sicurezza

  • A breve l’app Ue per accedere ai social

    Arriva l’app europea per verificare l’età online. Ad annunciarlo è la Presidente della Commissione europea Ursula von der Lyen durante una conferenza stampa a Bruxelles con la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen.

    Il funzionamento è semplice: basta scaricare l’applicazione sul proprio dispositivo, si configura tramite documento d’identità o passaporto, si utilizza per dimostrare la maggiore età quando si accede a piattaforme online. Secondo von der Leyen, l’app permetterà di verificare l’età senza condividere altri dati sensibili garantendo l’anonimato completo dell’utente e l’impossibilità di tracciamento. Il sistema sarà open source, il codice sarà quindi accessibile e verificabile da chiunque e compatibile con tutti i dispositivi (smartphone, tablet e computer).

    “Questa app – ha spiegato von der Leyen – offre a genitori, insegnanti e tutori un potente strumento per proteggere i bambini, perché non tollereremo in alcun modo le aziende che non rispettano i diritti dei nostri bambini: i diritti dei bambini nell’Unione europea vengono prima degli interessi commerciali, e faremo in modo che sia così. La situazione – continua la Presidente – è estremamente preoccupante: un bambino su sei è vittima di bullismo online e un bambino su otto è un bullo online”.  Un modo per affrontare le modalità con le quali i siti, grazie a design sempre più accattivanti, catturano l’attenzione e la dipendenza dallo schermo. “Più è il tempo che i nostri figli trascorrono online, più è probabile che siano esposti a contenuti dannosi e illegali, nonché al rischio di adescamento da parte di predatori online. Spetta ai genitori educare i propri figli, non alle piattaforme”, ha concluso von der Leyen.

  • Furti di dati online sempre più sofisticati

    Nel 2025 l’ecosistema delle minacce cyber ha subito una trasformazione profonda, guidata da nuovi scenari geopolitici, da tecniche di attacco sempre più automatizzate e dall’arricchimento dei dati scambiati su dark web e public web. Rispetto all’anno precedente, il numero di segnalazioni inviate in merito all’esposizione dei dati sul dark web è aumentato del +5,8%, raggiungendo oltre 2.200.000 alert. Per quanto riguarda invece il web pubblico, il numero di segnalazioni relative all’esposizione di dati si è attestato a 55.000, in calo (-6,6%) rispetto al 2024. Nel dark web sono state rilevate informazioni più complete rispetto al 2024, con un conseguente aumento della gravità media degli alert (+22%). Tale aumento è dovuto in particolare all’individuazione di combinazioni di dati più complesse e pericolose, che associano in misura crescente indirizzi e-mail a password e riferimenti precisi agli account compromessi.

    Queste alcune delle evidenze dell’Osservatorio Cyber di CRIF, che analizza la vulnerabilità di utenti e aziende agli attacchi informatici, delineando le principali tendenze legate ai dati scambiati sul dark web e sull’open web.

    L’evoluzione dello scenario geopolitico globale si riflette anche nella crescita delle minacce informatiche: emblematico il caso dell’Iran, che nel ranking mondiale degli indirizzi e-mail compromessi è passato dal 124° al 3° posto. In questo contesto, l’Italia si conferma particolarmente esposta alle minacce dei cyber criminali classificandosi al 6° posto nella classifica globale per indirizzi e-mail compromessi e messi in circolazione sul dark web e al 23° posto in quella per numero di dati relativi a carte di credito in circolazione. Inoltre, il Bel Paese si colloca al 17° posto nel continente europeo per rilevamento di numeri di telefono, che rappresentano un elemento chiave in molte truffe online.

