Trump

  • Le terre rare della Groenlandia valgono più della vita degli iraniani

    Dopo aver dichiarato, durante le violenze del regime iraniano contro il suo popolo sceso nelle strade per cercare libertà, che non avrebbe tollerato ulteriori massacri o esecuzioni, Trump si è fidato della parola degli aguzzini, così sono stati inutilmente trucidate migliaia e migliaia di persone inermi, si sono tornate a programmare le impiccagioni e le famiglie degli uccisi sono ora controllate, ricattate e costrette a pagare per avere indietro le salme dei loro cari.

    Trump pensa alla Groenlandia e perciò non vuole infastidire su altri fronti, Ucraina ed Iran, i colleghi Putin e Xi-Jinping.

    Il regime degli ayatollah sembra aver ripreso il controllo e che una volta ancora il popolo sia stato schiacciato dalla repressione cruenta e crudele.

    Comprendendo la difficoltà di una situazione complessa  come quella di quell’area geografica, è già un passo avanti se diversi i paesi arabi riconoscono Israele mentre ancora si attende se e come saranno demilitarizzati i terroristi di Hamas, non riusciamo però a giustificare la mancanza di alcuni interventi americani che avrebbero aiutato la popolazione a raggiungere lo scopo per il quale tante persone, si parla di trentamila, si sono sacrificate accettando di morire affinché milioni di altri loro concittadini potessero vivere in  libertà, giustizia, democrazia.

    Agli Stati Uniti non mancavano e non mancano certo gli strumenti tecnologici ed informatici che, se utilizzati subito, avrebbero messo in ginocchio il sistema, bastava bloccare le comunicazioni delle televisioni e radio del regime, i sistemi di comunicazione, interne al regime stesso, tra forze armate, guardiani della rivoluzione, centrali elettriche, centri nevralgici e tutto quanto consentiva al potere di organizzare la sanguinaria repressione.

    La guerra si fa anche così, lo sa bene Putin che con i suoi hacker, giusto per dare un saggio di quello che sarebbe in grado di fare, da tempo mette in tilt aeroporti e strutture sensibili europee creando danni apparentemente per ora solo marginali ma che, se usati su larga scala, porterebbero alla paralisi del nostro sistema.

    Non si chiedeva a Trump di rapire la guida suprema iraniana, come ha fatto con Maduro, o di mandare missili o corpi speciali ma di usare la tecnologia americana per dare un aiuto concreto a chi, sfidando, e spesso trovando, la morte si batteva contro uno dei regimi più pericolosi sia verso il suo popolo che verso il contesto internazionale.

    Ancora una volta, per il presidente americano, gli affari hanno prevalso, infatti la Groenlandia si può benissimo difendere da attacchi russi o cinesi attraverso la NATO, della quale gli Stati Uniti fanno ancora parte, e alla quale Trump avrebbe potuto offrire, anche in parte a pagamento, lo scudo dorato che gli Stati Uniti stanno preparando per difendere i cieli da qualunque attacco.

    Prendersela con i paesi europei, minacciando o applicando dazi, oltre che dannoso è ridicolo e tragico nello stesso tempo, gli europei hanno il dovere di difendere la Groenlandia anche per difendere se stessi e quel poco di diritto internazionale che ancora sta in piedi, ma Trump, come Putin e Xi Jinping, vuole le terre rare delle quali la Groenlandia è ricca e che servono a tutti gli Stati per fare funzionare la tecnologia di oggi e di domani.

    Di fronte agli interessi conta veramente poco che siano morti, e moriranno ancora, migliaia di iraniani e di ucraini, le terre rare del Donbass o sepolte sotto i ghiacciai valgono più della vita e della libertà degli esseri umani.

  • Trump dal documento della “Strategia” all’attuazione del “Nuovo ordine Mondiale”

    Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’ON. Nicola Bono, Presidente di Europa Nazione

    Questa improvvisa aggressione nessuno se l’aspettava, con bombardamenti e arresti, e soprattutto con la totale violazione delle norme del diritto internazionale che, all’art. 2, vietano ogni possibile aggressione a Stati sovrani. Insomma Trump ha violato con il Venezuela, così come Putin con l’Ucraina, le regole fondamentali del rispetto dell’indipendenza degli Stati e per questo l’ONU è da anni bloccata e del tutto inutile.

    Il progetto delle “aree di influenza”, e cioè la visione ottocentesca di Trump, che ci arretra di due secoli, è la garanzia per ogni superpotenza di avere un intero continente su cui decidere di fare quello che vuole, il che è un disegno mostruoso, perché punta esattamente all’obiettivo di dominare il mondo con il vecchio sistema della colonizzazione.

