Commissione europea

  • Il Roadshow della Commissione europea dedicato a innovazione e ricerca fa tappa a Milano

    L’Italia dell’innovazione si dà appuntamento a Milano il prossimo 28 giugno,  all’Auditorium Fondazione Cariplo (Largo Gustav Mahler), per l’EIC Roadshowevento dedicato al sostegno nei confronti dell’innovazione e della ricerca, organizzato dalla Commissione europea in cooperazione con il MIUR e APRE (Agenzia per la promozione della ricerca europea). Durante l’evento informativo a carattere nazionale verrà annunciato il lancio del programma pilota “European Innovation Council – EIC 2019 – 2020”, con un budget stanziato di circa 2,2 miliardi di euro. Avrà lo scopo di sostenere l’innovazione di alto livello, imprenditori, piccole imprese e scienziati con idee brillanti e l’ambizione di crescere a livello internazionale. Nel corso della giornata saranno in particolare presentati i dettagli operativi degli strumenti Pathfinder (FET Open e FET Proactive), a supporto di ambiziosi progetti di ricerca collaborativa focalizzati su tecnologie emergenti, e Accelerator (SME Instrument), dedicato ad aziende e start up a vocazione fortemente innovativa, con l’obiettivo di accelerare i loro processi di crescita sui mercati europei e globali (scaling up). L’evento sarà aperto dagli interventi di Teresio Testa, Executive Director, SME Sales & Marketing di Intesa Sanpaolo, di Massimo Gaudina, Capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea e di Fabrizio Sala, Vicepresidente e assessore per la Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione della Regione Lombardia. Seguiranno gli interventi dei rappresentanti della DG Ricerca e Innovazione della Commissione europea, del MIUR, del CNR, della Cassa Depositi e Prestiti e di altri enti pubblici e privati. L’evento, organizzato in cooperazione con il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca e APRE (Agenzia per la promozione della ricerca europea), si rivolge principalmente ai ricercatori, alle spin off, start up e PMI innovative, oltre che alle strutture di supporto (grant office e TTO) all’interno delle organizzazioni di ricerca.

    Il pilota “European Innovation Council” ha lo scopo di sostenere l’innovazione di alto livello, imprenditori, piccole imprese e scienziati con idee brillanti e l’ambizione di crescere a livello internazionale. Sarà soprattutto lo strumento che permetterà una transizione tra l’attuale programma Ue dedicato alla ricerca, Horizon 2020, e il futuro programma Horizon Europe.  Nella sua proposta, la Commissione europea ha strutturato Horizon Europe su tre pilastri: scienza aperta, sfide globali e competitività industriali e infine innovazione aperta. Quest’ultimo pilastro, a cui la Commissione propone di assegnare 13,5 miliardi di euro, mira a rendere l’Europa leader nell’innovazione in grado di creare nuovi mercati proprio attraverso il Consiglio europeo per l’innovazione (European Innovation Council).

    Fonte: Commissione europea

  • Il “candidato di punta” Manfred Weber non molla per la presidenza della Commissione europea