    L’Osservatorio dipinge uno scenario in cui i cyberattacchi non solo crescono, ma risultano sempre più difficili da individuare e contrastare, complice la disponibilità di dati senza precedenti e tecniche di compromissione sempre più sofisticate. Tra le minacce in forte aumento spiccano le campagne di smishing, che in Italia hanno assunto forme particolarmente credibili: dai falsi messaggi sui pagamenti autostradali non saldati ai finti avvisi di problemi nella consegna dei pacchi, tutti progettati per sottrarre dati personali e informazioni di pagamento. Parallelamente, phishing, vishing e spear phishing diventano più insidiosi grazie all’intelligenza artificiale, capace di generare e-mail impeccabili e deepfake audio-video, favorendo approcci strutturati come l’omni-phishing, che combina più canali per aumentare la credibilità delle frodi. Cresce inoltre il rischio di account takeover, favorito dalla combinazione di credenziali sottratte e social engineering iper-personalizzato. A completare il quadro è la crescente diffusione degli stealers-as-a-service, in grado di raccogliere pacchetti informativi completi e altamente appetibili per il mercato criminale, esponendo gli utenti a rischi significativi.

    L’affinamento delle strategie dei cyber criminali, potenziate dall’intelligenza artificiale, alimenta la circolazione sul dark web di combinazioni di dati estremamente dettagliate che sempre più spesso includono anche informazioni professionali. Infatti, sebbene l’analisi qualitativa dei domini associati agli account e-mail esposti sul dark web mostri una netta prevalenza di indirizzi personali (90,2% del totale), nel 2025 aumentano del +12,7% gli account business compromessi (9,8% del totale). Questa dinamica suggerisce da un lato che gli utenti privati continuano a prestare una protezione insufficiente ai propri dati digitali e, dall’altro, che le imprese, pur dotandosi di controlli sempre più avanzati, restano vulnerabili e quindi sempre più prese di mira.

    Le tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web risultano, nell’ordine: password, e-mail, nomi utente, indirizzi di residenza, nomi e cognomi. Anche i dati relativi ai numeri di telefono, ai codici identificativi personali e alle carte di credito sono comunemente esposti e a rischio di compromissione.

    Analizzando le principali combinazioni di dati esposti si osserva che nel 2025, la combinazione di numeri di carta di credito completa con nome e cognome viene rilevata nel 94,2% dei casi, risultando particolarmente preoccupante a causa del grave rischio di frode finanziaria. La combinazione di e-mail e password rimane estremamente comune, con la password trovata accanto alla e-mail nel 91,5% dei casi, e nell’85,2% dei casi, è anche associata alla username. La combinazione di username e password è principalmente legata agli account aziendali, mettendo in evidenza le potenziali vulnerabilità delle aziende. Questi dati confermano che il furto di account continua a essere una priorità per gli hacker, sottolineando l’importanza di adottare pratiche sicure nella gestione delle password, come l’utilizzo di credenziali uniche, aggiornamenti regolari e l’impiego di password manager.

    Molto appetibile per i cybercriminali è anche l’indirizzo residenziale completo, associato al numero di telefono nel 44,5% dei casi. Inoltre, la crescente incidenza della circolazione del numero di passaporto insieme a nome e cognome (64,6%) e, seppur in misura leggermente inferiore, insieme all’indirizzo completo (57,5%), amplifica il rischio di furto d’identità, impersonificazione e scenari di profiling avanzato.

    Le credenziali rubate possono essere utilizzate per diversi scopi, ad esempio per entrare negli account delle vittime, utilizzare servizi in modo fraudolento, inviare messaggi con richieste di denaro o link di phishing, diffondere malware o ransomware per estorcere o rubare denaro. In questo scenario, il “fattore umano” continua a giocare un ruolo cruciale in questa tipologia di furto di dati: la disattenzione degli utenti e l’uso di password deboli o riutilizzate sono infatti tra le cause più comuni.

    A questa dinamica, si aggiunge la crescente diffusione di Account Takeover (ATO), che colpiscono non solo gli account più tradizionali, ma anche servizi di messaggistica come WhatsApp. Inoltre, alcuni tipi di account – come social network, piattaforme di streaming e di gioco – risultano esposti anche per la tendenza degli utenti a fornire le proprie credenziali a servizi apparentemente innocenti che offrono omaggi o funzionalità aggiuntive, ma che spesso si rivelano strumenti per raccogliere credenziali.

