sicurezza

  • L’Italia è il quarto Paese più colpito da cyberattacchi

    Nel mese di giugno 2026 il cyberspazio globale ha registrato 71.632 attacchi informatici, in flessione rispetto agli oltre 116.000 episodi censiti a maggio. È quanto emerge dal Rapporto mensile elaborato da HORUS, la piattaforma di Cyber Threat Intelligence AI-driven di Netgroup, società italiana specializzata in cybersicurezza. Una diminuzione che gli analisti invitano a leggere con cautela: il calo dei volumi riflette verosimilmente una normalizzazione stagionale e una fase di riorganizzazione di alcuni gruppi criminali, ma non indica un arretramento strutturale della minaccia.

    Gli Stati Uniti si confermano il Paese più colpito con oltre 32.800 attacchi, seguiti da Germania (2.200), Francia (2.000) e Italia, che con 1.845 attacchi mantiene il quarto posto nella classifica mondiale. Completano la graduatoria Spagna, Canada e Regno Unito.

    Tra le tipologie di attacco, il ransomware – che crittografa i dati delle vittime fino al pagamento di un riscatto – resta la forma dominante con 43.210 casi, pari al 60,3% del totale. In controtendenza rispetto al calo generale crescono invece i data leak, con 9.993 episodi (+5% rispetto a maggio), alimentati dalla vendita di credenziali e informazioni riservate sul dark web. In aumento anche l’abuso di strumenti legittimi di assistenza remota, come AnyDesk e TeamViewer, sfruttati dagli aggressori per muoversi indisturbati all’interno delle reti aziendali.

    Il settore manifatturiero guida la classifica dei comparti più esposti con 18.450 attacchi, seguito da retail, tecnologia e sanità. Il dato più significativo riguarda però istruzione e ricerca: è l’unico tra i principali comparti ad aumentare il proprio peso sul totale degli attacchi, passando dall’8,3% di maggio al 10,1% di giugno. Università e centri di ricerca continuano a rappresentare obiettivi particolarmente appetibili per la presenza di dati sensibili e infrastrutture informatiche spesso vulnerabili.

    Sul fronte italiano, il mese è stato segnato anche dall’attività del gruppo Safepay, protagonista il 20 giugno di una campagna automatizzata su larga scala, e da attacchi che hanno coinvolto il settore legale e gli ordini professionali di settore, a conferma di come questi ambiti stiano diventando bersagli sempre più appetibili per il valore delle informazioni custodite.

    Tre le tendenze che il Rapporto HORUS indica sotto osservazione per i prossimi mesi: l’impiego dell’intelligenza artificiale come strumento offensivo, la crescita delle offensive contro istruzione e ricerca e il consolidamento dell’Italia come bersaglio prioritario nel contesto geopolitico. Gli analisti invitano a non interpretare la flessione di giugno come una tregua: la minaccia evolve più rapidamente dei suoi volumi e l’estate resta una finestra di vulnerabilità.

  • Accordo raggiunto per accelerare l’espansione della base industriale della difesa dell’UE

    La Commissione europea si compiace per l’accordo politico provvisorio raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE per semplificare gli appalti nel settore della sicurezza e della difesa, agevolare gli investimenti nel settore della difesa e sostenere l’industria della difesa.

    Un anno fa la Commissione ha proposto il pacchetto omnibus nel settore della difesa, nell’ambito dell’agenda di semplificazione dell’UE volta a rafforzare la competitività dell’Europa. Tali misure rappresentano una risposta concreta alle richieste dell’industria riguardo a politiche industriali della difesa più rapide, flessibili e meno onerose, mirate a rafforzare la sicurezza e la resilienza industriale dell’Europa.

    L’accordo agevolerà il trasferimento di prodotti per la difesa all’interno dell’UE. Nuove licenze a livello dell’UE ed esenzioni più ampie dall’autorizzazione preventiva renderanno più semplice il trasferimento transfrontaliero di prodotti per la difesa e contribuiranno a ridurre i ritardi.

    L’accordo provvisorio intende inoltre razionalizzare le procedure di appalto nel settore della difesa per le amministrazioni aggiudicatrici e l’industria. Ciò ridurrà gli oneri amministrativi e contribuirà ad accelerare gli appalti nel settore della difesa.

    L’accordo introduce autorizzazioni più rapide per i progetti nel settore della difesa, introducendo un termine di 42 giorni lavorativi per le decisioni in materia di autorizzazioni e rendendo automatica l’approvazione qualora le autorità non rispondano in tempo utile. Ciò aiuterà i progetti critici nel settore della difesa a progredire più rapidamente.

