Sicilia

  • I ripetuti volteggi degli indirizzi politici del Presidente della Regione Siciliana e l’autonomia differenziata

    Nell’arco degli ultimi cinque mesi il Presiedente della Regione Siciliana ha cambiato più volte linea politica fino ad autoproclamarsi “leghista del sud”, unicamente per posizionarsi furbescamente quale punto di riferimento del sud diversamente Salviniano. Il risultato sperato non è però stato raggiunto per indisponibilità della Lega a cogliere positivamente l’offerta autoreferenziale di Musumeci, perché ha richiesto la preliminare garanzia di totale discontinuità da chi lo circonda.

    La Lega sa bene che Musumeci è prigioniero di una coalizione che comprende quasi tutti i potentati politici responsabili dei fallimenti dei governi della regione degli ultimi venticinque anni e di avere volutamente ignorato la centralità del Parlamento regionale e la sua influenza nei rapporti di forza che condizionano le scelte politiche, diventando un ostaggio della maggioranza della sua maggioranza, esattamente come il suo immediato predecessore. Per questo è interessante capire perché Musumeci avrebbe scelto la Lega quale referente politico, considerato che appena cinque mesi prima le aveva disconosciuto giustamente la matrice di partito di destra, perché manca del requisito fondamentale di nutrire alcun sentimento nazionale, essendo geneticamente legata a logiche territoriali incompatibili con il concetto di nazione, ma semmai di tribù. E quindi in che modo potrebbe costituire un referente a tutela degli interessi del sud? Ed infatti non può esserlo, tant’è che Salvini, incurante di essere stato gratificato da milioni di voti anche nel sud Italia, continua imperterrito a fare il capo della Lega Nord con la sua assillante richiesta di concessione dell’“Autonomia Differenziata”, che altro non è che una truffa per favorire illegalmente gli interessi delle regioni del nord a discapito di quelle meridionali, nel silenzio e nella complicità di FdI e appunto del Presidente della Regione Siciliana, ambedue disponibili a sacrificare il Sud in cambio di una alleanza conveniente ai fini di futuri successi elettorali.

    La truffa è iniziata con la sottoscrizione di una intesa inedita e non disciplinata da nessuna normativa vigente tra il Presidente del Consiglio Gentiloni e i presidenti delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia e Romagna (da cui l’adesione del PD), con cui veniva stabilito, in violazione delle leggi vigenti, l’assegnazione alle Regioni richiedenti di decine di materie di competenza statale e delle relative risorse. Per capire la truffa, occorre inquadrare quale è l’attuale normativa che disciplina la materia e perché l’intesa tra Gentiloni ed i tre Presidenti di Regione è una grave forzatura del tutto illegittima e truffaldina. La norma sul trasferimento di materie dallo stato alle regioni è prevista dalla costituzione ed è subordinata, nella sua attuazione alla preliminare obbligatoria definizione dei “livelli essenziali di prestazione” (lep), della determinazione dei costi standard dei servizi da trasferire e della fissazione dei criteri di gestione del “Fondo Perequativo delle Regioni”, al fine di garantire la necessaria equità nella ripartizione delle risorse e assicurare la solidarietà tra tutti i territori dello stato, in un quadro di riequilibrio tra regioni ricche e povere. Cosa ha impedito a Lombardia e Veneto di realizzare l’autonomia differenziata con la normale procedura vigente? Solo un piccolo dettaglio: non si è mai raggiunta l’intesa per la determinazione dei “livelli essenziali di prestazione”, per la fissazione dei costi standard dei servizi da trasferire e, fino ad ora, non c’è traccia del fondo perequativo delle regioni. Quindi, senza alcuna modifica delle leggi vigenti, e data l’irragionevole incapacità di raggiungere intese in materia, ecco il colpo di scena: la decisione di capovolgere di fatto e illegalmente la normativa, procedere con una intesa inedita tra vertici esecutivi (governo nazionale e presidenti delle regioni richiedenti) all’assegnazione delle materie di competenza richieste, rinviando ad un futuro ipotetico e del tutto irrealistico le decisioni che per 18 anni non sono state raggiunte e che, una volta scappati i buoi, è prevedibile non si raggiungeranno mai. E questo è tanto vero che l’accordo prevede infatti che, qualora non si dovesse raggiungere l’intesa sui costi standard entro i tre anni successivi al trasferimento delle materie dallo stato alle regioni non ci sarebbe nessuna conseguenza, perché i servizi dovrebbero comunque essere garantiti a costi pari alla media nazionale. Se a questa clausola si aggiunge la disposizione che garantisce il diritto di Lombardia e Veneto di trattenere tutti gli eventuali surplus di finanziamenti ottenuti per i pagamenti dei servizi, si ha chiaro il disegno di Salvini, Fontana e Zaia di ottenere un lasciapassare per pagarsi i costi dei servizi anche a valori molto più alti della media nazionale e in tal modo trattenere il più possibile delle proprie entrate tributarie a fronte delle maggiori spese, ovviamente a discapito delle regioni più disagiate che non ne avrebbero le possibilità per le loro minori entrate fiscali e per la mancanza delle eventuali integrazioni in assenza del fondo perequativo regionale. L’obiettivo finale che persegue Salvini non è formalmente di rapinare le regioni meridionali, ma di raggiungere tale risultato attraverso l’autorizzazione all’aumento esponenziale delle spese delle regioni ricche, i cui maggiori consumi esauriranno le risorse per la solidarietà nazionale e sarà la fine del patto repubblicano che tiene unita l’Italia. Una vera e propria secessione economica di fatto, messa in atto e sollecitata in maniera assillante da quello stesso leader della Lega che ha preso milioni di voti al Sud e che non ha alcuna remora a condannare i suoi elettori alla definitiva marginalità economica e sociale, con servizi scolastici, sanitari e di qualsiasi altra natura da terzo mondo. Ecco perché occorre impedire assolutamente l’approvazione del progetto attuale di Autonomia Differenziata e rinunciare anche al “passaggio parlamentare” che, lungi dall’essere una “riparazione alla truffa dell’accordo verticistico”, rischia di esserne solo una ipocrita legalizzazione. L’unica strada è quella di annullare integralmente la procedura-truffa e pretendere il pieno rispetto delle leggi vigenti in tema di Autonomia e conseguentemente di mantenere l’ordine naturale delle cose a partire dalla preliminare definizione dei “LEP”, dei costi standard dei servizi e della istituzione del fondo perequativo regionale, per onorare la corretta Autonomia Regionale che, per soddisfare il bene comune, deve contribuire al rafforzamento del principio costituzionalmente garantito dell’Unità Nazionale, valore sacro, irrinunciabile e non negoziabile.