  • La Commissione presenta un nuovo strumento di IA per combattere gli allarmi agroalimentari e le frodi alimentari

    La Commissione europea ha presentato una nuova piattaforma basata sull’intelligenza artificiale (IA), TraceMap, progettata per accelerare l’individuazione di frodi alimentari, alimenti contaminati e focolai di malattie di origine alimentare in tutta l’UE. In linea con gli elevati standard di sicurezza dell’UE per gli alimenti e i prodotti importati, questo nuovo strumento contribuirà a rafforzare la tutela dei consumatori e ad aiutare le autorità nazionali a lavorare in modo più efficace, innovando il modo in cui vengono valutati, individuati e affrontati i rischi per la sicurezza alimentare e le attività fraudolente. Grazie all’IA, TraceMap migliorerà le valutazioni dei rischi per la sicurezza alimentare facilitando l’accesso e l’analisi dei dati critici, individuando rapidamente i collegamenti tra operatori e spedizioni e monitorando l’intera filiera agroalimentare una volta identificato un rischio, consentendo ritiri più rapidi dei prodotti non sicuri o fraudolenti.

    TraceMap è accessibile alle autorità nazionali di tutti gli Stati membri, permettendo loro di orientare meglio i controlli e condurre indagini più approfondite senza richiedere risorse aggiuntive. La piattaforma utilizzerà i numerosi dati disponibili nei sistemi agroalimentari esistenti dell’UE per monitorare rapidamente i modelli commerciali e i flussi di produzione. Migliorerà inoltre l’accuratezza delle attività di screening, accelererà l’individuazione degli operatori sospetti e aiuterà gli investigatori a rilevare più rapidamente frodi alimentari e focolai di origine alimentare, consentendo di ritirare dal mercato i prodotti non conformi. TraceMap permetterà agli Stati membri di colmare eventuali lacune, affrontare le vulnerabilità e rafforzare le misure antifrode nel settore agroalimentare. Contribuirà inoltre a migliorare il controllo delle merci importate, in linea con le misure rafforzate previste nella visione per l’agricoltura e l’alimentazione.

  • La Commissione presenta la strategia europea di gestione dell’asilo e della migrazione

    La Commissione presenta la prima strategia europea per la gestione dell’asilo e della migrazione, che definisce gli obiettivi politici dell’UE in materia di asilo e migrazione e fungerà da bussola per i prossimi cinque anni, indicando una serie di priorità concrete.

    L’UE ha in tal modo aperto un nuovo capitolo sulla migrazione e l’asilo, basandosi sui progressi sostanziali compiuti nella protezione delle nostre frontiere esterne e consolidandoli, perseguendo una diplomazia assertiva in materia di migrazione (esempio: i nostri partenariati strategici e globali con i paesi partner) e attuando le riforme introdotte dal patto sulla migrazione e l’asilo. Negli ultimi anni tutti questi fattori hanno contribuito a una costante diminuzione della migrazione illegale e a una migliore gestione della migrazione.

    La Commissione sta inoltre adottando la prima strategia in assoluto dell’UE in materia di visti. Tale strategia fissa un quadro per una politica dei visti più strategica e mirata a promuovere gli interessi a lungo termine dell’UE, che le consentirà di essere meglio attrezzata riguardo alla crescente mobilità e alle conseguenze dell’instabilità regionale e della concorrenza geopolitica.

    La strategia mira a rendere l’Europa più sicura, rafforzando la “prima linea” degli accertamenti di sicurezza; più prospera e competitiva, agevolando l’accesso di coloro che contribuiscono alle nostre economie e società; più influente a livello mondiale, promuovendo gli interessi strategici, i valori e la posizione globale dell’UE e più efficiente, grazie a una politica dei visti più intelligente, moderna e coerente.

  • La Commissione istituisce una task force per rafforzare i controlli sulle importazioni in materia di sicurezza alimentare

    La Commissione europea ha istituito una task force con l’obiettivo di mantenere e rafforzare la capacità dell’UE di garantire che le importazioni rispettino gli standard europei, sostenendo al contempo l’occupazione e la crescita dei produttori dell’Unione.

    La task force si concentrerà in particolare sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi, sui residui di pesticidi e sulle azioni di monitoraggio coordinate a livello UE su specifiche categorie di prodotti importati. Riunendo le competenze della Commissione e degli Stati membri, contribuirà a un’ulteriore armonizzazione dei controlli sulle importazioni in tutta l’Unione, elaborando raccomandazioni per azioni congiunte e individuando i casi in cui saranno necessarie ulteriori misure amministrative o normative per rafforzare i controlli.

