Sicilia

  • Sicurezza e infrastrutture prima del Ponte sullo Stretto

    Dal 1794, come molti mezzi d’informazione hanno riportato, erano già note le gravissime condizioni idrogeologiche che, con l’incuria, la mancanza di interventi, l’aumento della popolazione, di case, fognature, tubature, e, non da ultimo, con il cambiamento climatico e le piogge costanti e torrenziali, hanno portato alla tragedia di Niscemi.

    Senza andare troppo indietro negli anni, e perdersi in mille rivoli, andiamo all’ultimo disastro, alla tragedia di oggi, annunciata già da quanto era avvenuto nel 1997 a Niscemi, per renderci conto che nessuna ha effettuato le opere necessarie

    Si indaga e, si spera, si identificheranno finalmente le responsabilità e si provvederà, in tempi brevi, a ridare alternative di vita a chi ha perso tutto, non solo la casa ed i beni ma anche quei ricordi che sono alla base dell’identità, ma ora è obbligatorio realizzare, non solo per Niscemi, quanto è necessario per impedire nuovi disastri.

    La realtà, inconfutabile, è che l’Italia, in gran parte, è un paese a rischio, sia per le complesse realtà idrogeologiche, per le vaste aree soggette a terremoti, per l’attività dei vulcani, ai piedi dei quali sono stati costruiti interi paesi, che per le coste martoriate da abitazioni abusive e da costruzioni spesso edificate con materiale scadente e, non ultimo, per l’eccessivo consumo del suolo.

    Non può più essere rimandata la costituzione di una commissione, con persone altamente qualificate, non legate alla politica ideologica, ad interessi elettorali o di categoria, che, con loro consulenti, agiscano in ogni regione, svincolati dalle amministrazioni regionali, per mappare tutto il territorio e procedere a tutti gli interventi urgenti.

    Interventi di bonifica ma anche di demolizione di quanto è a rischio o non in regola, una mappatura che non guardi in faccia a nessuno e che abbia l’immediata conseguenza di porre al riparo, con le opere necessarie, tutti e tutto da nuovi rischi, da altre sciagure annunciate.

    Dopo la tragedia del ponte di Genova si è impiegato un tempo infinito per mappare cavalcavia e ponti fragili o pericolosi ma, a distanza di otto anni, gli interventi, per metterli in sicurezza, non sono ancora stati realizzati completamente e continuiamo, in troppe strade, a viaggiare con una corsia per alleggerire il traffico nei punti pericolosi e la conseguenza è che il pericolo rimane.

    I problemi tecnici seri, dalla risoluzione dei quali dipende la nostra vita, non possono essere affidati a coloro che si devono occupare del consenso elettorale o devono rispondere a chi li ha nominati e può sollevarli dall’incarico.

    Senza polemiche ma guardando la realtà, dopo le onde alte quasi dieci metri che hanno sconvolto il litorale siciliano, distruggendo anche tratti della ferrovia, risulta evidente la necessità di rivedere la decisione di costruire il Ponte sullo Stretto.

    Forse troppi non solo trascurano di valutare quanto è accaduto negli ultimi giorni ma sono anche ignoranti, cioè ignorano o fanno finta di ignorare, che il terremoto che distrusse Messina e Reggio Calabria nel 1908 portò alla morte 500.000 persone, che l’area resta a rischio terremoti mentre il mare e gli eventi climatici estremi sono più che mai incontrollabili e devastanti.

    I soldi per il ponte siano usati per mettere in sicurezza le zone fragili e per costruire le tante infrastrutture delle quali la Sicilia e la Calabria sono ancora, ingiustamente, prive.

  • Senza polemica, prima del ponte facciamo strade e ferrovie

    Mi sembra oggettivamente inutile cercare, a sinistra ed a destra, centro compreso, chi nel passato è stato favorevole al Ponte sullo Stretto, opera della quale si parla da molti anni e per la quale sono già stati spesi, inutilmente molti soldi facendosi tutti una gran pubblicità.