  • Semplificate le norme europee sull’intelligenza artificiale, Bruxelles vuole favorire l’innovazione

    La Commissione europea accoglie con favore l’accordo politico raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’UE su norme più semplici e favorevoli all’innovazione per l’intelligenza artificiale (IA).

    La Commissione ha proposto il pacchetto “Digital Omnibus” sull’IA solo cinque mesi fa, nell’ambito dell’agenda europea di semplificazione volta a rafforzare la competitività dell’Europa. Questo renderà più semplice per le imprese dell’UE applicare il regolamento sull’IA, mantenendone al tempo stesso i benefici per la società europea, la sicurezza e i diritti fondamentali.

    L’accordo stabilisce un calendario chiaro per l’attuazione delle norme che disciplinano i sistemi di IA ad alto rischio. Le regole per i sistemi utilizzati in determinati settori ad alto rischio — tra cui biometria, infrastrutture critiche, istruzione, occupazione, migrazione, asilo e controllo delle frontiere — si applicheranno a partire dal 2 dicembre 2027. Per i sistemi integrati in prodotti come ascensori o giocattoli, le regole entreranno in vigore dal 2 agosto 2028. Questa applicazione graduale contribuirà a garantire che gli standard tecnici e altri strumenti di supporto siano pronti prima che le norme diventino operative.

    L’accordo rafforza inoltre la protezione dei cittadini. Vieta infatti i sistemi di IA che generano contenuti sessualmente espliciti e intimi senza consenso o materiale di abuso sessuale su minori, come le app di IA per la cosiddetta “nudificazione”.

    Per le imprese, l’accordo introduce norme più semplici e una governance più chiara. Alcuni vantaggi previsti per le piccole e medie imprese vengono estesi anche alle piccole aziende a media capitalizzazione. È stato inoltre chiarito il rapporto tra il regolamento IA e le normative europee sulla sicurezza dei prodotti, in particolare il regolamento relativo alle macchine, evitando duplicazioni tra norme settoriali e norme sull’IA. Un numero maggiore di innovatori avrà inoltre accesso alle sandbox regolamentari, compresa una sandbox a livello UE, per testare le proprie soluzioni di IA in condizioni reali. Saranno anche rafforzati i poteri di applicazione dell’Ufficio europeo per l’IA, a sostegno della supervisione di determinati sistemi di IA, inclusi quelli basati su modelli di uso generale e quelli integrati in piattaforme online e motori di ricerca di grandi dimensioni.

    Questo accordo garantirà norme più sicure e più semplici sia per i cittadini sia per le imprese.

  • A breve l’app Ue per accedere ai social

    Arriva l’app europea per verificare l’età online. Ad annunciarlo è la Presidente della Commissione europea Ursula von der Lyen durante una conferenza stampa a Bruxelles con la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen.

    Il funzionamento è semplice: basta scaricare l’applicazione sul proprio dispositivo, si configura tramite documento d’identità o passaporto, si utilizza per dimostrare la maggiore età quando si accede a piattaforme online. Secondo von der Leyen, l’app permetterà di verificare l’età senza condividere altri dati sensibili garantendo l’anonimato completo dell’utente e l’impossibilità di tracciamento. Il sistema sarà open source, il codice sarà quindi accessibile e verificabile da chiunque e compatibile con tutti i dispositivi (smartphone, tablet e computer).

    “Questa app – ha spiegato von der Leyen – offre a genitori, insegnanti e tutori un potente strumento per proteggere i bambini, perché non tollereremo in alcun modo le aziende che non rispettano i diritti dei nostri bambini: i diritti dei bambini nell’Unione europea vengono prima degli interessi commerciali, e faremo in modo che sia così. La situazione – continua la Presidente – è estremamente preoccupante: un bambino su sei è vittima di bullismo online e un bambino su otto è un bullo online”.  Un modo per affrontare le modalità con le quali i siti, grazie a design sempre più accattivanti, catturano l’attenzione e la dipendenza dallo schermo. “Più è il tempo che i nostri figli trascorrono online, più è probabile che siano esposti a contenuti dannosi e illegali, nonché al rischio di adescamento da parte di predatori online. Spetta ai genitori educare i propri figli, non alle piattaforme”, ha concluso von der Leyen.