    Le rigorose norme europee in materia di importazioni — che riguardano l’igiene degli alimenti e dei mangimi, la sicurezza dei consumatori e lo stato sanitario degli animali e delle piante — mirano a garantire che tutti i prodotti importati rispettino gli stessi elevati standard di quelli provenienti dal mercato interno.

  • Metal detector all’ingresso delle scuole ma di tutte

    Dopo l’ennesimo violenza a scuola, questa volta finita in tragedia con la morte di Abanoud Youssef, la proposta di mettere i metal detector agli ingressi degli istituti più a rischio fa riprendere la sterile polemica politica delle forze garantiste.

    La vera garanzia che le istituzioni devono dare ai cittadini è che non vi siano delitti, che i violenti siano controllati e che, con la prevenzione, si impediscano tragedie o comunque atti che portano a gravi conseguenze per coloro che li subiscono, garanzia è anche avere processi giusti e celeri e magistratura solerte ed imparziale.

    L’uso ormai comune di girare armati di coltello, la presenza sempre più frequente di bande di bulli se da un lato possono essere in parte frenati da una nuova legge che identifica nuovi reati e nuove pene dall’altro esige prima la deterrenza, la prevenzione.

    Impossibile per gli insegnanti accorgersi della presenza di coltelli o altri oggetti nocivi sotto i larghi vestiti che oggi usano i giovani così come impossibile per le forze di sicurezza negli aeroporti individuare un’arma sotto i vestiti dei passeggeri, proprio per questo esistono strumenti, come i metal detector, che individuano la presenza di quanto non può essere portato in aereo e perciò per analogia la loro installazione davanti alle scuole verrebbe incontro alla urgente necessità di prevenire eventuali reati.

    Anche le stazioni, visto i molti casi di violenze sui treni, dovrebbero essere dotate di strumenti idonei ad azzerare o almeno contenere le azioni violente alle quali assistiamo con troppa frequenza.

    Prevenzione, più forze di sicurezza per le strade, riforme che portino a processi immediati, controllo che chi è espulso si allontani effettivamente dall’Italia e non sparisca nel nulla, maggiore collaborazione della magistratura con le Forze dell’Ordine sono alcuni punti prioritari che però devono essere accompagnati da altri interventi.

    Gli insegnanti devono essere maggiormente supportati ed indirizzati per come affrontare le problematiche della realtà adolescenziale ed i genitori responsabilizzati ed aiutati, nei casi difficili nei quali rischiano di diventare impotenti o addirittura vittime.

    Il rispetto degli altri, la Costituzione italiana, la coscienza di sé e dell’altro dovrebbero essere insegnati fin dalle scuole elementari e un invito a tutta la società, organi di stampa compresi, ad una maggior consapevolezza di quanto anche i singoli possano essere, magari inconsapevolmente, portatori di disvalori stando in silenzio di fronte ad episodi gravi e violenti dovrebbe essere fatto da tutte le forze politiche.

    Un passo alla volta, ma con decisione ed in fretta, dobbiamo cambiare e per farlo ben vengano intanto i metal detector agli ingressi delle scuole ma di tutte le scuole perchè farlo in alcune e non in altre sarebbe un fatto discriminatorio che porterebbe a nuove emarginazioni e violenze.

  • Sotto le feste natalizie i taccheggi nei supermercati crescono del 40%

    Tra novembre e dicembre, mentre le corsie dei supermercati si riempiono di panettoni, ceste regalo e bollicine, cresce un fenomeno piuttosto preoccupante: i tentativi di taccheggio aumentano in media del 40% nelle settimane che precedono le festività natalizie, con un incremento del 20% sull’intero trimestre invernale.

    A documentarlo è l’analisi “Trend Crimini in Retail & GDO nel periodo invernale e natalizio” condotta da Blindzone, startup nata nel 2025 all’interno dell’hub tecnologico campano Zumbat che ha sviluppato una piattaforma di intelligenza artificiale applicata alla sicurezza dei punti vendita.