    I negoziati tra i governi per la scelta del candidato finale alla carica di presidente della Commissione europea non hanno trovato ancora un accordo, che deve essere raggiunto entro il 30 giugno, data della prossima riunione del Consiglio europeo. Tutto è bloccato da una richiesta di Macron, presidente della repubblica francese, coadiuvato da alcuni altri leader, di cambiare la regola imposta dalla tradizione dello “spitzenkandidat”, il candidato di punta, cioè quello espresso dal gruppo politico che alle elezioni ha ottenuto il maggior numero di voti. Per questa ragione, il gruppo del Partito Popolare Europeo ha presentato la candidatura del suo presidente, il democratico-cristiano bavarese Manfred Weber, che però nel corso dell’ultima riunione del Consiglio europeo non ha trovato un consenso maggioritario. Macron e i leader dei Paesi di Visegrad rifiutano il suo nome proprio perché respingono il sistema dello “spitzenkandidat”. Bisogna guardare avanti e puntare su personalità conosciute e meritevoli per la qualità del loro lavoro e per l’eccellenza della loro esperienza. Macron non ha fatto nomi che corrispondano a questo profilo. Ha anzi ritirato quello della commissaria europea alla concorrenza, la liberale danese Vestager. Che fare allora? Coloro che speravano in un ritiro di Weber si sono sbagliati di grosso. Il PPE resta fermo sulla difesa del metodo del candidato di punta e lo stallo nel Consiglio europeo non gli fa certo cambiare parere. Il PPE vuole difendere il principio democratico (chi vince ha il diritto di pretendere la candidatura) e la funzione primaria del Parlamento in seno all’UE. Così è anche per gli altri grandi gruppi. La diversità di opinioni in ordine alle candidature in seno al Consiglio è un problema del Consiglio, non del Parlamento. E’ vero che il Consiglio propone e il Parlamento decide. C’è quindi il rischio che il Consiglio presenti una candidatura che potrebbe non essere accettata dai parlamentari, aprendo in questo modo una crisi istituzionale dagli esiti per ora imprevedibili, perché il caso, fino ad ora, non si è mai presentato. In una intervista rilasciata a Marco Bresolin de La Stampa di Torino, Manfred Weber ha dichiarato che “il PPE difenderà la democrazia e un sacrosanto principio: se uno vuole fare il presidente della Commissione europea deve dirlo prima del voto. Altrimenti torniamo indietro ai giorni più bui degli accordi presi soltanto a porte chiuse. E’ questo che vogliamo? E’ così che pensiamo di riavvicinarci alla gente?”. Dopo aver dichiarato che il PPE è pronto al compromesso con gli altri Gruppi politici, alla domanda se ciò voleva dire anche essere pronti a cedere la presidenza della Commissione, Weber ha così risposto: “No, io sono il candidato del PPE che è stato il partito più votato con 41 milioni di voti. Sono stato nominato dal congresso e ho un mandato da difendere. In ogni governo di coalizione è il primo partito che ha il diritto di esprimere il candidato: a parte qualche piccola eccezione, è un principio base della democrazia. La nostra apertura al compromesso è sui contenuti del programma”. Ma il giornalista insiste: ma lei sarebbe disposto a farsi da parte per difendere questo metodo? E Weber: “Non è questo il punto, la vera questione oggi è che io sono il candidato del partito che è arrivato primo alle elezioni. E il partito mi sostiene…In parlamento senza il PPE non si va da nessuna parte. Nessuno dei nostri leader ha detto apertamente che gli “spitzenkandidaten” sono ufficialmente fuori dalla corsa. Curiosamente lo hanno fatto altri leader socialisti e liberali”. Il Consiglio si riunirà domenica 30 giugno. La sessione costitutiva del nuovo Parlamento è prevista per martedì 2 luglio. E se entro quella data il Consiglio non troverà un accordo, che cosa potrebbe succedere? “Senza un’intesa sull’intero pacchetto delle nomine il Parlamento si auto-organizzerà e credo sarà in grado di eleggere un proprio presidente” – conclude Weber. Lui comunque è sempre in corsa e le attese di chi lo voleva dimissionario per ora rimangono deluse.

  • Secondo uno studio della Commissione europea alcuni prodotti alimentari prodotti nell’UE hanno marchi simili ma composizioni diverse

    La Commissione ha pubblicato i risultati di una campagna di prova paneuropea sui prodotti alimentari da cui emerge che alcuni prodotti, pur avendo una diversa composizione, recano un marchio identico o simile. Lo studio parte dall’impegno del Presidente Junker, sin dal suo discorso sullo stato dell’Unione nel 2017, ad affrontare il problema delle differenze di qualità dei prodotti. La Commissione europea ha promosso così diverse iniziative e ha pubblicato il 24 giugno uno studio basato sull’analisi di prodotti alimentari secondo una stessa metodologia in tutta l’UE, per meglio comprendere il fenomeno delle differenze di qualità dei prodotti. Dall’analisi condotta dal Centro comune di ricerca (JRC, il servizio interno della Commissione europea per la scienza e la conoscenza) su 1.400 prodotti alimentari in 19 paesi dell’UE è risultato che il 9% dei prodotti messi a confronto differiva per composizione sebbene la parte anteriore della confezione fosse identica. Per un altro 22% dei prodotti, per i quali sono state rilevate differenze di composizione, la parte anteriore della confezione era simile. Lo studio non ha messo in evidenza un modello geografico coerente. In base alla nuova metodologia messa a punto, le autorità nazionali competenti saranno ora in grado di effettuare caso per caso l’analisi necessaria a individuare le pratiche ingannevoli vietate dal diritto dei consumatori dell’UE.
    Lo studio ha analizzato 1.380 esemplari di 128 diversi prodotti alimentari di 19 Stati membri. Tuttavia si tratta di un campione non rappresentativo della grande varietà di prodotti alimentari disponibili sul mercato dell’UE. Dallo studio è emerso che nella maggioranza dei casi la composizione dei prodotti coincideva con il modo in cui erano presentati: per il 23% dei prodotti quanto indicato sulla parte anteriore della confezione e la composizione coincidevano, mentre per il 27% dei prodotti a una diversa composizione corrispondeva una diversa parte anteriore della confezione; il 9% dei prodotti presentati come identici nei diversi paesi dell’UE aveva una composizione diversa: tali prodotti presentavano una parte anteriore della confezione identica ma una composizione differente. Un altro 22% dei prodotti presentati in modo simile aveva una composizione differente: tali prodotti presentavano una parte anteriore della confezione simile ma una composizione differente; non è stato rilevato alcun modello geografico coerente per quanto riguarda l’uso di imballaggi identici o simili per prodotti con una composizione differente. Inoltre le differenze di composizione rilevate nei prodotti analizzati non implicano necessariamente una differenza di qualità.

