uomo

  • Tatanka

    Dicono alcune ricerche scientifiche che quando un cane ti lecca la pelle non sta semplicemente dando un bacio.

    E non è un errore pensarlo così, perché in fondo un bacio lo è davvero.

    Ma è anche molto di più.

    Oggi Tatanka, grande, nera, bellissima, ha appoggiato su di me la sua lunga lingua come se stesse leggendo una storia scritta sulla mia pelle.

    Non mi stava salutando. Mi stava ascoltando.

    Con quel gesto lento e paziente stava raccogliendo informazioni invisibili: feromoni, tracce di vita, il sale delle lacrime non versate, e il dolore che ancora abitava il mio corpo dopo un piccolo incidente.

    Lei lo sentiva. Io no.

    I cani hanno sensori che arrivano dove le parole non sanno andare.

    Per loro leccare è amare, ma è anche curare.

    È un gesto antico, imparato dalla madre, che lo faceva per calmare, per rassicurare, per dire: “Non temere, sei al sicuro”.

    Tatanka stava facendo proprio questo con me.

    Non cercava gioco, non chiedeva attenzione.

    Stava cercando il mio dolore, anche quello che viveva nascosto nella mente, quello che nasce dallo stress, dalla tristezza, dai momenti fragili che non raccontiamo a nessuno.

    Lei li percepiva attraverso segnali chimici che io e gli altri non potranno mai sentire.

    E con la sua lingua cercava di portarli via, come se potesse pulire la mia tristezza, come se potesse alleggerirmi.

    Era il suo modo di dirmi: “Lascia che ti aiuti”.

    La sua mamma le aveva insegnato così.

    Una mamma che ora corre libera nel paradiso dei cani, ma che vive ancora in ogni gesto d’amore che Tatanka dona.

    Quello che ho ricevuto non è stata saliva sulla pelle.

    È stata medicina silenziosa. È stato affetto puro.

    Forse è lo stesso gesto che compiamo anche noi con i nostri cuccioli umani, quando li stringiamo senza parole.

    E se imparassimo ad ascoltare davvero questi momenti, capiremmo che loro, più di chiunque altro, sanno insegnarci cos’è l’amore.

     

    Quindi devo dirti grazie Tatanka per il tuo gesto.

  • Il lupo? Una vittima della cultura ‘woke’ che antepone i desideri alla realtà

    In un’epoca in cui la memoria storica viene cancellata se urta la sensibilità attuale e in cui a Cristoforo Colombo viene attribuita la colpa di aver posto le premesse della tratta degli schiavi verso il Nord Americana prima e piuttosto che il merito di aver scoperto l’America, il lupo potrebbe forse invocare una revisione delle favole visto la fama sinistra che gode alla luce di racconti come ‘Cappuccetto Rosso’.

    Del resto, nel momento in cui si fanno i conti coi dati reali piuttosto che coi desiderata, il lupo ha anche le sue buone ragioni da far valere. Intanto, come ha ricordato una sentenza del 2024 emessa dal Tar dell’Alto Adige che ha bloccato l’abbattimento di due lupi deciso dalla Provincia di Bolzano, il lupo è una specie protetta sulla base di direttive dell’Unione europea e quindi il suo abbattimento è ammesso solo come extrema ratio, quando non si può fare altro per proteggersi da aggressioni che rientrano nella sua natura di animale cacciatore. Ma a monte, come evidenzia la zoologa Mia Canestrini, si tratta proprio di superare lo stereotipo che vuole il lupo come una creatura malvagia da cui difendersi anche uccidendolo. «Il lupo non è né buono né cattivo – fa presente Canestrini -. Dovremmo smettere di applicare alla realtà i criteri di un film di Walt Disney. Sicuramente nasconde tratti sociali sorprendenti, che lo rendono incredibilmente simile all’uomo nel bene e nel male, se proprio dobbiamo usare questi concetti. Nel suo gruppo, per esempio, il lupo è molto solidale con il resto dei componenti; se un membro del branco viene ferito anche gravemente gli altri non lo abbandonano, cercano invece di garantirgli la sopravvivenza proteggendolo e nutrendolo».