    Secondo il Retail Security Report 2023 di Checkpoint Systems, gli ammanchi di magazzino nella grande distribuzione e distribuzione moderna valgono oltre 6 miliardi di euro l’anno, pari all’1,6% dell’inventario totale. Un problema strutturale che include furti esterni, sottrazioni interne, errori logistici e sprechi e che, tra maggiore affluenza, ritmi di lavoro intensi e pressione sui consumi, a Natale si amplifica.

    Blindzone ha individuato quattro cause che rendono le festività natalizie un periodo di vulnerabilità per il retail: per prima cosa, l’abbigliamento invernale, come cappotti e giacche pesanti, facilita l’occultamento della merce; poi, l’alta affluenza dei clienti riduce il controllo visivo diretto; a questi fattori si aggiungono i turni intensi che affaticano maggiormente il personale e abbassano la loro attenzione e, infine, la pressione sociale alla spesa spinge tristemente alcune persone oltre le proprie possibilità economiche.

    Tra le categorie più colpite ci sono liquori e superalcolici, profumi e cofanetti cosmetici e, fenomeno recente, i calendari dell’Avvento del settore beauty.

    Inoltre, la startup ha osservato un aumento dei furti organizzati in gruppo, con ruoli ben distinti: c’è chi si occupa di distrarre il personale, chi invece di manomettere le etichette antitaccheggio e chi occulta la merce in borse schermate o a doppio fondo.

    “Il periodo natalizio rappresenta il momento di massima vulnerabilità per il retail, ma anche l’occasione più concreta per dimostrare quanto la sicurezza intelligente possa fare la differenza”, spiega Nicola Vastola, ceo e co-fondatore di Blindzone. “In questo contesto, ogni aumento percentuale di furti è un indicatore della distanza tra percezione del rischio e capacità di risposta”.

    Da un’intuizione alla tecnologia: cos’è e come funziona Blindzone

    Per contrastare i taccheggi Blindzone ha sviluppato un sistema capace di analizzare i flussi video delle telecamere già presenti nei punti vendita, riconoscendo comportamenti anomali come l’occultamento di prodotti, il consumo in corsia, o la manomissione di etichette antitaccheggio. Nel particolare, Blindzone utilizza la computer vision, cioè una branca dell’intelligenza artificiale che consente ai computer di interpretare immagini e video, per rilevare automaticamente situazioni potenzialmente sospette e inviare una notifica a un operatore umano, che valuta se è il caso di intervenire o meno.

    Il punto cruciale su cui si fonda Blindzone è che l’AI non prende mai decisioni autonome, ma filtra il flusso di immagini rilevanti aumentando così la precisione del lavoro umano. Le oltre 200 GPU avanzate hanno consentito all’AI di Blindzone di registrare: una riduzione del 96,3% del tempo speso dagli operatori davanti ai monitor, un aumento del 734% degli interventi effettivi all’anno e un calo del 40% delle perdite di inventario. Le immagini vengono elaborate direttamente nei server del punto vendita, senza trasferimenti esterni, e i volti dei clienti sono automaticamente offuscati. Il sistema è stato progettato seguendo il principio del “privacy by design”, cioè la tutela della riservatezza come elemento strutturale e non accessorio.

  • Prevenzione e lotta al terrorismo e all’estremismo: la Commissione rafforza la cooperazione con i Balcani occidentali

    Il Commissario per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner ha firmato un nuovo piano d’azione comune per la prevenzione e la lotta al terrorismo e all’estremismo violento tra l’UE e i suoi partner dei Balcani occidentali, a margine del forum ministeriale UE-Balcani occidentali su giustizia e affari interni che si tiene a Sarajevo, Bosnia-Erzegovina.

    La sicurezza dei Balcani occidentali è strettamente legata alla sicurezza interna dell’UE. Con questo nuovo piano d’azione l’UE e i Balcani occidentali saranno meglio attrezzati per affrontare le minacce nuove ed emergenti, tra cui la radicalizzazione online, nonché l’impatto delle nuove tecnologie sulle minacce terroristiche, quali i rischi associati all’uso improprio dei droni o all’uso di criptovalute per il finanziamento del terrorismo.

