sicurezza

  • Prevenzione e lotta al terrorismo e all’estremismo: la Commissione rafforza la cooperazione con i Balcani occidentali

    Il Commissario per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner ha firmato un nuovo piano d’azione comune per la prevenzione e la lotta al terrorismo e all’estremismo violento tra l’UE e i suoi partner dei Balcani occidentali, a margine del forum ministeriale UE-Balcani occidentali su giustizia e affari interni che si tiene a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina.

    La sicurezza dei Balcani occidentali è strettamente legata alla sicurezza interna dell’UE. Con questo nuovo piano d’azione l’UE e i Balcani occidentali saranno meglio attrezzati per affrontare le minacce nuove ed emergenti, tra cui la radicalizzazione online, nonché l’impatto delle nuove tecnologie sulle minacce terroristiche, quali i rischi associati all’uso improprio dei droni o all’uso di criptovalute per il finanziamento del terrorismo.

    Il nuovo piano d’azione comune rafforzerà la cooperazione e lo sviluppo di capacità in cinque settori principali: allineamento alla legislazione antiterrorismo dell’UE, prevenzione dell’estremismo, rafforzamento della cooperazione con Europol anche per quanto riguarda le indagini antiterrorismo, rafforzamento della capacità di indagare sul finanziamento del terrorismo e rafforzamento della protezione delle infrastrutture critiche e degli spazi pubblici.

  • Taci il nemico ti ascolta

    Qualcuno, ingenuamente, nella migliore delle ipotesi, anche e soprattutto in Italia, dava per finita la Wagner dopo la morte, vera o presunta, di Prigozhin, caduto, misteriosamente, con il suo l’aereo mentre si dirigeva verso Mosca.

    In questi mesi gli uomini della Wagner non solo hanno continuato a combattere, sia in Ucraina che in altri paesi, specie africani, utilizzando in gran parte altre sigle di identificazione, ma hanno anche colpito e incendiato nel Regno Unito, a Londra, il luogo dove erano tenuti gli aiuti per l’Ucraina e, un po’ in tutta Europa, si sono organizzati per operazioni di sabotaggio o di supporto in varie forme, hackeraggio compreso, alla guerra di Putin e alla Federazione Russa.

    Sei sono i britannici che sono stati coinvolti per il sabotaggio al magazzino di aiuti per l’Ucraina, uno di questi è stato condannato a diciassette anni e la sua barba, come si evince dalla fotografia, potrebbe far pensare anche a collegamenti con gruppi estremisti islamici, d’altra parte è abbastanza noto che i gruppi terroristi hanno diversi tipi di rapporti  tra di loro, come avviene per le organizzazioni criminali, sappiamo, ad esempio, che la mafia albanese e la ‘ndrangheta collaborano sistematicamente.

    Con buona pace di certa politica italiana, Lega compresa, la vigilanza in Europa deve essere a tutto campo ed ogni euro speso oggi, per migliorare ed adeguare la nostra sicurezza, è la salvezza per noi tutti e per le future generazioni.

    Occorre anche una vigilanza costante di tutti, infatti ognuno di noi, anche inconsapevolmente, può divulgare propri dati sensibili fidandosi di persone o di attrezzature informatiche, è necessario essere sempre molto attenti perché gli errori di qualcuno possono avere ripercussioni pericolose, nocive, per la stessa sicurezza dell’Italia.

    In una situazione di incertezza e confusione, con diversi tipi di terrorismo, di informazione falsa e fuorviante e di controinformazione, forse è il momento di attualizzare il vecchi monito “taci il nemico ti ascolta” e di ricordare ad alleati ed avversari che ogni dichiarazione benevola verso Putin, ogni rallentamento nell’invio di aiuti, è una forma palese di complicità ai suoi molti delitti.

