Somalia

  • Al-Shabab denies plan to attack Somali leaders

    The al-Qaeda-allied al-Shabab militant group has dismissed reports that it was planning an attack against the Somali president and prime minister.

    Pro-al-Shabab Somali Memo website quoted an unnamed senior al-Shabab commander who termed the claim by the Somali National Intelligence and Security Agency (Nisa) “laughable”.

    The Shabab commander said Nisa was “not capable” of unearthing the group’s operations.

    The militants claimed the statement from the spy agency “indicates an imminent threat” against some officials because of political disputes.

    “Although the leaders and the officials of the apostate (Somali government) are always our target, we will not allow them to involve us in their disputes,” the jihadist commander was quoted as saying.

    The group also denied the existence of a senior al-Shabab operative named Mohamed Mahir, who Nisa said was leading the alleged attack plot.

    Somalia’s security situation continues to be be jeopardised by political wrangles over its delayed election.

  • Somalia extends poll deadline to end of March

    Somalia has again pushed back the deadline for completing parliamentary elections, which are already more than a year overdue, because of political disputes.

    The remaining 50 seats in the country’s lower house must now be filled by the end of this month.

    Somalia has not held a one-person-one-vote election for more than 50 years.

    Under the current system, MPs are chosen by delegates appointed by clan elders and members of civil society who are selected by regional state officials.

    The MPs will then vote for a new president.

    The delays have been partly down to strong rivalry between President Mohamed Abdullahi Mohamed, also known as Farmajo, and Prime Minister Mohamed Hussein Roble.

  • Il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Rurale del Somaliland e il Fondo per la Conservazione dei Ghepardi nota il declino del bracconaggio di cuccioli

    HARGEISA, Somaliland – 22 agosto 2021 — Cheetah Conservation Fund (CCF), l’organizzazione internazionale dedicata alla conservazione dei ghepardi allo stato brado, e il suo partner, il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Rurale (MoERD) del Somaliland, annunciano un periodo di dieci mesi senza alcuna confisca o eventi di intercettazione che coinvolgono cuccioli di ghepardo. Questa notevole flessione dell’attività segue l’ondata di missioni di salvataggio che si sono svolte tra luglio e ottobre 2020, che è stata coronata da due intercettazioni ad Hargeisa che hanno catturato otto trafficanti e 13 cuccioli e hanno portato all’arresto e alla condanna del più famigerato trafficante di cuccioli del Somaliland.

    Dall’arresto di Cabdiraxmaan Yusuf Mahdi, meglio conosciuto con il soprannome Abdi Xayawaan (Abdi Animals), il 17 ottobre 2020, nessun altro cittadino del Somaliland è stato catturato con dei cuccioli. La polizia ha intercettato Abdi Xayawaan e un membro della sua impresa criminale in possesso di 10 cuccioli di ghepardo a seguito di un busto di traffico separato il 23 settembre. Quel giorno, sei uomini sono stati arrestati in una puntura sotto copertura quando hanno tentato di vendere tre cuccioli di ghepardo a un residente locale di Hargeisa. La polizia ha sequestrato i loro telefoni cellulari e i dati ottenuti li hanno portati ad Abdi Xayawaan. I sei sono stati condannati insieme al capobanda Abdi Xayawaan e al suo complice nel novembre del 2020.

    “Questi casi consecutivi sono notevoli per il gran numero di sospetti che compaiono in tribunale e perché è solo la terza e la quarta volta che vengono ottenute condanne in casi riguardanti il ​​traffico di ghepardi. Sette imputati hanno ricevuto una condanna a un anno di carcere con una piccola multa, ma Cabdiraxmaan Yusuf Mahdi, un recidivo arrestato in tre precedenti occasioni, ha ricevuto una condanna a quattro anni e una multa di tre milioni di scellini del Somaliland, circa $ 5.000 USD. La sua sentenza è la sentenza più grave emessa da qualsiasi tribunale africano in un caso di traffico di specie selvatiche che coinvolge ghepardi”, ha affermato il ministro Shukri H. Ismail del MoERD.

    La notizia della condanna e diversi altri fattori hanno avuto un effetto raggelante sul traffico di ghepardi in Somaliland, secondo il MoERD.