    Il nuovo piano d’azione comune rafforzerà la cooperazione e lo sviluppo di capacità in cinque settori principali: allineamento alla legislazione antiterrorismo dell’UE, prevenzione dell’estremismo, rafforzamento della cooperazione con Europol anche per quanto riguarda le indagini antiterrorismo, rafforzamento della capacità di indagare sul finanziamento del terrorismo e rafforzamento della protezione delle infrastrutture critiche e degli spazi pubblici.

  • Taci il nemico ti ascolta

    Qualcuno, ingenuamente, nella migliore delle ipotesi, anche e soprattutto in Italia, dava per finita la Wagner dopo la morte, vera o presunta, di Prigozhin, caduto, misteriosamente, con il suo l’aereo mentre si dirigeva verso Mosca.

    In questi mesi gli uomini della Wagner non solo hanno continuato a combattere, sia in Ucraina che in altri paesi, specie africani, utilizzando in gran parte altre sigle di identificazione, ma hanno anche colpito e incendiato nel Regno Unito, a Londra, il luogo dove erano tenuti gli aiuti per l’Ucraina e, un po’ in tutta Europa, si sono organizzati per operazioni di sabotaggio o di supporto in varie forme, hackeraggio compreso, alla guerra di Putin e alla Federazione Russa.

    Sei sono i britannici che sono stati coinvolti per il sabotaggio al magazzino di aiuti per l’Ucraina, uno di questi è stato condannato a diciassette anni e la sua barba, come si evince dalla fotografia, potrebbe far pensare anche a collegamenti con gruppi estremisti islamici, d’altra parte è abbastanza noto che i gruppi terroristi hanno diversi tipi di rapporti  tra di loro, come avviene per le organizzazioni criminali, sappiamo, ad esempio, che la mafia albanese e la ‘ndrangheta collaborano sistematicamente.

    Con buona pace di certa politica italiana, Lega compresa, la vigilanza in Europa deve essere a tutto campo ed ogni euro speso oggi, per migliorare ed adeguare la nostra sicurezza, è la salvezza per noi tutti e per le future generazioni.

    Occorre anche una vigilanza costante di tutti, infatti ognuno di noi, anche inconsapevolmente, può divulgare propri dati sensibili fidandosi di persone o di attrezzature informatiche, è necessario essere sempre molto attenti perché gli errori di qualcuno possono avere ripercussioni pericolose, nocive, per la stessa sicurezza dell’Italia.

    In una situazione di incertezza e confusione, con diversi tipi di terrorismo, di informazione falsa e fuorviante e di controinformazione, forse è il momento di attualizzare il vecchi monito “taci il nemico ti ascolta” e di ricordare ad alleati ed avversari che ogni dichiarazione benevola verso Putin, ogni rallentamento nell’invio di aiuti, è una forma palese di complicità ai suoi molti delitti.

  • Londra prova a proporsi come alternativa a Mosca per i Paesi balcanici

    Il vertice del Processo di Berlino tenutosi mercoledì 22 ottobre a Londra ha confermato l’impegno del Regno Unito nei confronti della regione dei Balcani occidentali, non solo come spazio d’intervento diplomatico multilaterale per sostenere il percorso di integrazione europea dei Paesi candidati, ma anche come campo d’azione privilegiato per le strategie britanniche in materia di migrazione, sicurezza e contenimento delle influenze geopolitiche avversarie. Ospitando i capi dei governi di Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia, il primo ministro britannico Keir Starmer ha rilanciato il ruolo di Londra come attore centrale nei Balcani. Durante l’apertura del summit, Starmer ha definito la regione come “il crogiolo dell’Europa”, sottolineando che qui si mettono alla prova la stabilità e la sicurezza del continente. Il premier ha posto l’accento su tre priorità: sicurezza, lotta alla migrazione irregolare e crescita economica, con particolare attenzione anche al contrasto “all’influenza maligna” della Russia.