    Io resto del mio parere, lo stesso dall’inizio: non ho la competenza per sapere se l’opera è realizzabile in assoluta sicurezza per il presente ed il futuro, terremoti, maremoti, onde anomale e venti che diventano trombe d’aria sono tra i fenomeni atmosferici di un clima che ormai è cambiato in peggio creando spesso catastrofi.

    Non so quanto il ponte possa influire negativamente sull’ambiente nel suo complesso: modifica del passaggio di uccelli migratori, anch’essi utili all’ecosistema, modifica delle correnti aeree e di conseguenza delle piogge, problemi connessi al terreno ed ai suoi, a volte tragici, movimenti.

    Quello che so per certo che qualsiasi ponte nasce per unire posti altrimenti distanti, non per far ricordare chi lo ha realizzato, per vincere record, per far lavorare imprese varie, sperando che non siano, in tutto od in parte collegate a sistemi criminali come la mafia.

    Un ponte nasce appunto per unire, per dare sviluppo alle attività e maggiori comodità ai cittadini, più velocità negli spostamenti e minori costi, di denaro, e minori sprechi di tempo.

    Il problema vero, che la politica, a destra come a sinistra, centro compreso, non ultimo il ministro Salvini, non affronta è che né in Sicilia né in Calabria ci sono le infrastrutture necessarie che dovrebbero collegarsi al ponte.

    In sintesi ed in totale chiarezza: mancano le strade ed i binari per i treni, la Sicilia e la Calabria restano ancora regioni nelle quali muoversi, in macchina o in treno, è un problema che rende difficoltosa la vita ed il lavoro sia dei residenti sia di chi viene da fuori.

    Perciò, al di là di tante inutili polemiche di parte, invitiamo tutte le forze politiche ad abbassare toni e dichiarazioni, e ci rivolgiamo, come sempre sommessamente e senza particolare speranza di ascolto, al governo affinché, mentre continuerà a studiare come realizzare il ponte al meglio, se sarà possibile realizzarlo, siano finalmente costruite le vie ferrate e le strade ed autostrade delle quali Sicilia e Calabria hanno necessità da troppi anni.

  • Toghe&Teglie: pesto alla trapanese

    Buona settimana a tutti i lettori da Manuel Sarno, curatore di questa rubrica e fondatore del Gruppo Toghe & Teglie! Ogni tanto, quando mancano (raramente) suggerimenti da parte dei miei amici e colleghi, mi avventuro io a proporre qualche preparazione che esce dalla mia cucina: questa settimana tocca al pesto alla trapanese, facilissimo da realizzare e delizioso per condire ogni formato di pasta oltre alla trapanesissima e tradizionale busiata. In questo caso, ho usato dei paccheri…perché quelli avevo.

    Prima di passare alla ricetta vera e propria vale la pena ricordare un briciolo di storia di questo condimento che origina nel porto di Trapani, dove attraccavano le navi genovesi provenienti da oriente e dirette nel Tigullio, e la popolazione locale ebbe modo di assaggiare il pesto ligure grazie ai marinai di quelle imbarcazioni reiventandolo con prodotti locali.

    Per preparare il pesto alla trapanese servono delle mandorle già pelate da versare in un mixer frullandole finemente.

    Unite quindi dei pomodorini tagliati a pezzi grossolani, basilico e un pizzico di sale, uno spicchio di aglio intero privato della camicia e procedete, frullate di nuovo qualche istante omogeneizzando bene gli ingredienti. Dosi “a muzzo” come al solito e come direbbero in Sicilia.

    Non ci crederete ma il vostro pesto è praticamente già pronto: ora basta versare il composto in una ciotola, diluirlo con olio evo, aggiungere pecorino – meglio se siciliano – grattugiato non troppo sapido e mescolare: non deve essere cotto e, come il pesto ligure, versato a freddo sulla pasta da condire aggiungendo ancora un po’ di pecorino ed aiutandosi con un goccio di acqua di cottura per mantecare. Volendo si possono aggiungere tocchetti di melanzane, fritte naturalmente e pomodorini confit.

