storia

  • Rimuovere la storia senza contestualizzarla

    La nuova moda, la nuova pseudocultura, in diverse parti del mondo, è rimuovere la storia valutando gli accadimenti del passato senza contestualizzarli. E’ più che evidente, anche se non per tutti purtroppo, che la schiavitù è un orrore ma invece di indirizzare le nostre azioni contro quei governi che la praticano sul loro popolo, sulle minoranze, e a volte su altri popoli, la nostra indignazione si rivolge al passato quando culture diverse, e i gradi di rispetto dell’essere umano, erano inferiori e si analizzano quelle epoche con i nostri attuali parametri. Così la storia non può essere compresa e nella furia iconoclasta si distruggono monumenti, vestigia, simboli di epoche senza le quali noi non saremmo quelli di oggi.

    In molti siamo stati inorriditi quando i talebani hanno distrutto i Buddha di Bamiyan o l’Isis ha frantumato il Tempio di Baalshamin a Palmira ma le loro azioni non sono state molto diverse da quelle di chi in questi mesi ha abbattuto le statue di personaggi come Cristoforo Colombo o di chi a Siviglia invita i proprietari di quasi 500 case a togliere le targhe che, sulla facciata, ricordano il programma edilizio istituito nel 1950 dal regime franchista. Il vivienda de proteccion oficial, programma di edilizia popolare del governo di Franco, costruiva case per i cittadini meno abbienti ed oggi queste case, per come sono state edificate, sono ritenute di pregio e si trovano in quartieri centrali. Di questo passo dovremmo radere al suolo le piramidi perché costruite da schiavi e forse anche gli acquedotti romani per non parlare dei templi non solo dell’Antica Grecia?

    La storia della uomo è piena di ingiustizie, orrori ed errori ma attraverso di essi siamo arrivati all’attuale grado di civiltà, civiltà che rischia di perdersi per chi giudica la storia invece di studiarla e si dimentica, spesso per interesse ed opportunismo, di giudicare il presente e di impegnarsi per evitare moderne barbarie, dai bambini che continuano a lavorare nei paesi poveri, dove le nostre imprese delocalizzazione, alle donne e alle persone più fragili che anche nel più ricco mondo occidentale subiscono quotidiani soprusi.

  • In Egitto riemerge la ‘Città d’oro perduta’

    Dalle sabbie del sud dell’Egitto, a Luxor, è emerso per caso un nuovo affascinante pezzo di archeologia: un insediamento di oltre 3.000 anni fa asseritamente senza precedenti a livello di dimensioni e soprattutto con una fama tra gli specialisti che ha consentito di ribattezzarlo subito “la città d’oro perduta”. E connotarlo con almeno tre misteri archeologici.

    Il ritrovamento di “Aten” sulla sponda occidentale del Nilo è stata fatta da una missione egiziana guidata da Zahi Hawass, ex ministro delle Antichità e archeologo superstar. In linea con una dichiarata politica di rilancio del languente turismo egiziano attraverso l’archeologia, l’insediamento è stato presentato in maniera oltremodo evocativa con il nome di “città d’oro perduta” anche se per ora non sono stati rinvenuti oggetti preziosi. In ulteriori scavi la missione però “si aspetta di scoprire tombe inattinte piene di tesori”, segnala il ministero delle Antichità.

    Per una mediaticamente fortunata coincidenza, la fondazione della città risale al regno del grande faraone Amenhotep III: uno dei 22 regnanti egizi, tra cui quattro regine, le cui mummie sono state trasferite sabato scorso al Cairo con una spettacolare traslazione dallo storico Museo di piazza Tahrir a quello da poco inaugurato della Civilizzazione egiziana.

    “Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata”, si è vantato Hawass giustificando implicitamente la legittimità dell’aggettivo “perduta” riferito all’antico centro abitato scoperto dichiaratamente per caso: “abbiamo cominciato il nostro lavoro cercando il tempio funerario di Tutankhamon”, ha ricordato l’archeologo evocando il faraone-icona dell’Egittologia.

    Il rilievo del ritrovamento è stato sottolineato da una docente di egittologia all’Università John Hopkins di Baltimora, Betsy Brian, la quale ha sostenuto che si tratta della “seconda scoperta archeologica più importante” dopo il rinvenimento della tomba di Tutankhamon del 1922.

    “Il Sorgere di Aten”, questo il nome completo dell’insediamento secondo un comunicato del ministero delle Antichità egiziano, inoltre sarebbe la “più grande città mai trovata in Egitto”. Amenhotep III, il nono re della XVIII dinastia, regnò dal 1391 al 1353, e la città fu attiva durante la coreggenza con suo figlio, il famoso Amenhotep IV/Akhenaton.

    Lo studio della “Città perduta”, secondo Brian, “ci aiuterà a gettare luce su uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaten e Nefertiti decisero di spostarsi” da Luxor, l’antica Tebe, ad Amarna. Oltre a questo enigma, il dicastero ne segnala altri due incontrati dagli archeologi di Hawass: la sepoltura “di una persona” trovata con “i resti di una corda legata ai ginocchi”, in un luogo e posizione “piuttosto bizzarri”; e quella “di una mucca o di un toro” in “una delle stanze” di un edificio. In entrambi in casi sono i corso studi per capirne di più.

    Alla datazione dell’insediamento si è giunti attraverso geroglifici su tappi di ceramica di contenitori di vino ma anche mattoni con il cartiglio di Amenhotep. Gli scavi di Aten erano iniziati solo nel settembre scorso e la città, rimasta inattinta per 3 millenni sotto la sabbia, viene descritta “in buone condizioni di conservazione, con muri quasi completi e stanze piene di strumenti di vita quotidiana”. Un muro a serpentina con un solo punto di accesso testimonia di un sistema di sicurezza in un distretto amministrativo e residenziale con ambienti più grandi e ben strutturati che è ancora in parte sotto terra.

  • (Neuro) Psiche -16

    V sec. a. C. Pindaro: L’oro è figlio di Zeus. Scorre dalla sua stessa forza.

    65 d.C. L’imperatore romano Nerone avvia la costruzione della sua Domus Aurea (la Casa Dorata). Una enorme villa ricca di marmi pregiati, oro e pietre preziose provenienti dai saccheggi di ricche città Orientali.