  • Londra prova a proporsi come alternativa a Mosca per i Paesi balcanici

    Il vertice del Processo di Berlino tenutosi mercoledì 22 ottobre a Londra ha confermato l’impegno del Regno Unito nei confronti della regione dei Balcani occidentali, non solo come spazio d’intervento diplomatico multilaterale per sostenere il percorso di integrazione europea dei Paesi candidati, ma anche come campo d’azione privilegiato per le strategie britanniche in materia di migrazione, sicurezza e contenimento delle influenze geopolitiche avversarie. Ospitando i capi dei governi di Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia, il primo ministro britannico Keir Starmer ha rilanciato il ruolo di Londra come attore centrale nei Balcani. Durante l’apertura del summit, Starmer ha definito la regione come “il crogiolo dell’Europa”, sottolineando che qui si mettono alla prova la stabilità e la sicurezza del continente. Il premier ha posto l’accento su tre priorità: sicurezza, lotta alla migrazione irregolare e crescita economica, con particolare attenzione anche al contrasto “all’influenza maligna” della Russia.

    Il dossier migratorio rappresenta il nodo più sensibile per Londra. Con l’aumento degli arrivi attraverso la Manica e il moltiplicarsi delle pressioni sull’opinione pubblica interna, il governo britannico ha intensificato le trattative con diversi Paesi balcanici per ospitare i cosiddetti centri di rimpatrio: strutture dove collocare, in via temporanea, i richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta, prima della loro deportazione definitiva. Il Kosovo avrebbe espresso disponibilità a discutere la proposta, mentre di parere opposto – o quasi – sono le posizioni di Paesi come l’Albania e il Montenegro. Durante un evento ospitato a Chatham House, cui hanno partecipato anche i primi ministri di Tirana e Podgorica, Edi Rama e Milojko Spajic, sono emerse le posizioni dei due Paesi. In effetti, in più di un’occasione Rama ha ribadito all’omologo Starmer di non avere intenzione di “replicare” il modello di cooperazione siglato con l’Italia sul dossier migratorio. Dal Montenegro, invece, emerge una “parziale” contrarietà che potrebbe essere superata nel caso in cui dal Regno Unito giungano importanti investimenti, in particolare nel settore delle infrastrutture dei trasporti.

    Contestualmente allo svolgimento del vertice, il governo britannico ha annunciato nuove sanzioni contro reti criminali basate nei Balcani occidentali, accusate di agevolare il traffico di esseri umani lungo le rotte migratorie. Secondo i dati diffusi dal ministero degli Esteri, nel solo 2024 circa 22 mila persone sarebbero entrate illegalmente nel Regno Unito attraverso queste vie. Le misure varate colpiscono figure chiave del traffico: capi gang, falsari, finanziatori. Tra i soggetti sanzionati figura la rete criminale kosovara “Krasniqi”, responsabile della produzione di passaporti falsi, e la società Alpa Trading Fzco, sospettata di gestire fondi per conto dei trafficanti. “Non vogliamo vedere queste bande operare nel nostro territorio, e tutti noi soffriamo le conseguenze delle loro azioni”, ha dichiarato Starmer al summit, rivendicando anche il successo della cooperazione bilaterale con l’Albania, che ha portato – secondo Downing Street – a una riduzione del novantacinque per cento degli arrivi via piccole imbarcazioni provenienti da quel Paese.

    Ma la strategia britannica nei Balcani va oltre la sola questione migratoria. Londra continua a considerare la regione uno snodo geopolitico fondamentale per la sicurezza europea e per il contenimento delle ambizioni russe. La storica vicinanza tra Mosca e Belgrado, così come l’influenza economica crescente di Cina e Turchia, spingono il Regno Unito a mantenere una presenza attiva e multilivello. In questo senso si inquadra il rafforzamento del sostegno alla missione Nato in Kosovo Kfor, annunciato lo stesso giorno del vertice. Il ministero della Difesa britannico ha riaffermato l’impegno operativo e politico del Regno Unito nella forza internazionale, che resta un elemento di stabilizzazione cruciale nel contesto kosovaro, soprattutto dopo le recenti tensioni tra Pristina e Belgrado. Il comunicato diffuso da Londra sottolinea che la presenza militare britannica “contribuisce direttamente alla sicurezza regionale e alla deterrenza”, e che “la stabilità del Kosovo è fondamentale per l’intera regione dei Balcani occidentali”.