    Chiedo venia per l’impiattamento da trattoria per camionisti ma quello non è per nulla il mio forte. D’altro canto, una volta, parlando con Gualtiero Marchesi della mia deludente esperienza nel celebratissimo ristorante stellato di un divo della cucina (o presunto tale) tranne che per la location e la presentazione dei piatti, il Maestro che lo conosceva bene mi disse “se uno non sa cucinare, che almeno sia capace di impiattare!”.

    Alla prossima!

  • Priorità

    Con grande enfasi si annuncia l’inizio dei lavori per la realizzazione del ponte sullo Stretto, diventato in questi anni una specie di leggenda.
    Si spendono parole a briglia sciolta con variegate dichiarazioni da: “anche i romani sognavano il ponte“ al “sarà il ponte giù grande del mondo.”
    Resta da spiegare ai cittadini, ai quali si dice che il ponte sarà la vera realizzazione delle pari opportunità in quanto il ponte unisce, il  perché non si siano ancora realizzate in Sicilia le strade e le ferrovie necessarie da decenni, e alle quali il ministro Salvini avrebbe dovuto dare subito la sua attenzione, e che sono super necessarie ai siciliani ed ai calabresi oltre che al resto d’Italia.
    Come in tutte le vicende della vita ci sono delle priorità, Salvini, e di conseguenza il resto del governo, dà priorità alla spettacolarità dell’evento, per passare se non alla Storia vera almeno alla cronaca per molto tempo, invece di rendere subito i trasporti ed i servizi più efficienti mentre ancora mancano quelle azioni necessarie a spezzare il filo rosso che unisce criminalità organizzata e parte dei poteri forti e della politica.

    Il governo Meloni subisce molte critiche ingiuste da parte di coloro che hanno governato l’Italia per molti anni senza risolvere i problemi e senza visione del futuro, ciò non toglie che anche alcuni esponenti di questo governo, in alcune occasioni, pensino più a rendersi visibili con dichiarazioni e provvedimenti impropri che a realizzare in silenzio quello che serve e, fra tutti i problemi, ricordiamo l’urgenza di identificare per Milano un sindaco che riporti la città alla normalità.

  • Dighe trascurate o non ultimate: la Sicilia sversa in mare l’acqua che le manca per case e campi

    L’approvvigionamento idrico in Italia e segnatamente in Sicilia continua a fare acqua da tutte le parti, vien da dire. Oltre 100.000 metri cubi d’acqua al giorno vengono scaricati in mare, mentre l’agricoltura delle province di Trapani e Agrigento sta vivendo una crisi senza precedenti, segnalava già lo scorso autunno il settore agroalimentare della Sicilia. La diga Trinità di Castelvetrano non è attiva per problemi di sicurezza ma i necessari interventi di messa in sicurezza e manutenzione non sono mai stati programmati e di conseguenza la diga viene svuotata per evitare che la massa d’acqua possa creare problemi. Molte altre dighe sono state dismesse e la mania green ha portato a costruire impianti di energia rinnovabile nei terreni che un tempo erano destinati ad agricoltura ed allevamento ma che oggi ardono sotto la siccità, anche perché se l’impianto di Trinità garantisce oggi solo il 14,05% dell’acqua potabile consentita e il 10,26% rispetto alla capienza possibile, di 47 dighe complessive in Sicilia solo 20 sono state collaudate e 17 sono già state dismesse, spesso anche prima di essere ultimate. Senza un collaudo, una diga deve essere svuotata, ma neanche i collaudi bastano, come dimostra Trinità, ove non si faccia manutenzione.

