancro (+37% rispetto a 10 anni fa).

    E’ a luci ed ombre il quadro che emerge dal censimento ‘I numeri del cancro in Italia 2020′, presentato all’Istituto superiore di sanità (Iss) nella sua decima edizione, frutto del lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) con l’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM), la Società Italiana di Anatomia Patologica (SIAPEC-IAP), Fondazione AIOM,  PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia). Nel 2020 si stimano dunque 195.000 nuovi casi negli uomini e 182.000 nelle donne (nel 2019 erano 196.000 e 175.000). Si stimano, quindi, circa 6.000 casi in più, a carico delle donne. Il tumore più diagnosticato, nel 2020, è quello della mammella (54.976), seguito dal colon-retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074). In particolare, nel sesso femminile, continua la preoccupante crescita del carcinoma del polmone (+3,4% annuo), legata proprio all’abitudine al fumo. Si impone, rileva il rapporto, il “caso” del colon-retto, in netto calo in entrambi i sessi, grazie all’efficacia dei programmi di screening. Nel 2020, i tassi di incidenza di questa neoplasia sono in diminuzione del 20% rispetto al picco del 2013. In generale, l’efficacia delle campagne di prevenzione e delle terapie innovative determina un complessivo aumento del numero delle persone vive dopo la diagnosi. Almeno un paziente su 4 (quasi un milione di persone) è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può considerarsi guarito. Un altro dato importante è quello relativo alla riduzione complessiva dei tassi di mortalità stimati nel 2020 rispetto al 2015: sono in diminuzione sia negli uomini (-6%) che nelle donne (-4,2%), grazie ai progressi nella diagnosi e nei trattamenti.

    E’ questa la “conferma della qualità del nostro Servizio Sanitario Nazionale – commenta il ministro della Salute Roberto Speranza nella prefazione al volume -. C’è ancora molto da fare, ma rispetto a 10 anni fa cresce notevolmente il numero di donne e uomini che sopravvivono alla diagnosi di tumore, aumenta il tasso di guarigioni e sempre più persone tornano ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale”.

    Ma se le donne si ammalano di più, tra loro la sopravvivenza ai tumori a 5 anni raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%). Ciò perché nel sesso femminile il tumore più frequente è quello della mammella, caratterizzato da una prognosi migliore. Il dito puntato resta contro gli scorretti stila di vita: “circa il 40% dei nuovi casi di tumore è potenzialmente evitabile”, ha sottolineato Stefania Gori, presidente Fondazione Aiom. Ma a fare la differenza è anche la prevenzione, da qui la necessità di rafforzare gli screening, avverte il presidente Iss Silvio Brusaferro, ricordando che ancora meno di 5 persone su 10 tra gli ultra 50enni si sottopongono al test colorettale.  E la pandemia ha peggiorato la situazione con lo stop degli esami. Ora gli screening “non sono ancora ripresi dappertutto e persiste una situazione a macchia di leopardo tra le Regioni. Il fatto – spiega il presidente Aiom Giordano Beretta – è che in varie realtà i nuovi inviti ad effettuare gli screening non sono ancora ripartiti, perché il personale delle Asl è impegnato a convocare le persone per i tamponi e non riesce a convocare i cittadini per gli screening”. Ma Covid-19, ammonisce, “non può diventare un alibi e una giustificazione per la mancata ripresa degli esami oncologici”.

  • Congresso a Bologna sugli studi del Metodo Di Bella

    Si svolgerà sabato 14 novembre al Royal Hotel Carlton di Bologna, dalle ore 9 alle 18, il congresso della Fondazione Di Bella Sinergismo fattoriale antiproliferativo, differenziante, immunomodulante del MDB in cui saranno documentati i risultati di tre progetti di ricerca della Fondazione Di Bella in collaborazione con il CNR, la Cattedra di Oncologia sperimentale dell’Università di Ferrara, la Cattedra di biologia molecolare dell’Università di Bologna. Saranno presentate statistiche di varie patologie oncologiche che con il Metodo Di Bella hanno ottenuto un miglioramento del performance status, mediane di sopravvivenza, risposte obiettive e percentuali di guarigione rispetto ai dati riportati dal National Cancer Institute (https://www.cancer.gov/about-cancer/diagnosis-staging) nelle stesse patologie e stadi. Gli studi clinici e sperimentali del Metodo Di Bella sono già pubblicati sulle banche dati biomediche (www.pubmed.govhttps://www.researchgate.net).

