La rivista scientifica internazionale Regulatory Toxicology and Pharmacology ha ritrattato dopo 25 anni lo studio che affermava la sicurezza dell’erbicida Glifosato, evidenziando “serie criticità etiche legate all’indipendenza degli autori e all’integrità accademica dei dati sulla cancerogenicità presentati”. L’accusa, in pratica, è che a scrivere lo studio sia stata la stessa Monsanto, avvalendosi della complicità dei tre ricercatori.
L’articolo, dal titolo “Safety Evaluation and Risk Assessment of the Herbicide Roundup and Its Active Ingredient, Glyphosate, for Humans”, è stato pubblicato nel 2000 a firma di tre ricercatori – Gary Williams (New York Medical College), Robert Kroes (Università di Utrecht) e Ian Munro (società di consulenza Cantox, oggi Intertek) – e si presentava come una valutazione indipendente della sicurezza del glifosate, principio attivo dell’erbicida Roundup di Monsanto, giudicato non dannoso per la salute umana. Dal 2000 ad oggi le autorità di regolamentazione di molti Paesi hanno utilizzato proprio questo studio come tassello chiave a sostegno della presunta sicurezza degli erbicidi a base di glifosate, inclusa l’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (Epa).
La revoca (retraction) di uno studio rappresenta la sanzione più grave per un lavoro scientifico: interviene quando emergono errori sostanziali o quando si configurano veri e propri casi di frode.
Peraltro nel corso degli anni molte sentenze hanno condannato la Monsanto (acquisita nel 2028 dalla Bayer) versare risarcimenti milionari in seguito a cause civili promosse da agricoltori e giardinieri colpiti da tumore legato all’uso del glifosato.
E non sono mancati studi che hanno lanciato l’allarme. Diversi studi hanno rilevato residui di glifosato nel latte materno, sollevando preoccupazioni per gli effetti sulla crescita infantile, data la vulnerabilità dei neonati e il ruolo cruciale del latte come nutriente e prima difesa immunitaria. La prima analisi del 2014, commissionata da “Moms Across America” e “Sustainable Pulse”, ha trovato residui elevati in 3 su 10 campioni di latte materno di donne americane. Nel 2017, uno studio sul Journal of Agromedicine ha confermato la presenza di glifosato e paraquat nel siero materno e nel cordone ombelicale di 82 donne thailandesi in gravidanza, chiedendo maggiore regolamentazione. Anche lo studio dell’Università di Paranà sul Brazilian Journal of Medical and Biological Research, ha rilevato glifosato in tutti i 67 campioni di latte materno analizzati, oltre che in acqua potabile e di pozzo della zona, con stime significative di ingestione nei primi 6 mesi di allattamento che amplificano i rischi ambientali e per la salute neonatale.