Unione

  • Nel 2026 gli scambi commerciali nell’Unione eurasiatica supereranno i 100 miliardi di euro

    Il commercio reciproco tra i paesi membri dell’Unione economica eurasiatica (Uee) supererà i 100 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita di oltre il 6 per cento rispetto ai 95 miliardi registrati l’anno scorso. Lo ha dichiarato il presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev, presiedendo ad Astana la riunione del Consiglio economico eurasiatico supremo. La riunione si è tenuta in una data simbolica: il 29 maggio 2014 fu firmato ad Astana il trattato istitutivo dell’Uee. “L’Unione economica eurasiatica continua a mantenere una dinamica macroeconomica positiva”, ha affermato Tokayev, citando previsioni di crescita del Pil combinato dei paesi membri pari a circa il 2,5 per cento nel 2026 e nel 2027. Il Pil complessivo dell’Uea ha raggiunto i 3,02 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita del 16,6 per cento rispetto al 2020, mentre la produzione industriale è aumentata del 18,9 per cento nel quinquennio 2021-2025, raggiungendo 1,69 miliardi di dollari, e quella agricola del 12,4 per cento, a 167,5 miliardi di dollari.

    Tokayev ha tuttavia avvertito che le condizioni economiche globali restano difficili, citando previsioni del Fondo monetario internazionale (Fmi) che indicano un rallentamento della crescita mondiale al 3 per cento nel 2026. “In queste condizioni, i compiti di adattamento della nostra unione alle nuove realtà, di rafforzamento della resilienza interna e di aumento della competitività acquisiscono particolare rilevanza”, ha sottolineato. Il presidente kazakho ha indicato nella digitalizzazione e nell’intelligenza artificiale le priorità chiave per lo sviluppo futuro dell’Uee, osservando che gli investimenti globali nell’Ia hanno già superato mille miliardi di dollari e che il loro contributo all’economia mondiale potrebbe superare i sette miliardi di dollari nei prossimi decenni. Sul fronte nazionale, Tokayev ha reso noto che gli investimenti kazakhi in progetti innovativi sono aumentati di oltre cinque volte, con più della metà diretti al settore digitale, e che le esportazioni informatiche del paese hanno superato il miliardo di dollari. Alla riunione hanno partecipato il presidente della Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, il presidente del Kirghizistan, Sadyr Japarov, il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, il vice primo ministro dell’Armenia, Mher Grigoryan, e il presidente della Commissione economica eurasiatica, Bakytzhan Sagintayev.

  • Aspettative

    La vita è una rincorsa di giorni che a volte sembrano lasciare le cose immutate ed immutabili ed altre volte ci pongono di fronte ad eventi che stravolgono, in tutto o in parte, quello che conosciamo, o che crediamo di conoscere.

    Anche le persone migliori a volte commettono errori.

    Anche le persone peggiori a volte, molto raramente, commettono qualcosa di buono.

    Nelle ultime ore ho pensato molto, rifacendo anche pensieri già meditati nel recente passato, e con tutta la buona volontà non ho trovato gran che di positivo tra le molte parole dette e le azioni compiute dal Presidente Trump, con buona pace di chi pensava, fino a poco tempo fa, che fosse un interlocutore credibile, un alleato affidabile, un politico di spessore, dopo essere stato un imprenditore d’assalto.

    Chi è Trump abbiamo cominciato a vederlo con i suoi comportamenti e tradimenti verso l’Ucraina, le sue strizzate d’occhio a Putin, ma qualcuno rimaneva restio a comprendere, poi sono arrivate le sue piroette sui dazi, le sue minacce su tutto e tutti, le sue ridicole performance travestito da Gesù, Papa e re, le scellerate dichiarazioni sulla sparizione dell’Iran, i suoi propositi di annettersi Cuba piuttosto che la Groenlandia, la velleità di uscire dalla Nato ed ora l’annuncio di voler togliere i soldati americani da vari paesi europei, Italia compresa.