    Il congresso sarà introdotto dal Dr. Michele Tondo, moderatori Mauro Todisco, Gianluca Ghisolfi, Michele Tondo. Previsti crediti formativi ministeriali per i partecipanti.

    Di seguito il programma completo:

    09.15 Lectio Magistralis: Razionale, evidenze scientifiche, riscontri clinici del MDB Giuseppe Di Bella

    10.00 Dalla Meccanobiologia alla Riprogrammazione in Situ di Cellule staminali – Carlo Ventura

    10.30 Lipidomica e suggerimenti nutrizionali per il paziente oncologico – Carla Ferreri

    11.00 Progetti di sperimentazione animale ed umana per la ricerca di nuove formulazioni farmacologiche trasportate in nanoemulsione – Luca Neri

    11.30 Dal consenso informato al diritto del paziente ad autodeterminarsi alla cura – Domenico Vasapollo

    12.00 Rapporti tra malattia da Covid-19 e neoplasie – Giulio Tarro, “Fondazione “Giuseppe Di Bella O.N.L.U.S”

    Sinergismo fattoriale antiproliferativo, differenziante, immunomodulante del MDB

    12.30 Cosa sono le nanopatologie – Stefano Montanari

    13.50 Nanopatologie: il cancro è sempre una patologia multifattoriale? – Antonietta Gatti

    13.10 Melatonina e COVID-19 – Paolo Veronesi

    13.30 La melatonina nelle pistrinopenie – Mauro Todisco

    14.00 Discussione e pranzo libero

    Moderatori: Sebastiano Turnaturi, Giustino De Rosa, Francesco Calogero

    15.00 Case report: “risposta obiettiva completa e stabile col metodo Di Bella di colite ulcerosa resistente alle cure mediche e candidata alla colectomia totale” – Gianluca Ghisolfi

    15.15 La trasmissione colinergica come bersaglio terapeutico nel Metodo Di Bella: un caso di carcinomatosi meningea – Francesco Di Lorenzo

    13.50 Risposta obiettiva completa di k prostatico metastatico con MDB di prima linea Rilevante risposta obiettiva di carcinosi peritoneale da Ca ovarico con MDB adiuvante di prima linea – Rita Brandi

    15.45 Case report – Achille Norsa

    16.00 Case report – Luigi Cossutta

    16.15 Case report – Michele Cosentino

    16.30 Studio osservazionale retrospettivo a 5 anni sul trattamento dei tumori maligni cerebrali con MDB.

    Sopravvivenza, risposta obiettiva, qualità di vita, confronto con i dati della letteratura – Giuseppe Di Bella

    17.00 Discussione

    Compilazione dei questionari ECM e chiusura del congresso

  • Detective Stories: il rintraccio di un figlio mai conosciuto

    Nell’immaginario comune, il lavoro di un investigatore privato prevede lunghi appostamenti, pedinamenti in auto e situazioni più o meno avventurose degne di un film noir, ma negli ultimi anni molto è cambiato.

    Le persone lasciano le proprie tracce non solo nella vita reale, ma anche a livello virtuale, sulla rete, nei forum e nei social network, con i propri veri nomi nascosti da alias e nickname di vario tipo.

    Alcuni anni fa ricevetti una richiesta da parte di una signora disperata. Maria (nome di fantasia), over 70, malata e sola, voleva ritrovare il proprio figlio dato in adozione subito dopo la nascita. Ai tempi era molto difficile per una ragazza madre (perlopiù minorenne), pensare di sposarsi e mettere su famiglia e data la sua situazione economica difficile, le suore del brefotrofio la convinsero che il bimbo avrebbe avuto un futuro migliore con una famiglia americana.

    Maria, forse un po’ sconvolta dagli eventi, subito dopo il parto firmò alcuni documenti senza ben capire, il bambino venne portato via dalle suore e lei non lo rivide più. Cambiò subito idea, ma ormai era troppo tardi, Il bimbo era già in America. Lei non si diede mai per vinta e lo cercò per tutta la vita, senza mai trovarlo.

    Quando si rivolse a me aveva pochissime informazioni in mano, solo il nome di battesimo del bambino (probabilmente cambiato) e la sua data di nascita.