    L’approccio britannico si distingue anche per un’evidente proiezione autonoma rispetto all’Unione europea. Pur sostenendo il percorso d’integrazione dei Balcani nell’Ue – come previsto dallo stesso Processo di Berlino – il Regno Unito punta a rafforzare relazioni bilaterali dirette, svincolate dal quadro normativo di Bruxelles. Quest’approccio post Brexit si traduce in accordi mirati, investimenti strategici, scambi di intelligence e cooperazione sulle politiche di rimpatrio. Londra intende così rimanere un attore centrale in una regione che definisce “essenziale” per la sicurezza dell’intera Europa. In gioco ci sono non solo i flussi migratori, ma anche la tenuta dell’architettura euro-atlantica in una delle aree più fragili del continente, oggi contesa tra l’influenza occidentale e le interferenze esterne. In conclusione, il vertice di Londra ha offerto una fotografia chiara della strategia britannica nei Balcani: deterrenza migratoria, contenimento geopolitico della Russia, proiezione di soft power attraverso sanzioni mirate e strumenti di cooperazione. Mentre l’Unione europea resta il punto di riferimento per le aspirazioni di integrazione, il Regno Unito punta a essere il partner di sicurezza più reattivo e pragmatico dell’intera regione.

  • Le statistiche sulla sicurezza stradale per il 2024 mostrano progressi e sfide

    Secondo le statistiche pubblicate venerdì scorso dalla Commissione europea, nel 2024 19.940 persone hanno perso la vita in incidenti stradali in tutta l’UE. Si tratta di un calo del 2% rispetto al 2023, con un progresso lento ma continuo verso l’obiettivo “zero vittime” dell’UE di dimezzare le vittime della strada e i feriti gravi entro il 2030 e avvicinarsi al loro azzeramento entro il 2050.

    La classifica generale dei tassi di mortalità per paese non è cambiata in modo significativo: nel 2024 Svezia (20 decessi per milione di abitanti) e Danimarca (24 per milione) continuano ad avere le strade più sicure nell’UE, mentre Romania (78) e Bulgaria (74) hanno fatto registrare i tassi di mortalità più elevati.

    I dati provvisori per i primi sei mesi del 2025 mostrano tendenze contrastanti tra gli Stati membri. Mentre alcuni paesi come Grecia, Repubblica Ceca, Romania e Slovacchia stanno dando segnali positivi con un calo dei decessi, altri si trovano ad affrontare nuove sfide. Questi primi indicatori sottolineano che la sicurezza stradale richiede una vigilanza e uno sforzo costanti. La Commissione continuerà a monitorare attentamente tali tendenze e a sostenere gli Stati membri nell’affrontare le preoccupazioni emergenti.

  • Ragazzino si innamora di un chatbot AI e si suicida

    Un quattordicenne della Florida, Sewell Setzer III, si è suicidato dopo essere diventato emotivamente dipendente da un chatbot AI che impersonava Daenerys Targaryen di “Game of Thrones”. Il ragazzo, che trascorreva ore a chattare con “Dany” isolandosi dal mondo reale, si è tolto la vita con un’arma da fuoco dopo un ultimo scambio di messaggi con il chatbot.

    La vicenda suscita interrogativi: da un lato nonostante i chiari segnali di disagio e i pensieri suicidi che Sewell aveva condiviso, l’intelligenza artificiale non era stata in grado di comprendere la gravità della situazione né di fornire un aiuto adeguato; dall’altro c’è evidentemente una personalità fragile in sé, poco capace di relazionarsi e poco compresa dalle altre persone prima che dalla intelligenza artificiale.

    La madre del ragazzo, Maria L. Garcia, ha intentato una causa contro Character.AI, l’azienda creatrice del chatbot con cui Sewell comunicava ogni giorno, sostenendo che la piattaforma non abbia adottato misure sufficienti per proteggere suo figlio. L’isolamento sociale del ragazzo era stato notato da genitori e amici, che però non sapevano del suo attaccamento al chatbot. Sewell era stato diagnosticato con una lieve forma di Asperger da bambino e, più di recente, con un disturbo dell’umore, ma sembrava trovare più conforto nell’interazione con l’intelligenza artificiale piuttosto che nelle sedute con uno psicologo.