  • Furti di dati online sempre più sofisticati

    Nel 2025 l’ecosistema delle minacce cyber ha subito una trasformazione profonda, guidata da nuovi scenari geopolitici, da tecniche di attacco sempre più automatizzate e dall’arricchimento dei dati scambiati su dark web e public web. Rispetto all’anno precedente, il numero di segnalazioni inviate in merito all’esposizione dei dati sul dark web è aumentato del +5,8%, raggiungendo oltre 2.200.000 alert. Per quanto riguarda invece il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 55.000, in calo (-6,6%) rispetto al 2024. Nel dark web sono state rilevate informazioni più complete rispetto al 2024, con un conseguente aumento della gravità media degli alert (+22%). Tale aumento è dovuto in particolare all’individuazione di combinazioni di dati più complesse e pericolose, che associano in misura crescente indirizzi e-mail a password e riferimenti precisi agli account compromessi.

    Queste alcune delle evidenze dell’Osservatorio Cyber di CRIF, che analizza la vulnerabilità di utenti e aziende agli attacchi informatici, delineando le principali tendenze legate ai dati scambiati sul dark web e sull’open web.

    L’evoluzione dello scenario geopolitico globale si riflette anche nella crescita delle minacce informatiche: emblematico il caso dell’Iran, che nel ranking mondiale degli indirizzi e-mail compromessi è passato dal 124° al 3° posto. In questo contesto, l’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce dei cyber criminali classificandosi al 6° posto nella classifica globale per indirizzi e-mail compromessi e messi in circolazione sul dark web e al 23° posto in quella per numero di dati relativi a carte di credito in circolazione. Inoltre, il Bel Paese si colloca al 17° posto nel continente europeo per rilevamento di numeri di telefono, che rappresentano un elemento chiave in molte truffe online.

    L’Osservatorio dipinge uno scenario in cui i cyberattacchi non solo crescono, ma risultano sempre più difficili da individuare e contrastare, complice la disponibilità di dati senza precedenti e tecniche di compromissione sempre più sofisticate. Tra le minacce in forte aumento spiccano le campagne di smishing, che in Italia hanno assunto forme particolarmente credibili: dai falsi messaggi sui pagamenti autostradali non saldati ai finti avvisi di problemi nella consegna dei pacchi, tutti progettati per sottrarre dati personali e informazioni di pagamento. Parallelamente, phishing, vishing e spear phishing diventano più insidiosi grazie all’intelligenza artificiale, capace di generare e-mail impeccabili e deepfake audio-video, favorendo approcci strutturati come l’omni-phishing, che combina più canali per aumentare la credibilità delle frodi. Cresce inoltre il rischio di account takeover, favorito dalla combinazione di credenziali sottratte e social engineering iper-personalizzato. A completare il quadro è la crescente diffusione degli stealers-as-a-service, in grado di raccogliere pacchetti informativi completi e altamente appetibili per il mercato criminale, esponendo gli utenti a rischi significativi.

    L’affinamento delle strategie dei cyber criminali, potenziate dall’intelligenza artificiale, alimenta la circolazione sul dark web di combinazioni di dati estremamente dettagliate che sempre più spesso includono anche informazioni professionali. Infatti, sebbene l’analisi qualitativa dei domini associati agli account e-mail esposti sul dark web mostri una netta prevalenza di indirizzi personali (90,2% del totale), nel 2025 aumentano del +12,7% gli account business compromessi (9,8% del totale). Questa dinamica suggerisce da un lato che gli utenti privati continuano a prestare una protezione insufficiente ai propri dati digitali e, dall’altro, che le imprese, pur dotandosi di controlli sempre più avanzati, restano vulnerabili e quindi sempre più prese di mira.

    Le tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web risultano, nell’ordine: password, e-mail, nomi utente, indirizzi di residenza, nomi e cognomi. Anche i dati relativi ai numeri di telefono, ai codici identificativi personali e alle carte di credito sono comunemente esposti e a rischio di compromissione.

    Analizzando le principali combinazioni di dati esposti si osserva che nel 2025, la combinazione di numeri di carta di credito completa con nome e cognome viene rilevata nel 94,2% dei casi, risultando particolarmente preoccupante a causa del grave rischio di frode finanziaria. La combinazione di e-mail e password rimane estremamente comune, con la password trovata accanto alla e-mail nel 91,5% dei casi, e nell’85,2% dei casi, è anche associata alla username. La combinazione di username e password è principalmente legata agli account aziendali, mettendo in evidenza le potenziali vulnerabilità delle aziende. Questi dati confermano che il furto di account continua a essere una priorità per gli hacker, sottolineando l’importanza di adottare pratiche sicure nella gestione delle password, come l’utilizzo di credenziali uniche, aggiornamenti regolari e l’impiego di password manager.

