territorio

  • La semina, il raccolto e la ricandidatura, la parabola agricola di Musumeci

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’On. Nicola Bono, già Sottosegretario per i BB.AA.CC.

    Da qualche mese il Presidente Musumeci rivendica la sua ricandidatura, alla luce della sedicente ottima semina effettuata in termini di buon lavoro svolto fino ad oggi e del suo buon diritto a procedere al copioso raccolto, che inevitabilmente a suo parere dovrebbe conseguirne. Peccato che tale visione di buona semina sembrerebbe abbastanza improbabile alla luce della reale situazione in cui versa la Sicilia.

    A volo d’angelo e senza volere al momento elencare tutte le gravi problematicità dell’Isola, né di approfondire l’incapacità di dare vita ad alcuna riforma realmente radicale e innovativa per modernizzare la Sicilia, basta solo esaminare lo stato in cui versano alcuni settori di competenza della Regione per capire l’inesistenza di alcuna strategia e indirizzo politico e programmatico del governo regionale in carica, costretto a continue giustificazioni e patetici tentativi di autoassoluzione dalle responsabilità per gli autentici disastri registrati, altro che “Diventerà Bellissima”.

    In veloce sequenza: la tragedia dei quasi 8.000 incendi che ha bruciato 78.000 ettari di territorio regionale non solo boschivo evidenza l’assenza di qualsivoglia strategia per prevenire tali tragici e in gran parte dolosi eventi, come le recenti giustificazioni dell’assessore al Territorio e ambiente Cordaro invece di spiegare confermano; nessuna strategia per i rifiuti, a partire dalla ordinaria vergogna di un’Isola che a parole auspica di diventare capitale del turismo europeo e, di fatto si presenta con le strade letteralmente invase da tonnellate di rifiuti abbandonati, senza che alcuna pubblica autorità abbia la minima intenzione o capacità di intervenire e risolvere; nessuna strategia sulla gestione delle acque che, in parte, è strettamente legata all’assenza di strategie per i rifiuti, per come è emerso in questi giorni con le audizioni della Commissione Parlamentare Ecomafie; nessuna strategia contro il vergognoso primato nazionale di contagi e defunti che dal 19 agosto, quotidianamente e ininterrottamente, fa strame in tutte le province dell’Isola, con l’aggravante di una congenita incapacità di conteggiare correttamente i decessi, che rende grottesca e senza trasparenza la gestione sanitaria, in particolare per la mancanza di qualsivoglia pubblica spiegazione sul motivo di questi errori, di cui non si capisce da cosa determinati e dalla responsabilità di chi, con conseguente gravissimo discapito perfino della corretta valutazione del reale andamento giornaliero della pandemia; nessuna strategia legislativa né sulle riforme, né sul varo di qualsivoglia altra normativa, da cui non a caso proliferano in continuazione impugnative del governo nazionale in quantità esagerata e mortificante per il Parlamento più antico d’Europa, ed infine, ma solo perché l’elenco dei disastri vuole essere indicativo ma non esaustivo, nessuna strategia per la capacità di spesa della Regione dei fondi strutturali, fermi al 42% di effettivo utilizzo, con la dimostrazione non solo che non si è mai riusciti a capire e rimuovere le cause di questo gravissimo “buco nero” della burocrazia regionale, ma con il rischio che tale ultra trentennale impotenza si rifletta anche sui fondi del PNRR, vanificando ogni speranza di riscatto economico e sociale della Sicilia e di perdere l’ultimo treno utile per una diversa narrazione del futuro.

    A fronte di questo scenario fallimentare, in cui quando si interviene lo si fa rigorosamente a posteriori, dopo che i danni sono stati arrecati e ricorrendo alla solita e consunta cantilena di richieste di aiuto allo Stato, si registra un vuoto di idee e di proposte concrete per risolvere questioni che quattro anni fa il Presidente si era impegnato ad affrontare con successo, salvo poi scegliere alleanze con buona parte dei responsabili dei mali antichi della regione, che infatti sono stati replicati.

    Quattro anni di governo persi, tra dichiarazioni roboanti e fantasiose, come la creazione di una compagnia aerea siciliana con l’AST, sterili denunce di veri o presunti boicottaggi, non a caso maturati spesso all’interno della stessa maggioranza, attacchi strumentali ai regolamenti dell’ARS, come se l’abolizione del voto segreto potesse mai supplire all’assenza di proposte e di riforme per modernizzare una regione rimasta ferma agli anni ’70 nei metodi e nelle logiche dell’azione burocratica, politica e legislativa, o le sfuriate contro tutto e tutti, ed in particolare nei confronti delle struttura burocratica, come se fosse ancora un deputato dell’opposizione e non appunto il Presidente della Regione con ruolo e poteri per cambiare realmente le cose.

    Ecco perché non regge la parabola della semina, di cui non sembra esserci traccia e, conseguentemente del diritto a un secondo mandato, per l’assenza del presunto ma, in realtà, inesistente raccolto.

    Già Sottosegretario per i BB.AA.CC.