    «Il problema – osserva ancora la dottoressa – non sta nei lupi ma nella prevenzione: informare, educare, sensibilizzare. Non so quanto si sia investito nella prevenzione ma in 20 anni di attività al fianco degli allevatori per gestire il conflitto con il lupi sono state più le vittorie che le sconfitte. Abbiamo portato i danni a zero o a un numero irrisorio di capi persi. Le uniche aziende che hanno continuato ad avere attacchi erano quelle che rifiutavano qualsiasi strumento di prevenzione».

  • Il contagio emotivo

    L’etologia, e non solo, ci ha spiegato l’importanza del contagio emotivo che rende possibili le comunicazioni tra gli umani e gli animali con i quali convivono.

    Attraverso il contagio emotivo ci si capisce col proprio cane, gatto, cavallo come con qualunque animale con il quale si sia intessuto un rapporto fin dai suoi primi mesi di vita.

    E attraverso questo contagio emotivo noi comprendiamo le esigenze dell’animale che comunica con noi e che a sua volta intuisce i nostri stati d’animo.

    Mentre ogni giorno di più gli umani trovano e stringono un rapporto emotivo con gli animali da compagnia, basta pensare al numero di cani e gatti che vivono nelle nostre case, diventa sempre più difficile lo scambio emotivo, di sensazioni e di pensieri espressi, tra le persone che vivono nella stessa casa.

    Genitori e figli che non comunicano ciò che è essenziale, che non hanno un contagio emotivo in grado di aiutarli per prevenire tanti dei tragici avvenimenti che ogni giorno leggiamo sui giornali.

    Si può parlare di cose banali e superflue ma non si è più in grado di riconoscere il disagio degli altri, in casa, come a scuola o nel posto di lavoro perché il contagio emotivo non può esistere in quanto è privato della comunicazione visiva, dell’osservazione dei gesti, dell’interesse alla comprensione ed alla condivisione.

    La costante presenza di un oggetto tecnologico tra le nostre mani e davanti ai nostri occhi, la dipendenza sempre più forte tra ciò che la rete ci fa vedere rispetto a quanto potremmo direttamente vedere, osservare, analizzare e capire intorno a noi interrompe ogni possibilità di comunicazione emotiva e sensoriale.

    Un cucciolo di animale lo possiamo crescere e con lui comunicheremo ogni giorno di più fino alla sua morte, un figlio, un nipote, un essere umano, che abbiamo conosciuto ed amato fin dal momento nel quale è venuto al mondo, lentamente ed inesorabilmente rischia di allontanarsi da noi appena avrà la possibilità di interfacciassi con la rete e con l’intelligenza artificiale rischiamo, ognuno di noi, di non riuscire più ad interfacciassi neppure con noi stessi se non saremo capaci di  tornare a capire l’importanza, la necessità del contagio emotivo.

  • Il miglior amico dell’uomo

    Riceviamo da un nostro lettore, che a sua volta l’ha ricevuta, questa poesia sapendo che molti nostri lettori sono compagni ed amici dei cani.

    Se hai paura di avermi dato

    poche carezze, sappi che

    non ne ho scordata nemmeno una.

     

    Se sei pentito di avermi sgridato

    anche solo una volta,

    sappi che io nemmeno me la ricordo.

     

    Se pensi di avermi lasciato troppo tempo

    da solo, sappi che io ti ho sempre aspettato.

    Se temi di avermi dedicato poco tempo,

    sappi che io, anche di quel poco,

    ne ho goduto ogni istante.

     

    Se credi di aver giocato poco con me,

    sappi che io non ho mai contato

    le volte in cui mi hai lanciato la pallina.

     

    Se pensi che io abbia dimenticato il tuo

    profumo, sappi che anche adesso lo sto

    annusando nel vento.

     

    Se tu volessi rinascere in un’altra vita,

    sappi che io vorrei essere il tuo cane

    anche in quella.

     

    Se sei convinto di avere qualche difetto,

    sappi che per me tu sei stato

    la perfezione.

     

    Se credi che l’amore possa avere una fine,

    sappi che nel mio cuore il posto

    per l’amore è infinito.

     

    Se pensi di nutrire dei rimpianti

    verso me, sappi che io non cambierei

    un solo secondo della vita che ho

    trascorso con te.