    1271 Il mercante veneziano Marco Polo viene nominato consigliere dall’imperatore Kublai Khan della Dinastia Yuan.

    1296 Marco Polo, noto a Venezia come messer Marco Milioni (per via dei suoi racconti sulle enormi ricchezze viste in Oriente) viene imprigionato e interrogato per tre anni dai Genovesi. In cella dettò le memorie dei suoi viaggi allo scrittore Rustichello da Pisa che le pubblicò in lingua franco-veneta con il titolo di Livre qui est appelé le Divisiment dou monde.

    1300 Nasce e si diffonde la leggenda che al di là del Mare Oceano (come era chiamato al tempo l’Oceano Atlantico) esistessero sette città dorate note con i nomi di Aira, Anhuib, Ansalli, Ansesseli, Ansodi, Ansolli e Con.

    1338 Papa Benedetto XII invita ad Avignone (per ottenere informazioni?) una delegazione dell’imperatore cinese Zhiyuan della Dinastia Yuan.

    1371 Papa Gregorio XI invita ad Avignone (per ottenere informazioni?) una delegazione dell’imperatore cinese Xuānguāng della Dinastia Yuan.

    1405 L’imperatore cinese Yǒnglè della dinastia Ming commissiona i viaggi esplorativi dell’ammiraglio Zheng He il quale, tra il 1405 e il 1433 navigò con una imponente flotta (oltre 310 navi e circa 27 mila uomini) da oriente a occidente (1).

    L’imperatore invierà in Italia alcuni ambasciatori che in uno loro resoconto così descrivono Firenze: La terra di Fulin commercia in oro, argento, perle, vestiti, cavalli, olive e uva.

    1413 L’enorme flotta cinese, dell’ammiraglio Zheng He ha navi cariche d’oro e pietre preziose. In uno dei suoi viaggi, ospita come interprete un commerciante veneziano, Niccolò de’ Conti che aveva trascorso già molti anni in Asia.

    1420 A Pechino, l’imperatore Yǒnglè della dinastia Ming riceve una delegazione inviata (in missione esplorativa?) da Papa Martino V (Il Re di Lumi (Roma) negli scritti cinesi).

    1432 o 1433 Una delegazione Ming viene ricevuta (in gran segreto?) a Firenze alla presenza di delegati del Papa, delle famiglie nobili e degli eruditi del tempo, fra i quali Paolo del Pozzo Toscanelli. La delegazione porta in dono: il calendario Datong (il più accurato dell’epoca nel prevedere le fasi lunari, il passaggio delle stagioni e le varie eclissi), il calendario delle comete (i cinesi registrano il passaggio delle comete, compresa quella di Halley, già da diversi secoli), varie mappe con longitudine e latitudine (una di questa tracciava il continente americano?) e molte altre informazioni astronomiche, matematiche, architettoniche, etc. sconosciute al tempo in Europa.

    1433 A Firenze la potente famiglia Albizi costringe all’esilio Cosimo de’ Medici il quale si rifugerà a Venezia ospite dell’amico e socio in affari, il Doge Francesco Foscari. Nello stesso anno Paolo del Pozzo Toscanelli traccia le orbite delle comete (farà la stessa cosa negli anni a venire 1449-1450, 1456, 1457 e 1472).

    Nello stesso anno l’artista-ingegnere fiorentino Mariano Danniello detto il Taccola pubblica un manoscritto intitolato De machinis dove illustra il funzionamento di nuovi macchinari di notevole ingegno per l’epoca tra i quali macchine idrauliche e macchine da guerra. Disegni e studi utilizzati in seguito dal Brunelleschi e da Leonardo da Vinci.

    1434 Cosimo de’ Medici fa rientro a Firenze dove riesce a prendere il potere della città e dove ospiterà il veneziano Papa Gabriele Condulmer (Eugenio IV) costretto a scappare da Roma. Da qui a pochi anni Cosimo con il suo Banco Medici (che ha filiali in tutta Europa) diventerà uno degli uomini più ricchi del Mondo (e della storia).

    1436 Paolo del Pozzo Toscanelli presenta un primo progetto di riforma del calendario Giuliano.

    1439 Niccolò de’ Conti rientra a Venezia. Come penitenza per la sua conversione all’Islam, Papa Eugenio IV gli impone di raccontare i suoi viaggi al segretario papale Poggio Bracciolini. De’ Conti descrisse il Sud-est asiatico come superiore a tutte le altre regioni per ricchezza, cultura e magnificenza.

    1441 Il Bracciolini pubblica i resoconti del De’ Conti includendoli nel libro IV del suo De Varietate Fortunae. Le informazioni del De’ Conti vennero usate da diversi esploratori e viaggiatori, come Ludovico di Varthema e Antonio Pigafetta, che navigarono attorno al mondo con la spedizione di Ferdinando Magellano finanziata da importanti famiglie italiane di commercianti.

    1444 Fra Mauro, un monaco camaldolese disegna a Venezia il più dettagliato mappamondo dell’epoca (in Europa).

    1456 Paolo del Pozzo Toscanelli è il primo europeo a prevedere esattamente il passaggio della cometa di Halley.

    1460 Paolo del Pozzo Toscanelli viene considerato il più eminente matematico e astronomo del tempo. A Toscanelli si rivolgevano eminenti studiosi per avere conferme o delucidazioni in merito alle sue teorie scientifiche, come il filosofo Nicola Cusano o l’astronomo e astrologo tedesco Regiomontano.

    1471 Paolo del Pozzo Toscanelli è il primo europeo a suddividere la mappa del pianeta per longitudini e latitudini. Mappa che destò molto interesse fra le più influenti e ricche famiglie dell’epoca (3).

    1. 1471. Sale al soglio pontificio con il nome di Sisto IV, Francesco della Rovere il quale, consigliato dal nipote Girolamo Riario, signore di Imola e di Forlì, porta avanti una politica espansionistica ai danni degli altri Stati italiani.

    1474 Paolo dal Pozzo Toscanelli scrive al canonico della cattedrale di Lisbona, l’arcivescovo Martines sulla possibilità di navigare verso Occidente per raggiungere le Indie allegando una carta nautica da lui disegnata per raggiungere il Giappone (il Cipangu di Marco Polo) facendo rotta dall’Europa verso Ovest. In una lettera successiva, inviata a Cristoforo Colombo, il Toscanelli scrive di una lunga conversazione che Papa Eugenio IV avrebbe avuto con un testimone diretto (forse il de’ Conti?) il quale avrebbe affermato che questo paese vale la pena essere conosciuto dai Latini, non solo perché è grande la ricchezza che può essere ottenuto da esso, oro e argento, tutti i tipi di gemme, e spezie, che non raggiungono mai noi, ma anche per i suoi dotti, filosofi, geografi e astrologi esperti […] e tale viaggio è non solo possibile, ma è vero e certo di essere onorevole di portar profitti incalcolabili. Sempre in questa lettera menziona anche la visita di uomini da Catai (Cina) durante il regno di papa Eugenio IV (quindi fra il 1431 e il 1447). In una seconda lettera il Toscanelli aggiunge di avere informazioni ricche e dettagliate da uomini eminenti venuti da quelle terre fino alla corte papale.