    E la sicurezza non ci sarà per nessuno, men che meno per l’Europa, almeno fino a quando i premier europei capiranno l’importanza di dare vita alla Federazione degli Stati d’Europa, come confermato dal fatto che Trump che ha escluso il continente europeo dalle sue “aree di influenza”, consegnandolo in pacco regalo a Putin.

    Pertanto Trump ha iniziato l’operazione nel “cortile di casa”, e cioè nell’intero continente americano, dal Canada all’Argentina, ma con un pizzico di furbizia che consiste nel fatto che non si fanno guerre se non c’è un bottino conveniente.

    Ed ecco perché ha aggredito il Venezuela, senza dirlo neanche al Congresso, unico organo che può autorizzare aggressioni e bombardamenti, e, senza presentare una dichiarazione di guerra al Venezuela, dunque nella totale assenza di trasparenza in quanto l’operazione era illegale, ha fatto catturare il Presidente Maduro e lo ha fatto portare in un carcere USA, con un arresto che somiglia piuttosto a un vero e proprio sequestro di persona.

    Una cosa che, fino alla aggressione dell’Ucraina, sarebbe stata impensabile e che avrebbe suscitato la reazione di qualsiasi cittadino democratico, anche americano.

    Trump dichiara che l’aggressione del Venezuela è stata una difesa dell’interesse nazionale e per contrastare il narco-terrorismo, ma dove sarebbe il terrorismo? Con la cocaina? E cioè una droga distribuita purtroppo in tutto il mondo, ma senza mai qualcuno che ne avesse rilevato un intreccio terroristico?

    Ma perché c’era il bisogno di accusare Maduro di narcoterrorismo, oltre che di altri reati, che non sono idonei a mettere a rischio la sicurezza degli USA?

    La verità è che l’unico vero obiettivo era l’eliminazione del Presidente Maduro per avere in mano il potere sul Venezuela, e prendere possesso del petrolio, che ovviamente doveva restare sotto copertura fino al raggiungimento degli obiettivi.

    Personalmente non ho mai avuto simpatie per il Presidente Maduro e, avendo diversi amici in Venezuela, ho sempre seguito la politica di questo Stato ricchissimo, ma così male amministrato, e soprattutto così dittatoriale, da togliere ogni diritto ai cittadini non aderenti alla sua fazione. Ma non condivido la gioia di chi pensa che comunque, con l’aggressione illegittima di Trump, e sulla base di capi di imputazione discutibili, che comunque si dovevano gestire nei termini di legge, si è potuto fare cadere un dittatore come Maduro. Perché questo è del tutto sbagliato in quanto, pur essendo una persona orribile, (per quanto ce sono di ben peggiori), accantonare le leggi che garantiscono i popoli per fare giustizia è un errore folle, perché con questo metodo la Terra ha avuto un esempio terribile, che rischia di trasformarla in un immenso Far West, perché l’uso della forza sta sgretolando l’idea di un diritto internazionale. In questo modo ogni Superpotenza potrà rivendicare di essere legittimata ad arrestare chiunque, ricorrendo ad accuse pretestuose basate sulla parola di personaggi conosciuti come bugiardi seriali. Così si torna ai tempi del Re Sole, con il Terzo Stato gestito come lo faceva il Marchese del Grillo, e cioè senza diritti e senza giustizia. Ed è esattamente questo che va contestato, perché le regole vanno sempre rispettate, specie sulla vicenda del Venezuela, dove il vero problema è sempre stato quello del petrolio, che consente agli USA di diventare il Paese più ricco del mondo, con un 20 per cento del petrolio mondiale, raggiungendo ben 358,47 miliardi di barili, grazie all’oro nero venezuelano che incrementerà i 55,25 miliardi di barili della riserva americana.

    E senza contare l’azzardo di un’aggressione di uno Stato alleato con Russia e Cina, che potrebbe portare a gravissime conseguenze, fino a quella di una guerra mondiale, anche perché Cina e Russia sono alla seconda mortificazione dopo il bombardamento agli impianti nucleari dell’Iran dello scorso giugno, e il caso Venezuela rischia anche di rompere gli equilibri mondiali del petrolio, anche per i doveri di difendere i propri alleati. Ed in ultimo, tornando a quanti hanno gioito per la caduta di Maduro, costoro non hanno molto da ridere, perché Trump non vuole e non può mandare soldati in Venezuela perché a partire dai Maga manifesterebbero la loro feroce contrarietà, e quindi ha deciso di governare da remoto con gli uomini e la struttura di Maduro, e quindi non ci sarà alcuna democrazia e tanto meno cambiamento di regime, a conferma che il vero interesse era solo e soltanto il petrolio. Ma l’aspetto sicuramente più grave è quello dei comportamenti dei premier europei, e dei loro balbettamenti dovuti alla cautela sulla gravissima violazione del diritto internazionale in merito all’aggressione del Venezuela e del suo Presidente, che hanno fatto a gara nel pronunciare giudizi di fatto privi delle doverose contestazioni, dimostrando ancora una volta l’irrilevanza del loro ruolo e una certa codardia, piuttosto che reagire sull’assoluta intoccabilità del diritto internazionale e chiedere che aggressioni del genere devono essere bandite per sempre.