    “Il Ministero ritiene che ci siano diverse ragioni per il periodo di quiete di dieci mesi. Innanzitutto, una campagna mediatica congiunta CCF-MoERD che documenta le confische e gli arresti del 2020 ha generato consapevolezza nelle comunità locali sulla natura illegale del commercio di ghepardi. Per molte persone, questa è stata la prima volta che hanno scoperto che prendere i cuccioli è contro la legge. In secondo luogo, il MoERD ha lavorato con i nostri coordinatori regionali del Somaliland per aumentare la consapevolezza su tutte le nostre leggi sulla fauna selvatica e sulle sanzioni per la loro violazione. E terzo, sembra esserci una diminuzione del commercio di cuccioli di ghepardo tra il Somaliland e lo Yemen. Potrebbe essere dovuto al COVID-19 o perché il Somaliland ha intensificato l’applicazione nel Golfo di Aden, o una combinazione di fattori, ma ci sono meno navi yemenite che tentano di accedere illegalmente alla nostra costa”, ha affermato Abdinasir Hersi, direttore generale del MoERD.

    CCF e MoERD sono grati per la tregua, che ha permesso loro di concentrarsi su altri aspetti della loro partnership. Oltre a fornire assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7 a 55 animali confiscati che vivono nelle case sicure di CCF, CCF ha il mandato di costruire capacità nelle forze dell’ordine della fauna selvatica del Somaliland con LICIT (Legal Intelligence/Cheetah Illicit Trade), un progetto di 2,75 anni finanziato dal Governo del Regno Unito attraverso l’Illegal Wildlife Trade Challenge Fund. I partner CCF e LICIT. International Fund for Animal Welfare (IFAW) e Legal Atlas, sviluppano quadri legali, colmano le lacune nella legislazione esistente e forniscono formazione ai funzionari governativi nelle forze dell’ordine sia nazionali che regionali. CCF ei suoi partner stanno pianificando la loro prossima formazione LICIT ad Hargeisa per questo settembre.

    “CCF è lieta della cooperazione tra la Polizia del Somaliland, la Guardia Costiera, il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Rurale e il sistema giudiziario del Somaliland, che supportiamo attraverso LICIT. Consideriamo questo periodo di quiete di dieci mesi un progresso significativo nei nostri sforzi per fermare il commercio di ghepardi”, ha affermato la dott.ssa Laurie Marker, fondatrice e direttrice esecutiva di CCF. “Ma mentre siamo felici per il terreno che abbiamo guadagnato, sappiamo di avere ancora molto lavoro davanti a noi”.

    Fonte: Comunicato stampa Cheetah Conservation Fund

  • Inondazioni e siccità: in Africa è emergenza climatica

    Come sempre i grandi giornali, troppo presi ad occuparsi delle frasi ad effetto e delle promesse non mantenute, di chi dovrebbe occuparsi di politica, tralasciano notizie dal mondo che solo apparentemente sono di minore importanza. Infatti molti di questi avvenimenti, ignorati dai più, avranno comunque una conseguenza sul nostro futuro. La terra non è a compartimenti stagni ed una tragedia che colpisce un popolo, un territorio anche lontano, prima o poi avrà riflessi sulla nostra vita.

    Le gravi inondazioni che hanno colpito la  Somalia, facendo esondare i fiumi, hanno costretto alla fuga decine di migliaia di persone. I terreni agricoli devastati e la perdita del raccolto, la mancanza di acqua potabile e di approvvigionamenti sta procurando seri problemi ed anche gli operatori umanitari si trovano in grande difficoltà dovendo aiutare decine di migliaia di sfollati che spesso è impossibile raggiungere. Al 31 ottobre si parlava già di 200.000 persone in fuga,tra queste 100.000 bambini e le piogge torrenziali sono proseguite anche nei giorni successivi. L’ospedale di Bardale, città che ha visto colpite dalle esondazioni e allagamenti 30.000 persone, è fuori servizio ed ora alla fame ed alla sete si aggiunge la paura di epidemie di colera e aumenta ovviamente il rischio malaria. In un Paese già massacrato dalla guerra e dal terrorismo e dove spesso è stata la siccità a far morire uomini ed animali ora l’acqua torrenziale sta procurando nuove paure e aumentano i profughi.