    * Già sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali

  • Il sindaco pentastellato di Bagheria compra un ecomostro e lo salva dall’abbattimento

    «Rilanciare il turismo» è lo slogan con cui Patrizio Cinque, sindaco 5 stelle di Bagheria, ha salvato un ecomostro abusivo costruito sulla spiaggia di Sarello, comprandolo per 225mila euro con l’intento di utilizzarlo come resort deluxe “per rilanciare il turismo”. In seguito a una visura camerale, il leader dei Verdi italiani, Angelo Bonelli ha presentato una denuncia in procura ma il M5s per ora si è limitato a prendere le distanze, con Luigi di Maio, dal sindaco, confermando però (è maggioranza al Comune di Bagheria) la propria linea in città (lo stesso sindaco non risulta ufficialmente estromesso dal partito, nonostante il ripudio a parole del capo politico del M5s) per il condono di Ischia. Per quanto il sindaco sia stato allontanato dal movimento alla vigilia del 4 marzo, il quotidiano milanese fa notare come il comune di Bagheria sia ancora interamente pentastellato.

    Per riuscire nell’intento, il 5 maggio del 2017 il sindaco ha nominato Caterina Licatini, parlamentare pentastellata, alla guida della “Amb”, municipalizzata comunale, e 10 giorni dopo ha dato vita alla “Nuova Poseidonia srl” società che si aggiudica all’asta l’ex ristorante “New Orleans”, la sala da matrimoni e ricevimenti costruita sugli scogli del Sarello sborsando 225 mila euro. In contemporanea, il 18 maggio 2017, il sindaco ha proposto alla giunta di Bagheria da lui guidata un nuovo regolamento per l’acquisizione degli immobili abusivi che riconosce agli abusivi il diritto di abitazione e sospende l’abbattimento delle case (anche quelle costruite a 150 metri dal mare).