  • In Europa quale Commissario per l’Italia?

    Torna la politica dei veti incrociati, delle minacce, me ne vado, no me ne vado io. Torna? In effetti non se n’era mai andata la politica dei piccoli, grandi, giochi di potere e su questi giochi alla fine è caduto Berlusconi, si è arenato Monti senza che prima né D’Alema né Prodi avessero cavato un ragno dal buco. Letta è stato divorato dall’arroganza di Renzi, quel Renzi poi caduto nel suo stesso tranello, i furbi finiscono spesso per essere vittime di se stessi. E come Renzi dal vertice del suo 40% di voti alle Europee è tornato a casa, sconfitto dalla sua stessa arroganza, i 5 Stelle hanno dimezzato i propri consensi nell’insipienza e nel pressapochismo progettuale. Ora Salvini cavalca l’ubriacatura di consenso e veste i panni, sempre più marcati, del decisionista che può fare a meno di tutti, ignaro che rischia di essere il terzo, dopo Renzi e Di Maio, a pagare il fio di una politica autoreferenziale e incolta.
    Mentre in Italia i veti incrociati e le dichiarazioni ad effetto si susseguono e l’economia è sempre
    più in crisi, in Europa si decide, attraverso l’assegnazione dei vari incarichi, il futuro di cinquecento e più milioni di cittadini. Cittadini che vorrebbero continuare ad essere esentati da situazioni di guerra, sia economica che militare, che vorrebbero un rilancio economico per arginare le povertà sempre più dilaganti, che chiedono politiche comuni sia in tema di immigrazione che di lotta al terrorismo, che vogliono che lo stato di diritto si coniughi con la libertà di impresa e con la certezza di leggi, regolamenti, impegni.
    Le grandi multinazionali, specie nel settore informatico, la fanno da padrone e non pagano le tasse, la Cina sta occupando tutti i mercati ed i territori, gli Stati Uniti sollecitano il Regno Unito a definire la Brexit e tentano, in tutti i modi di impoverire, sia politicamente che economicamente, l’Unione europea. Le guerre ai nostri confini continuano e l’Africa, nostro partner naturale per ragioni non solo geografiche, è al di là dei nostri pensieri e dei nostri immediati progetti economici e politici.
    I leader del governo italiano dovrebbero essere a Bruxelles a trattare il dicastero, il commissario europeo che per noi è importante ottenere, senza arroganza ma con le idee chiare, conoscendo i dossier, le debolezze e le richieste degli altri Stati, dovrebbero, tra l’altro, mettere sul piatto della bilancia che l’Italia lascia tre posizioni chiave, sopratutto la BCE, e che, anche come Stato fondatore e potenza industriale mondiale, abbiamo diritto ad un dicastero economico o comunque di peso.
    I nostri leader sono invece qui, in Italia, a discutere su chi lo ha più lungo, come giovani cani in un prato o adolescenti alle prime pruderie e di Bruxelles parlano solo per vedere in quale posto riuscire a collocarsi o per fare polemiche che inaspriscono ulteriormente rapporti già tesi da troppo tempo. Veti incrociati o incrocio di incompetenze e arroganze col disegno, ormai non tanto nascosto, per alcuni di salvare il salvabile e per altri di passare dalla democrazia allo stato forte ed autarchico. Peccato che senza democrazia e senza Europa ci sia solo il buio ed il declino.

  • “Salviamo le api!”: la Commissione registra l’iniziativa dei cittadini europei

    La Commissione europea ha deciso di registrare un’iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Salviamo le api! Protezione della biodiversità e miglioramento degli habitat degli insetti in Europa”.Gli organizzatori chiedono alla Commissione di “adottare una legislazione per preservare e migliorare gli habitat degli insetti in quanto indicatori di un ambiente incontaminato”.

