sicurezza

  • Medicinali falsificati: nuove norme per migliorare la sicurezza dei pazienti

    Ancora un passo da parte dell’Unione europea per tutelare la sicurezza dei cittadini davanti in presenza di truffe e contraffazioni. Dal 9 febbraio, infatti, si applicheranno le nuove norme sulle caratteristiche di sicurezza per i medicinali soggetti a prescrizione nell’UE. Per troppo tempo la falsificazione dei medicinali ha rappresentato una grave minaccia per la salute pubblica nell’UE. D’ora in poi l’industria dovrà apporre alle confezioni dei medicinali soggetti a prescrizione un codice a barre bidimensionale e un dispositivo anti-manomissione. Le farmacie (comprese quelle online) e gli ospedali dovranno verificare l’autenticità dei medicinali prima di dispensarli ai pazienti. Si tratta della fase finale di attuazione della direttiva sui medicinali falsificati, adottata nel 2011, che mira a garantire la sicurezza e la qualità dei medicinali venduti nell’UE.

    I medicinali privi di caratteristiche di sicurezza, prodotti prima di sabato 9 febbraio 2019, possono anche restare sul mercato fino alla data di scadenza, ma in base al nuovo sistema di verifica a monte e a valle le persone autorizzate (in particolare farmacisti e ospedali) dovranno verificare, lungo tutta la catena di fornitura, l’autenticità dei prodotti. Il nuovo sistema consentirà agli Stati membri di tracciare meglio i singoli medicinali, in particolare qualora uno di essi susciti perplessità.

  • Lo spray urticante? In vendita a chi abbia 16 anni

    Una confezione da 20 ml di spray al peperoncino costa dai 10 ai 30 euro e uno studente su 2 (il 48% per l’esattezza) l’ha utilizzata, secondo un sondaggio di Skuola.net tra 6500 alunni. Ideata come strumento di difesa da aggressioni,  la bomboletta di spray urticante è in vendita dal 2009 solo per chi abbia almeno 16 anni e una volta utilizzata, a una distanza fino a 3 metri,  provoca bruciore, tosse e lacrime per una ventina di minuti (per contrastar negli effetti si può applicare ghiaccio sulle parti colpite e irritate). La tragedia del locale di Ancona ha sollevato dubbi sull’età a cui la si può acquistare e sull’opportunità di restringere i canali di vendita, a tutt’oggi le bombolette possono essere comprate in armeria, farmacia e al supermercato e si trovano facilmente sul web.

  • Meglio un lavoratore ferito di uno monitorato? Ennesimo scandalo immotivato su Amazon

    Cercare di comporre un carrello della spesa ordinato, al supermercato, così da farci stare tutto è esperienza in cui probabilmente è incorso chiunque. Più complicato è comporre il carrello dei materiali che da un magazzino devono essere consegnati a domicilio e quindi anzitutto spediti via camion. Per questo, come sanno quanti hanno qualche conoscenza del mondo della logistica (una minoranza, certo, ché l’argomento non è dei più attraenti), la composizione del ‘carrello della spesa’ di magazzini e depositi viene spesso teleguidata da apparecchiature elettroniche che indicano l’ordine degli articoli da prendere e la collocazione ottimale dove porli. Il braccialetto di Amazon che tanto scandalo sollevò non era altro che un sistema volto a consentire di svolgere con ordine ed efficienza il lavoro di picking. Pur semplicistico, lo scandalo che sollevò non sorprende alla luce della (fisiologicamente) scarsa conoscenza del mondo della logistica. Di contro però, sistemi che guidano chi è preposto alla raccolta degli articoli (e dunque certo lo localizzano e controllano), mirano a garantire la stessa incolumità dell’operatore, nonché a garantire maggior celerità (se le consegne non arrivano per tempo non è solo il cliente finale che aspetta il suo tablet a innervosirsi, scattano anche penali perché l’intera catena di distribuzione va in fibrillazione, basti pensare all’importanza delle consegne sotto Natale per fare un esempio).