  • Calamità naturali e gravi responsabilità

    Stiamo assistendo, una volta ancora, ad una serie di calamità che mettono in ginocchio varie aree dell’Italia. I cambiamenti climatici, dovuti alla crisi ambientale, non sono i soli responsabili, infatti la responsabilità è anche del dissesto idrogeologico e del consumo del suolo, il cui abuso sconsiderato ha una grande colpa per quanto sta avvenendo ed è avvenuto nei giorni scorsi, dalla Sardegna all’Emilia alle vaste aree di montagna.

    A luglio uno studio dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ha presentato il rapporto 2020 sul consumo del suolo in Italia nel 2019. Il dato è impressionante, il consumo del suolo avanza due metri al secondo con un totale di 57 milioni di metri quadri. Una volta di più la politica ha dimostrato di essere inaffidabile, infatti da tempo è stata presentata in parlamento una proposta di legge per portare a zero l’inutile consumo di terra, il provvedimento avrebbe finalmente dovuto essere approvato nel primo trimestre del 2020 ma nulla è stato fatto. Pur tenendo conto dell’emergenza Covid il non aver discusso ed approvato una legge che, seppur tardiva, avrebbe almeno cominciato a mettere in moto le iniziative necessarie ad impedire per il futuro tante delle catastrofi alle quali stiamo assistendo è una grave responsabilità non solo politica. Quando fiumi, torrenti, canali esondano distruggendo raccolti, attività, macchine, suppellettili, causando anche vittime umane e animali, quando per ripristinare i danni, qualora sia possibile, si sprecano tante energie e tanto denaro pubblico e privato a chi si deve attribuite la responsabilità di aver lasciato costruire dove era pericoloso, addirittura sui greti dei fiumi, di non aver bonificato, pulito i letti dei fiumi spesso spostati a nostro piacimento, di non aver  messo in essere le necessarie misure? Il Lambro ed il Seveso, a Milano, esondano da prima degli anni ‘80, il Secchia ed il Panaro mettono continuamente a rischio Parma e Modena, in Sardegna sono stati sommersi dalla stessa inondazione di sette anni fa, per non parlare della Liguria e di tante aree del centro sud compresa la Calabria, vittima recente di un nuovo disastro.

    L’Italia in sei anni ha perso superfici agricole con un potenziale di produzione di tre milioni di quintali, e con conseguenza la capacità di assorbimento di 250 milioni di metri cubi di acqua piovana che ora scorrendo in superficie, e non più assorbita dal suolo, procura il dilavamento dei terreni, vari allagamenti e rende sempre più povera la falda acquifera. Occorre un immediato censimento delle aree abbandonate, dismesse per poterle riconvertire senza procedere, là dove non sia assolutamente necessario, a nuove costruzioni, l’Ispra ci segnala inoltre che nonostante vi sia un continuo calo demografico vi è un continuo aumento di edificazioni mentre molte altre, troppe, costruite negli anni passati sono abbandonate, lasciate deperire e crollare. La sola città di Roma ha incrementato, in un anno, di 108 ettari il suolo cementificio. La Liguria è la regione con il massimo indice di suolo impermeabilizzato in aree che presentano seri pericoli geologici per il ruscellamento delle acque, e quanto è accaduto, e continua ad accadere, dimostrano quanto sia criminale non intervenire.

    Uno stato assente, disattento, a volte complice di coloro che in modo spregiudicato e colpevole pensano solo al loro immediato interesse senza avere nessuna attenzione per le conseguenze che deriveranno dalle loro azioni. Una specie di anarchia generale dove mancano le regole o, se sono, non sono applicate. La crisi economica, sanitaria, morale che il covid ci sta costringendo ad affrontare non consentono ulteriori indugi, chi non interviene è altrettanto colpevole di chi ha costruito abusivamente e continuando di disastro in disastro sarà anche responsabile di procurata strage.

  • Dall’Europa fondi per quasi 2 milioni per mettere in sicurezza il territorio in Italia

    Quasi 2 milioni di euro per adattare il territorio ai cambiamenti climatici e prevenire i danni provocati dalle alluvioni. Sono i soldi stanziati dall’Ue attraverso il programma Life per due diversi progetti italiani, che puntano prima di tutto a coinvolgere le comunità locali per ottenere risultati concreti. Si chiama ‘Beaware’ l’iniziativa di cui è capofila il comune di Santorso (Vicenza) alla quale andranno 1,2 milioni di euro su 2,1 di costo complessivo. L’obiettivo è adattare i territori ai cambiamenti climatici migliorando il trattenimento delle acque pluviali nelle aree urbane e rurali, partendo innanzitutto da azioni di informazione e di coinvolgimento dei cittadini, sia di Santorso che del vicino comune di Marano Vicentino. In questo modo saranno portate a termine operazioni di prevenzione che potranno poi essere esportate in altre zone d’Italia e dell’Ue.

    ‘Beaware’ rientra nella lista di 30 progetti italiani finanziati dal programma Life per 73,5 milioni di euro totali, l’ammontare più alto tra tutti i paesi Ue. Fra questi c’è anche ‘SimetoRes’, che vuole adattare il territorio della siciliana Valle del Simeto alle sempre più frequenti precipitazioni estreme. Grazie a 600mila euro stanziati dall’Ue (su 3 milioni totali del progetto), l’iniziativa guidata dal Comune di Paternò si concentrerà sulle sulla costruzione di nuove infrastrutture e sulla modifica delle aree urbane esistenti, incoraggiando la partecipazione delle comunità locali.

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