    Ma è la scelta della Meloni a lasciare esterrefatti, essendo l’unica premier a dare per scontata la legittimità dell’intervento USA, perché: “il Governo italiano considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico”. Ma Meloni, così facendo, ha definitivamente buttato nella spazzatura il suo appassionato sovranismo, perché introduce giustificazioni alle aggressioni di Stati sovrani e non prova nessuna preoccupazione delle conseguenze di una azione che di fatto provoca l’avvio del Far West, a partire dall’Ucraina e da Taiwan, che potrebbero fare la stessa fine del Venezuela e, a ruota, anche altri Stati potrebbero subire lo stesso trattamento da parte delle superpotenze. Un altro formidabile trionfo della Meloni nella difesa dell’interesse nazionale per l’Italia e per tutti i Paesi del mondo, che non hanno lo status di superpotenza. E, per quanto riguarda la Groenlandia, Meloni e il suo partito danno una magnifica soluzione essendo ormai al servizio permanente effettivo dei desiderata di Trump, teorizzando ingiustificabili e patetiche ipotesi di lavoro alquanto farlocche, come quella inventata dall’on. Fidanza che dichiara: “sosteniamo la sovranità danese come membro della UE e della Nato, ma è giusto rafforzare la presenza occidentale (l’Europa non c’è più nell’occidente dal documento sulla strategia di Trump) nell’artico per contenere russi e cinesi”.

    E, quindi, diamo la Groenlandia all’America! Uno scienziato.

    Perché il vero problema è che l’Europa non ha più alcuna funzione nell’attuale assetto mondiale, ma troverebbe una soluzione diversa se gli Stati Europei, eventualmente un primo nucleo iniziale se non fosse possibile coinvolgerli tutti, decidesse di dare vita alla Federazione degli Stati d’Europa, creando le condizioni del ritorno del vecchio continente al ruolo che gli compete nel mondo di salvaguardia dell’indipendenza europea, della libertà, della democrazia, del nostro sistema di vita e dei nostri valori.

  • Politicamente scorretto

    L’unica cosa veramente certa nella vita è che, prima o poi, si muore, non sappiamo come e quando ma l’evento è certo, per questo non capisco, se non per gli amanti del politicamente corretto, a prescindere da tutto, lo scandalo per le parole del Presidente  ucraino verso Putin.
    Certamente noi cristiani dobbiamo saper perdonare, nelle debite forme che non impediscano però il corso della giustizia e la pena conseguente e Zelensky non ho parlato di morte tramite particolari sevizie, ha semplicemente augurato a Putin quello che comunque anche allo zar, prima o poi, capiterà e cioè morire.
    Il problema, se mai, sta in chi succederà a Putin dopo la sua morte visto che al momento non sembra esserci in Russia la forza capace di dare al paese una svolta democratica, anzi vediamo intorno a Putin personaggi della sua stessa scuola priva di dimensione morale.
    Vediamo ragazzini allevati, dall’inizio della guerra, più a maneggiare il fucile che a studiare libri che comprendano la parola libertà, giustizia, rispetto degli altri, vediamo una smisurata quantità di denaro, ricavato dalle tasse delle società occidentali, cento italiane, rimaste a lavorare e produrre in Russia, usato per finanziare la guerra di aggressione contro l’Ucraina, una guerra che colpisce particolarmente la popolazione civile ed inerme. Vediamo la morte della libertà di stampa e del diritto di opinione e centinaia di migliaia di persone costrette, contro la loro volontà, ad andare a combattere e a morire in una guerra oscena per come Putin l’ha negata, iniziata, perseguita.

    Sognare, sperare la fine dei tiranni, in qualunque parte del mondo vivano, non sarà politicamente corretto ma è umanamente legittimo, quello che nel frattempo possiamo fare è sostenere in ogni modo chi difende la libertà della sua Patria e impegnarsi per il rispetto della dignità di ogni essere umano.

    La morte di Putin non risolverà nulla se non moriranno gli imperialismi, le smisurate ricerche di potere assoluto e di denaro senza fine, insomma è un’intera società, non solo in Russia, che deve cambiare partendo dagli Stati Uniti che, lo speriamo come augurio di buon anno, torni ad essere una democrazia di fatto partendo dall’abbandono del sogno di Trump di spartirsi il mondo in una nuova alleanza con Putin e la Cina.