    Anche il Corriere della Sera, dopo aver dato spazio al caso dei braccialetti degli addetti di Amazon, fece luce, per aiutare a capire e non per polemizzare, sulla diffusione di sistemi di remote control per le attività di picking. Eppure adesso Amazon torna nel mirino, per una supposta gabbia di cui avrebbe depositato il brevetto nel 2016. Il brevetto, reso noto da uno studio di Kate Crawford (New York University) e Vladan Joler (Università di Novi Sad) riguarda una nuova postazione di lavoro ideata dal colosso di Seattle dotata di pedana in grado di muoversi con un braccio mobile per maneggiare i pacchi e di un joystick per manovrare il braccio. Pensata per trasportare il lavoratore in sicurezza mettendolo al riparo e proteggendolo dalle macchine con cui lavora fianco a fianco, la postazione di lavoro ha però la forma di una gabbia, a cui il lavoratore accede da una semplice porta con serratura che si sblocca solo digitando un codice, e tanto è bastato a suscitare scandalo. Forse che gli incidenti sul lavoro non suscitano scandalo (sacrosanto, al netto di anacronistiche strumentalizzazioni per denunciare lo sfruttamento del proletariato)? Forse che le imbragature che si richiedono per lo svolgimento di certi lavori possano essere seriamente paragonate a catene? No e in effetti non risulta ad oggi che nessuno abbia fatto un simile balzano paragone.

    Comunque sia, per la cronaca il vicepresidente di Amazon Dave Clark ha fatto sapere via Twitter che il brevetto non è mai stato utilizzato perché nel frattempo sono stati messi a punto altri sistemi di protezione dei lavoratori. Tirerà un respiro di sollievo anche il nostrano ministro delle corporazioni (ah no, pardon, dello sviluppo economico e del lavoro insieme), Luigi Di Maio, che nel propugnare la lotta alle aperture domenicali ha auspicato una Amazon del made in Italy (su Twitter gli è stato ricordato che a distribuire il made in Italy tra gli italiani provvede già benissimo l’originale americano coi depositi che ha attivato a Piacenza e in altre località italiane).

    Tanto rumore per nulla dunque? L’ennesima polemica esagerata? Si, verrebbe da dire, quasi riscoprendo come un saggio quel Karl Marx (non proprio un amante del capitalismo) che ammoniva che la storia si presenta una prima volta come tragedia e una seconda come farsa.

  • Polizia di Stato e MM S.p.A. siglano accordo su prevenzione e contrasto dei crimini informatici

    Siglato a Roma l’accordo tra Polizia di Stato e MM S.p.A. per la prevenzione e il contrasto dei crimini informatici che hanno per oggetto i sistemi e servizi informativi di particolare rilievo per il Paese.

    La convenzione, firmata dal Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Franco Gabrielli, e dal Presidente di MM S.p.A., Davide Corritore, rientra nell’ambito delle direttive impartite dal Ministro dell’Interno per il potenziamento dell’attività di prevenzione alla criminalità informatica attraverso la stipula di accordi con gli operatori che forniscono prestazioni essenziali.

    La Polizia Postale e delle Comunicazioni è infatti quotidianamente impegnata a garantire l’integrità e la funzionalità della rete informatica delle strutture di livello strategico per il Paese attraverso il Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche.

    MM S.p.A., è una delle più grandi e diversificate società d’ingegneria in Italia, in grado di fornire soluzioni su misura nella progettazione e riqualificazione degli ecosistemi urbani e, pertanto, la protezione dei suoi sistemi informatici è da considerarsi necessaria per assicurare il pieno compimento della mission aziendale.

    L’accordo rappresenta una tappa significativa nel processo di costruzione di una fattiva collaborazione tra pubblico e privato: un progetto che, in considerazione dell’insidiosità delle minacce informatiche e della mutevolezza con la quale esse si realizzano, risulta essere strumento essenziale per la realizzazione di un efficace sistema di contrasto al cybercrime, basato quindi sulla condivisione informativa e sulla cooperazione operativa.

    Alla firma della convenzione erano presenti, per il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Direttore Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, delle Comunicazioni e per i Reparti Speciali della Polizia di Stato Roberto Sgalla e il Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni Nunzia Ciardi, mentre per MM S.p.A. il Direttore IT Nicola Rivezzi.

     

    Fonte: Comunicato stampa di MM Spa del 9 luglio 2018

  • Fake news o scarsa informazione? A un anno dalle Elezioni del 2019 è partita la campagna di comunicazione del Parlamento europeo

    One year to go. E’ lo slogan con il quale è partita ufficialmente la campagna di comunicazione del Parlamento europeo, presentata alla stampa nella sede milanese di Corso Magenta, che porta dritto alle elezioni europee del 2019. Nell’ultimo weekend di maggio del prossimo anno infatti circa 500mila cittadini dell’UE saranno chiamati a eleggere i loro rappresentati a Bruxelles e il Parlamento ha in programma una serie di iniziative per comunicare al meglio le finalità, le potenzialità, le attività e soprattutto il ruolo del Parlamento europeo che, a causa di un sistema informativo troppo spesso dedito al racconto delle peculiarità locali, difficilmente riesce a veicolare.