  • Randagismo in Sicilia, audizione a Roma del consulente regionale

    Pubblichiamo di seguito un articolo apparso il 13 febbraio sul giornale on line ‘Animali e ambiente nel cuore’

    “Colmare le carenze strutturali delle strutture pubbliche e soprattutto aumentare opportunamente il numero delle strutture necessarie a garantire le sterilizzazioni a tappeto sul tutto il territorio della Sicilia”: sono obiettivi “improcrastinabili” secondo Giovanni Giacobbe, consulente della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana, ascoltato oggi, a Roma, dall’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali sul fenomeno del randagismo nell’isola
    Fulcro della relazione l’attività della Commissione parlamentare speciale sul randagismo” voluta dal presidente dell’assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché per la riforma della Legge Regionale 15/2000. “In Sicilia – spiega Giacobbe – si sta provando a costruire un impianto normativo nuovo per individuare soluzioni a breve termine e contemporaneamente approntare strumenti di lungo periodo”. Occorrerà però fare i conti con le risorse effettivamente disponibili, ed è per tal motivo che Giacobbe ha chiesto all’intergruppo di perorare la causa del reperimento delle somme necessarie all’inderogabile adeguamento delle strutture che possano essere destinate alla inderogabile finalità dell’adeguamento strutturale Per fare un esempio: “La provincia di Messina, che ha il maggior numero di comuni (108 sui 390 della Regione), non ha alcuna struttura pubblica, né sanitaria né di ricovero”. Il relatore ha inoltre sottolineato l’esigenza di controlli capillari controlli da demandare alla polizia locale, alle guardie zoofile e al Corpo Forestale Regionale. “Ma se per assurdo – aggiunge Giacobbe – domani dovessimo prelevare dal territorio tutti gli animali vaganti e, sempre per assurdo, dopodomani dovessimo sterilizzarli tutti e reimmetterli sul territorio, tra sei mesi correremmo il rischio di ricominciare da capo, se non guardassimo all’obiettivo più importante: approdare ad una nuova cultura responsabile dell’allevamento e della gestione del cane. È infatti chiaro che la mancanza assoluta di controllo nella riproduzione (basti aprire un portale internet qualsiasi alla voce cani in vendita) è concausa del dilagare del fenomeno del randagismo, insieme alle malsane abitudini di certe categorie di possessori di cani, che non brillano per “perizia” nella custodia dei propri animali, che finiscono per accoppiarsi incontrollatamente, immettendo sul territorio un numero enorme di individui fertili, destinati ad una vita di vagabondaggio o da reclusi nei canili. L’aumento della popolazione canina alimenta una spirale che ha conseguenze molto negative per il benessere degli animali, l’incolumità pubblica e le casse dei Comuni”.

  • In attesa di Giustizia: purezze opacizzate

    Peculato, che brutta parola non fosse altro che per le assonanze: è – per i non tecnici – l’appropriazione con utilizzo “privato” da parte di un pubblico ufficiale di un bene di cui abbia disponibilità per ragioni del suo ufficio; se l’utilizzo del bene è temporaneo, si definisce “d’uso” e le pene sono significativamente ridotte rispetto al massimo di dieci anni di reclusione per l’ipotesi più grave.

    Due casi clamorosi in una settimana: il primo riguarda il Giudice della Corte Costituzionale Nicolò Zanon che avrebbe consentito l’impiego della sua auto blu alla moglie per trasferimenti che nulla avrebbero a che fare con esigenze istituzionali. Zanon, mostrando una certa sensibilità, ha presentato le dimissioni dalla Corte (respinte), si è – comunque – autosospeso dalle funzioni e messo a disposizione della Magistratura per chiarire i fatti. Fatti modesti, obiettivamente, anche se provati…anche se un gentiluomo che guadagna un migliaio di euro al giorno (lordi, è vero..) potrebbe permettersi di pagare il taxi alla consorte ed anche se rimane oscuro il motivo per cui i Giudici Costituzionali che dispongono di un alloggio prospicente la Corte debbano disporre di una vettura di servizio di cui mantengono il privilegio, autista e manutenzione inclusa, anche una volta cessati dall’incarico. Peculato d’uso, nel caso e Zanon, che è un giurista di alto profilo, oltre che essere accompagnato dalla presunzione di innocenza  merita grande rispetto per come si è comportato.

    Un po’ diverso è il caso di Antonio Ingroia, già Pubblico Ministero del pool antimafia di Palermo, dimissionatosi dalla Magistratura e più volte candidato in differenti tornate elettorali con risultati men che modesti.

    L’uomo, accasatosi come Amministratore della società regionale Sicilia e Servizi si sarebbe autoliquidato rimborsi spese non dovuti ma – soprattutto – un’indennità di risultato pari a 117.000 euro a fronte di un utile di gestione di 33.000. Come dire: con il  generoso bonus riconosciutosi da solo il bravo amministratore ha mandato il bilancio in rosso…e qui la vicenda si fa più intricata per quanto neppure ad Ingroia si possa negare la presunzione di non colpevolezza e sebbene anche con riguardo ai rimborsi spese resta da capire, tra le altre cose, perché alloggiasse in strutture con mai meno di cinque stelle nonostante che la regola generale per i dipendenti pubblici – anche di alto livello – sia quella del limite a quattro per le strutture alberghiere; la Sicilia, però, ha stravaganti normative in materia di indennità e stipendi: il dubbio che in questo caso possa non aver violato la legge è ragionevole in attesa almeno che i suoi ex Colleghi della Procura di Palermo (sul caso ci lavorano in quattro, compreso il Procuratore Capo) concludano le indagini.