    Mentre l’interno della Somalia annega nello Zimbabwe la siccità, durata dallo scorso ottobre a maggio, sta mietendo vittime tra le persone e gli animali. Le risorse idriche sono state annientate da el-Nino, la popolazione non ha acqua, le colture sono seccate e gli animali disperati sono entrati negli insediamenti umani alla disperata ricerca di acqua e cibo. Nella zona occidentale del Paese sono stati trovati morti 55 elefanti e si sta riproponendo il conflitto uomini animali. Ancora una volta il tema delle risorse idriche, del cambiamento climatico, della gestione dei profughi e poi dell’immigrazione e della convivenza tra uomini ed animali ci ricorda che senza l’equilibrio dell’ecosistema la vita diventerà ogni giorno più difficile. Aiutare i paesi colpiti è un opera umanitaria e giusta ma se non si entra nella logica della prevenzione e del risanamento dell’ambiente tutto sarà inutile.

  • In Somalia è emergenza inondazioni

    Piogge torrenziali e più di 370.000 persone sfollate. E’ quanto sta accadendo in Somalia, dove le forti inondazioni hanno provocato piene improvvise ed esondazioni di fiumi, costringendo migliaia di persone alla fuga e alla ricerca di un rifugio. Terreni agricoli, strade ed infrastrutture sono stati distrutti rendendo impossibile in alcune aree l’accesso ai servizi di base e ai beni primari di sussistenza, a cominciare dall’acqua pulita e dal cibo. Le autorità temono che ulteriori piogge possano aggravare ancora di più la situazione che vede migliaia di somali spostarsi verso il Nord del Paese in cerca di rifugio e costretti così a vivere in situazioni di indigenza e carenza igienica. Dal 1992 in Somalia sono attive alcune associazioni umanitarie che operano sul territorio e che in queste settimane cercano di coprire, anche se con molta difficoltà, le numerosissime richieste di aiuto. In Somalia circa un terzo della popolazione (4,2 milioni di persone) vive solo grazie agli aiuti umanitari e questa nuova emergenza aggrava ancora di più un disagio che si protrae ormai da decenni.

  • Campo profughi di Dadaab verso la chiusura, tangenti per ottenere lo status di rifugiati

    Il campo profughi di Dadaab, il più grande campo profughi del mondo, al confine tra Kenya e Somalia, è in via di sgombero. Il governo keniota aveva notificato all’inizio dell’anno all’Unhcr, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, l’intenzione di chiuderlo e nei giorni scorsi ha rimpatriato in Somalia, da dove provengono la maggior parte degli ospiti del campo, 45 persone (che sono state prese in carico dalle autorità somale e da personale dell’Unhcr).

    In Kenya, secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, vi sono complessivamente 476.695 rifugiati (per il 54,5% si tratta di somali fuggiti dal loro Paese), 212.936 dei quali ospitati a Dadaab. Già dal 2014, il Kenya ha stipulato un accordo con Somalia e Unhcr per il progressivo rimpatrio dei somali. In questi anni 80mila persone sono state rimpatriate. Nairobi peraltro vorrebbe arrivare a evacuare l’intero campo in sei mesi, mentre le Nazioni Unite fanno presente che la Somalia non è a tutt’oggi un Paese sicuro.

    Chi rimane a Dadaab, secondo voci raccolte a giugno dal quotidiano britannico The Guardian, si trova a fare i conti con una corruzione pressoché endemica che coinvolge anche alcuni dei 16mila addetti dell’Unhcr. Il Guardian riferisce di tangenti per ottenere lo status di rifugiati a tutti gli effetti e poter essere quindi accolti in qualche Paese disposto a dare ospitalità (operazione più difficile dopo che Donald Trump ha decretato il divieto di viaggiare verso gli Usa per chi proviene da determinati Paesi); ma la mazzetta, riporta il quotidiano, si paga anche per avere cibo. L’Unhcr ha aperto un’indagine sulle denunce del Guardian, il malaffare appare peraltro strettamente connaturato ai centri di accoglienza e non solo in Africa: per la struttura di Borgo Mezzanotte nel foggiano il Corriere della Sera riferiva della presenza di bordelli sotto il controllo della mafia nigeriana, sotto gli occhi delle forze dell’ordine preposte a vigilare su entrate e uscite dal campo stesso. A Dadaab qualche mese fa sono stati arrestati 12 sospetti terroristi, uno dei quali in possesso di due passaporti neozelandesi.

