sigarette

  • Col coronavirus si è svapato di più e fumato di meno

    Secondo quando riportato dai dati dell`Istituto Superiore di Sanità presentati il 29 maggio in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco, in Italia dopo anni di prevalenza stabile si registra un primo trend di calo del numero di fumatori.

    Daniela Galeone, direttore dell`ufficio per la promozione della salute e prevenzione e controllo delle malattie cronico-degenerative del Ministero della Salute, ha sottolineato cha dai numeri presentati il 2019 risulta un`annata storica per il numero di fumatori in Italia, che dopo oltre 10 anni di prevalenza stabile per la prima volta scendono sotto i 10 milioni (9,8 equivalente al 18.4% della popolazione, dati Istat). Un trend ulteriormente confermato da uno studio che ha preso in esame il periodo di lockdown.

    Lo studio – presentato dalla dott.ssa Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale dipendenze e doping dell`Istituto Superiore di Sanità, che ha utilizzato i dati Iss ed è stato condotto in collaborazione con l`Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, l`Università Vita-Salute S. Raffaele, l`Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro) e la Doxa, ha evidenziato come durante il periodo legato all`emergenza Covid-19 vi sia stata una diminuzione dei fumatori di 1,4 punti percentuali che corrispondono ad una stima di circa 630 mila fumatori in meno (circa 334 mila uomini e 295 mila donne).

    Tale calo coincide con l`aumento degli utilizzatori di sigaretta elettronica e tabacco riscaldato. Tali prodotti infatti hanno visto un aumento rispettivamente dell`1% e dello 0,3%, a conferma del fatto che rappresentano ad oggi un`alternativa valida per quei fumatori che vogliono smettere con le sigarette. Il passaggio a questi prodotti è stato particolarmente evidente tra coloro che rilevano una fascia di istruzione medio-alta.

    Anche l`Associazione italiana per la ricerca sul cancro, in occasione di uno speciale dedicato alla giornata mondiale contro il tabacco, ha ribadito sul proprio sito web come “nonostante la necessità di ulteriori studi, vi è oggi consenso sul fatto che in confronto al consumo tradizionale di prodotti del tabacco le sigarette elettroniche possano assicurare una riduzione del danno significativa da combustione per il fumatore e per chi gli vive accanto (non sembra infatti provocare effetti analoghi a quelli del fumo passivo).”loro attività offrendo agli utenti assistenza a distanza (telefonate, Sms, videochiamate).

  • L’Oms demolisce le sigarette elettroniche

    Le sigarette elettroniche “sono dannose per la salute e non sono sicure”, sono particolarmente rischiose per lo sviluppo del cervello degli adolescenti e “possono danneggiare il feto in crescita”. Inoltre “non ci sono poche prove che aiutino i fumatori a smettere”. Pertanto, “laddove non siano vietate, devono essere regolamentate”. Questo il nuovo forte allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), in un documento di domande e risposte pubblicato sul portale e rilanciato con una serie di tweet.

    Le e-cig, si legge, “aumentano il rischio di malattie cardiache e disturbi polmonari”. Espongono, di seconda mano, anche i non fumatori “alla nicotina e ad altre sostanze chimiche dannose”. Inoltre, il liquido in esse contenuto “può bruciare la pelle e causare avvelenamento da nicotina se ingerito o assorbito. Esiste il rischio che i dispositivi perdano o che i bambini ingeriscano il contenuto”, e, ancora “possono causare gravi lesioni a seguito di incendi ed esplosioni”.

    Nel documento, che sintetizza le principali evidenze fino ad oggi emerse dagli studi, si sottolinea che le sigarette elettroniche sono “particolarmente rischiose se usate dagli adolescenti”, poiché la nicotina in esse presenti crea “dipendenza nel cervello in via di sviluppo”. E, d’altronde, tra i 15.000 aromi ve ne sono “molti progettati per attirare i giovani, come gomma da masticare e zucchero filato”.

    Dal 2015 Public Health England (PHE), così come altri enti e ricercatori hanno suggerito che passare dal fumare allo svapo, fosse più sicuro rispetto al fumo di tabacco. Un’ipotesi che l’Oms non conferma, affermando che “dipende dalla quantità di nicotina e di altre sostanze tossiche nei liquidi riscaldati”.

    Per i consumatori di tabacco che vogliono smettere di fumare, precisa, “esistono altri prodotti collaudati, più sicuri e autorizzati, come cerotti sostitutivi della nicotina, gomme e trattamenti di dipendenza”.

    Ad oggi, ricordano gli esperti dell’Oms, le e-cig sono “vietate in oltre 30 paesi in tutto il mondo, con sempre più Paesi che stanno prendendo in considerazione il divieto di proteggere i giovani”. Raccomandano pertanto di attuare misure normative che si adattino meglio al loro contesto interno. Il regolamento dovrebbe, tra l’altro, interromperne la promozione e “vietare che vengano fatte affermazioni false o non dimostrate in merito».

  • Contrasti all’Europarlamento sulla lotta al contrabbando di sigarette

    L’esperto di lotta al contrabbando Luk Joossens ha invitato gli eurodeputati ad approvare un progetto di legge volto a limitare l’evasione fiscale delle sigarette, ma alcuni eurodeputati hanno minacciato di porre il veto al disegno di legge, che stabilisce norme dettagliate e un sistema di tracciabilità per i prodotti del tabacco (utile in caso di sequestro di merci di contrabbando).

    Il sistema track-and-trace deve essere operativo entro il 20 maggio 2019, secondo la direttiva rivista sui prodotti del tabacco, adottata nel 2014. Il sistema dell’UE rappresenta un progresso, in tema di requisiti di tracciabilità e rintracciabilità, rispetto al protocollo dell’OMS, adottato nel 2012 e ratificato dalla Ue (ma non da alcuni Paesi comunitari: Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia, Svezia e Regno Unito). I firmatari di quel trattato hanno concordato che 5 anni dopo la sua entrata in vigore doveva essere istituito un regime globale di monitoraggio e rintracciamento e hanno affermato che i compiti relativi al tracciamento e alla tracciabilità «non devono essere eseguiti da o delegati all’industria del tabacco».

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