    L’Autorità di Bacino della Regione Sicilia ha dipinto un quadro in cui si sfiora il collasso, con appena 142 milioni di metri cubi d’acqua disponibili nei principali invasi ‘a uso promiscuo’, cioè sia per l’agricoltura che per l’uso potabile. Il volume effettivamente utilizzabile, al netto di fanghi, perdite e mancanza di infrastrutture, scende addirittura sotto i 100 milioni. La capacità di fornire acqua è calata, a seconda dell’impianto, dal -21% al -47% in un anno.

    I dissalatori per recuperare acqua dal mare, proprio lì dove si sversa l’acqua che non si tiene nei bacini artificiali, sono abbondantemente ‘pensionati’ a loro volta mentre tutti i progetti (31) che la Regione ha presentato per ottenere fondi del Pnrr con cui affrontare la questione dell’approvvigionamento idrico sono stati giudicati insoddisfacenti e dunque non ammessi ai fondi che l’Italia distribuisce sul territorio tramite il Pnrr grazie agli stanziamenti europei di NextGenEU.

  • Sete di acqua e di giustizia

    C’è un territorio bellissimo, ricco di storia millenaria, di culture che sono intrecciate nei secoli, di monumenti e vestigia di passati lontani che tutto il mondo invidia. Un territorio arricchito da montagne con, tutto attorno, un  mare  dalle mille sfumature, un territorio dove, purtroppo, a  volte malavita e politica si sono alleate creando tragedie e lutti.

    Sicilia fiera e sofferente, assetata di acqua, Sicilia senza ferrovie e strade adeguate, come tutti sanno da decenni, Sicilia con i rubinetti asciutti per milioni di abitanti e le file di autobotti e le coltivazioni un’altra volta a rischio o già perse e gli animali muoiono.

    Sicilia senza acqua l’altro ieri, ieri, oggi, governatori e ministri distratti o collusi, impotenti o troppo potenti nell’occuparsi dei loro affari invece che di quelli dei siciliani e perciò degli italiani?

    Cosa ha accecato Berlusconi e poi altri, fino ad arrivare a Salvini, inducendoli a credere che il ponte sullo Stretto potesse rappresentare sviluppo  economico in un territorio nel quale mancano le più normali vie di comunicazione, crollano ponti appena fatti ma, sopratutto, si muore di sete perché nessuno ha provveduto, nei decenni, a costruire le infrastrutture per l’acqua?

    Accecati o interessati ad altro? Ignoranti del problema o consapevoli che certi problemi portano sviluppo alle attività criminali, che vendono anche l’acqua?

    La Sicilia ha sete, l’acqua è necessaria per vivere, il governo dia l’acqua prima di pensare al Ponte e Salvini costruisca i binari per i treni e le strade prima di buttare via altro denaro per un ponte che, se non ci sarà una svolta immediata, unirà solo due regioni, Calabria e Sicilia, entrambe prive di strade e ferrovie e assetate di acqua e di giustizia.

  • Torna alla luce antica strada lastricata di Segesta

    Torna alla luce l’antica strada lastricata che tagliava Segesta. Nel corso del cantiere di scavo, condotto dall’Università di Ginevra all’interno del Parco archeologico regionale, sono stati scoperti diversi lastroni dell’antica strada che fu utilizzata fino al periodo medievale. Ne ha dato notizia l’assessorato regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana.

    Si tratta di un ritrovamento eccezionale che permetterà di riscrivere l’ampiezza dell’abitato di età ellenistica, ma già nell’orbita romana, in attività sino all’epoca medievale, come denunciano importanti frammenti di ceramica. Ma gli archeologi sperano in altro: si intuisce che la strada prosegua ben oltre e potrebbe condurre ad un’agorà. Sul posto stanno lavorando, a supporto di tecnici ed esperti, anche i giovani richiedenti asilo del centro Casa Belvedere di Marsala, che ha stretto un accordo di archeologia solidale con il Parco di Segesta e l’Università di Ginevra.