    E così capita che passino, facendo gran rumore, informazioni scorrette perché si semplifica, volutamente, un argomento complesso e, probabilmente, poco conosciuto, come è capitato pochi giorni fa con Wikipedia che ha deciso di oscurare il sito per dimostrare, urbi et orbi, di combattere una battaglia per principio, dimenticando però un particolare, e cioè che la nuova direttiva europea sul Copyright, approdata in aula a Strasburgo, non la sfiorasse affatto. Non da meno è stata la comunicazione afferente l’ultimo Consiglio europeo. Alzi la mano chi ha letto articoli (un approfondimento sarebbe chiedere troppo!) sul rinnovo delle sanzioni alla Russia, sulle possibili contrapposizioni dell’UE alle decisioni di Trump, o sui negoziati afferenti la Brexit che termineranno a ottobre (confondendo, tutti, la data di uscita della Gran Bretagna dall’UE, 29 marzo 2019, con la fine dei negoziati!)? Niente, o poco, forse sui media esteri, perché a tenere banco è stato il problema ‘migranti in Europa’. Un problema che non solo ha trovato largo spazio sui media nazionali ed internazionali ma che ha messo decisamente in crisi l’Europa stessa e paesi come la Germania, in cui si è temuto per una crisi di Governo, o la Francia, in cui le posizioni proposte da Macron per un’Europa equa e dalla parte dei cittadini, espresse sia in un memorabile discorso alla Sorbona che in precedenza durante la sua trionfale campagna elettorale, stentano a trovare applicazione. A cosa attribuire tanta confusione o a trasformare in prioritari temi che, di fatto, potrebbero essere affrontati senza toni sensazionalistici e con adeguate terminologie e tempistiche? Pressioni lobbiste? Colpa di un populismo dilagante? Forse sì, se unito ad una percezione della gente scaturita da racconti parziali, accentuato anche da una mancata sinergia tra apparati di comunicazione delle Istituzioni europee e una stampa sempre più a caccia di clamore immediato dal quale, poi, risalire, quando e se accade, alla notizia. D’altro canto però se è in crisi un certo modo di essere dell’Unione europea, che ha lasciato e lascia molto potere decisionale agli Stati membri, trasformandosi a sua volta nell’Unione dei Trattati, se un problema come l’immigrazione diventa ‘Il Problema’ vuol dire che i principi sui quali è stata fondata l’idea stessa di Unione europea stanno venendo meno sottolineando l’incapacità di svolgere il proprio ruolo e decretando il prorpio fallimento.

    Per ovviare a questa conseguenza che genera sfiducia e confusione e rendere partecipi i cittadini dell’Unione a quel meraviglioso progetto voluto dai padri fondatori subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Parlamento europeo sta puntando su un target di utenti di età compresa tra i 20 e i 34 anni, attraverso un ground game, comunicazioni via social e presenza costante sul territorio, per raccontare come l’Europa affronta, e con le proposte dei cittadini, affronterà temi fondamentali e presenti nella vita quotidiana di tutti, e cioè migrazioni, sicurezza, protezione dei consumatori, ambiente, Brexit, diritti umani.

  • Arriva un’analisi dei cyberattacchi alle procedure elettorali

    Un report di FireEye, azienda di intelligence e security, ammonisce sulle minacce rivolte a tutti i sistemi elettorali, perpetrate, in particolare, da attori state-sponsored.

    Esaminando l’intero processo di voto, dalla registrazione alla tabulazione dei voti, e le modalità in cui le infrastrutture locali e statali possono essere colpite interferendo con il processo elettorale o causando una perdita di fiducia, il report identifica i vettori di minaccia (che interessano la registrazione degli elettori, l’identificazione dei seggi elettorali, l’invio e il conteggio dei voti), segnala che gli attori che utilizzano le campagne di informazione possono colpire o imitare direttamente gli account social media ufficiali dei funzionari statali e locali per seminare paura e sfiducia ed evidenzia ancora che le campagne aggressive per interrompere il processo elettorale possono sfruttare strumenti come ransomware e attacchi DDoS per destabilizzare le reti informatiche statali e locali e imitare attività cyber criminali.