    1475 Paolo del Pozzo Toscanelli fa costruire nel Duomo di Firenze un grande gnomone, strumento astronomico per studiare il moto del sole. Grazie a ciò fu possibile correggere le tavole dei moti solari del tempo.

    1478 A Firenze, per espugnare il potere dei De’ Medici, la famiglia di banchieri fiorentini de’ Pazzi, tramite l’appoggio di Papa Sisto IV ed altri appoggi esterni organizzano un piano per assassinare i due nipoti di Cosimo. La congiura portò all’uccisione di Giuliano e al ferimento di Lorenzo, noto come Lorenzo il Magnifico, senza tuttavia condurre alla fine del potere mediceo su Firenze, come era nei piani.

    1484 A Roma, con l’appoggio dei De’ Medici, viene nominato Papa Giovanni Battista Cybo (di una ricca famiglia genovese alleata della potente famiglia fiorentina) che prenderà il nome di Innocenzo VIII. Per molti anni il Papa affidò a Lorenzo de’ Medici il ruolo, non ufficiale, di suo primo consigliere. Uno dei suoi figli illegittimi, Francesco “Franceschetto” Cybo nel 1488 prenderà come moglie una figlia di Lorenzo de’ Medici, Maddalena.

    1485 Cristoforo Colombo parte per il “Nuovo Mondo”? (Con la mappa del Toscanelli copia di una mappa cinese)? Di sicuro si sa che su una carta del 1513, attualmente conservata nel museo Topkapi di Istanbul, c’è un’annotazione sull’area delle coste americane dove si legge che questi lidi vennero scoperti nell’anno 890 dell’era araba da un infedele di Genova chiamato Colombo. L’anno arabo 890 corrisponde nel nostro calendario al 1485.

    1488 Cristoforo Colombo parte nuovamente per il “nuovo mondo”? Nel 1582 lo studioso e letterato romano Francesco Sansavino nella sua opera intitolata “Cronologia del Mondo” scrive che nel 1488 Colombo ottenne dai Reali di Spagna huomini, navali, vettovaglie e armi e partitosi dalle Gadi, trova con maraviglia d’ogniuno, il mondo di sotto, incognito per quanto si crede à gli antichi.

    1492 17 Aprile. I Reali di Spagna e Cristoforo Colombo firmano un contratto (noto come Capitolaciones) dove si precisa che la Corona avrebbe concesso a Colombo quanto stabilito per quello che ha scoperto… (che ha già scoperto?) e dove si fa riferimento al fatto che metà della somma necessaria per l’armamento della flotta l’avrebbero messa alcuni finanziatori italiani e l’altra metà gli spagnoli. Da recenti studi è emerso, tuttavia, che nessuna delle risorse per finanziare l’impresa provenga dai Re spagnoli ma da banchieri genovesi e fiorentini legati a Papa Innocenzo VIII e da fondi della Chiesa in Spagna che erano stati istituiti per volere del papato per sostenere la guerra contro i Mori nella Penisola Iberica.

    Per contratto e per legge, quindi, tutti i diritti sulle terre conquistate sarebbero state dei finanziatori italiani ma all’improvviso cambia tutto.

    25 Luglio. Muore improvvisamente Papa Innocenzo VIII (forse avvelenato?).

    6 Agosto. In tutta fretta, dopo soli 11 giorni dalla morte del Pontefice e, nonostante gli scarsi mezzi di comunicazione e di trasporto dell’epoca, ha inizio il Conclave.

    11 Agosto. Il Collegio Cardinalizio sceglie come Papa lo spagnolo Rodrigo Borgia (Roderic Llançol de Borja) che prende il nome di Alessandro VI. Papa che assegnerà tutte le nuove terre conquistate (e tutti i diritti al loro sfruttamento) ai Re di Spagna, Isabella e Ferdinando (che, come dimostrano i documenti storici, nell’impresa, non misero un soldo). Il resto di questa storia è nota. In questa corsa all’eldorado (abbreviazione di El rio dorado – Il fiume d’oro) i de’ Medici videro l’inizio della loro fine mentre la Spagna divenne in pochi anni e per oltre due secoli una super potenza mondiale.

    1896 Canada: tre cercatori scoprono notevoli quantità di oro in due fiumi canadesi, lo Yukon e il Klondike. La notizia si diffuse rapidamente dando inizio all’ennesima corsa all’oro.

    2019 La Nasa dichiara di avere in programma un viaggio nel 2022 per raggiungere Psiche-16, un asteroide che si trova tra Marte e Giove al fine di estrarvi molti metalli preziosi, in primis l’oro, di cui pare ve ne siano decine di tonnellate.

    2020 Russia, Europa, Cina e Giappone hanno già avviato programmi simili. L’ammontare attuale degli investimenti tecnologici in questo settore si stima abbia già raggiunto la cifra di un miliardo di dollari.

    L’ennesima nuova corsa all’oro è appena cominciata…

    Quante corse (e quanta distruzione) per un semplice minerale.

    E quante altre violenze, nei secoli, per pochi altri semplici minerali.

    Quanti uomini, animali e vegetali sono morti a causa di tanta avidità? E quanti altri devono continuare a morire? Quanti bambini stanno morendo ancora oggi nelle miniere di tutto il mondo? Eppure siamo stati tutti bambini. Ma cosa fa diventare un innocente bambino, di ogni epoca e luogo, in un adulto indifferente, avido sfruttatore e consumatore di altri esseri umani e di ogni risorsa naturale?

    Dai mitici racconti greci, passando dalle leggendarie storie medioevali di città dorate, fino alle trame dei cartoni animati moderni (straripanti di re, regine, pirati e fantastici mondi luccicanti) pare che il livello di giudizio di molti popoli su cosa davvero sia importante per la convivenza vitale su questo pianeta non sia molto cambiato. E a questo riguardo, quanto contano i racconti e l’esempio nell’educazione di un bambino e sulle sue scelte future? E quanto contano sul futuro di un popolo?