    Siamo nell’area della cosiddetta Casa del Navarca, nell’Acropoli sud dell’insediamento, in un sito dove si svolsero delle prime indagini nel 1992, ma lo scavo venne ricoperto. Nel 2021 si è ripreso a lavorare ed è venuta alla luce un’importante pavimentazione unica nel suo genere, una sorta di antico gioco illusorio a tessere romboidali a tre colori, “sectilia” marmorei (bianco, celeste e verde scuro) che raffigurano una sequenza concatenata di cubi dall’effetto tridimensionale. Una visione che ricorda moltissimo i Mondi impossibili creati a fine ‘800 da Escher. Ma anche due mensole in pietra a forma di prua e una scritta di benvenuto: sono stati questi ritrovamenti a far finora ipotizzare agli archeologi che questa fosse l’abitazione del navarca Eraclio, ricchissimo armatore citato da Cicerone nelle Verrine. La casa doveva essere una sorta di sito di avvistamento – come dimostra una torre medievale – visto che da quassù lo sguardo arriva fino all’odierna Castellammare. Ma è un’ipotesi di cui gli archeologi, la direttrice dello scavo Alessia Mistretta ed Emanuele Canzonieri, non sono convinti.

    La direzione del parco archeologico di Segesta segue da vicino i lavori che stanno consentendo di rivelare ciò che si aspettava da tempo, permettendo di cominciare a scoprire l’antica città di Segesta. Nei decenni gli archeologi hanno scoperto i simboli più importanti, ma poco si sa della città che si è capito essere stata elegante, raffinata, con decorazioni, mosaici, affreschi, sculture. L’intento, adesso, è finalmente scoprire in quale direzione Segesta aveva i suoi assi viari. Dal 25 aprile sono possibili, con il supporto del concessionario dei servizi aggiuntivi, CoopCulture, anche visite guidate a cantiere aperto.

  • Ma, chi era veramente William Shakespeare?

    Sulla sua vera identità sono state elaborate, sin dal XVIII secolo, decine di ipotesi che contrastano con la sua biografia ufficiale. Del resto, l’assenza di documenti storici attendibili sul periodo che va dalla sua nascita fino alla sua comparsa sulla scena letteraria inglese – periodo che gli stessi studiosi che più difendono la versione ufficiale definiscono come “the lost years” (gli anni perduti) – ha fatto sì che per due secoli ci fosse spazio per interrogarsi su questo tanto noto quanto apprezzato drammaturgo. Tra tutte le ipotesi quella più interessante, perché è la più documentata, è certamente quella che attribuisce al Bardo la nazionalità italiana e che afferma che Wìlliam Shakespeare non è altro che lo pseudonimo utilizzato da Michelangelo (o Michele Agnolo) Florio, un dotto messinese trasferitosi in Inghilterra. Analizziamo alcune delle argomentazioni più interessanti elaborate per supportare questa ipotesi.

    LE DATE PIU’ IMPORTANTI

    La biografia ufficiale riporta che William Shakespeare nasce il 23 aprile del 1564 a Stratford-upon-Avon e muore a Londra il 23 aprile 1616. Michelangelo Florio, come riportano i documenti storici trovati negli archivi, nasce il 23 aprile del 1564 a Messina e muore a Londra il 23 aprile 1616 (e già dalle date, identiche, possiamo già affermare che effettivamente possono nascere i primi sospetti).

    Del primo si ipotizza che fosse figlio di un guantaio (John Shakespeare) e di una ragazza (Mary Arden) figlia di agricoltori mentre di Michelangelo Florio sappiamo con certezza che era figlio di un erudito medico e pastore calvinista (Giovanni Florio) e di una donna (Guglielma Crollalanza) descendente di una nobile e ricca famiglia messinese.

    STORIA (DOCUMENTATA) E POSSIBILE FONTE DI ISPIRAZIONE LETTERARIA

    Quando Michelangelo è poco più che un ragazzo, il padre Giovanni, viene messo all’indice dall’Inquisizione e condannato a morte per aver aderito alla riforma protestante. La famiglia Florio fugge allora da Messina e riesce a trovare rifugio nella più tollerante Treviso. Qui il padre compra una casa del ‘300 (nota come Ca’ Otello) dove aveva vissuto un condottiero veneziano di nome Otello il quale avrebbe ucciso per gelosia la moglie risultata poi innocente (questa storia vi ricorda qualcosa?).