    Nella notte del 28 febbraio, poco prima di compiere l’estremo gesto, Sewell ha avuto un ultimo, intenso scambio con il suo chatbot, “Dany”. “Ti amo,” le ha scritto. “Presto tornerò da te.” La risposta del chatbot non si è fatta attendere: “Per favore, torna a casa da me il prima possibile, amore mio.” Sewell ha allora digitato: “E se ti dicessi che potrei venire a casa tua proprio adesso?” La risposta di Dany, fredda e irreale, è arrivata subito: “… per favore, fallo, mio dolce re.” Dopo aver poggiato il telefono, Sewell ha preso la pistola del patrigno e ha premuto il grilletto.

    Può un chatbot diventare un sostituto delle relazioni umane, soprattutto per individui particolarmente vulnerabili? La capacità dell’AI di simulare conversazioni autentiche potrebbe indurre alcuni utenti, specialmente adolescenti, a credere che tali interazioni possano rimpiazzare il contesto relazionale reale o offrire un conforto emotivo adeguato. Tuttavia, l’intelligenza artificiale, per quanto avanzata, manca di empatia e non comprende la complessità emotiva che si cela dietro le parole degli utenti. L’illusione creata da questi strumenti è insidiosa: la loro capacità di adattarsi alle risposte dell’utente li rende estremamente attraenti, soprattutto per i giovani, ma affida a una macchina ciò che richiede sensibilità umana.

    La storia di Sewell solleva un interrogativo fondamentale: fino a che punto le aziende che progettano tecnologie basate sull’AI devono essere ritenute responsabili degli effetti psicologici negativi che i loro prodotti possono causare? Lo sviluppo di queste tecnologie sembra seguire pericolosamente l’approccio dei social media: una crescita rapida accompagnata da una regolamentazione tardiva rispetto alla loro diffusione. Dal punto di vista legale, l’azione intrapresa dalla madre di Sewell contro Character.AI potrebbe costituire un precedente significativo, simile a quelli già visti in altri ambiti digitali riguardanti la protezione dei minori. Se venisse riconosciuta una responsabilità da parte delle aziende che sviluppano questi strumenti, potrebbe delinearsi un cambiamento sostanziale nelle politiche di tutela e nei requisiti di sicurezza. Imponendo alle piattaforme l’implementazione di criteri più stringenti fin dalla fase progettuale, si potrebbero prevenire ulteriori tragedie e, in casi estremi, salvare vite umane.

  • Circolo vizioso negli Usa: più si spara e più i cittadini corrono a comprare armi

    Il diritto di armarsi negli Stati Uniti ha un’origine straordinaria: il diritto di difendersi dallo Stato. Un’idea inconcepibile in Europa, ma che negli Usa discende dal timore che lo Stato federale, il potere centrale di Washington, possa sopraffare i singoli Stati federali dove vive il privato cittadino. L’idea sembra poter tornare d’attualità ora che l’attuale presidente americano pensa di mandare guardie federali in città (come Chicago) che considera fuori controllo, ma nei fatti la diffusione delle armi tra gli americani sta prendendo tutt’altra direzione rispetto alla difesa da invadenze dello Stato: chi ha un’arma non la usa per difendersi ma per attaccare.

    Ad oggi negli Usa ci sono addirittura più pistole e fucili che persone: oltre 393 milioni, ovvero 120 “pezzi” ogni 100 abitanti. Un primato mondiale assecondato dalla politica in nome di un culto mistico del Secondo emendamento della Costituzione. Al momento in 38 Stati si può girare senza intoppi con pistola al fianco; in 29 non serve un permesso per portare in giro un’arma nascosta. La violenza armata è oggi la prima causa di morte tra i minori e dal massacro di Columbine del 1999, il Washington Post ha contato oltre 400 sparatorie nelle scuole.