    Molto appetibile per i cybercriminali è anche l’indirizzo residenziale completo, associato al numero di telefono nel 44,5% dei casi. Inoltre, la crescente incidenza della circolazione del numero di passaporto insieme a nome e cognome (64,6%) e, seppur in misura leggermente inferiore, insieme all’indirizzo completo (57,5%), amplifica il rischio di furto d’identità, impersonificazione e scenari di profiling avanzato.

    Le credenziali rubate possono essere utilizzate per diversi scopi, ad esempio per entrare negli account delle vittime, utilizzare servizi in modo fraudolento, inviare messaggi con richieste di denaro o link di phishing, diffondere malware o ransomware per estorcere o rubare denaro. In questo scenario, il “fattore umano” continua a giocare un ruolo cruciale in questa tipologia di furto di dati: la disattenzione degli utenti e l’uso di password deboli o riutilizzate sono infatti tra le cause più comuni.

    A questa dinamica, si aggiunge la crescente diffusione di Account Takeover (ATO), che colpiscono non solo gli account più tradizionali, ma anche servizi di messaggistica come WhatsApp. Inoltre, alcuni tipi di account – come social network, piattaforme di streaming e di gioco – risultano esposti anche per la tendenza degli utenti a fornire le proprie credenziali a servizi apparentemente innocenti che offrono omaggi o funzionalità aggiuntive, ma che spesso si rivelano strumenti per raccogliere credenziali.

  • La Commissione presenta un nuovo strumento di IA per combattere gli allarmi agroalimentari e le frodi alimentari

    La Commissione europea ha presentato una nuova piattaforma basata sull’intelligenza artificiale (IA), TraceMap, progettata per accelerare l’individuazione di frodi alimentari, alimenti contaminati e focolai di malattie di origine alimentare in tutta l’UE. In linea con gli elevati standard di sicurezza dell’UE per gli alimenti e i prodotti importati, questo nuovo strumento contribuirà a rafforzare la tutela dei consumatori e ad aiutare le autorità nazionali a lavorare in modo più efficace, innovando il modo in cui vengono valutati, individuati e affrontati i rischi per la sicurezza alimentare e le attività fraudolente. Grazie all’IA, TraceMap migliorerà le valutazioni dei rischi per la sicurezza alimentare facilitando l’accesso e l’analisi dei dati critici, individuando rapidamente i collegamenti tra operatori e spedizioni e monitorando l’intera filiera agroalimentare una volta identificato un rischio, consentendo ritiri più rapidi dei prodotti non sicuri o fraudolenti.

    TraceMap è accessibile alle autorità nazionali di tutti gli Stati membri, permettendo loro di orientare meglio i controlli e condurre indagini più approfondite senza richiedere risorse aggiuntive. La piattaforma utilizzerà i numerosi dati disponibili nei sistemi agroalimentari esistenti dell’UE per monitorare rapidamente i modelli commerciali e i flussi di produzione. Migliorerà inoltre l’accuratezza delle attività di screening, accelererà l’individuazione degli operatori sospetti e aiuterà gli investigatori a rilevare più rapidamente frodi alimentari e focolai di origine alimentare, consentendo di ritirare dal mercato i prodotti non conformi. TraceMap permetterà agli Stati membri di colmare eventuali lacune, affrontare le vulnerabilità e rafforzare le misure antifrode nel settore agroalimentare. Contribuirà inoltre a migliorare il controllo delle merci importate, in linea con le misure rafforzate previste nella visione per l’agricoltura e l’alimentazione.

  • La Commissione presenta la strategia europea di gestione dell’asilo e della migrazione

    La Commissione presenta la prima strategia europea per la gestione dell’asilo e della migrazione, che definisce gli obiettivi politici dell’UE in materia di asilo e migrazione e fungerà da bussola per i prossimi cinque anni, indicando una serie di priorità concrete.

    L’UE ha in tal modo aperto un nuovo capitolo sulla migrazione e l’asilo, basandosi sui progressi sostanziali compiuti nella protezione delle nostre frontiere esterne e consolidandoli, perseguendo una diplomazia assertiva in materia di migrazione (esempio: i nostri partenariati strategici e globali con i paesi partner) e attuando le riforme introdotte dal patto sulla migrazione e l’asilo. Negli ultimi anni tutti questi fattori hanno contribuito a una costante diminuzione della migrazione illegale e a una migliore gestione della migrazione.