    Non ci sentiamo di fare ulteriori commenti, sul Patto Sociale la nostra posizione è stata chiara fin dall’inizio, ma ci sentiamo di augurare a tutti gli americani, ed in particolare ai repubblicani, di trovare la strada legale e democratica, attraverso il congresso ed ogni organismo deputato alla difesa della legalità, per impedire ad una persona pericolosa di continuare a nuocere al suo Paese ed al resto del mondo.

    Nel frattempo l’Unione Europea, come abbiamo detto e scritto per anni, trovi finalmente la capacità di dare seguito alle tante parole e promesse: l’Unione politica ed energetica, l’esercito e la difesa comune non possono attendere, ogni ulteriore indugio mette in pericolo i nostri popoli, la democrazia e la libertà anche dei nostri vicini.

  • Realizzare l’unione politica e la difesa comune con chi ci sta

    Più di un milione di ucraini sono senza luce e riscaldamento, con una temperatura a -20, mentre Putin continua gli attacchi sistematici alle strutture energetiche e alle civili abitazioni e manda uno dei suoi più fedeli faccendieri a trattare una Pace che parte dalla cessione del Donbass e altri vari territori, acquisiti con la forza, con l’inganno e in spregio a tutte le regole internazionali ed umanitarie.

    Il presidente ucraino ha rimarcato a Davos i tentennamenti dell’Europa, tentennamenti, ritardi che abbiamo più volte rimarcato in questi anni nei nostri articoli sul Patto Sociale e, ancora una volta, la causa è nell’incapacità dei governi europei di realizzare, per egoismo e miopia, quell’unione politica e di difesa comune senza le quali l’Europa è solo una grande zona commerciale, sempre più debole rispetto alle nuove realtà economiche e geopolitiche.

    Mentre si ridisegna l’assetto mondiale e perciò anche il futuro economico di diverse aree, mentre guerre di ogni genere seminano vittime e distruzione ed anche l’ambiente subisce le conseguenze dei veleni che le armi, sempre più distruttive, seminano nel terreno e nell’aria l’Europa disquisisce su temi marginali, fa dichiarazioni avventate, non dialoga alla pari né con gli alleati né è in grado di farlo con gli avversari.

    Quanto è avvenuto in questi quattro anni di guerra contro l’Ucraina, le molte, contrastanti, dichiarazioni di Trump sui dazi, sulla Groenlandia e sul nuovo governo venezuelano, seguito “all’esfiltrazione” di Maduro, gli arroganti ed offensivi interventi di molti del suo stretto entourage e quanto è avvenuto e sta avvenendo in Iran e a Gaza dovrebbero finalmente far capire, almeno ad alcuni degli Stati membri del Consiglio europeo, che non c’è più tempo per tergiversare.

    Davanti c’è solo una strada, realizzare l’unione politica e la difesa comune con chi ci sta, l’Europa concentrica che darà modo, a chi ora non si sente pronto, di aderire domani, basta seguire la strada che abbiamo intrapreso con l’euro, ma bisogna partire subito, abbandonando le piccole rivalità o le inutili paure.

    Chi non è in grado di avere una visione, chi continua a chiudersi, chi non sa affrontare le sfide, chi ignora i pericoli nascondendo la testa come gli struzzi, chi si sente migliore degli altri, chi pensa solo al consenso elettorale nel proprio paese stia pure fermo ma non impedisca agli altri di provare a costruire quell’Europa senza la quale i nostri giovani dovranno obbedire alle scelte di altri.

    Se oggi restiamo fermi siamo perduti perché senza Europa politica quella economica diventerà vassalla di interessi altrui.

  • Una nuova Convenzione

    La visita di Orban, a Roma ed in Vaticano, riconferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che Orban è completamente schierato con Putin e completamente avverso all’Unione Europea, della quale fa parte.

    Nella speranza che, prima o poi, il popolo ungherese possa trovare un altro leader, capace di guardare avanti e di proteggerli da ‘amici’ come Putin, è sempre più necessario che il Consiglio europeo possa votare a maggioranza, e non all’unanimità come ora.