  • L’Ucraina non può aspettare

    I “Grandi”, veri o convinti di esserlo, ormai disquisiscono, da giorni, sugli ipotetici punti che dovrebbero portare una pace, giusta e durevole, in Ucraina.

    Nel frattempo qualche vero o presunto scandalo, tra alcuni personaggi a Kiev, e la certezza, consolidata da più prove, che il mediatore di Trump con Putin è più amico di Putin e più interessato ai reciproci business che a quello che invece preoccupa il mondo civile, quello che non ha il denaro ma la giustizia come obiettivo, e cioè la pace giusta, occupano articoli e non portano certo a notizie rassicuranti.

    Noi possiamo fare ben poco oltre a continuare a scrivere, come sempre, la realtà, la realtà perché la verità la manipolano, inventano, modificano i potenti ed i loro servi.

    La Russia di Putin ha attaccato l’Ucraina, un Paese indipendente e sovrano, dopo aver dichiarato, parole di Putin, fino al giorno prima che non ci sarebbe stata nessuna invasione.

    L’invasione è stata fatta in spregio ad ogni regola internazionale, grazie a Putin non esiste più un diritto comune che regolamenti, almeno in parte, i rapporti tra gli Stati. Ora chiunque potrebbe attaccare chiunque perché l’unico diritto è quello della forza.

    La prima notte di guerra l’esercito di Putin ha cercato, senza riuscirci, di conquistare la capitale, Kiev e di uccidere il presidente Zelensky.

    Gli ucraini hanno invece respinto il proditorio attacco russo.

    Potenze alleate hanno offerto a Zelensky di rifugiarsi all’estero e il presidente invece è rimasto al fianco del suo popolo organizzando la controffensiva.

    Da ormai quattro anni l’ucraina resiste all’immensa potenza dello zar Putin che, per cercare di vincere quella che ha chiamato operazione speciale e non guerra, ha usato mercenari, arruolato assassini e detenuti nelle carceri, reclutato uomini disperati per la miseria delle regioni più lontane, ha siglato un accordo con un pazzo irresponsabile come Kim Jong-un mandando al massacro migliaia di ignari coreani.

    Quella che Putin riteneva poco più di una passeggiata si è rivelata una guerra sanguinosa dove centinaia di migliaia di russi sono morti, migliaia di civili ucraini sono stati uccisi, migliaia di bambini rapiti, distrutte città e interi territori che non saranno più coltivabili per anni dopo l’inquinamento di proiettili  e la presenza di mine antiuomo, il granaio d’Europa e  dell’Africa è stato in parte distrutto dalla sciagurata smania di grandezza di un dittatore sanguinario che per la sua gloria ha distrutto parte del suo stesso popolo.

    Gli alleati europei, pur con lodevoli intenzioni, non sono stati all’altezza del loro compito, l’Unione non ha abbastanza credibilità né verso la Russia né verso gli Stati Uniti perché è priva di una politica comune di difesa e di progetto ad ampio respiro, non è sufficiente allargare l’Unione ad altri paesi per crearne un interlocutore credibile nel mondo.

    Gli Stati Uniti, nell’era Trump, stanno vivendo il periodo più basso della loro democrazia sia all’interno che verso il mondo e gli alleati, la decisione di Trump di non dare più armi all’Ucraina, se non vendendole alla Nato che a sua volta le vende agli alleati europei, è un sistema per non andare in rotta di collisione con Putin, al quale è legato da intricati sentimenti di invidia ed ammirazione, e di guadagnare sulle disgrazie altrui.

    Intanto si parla di pace, una pace che, secondo Trump passa dal presupposto di cedere all’invasore russo intere regioni ucraine e nel rendere l’Ucraina e, di conseguenza l’Europa, sempre più debole e dipendente da interessi stranieri.

    Non è certo una novità che a nessuna delle tre grandi potenze Stati Uniti, Grande Russia e Cina, dà molto fastidio l’ipotesi di doversi confrontare con una quarta potenza, l’Europa, mentre anche altri paesi, come l’India, stanno avanzando per chiedere il loro posto nello scacchiere politico ed economico internazionale.

    Rendere più piccola e più ininfluente ed indifesa l’Ucraina è una strategia comune a Trump ed a Putin per rendere l’Europa sempre meno in grado di competere con le altre potenze, prima gli europei, popoli e leader, lo capiranno e meglio sarà ma ormai temiamo che i tempi siano troppo ridotti e l’Ucraina non può aspettare.