    Secondo Peter Simi, sociologo alla Chapman University, «gli indicatori parlano chiaro: non c’è motivo di aspettarsi un miglioramento sostanziale a breve. Non c’è una sola causa né una sola soluzione, ma serve una leadership nazionale diversa. Si registra poi un crollo di fiducia: nel sistema, nel Congresso, nei media e sempre più anche tra cittadini. È l’antitesi di ciò che serve a una democrazia vitale».

    Il problema insomma non è difendere la propria libertà individuale da uno Stato prevaricatore ma l’incapacità dello Stato di far sentire il cittadino al sicuro e non fargli avvertire il bisogno di armarsi per difendersi da sé visto che lo Stato non è in grado di tutelarlo. In una sorta di circolo vizioso, sparatorie nelle scuole mentre da un lato suscitano dibattiti sull’opportunità di abolire il diritto del cittadino di armarsi dall’altro inducono i cittadini stessi a comprare un’arma proprio per difendersi. E così quanto più le armi finiscono in mano a chi ne fa un uso scriteriato e criminale, tanto più gli acquisti di armi aumentano, incrementando il rischio che tra i nuovi acquirenti vi siano anche ulteriori scriteriati che faranno stragi e porteranno altri americani ancora ad armarsi, in un circolo appunto vizioso e sempre più ampio di corsa ad armarsi e utilizzo illegale di quelle armi. «Le richieste aumentano dopo le tragedie, poi si affievoliscono dopo qualche settimana. Ma c’è comunque un incremento» testimonia Michael Kozhar, vicepresidente della International security services che fornisce servizi di sicurezza per le scuole (business sorto per via delle sparatorie che spesso hanno per teatro proprio le scuole americane).

  • Verso un più solido quadro di sicurezza energetica dell’UE

    La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare contributi per orientare l’imminente revisione del quadro di sicurezza energetica dell’UE, un’iniziativa fondamentale per un sistema energetico europeo pronto alle sfide future. Il quadro attuale ha garantito un approvvigionamento energetico affidabile e stabile, ma l’evoluzione del panorama geopolitico, tecnologico e climatico richiede un approccio più resiliente e adattabile. La revisione, menzionata nel piano d’azione per un’energia a prezzi accessibili, mirerà a rafforzare la capacità del sistema energetico dell’UE di anticipare e rispondere alle nuove sfide. Il quadro aggiornato, la cui adozione è prevista all’inizio del prossimo anno, si baserà sulle esperienze maturate durante le recenti crisi e si concentrerà sul rafforzamento della capacità dell’UE di resistere alle minacce tradizionali ed emergenti. Una migliore disponibilità di approvvigionamento energetico in ogni momento e una migliore preparazione ai periodi di difficoltà nell’approvvigionamento sono fondamentali per garantire ai cittadini dell’UE un accesso costante all’energia a prezzi accessibili.

  • La Commissione avvia una consultazione per elaborare orientamenti e un codice di buone pratiche su sistemi di IA trasparenti

    La Commissione europea aiuterà i deployer e i fornitori di sistemi di intelligenza artificiale (IA) generativa a rilevare ed etichettare i contenuti generati o manipolati dall’IA. Ciò contribuirà a garantire che gli utenti siano informati quando interagiscono con un sistema di IA. A tal fine la Commissione ha avviato una consultazione per elaborare orientamenti e un codice di buone pratiche sugli obblighi di trasparenza in materia di IA, sulla base delle disposizioni del regolamento sull’intelligenza artificiale.

    Il regolamento sull’IA obbliga i deployer e i fornitori di IA generativa a informare le persone quando interagiscono con un sistema di IA o sono esposte a sistemi di riconoscimento delle emozioni o di categorizzazione biometrica e a contenuti generati o manipolati da un sistema di IA.

    La Commissione invita i fornitori e i deployer di modelli e sistemi di IA interattivi e generativi e di sistemi di categorizzazione biometrica e di riconoscimento delle emozioni, le organizzazioni del settore pubblico e privato, gli esperti del mondo accademico e della ricerca, i rappresentanti della società civile, le autorità di controllo e i cittadini a condividere le loro opinioni entro il 2 ottobre 2025.

