spaccio

  • Il covid non ferma la produzione e lo spaccio di droghe

    Un po’ di dati sul consumo e diffusione delle droghe nel periodo compreso dal 29/12/2020 al 22/03/2021, forniti da Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori.

    Sequestri: droghe leggere (kg)193.300, droghe pesanti (kg) 100.100, dosi droghe sintetiche 22.500, piante di cannabis 154.600. 6 le vittime, 526 gli arresti per un totale di 1.666 giorni di reclusione.

    Nel corso del 2020, per l’esattezza dal 01/01 al 28/12 i dati sono stati i seguenti: sequestri – droghe leggere Kg 664.100, – pesanti: Kg 321.000, – sintetiche: dosi 88.603, – cannabis: piante 1.064.040; vittime 56; arresti: 2.311 per un totale di 60.970 giorni di reclusione.

  • Ritornare ad educare

    Si torna a parlare di droghe e nuovi decreti leggi che stabiliscano quale sia il concetto di modica quantità e/o detenzione per uso personale parlare. Le parole del vicepremier Salvini lasciano pensare ad un nuovo intervento che in qualche modo ricorda la legge Fini-Giovanardi del 2006 che prevedeva pene da due a sei anni di reclusione per gli spacciatori ma che in tredici anni non ha risolto il problema del consumo di droghe ed è anche stata dichiarata incostituzionale dalla Consulta (nel 2014). Secondo Dianova, che da oltre trent’anni interviene nell’ambito della dipendenza e di cui di seguito riprendiamo alcuni concetti diramati con un comunicato stampa, non solo le politiche internazionali fondate sul proibizionismo e la repressione hanno sempre avuto dei limiti ma è quanto mai necessario rivedere l’approccio al modo di fermare l’aumento del traffico, la corruzione e il consumo di sostanze psicoattive, in particolare tra i giovani. Bisogna perciò attuare politiche che si basino sulla salute pubblica e sui diritti umani, e porre fine all’emarginazione dei tossicodipendenti che risulta inefficiente e preclude l’accesso ai servizi di cui hanno bisogno. Fondamentale sono perciò il contrasto e la repressione del grande traffico di stupefacenti detenuto dalle organizzazioni criminali presenti da sempre in Italia ma perseguire questo obiettivo non ha nulla a che vedere con la criminalizzazione del consumatore/abusatore di sostanze.

    Viviamo in una società che ha fatto della dipendenza un modello. Tutti dipendiamo da qualcosa, e questi modelli vengono ovviamente replicati anche dai nostri ragazzi; oggi, però, più che mai bisogna capire il perché del ritorno della dipendenza da sostanze e chiederci tutti cosa è cambiato e quali sono i riferimenti educativi ai quali questi giovani possono guardare. Diventa così necessario ritornare ad educare e non solo a punire. La dipendenza non è figlia esclusivamente del disagio sociale, ma talvolta è il sintomo di un malessere che molti giovani, attraverso l’uso della sostanza, tentano di curare, e che loro stessi definiscono come una forma di automedicazione per poter vivere. È da queste considerazioni che sarebbe opportuno partire per sviluppare e investire su interventi che abbiano come scopo l’educazione degli adulti (genitori, insegnanti, ecc.); il sostegno allo sviluppo e alla crescita dei giovani; l’offerta di interventi differenti sulla base dei bisogni e delle risorse proprie delle persone per arrivare al raggiungimento della massima autonomia attraverso interventi integrati e multidisciplinari.

    L’Italia è il Paese che più ha saputo lavorare e proporre strategie ed interventi nell’ambito delle dipendenze, con una lunga tradizione e cultura su questo fenomeno, pioniera in termini legislativi e di integrazione tra servizi pubblici e privati e che è riuscita, nonostante tutto, ad arginare un’epidemia che negli anni 80/90 ha distrutto la vita di tante persone e di tante famiglie. Oggi la fase pionieristica ed empirica ha lasciato spazio a quella scientifica che ha fatto numerosi progressi; possiamo contare su evidenze ed esperienze che ci permettono di analizzare e di affrontare il problema con una maggiore conoscenza e con differenti approcci possibili di intervento. Un ultimo “piccolo” particolare: resta da capire in che termini e con quante e quali risorse lo Stato e la Politica vogliano investire per rispondere a questo malessere che si sta diffondendo sempre di più tra i nostri giovani.

  • Fermati a Lecco sei appartenenti al ‘call center’ della cocaina

    La Polizia di Stato di Lecco ha eseguito 6 misure cautelari, delle quali 3 custodie in carcere e 3 obblighi di dimora, nell’ambito di un’attività di contrasto allo spaccio di cocaina. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi a conclusione di un’attività d’indagine partita nel 2016, grazie ad una fonte confidenziale.

    I poliziotti della Squadra Mobile hanno sgominato una consolidata rete di spaccio condotta da personaggi già noti, facenti capo ad un soggetto, soprannominato “Ronni“, punto di riferimento dello spaccio di cocaina per tutta la provincia. Il gruppo di spacciatori utilizzava l’ormai noto modus operandi del “call center“, ed era in possesso di un vero e proprio parco auto che consentiva agli spacciatori di non destare sospetti alle forze dell’ordine. Gli indagati, si scambiavano il telefono nella ricezione delle chiamate degli acquirenti ed utilizzavano vetture sempre diverse per gli spostamenti, auto intestate a prestanome, risultando difficilmente monitorabili e permetteva loro di offrire un servizio continuativo ed a domicilio.

    Nel periodo esaminato durante le indagini, dal 2016 ad aprile 2018, è stato accertato uno spaccio complessivo di circa 3.000 dosi di droga, per un volume di denaro di circa 120.000 euro.

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