  • L’appello di Laurie Marker: stop al traffico di ghepardi in Somalia!

    Riceviamo e pubblichiamo l’appello per porre fine alla traffico di ghepardi in Somalia che l’antropologa americana Laurie Marker, da anni impegnata nella difesa dei ghepardi in Namibia, dove ha creato il Chetah Conservation Fund, lancia dal sito CCF.

    HARGEISA, Somaliland (7 Sept. 2018) – La dr. Laurie Marker, Fondatrice e Direttore Esecutivo del Cheetah Conservation Fund (CCF), ha rilasciato la seguente dichiarazione in data odierna, dal suo albergo di Hargeisa, dove sta fornendo cure e assistenza 24/24 ad un cucciolo di ghepardo affetto da malnutrizione e disidratazione gravi. Insieme alla sorella, il cucciolo era stato sottratto alla madre in una remota regione del Paese, e tenuto in ostaggio dagli abitanti del luogo per rappresaglia alle predazioni sul bestiame. Inoltre, la dr. Marker sta monitorando la salute di altri 6 cuccioli, confiscati ai bracconieri il 5 di agosto, vicino alla città portuale di Berbera. I cuccioli hanno un’età che va dai 3 ai 7 mesi di età, e sono ricoverati in un rifugio provvisorio. Tutti sono in grave stato di salute. In collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Rurale del Somaliland, la dr. Marker si è recata nel paese dalla Namibia, per fornire cure di emergenza agli animali.

    “Il contrabbando di ghepardi e il traffico nell’Africa Orientale devono essere fermati, e devono essere fermati oggi. Le popolazioni di ghepardi selvatici in Etiopia, Somalia e Kenya settentrionale sono già state decimate, e la specie è a rischio di estinzione a livello locale. Come la maggioranza delle popolazioni restanti in Africa, i ghepardi in Africa Orientale affrontano molteplici minacce, che comprendono il conflitto umani-fauna selvatica, perdita di habitat, perdita di prede, frammentazione, e mancanza di variabilità genetica. Sottrarre singoli animali alla natura, se per rappresaglia per le predazioni o per eliminare una minaccia percepita come tale, o anche per fare traffico di animali da compagnia nel Medio Oriente, ebbene, tutto cio’ porterà solo all’ estinzione della specie. Togliere i cuccioli appena nati alla madre quando hanno poche settimane di vita è inoltre estremamente crudele. Ti si spezza il cuore a tenere tra le mani un piccolo e inerme animale che lotta affannosamente fino ad esalare il suo ultimo respiro. Lo so perchè è cio’ che ho vissuto questa settimana, quando è spirato uno dei cuccioli, nonostante i miei tentativi ripetuti di rianimarlo. Ho chiamato persino un medico, per fargli somministrare ossigeno, ma tutti i nostri sforzi sono stati vani. I cuccioli di questa età sono estremamente delicati, e non sappiamo per quanto tempo sono stati senza mangiare o bere. Nonostante le probabilità di salvezza siano minime, continueremo a lottare per la vita del secondo cucciolo. E continueremo ad aiutare i nostri partner del Somaliland contro il flagello del contrabbando di ghepardi fino a che sarà sconfitto.”

    Il CCF ha lavorato per contrastare il bracconaggio e il traffico di animali fin dal 2005. Nel 2011, il CCF ha iniziato a costruire una rete in Somaliland, creando collaborazioni professionali con le autorità governative a livello locale. Da allora, il CCF ha prestato assistenza durante i sequestri, la cura e la collocazione di 49 cuccioli. Il 28 di agosto, una pietra miliare è stata la vittoria in tribunale quando 2 persone accusate di traffico di fauna selvatica sono state condannate a tre anni di prigione e ad una sanzione di 300$US – la prima detenzione per traffico illegale d ghepardi in Somaliland.

    IL CONTESTO

    Il traffico di ghepardi : dal Corno d’Africa alla Penisola Arabica.