    Con i dati a mia disposizione non avevo trovato nessuna persona corrispondente in America. Era praticamente certo che al bambino avessero cambiato il nome. Potevo basarmi solo sull’età e purtroppo le persone nate in quella data erano diverse migliaia. Era come trovare l’ago in un pagliaio. Provai a rivolgermi a colleghi del posto, ma senza ottenere alcun risultato. Con i dati in nostro possesso la risposta era solo una: “negative”.

    Di certo c’era solo una cosa. Il figlio di Maria doveva necessariamente aver lasciato delle tracce di se, inoltre all’epoca dei fatti, non era comune fare viaggi internazionali per adottare un bambino…la famiglia adottiva doveva quindi essere “particolare”.

    Cominciai a setacciare i database alla ricerca di persone aventi quella specifica data di nascita con una attenzione ai loro nuclei familiari. Il mio intuito mi suggeriva che la famiglia adottiva doveva essere numerosa.

    Tra i vari risultati, notai una famiglia della provincia di Philadelphia piuttosto interessante: si trattava di un nucleo piuttosto numeroso, con molti figli maschi e femmine, inoltre l’età di uno di loro, Michael, combaciava con quella del figlio di Maria.

    Trovai su internet il necrologio della potenziale madre adottiva nel quale si parlava di come la donna avesse dedicato tutta la vita alla famiglia viaggiando per il mondo, promuovendo l’allattamento naturale…e se uno di questi viaggi la avesse portata in Italia?

    Su “Michael” non trovai nulla in internet, e solo allora mi concentrai sulla ricerca di profili social dei suoi possibili fratelli e sorelle. Forse in qualcuna delle loro foto avrei potuto notare Michael. Di tutti i fratelli, sorelle e membri della famiglia solo il profilo Facebook di Elisabeth mi dava le conferme che stavo cercando… la donna del profilo proveniva dalla stessa località della famiglia che avevo trovato sul database. Inoltre tra le sue amicizie risultava collegata con alcuni soggetti presenti nel database (suoi fratelli e sorelle, tutti tranne Michael). Tra gli album Facebook di Elisabeth, trovai alcune vecchie foto di un matrimonio, ed in una di quelle notai un giovane ragazzo, scuro di carnagione non molto alto e con i capelli neri, tratti somatici tipici del sud Italia. Era completamente diverso da tutti gli altri commensali, molto chiari e di probabile origine irlandese.

    Dentro di me sentivo di averlo ritrovato. Scrissi ad Elisabeth, presentandomi e spiegandole il perché del mio messaggio. Le raccontai la storia di Maria e del mio ruolo nella ricerca del figlio dato in adozione e mai incontrato. Infine lasciai il mio numero di telefono e restai in attesa.

    Dopo due giorni, un numero americano mi telefonò, sotto al numero la scritta Philadelphia. Era Elisabeth.

    Piuttosto sbalordita e con voce emozionata mi fece molte domande, del resto ricevere un messaggio da parte di un investigatore privato che chiede informazioni riservate su fatti personali non è cosa da tutti i giorni, ed Elisabeth voleva essere sicura circa la bontà del mio intervento.

    Dopo una lunghissima conversazione, Elisabeth mi disse che ero riuscito a trovare il figlio di Maria, Michael, il quale purtroppo era deceduto tre anni prima per una malattia.

    Fu molto difficile per me dire la verità a Maria, ma se non altro in tutti questi tipi di casi conoscere la realtà dei fatti è utile alle famiglie per avere una “chiusura” della vicenda.

    Spesso nei casi di ricerca di persone che ho affrontato, i dubbi e le paure dei familiari possono logorare più della certezza della morte. E’ la parte difficile di chi ha scelto di essere un investigatore, rappresentare la verità, bella o brutta che sia, al di sopra di ogni ragionevole dubbio.

    Maria e la famiglia adottiva di Michael strinsero una forte amicizia e le fu certamente di grande aiuto scoprire quanto Michael fosse stato amato durante la sua vita, una vita che insieme riuscimmo a ricostruire nei minimi dettagli, dal momento del suo sbarco all’aeroporto JFK negli anni 70, fino al giorno della sua morte.

    Quello di Maria e Michael fu un caso molto particolare, forse meno avventuroso di altri, ma certamente ricco di emozioni soprattutto per le vicende umane che lo hanno caratterizzato.

    Un caso risolto dalla mia scrivania, con un computer, un telefono e parecchio intuito. Fu un parziale insuccesso o un successo senza lieto fine.

    Rintracciare una persona di cui si sono perse le tracce è alla portata di tutti? Forse no, ma certamente avendo a disposizione i dati corretti, oggi può essere molto più semplice.