    “Non ostentare ciò che può desiderarsi, fa sì che il cuore del popolo non si turbi”

    Lao Zi

    (1) Nel XV secolo la Cina è all’avanguardia mondiale in tutte le scienze e le arti, fra le quali l’astronomia e la navigazione.

    (2) Nonostante il diametro terrestre fosse stato misurato con notevole precisione da Eratostene nel II secolo a.C. e nel IX secolo d.C. dagli astronomi arabi, la cultura cristiana aveva a disposizione solo il risultato di questi ultimi, che era espresso in miglia arabe; più lunghe delle miglia in uso in Europa; perciò attribuirono alla Terra una circonferenza di 30.000 km invece dei 40.253 misurati dagli Arabi e dei 40.075 misurati da Erastotene. Quest’errore condusse Toscanelli, e come lui Colombo, a valutare la distanza tra Lisbona e le Indie in circa 6.500 miglia navigando verso ovest.

    (3) Lo storico contemporaneo Wang Tai Peng ricorda che fino a quell’epoca la cartografia europea era relativamente arretrata: i navigatori occidentali dovevano affrontare i mari senza un’accurata misurazione delle longitudini. Le lacune delle mappe rispecchiavano a loro volta i ritardi dell’astronomia europea. Le flotte cinesi, invece, da secoli perlustravano l’Oceano Indiano utilizzando conoscenze astronomiche più avanzate per determinare sia la latitudine che la longitudine di una nave in mare.

  • 2058

    Il primo test nucleare della storia dell’umanità è stato il Trinity e ha avuto luogo nel deserto di Jornada del Muerto nel New Mexico (Stati Uniti) il 16 luglio 1945 alle ore 5:29:45 quando venne lanciata una bomba con il nome in codice The Gadget (“il regalo”) nell’ambito del Progetto Manhattan. Solo pochi mesi dopo venne costruita una seconda bomba atomica, la Mk.1 – nome in codice Little boy (“ragazzino”); la prima arma nucleare a essere stata utilizzata su civili inermi.

    Lo sgancio del ragazzino sul centro della città giapponese di Hiroshima avvenne alle 8:15:17 del 6 agosto 1945 alla quota di 9.467 metri. La bomba esplose all’altezza predeterminata di 580 metri per sortire i maggiori effetti distruttivi (come previsto e calcolato dallo scienziato John von Neumann). A Hiroshima morirono istantaneamente circa 70.000 persone; una cifra simile rimase ferita e migliaia di persone morirono nei mesi e negli anni successivi a causa delle radiazioni (molte donne incinte persero i loro figli o diedero alla luce bambini deformi). Il ragazzino è stata anche la prima bomba ad utilizzare l’uranio (il “Trinity test” aveva fatto uso di un’arma al plutonio). Si trattava, quindi, di un prototipo mai sperimentato e il suo lancio su Hiroshima rappresentò un test di funzionamento.

    La mattina del 9 agosto 1945 un bombardiere statunitense si alzò in volo con a bordo una bomba atomica soprannominata Fat Man (“grassoccio”), alla volta della città giapponese di Kokura, primo obiettivo della missione. Dopo vari passaggi su questa città, causa maltempo, all’equipaggio fu ordinato di sganciare l’ordigno sulla più vicina città di Nagasaki. Tre giorni dopo la bomba di Hiroshima, intorno alle ore 11 il grassoccio venne sganciato. Anche in questo caso, il computo delle vittime fu elevatissimo. Le stime parlano di circa 80/100.000 persone, incluse quelle esposte alle radiazioni nei mesi seguenti.

    Dopo le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, mano a mano che nuovi stati si aggiungevano a quello che sarebbe poi stato chiamato il “club nucleare” e la guerra fredda spingeva verso l’alto il numero delle armi nucleari, le esplosioni atomiche per test scientifici, si sono moltiplicate: 1.032 gli esperimenti nord americani, 715 quelli russi, 210 quelli francesi etc.

    Il ragazzino sprigionò una potenza pari a 15 chilotoni (15 mila tonnellate di tritolo), il grassoccio pari a circa 21 chilotoni mentre il più potente ordigno termonucleare mai esploso, denominato lo Zar, aveva una potenza di 50.000 chilotoni. Era il 1961. Insomma, il ragazzino è cresciuto e in pochi anni ha messo pancia, famiglia ed è diventato persino Zar!

    2058 non è una data ma il numero di esperimenti nucleari condotti dal 1945 al 2017. Di questi, 1.528 sono stati effettuati nei fondali marini e 530 in superficie (fonte Arms Control Associartion).

    Non ci è dato sapere nulla sugli importantissimi risultati scientifici ottenuti grazie a questi utilissimi esperimenti nucleari effettuati su questo pianeta perché è tutto top secret, ma ci è dato subirne i loro strabilianti effetti mortali per più tempo di quanto sia stimata la vita del nostro Sistema Solare (il solo tempo di dimezzamento della radioattività dell’uranio utilizzato per questi esperimenti, infatti, è stimato in 4.510.000.000 di anni).

    A solo titolo di esempio, è di pochi mesi fa il ritrovamento di materiale radioattivo nella Fossa delle Marianne, uno dei più remoti ed inaccessibili luoghi del pianeta che si trova a circa 11.000 metri sotto il livello del mare, fra il Giappone e la Papa Nuova Guinea.

    Di tutto questo se ne parla poco. Forse perché i danni di questi crimini contro tutti gli esseri viventi sono invisibili all’occhio umano o perché facilmente confondibili (o occultabili) con altre cause di morte (inquinamento, carestie, epidemie e violenza di ogni sorta che si sono succedute in questi anni). Oppure, più semplicemente, perché fa comodo a qualcuno.

    Ho fatto 5 anni di elementari, 3 anni di scuola media e 5 anni di liceo scientifico e, come per la stragrande maggioranza di tutti voi, nessun programma scolastico di storia è mai arrivato oltre alla prima guerra mondiale (nei casi più virtuosi). E, da quello che mi risulta, è ancora così. Generazioni di ragazzi che sanno nulla, poco o, ancor peggio, male di quanto è successo nel Mondo negli ultimi 100 anni. Poco importa, pare.