  • Reati in calo e ansia in aumento in Italia. Milano fa gola a chi delinque

    Il 39% degli italiani, dice il primo “Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia” realizzato dal Censis con Federsicurezza, è favorevole ad allentare i criteri per il possesso di un’arma da fuoco per difesa personale, percentuale in netto aumento rispetto al 26% rilevato 3 anni fa. La quota dei favorevoli è più alta tra le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65). Parallelamente, cresce il numero dei cittadini legittimati a sparare: nel 2017 nel nostro Paese si contavano 1.398.920 licenze per porto d’armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall’uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell’ultimo anno.

    Di contro, i reati sono in calo: l’anno scorso ne sono stati denunciati complessivamente 2.232.552, il 10,2% in meno rispetto all’anno precedente. In particolare, gli omicidi si sono ridotti dai 611del 2008 ai 343 del 2017 (-43,9%), le rapine da 45.857 a 28.612 (-37,6%), i furti da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%). Meno pericolosa in generale, l’Italia resta però pericolosa in alcune zone dove la frequenza dei reati è più alta. In 4 province italiane, dove vive il 21,4% della popolazione, si consuma il 30% dei reati. Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%) dove si sente insicuro un cittadino su due. “Capitale del crimine” è Milano, al primo posto con 237.365 reati commessi nel 2016 (il 9,5% del totale), seguita da Roma (con 228.856 crimini, il 9,2%), Torino (136.384, pari al 5,5%) e Napoli (136.043, pari al 5,5%). Anche considerando l’incidenza del numero dei reati in rapporto alla popolazione, Milano resta in vetta alla classifica, con 7,4 reati denunciati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini (7,2), Bologna (6,6), Torino e Prato (6).

    Il 21,5% degli intervistati continua a ritenere la criminalità un problema grave per il Paese, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive. A essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori risorse economiche personali per l’autodifesa: per loro la criminalità rappresenta il secondo problema più grave del Paese (27,1%), dopo la mancanza di lavoro.  Il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori: il più utilizzato è la porta blindata, che protegge dalle intrusioni le case di oltre 33 milioni di italiani (il 66,3% della popolazione adulta), 21 milioni di cittadini (il 42%) si sono dotati di un sistema d’allarme, più di 17 milioni (il 33,5%) hanno montato inferriate a porte e finestre, quasi 16 milioni (il 31,3%) hanno optato per vetri e infissi blindati, più di 15 milioni (il 30,7%) hanno installato una telecamera, poco meno di 10 milioni (il 19,4%) hanno comprato una cassaforte per i propri beni. Per precauzione lasciano le luci accese quando escono di casa poco meno di 15 milioni di italiani (il 29%).

  • EU to help NATO strengthen energy security

    The EU can help NATO boost global energy security and the ongoing energy transition, representatives from the North Atlantic Treaty Organization and the European Union told New Europe.

    “We continue to consult on how NATO can contribute to energy security and welcome the work of Allies and the European Union in this regard,” a NATO official said on March 20. “In particular, we are supporting the protection of critical energy infrastructure. And we continue to work to improve energy efficiency in the military,” he added, commenting on a meeting with external experts and the North Atlantic Council to discuss global energy developments and their security implications on March 20.

    EU Commission Vice President for Energy Union Maroš Šefčovič spoke to NATO Ambassadors on energy trends and developments, including the ongoing energy transition.

    The topics discussed on March 20 were a strategic view of global energy trends, what the EU has done to strengthen its energy security since the 2015 Energy Union strategy and strong focus on the ongoing energy transition, including Renewable Energy Sources (RES), electrification – also in a global context (shifts in China, India etc.) and technological implications for raw materials, EU energy spokeswoman Anna-Kaisa Itkonen told New Europe.

    As part of conclusions, NATO Secretary General Jens Stoltenberg and Šefčovič expressed interest in cooperating on the upcoming report that the NATO will be preparing in the context of its July summit – the reports will also focus on energy, Itkonen said, adding that, in general terms, a “willingness for us to help”.

    Overall, Stoltenberg, Šefčovič, International Energy Agency (IEA) Executive Director Fatih Birol, US State Department Deputy Assistant Secretary for Energy Diplomacy Sandra Oudkirk discussed major upheavals in the global energy landscape, examined the security implications of the energy transition away from oil, and reviewed the current challenges to energy security in Europe, NATO said in a statement.

     

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