  • L’era del diritto del più forte

    Il presidente Zelensky ha detto agli ucraini che si è di fronte ad una scelta: o la propria dignità, e perciò la sovranità, l’indipendenza e la libertà, come il diritto internazionale dovrebbe garantire ad ogni nazione, o il rapporto con il più importante alleato e cioè gli Stati Uniti di Trump.

    Il presidente americano non si è invece posto il problema, la dignità e la libertà altrui non gli interessano teso, come è, a tessere rapporti economici e strategie politiche che non badano ai diritti, anche se sovranazionali, perché, come è ormai chiaro a tutti, siamo tornati all’epoca del diritto del più forte.

    Putin ha da sempre rappresentato per Trump, oltre a vari tipi di interessi, anche per il coinvolgimento nello scacchiere internazionale del convitato di pietra, la Cina di Xi Jinping, l‘incarnazione di un sogno per lui irrealizzabile, almeno al momento, essere libero dai condizionamenti dei cittadini e delle altre istituzioni.

    Putin è l’uomo che non deve chiedere mai, come nella pubblicità, è il cavaliere a torso nudo, il combattente delle arti marziali, colui che si bagna in acque gelide e che comanda, imperturbabile, la grande Russia da 25 anni.

    Presidente, primo ministro, ancora presidente, l’uomo capace di piegare, modificare le leggi a suo piacimento, il nuovo zar che, con il suo sodale Kyrill, fa per tre volte il segno della croce accendendo candele, tra i fumi dell’incenso ed i canti religiosi, mentre ordina ai suoi di bombardare civili e bambini o di inscenare l’ennesimo finto suicidio di un suo ex compagno di manovre miliardarie.

    Cosa dire agli ucraini, ormai vicini all’abbandono da parte del maggiore alleato, sostenuti in modo troppo blando da un’Europa incapace di comprendere come oggi, sul campo di battaglia e su quelle delle trattative, per una auspicabile fine della guerra, ci sia il destino di ciascuno, non solo dell’Ucraina: il paracadute americano non c’è più, dobbiamo fare da soli ed i ‘volonterosi’ sono ancora troppo pochi e forse anche un po’ troppo titubanti.

    Cosa dire ad un’Unione Europea, con più abitanti degli Stati Uniti, priva di peso politico e militare, per la volontà dei suoi leader vecchi dentro, legati a concetti ottocenteschi, che non difendono, come credono, ingannandosi vicendevolmente, la vera integrità culturale e morale delle singole nazioni ma invece impediscono la nascita ed il consolidamento di una realtà autenticamente occidentale?

    L’Occidente deve trovare una strada per la pace tra Russia ed Ucraina, ma la pace non può nascere da un accodo che rappresenti la sconfitta dell’aggredito, delle leggi internazionali, ed il trionfo dell’aggressore.

    Se Trump e gli europei lo capiranno ci sarà la possibilità di trovare soluzioni, altrimenti la sconfitta dell’Ucraina, la sua perdita di sovranità e di vera indipendenza, significherà avere aperto la strada ad un mondo nel quale solo la forza avrà voce in capitolo.

    Ed in questo nuovo mondo tutto diventerà possibile, tra intelligenza artificiale, strumenti atomici per la guerra e violazione dei diritti lo scenario diventa non di fantapolitica ma di agghiacciante realtà.

  • Crimine la guerra d’aggressione, criminale non aiutare gli aggrediti

    La devastazione dell’Ucraina aumenta, ogni giorno, e aumenta la necessità di difenderla, questo appare chiara a tutti, salvo agli amici di Putin.

    I ritardi che corrono tra gli impegni pronunciati e l’arrivo effettivo degli aiuti militari restano il problema dell’Europa, la grande incompiuta, che dopo lo stop di Trump ad un impegno diretto, non ha ancora trovato il modo per difendersi e difendere i propri vicini.

    Il ministro della difesa Crosetto segnala, con particolare trasparenza, che la guerra ibrida, da tempo in corso anche in Italia contro l’Italia, ci trova impreparati e che è necessario porre immediato rimedio ai ritardi ed alle indifferenze che, ancora oggi, fanno parte del bagaglio politico culturale di alcuni, sia di sinistra che di destra.

    Il ministro segnala la realtà e le sue osservazioni aprono le speranze dei nostri nemici che, proprio per le nostre insufficienti difese, sanno, una volta di più, di poter avere agio nel crearci problemi sia spiando e rubando dati sensibili sia colpendo la nostra economia tramite hackeraggi di vario tipo.

    Di fronte ai soliti tentennamenti, o addirittura ai dinieghi della realtà e dell’urgenza di interventi precisi, siano le parole del Presidente della Repubblica a chiudere la bocca agli amici di Putin perché se è un crimine la guerra d’aggressione, come ha detto Mattarella, diventa criminale non aiutare gli aggrediti, non contrastare e punire gli aggressori.