     

    Tuttavia, l’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che ogni anno circa 8 milioni di bambini (1 su 20) nasca con malformazioni di vario genere. Di questi, circa 3 milioni sono destinati a morire prima del loro quinto compleanno. Insomma, pare che ad alcuni ragazzini, quelli veri (esseri umani, animali o vegetali che siano) non è dato crescere.

    “Non fa niente” è la seconda più grande bugia dopo “Va tutto bene”

    Vox Populi

     

  • Presentazione del libro ‘Storia dell’integrazione europea in 2500 anni’

    Venerdì 25 settembre, alle ore 18, presso i locali di Vol.To – Centro Servizi per il Volontariato, in via Giolitti, 21 a Torino, verrà presentato il libro di Roberto Amati Storia dell’integrazione europea in 2500 anni. Con l’autore a discutere dell’attualità della vicende storiche e culturali che hanno portato fino all’Europa odierna ci sarà Andrea Donna, presidente dell’Associazione Difendiamo il Futuro.  L’incontro sarà trasmesso in diretta Facebook: https://www.facebook.com/PolisPolicyhttps://www.facebook.com/taglimagazine/

  • I Longobardi? Erano immigrati, arrivarono dall’Ungheria

    I Longobardi raggiunsero l’Italia settentrionale dall’Ungheria e si insediarono progressivamente
    nei nuovi territori. A rileggere e a supportare le conoscenze storiche sulla migrazione dei Longobardi in Italia un nuovo studio coordinato dal Laboratorio di Paleoantropologia e bioarcheologia della Sapienza, in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l’Università di Parma
    e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha ricostruito le dinamiche con cui i Longobardi arrivarono nella nostra penisola dopo la caduta dell’Impero Romano e si stanziarono sul territorio. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, sono stati ottenuti attraverso analisi biomolecolari su denti e ossa di individui rinvenuti nella necropoli longobarda di Povegliano Veronese.

    La grande marcia dei Longobardi nella nostra penisola comincia nel 568 d.C., quando i guerrieri dalle lunghe barbe cominciarono a premere imponentemente alle porte delle Alpi alla conquista di nuove terre. Seguendo l’antica via Postumia, fondarono una serie di insediamenti, tra i quali Povegliano Veronese (VR), la cui area sepolcrale è stata oggetto di numerose indagini durante gli scavi archeologici condotti fra gli anni ’80 e ’90.  Oggi, un nuovo studio pubblicato su Scientific Reports, risultato di una missione coordinata da Mary Anne Tafuri del Laboratorio di Paleoantropologia e bioarcheologia della Sapienza, ha ricostruito le dinamiche con cui i Longobardi arrivarono nella nostra penisola dopo la caduta dell’Impero Romano e si stanziarono sul territorio.

    Il lavoro, svolto in collaborazione con il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l’Università di   Parma e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, si è basato su analisi biomolecolari effettuate sui fossili di alcuni individui rinvenuti nella necropoli longobarda di Povegliano Veronese, con l’obiettivo di indagare la mobilità della popolazione germanica e gli aspetti socioculturali che ne sono conseguiti. Nello specifico, Mary Anne Tafuri e il suo team hanno esaminato la concentrazione di stronzio e ossigeno e dei loro isotopi stabili (atomi con numero di massa variabile) all’interno di ossa e denti di un “campione” di 39 individui inumati e 14 animali, selezionati fra i reperti emersi dalla necropoli.

    L’ossigeno e lo stronzio, come tutti gli elementi naturali, hanno una distribuzione isotopica ben precisa che può però essere alterata da fattori biochimici e ambientali. L’aspetto interessante è che i valori relativi tali alterazioni risultano caratterizzanti per una determinata area geografica piuttosto che per un’altra. “Rilevando questi dati biomolecolari – spiega  Mary Anne Tafuri – abbiamo potuto evidenziare all’interno del campione una eterogeneità di valori ed effettuare una suddivisione statistica in tre “sotto-popolazioni”, distinte da  firme geochimiche differenti: gli autoctoni, ovvero coloro che  hanno trascorso a Povegliano Veronese tutta la vita; gli  alloctoni, che arrivano nel Veronese nel corso della vita e gli outliers, individui con valori al di fuori della variabilità osservata nei primi due gruppi”.

    I ricercatori hanno poi approfondito la provenienza e le dinamiche di mobilità di quella parte di comunità, circa il 26%, che non nacque a Povegliano, ma vi migrò nel corso della vita, comparando i dati isotopici di questo gruppo con quelli di individui provenienti da altre necropoli longobarde. I valori isotopici degli alloctoni di Povegliano sono risultati compatibili con quelli dei Longobardi sepolti nella necropoli ungherese di Szo’la’d, una delle ultime località occupate dai Longobardi prima del loro arrivo in Italia, confermando la ricostruzione effettuata dagli studiosi. Inoltre, grazie alle datazioni fornite dalle strutture tombali in cui sono rinvenuti gli individui e dagli oggetti di corredo, è stato possibile distinguere tra sepolture ascrivibili alla più antica fase d’uso della necropoli (fine VI – inizio VII secolo d.C.) e a quelle più recenti (prima metà VII – prima metà VIII secolo d.C.), cioè fra individui appartenenti alle prime generazioni di coloni e a quelle successive. “Abbiamo dimostrato che tutti gli individui alloctoni rinvenuti nell’area sepolcrale di Povegliano Veronese appartenevano alle prime generazioni – aggiunge Mary Anne Tafuri – in quanto accompagnati da un corredo databile alla prima fase d’uso della necropoli, mentre quelli autoctoni, dunque nati e morti a Povegliano, sono caratterizzati da corredi più tardi”. I risultati dello studio, che combina dati archeologici e isotopici, costituiscono un tassello importante nella ricostruzione delle dinamiche di insediamento e di mobilità dei Longobardi nel loro insieme, ma anche sulle modalità con cui questo popolo di guerrieri si è  integrato nel contesto di una civiltà, dando vita a una cultura nuova, capace di coniugare la tradizione germanica con quella classica e romano-cristiana.

  • 2500 anni di storia europea raccontati da Roberto Amati in un saggio che riceverà il Premio Casentino

    Una ricerca personale durata oltre 20 anni che ha dato vita al libro “STORIA DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA IN 2500 ANNI. Le antiche origini si rinnovano nelle attuali aeternitas”. Si intitola così il progetto del giornalista torinese Roberto Amati che, per l’approfondimento, l’attenzione, lo studio, ha meritato il Premio Speciale “Letteratura e Geopolitica” dalla Giuria della 45° edizione del Premio Letterario “CASENTINO” per la saggistica edita. La cerimonia di premiazione avverrà sabato 5 settembre a Poppi (AR), presso l’Abbazia di San Fedele.

