Dicono alcune ricerche scientifiche che quando un cane ti lecca la pelle non sta semplicemente dando un bacio.
E non è un errore pensarlo così, perché in fondo un bacio lo è davvero.
Ma è anche molto di più.
Oggi Tatanka, grande, nera, bellissima, ha appoggiato su di me la sua lunga lingua come se stesse leggendo una storia scritta sulla mia pelle.
Non mi stava salutando. Mi stava ascoltando.
Con quel gesto lento e paziente stava raccogliendo informazioni invisibili: feromoni, tracce di vita, il sale delle lacrime non versate, e il dolore che ancora abitava il mio corpo dopo un piccolo incidente.
Lei lo sentiva. Io no.
I cani hanno sensori che arrivano dove le parole non sanno andare.
Per loro leccare è amare, ma è anche curare.
È un gesto antico, imparato dalla madre, che lo faceva per calmare, per rassicurare, per dire: “Non temere, sei al sicuro”.
Tatanka stava facendo proprio questo con me.
Non cercava gioco, non chiedeva attenzione.
Stava cercando il mio dolore, anche quello che viveva nascosto nella mente, quello che nasce dallo stress, dalla tristezza, dai momenti fragili che non raccontiamo a nessuno.
Lei li percepiva attraverso segnali chimici che io e gli altri non potranno mai sentire.
E con la sua lingua cercava di portarli via, come se potesse pulire la mia tristezza, come se potesse alleggerirmi.
Era il suo modo di dirmi: “Lascia che ti aiuti”.
La sua mamma le aveva insegnato così.
Una mamma che ora corre libera nel paradiso dei cani, ma che vive ancora in ogni gesto d’amore che Tatanka dona.
Quello che ho ricevuto non è stata saliva sulla pelle.
È stata medicina silenziosa. È stato affetto puro.
Forse è lo stesso gesto che compiamo anche noi con i nostri cuccioli umani, quando li stringiamo senza parole.
E se imparassimo ad ascoltare davvero questi momenti, capiremmo che loro, più di chiunque altro, sanno insegnarci cos’è l’amore.
Quindi devo dirti grazie Tatanka per il tuo gesto.