    Certo è che i due casi si prestano a valutazioni molto differenti non fosse altro che nel secondo dei due vi sono dei dati contabili acquisiti, stabilizzati in più bilanci di esercizio e che sono originati dallo stesso soggetto che ora deve giustificarli: e i numeri difficilmente mentono. Staremo a vedere:  Ingroia ha sempre voluto offrire di sé l’immagine del cavaliere senza macchia e senza paura ma per ora – pur rispettandone il diritto di difendersi, discolparsi e fors’anche essere assolto –  resta il fatto, ed il lettore può autonomamente fare le sue valutazioni sulla base dei dati forniti, che liquidarsi un premio di produzione per i risultati economici ottenuti di gran lunga superiore agli stessi potrebbe non essere penalmente rilevante ma è eticamente opinabile…e sovviene il pensiero di Pietro Nenni: “a fare a gara tra i puri, trovi sempre uno più puro che ti epura”.

  • Dopo la strage di randagi avvelenati a Sciacca ANMVI chiede lo stato di emergenza randagismo in Sicilia

    Il randagismo in Sicilia richiede la dichiarazione dello stato di emergenza, permettendo alle autorità pubbliche, centrali e regionali, di ricorrere ad interventi speciali, misurabili e a termine. E la  facilità di accesso ai veleni e al loro utilizzo incontrollato: servono norme più stringenti. Questa in sintesi la posizione del Presidente dell’ANMVI, Marco Melosi, dopo i fatti di Sciacca.

    Intanto, il Presidente di ANMVI Sicilia, Pippo Licitra, denuncia la sordità della politica: “La veterinaria siciliana non è disponibile ad utilizzare i razzi della Corea del Nord per farsi ascoltare o per essere invitata ai tavoli decisionali che la politica organizza nei momenti di emergenza”. Sopra le righe non sono i toni di una veterinaria siciliana esasperata, ma “i fatti abominevoli dell’avvelenamento dei randagi a Sciacca” dichiara Licitra.

    “Più volte, utilizzando le sale dell’assemblea Regionale abbiamo rappresentato la difficoltà gestionali del randagismo in Sicilia, si è “gridato” la necessità di una interlocuzione continua con le parti politiche per affrontare un problema che all’interno della nostra categoria viene vissuto con grande attenzione e preoccupazione” –è lo sfogo del Presidente di ANMVI Sicilia.

    Adesso la politica non scavalchi la nostra categoria per fare largo a chi ha sicuramente maggior peso elettorale, ma non il ruolo specialistico e di presenza territoriale che noi veterinari-con i nostri studi, ambulatori, cliniche e servizio pubblico- rappresentiamo sul territorio“- conclude Licitra.

    Stato di emergenza-randagismo sotto regia sanitaria- L’ANMVI, impegnata in programmi di sterilizzazione volontaria dei randagi in varie regioni ad alto tasso di randagismo, torna a chiedere un piano ad hoc per la Sicilia: identificazione anagrafica e sterilizzazione programmata sotto una regia veterinaria e di sanità pubblica.

    Ricordando che il controllo demografico delle popolazioni animali  rientra nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza– che lo Stato e le Regioni sono chiamate a garantire e finanziare- l’ANMVI invita le autorità competenti a considerare la dichiarazione dello stato d’emergenza randagismo, pianificando azioni urgenti, misurabili e a termine e soprattutto “sotto una regia sanitaria-veterinaria”.

    Lo stato di emergenza, ricorrendo i presupposti di urgenza e di eccezionalità, potrebbe facilitare soluzioni di intervento speciale anche di tipo economico-finanziario.

    Troppo facile il possesso di veleni- L’avvelenamento di massa dei randagi di Sciacca ripropone il problema delle esche-killer- veleni troppo facilmente reperibili sul mercato. Vale per la Sicilia ma non solo. Malgrado una ordinanza del ministero della salute che ne vieta la detenzione e l’utilizzo, l’approvvigionamento di prodotti o sostanze letali è ancora troppo facile e incontrollato. L’ANMVI torna a chiedere norme più stringenti contro il facile approvvigionamento di sostanze letali per animali e persone e che causano contaminazioni ambientali.

    Ufficio Stampa ANMVI – Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani- 0372/40.35.47

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