     

    Se credi che io non senta più la tua voce

    quando mi chiami, basta che tu affidi

    alla brezza della sera il compito

    di portarmi le tue parole.

     

    Se pensi che io possa scordare il tuo viso,

    sappi che avrei voluto vivere solamente

    per godere di un tuo sguardo.

     

    Se credi che avrei potuto amare

    qualcuno più di te, sappi che io ti ho

    amato più di me stesso.

     

    Se pensi che mi sarebbe piaciuto

    sdraiarmi su di un morbido divano,

    sappi che con te avrei dormito

    anche sui sassi.

     

    Se credi che io volessi più di ciò

    che mi hai dato, sappi che io mi sono sempre sentito il cane più felice

    e ricco del mondo.

     

    Se a volte ti sei sentita solo, sappi che io

    non ho mai lasciato il mio posto accanto

    a te.

     

    Se pensi che la mia vita sia stata breve,

    sappi che io non avrei voluto vivere

    nemmeno un minuto in più se non lo

    avessi passato al tuo fianco.

     

    Se temi che io non sia più vicino a te,

    sappi che appena chiuderai gli occhi

    io mi addormenterò al tuo fianco.

     

    Se pensi di non aver fatto la scelta giusta,

    sappi che io mi sono sempre fidato di te.

    Sempre.

     

    Se sogni un giorno di potermi rivedere,

    sappi che sarò lì ad aspettarti,

    come ho sempre fatto.

  • Cani, gatti e consapevolezza degli ‘umani’

    Secondo il rapporto Eurispes gli italiani sono sempre più pronti ad adottare un animale da compagnia prendendolo da un rifugio, gattile o canile, piuttosto che acquistarlo anche se, purtroppo, vi sono ancora persone che per l’acquisto si affidano alla Rete e, inconsapevolmente, finiscono spesso per finanziare quelle associazioni criminali che contrabbandano cuccioli.

    Alcuni dati ripresi in un articolo dell’Espresso, a firma Viola Carognani, evidenziano come non tutti coloro che divengono “gli umani“ di un cane o di un gatto siano consapevoli dell’impegno che la convivenza comporta. Sempre nello stesso articolo si torna ad affrontare il tanto dibattuto tema della vendita di animali nei negozi, come se fossero oggetti e non esseri senzienti. Su questo tema la Francia ha già legiferato vietando che i cuccioli di animali siano venduti nei negozi.

    La convivenza con un animale da compagnia comporta nuovi stili di vita anche per gli umani. Dovremmo sapere tutti che anche se un gatto può stare più tempo da solo ha poi bisogno di giocare, interagire, sentirsi attenzionato e il cane, oltre alle manifestazioni d’affetto ed al gioco, ha anche bisogno di fare passeggiate, di muoversi all’aperto, non solo per fare i suoi bisogni fisiologici.

    Nel 2023 è ancora aumentato il numero delle famiglie nelle quali vivono uno o più animali da compagnia, gli animali sono sempre più parte della nostra vita ed i bambini che possono crescere con loro imparano di più cosa significa occuparsi di un altro, sentire quell’empatia che, anche per l’uso eccessivo della Rete dove i rapporti interpersonali sono privi di contatto autentico, aiuta in tutte le relazioni ad impedire inutili conflitti.

    Ora che comincia il tempo delle vacanze è necessario programmarle anche tenendo conto dei nostri amici animali e ciascuno di noi deve sentirsi impegnato a combattere gli abbandoni.

  • La moralità degli animali

    L’etologo Marc Beckoff, autore del libro ‘La vita morale degli animali’, in un’intervista rilasciata anni fa al quotidiano La Stampa dichiarò, tra l’altro: «Se noi decidiamo di lanciare un missile siamo convinti di non mettere a repentaglio la nostra incolumità anche se non rispettiamo le regole, negli animali sociali si rispettano invece le regole e chi non lo fa è pesantemente sanzionato. Gli animali sono più morali di noi. Se osserviamo i comportamenti morali vediamo che sono divisi in tre categorie: la cooperazione, l’empatia e la giustizia. Nel primo gruppo troviamo l’altruismo, la reciprocità, la lealtà e la fiducia; nel secondo la compassione, il dispiacere, la capacità di consolare; nel terzo la condivisione, l’equità, la correttezza e il perdono. Questi comportamenti li ritroviamo negli animali sociali, come spesso negli esseri umani, i quali però nell’attuale società sembrano sempre meno capaci di dare loro corso, in sintesi di provare empatia”.

