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  • Poche petroliere, greggio alle stelle. E l’Europa si aspetta carenze di carburante per gli aerei

    La carenza globale di petroliere sta facendo impennare i costi del trasporto del greggio e rischia di mantenere elevati i prezzi dei carburanti anche in caso di calo delle quotazioni del petrolio. E’ quanto si legge sul quotidiano “Wall Street Journal”, secondo cui la situazione si è aggravata dopo gli attacchi con droni che hanno costretto l’Arabia Saudita a fermare l’oleodotto Est-Ovest, una delle principali vie alternative allo Stretto di Hormuz. La chiusura ha spinto una quota maggiore del greggio saudita verso Hormuz, aumentando la pressione su una flotta di superpetroliere già ridotta. Le tariffe per le petroliere Vlcc, le più grandi utilizzate per il trasporto del greggio, hanno raggiunto livelli record: secondo Windward, all’inizio di settembre il costo per noleggiarne una per il trasporto attraverso Hormuz ha superato il milione di dollari al giorno. Secondo Clarksons Research, le tariffe medie globali hanno raggiunto 651 mila dollari al giorno, quasi il doppio rispetto alla settimana precedente.

    Circa il 15 per cento della flotta mondiale di Vlcc risulta attualmente impegnato al largo dell’Oman in operazioni di trasferimento da nave a nave, mentre altre petroliere devono circumnavigare l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza, allungando i viaggi di circa due settimane. La pressione sulla flotta potrebbe tradursi in maggiori costi per le raffinerie e, di conseguenza, per i consumatori. L’Arabia Saudita sta infatti utilizzando sempre più trasferimenti da nave a nave per mantenere il greggio in movimento verso i mercati asiatici, mentre le compagnie di navigazione saudite evitano il Bab el Mandeb a causa degli attacchi degli Houthi. Le autorità saudite prevedono una possibile riattivazione parziale dell’oleodotto Est-Ovest, ma i tempi restano incerti.

    L’Europa peraltro si avvia ad affrontare un deficit di carburante per l’aviazione nel quarto trimestre, nonostante il crescente ricorso a fornitori lontani come la Corea del Sud. Secondo la società di consulenza Energy Aspects, il continente registrerà un deficit di circa 510 mila barili al giorno, mentre Stati Uniti e Asia-Pacifico dovrebbero avere rispettivamente eccedenze di 18 mila e 419 mila barili al giorno. Dall’inizio della guerra tra Iran e Israele, le tensioni in Medio Oriente hanno ridotto le forniture dalla regione e dimezzato le importazioni europee di carburante per aerei. La Corea del Sud è diventata a settembre l’ultimo grande fornitore del mercato europeo: secondo Kpler, le importazioni europee dal Paese asiatico hanno raggiunto 129 mila barili al giorno, il livello più alto dall’ottobre 2022.

    La crescente differenza di prezzo tra i mercati asiatico ed europeo rende più redditizie per Paesi come la Corea del Sud le esportazioni verso l’Europa. Gli arrivi coincidono con livelli ridotti delle scorte nel principale polo petrolifero di Amsterdam-Rotterdam-Anversa, scese nella settimana al 10 settembre al minimo degli ultimi sette anni. In Corea del Sud, la produzione di carburante per aerei ha raggiunto a luglio il massimo da sette anni, mentre la lavorazione del greggio è aumentata del 16 per cento su base mensile, a 2,7 milioni di barili al giorno.

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