    Il Somaliland è una regione della Somalia, autoproclamatasi autonoma fin dal 1991. E’ diventata anche la rotta principale di transito di ghepardi catturati dell’Africa Orientale. Tuttavia, poichè non è riconosciuta come nazione indipendente, non è Parte della Convenzione sul Commercio Internazionale di Specie a rischio (CITES), il che impedisce un riconoscimento ufficiale del commercio di fauna selvatica che avviene nel Paese. Dal 2005 a questa parte, il Vice Direttore per le Comunicazioni Strategiche e il Commercio Illegale della Fauna Selvatica, Patricia Tricorache, ha compilato il database piu’ completo, a livello mondiale, sui traffici di ghepardi, operando a favore dell’interessamento di governi e organizzazioni internazionali come la CITES.

    Nei territori africani, sono meno di 7500 i ghepardi selvatici, rispetto ai 100.000 di un secolo fa. Questo decremento rapido è una grande minaccia per i ghepardi, anche perchè essendo l’ottanta per cento dei ghepardi al di fuori delle aree protette, il contatto con gli umani è più ravvicinato e esacerba il conflitto, rendendoli piu’ facilmente oggetto di bracconaggio. Ogni anno, secondo le ricerche del CCF, si stima che 300 ghepardi vengono contrabbandati, soprattutto attraverso lo Yemen dal Corno dell’Africa, per essere immessi nel commercio illegale di fauna selvatica della Penisola Arabica. Molti muoiono prima di essere trasportati. Per una specie con popolazioni esigue, le perdite dovute ai traffici illegali mettono a rischio la mera esistenza del ghepardo.

    Nelle zone del Corno d’Africa che sono piu’ colpite dal traffico di ghepardi vivi, la popolazione di ghepardi adulti è stimata intorno ai 300 capi, soprattutto in Etiopia e in Kenya settentrionale (non sono disponibili dati relativi a Somalia e Somaliland). I cuccioli vengono recuperati mentre la madre è a caccia. Sottratti alla madre in tenera età, questi cuccioli non potranno mai essere rimessi in libertà, non avendo appreso dalla madre le abilità per sopravvivere. I cuccioli oggetto del bracconaggio non sopravvivono, di solito, piu’di tre mesi a causa di malattie e dell’alimentazione errata. Quando sopravvivono, non superano comunque i due anni di età, sempre per lo stesso motivo.

    Perchè la gente si dedica al contrabbando di cuccioli di ghepardo? Gli animali selvatici sono in cima alla lista dei desideri come status symbol negli stati del Golfo. Secondo una stima, sono piu’ di mille i ghepardi che si trovano nelle case e nelle residenze dell’Arabia Saudita, degli Emirati, in Kuwait e in Qatar, pagati migliaia di dollari, e condannati quasi tutti a morire prima dell’età adulta. Ci sono prove che confermano la provenienza di questi animali dal Corno d’Africa. Pur non accettando che si tengano ghepardi come animali domestici, il CCF si è recato piu’ volte negli Emirati Arabi Uniti per sensibilizzare al problema, organizzando seminari per veterinari e formazione per il personale accreditato degli zoo sulle cure corrette da prestare ai ghepardi. Nel dicembre del 2016, gli EAU hanno promulgato una legge che proibisce il possesso di animali esotici e pericolosi da parte di privati.

    Il CCF ed i suoi partner locali hanno trasferito i cuccioli sequestrati in Somaliland nelle strutture di salvataggio nei vicini Etiopia e Gibuti. Nel 2016, il governo del Somaliland ha deciso che i cuccioli confiscati sul suolo devono restare nel Paese. Quindi, per riuscire a trovare una struttura adatta in Somaliland, il CCF ha iniziato a raccogliere risorse finanziarie a livello locale ed internazionale. Pur trovandosi attualmente in sicurezza in una casa, mancando una struttura permanente, i ghepardi richiedono le cure migliori. Nell’aprile del 2017, il CCF ha attuato un partenariato con l’International Fund for Animal Welfare (IFAW), che ha fornito dei fondi che sosterranno i ghepardi confiscati per un anno intero. Sono arrivati anche i contributi del Busch Gardens Conservation Fund, medicinali dallo Zoo di Columbus oltre al sostegno del partner tedesco del CCF, Aktionsgemeinschaft Artenschutz (AGA) e del socio del CCF nel Regno Unito. Tuttavia, è necessario ricercare soluzioni a lungo termine.

     

     

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