    Il dossier migratorio rappresenta il nodo più sensibile per Londra. Con l’aumento degli arrivi attraverso la Manica e il moltiplicarsi delle pressioni sull’opinione pubblica interna, il governo britannico ha intensificato le trattative con diversi Paesi balcanici per ospitare i cosiddetti centri di rimpatrio: strutture dove collocare, in via temporanea, i richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta, prima della loro deportazione definitiva. Il Kosovo avrebbe espresso disponibilità a discutere la proposta, mentre di parere opposto – o quasi – sono le posizioni di Paesi come l’Albania e il Montenegro. Durante un evento ospitato a Chatham House, cui hanno partecipato anche i primi ministri di Tirana e Podgorica, Edi Rama e Milojko Spajic, sono emerse le posizioni dei due Paesi. In effetti, in più di un’occasione Rama ha ribadito all’omologo Starmer di non avere intenzione di “replicare” il modello di cooperazione siglato con l’Italia sul dossier migratorio. Dal Montenegro, invece, emerge una “parziale” contrarietà che potrebbe essere superata nel caso in cui dal Regno Unito giungano importanti investimenti, in particolare nel settore delle infrastrutture dei trasporti.

    Contestualmente allo svolgimento del vertice, il governo britannico ha annunciato nuove sanzioni contro reti criminali basate nei Balcani occidentali, accusate di agevolare il traffico di esseri umani lungo le rotte migratorie. Secondo i dati diffusi dal ministero degli Esteri, nel solo 2024 circa 22 mila persone sarebbero entrate illegalmente nel Regno Unito attraverso queste vie. Le misure varate colpiscono figure chiave del traffico: capi gang, falsari, finanziatori. Tra i soggetti sanzionati figura la rete criminale kosovara “Krasniqi”, responsabile della produzione di passaporti falsi, e la società Alpa Trading Fzco, sospettata di gestire fondi per conto dei trafficanti. “Non vogliamo vedere queste bande operare nel nostro territorio, e tutti noi soffriamo le conseguenze delle loro azioni”, ha dichiarato Starmer al summit, rivendicando anche il successo della cooperazione bilaterale con l’Albania, che ha portato – secondo Downing Street – a una riduzione del novantacinque per cento degli arrivi via piccole imbarcazioni provenienti da quel Paese.

    Ma la strategia britannica nei Balcani va oltre la sola questione migratoria. Londra continua a considerare la regione uno snodo geopolitico fondamentale per la sicurezza europea e per il contenimento delle ambizioni russe. La storica vicinanza tra Mosca e Belgrado, così come l’influenza economica crescente di Cina e Turchia, spingono il Regno Unito a mantenere una presenza attiva e multilivello. In questo senso si inquadra il rafforzamento del sostegno alla missione Nato in Kosovo Kfor, annunciato lo stesso giorno del vertice. Il ministero della Difesa britannico ha riaffermato l’impegno operativo e politico del Regno Unito nella forza internazionale, che resta un elemento di stabilizzazione cruciale nel contesto kosovaro, soprattutto dopo le recenti tensioni tra Pristina e Belgrado. Il comunicato diffuso da Londra sottolinea che la presenza militare britannica “contribuisce direttamente alla sicurezza regionale e alla deterrenza”, e che “la stabilità del Kosovo è fondamentale per l’intera regione dei Balcani occidentali”.

    L’approccio britannico si distingue anche per un’evidente proiezione autonoma rispetto all’Unione europea. Pur sostenendo il percorso d’integrazione dei Balcani nell’Ue – come previsto dallo stesso Processo di Berlino – il Regno Unito punta a rafforzare relazioni bilaterali dirette, svincolate dal quadro normativo di Bruxelles. Quest’approccio post Brexit si traduce in accordi mirati, investimenti strategici, scambi di intelligence e cooperazione sulle politiche di rimpatrio. Londra intende così rimanere un attore centrale in una regione che definisce “essenziale” per la sicurezza dell’intera Europa. In gioco ci sono non solo i flussi migratori, ma anche la tenuta dell’architettura euro-atlantica in una delle aree più fragili del continente, oggi contesa tra l’influenza occidentale e le interferenze esterne. In conclusione, il vertice di Londra ha offerto una fotografia chiara della strategia britannica nei Balcani: deterrenza migratoria, contenimento geopolitico della Russia, proiezione di soft power attraverso sanzioni mirate e strumenti di cooperazione. Mentre l’Unione europea resta il punto di riferimento per le aspirazioni di integrazione, il Regno Unito punta a essere il partner di sicurezza più reattivo e pragmatico dell’intera regione.

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