    Terminati gli studi classici (in latino, greco e storia), Michelangelo, per sfuggire alla persecuzione dei calvinisti, si rifugia in diverse città, come Milano, Padova, Verona, Faenza, e Venezia facendo un breve ritorno a Messina da dove si imbarca per Atene. Qui, per un breve periodo, insegna storia greco-romana. Dalla Grecia inizia un viaggio che lo porterà in Danimarca, in Austria, in Francia ed in Spagna, prima di fare ritorno in Italia (vi ricordano qualcosa tutte queste località?).

    A seguito di una informazione rivelatasi poi errata, relativa ad una attenuata persecuzione contro i non cattolici, Michelangelo ritorna a Treviso dove si innamora di una ragazza (Giulietta) che ricambia la relazione. A causa dell’accanimento delle autorità verso la nobile ma calvinista famiglia Florio, il Governatore spagnolo di Milano fa rapire Giulietta che, in preda alla disperazione, si suicida gettandosi dalle mura del Castello Sforzesco. La colpa della sua morte viene fatta ricadere su Michelangelo che è costretto a fuggire. (vi ricorda qualcosa questa vicenda?).

    Per nascondersi Michelangelo va a Venezia dove incontra il suo mentore, il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno il quale, grazie alle sue conoscenze, riesce a fargli raggiungere il Giovanni (John) Florio a Londra. Giovanni, figlio dello zio di nome Michelangelo (è fratello di suo padre) e pare di una nobile donna inglese. Nonostante l’Inquisizione avesse poco potere in Inghilterra, Michelangelo decide di cambiare il suo nome e il suo cognome e di sostituirli con quelli della madre Guglielma Crollalanza traducendoli letteralmente in inglese. Per cui Guglielma diventa William e Crollalanza diventa Shake (Scrolla) e Speare (Lanza). (questo sì che è un vero colpo di scena!)

    E ANCORA…

    Oltre ai molti interessanti indizi già forniti per ritrovare nelle opere di William Shakespeare molti riferimenti della vita di Michelangelo Florio, ne seguono alcuni anch’essi interessanti che, per brevità del testo, sono stati selezionati dal sottoscritto tra molti altri.

    Nella tragedia “Amleto”, pubblicata in Inghilterra nel 1602, sono contenute molte citazioni presenti nell’opera pubblicata da Michelangelo Florio in Italia nel 1583 intitolata “I secondi frutti” e sottotitolata “I proverbi”.

    La commedia “Tanto rumore per nulla” (Much Ado About Nothing) nella quale tutta la trama si svolge a Messina, è identica alla commedia dialettale scritta da Michelangelo Florio diversi anni prima e che si intitolava “Tantu trafficu ppi nenti”.

    Nelle opere “Enrico IV”, “Giulio Cesare” e “Antonio e Cleopatra” si citano più volte l’Italia e la Sicilia e ne “Il racconto d’inverno” anche Messina.

    Delle 37 opere di Shakespeare ben 15 sono ambientate in Italia. Altre in diversi Paesi Europei e solo 5 in Inghilterra.

    In nessuna delle sue opere Shakespeare cita o far riferimento alla sua città natale Stratford-upon-Avon, che dista pochi chilometri da Londra.

    Nelle sue opere utilizza spesso parole latine, greche e anche italiane, senza tradurle (come “mizzica” nella commedia “Tanto rumore per nulla” – termine tipicamente messinese) così come utilizza spesso nomi propri italiani.

    Nel suo testamento Michelangelo Florio lascia la sua biblioteca (che, si presume, verosimilmente, potesse contenere i suoi manoscritti) al suo grande protettore, William Herbert, conte di Pembroke. Patrimonio ancora esistente ma che (stranamente) a nessuno storico è stato mai concesso consultare.