    Beckoff, a fronte di tutti gli studi compiuti direttamente sul campo osservando in natura gruppi di animali sociali, sostiene che la moralità, come la giustizia, per gli animali non è una questione astratta come per gli esseri umani, per i quali notoriamente le regole cambiano a seconda delle cultura dominante. Infatti, dimostra con chiari esempi come i comportamenti degli animali siano pratici e di conseguenza nel branco sono puniti gli imbroglioni, gli aggressivi, e quanti non cooperano. «La moralità è un insieme di comportamenti correlati e indirizzati verso gli altri per regolare le relazioni all’interno dei gruppi sociali», afferma Beckoff. E’ quindi necessario, per vivere in un branco, che vi siano requisiti condivisi, norme comportamentali stabilite e l’abilità di prendere decisioni. Lo vediamo anche quando osserviamo gli animali domestici giocare tra loro, anche se gli animali da compagnia, vivendo con noi, e quindi meno a contatto coi loro simili, a volte dimenticano le regole della convivenza che vigono nel branco. In natura i lupi ad esempio, o i coyote, giocando si mordono, si spintonano senza farsi male, mentre nell’area cani possono succedere litigi, anche violenti.

    La moralità, sostiene Beckoff, è una necessità, un modo per adattare i singoli alla vita sociale del gruppo, perciò vi è un legame tra evoluzione morale e sociale. Queste regole, che guidano anche le società umane, sono però spesso infrante dall’uomo, sia all’interno dello stesso nucleo, Paese, nazione o famiglia, che tra nuclei diversi e nel momento nel quale si creano violazioni delle regole si arriva a manifestazione di autentica malvagità, quella malvagità che negli animali non esiste.

    L’animale uccide per mangiare, spesso l’uomo uccide per piacere o perché la parte violenta prevarica su tutto. Lo vediamo nelle guerre, anche ai giorni nostri, dovendo prendere atto che gli orrori del passato non sono un deterrente sufficiente rispetto alla capacita di commettere nuove barbarie. Nelle guerre infatti, anche oggi, nonostante tutto il progresso tecnologico, che purtroppo non sempre corrisponde ad un progresso di civiltà, nonostante tutte le conoscenze che abbiamo sulle devastanti conseguenze che hanno avuto i delitti del passato, si commettono ancora azioni di pura crudeltà con feroce accanimento contro gli inermi e i civili.

    L’etologia è perciò una scienza che, anche per chi non può studiarla direttamente in natura osservando il comportamento degli animali sociali, può essere molto utile per capire meglio la condotta degli uomini e per cercare di far crescere una cultura di maggior rispetto reciproco.

  • Cambiare sesso passa di moda: crescono i pentiti e scattano i primi divieti

    In Inghilterra e in America, dove tanti adolescenti vengono operati per cambiare sesso, aumentano e i ‘pentiti’ ed i segnali che stanno arrivando da Inghilterra e Stati Uniti indicano una chiara inversione di tendenza: il governo britannico ha chiuso il Gender identity development service (Gids) della clinica Tavistock, tempio della psicoanalisi infantile e unico ospedale pubblico del Regno Unito dedicato alla disforia di genere dei minori. In seguito a un rapporto che ha riscontrato «forti criticità», il sospetto è che il Gids incoraggi i trattamenti con troppa disinvoltura. Stessa imputazione pende sul Transgender Center della Washington University (Usa) su cui il procuratore generale del Missouri ha aperto un’inchiesta. Le testimonianze riferiscono una totale anarchia terapeutica, assenza di protocolli formali e accanimento nei confronti dei «detransitioners», isolati come reietti. Anche in Europa, la preoccupazione che troppi bambini possano essere messi inutilmente a rischio ha spinto nazioni come Finlandia e Svezia (primo al mondo ad autorizzare la transizione a spese dello Stato, nel 1972) a limitare l’accesso alle cure. Unica a non fare marcia indietro, al momento, è la Spagna.