    Grande l’entusiasmo di Amati per il riconoscimento. “Trattandosi di un concorso prestigioso e di una giuria composta da tutti professori universitari di letteratura, non posso che essere soddisfatto perché oltre al valore di contenuto riconosciuto dai selezionatori, costoro hanno ritenuto la struttura in parti tematiche e in stili letterari differenti meritoria, unitamente alle collezioni in allegato di Cartine storiche De Agostini, di un Glossario sui termini antichi e brocardi citati nel libro e ad un’ampia e variegata bibliografia”.

    Il testo, autoprodotto e vera propria novità nel settore della saggistica storica, presenta un’interpretazione originale dell’intera storia continentale, partendo dalle più antiche civiltà fino ai giorni nostri, per riscoprire quegli elementi eterni che sostengono ogni aspetto della comunità europea.

    Partendo dal confronto fra euroentusiasti ed euroscettici l’autore si chiede se siamo davanti alla fine di un percorso o davanti ad un bivio, se l’idea di Europa unita sia ancora un sogno o può concretizzarsi per i nostri giovani. L’Europa unita è nata molto prima di Maastricht e la riscoperta delle sue radici aiuta a capirlo.

    Gli «Europei» sono diventati un popolo unico col sorgere dell’Impero Romano Cristiano (con Costantino) e dal momento in cui si sono riconosciuti nell’appartenenza alla religione del Cristo (Carlo Magno), soprattutto nei rapporti con altri culti e regioni del mondo e nonostante le innumerevoli divisioni interne e differenziazioni che hanno segnato profondamente la storia continentale.

    Conoscere la storia dei popoli europei, delle diverse integrazioni culturali, i feudi, i regni, i principati, le lotte tra guelfi e ghibellini è fondamentale per comprendere che l’Europa odierna è il prodotto della lotta fra indipendentismi e totalitarismi che ha generato gli stati nazionali attuali.

     

  • Bruxelles inserisce i reperti di Ostia Antica tra i patrimoni europei

    L’area archeologica di Ostia Antica diventa patrimonio storico e culturale europeo. Lo ha annunciato la Commissione Ue, che ha insignito del ‘Marchio del patrimonio europeo’ dieci siti dell’Unione, dalla Polonia al Portogallo. Questi luoghi “offrono a tutti i cittadini europei una grande possibilità di avvicinarsi al loro patrimonio culturale e rafforzare il proprio sentimento di appartenenza all’Ue”, ha dichiarato in una nota la commissaria europea responsabile per la cultura, Mariya Gabriel.

    I siti sono stati selezionati da una giuria di esperti indipendenti. Con l’aggiunta dei 10 di oggi, salgono a 48 i

    luoghi detentori del marchio europeo, fra i quali figurano anche il Forte di Cadine (Trento) e il Museo casa Alcide de Gasperi (Pieve Tesino). A differenza di quelli patrimonio mondiale Unesco, questi siti (la cui selezione è cominciata nel 2013) sono considerati importanti per la storia e la cultura europea, non solo dal punto di vista estetico.

    Il titolo di “Marchio del Patrimonio Europeo”, assegnato su iniziativa del commissario per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Educazione e la Gioventù, riconosce al sito dell’antico porto di Roma – sottolinea il Mibact in una nota – un ruolo significativo nella storia e nella cultura europea, valorizzato dall’intenso programma di rilancio attuato negli ultimi anni.

    Ostia Antica – fa notare il ministero di Beni culturali e Turismo – ha guadagnato il primo posto nella classifica dei 10 siti storici insigniti quest’anno del titolo: un risultato reso possibile dall’impegno, la capacità e la passione dei tanti professionisti dei beni culturali che vi lavorano. Il Parco Archeologico di Ostia Antica – si ricorda ancora – è uno dei musei autonomi istituito con il secondo step della riforma promossa dal ministro Dario Franceschini. E’ diretto dall’archeologa Mariarosaria Barbera.

    Il riconoscimento è stato istituito nel 2013 e finora ha premiato 48 siti europei. Ostia Antica è stata scelta insieme agli altri 9 siti per il 2020 al termine di una procedura di selezione che ha visto impegnati esperti indipendenti provenienti da tutto il continente nella valutazione delle candidature avanzate dagli Stati membri.

  • Drammatiche conseguenze dell’indifferenza

    La pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla
    cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi.

    Socrate

    Il 27 gennaio scorso è stato ricordato e onorato il “Giorno della Memoria”. Un giorno prima, durante l’Angelus, Papa Francesco, riferendosi alle barbarie nei lager nazisti ammoniva dicendo che “Davanti a questa immane tragedia, a questa atrocità, non è ammissibile l’indifferenza ed è doverosa la memoria”.

    Il “Giorno della Memoria” si celebra ogni 27 gennaio. Una data simbolica, perché il 27 gennaio 1945 sono stati liberati coloro che erano rimasti nel campo di concentramento di Auschwitz. Così è stato deciso il 1º novembre 2005, con la Risoluzione 60/7, durante la 42ª riunione plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Un “Giorno della Memoria” per commemorare le vittime dell’Olocausto. Si ricorda per non dimenticare il genocidio di tutti coloro che i nazisti consideravano come indesiderabili e inferiori per motivi razziali e politici. Ebrei per primi. Si ricorda per non essere indifferenti di fronte alle barbarie causate dalle dittature.

    La strategia di sterminio dei nazisti è stata basata su dei concetti razzisti e antisemiti formulati già alcune decine di anni prima, nel 19o secolo. Una strategia pubblicamente espressa per la prima volta da Hitler nel suo libro “La mia battaglia” (Main Kampf). Strategia riconosciuta anche come la Shoah (tempesta devastante), facendo cinicamente riferimento alle Sacre Scritture. La lugubre strategia di sterminio si ufficializzò nel 1935, con le Leggi di Norimberga ed era costituita da determinate e ben concepite fasi progressive. Fasi che cominciavano con delle severe, restrittive e proibitive politiche e misure economiche contro gli ebrei. Poi si è proseguito con una fase di estrema emarginazione sociale, simbolicamente rappresentata dalla “Notte dei cristalli”, tra l’8 e il 9 novembre 1938, quando furono bruciate le sinagoghe e saccheggiati i negozi degli ebrei in Germania. In seguito, i nazisti hanno messo in atto la fase più atroce e disumana della strategia. Fase sancita con le decisioni prese dai massimi rappresentanti nazisti durante la Conferenza di Wannsee nel gennaio 1942. Decisioni che prevedevano lo sterminio massiccio degli ebrei in tutti i territori controllati dai nazisti. Quello che è accaduto in quel periodo è stato una vera e propria tragedia per milioni di ebrei e non solo. Quello che è accaduto allora non si deve mai dimenticare. Anche perché non accada di nuovo!