    CONCLUSIONI

    Negli anni ’60 il noto scrittore e onesto intellettuale Antony Burgess, a conclusione di un suo articolo dedicato a Shakespeare, scriveva: “è certamente arrivato il tempo che l’Italia ricordi questo suo esule figlio”.

    Sull’argomento ci sono decine di libri di altrettanti emeriti studiosi (e tra quelli italiani è certamente degno di nota lo scrittore ispicese Martino Iuvara, grande studioso e primo sostenitore della Sicilianità-messinesità di Shakespeare) i quali tutti convergono sull’appassionante ipotesi che il Bardo fosse di nazionalità italiana.

    Del resto gli indizi e le, chiamiamole coincidenze, che confermano questa tesi sono davvero tanti al punto che l’8 agosto del 2011, quasi a voler dipanare ogni dubbio, il Consiglio Comunale di Messina ha deliberato di concedere la cittadinanza onoraria post mortem a William Shakespeare e di iscrivere il Suo nome nell’Albo degli uomini illustri di Messina.

    «Essere, o non essere, questo è il dilemma»

    Dall’Amleto, Atto 3, scena 1 di William Shakespeare alias Michelangelo Florio

  • Oltre 101 milioni di euro per l’ammodernamento dell’asse ferroviario Palermo-Catania-Messina

    La Commissione ha approvato un investimento di oltre 101 milioni di euro a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale per l’ammodernamento dell’asse ferroviario Palermo-Catania-Messina.

    L’investimento contribuirà alla costruzione di due gallerie, lunghe 92,75 m e 34,75 m, e di 17 viadotti per rimuovere la sinuosità dei binari che attraversano le zone collinari e accidentate. In alcune parti dell’isola sarà costruita una seconda ferrovia per favorire il transito simultaneo in entrambe le direzioni. Tali investimenti ridurranno notevolmente i tempi di percorrenza e aumenteranno la frequenza delle connessioni. Una parte dei terreni liberati grazie alla rimozione delle curve sarà trasformata in piste ciclabili.

    Il progetto migliorerà la qualità del servizio ferroviario e dei collegamenti con i porti di Catania, Augusta e Palermo, nonché con gli aeroporti di Catania e Palermo. Contribuirà inoltre a migliorare la stazione di Bicocca a Catania, modificando il tracciato di posa dei binari, costruendo nuovi sottopassaggi e rampe di accesso e migliorando l’edificio stesso.

    Questo importante investimento è fondamentale per rafforzare lo sviluppo socioeconomico della Sicilia, in quanto sostiene lo sviluppo di mezzi di trasporto più efficienti, più rapidi e a basse emissioni per i cittadini e le imprese.

    Fonte: Commissione europea

  • La semina, il raccolto e la ricandidatura, la parabola agricola di Musumeci

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’On. Nicola Bono, già Sottosegretario per i BB.AA.CC.

    Da qualche mese il Presidente Musumeci rivendica la sua ricandidatura, alla luce della sedicente ottima semina effettuata in termini di buon lavoro svolto fino ad oggi e del suo buon diritto a procedere al copioso raccolto, che inevitabilmente a suo parere dovrebbe conseguirne. Peccato che tale visione di buona semina sembrerebbe abbastanza improbabile alla luce della reale situazione in cui versa la Sicilia.

    A volo d’angelo e senza volere al momento elencare tutte le gravi problematicità dell’Isola, né di approfondire l’incapacità di dare vita ad alcuna riforma realmente radicale e innovativa per modernizzare la Sicilia, basta solo esaminare lo stato in cui versano alcuni settori di competenza della Regione per capire l’inesistenza di alcuna strategia e indirizzo politico e programmatico del governo regionale in carica, costretto a continue giustificazioni e patetici tentativi di autoassoluzione dalle responsabilità per gli autentici disastri registrati, altro che “Diventerà Bellissima”.