    Le cliniche pediatriche di genere negli Usa sono passate da zero a più di 100 negli ultimi 15 anni. Secondo uno studio della società Komodo Health Inc, i bambini e adolescenti americani tra 6 e 17 anni che hanno iniziato ad assumere ormoni o bloccanti della pubertà dal 2017 al 2021 sono più che raddoppiati, senza considerare quelli che affrontano l’intervento chirurgico. La gender industry nel 2022 è arrivata a fatturare solo per la chirurgia 623 milioni di dollari (dati Global Market Insight), anche perché non ha bisogno dell’approvazione di Fda mentre ha ricevuto facilitazioni dall’amministrazione Obama nel 2016 che garantisce il cambio di sesso è garantito in diversi Stati anche alle famiglie a basso reddito attraverso il programma Medicaid. Uno studio p condotto dal Dipartimento della Difesa e pubblicato a maggio 2022, ha segnalato però che oltre il 25% dei pazienti che ha iniziato il percorso per cambiare sesso prima dei 18 anni ha smesso di assumere i farmaci.

    Le detransizioni restano più circoscritte, perché più difficoltose del semplice smettere di assumere farmaci, ma chi ha studiato l’argomento ha individuato che il pentimento in chi cambia genere sembra riconducibile a due motivi: scarsa sicurezza dei trattamenti e diagnosi affrettate per la disforia di genere. Le diagnosi, necessarie per accedere ai trattamenti, sono cresciute dalle 15.172 del 2017 alle 42.167 del 2021 ma in esse finiscono per essere ricondotti anche molti disagi adolescenziali, sociali o psicologici. Uno studio della California ha scoperto che il 25% degli 869 pazienti con vaginoplastica è stato ricoverato, e rioperato, per emorragie o lesioni intestinali. Le femmine soffrono spesso di atrofia vaginale, causata dal testosterone. Altro effetto è il calo della densità ossea. All’assenza di protocolli di trattamento ex-post si aggiunge lo stigma sociale: molti detransitioners hanno denunciato una perdita di sostegno da parte della comunità Lgbtq+, esperienze deludenti con i medici e isolamento. Negli Usa il percorso di cambiamento di sesso viene chiamato «modello affermativo» (l’idea è che sia il ragazzo o la ragazza a poter decidere il proprio sesso). Ma appare in realtà negativo e fonte di profonde solitudini.

  • Mentre si discute di regole comuni l’intelligenza artificiale prende sempre più potere sulla nostra vita

    Da molti anni nel mondo occidentale, grazie alla libertà, c’è sovrabbondanza di informazioni ma, grazie alla mancanza di controlli, per verificare che le regole siano rispettate, c’è anche sovrabbondanza di notizie fasulle e di disinformazione.

    L’arrivo dell’intelligenza artificiale, messa di fatto alla portata di tutti senza avere prima stabilito come usarla senza procurare ulteriori danni, sta portando sempre più, per larghe fasce di cittadini, a partire dagli Stati Uniti, alla scomparsa della verità, della stessa realtà.

    Con l’intelligenza artificiale si creano mondi che non esistono, teorie complottiste basate su fantasie tradotte in realtà da una documentazione visiva creata artificialmente.

    Troppe persone ormai vivono in un mondo parallelo, avulse da ciò che effettivamente accade e chi cerca di difendersi non sa a chi credere, non sa se l’articolo che sta leggendo è stato scritto da un giornalista o dall’intelligenza artificiale, non sa come potrebbe cambiare la sua vita se potenze straniere ostili cominciassero a entrare, subdolamente, in casa sua instillando, giorno per giorno, una verità diversa, artefatta, creata per confondere il reale e poi annientarlo.

    Dall’Unione Europea e da molti governi si cerca di trovare una soluzione, delle regole comuni ma, come sempre, si è partiti tardi, molto tardi e mentre si esamina e si discute l’Intelligenza artificiale prende sempre più spazio e potere nella nostra vita e sulla nostra vita.

  • Siamo davvero sicuri di doverci difendere dai lupi?