    Esistono dei siti che consentono alle persone adottate di inserire i propri dati e fotografie al fine di facilitarne il ritrovamento da parte dei familiari, ma anche di risalire ai propri genitori biologici.

    In Cina, dove esiste un grave problema di rapimenti legati al mondo delle adozioni, ci sono siti web che mostrano dei render del probabile aspetto da adulto del minore rapito, per farlo vengono utilizzati dei software per l’invecchiamento del volto. Diverse persone si sono riconosciute ed hanno ritrovato i propri cari in questo modo.

    Si tratta di piccoli passi nell’evoluzione delle tecnologie per il ritrovamento delle persone scomparse e forse in futuro, proseguendo per questa strada, riusciremo a ritrovare le persone a noi care in tempi minori e con meno sforzi.

     

    Per domande e consigli di natura investigativa e/o di sicurezza, scrivetemi e vi risponderò direttamente su questa rubricad.castro@vigilargroup.com

  • Ricercatori italiani individuano una dozzina di stelle risalenti all’origine dell’universo

    Uno studio italiano ha trovato una dozzina di stelle tra le più antiche del cosmo, si tratta di stelle primordiali, formate solo da idrogeno, elio e litio, talmente antiche da essere considerate possibili candidate tra quelle della prima popolazione di stelle nella storia dell’universo, la cosiddetta Popolazione III.

    Sono illustrate nello studio pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, dal gruppo di astronomi guidato dagli italiani, Eros Vanzella e Massimo Meneghetti, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Bologna.

    Queste stelle, secondo l’ipotesi dei ricercatori italiani, sono incontaminate. Sarebbero, infatti, formate solo da tre elementi, i più semplici della tavola periodica, forgiati col Big Bang: idrogeno, elio e una spolverata di litio. I ricercatori sono riusciti a scovarle grazie allo strumento Muse (Multi Unit Spectroscopic Explorer) del Very Large Telescope (Vlt) dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), puntandolo in direzione della costellazione di Eridano. Per individuare queste stelle, gli astronomi hanno usato un effetto previsto dalla relatività generale di Albert Einstein chiamato lente gravitazionale. E’ un effetto lente d’ingrandimento in base al quale una galassia massiccia, in questo caso MACS J0416, distorce la luce proveniente da un altro oggetto posto alle sue spalle e la amplifica, permettendo di osservarlo meglio.

    Per avere un’idea della lontananza di queste stelle, spiegano gli esperti, basta pensare che, pur avendo una massa circa mille volte il Sole, ed essendo circa 20 volte più calde della nostra stella, “sono così lontane da produrre una luce 400 miliardi di volte più fioca della stella più debole a occhio nudo”, rilevano.

    Per avere una conferma che si tratta proprio di alcune delle stelle più antiche del cosmo, concludono, “occorrerà attendere le osservazioni del telescopio Elt (Extremely Large Telescope)”, che vedrà la luce nel 2025.

  • 10 miliardi di dollari per combattere i cambiamenti climatici: la nuova sfida di Jeff Bezos

    Il fondatore e CEO di Amazon, Jeff Bezos, ha annunciato che investirà 10 miliardi di dollari per un nuovo fondo volto a combattere i cambiamenti climatici. La neo fondazione comincerà ad erogare borse di studio già dalla prossima estate. L’Earth Fund, questo il nome del progetto, finanzierà scienziati, attivisti, ONG impegnati a dare il proprio contributo per proteggere il mondo naturale.

    “Il cambiamento climatico è la più grande minaccia per il nostro pianeta”, ha detto Bezos, che e ha aggiunto: “Voglio lavorare a fianco degli altri sia per ampliare quanto già si conosce sia per esplorare nuove modalità per combattere l’impatto devastante dei cambiamenti climatici su questo pianeta che tutti condividiamo”.

    Amazon si affida ai combustibili fossili per alimentare i veicoli che spediscono i suoi pacchetti. Si è impegnata a diventare a zero emissioni di carbonio entro il 2040 e per questo ha già ordinato 100.000 camion elettrici per effettuare le consegne.

    I suoi dipendenti hanno spesso criticato alcune delle caratteristiche di lavoro, in particolare quelle afferenti l’imballaggio dei prodotti che crea troppi rifiuti e le emissioni provocate dalle enormi flotte di veicoli impiegati per le consegne.