    La Commissione sta inoltre adottando la prima strategia in assoluto dell’UE in materia di visti. Tale strategia fissa un quadro per una politica dei visti più strategica e mirata a promuovere gli interessi a lungo termine dell’UE, che le consentirà di essere meglio attrezzata riguardo alla crescente mobilità e alle conseguenze dell’instabilità regionale e della concorrenza geopolitica.

    La strategia mira a rendere l’Europa più sicura, rafforzando la “prima linea” degli accertamenti di sicurezza; più prospera e competitiva, agevolando l’accesso di coloro che contribuiscono alle nostre economie e società; più influente a livello mondiale, promuovendo gli interessi strategici, i valori e la posizione globale dell’UE e più efficiente, grazie a una politica dei visti più intelligente, moderna e coerente.

  • La Commissione istituisce una task force per rafforzare i controlli sulle importazioni in materia di sicurezza alimentare

    La Commissione europea ha istituito una task force con l’obiettivo di mantenere e rafforzare la capacità dell’UE di garantire che le importazioni rispettino gli standard europei, sostenendo al contempo l’occupazione e la crescita dei produttori dell’Unione.

    La task force si concentrerà in particolare sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi, sui residui di pesticidi e sulle azioni di monitoraggio coordinate a livello UE su specifiche categorie di prodotti importati. Riunendo le competenze della Commissione e degli Stati membri, contribuirà a un’ulteriore armonizzazione dei controlli sulle importazioni in tutta l’Unione, elaborando raccomandazioni per azioni congiunte e individuando i casi in cui saranno necessarie ulteriori misure amministrative o normative per rafforzare i controlli.

    Le rigorose norme europee in materia di importazioni — che riguardano l’igiene degli alimenti e dei mangimi, la sicurezza dei consumatori e lo stato sanitario degli animali e delle piante — mirano a garantire che tutti i prodotti importati rispettino gli stessi elevati standard di quelli provenienti dal mercato interno.

  • Metal detector all’ingresso delle scuole ma di tutte

    Dopo l’ennesimo violenza a scuola, questa volta finita in tragedia con la morte di Abanoud Youssef, la proposta di mettere i metal detector agli ingressi degli istituti più a rischio fa riprendere la sterile polemica politica delle forze garantiste.

    La vera garanzia che le istituzioni devono dare ai cittadini è che non vi siano delitti, che i violenti siano controllati e che, con la prevenzione, si impediscano tragedie o comunque atti che portano a gravi conseguenze per coloro che li subiscono, garanzia è anche avere processi giusti e celeri e magistratura solerte ed imparziale.

    L’uso ormai comune di girare armati di coltello, la presenza sempre più frequente di bande di bulli se da un lato possono essere in parte frenati da una nuova legge che identifica nuovi reati e nuove pene dall’altro esige prima la deterrenza, la prevenzione.

    Impossibile per gli insegnanti accorgersi della presenza di coltelli o altri oggetti nocivi sotto i larghi vestiti che oggi usano i giovani così come impossibile per le forze di sicurezza negli aeroporti individuare un’arma sotto i vestiti dei passeggeri, proprio per questo esistono strumenti, come i metal detector, che individuano la presenza di quanto non può essere portato in aereo e perciò per analogia la loro installazione davanti alle scuole verrebbe incontro alla urgente necessità di prevenire eventuali reati.

    Anche le stazioni, visto i molti casi di violenze sui treni, dovrebbero essere dotate di strumenti idonei ad azzerare o almeno contenere le azioni violente alle quali assistiamo con troppa frequenza.

    Prevenzione, più forze di sicurezza per le strade, riforme che portino a processi immediati, controllo che chi è espulso si allontani effettivamente dall’Italia e non sparisca nel nulla, maggiore collaborazione della magistratura con le Forze dell’Ordine sono alcuni punti prioritari che però devono essere accompagnati da altri interventi.

    Gli insegnanti devono essere maggiormente supportati ed indirizzati per come affrontare le problematiche della realtà adolescenziale ed i genitori responsabilizzati ed aiutati, nei casi difficili nei quali rischiano di diventare impotenti o addirittura vittime.