    Anche Trump si prenda le sue responsabilità per i troppi ammiccamenti con lo zar russo, ancora oggi si parla di un fantomatico piano di pace concordato tra Trump e Putin sulla pelle degli ucraini, gli interessi economici americani, più o meno potenziali, non possono prevaricare i diritti dei popoli e delle nazioni a veder rispettata la propria integrità, la libertà e la giustizia.

  • Trump e il lupo

    Una volta c’era il detto “il lupo perde il pelo ma non il vizio”, in verità il lupo è un animale nobile non ha vizi ma ha abitudini, dovuti anche alle regole sociali del suo branco ed alla necessità di sopravvivere.

    Chi invece ha vizi manifesti, specialmente quelli di cambiare idea con la velocità della luce, di contraddirsi in continuazione, di rimangiarsi promesse e dichiarazioni e di lodarsi ad ogni piè sospinto è il presidente Trump.

    Certo il cessate il fuoco a Gaza è stata una sua vittoria e gliene diamo merito, ripetiamo il cessate il fuoco, per altro non proprio totale visto che, ogni giorno, ci sono ancora azioni violente, con morti, da ambo le parti.

    Una vittoria che rischiamo non porti però all’obiettivo che deve essere raggiunto, disarmare Hamas, ridare ai palestinesi un governo che li conduca alla libertà ed alla sicurezza, garantire ad Israele il pieno riconoscimento e la pace, dopo aver finalmente onorato e seppellito tutti gli ostaggi morti ed, ovviamente, nel tempo necessario, dare vita a due popoli, due Stati che convivono.

    Dopo questo iniziale successo a Gaza che ha acceso la speranza anche in Ucraina, molti hanno pensato che se Trump era riuscito a convincere, almeno in parte, Hamas avrebbe potuto anche ottenere da Putin almeno un cessate il fuoco che porterebbe ai passi necessari per una seria trattativa che porti alla pace, dopo l’infingarda guerra scatenata dallo zar russo.

    Purtroppo siamo alle solite, la mattina Trump dichiara che l’Ucraina potrebbe anche vincere la guerra e promette l’invio dei missili Tomahawk e già il giorno dopo parla con Putin, decide che i Tomahawk non possono essere inviati perché servono alla difesa americana, non si sa da quale imminente attacco, butta per terra le mappe militari che Zelensky gli ha portato, per metterlo al corrente della realtà, e invita gli ucraini a cedere un’intera regione, il Donetsk, particolarmente importante per le sue prerogative economiche, salvo poi disdire, per il momento, l’incontro con Putin

    Come fidarsi di un tale continuo volteggiare tra un invito a difendersi ed un invito ad arrendersi!

    Riconfermando tutto l’appoggio all’Ucraina, insieme a coloro che credono nella libertà e nella democrazia, al rispetto delle regole internazionali e della incolumità dei civili, continuamente bombardati da Putin, non siamo più di tanto stupiti dalle ultime dichiarazioni di Trump che, già nel passato, aveva fatto vergognosi voltafaccia rimanendo sempre teso a fare affari, anche con Putin, e a cercare di accreditarsi come l’uomo che fa scoppiare la Pace anche dove non sembra possibile.

    Intanto rivolgiamo nuovamente un appello ai leader europei: bisogna armarsi, per essere in grado di difenderci, è una necessità urgente, si stanno spendendo troppe parole rispetto ai pochi fatti necessari ed urgenti e continuare a sostenere l’Ucraina è un dovere imprescindibile anche per la nostra sicurezza.

    Se il presidente americano si contraddice ogni momento dimostriamo da europei che la nostra cultura e civiltà ci sostengono e ci guidano impedendoci di essere ondivaghi, ricattabili, indifesi ed indifferenti verso il popolo ucraino e verso i nostri cittadini.