    L’Unione è sicuramente in ritardo su molti importanti, urgenti appuntamenti, dall’unione politica alla difesa comune, e la presenza di Paesi che hanno leader che lavorano per tenere l’Europa bloccata o per portarla ad essere sempre più debole, impone scelte urgenti che sono state rimandate da troppo tempo.

    O alcuni Stati trovano il coraggio di dare il via all’Europa concentrica o, come dicono alcuni, a due velocità o noi rischiamo un futuro incerto e pericoloso.

    In attesa di questo coraggio andrebbe intanto dato vita ad una nuova Convenzione, simile a quella del 2002-2004 ma più adeguata all’attuale realtà, per presentare un progetto, un assetto che, rivedendo i Trattati di Roma, dia nuovo impulso e obiettivi certi e realizzabili, se poi qualche paese intendesse uscire dall’Unione lo dica ora e non continui ad azzoppare gli altri.

    Le decisioni non possono più attendere, personaggi come Orban stanno diventando un pericolo e non si può immaginare di dare il via all’adesione di nuovi paesi avendo all’interno dell’Unione chi parla ed agisce per renderla sempre più inefficiente e debole verso Putin.

  • Venerdì 9 maggio

    Il 9 maggio, la giornata dell’Europa, sarà l’Alba di una certezza o solo un nuovo invito alla speranza?

    L’Europa c’è ma non si sente perché ancorata a vecchi trattati che non consentono di creare quell’Unione politica tanto decantata a parole, tante volte promessa e mai realizzata.

    Senza Unione politica non ci può essere una difesa comune, organica ed efficiente, problema quanto mai attuale in questi tempi bui e violenti.

    Senza l’Unione politica non ci può essere vero potere contrattuale in campo economico né possibilità di sederci ai vari tavoli per parlare di pace, giusta e duratura, laddove le guerre massacrano ogni giorno persone inermi o il terrorismo tiene in scacco stati e popolazioni.

    Senza Unione politica non si avrà mai una seria, concreta, iniziativa per il Mediterraneo sia per sconfiggere la tratta degli esseri umani che un’immigrazione incontrollata ed incontrollabile e per dare ai paesi africani certezze di sviluppo senza doversi sottomettere alle nuove colonizzazioni di Russia e Cina.

    Senza Unione politica l’Europa non conterà all’interno della Nato né potrà essere elemento moderatore tra gli interessi delle super potenze, Stati Uniti, Cina, Russia che oggi si contendono il monopolio di larghe parti del mondo mentre l’India cresce e prima o poi non solo l’Asia ed il Medio Oriente vorranno avere maggiore peso.

    Possa quest’anno, nel giorno dell’Europa, concretizzarsi nei fatti, non nelle parole la promessa dell’Unione politica e se i governi non comprendono per logiche di parte siano i cittadini a tornare a far sentire la loro voce.

  • L’Europa ha due problemi da risolvere

    L’Europa ha due problemi da risolvere: la pace giusta e in sicurezza dell’Ucraina e il diritto – dovere di garantire l’Indipendenza e la democrazia agli europei.

    L’incontro di Londra è stato utile da un lato perché, a fronte della postura americana pro Putin, ha registrato e comunicato una reazione quanto mai necessaria, affinché Gran Bretagna ed Europa assumessero le loro responsabilità per garantire l’Ucraina, ma dall’altro lato non ha affrontato affatto il conseguente tema di come garantire l’indipendenza, la democrazia e lo stile di vita degli europei.

    Infatti si è preferito insistere su un tema che non dipende più dagli europei, e cioè il mantenimento dei rapporti di alleanza tra l’Europa e gli USA.

    Una incredibile perdita di tempo sul principio che “le alleanze non si devono rompere” che “non c’è futuro senza la partecipazione degli USA”, che occorre “mantenere l’Unità dell’Occidente”, come se le soluzioni fossero nelle mani degli Europei.