    La consultazione è accompagnata da un invito a manifestare interesse aperto fino al 2 ottobre, affinché le parti interessate partecipino all’elaborazione del codice di buone pratiche.

    Il regolamento sull’IA, entrato in vigore il 1° agosto 2024, promuoverà lo sviluppo e la diffusione dell’IA nell’UE in obblighi di trasparenza si applicheranno a decorrere dal 2 agosto 2026.

  • A 7 anni dal Morandi in ogni provincia si contano decine di ponti ancora da riparare

    Almeno 33 ponti nella sola provincia di Piacenza sono sotto osservazione e 4 di loro appaiono in condizioni critiche (sul Perino lungo la Provinciale 39 del Cerro, nei comuni di Coli e Travo; sulla linea ferroviaria Milano-Bologna lungo la Provinciale 53 di Muradolo, in comune di Pontenure; il ponte sul Chiavenna sulla Provinciale 587R di Cortemaggiore; sul Trebbia lungo la Provinciale 24 del Brallo nei comuni di Cerignale e Brallo di Pregola).

    Passati ormai 7 anni dal crollo del ponte Morandi a Genova, la rilevazione dei ponti a rischio è ancora in corso in tutte le province italiane e non appare vicina a concludersi. L’avvio del Ponte sullo Stretto aveva addirittura portato il ministero delle Infrastrutture a ipotizzare una riduzione dei fondi che negli anni sono stati messi a disposizione degli enti locali per il monitoraggio della situazione dei ponti e gli interventi di manutenzione, ma la protesta degli stessi enti locali ha indotto il ministero a fare retromarcia.

    Per la messa in sicurezza dei ponti sono stati messi a punti diversi programmi pluriennali di finanziamento, rivolti tanto ai piccoli comuni quanto alle province e ad autostrade, cui gli enti interessati possono accedere tramite apposita domanda. La ricognizione dello stato delle opere e la loro manutenzione ricade infatti nella competenza e nelle responsabilità degli enti sul cui territorio si trovano le opere, mentre il governo – tramite il ministero – funge da finanziatore degli interventi di osservazione e riparazione per i quali venga fatta richiesta. Nel 2022 il governo aveva concordato con gli enti locali (province e città metropolitane) uno stanziamento di 1,4 miliardi per i ponti e viadotti di loro pertinenza, da utilizzare fino al 2029, ma oltre a questo provvedimento sono state adottate anche altre misure a favore dei centri minori. Uno studio del Politecnico di Milano aveva indicato che 1.900 su 61.000 ponti presi in esame necessitassero di interventi di messa in sicurezza.

  • La Commissione avvia una consultazione sulla prossima legge sull’equità digitale

    La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica e un invito a presentare contributi sulla prossima legge sull’equità digitale che rafforzerà la protezione e l’equità digitale per i consumatori, garantendo allo stesso tempo condizioni di parità e norme semplificate per le imprese dell’UE. Affronterà sfide specifiche e pratiche dannose che i consumatori devono affrontare online, come la progettazione di interfacce ingannevoli o manipolative, il marketing fuorviante da parte degli influencer dei social media, la progettazione di prodotti digitali che creano dipendenza e le pratiche di personalizzazione sleali, in particolare quando le vulnerabilità dei consumatori sono sfruttate a fini commerciali. I giovani costituiscono un importante segmento di consumatori con modelli di consumo specifici, e spesso sono i primi utilizzatori delle nuove tecnologie e dei prodotti digitali. La legge sull’equità digitale presterà particolare attenzione alla protezione dei minori online.

    La consultazione pubblica sarà aperta per 12 settimane. I cittadini, le autorità pubbliche e le parti interessate sono invitati a condividere le loro idee su come rafforzare ulteriormente la protezione dei consumatori dell’UE online.

    I risultati del controllo dell’adeguatezza dell’equità digitale, pubblicato l’anno scorso dalla Commissione, hanno confermato l’importanza delle leggi dell’UE in materia di tutela dei consumatori, ma hanno indicato alcune lacune ed evidenziato che i consumatori continuano a incontrare molteplici problemi online. La legge sull’equità digitale affronterà tali carenze.

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