  • Leucemia quasi debellata, ma i farmaci restano cari

    Negli ultimi 10 anni sono stati fatti progressi notevoli nella lotta ai tumori del sangue. «Sono ‘esplosi’ i farmaci biologici, che diversamente da quelli chemioterapici sono molto più mirati sul bersaglio da colpire, come missili che non producono danni collaterali. Gli anticorpi monoclonali, validi anche contro i tumori solidi, 10 anni fa non c’erano» spiega il professor Mario Lazzarino, per anni direttore della Clinica Ematologica del Policlinico San Matteo di Pavia.

    Sua moglie, Enrica Morra, da anni è impegnata, come coordinatrice scientifica della Rete Ematologica Lombarda e come presidente della Fondazione Malattie del Sangue, a promuovere la ricerca terapeutica, a fornire formazione specialistica al personale sanitario e assistenza psicologica a chi è colpito da malattie del sangue ed è in cura al Niguarda di Milano. «Grazie all’immunoterapia chi è colpito da malattie del sangue di modesta entità può contare su una vita regolare, mentre per chi è colpito da malattie più gravi le aspettative di vita sono comunque buone» sottolinea ancora Lazzarino, spiegando che «attraverso l’immunoterapia vengono prelevati linfociti propri della persona da curare e questi linfociti vengono educati in vitro in laboratorio a riconoscere il tumore da colpire una volta reimmessi nel paziente. Trattandosi di linfociti propri il reimpianto non crea problemi e i linfociti, moltiplicati in vitro, possono aggredire il tumore e distruggerlo».

    «I tumori del sangue – prosegue – sono in aumento, ma perché è in aumento l’età media della vita che è ormai di oltre 80 anni per gli uomini e di 85 per le donne. Aumentano peraltro anche le guarigioni dalle leucemie. Anche il trapianto allogenico ha dato buoni risultati e sono lontani i tempi nei quali potevamo solo diagnosticare il male e basta perché non avevamo strumenti per curarlo».

    Buone le prospettive terapeutiche, problematica resta la sostenibilità economica delle stesse. «Le istituzioni fanno molto e la sanità lombarda funziona» premette Lazzarino. «Il problema – continua – è la sostenibilità della spesa. Le cure costano migliaia di euro, a volte anche centinaia di migliaia di euro. Le istituzioni devono quindi sostenere la ricerca e ogni ospedale deve fare ricerca».

  • Anche la Commissione UE scende in campo per la Notte europea dei ricercatori

    La Rappresentanza a Milano della Commissione europea partecipa a MEETmeTONIGHT, l’evento dedicato alla notte europea dei ricercatori in Lombardia e in Campania.

    “C’è un’Europa della ricerca che funziona. L’Unione europea ha investito 150 miliardi di euro negli ultimi 35 anni per finanziare la ricerca e l’innovazione. Con le borse Marie Sklodowska-Curie sosteniamo i ricercatori nelle varie fasi della loro carriera. Attraverso lo European Research Council (ERC), una sorta di “Champions League della scienza”, abbiamo premiato circa 9 mila ricercatori di eccellenza, tra cui più di 800 italiani”, ha dichiarato Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea.

    A Milano, dal 27 al 28 settembre, lo stand “EU CORNER” della Commissione europea all’interno dei Giardini Indro Montanelli diffonderà la cultura scientifica e i risultati della ricerca europea attraverso un ricco palinsesto di eventi dedicato ai cittadini di tutte le età:

    –          Venerdì 27 e sabato 28, presso lo stand EU CORNER: laboratori per gli studenti e i curiosi, a cura dell’associazione Leo Scienza sui temi dell’ambiente, della sostenibilità e della scienza.

    –          Venerdì 27 settembre, alle 15.00 e alle 18.30, presso Area Spettacoli: Viaggio nel tempo, pièce teatrale a cura dell’associazione Leo Scienza.

    –          Venerdì 27 settembre, ore 18.30, allo Spazio Talk: “Europa della ricerca: sfide, risultati e opportunità”, dialogo con Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea, e Alessandra Luchetti, Capo dipartimento Agenzia Esecutiva per la Ricerca della Commissione europea. Modera Maurizio Melis, Radio 24.

    –          Sabato 28 settembre, alle 12.00 e alle 16.00, presso Area Spettacoli: Sull’isola deserta, pièce teatrale a cura dell’associazione Leo Scienza.

    Perché l’Europa investe nella ricerca?