    Da qualche tempo sono decisamente in aumento, nei quotidiani editi in certe province, articoli sempre più inquietanti che spingono a togliere il lupo dalle specie protette.

    Amministratori della Lega e cacciatori, specialmente, supportati da qualche agricoltore del nord, sembra che nel centro e nel sud il problema non sia sentito, forse per un miglior rapporto con l’ecosistema e la natura, si affannano a parlare di un aumento di lupi preoccupante.

    In Italia, dai dati oggettivi, i lupi sono poco più di tremila e quasi ogni giorno si trovano carcasse di lupi uccisi da veicoli, morti per avvelenamento, per esche avvelenate o perché hanno mangiato animali a loro volta avvelenati, o sparati oltre, ovviamente, a quelli morti per cause naturali.

    Pensiamo che nella sola provincia di Piacenza, nel 2022, sono stati trovati morti per le strade più di 14 lupi.

    Da anni la direttiva europea HABITAT ed altri ulteriori interventi hanno stabilito che i governi nazionali, con fondi ad hoc, risarciscano i danni, se effettivamente comprovati, subiti dagli allevatori per l’uccisione di animali dall’allevamento da parte dei lupi, inoltre ci sono fondi regionali per provvedere all’installazione di dispositivi di difesa e sono donati agli allevatori cani antilupo, come il pastore maremmano e abruzzese.

    Bisogna inoltre ricordare che i lupi possono avvicinarsi agli allevamenti quando sulle concimaie sono buttate le placente e le carcasse di animali morti mentre, per legge, dovrebbero essere smaltite per incenerimento da un apposito servizio. Se a questo aggiungiamo la triste abitudine di lasciare in giro o vicino a casa immondizie alimentari risulta evidente che i lupi, come altri carnivori del bosco, possano essere attirati più vicino all’abitato.

    E’ per molti ormai evidente che la furia che si è scatenata contro lupi ed orsi ha motivazioni diverse rispetto alla effettiva necessità di difendersi dalla loro pericolosità.

    La verità è che l’uomo ama più convivere con il cemento che con la natura e che l’irrefrenabile voglia di dominare un animale e di esercitare potere e violenza è troppo forte nonostante la nostra presunta civiltà.

  • Non cadere nel tombino

    In Italia in 30 anni ci sono stati 30.000 errori giudiziari che hanno portato ingiustamente in carcere, per mesi, per anni, per decenni persone innocenti privandole di una parte, a volte considerevole, della loro vita con tutto quanto ne consegue per le relazioni famigliari, interpersonali, per il lavoro, la vita sociale e la salute mentale.

    Questi errori hanno avuto un rilevante peso economico sia per i singoli, ingiustamente detenuti, che per lo Stato che ha dovuto, giustamente, provvedere, anche se a volte in ritardo, ai risarcimenti.

    Il Ministro della Giustizia ha dichiarato che nel 2026 si arriverà finalmente al pieno dell’organico, intanto i tribunali sono intasati, da anni, da pratiche e processi inevasi e non si sa come risolvere il problema nell’immediato.

    Il digitale corre veloce e forse un domani saremo giudicati, assolti o condannati, dall’intelligenza artificiale, Dio ce ne scampi, sta però di fatto che più gli enti pubblici sono informatizzati e meno funzionano le cose, basti pensare all’impossibilità di accedere ai siti delle questure, per prenotare l’appuntamento per il rinnovo del passaporto, o le attese di mesi per avere, Milano o Roma è indifferente, la carta d’identità.

    Nessuno sembra accorgersi dei disagi che i cittadini stanno subendo, in speciale modo i più anziani ed i meno esperti nell’informatizzazione, abbiamo una società solo per giovani mentre la maggioranza della popolazione è anziana, un problema la denatalità ma un problema anche non comprendere le difficoltà di chi non smanetta sui social.

    Siamo assolutamente favorevoli ai grandi progetti, purché si realizzino effettivamente, ma mentre si guarda alle mete più in alto sarà bene che governo ed opposizioni, nazionali, regionali e locali, guardino anche in basso dove vive e sgomita la gente comune. Inoltre guardando sempre e solo in alto si rischia di cadere in un tombino rimasto aperto.

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