    In veloce sequenza: la tragedia dei quasi 8.000 incendi che ha bruciato 78.000 ettari di territorio regionale non solo boschivo evidenza l’assenza di qualsivoglia strategia per prevenire tali tragici e in gran parte dolosi eventi, come le recenti giustificazioni dell’assessore al Territorio e ambiente Cordaro invece di spiegare confermano; nessuna strategia per i rifiuti, a partire dalla ordinaria vergogna di un’Isola che a parole auspica di diventare capitale del turismo europeo e, di fatto si presenta con le strade letteralmente invase da tonnellate di rifiuti abbandonati, senza che alcuna pubblica autorità abbia la minima intenzione o capacità di intervenire e risolvere; nessuna strategia sulla gestione delle acque che, in parte, è strettamente legata all’assenza di strategie per i rifiuti, per come è emerso in questi giorni con le audizioni della Commissione Parlamentare Ecomafie; nessuna strategia contro il vergognoso primato nazionale di contagi e defunti che dal 19 agosto, quotidianamente e ininterrottamente, fa strame in tutte le province dell’Isola, con l’aggravante di una congenita incapacità di conteggiare correttamente i decessi, che rende grottesca e senza trasparenza la gestione sanitaria, in particolare per la mancanza di qualsivoglia pubblica spiegazione sul motivo di questi errori, di cui non si capisce da cosa determinati e dalla responsabilità di chi, con conseguente gravissimo discapito perfino della corretta valutazione del reale andamento giornaliero della pandemia; nessuna strategia legislativa né sulle riforme, né sul varo di qualsivoglia altra normativa, da cui non a caso proliferano in continuazione impugnative del governo nazionale in quantità esagerata e mortificante per il Parlamento più antico d’Europa, ed infine, ma solo perché l’elenco dei disastri vuole essere indicativo ma non esaustivo, nessuna strategia per la capacità di spesa della Regione dei fondi strutturali, fermi al 42% di effettivo utilizzo, con la dimostrazione non solo che non si è mai riusciti a capire e rimuovere le cause di questo gravissimo “buco nero” della burocrazia regionale, ma con il rischio che tale ultra trentennale impotenza si rifletta anche sui fondi del PNRR, vanificando ogni speranza di riscatto economico e sociale della Sicilia e di perdere l’ultimo treno utile per una diversa narrazione del futuro.

    A fronte di questo scenario fallimentare, in cui quando si interviene lo si fa rigorosamente a posteriori, dopo che i danni sono stati arrecati e ricorrendo alla solita e consunta cantilena di richieste di aiuto allo Stato, si registra un vuoto di idee e di proposte concrete per risolvere questioni che quattro anni fa il Presidente si era impegnato ad affrontare con successo, salvo poi scegliere alleanze con buona parte dei responsabili dei mali antichi della regione, che infatti sono stati replicati.

    Quattro anni di governo persi, tra dichiarazioni roboanti e fantasiose, come la creazione di una compagnia aerea siciliana con l’AST, sterili denunce di veri o presunti boicottaggi, non a caso maturati spesso all’interno della stessa maggioranza, attacchi strumentali ai regolamenti dell’ARS, come se l’abolizione del voto segreto potesse mai supplire all’assenza di proposte e di riforme per modernizzare una regione rimasta ferma agli anni ’70 nei metodi e nelle logiche dell’azione burocratica, politica e legislativa, o le sfuriate contro tutto e tutti, ed in particolare nei confronti delle struttura burocratica, come se fosse ancora un deputato dell’opposizione e non appunto il Presidente della Regione con ruolo e poteri per cambiare realmente le cose.

    Ecco perché non regge la parabola della semina, di cui non sembra esserci traccia e, conseguentemente del diritto a un secondo mandato, per l’assenza del presunto ma, in realtà, inesistente raccolto.

    Già Sottosegretario per i BB.AA.CC.

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