    Sembra lo stesso criterio dei pacifisti che invocavano iniziative diplomatiche ai Paesi occidentali per fare cessare la guerra e non le chiedevano mai a chi la guerra l’aveva iniziata, che non a caso era lo stesso Putin che si rifiutava di farla cessare.

    Se una guerra non finisce, o una alleanza di 80 anni viene di fatto messa in discussione, è perché c’è chi evidentemente ha nuovi obiettivi, che, per l’attuale governo americano, sono l’inedita alleanza tra USA e Federazione Russa, in funzione anti Cina.

    Ciò comporta la fine della guerra con concessioni unilaterali all’aggressore, perché il conflitto deve cessare con vantaggio per Putin, che pur non essendolo, diventa il vincitore, senza pagare i danni dei disastri di tre anni di bombardamenti, che saranno generosamente caricati agli Stati Europei, che però non devono partecipare alla conferenza di pace, ma solo pagare i costi della ricostruzione, ed il tutto per favorire la nuova alleanza tra Russia e USA, che difficilmente potrà funzionare.

    Fin qui il dramma ucraino e in parte europeo. Ma c’è di più!

    Perché gli USA vogliono mettere mano sulle “terre rare” ucraine, ma si rifiutano di garantire la sicurezza dell’Ucraina post guerra? Perché se lo facessero, con certezza assoluta, la Russia non potrebbe attaccare di nuovo, per la terza volta l’Ucraina, e questo non piacerebbe a Putin. Non facendolo, la Russia potrebbe anche non attaccare, ma se lo volesse fare, non avrebbe alcun problema e quindi, in ogni caso, condizionerà il futuro dell’Ucraina.

    Stessa cosa, se ci si pensa bene, per gli Stati Europei, con i quali gli USA potrebbero a loro convenienza ricordarsi della Nato, o anche no, oppure con alcuni si e con altri no.

    E non fa bene agli europei vivere in questa realtà priva di certezze, e con un vicino di casa in evidente posizione di forza, fissato a ricostruire l’impero dello Zar.

    Se questo è il nuovo quadro, come è possibile che i leader degli stati europei possano continuare a insistere con ipotesi inesistenti di ricuciture a sostegno del mantenimento di rapporti di fatto cancellati dalle nuove strategie USA? “Essendo nata l’Europa per fottere gli USA”, come amabilmente ha dichiarato il Presidente Trump, non c’è nessuno che lo possa convincere a modificare le sue strategie, che semmai saranno piuttosto sconfessate da Putin. Per questo ascoltare il Presidente Macron parlare di “Autonomia strategica” per l’Europa è come sentire Putin parlare di “Operazione Militare Speciale” e cioè l’uso di un linguaggio paludato per non esprimere in chiaro le vere priorità.

    Non c’è alcuna speranza di armare seriamente l’Europa senza dare luogo alla veloce realizzazione della Federazione degli Stati d’Europa con chi ci sta, per avere Governo ed esercito unici, e consentire all’Europa il diritto di diventare superpotenza.

    Ed ha ragione il Premier Polacco Donald Tusk, quando sostiene che 500 milioni di europei (Ucraina compresa), stanno chiedendo con insistenza a 300 milioni di americani di difenderli da 140 milioni di Russi.

    Ed invece l’Europa non è così mal messa e costretta a pietire aiuti, perché è pur sempre il mercato più grande e ricco del mondo, ha persone e risorse di altissima qualità e prestigio, storia, cultura e senso pieno e vero della democrazia (e per questo aborrisce l’assenza dei controlli e delle regole sui social, che invece per la democrazia americana dell’attuale governo costituiscono violazione dei diritti alla libertà di parola, come se le menzogne possano essere diritti e non reati di manipolazione della verità).

