Europa

Esami sui tessuti umani e trattamento di rifiuti pericolosi: duplice deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia Ue

La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia in relazione al recepimento di prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umani. All’Italia viene contestata la mancata notifica delle misure di recepimento delle norme dell’Ue che modificano le prescrizioni esistenti applicabili agli esami effettuati su tessuti e cellule umani (direttiva 2012/39/UE della Commissione). Tali modifiche sono essenziali per tutti i soggetti coinvolti e in particolare per i donatori e le loro famiglie nel quadro della definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l’approvvigionamento, l’esame, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani. Finora l’Italia non ha notificato alla Commissione le misure di recepimento di tale direttiva di modifica nel suo ordinamento nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 17 giugno 2014. La direttiva è stata emanata quando l’Italia era retta da Mario Monti, il termine per implementarla è scaduto sotto il governo di Enrico Letta, la contestazione ora mossa da Bruxelles può suonare come un avviso al governo in cantiere tra M5s e Lega (certamente meno europeisti di Monti e Letta) ma suscitare anche maggiori reazioni euroscettiche da parte di quelle forze politiche.

Ma non è finita qui: stavolta congiuntamente, con Austria e Croazia, l’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea, sempre da parte della Commissione, anche per mancata trasmissione dei programmi nazionali di gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio).

Si tratta di un tipo di rifiuti comprende anche i sottoprodotti degli utilizzi delle tecnologie nucleari e radiologiche per scopi diversi dalla produzione di energia, quali la ricerca scientifica e diverse applicazioni mediche, rispetto ai quali la Commissione considera una priorità garantire l’adozione delle più rigorose norme di sicurezza. Ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 4, in combinato disposto con l’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva, gli Stati membri erano tenuti a trasmettere per la prima volta alla Commissione il contenuto del loro programma nazionale non oltre il 23 agosto 2015 (all’epoca governava Matteo Renzi) e la Commissione rammentando ai 3 Stati tali obblighi ha chiesto loro chiarimenti sulle procedure che ancora dovevano essere intraprese prima dell’adozione dei loro programmi nonché le date previste per la relativa adozione e trasmissione. Poiché i tre Stati membri hanno trasmesso unicamente versioni provvisorie dei loro programmi,  già il 29 aprile 2016 sono state inviate all’Austria, alla Croazia e all’Italia lettere di costituzione in mora, seguite da pareri motivati nel luglio del 2017. La Commissione ritiene infatti che spetti alle autorità di tali Stati membri prendere tutte le misure necessarie per adottare il programma nazionale definitivo per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi e trasmetterlo alla Commissione.

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