  • Accordi di pace

    Sappiamo che il Presidente americano Trump ha un forte ego e ama attribuirsi soluzioni miracolose per le situazioni politiche ed economiche più complicate che altri non hanno saputo risolvere. Chi ha potuto ascoltare la conferenza stampa che ha tenuto con il Primo Ministro israeliano Netanyahu avrà notato come il Tycoon abbia sottolineato almeno due volte che la crisi in Medio Oriente, che dura da almeno duemila anni abbia, grazie a lui, finalmente trovata una risposta positiva e definitiva. Gli ostaggi a Gaza saranno liberati entro 72 ore, l’esercito di Israele si ritirerà dalla Striscia in successive ondate, un nuovo Governo provvisorio che lui stesso coordinerà gestirà il mantenimento dell’ordine e dei servizi essenziali mentre la ricostruzione programmata consentirà a tutti i palestinesi del posto di ritornare (se lo vorranno) nel loro territorio. Un’aggiunta molto importante che ha giustamente tenuto a evidenziare ha riguardato il fatto che tutti i Paesi arabi e musulmani hanno concordato sul piano di pace da lui proposto e collaboreranno alla futura gestione dell’area. Il tono e le parole usate sono state scelte sicuramente in accordo con Netanyahu, che ha confermato tutto quanto detto dal Presidente. Mentre Trump non ha fatto alcun accenno alla questione della Cisgiordania affollata da coloni israeliani abusivi, il Primo Ministro ha però ribadito che la nascita di uno Stato palestinese è inaccettabile poiché costituirebbe un costante pericolo per la sicurezza di Israele.

    Che la possibile soluzione negoziata del conflitto a Gaza, così come presentata, sia un’ottima cosa e perfino il massimo ottenibile vista la situazione attuale resta indiscutibile. Che ciò rappresenti la risposta definitiva ai conflitti medio-orientali e sistemi una diatriba secolare è, tuttavia, una grossolana millanteria basata sul nulla. Diamo pure per buona l’idea che uno Stato di Palestina possa rappresentare un pericolo per la sopravvivenza dello stesso Israele, ma come la si mette allora con tutti i palestinesi che oggi vivono in Cisgiordania? Non sono decine, né centinaia, bensì milioni di persone a molti dei quali è stata sottratta con la forza bruta la terra che coltivavano e le case in cui abitavano. Anche chi di loro ancora può vivere del proprio raccolto e abitare nella propria casa come si organizzerà? L’ANP è screditata ma, pure se non lo fosse, quale governo potrebbe gestire una regione con pezzettini di terra distribuiti a macchia di leopardo e con difficoltà di collegamento tra l’uno e l’altro?

    A tutti noi piacerebbe che quanto detto in conferenza stampa a Washington costituisca davvero la fine dei secolari problemi tra ebrei e arabi in quelle terre ma qualche dubbio non minore rimane. Il problema della convivenza tra ebrei e musulmani non è mai esistito nella storia. A differenza di ciò che hanno fatto i cristiani verso i seguaci di Abramo attraverso pogrom, emarginazioni, persecuzioni ed esilio forzato, gli Stati a maggioranza musulmana li hanno sempre accolti pacificamente e la coesistenza delle due religioni sullo stesso territorio non ha mai creato problemi di alcun genere, tanto è vero che quando gli ebrei furono cacciati dalla Spagna cattolica la maggior parte di loro trovò rifugio e benessere proprio ove a comandare erano i musulmani. Il vero problema è cominciato solo quando i sionisti hanno preteso la creazione dello Stato di Israele e l’ONU ne ha stabilito la nascita formale. Fu allora che, nonostante l’Arabia Saudita in un primo momento e su pressioni inglesi accettasse quella decisione, gli Stati arabi della zona si ribellarono e iniziò la prima delle sanguinose guerre tutte poi vinte da Israele.

    Con gli Accordi di Abramo era sembrato che ci si incamminasse verso una soluzione pacifica ma il problema dei palestinesi era rimasto in sospeso in attesa di (im)possibili nuovi sviluppi. Perfino Riad si stava preparando ad aderirvi e, probabilmente, gli attacchi di Hamas del 7 ottobre furono scatenati proprio per impedirlo. La comprensibile reazione israeliana ha rimesso in discussione persino quell’Accordo già raggiunto rendendo impraticabile la sua continuazione. Ora, se veramente finirà la carneficina di Gaza con l’intesa tra tutti gli Stati coinvolti, gli Accordi di Abramo potrebbero anche rinascere e allargarsi. Non va, tuttavia, sottovalutato il fatto che né a Washington né a distanza, alcun rappresentante dei palestinesi sia stato direttamente coinvolto.

    Dire quindi, come hanno fatto in conferenza stampa, che si “apre una storica pace definitiva” per tutto il problema medio-orientale può essere utile a un Trump che pretende di ottenere il premio Nobel per la pace, ma a chi osserva con obiettività i fatti sembra una vanteria più che esagerata. Forse, se non ci saranno colpi di coda di Hamas (destinata ad auto-annullarsi, cioè “suicidarsi”, secondo le intese annunciate da altri) la popolazione di Gaza potrà tirare un sospiro di sollievo, ma come la metteremo con l’insieme di tutti i palestinesi e della Cisgiordania in particolare?