    Purtroppo al momento non è una potenza militare, perché era più comodo restare sotto l’ombrello USA, ma questo non significa, anche grazie all’alleanza con la Gran Bretagna, che non si possa realizzare ed anche in tempi brevi. Ma soprattutto occorre capire che non c’è nessun’altra soluzione, in un mondo stravolto da tre superpotenze aggressive, vogliose unicamente di espansione, e che non vogliono che nasca una Federazione Europea, perché solo lasciando divisi gli stati europei, potranno godere della migliore preda al mondo, ricca e disarmata.

    Per questo continuare l’ideologia della difesa della sovranità dei singoli stati è un suicidio, anche perché la Federazione degli stati d’Europa è cosa molto diversa dell’Unione Europea, oggetto di critiche feroci da parte dei sovranisti, perché la Federazione rende uguali tutti i cittadini europei con la cittadinanza e il diritto di voto.

    E allora si operi con coraggio e da subito, con chi ci sta, alla costituzione della Federazione Europea con un numero ridotto di poteri federali, ma essenziali alla funzionalità di una istituzione fondamentale per difendere l’indipendenza, la libertà, l’identità dei popoli europei e il loro stile di vita dalle aggressioni dei lupi che vogliono sottomettere il Pianeta. Prima l’Europa e gli Europei.

  • Oggi la festa dell’Europa

    Ma festa non sarà veramente fino a che non avremo l’Unione politica, la difesa comune, l’ammodernamento dei Trattati di Roma per portare l’Unione ad avere finalmente un ruolo centrale nello scacchiere mondiale.

    Festa non sarà fino a che non avremo pace e giustizia in Ucraina ed in tutti quei paesi che chiedono di essere liberarti dalle minacce di Putin e festa non sarà fino a che non sapremo guidare la globalizzazione, difendere l’ecosistema senza chinare la testa davanti agli integralisti del profitto o della decrescita, festa non sarà senza la capacità di avere una visione chiara del nostro destino che non può prescindere dal destino degli altri

    L’Europa, il nostro sogno diventi realtà.

  • Rafforzare l’anima dell’Europa: così la Presidente Von der Leyn durante il discorso sullo stato dell’Unione

    La Presidente Ursula von der Leyen ha pronunciato il suo secondo discorso sullo stato dell’Unione al Parlamento europeo ponendo l’accento sulla ripresa dell’Europa dalla crisi COVID-19 e sulle azioni necessarie per una ripresa duratura che apporti benefici a tutti: dalla preparazione sanitaria alla dimensione sociale, alla leadership tecnologica, a un’Unione della difesa.

    La Presidente von der Leyen ha descritto come l’Europa possa garantire una ripresa duratura preparandosi ad affrontare le future crisi sanitarie, grazie all’autorità HERA, sostenendo la vaccinazione in tutto il mondo e assicurando una ripresa economica solida e vantaggiosa per tutti.

    Von der Leyen ha evidenziato inoltre l’importanza di rimanere fedeli ai nostri valori e ha ricordato il dovere dell’Europa di occuparsi dei più vulnerabili, difendere la libertà dei media, rafforzare lo Stato di diritto nella nostra Unione e valorizzare i giovani. Per questo motivo ha proposto di proclamare il 2022 Anno europeo dei giovani.

    L’Europa continuerà ad agire nel mondo avendo come obiettivo il bene comune. Per questo motivo, la Presidente von der Leyen si è impegnata a proseguire il lavoro volto a incoraggiare i partner mondiali ad agire per contrastare i cambiamenti climatici. Di fronte ai recenti sviluppi in Afghanistan, la Presidente ha inoltre annunciato un aumento degli aiuti umanitari agli afghani e ha sottolineato l’importanza, per l’Europa, di sviluppare le proprie capacità di difesa.

    Von der Leyen ha elogiato, durante il suo intervento, la campionessa paralimpica italiana Bebe Vio definendola “una leader, immagine della sua generazione, da cui trarre ispirazione” per la sua determinazione, aggiungendo “mi sono innamorata di lei quest’estate”…“rappresenta l’anima e i valori dell’Unione europea”. Alle parole della presidente ha fatto seguito un lungo applauso di tutto l’emiciclo per la campionessa italiana, emozionatissima.

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