    Purtroppo la storia ci testimonia e ci insegna, come sempre, che simili strategie sono state attuate e/o sono in atto in varie parti del mondo. Anche nei Balcani. Magari non più con dei campi di concentramento, come quelli dei nazisti, ma comunque con tante gravi conseguenze, comprese barbarie, massacri collettivi e altre oscenità. La strategia serba contro la popolazione albanese nei territori del Kosovo e non solo, è una di quelle. Una strategia ideata nel 1844, sancita e codificata dal memorandum del ministro serbo degli affari interni dell’epoca. Una strategia che prevedeva l’allargamento dei territori serbi ai territori abitati storicamente dagli albanesi, usando tutti i mezzi possibili e necessari. Quella strategia prevedeva che la Serbia si doveva attivare ed agire di conseguenza: “…dall’edificio dello Stato turco (Impero ottomano; n.d.a.) togliere pietra dopo pietra e appropriarsi di quello che si può da questo buon materiale e sopra le buone e vecchie fondamenta dell’antico impero serbo […] costituire il nuovo Stato della Serbia”. Una strategia che è stata in seguito rielaborata diverse volte durante il secolo passato e che, dagli sviluppi degli ultimi due decenni, sembrerebbe essere sempre attiva per la Serbia. Uno degli strateghi serbi, un professore universitario e poi, dopo la Seconda Guerra Mondiale anche ministro e direttore del’Istituto della balcanologia, in un documento pubblicato nel 1945, ribadiva che la colonizzazione dei territori abitati dagli albanesi “…dev’essere l’unico elemento costante dei governi serbi. Tutto può dividere i serbi tra di loro, ma mai e poi mai il comportamento contro gli albanesi”! Era lo stesso stratega che, già nel 1937, suggeriva la “soluzione finale”. Soluzione che prevedeva anche l’uso della violenza e i massacri per raggiungere l’obiettivo strategico. Deve essere sottolineata, però, la somiglianza di questa tesi con quanto è stato deciso durante la Conferenza di Wannsee nel gennaio 1942 (sopracitato)! Ma lui suggeriva che, prima di arrivare alla “soluzione finale”, si doveva tentare la “soluzione finanziaria”, grazie alla quale si potevano raggiungere gli obiettivi strategici, evitando così la “soluzione finale”. Con la “soluzione finanziaria” lo stratega intendeva “supporti finanziari” al governo albanese, in cambio della sistemazione degli albanesi trasferiti in territorio albanese. O, se necessario, accordarsi con il governo turco che aveva bisogno di mano d’opera, di mandare in Turchia gli albanesi, tenendo presente anche la loro religione musulmana. In quel periodo si sono verificati spostamenti massicci degli albanesi dal Kosovo, sia verso l’Albania, che verso la Turchia. La sopracitata strategia serba prevedeva anche diverse altre modalità come l’impoverimento continuo della popolazione albanese, impedimenti all’istruzione per gli albanesi, l’applicazione di tasse e imposte diverse e pesanti, la provocazione di scontri locali, per motivi religiosi, di proprietà e altro, l’allontanamento “volontario” in altri paesi per trovare mezzi di sostentamento ecc.. E se tutto questo non avesse dato i risultati attesi, si doveva effettuare “l’allontanamento forzato” degli albanesi dai loro territori. Territori che in quel periodo, e cioè negli anni ’30 del secolo passato, si trovavano nel Regno della Serbia. Lo stratega serbo non si preoccupava più di tanto dell’impatto internazionale che avrebbe avuto in quel periodo “l’allontanamento forzato” degli albanesi. Perché, secondo lui “…dal momento che la Germania può allontanare decine di migliaia di ebrei e la Russia (l’Unione Sovietica; n.d.a.) può trasferire milioni di uomini da un continente all’altro, l’allontanamento di qualche centinaia di migliaia di albanesi non porterà allo scoppio della guerra mondiale.”! Una strategia quella serba, ideata nel 1844, elaborata e aggiornata di continuo, rimane attiva, anche se adesso viene camuffata dietro degli “Attraenti progetti regionali”, di cui il nostro lettore è stato informato anche il 13 gennaio scorso.

    Da alcuni anni però, dati e fatti accaduti, e che accadono di continuo, alla mano, sembrerebbe che ci sia un “progetto” che prevederebbe anche l’allontanamento dei cittadini albanesi dalla madre patria. Lo dimostrano i numeri sempre più allarmanti di questi ultimi anni dei richiedenti asilo albanesi in diversi paesi europei e non solo. E guarda caso, sembrerebbe che il governo albanese, dal 2013 in poi, abbia adottato una strategia che porti a tutto ciò. Una strategia che si basa, anch’essa, sull’impoverimento crescente della popolazione, sull’indebolimento e la decadenza del sistema dell’istruzione, sull’annientamento della speranza e della fiducia per un futuro migliore in patria. Nel frattempo in Albania si sta restaurando una nuova dittatura. Potrebbe significare qualcosa tutto ciò?!

    Chi scrive queste righe tratterà in seguito, per il nostro lettore, questo allarmante fenomeno. Egli è convinto che l’indifferenza può generare altre conseguenze drammatiche. Com’è accaduto nel passato e sta accadendo tuttora in varie parti del mondo. L’indifferenza è una preziosa alleata dei regimi totalitari e delle dittature. Mentre le conseguenze le subiscono i popoli. Era convinto Socrate che la pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica, è quella di essere governati da uomini malvagi.

  • I cigni di Balaka

    Il drammaturgo, romanziere e giornalista statunitense Robert Montgomery Bird, nel 1837 scrive il romanzo, mai tradotto in italiano, Nick of the Woods dove descrive la natura selvatica dei popoli nativi. Sessantatre anni dopo, nel 1900, l’editore Paravia di Torino pubblica il romanzo di Emilio Salgari intitolato Avventure fra le Pellirosse. Nel 2017 la professoressa Ann Lawson Lucas, direttrice del Dipartimento di Letteratura Italiana dell’Università di Hull in Gran Bretagna, scopre che il libro di Salgari non è altro che la traduzione quasi letterale dell’originale romanzo di Bird.