    L’Unione europea è sempre più leader mondiale nella ricerca scientifica, anche grazie ai programmi europei che finanziano la ricerca di eccellenza, la mobilità dei ricercatori e le collaborazioni transnazionali. Lo dimostrano lo European Research Council (ERC), e le azioni Marie Sklodowska-Curie per la formazione e la mobilità dei ricercatori.

    Queste iniziative, così come la Notte europea dei ricercatori, fanno parte di Horizon 2020, il noto programma UE attraverso il quale sono stati stanziati 77 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 a favore della ricerca, della crescita e della creazione di posti di lavoro. I fondi europei nel campo della ricerca hanno portato alla scoperta di esopianeti abitabili, a realizzare una mano bionica intelligente, a creare per la prima volta l’immagine di un buco nero e a ricercare nuove terapie contro malattie neuro-degenerative, tumori, epatiti.

    Finanziamenti Ue per la ricerca nel periodo 2021-2027

    La ricerca e l’innovazione restano tra le priorità più importanti della Commissione europea anche nei prossimi anni: sulla base del successo di Horizon 2020, la Commissione europea ha proposto un nuovo programma per il periodo 2021-2027 con il nome di Horizon Europe. Con una dotazione finanziaria, proposta dalla Commissione europea, di 100 miliardi di euro, il nuovo programma sosterrà la scienza aperta, l’innovazione e le risposte europee alle sfide delle nostre società. Sempre nel campo dell’innovazione, la Commissione ha anche proposto il nuovo programma “Digital Europe”, con un bilancio di 9 miliardi di euro dedicato all’intelligenza artificiale, alla cybersicurezza e allo sviluppo delle competenze digitali dei giovani europei.

     

  • Ricerca Usa evidenzia come si crea la dipendenza da cocaina

    L’uso continuo di cocaina modifica l’espressione di un gene, rendendolo più attivo, nell’ippocampo, che è una parte del cervello responsabile della memoria e dell’apprendimento. Lo rileva uno studio della Michigan State University, pubblicato sul Journal of Neuroscience, che indica in questo effetto una delle possibili spiegazioni della dipendenza da cocaina.

    Gli studiosi ritengono che quando questo gene è ‘attivo’, il cervello di un tossicodipendente crei legami più forti tra la droga e l’ambiente in cui viene assunta, il che porta a elaborare ricordi positivi e rende più propensi a riutilizzarla. Svolgendo la propria ricerca su topi, gli studiosi hanno rilevato che i roditori a cui veniva somministrata quotidianamente cocaina mostravano una maggiore espressione di questo gene rispetto a quelli a cui era stata data una soluzione salina. L’uso continuo di cocaina ha causato una modificazione che ha reso il gene più attivo.

  • Bando per la ricerca sanitaria ‘Benessere animale e sicurezza alimentare’ per sviluppare studi rilevanti