    Il rispetto degli altri, la Costituzione italiana, la coscienza di sé e dell’altro dovrebbero essere insegnati fin dalle scuole elementari e un invito a tutta la società, organi di stampa compresi, ad una maggior consapevolezza di quanto anche i singoli possano essere, magari inconsapevolmente, portatori di disvalori stando in silenzio di fronte ad episodi gravi e violenti dovrebbe essere fatto da tutte le forze politiche.

    Un passo alla volta, ma con decisione ed in fretta, dobbiamo cambiare e per farlo ben vengano intanto i metal detector agli ingressi delle scuole ma di tutte le scuole perchè farlo in alcune e non in altre sarebbe un fatto discriminatorio che porterebbe a nuove emarginazioni e violenze.

  • Sotto le feste natalizie i taccheggi nei supermercati crescono del 40%

    Tra novembre e dicembre, mentre le corsie dei supermercati si riempiono di panettoni, ceste regalo e bollicine, cresce un fenomeno piuttosto preoccupante: i tentativi di taccheggio aumentano in media del 40% nelle settimane che precedono le festività natalizie, con un incremento del 20% sull’intero trimestre invernale.

    A documentarlo è l’analisi “Trend Crimini in Retail & GDO nel periodo invernale e natalizio” condotta da Blindzone, startup nata nel 2025 all’interno dell’hub tecnologico campano Zumbat che ha sviluppato una piattaforma di intelligenza artificiale applicata alla sicurezza dei punti vendita.

    Secondo il Retail Security Report 2023 di Checkpoint Systems, gli ammanchi di magazzino nella grande distribuzione e distribuzione moderna valgono oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari all’1,6% dell’inventario totale. Un problema strutturale che include furti esterni, sottrazioni interne, errori logistici e sprechi e che, tra maggiore affluenza, ritmi di lavoro intensi e pressione sui consumi, a Natale si amplifica.

    Blindzone ha individuato quattro cause che rendono le festività natalizie un periodo di vulnerabilità per il retail: per prima cosa, l’abbigliamento invernale, come cappotti e giacche pesanti, facilita l’occultamento della merce; poi, l’alta affluenza dei clienti riduce il controllo visivo diretto; a questi fattori si aggiungono i turni intensi che affaticano maggiormente il personale e abbassano la loro attenzione e, infine, la pressione sociale alla spesa spinge tristemente alcune persone oltre le proprie possibilità economiche.

    Tra le categorie più colpite ci sono liquori e superalcolici, profumi e cofanetti cosmetici e, fenomeno recente, i calendari dell’Avvento del settore beauty.

    Inoltre, la startup ha osservato un aumento dei furti organizzati in gruppo, con ruoli ben distinti: c’è chi si occupa di distrarre il personale, chi invece di manomettere le etichette antitaccheggio e chi occulta la merce in borse schermate o a doppio fondo.

    “Il periodo natalizio rappresenta il momento di massima vulnerabilità per il retail, ma anche l’occasione più concreta per dimostrare quanto la sicurezza intelligente possa fare la differenza”, spiega Nicola Vastola, ceo e co-fondatore di Blindzone. “In questo contesto, ogni aumento percentuale di furti è un indicatore della distanza tra percezione del rischio e capacità di risposta”.

    Da un’intuizione alla tecnologia: cos’è e come funziona Blindzone

    Per contrastare i taccheggi Blindzone ha sviluppato un sistema capace di analizzare i flussi video delle telecamere già presenti nei punti vendita, riconoscendo comportamenti anomali come l’occultamento di prodotti, il consumo in corsia, o la manomissione di etichette antitaccheggio. Nel particolare, Blindzone utilizza la computer vision, cioè una branca dell’intelligenza artificiale che consente ai computer di interpretare immagini e video, per rilevare automaticamente situazioni potenzialmente sospette e inviare una notifica a un operatore umano, che valuta se è il caso di intervenire o meno.

    Il punto cruciale su cui si fonda Blindzone è che l’AI non prende mai decisioni autonome, ma filtra il flusso di immagini rilevanti aumentando così la precisione del lavoro umano. Le oltre 200 GPU avanzate hanno consentito all’AI di Blindzone di registrare: una riduzione del 96,3% del tempo speso dagli operatori davanti ai monitor, un aumento del 734% degli interventi effettivi all’anno e un calo del 40% delle perdite di inventario. Le immagini vengono elaborate direttamente nei server del punto vendita, senza trasferimenti esterni, e i volti dei clienti sono automaticamente offuscati. Il sistema è stato progettato seguendo il principio del “privacy by design”, cioè la tutela della riservatezza come elemento strutturale e non accessorio.

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