  • Trump chiude il rubinetto all’ente che ha fatto emettere il mandato di arresto della Cpi per Putin

    Vladimir Putin è sotto mandato di arresto internazionale chiesto dalla Corte penale di giustizia (Cpi) perché accusato di sottrarre alle famiglie d’origine bambini in Ucraina per tramutarli in cittadini russi dopo averli assegnati a famiglie russe. L’accusa è stata mossa anche sulla base di una ricerca dello Yale School of Public Health’s Humanitarian Research Lab, che aveva documentato “un sistema su vasta scala di rieducazione, addestramento militare e dormitori senza precedenti” per gestire “a lungo” le migliaia di bambini ucraini (20mila secondo Kiev) rapiti in Ucraina e nei territori occupati sin dall’inizio dell’invasione nel 2022.

    Ora però, scrive il Financial Times, l’amministrazione Trump ha tagliato i finanziamenti per il laboratorio che ha anche smesso di trasferire i risultati delle sue ricerche alla Cpi (già fatta oggetto di sanzioni da parte del presidente americano), nel timore di ulteriori ritorsioni.

    Per i bambini ucraini è stata costituita “una vera e propria rete” di 210 siti, fra cui campi estivi, accademie militari, strutture mediche, campi in cui vengono sviluppati droni, strumenti per localizzare le mine, robot, di cui fa parte anche una base militare. Più della metà dei quali gestiti da entità di governo locali o federali, fra cui il ministero della Difesa e il dipartimento per la gestione delle proprietà del Cremlino. Nei due terzi di questi centri sono stati organizzati sforzi per la rieducazione dei bambini, in almeno 39 centri c’è stato indottrinamento e addestramento militare.

    Le dimensioni di questa rete hanno stupido i ricercatori che si aspettavano di scoprire un numero molto inferiore di siti. Alcuni di questi minorenni sono tornati a casa, alcuni altri sono stati individuati sui siti per le adozioni. Ma sono pochi. Melania Trump ha fatto pervenire a Vladimir Putin una lettera in cui chiedeva che i bambini fossero riportati alle loro famiglie.

     

  • Il diritto internazionale ormai non conta niente

    Siamo contenti che il pensiero della premier italiana vada al popolo ucraino e ai bambini uccisi, feriti e deportati, ma con i pensieri non si fermano le bombe mentre la Casa Bianca fa sapere, probabilmente pensando che siamo tutti scemi e non ci eravamo arrivati da soli, che le nuove violentissime aggressioni di Putin non vanno nella direzione della pace auspicata da Trump. Pace per la quale il presidente americano non fa assolutamente nulla se non blandire lo zar e fare affari di varia natura con lui.

    Le parole ci hanno stancato specie quando sono inconcludenti, contrastanti o menzognere e quelle di Trump lo sono da troppo tempo.

    Certo nessuno vuole una terza guerra mondiale perciò non stiamo chiedendo ai più o meno volonterosi occidentali di mandare nell’immediatezza truppe in Ucraina ma sappiamo tutti, molto bene, che le varie sanzioni contro la Russia sono servite a ben poco perché, più o meno tutti, hanno continuato, con le ben note triangolazioni, a trafficare con Putin ed i suoi amici mentre la Cina sta guadagnando enormemente vendendo componenti elettronici, e non solo, necessari ai  russi per i loro droni assassini.

    Tra le poche certezze che in questi anni ci sono chiare è che il diritto internazionale ormai non conta niente, le regole le fa la forza delle armi, la minaccia ed il ricatto prevalgono sul diritto, non c’è pietà per i civili, la giustizia la amministra il potere e gli affari privati sono più importanti di tutto.

    Questo è oggi il nostro mondo, inutile strapparsi le vesti su Gaza, senza per altro avere il coraggio di dire che la responsabilità è in primis di Hamas non solo per aver iniziato la guerra ma perché continua a volere una strage pur di non ridare gli ostaggi e di non lasciare libero, dalla sua tirannide, il popolo palestinese.

    Inutile proclamare ogni giorno, la propria vicinanza all’Ucraina quando gran parte delle armi promesse sono arrivate con grande ritardo e si è continuato a trafficare sotto banco con la Russia.

    Putin è un assassino che disprezza le leggi internazionali e non ha nessun rispetto per la vita umana.

    Trump è un affarista che ha perso il senso delle cose, sparando ogni giorno parole, che in un bar sarebbero definite cazzate, senza rendersi conto del danno che fa a tutta quella parte del mondo che ancora, disperatamente, crede nel diritto e nella democrazia.

    L’Europa, come direbbe Metternich, rischia di diventare sempre più un’espressione geografica se, in tempi brevissimi, qualcuno non sarà capace di un colpo di reni chiamando, chi ci sta, a quella famosa unione politica e difesa comune della quale sproloquiamo, inconcludenti, da anni.

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