    Con il Bando della ricerca finalizzata 2019, il Ministero della Salute mette a disposizione 100 milioni di euro per la ricerca sanitaria.
    Possono presentare progetti di ricerca di durata triennale tutti i ricercatori del Servizio sanitario nazionale “che abbiano un esplicito orientamento applicativo e l’ambizione di fornire informazioni utili ad indirizzare le scelte dell’assistenza sanitaria pubblica, dei pazienti e dei cittadini”.
    Le risorse economiche sono relative agli anni finanziari 2018 e 2019, sulla base del Programma nazionale della ricerca sanitaria 2017-2019.
    Giovani ricercatori- Il bando prevede diverse tipologie progettuali. Due tipologie di progetti sono state dedicate ai giovani ricercatori di età inferiore ai 40 anni e per gli “starting grant” sotto i 33 anni di età. Ai progetti dei giovani ricercatori sono destinati 50 milioni di euro.
    Sviluppare studi rilevanti per la sanità e benessere animale e per la sicurezza alimentare – Fra le finalità dei progetti figura lo sviluppo di  studi rilevanti per la sanità e benessere animale e per la sicurezza alimentare: ricerca applicata (change-promoting) o progetti finalizzati all’acquisizione di nuove conoscenze (“theory-enhancing”). Il Programma nazionale della ricerca sanitaria contempla obiettivi di  miglioramento dello stato di salute degli animali, sia domestici che allevati, e il mantenimento di livelli elevati di sicurezza alimentare, in un approccio integrato di “one health”.
    La ricerca in sanità animale – è scritto nel Programma nazionale- ha contribuito largamente allo sviluppo dell’innovazione avendo come obiettivi l’incremento delle garanzie per la sicurezza alimentare, l’aumento della produttività zootecnica, il miglioramento del benessere animale e la riduzione dell’impatto delle produzioni zootecniche sull’ambiente. La ricerca in sanità veterinaria ha legami con la società, l’economia, l’ambiente e lo sviluppo tecnologico sono indiscussi ed in continuo mutamento. E’ necessario inoltre promuovere maggiormente la ricerca applicata concernente la salute e il benessere degli animali, i cui risultati possono integrarsi con la ricerca condotta sull’uomo ed offrire soluzioni a problemi concreti come: il cambiamento climatico responsabile di sollecitazione termica; il controllo e la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel settore dell’allevamento; l’uso di mangimi non convenzionali; le malattie sia nuove che recidivanti; la possibilità di controllare la propagazione di zoonosi nell’ambiente; le procedure standardizzate e la moltiplicazione degli strumenti in azienda per una diagnosi e un controllo precoci e rapidi delle malattie; l’analisi dei meccanismi di difesa; lo studio delle razze più resistenti; lo sviluppo di nuove caratteristiche sanitarie per gli animali; lo sviluppo di modelli di allarme precoce; gli indicatori oggettivi e pratici di benessere che si potrebbero utilizzare nei sistemi facoltativi di gestione agricola; l’ottimizzazione delle caratteristiche di comportamento/benessere; le nuove caratteristiche per il comportamento/il benessere degli animali. Inoltre, è importante garantire un’adeguata ricerca nello sviluppo di nuovi agenti antimicrobici e di alternative per curare gli animali.
    Presentazione dal 16 settembre- Sono on line le procedure di presentazione dei progetti a partire dal 16 settembre. La data ultima per l’invio del
    progetto al Ministero della salute da parte del destinatario istituzionale, è il 27 novembre 2019.

     

    Fonte: @nmvioggi.it

  • Big Data, Deep Science il tema centrale di Trieste Next 2019, festival della ricerca scientifica presentato nella sede della Rappresentanza a Milano della Commissione europea

    Si svolgerà dal 27 al 29 settembre Trieste Next 2019, il festival della ricerca scientifica di Trieste, Città Europea della Scienza 2020, giunto all’ottava edizione. Intitolato quest’anno, Big Data, Deep Science: il futuro della scienza e degli umani nell’era dell’intelligenza aumentata, l’evento è stato presentato a Milano nella sede della Rappresentanza della Commissione europea. Grazie all’intervento di studiosi, ricercatori ed esperti del settore, l’attenzione sarà puntata sui ‘big data’, immense quantità di informazione che caratterizzano la ricerca di oggi e del futuro. I big data sono ormai fondamentali nei campi di ricerca più disparati, a partire dalla medicina passando per il clima, l’intelligenza artificiale, le neuroscienze, l’applicazione nel campo industriale e molto altro ancora. Importante sarà anche l’appuntamento con la nuova nave di ricerca oceanografica “Laura Bassi” dell’OGS, presentata per la prima volta in esclusiva al pubblico in occasione del festival.
    La manifestazione si svolge in collaborazione con la Commissione europea e si avvale della partecipazione degli enti di ricerca di Trieste, un polo scientifico a massimi livelli nel panorama internazionale, che l’anno prossimo ospiterà ESOF 2020. Trieste Next 2019 gode inoltre del patrocinio dello European Research Council (ERC), l’agenzia dell’Unione europea che finanzia la ricerca di eccellenza e di frontiera in Europa in tutti i campi scientifici. La manifestazione è promossa da Comune di Trieste, Università degli Studi di Trieste, Italypost, Scuola Internazionale Superiore di Studi avanzati (SISSA), Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS), Immaginario Scientifico e Area Science Park. Ente co-promotore della manifestazione, che gode anche del patrocinio di ESOF 2020, è la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Trieste Next è un progetto di Trieste Città della Conoscenza, la rete che unisce le realtà delle ricerca triestina, che promuove il dialogo fra scienza e cittadini. Il 27 settembre, in contemporanea con il primo giorno del festival, si svolgerà a Trieste, assieme a tante altre città italiane, la Notte Europea dei Ricercatori. Il calendario completo della manifestazione è disponibile sul sito di Trieste Next (www.triestenext.it), compresa la lista dei relatori con le relative biografie.

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