    Il pittore e scrittore inglese Thomas Heaphy nel 1861 consegna a una tipografia di Londra il suo racconto prossimo alla stampa, intitolato A Wonderful Ghost Story Being Mr H’s Own Narrative dove è narrata la storia di una bella e giovane signorina che sfida un pittore a ritrarla basandosi solo sul ricordo di lei. Nel 1861 lo scrittore inglese Charles Dickens, già molto noto all’epoca, pubblica sulla rivista “All the Year Round” una raccolta di racconti intitolata Four Ghost Stories. Uno di questi The Portrait-Painter’s Story (La storia del ritrattista) narra la storia di una bella e giovane signorina che sfida un pittore a ritrarla basandosi solo sul ricordo di lei. Thomas Heaphy, dopo aver letto il libro, scrisse a Dickens accusandolo di plagio ma egli rispose di essere innocente e di aver preso ispirazione da un racconto sentito durante un incontro fra amici. Nel 2012 la British Library di Londra organizza la mostra “A Hankering after Ghosts, Charles Dickens and the Supernatural” dedicata alla passione dello scrittore per le storie gotiche e lo spiritismo, attingendo direttamente dalla sua personale biblioteca. Fra i suoi libri è stato ritrovata la versione autografa del racconto di Thomas Heaphy pronta per andare in stampa.

    Bertram Fletcher Robinson, sportivo, attivista politico, giornalista, e scrittore inglese, tra il 1893 e il 1907, scrive circa 300 articoli, tra i quali una serie di racconti che narrano di un detective chiamato Addington Peace.

    Nel 1900 stringe amicizia con lo scrittore e drammaturgo inglese Arthur Conan Doyle (creatore del famoso detective Sherlock Holmes) durante un viaggio in nave da Città del Capo a Southampton. Varie fonti citano che nello stesso anno Robinson incontrò Doyle e gli raccontò di varie leggende inglesi di cani spettrali e che lo stesso Robinson scrisse, poco tempo dopo, un manoscritto intitolato An Adventure on Dartmoor ambientato nell’altopiano della contea del Devon.

    Nel 1901 Arthur Conan Doyle pubblica The Hound of the Baskervilles (Il mastino dei Baskerville) ambientato nell’altopiano della contea del Devon.

    Quando chiesero a Doyle conto di questa somiglianza egli ammise che doveva l’ispirazione per questa storia al suo amico Bertram.

    Julian Gloag, scrittore e sceneggiatore inglese, nel 1963 pubblica il suo più celebre romanzo intitolato Our Mother’s House. Quindici anni dopo, nel 1978, l’inglese Ian McEwan (oggi noto scrittore di fama internazionale) pubblica la sua prima opera intitolata The Cement Garden. Il giovane McEwan quando, poco tempo dopo, venne accusato di aver copiato la trama del libro di Gloag, si difese parlando di semplice ispirazione. La critica letteraria fu lapidaria. La “Casa di Nostra Madre” e “Il Giardino di Cemento” condividono temi comuni e fili della trama. Entrambe coinvolgono un gruppo di bambini di età mista che nascondono la morte della madre e occultano il suo cadavere all’interno della casa di famiglia tentando di continuare a vivere come se nulla fosse accaduto. Entrambe le trame raggiungono i loro obiettivi attraverso l’arrivo di personaggi maschili più anziani che capiscono cosa sta realmente succedendo. Nel 1977 la scrittrice inglese di romanzi rosa, Lucilla Andrews pubblica un libro di memorie sulle sue esperienze in guerra intitolato No Time For Romance. Da ragazza la Andrews si unì alla Croce Rossa britannica e si formò come infermiera presso l’ospedale St. Thomas di Londra. Nel 2001 Ian McEwan pubblica il romanzo Atonement (Espiazione). Poco tempo dopo, una studentessa si rese conto che le due opere erano molto simili. McEwan venne nuovamente accusato di plagio. Lui replicò alle nuove accuse rispondendo: “Ispirato dalla Andrews sì, copiato no”. Nonostante ciò, le similitudini nella trama (oltre che alcuni brani quasi identici) sono significative: Briony, la protagonista del romanzo, come la Andrews durante la guerra, cura i soldati malati tornati in patria e sogna di diventare una scrittrice. Molte delle routine della vita dell’ospedale sono identiche, così come molte reazioni di Briony a certe situazioni.

    Nel 1987, i noti cantanti Albano Carrisi e Romina Power pubblicano in Italia la canzone I Cigni di Balaka nel loro album intitolato “Libertà!”.

    Nel 1990, Michael Jackson pubblica negli Stati Uniti la canzone Will You Be There inserendola nel suo album intitolato “Dangerous”.

    Nel 1992 Carrisi denuncia Jackson per plagio asserendo che le due canzoni sono identiche. I periti incaricati dal tribunale stabilirono che il plagio sussisteva e, in primo grado, il cantante americano fu condannato a pagare quattro milioni di dollari. Nel 1999 la Corte di appello civile di Milano ha poi confermato la sentenza con la quale il Tribunale, nel 1997, affermava che Michael Jackson non aveva plagiato la canzone di Albano Carrisi ma che entrambi i cantanti si erano “ispirati” ad una canzone del 1939, sprovvista di copyright, Bless You For Being An Angel del gruppo musicale Ink Spots. Gli stessi avevano a suo tempo dichiarato di essersi “ispirati” per la loro canzone ad una melodia dei Popoli Nativi Americani.

    Nel 2009, Jamie Tehrani, antropologo alla Durham University britannica  pubblica uno studio in cui ha individuato e comparato 35 versioni di Cappuccetto rosso della quale, la prima versione nota, è una favola risalente a 2600 anni fa.

    E questi sono solo alcuni esempi dell’antico e, sempre più frequente e diffuso, vizio del copiare. Se poi aggiungete che uno dei più grandi critici d’arte contemporaneo, Jonathon Keats, afferma che “i falsari sono i più importanti artisti della nostra epoca” allora il giovane Ducasse2 c’aveva davvero visto lungo: “Il plagio è necessario, lo richiede il progresso”.(2)

     

    1./2. Isidore Lucien Ducasse (1846-1870), poeta e scrittore.

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