    L’iniziativa dei cittadini si concentra sulla definizione di obiettivi vincolanti per “fare della promozione della biodiversità un obiettivo di fondo della politica agricola comune; ridurre drasticamente l’uso di pesticidi, vietare senza eccezioni i pesticidi dannosi e riformare i criteri di ammissibilità; promuovere la diversità strutturale dei paesaggi agricoli; ridurre efficacemente i fertilizzanti (per es. Natura 2000); istituire efficacemente zone di conservazione; intensificare la ricerca e il monitoraggio e migliorare l’educazione.”

    A norma dei trattati, l’UE può adottare atti giuridici in settori come il mercato interno e la politica agricola oppure la tutela della salute pubblica e la qualità dell’ambiente. La Commissione ritiene pertanto giuridicamente ammissibile l’iniziativa e ha deciso di registrarla. In questa fase la Commissione non ha analizzato il contenuto dell’iniziativa. La registrazione avrà luogo il 27 maggio 2019, data dalla quale gli organizzatori avranno un anno di tempo per raccogliere le firme a sostegno dell’iniziativa. Se l’iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno 7 Stati membri nell’arco di un anno, la Commissione dovrà reagire entro 3 mesi, decidendo se dare seguito alla richiesta e, in ogni caso, dovrà giustificare la sua decisione.

    Fonte: Commissione europea

  • L’UE stanzia 100 milioni di euro supplementari per favorire i programmi di ricerca e di mobilità degli studenti

    A seguito dell’accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio in merito al bilancio dell’UE 2019 , la Commissione europea ha proposto di aggiungere 100 milioni di euro al finanziamento dei programmi faro dell’UE: Orizzonte 2020 e Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno a rafforzare la risposta dell’UE dinanzi a sfide fondamentali quali i cambiamenti climatici e ad adattare ulteriormente il settore dell’istruzione alle esigenze del mercato del lavoro. Dei 100 milioni di euro supplementari, 80 milioni sono destinati alla ricerca sul clima nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’UE. Questo denaro contribuirà all’ambizioso obiettivo di destinare il 35% della dotazione di bilancio di Orizzonte 2020 alla ricerca sul clima.

    I restanti 20 milioni di euro andranno a sostegno del programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa, Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno inoltre a istituire entro il 2025 le “Università europee”, una nuova iniziativa dell’UE e una pietra angolare dello Spazio europeo dell’istruzione. Entro il 2021 l’UE intende istituire 12 università europee che consentiranno agli studenti di ottenere un diploma combinando gli studi in diversi paesi dell’UE e contribuiranno alla competitività internazionale delle università europee nell’UE e nel resto del mondo.

    La proposta adesso richiede l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

  • I candidati dei partiti europei per la successione a Juncker

    La presidenza della Commissione europea viene assegnata al candidato principale del partito politico europeo che ha ottenuto il maggior numero di seggi al Parlamento Ue per il quale si voterà il 26 maggio (il presidente uscente Jean Claude Juncker era lo Spitzenkandidat del Partito popolare europeo, Ppe, nel 2014). Il sistema degli Spitzenkandidaten è stato il frutto di un accordo tra i capi di Stato e di governo dell’Ue, l’Europarlamento e i gruppi politici (il Trattato di Lisbona infatti prevede solo che il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, proponga un presidente della Commissione che l’Europarlamento deve poi confermare a maggioranza dei suoi membri). Anche alla luce di una risoluzione adottata nel febbraio del 2018, con cui il Parlamento europeo ha avvertito che respingerà i candidati alla presidenza della Commissione che non siano Spitzenkandidaten, le maggiori forze politiche europee hanno già individuato i loro candidati alla presidenza dell’esecutivo europeo: il tedesco Manfred Weber per il Ppe, l’olandese Frans Timmermans per il Pse, il ceco Jan Zahradil per l’Ecr, il tandem Violeta Tomič e Nico Cué per la Sinistra europea.  L’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde), Europa della libertà e della democrazia diretta (Efdd) ed Europa delle nazioni e delle libertà (Enf) non hanno ancora scelto i loro Spitzenkandidaten.

    Durante il Congresso di Helsinki dell’8 novembre 2018, il Partito Popolare Europeo (Ppe) ha eletto Manfred Weber suo “candidato di punta” per le elezioni europee. Nato nel 1972 a Niederhatzkofen, Weber ha iniziato la sua militanza politica a sedici anni nell’associazione giovanile nell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), partito di cui è ancora membro. Dopo aver ottenuto una laurea in ingegneria nel 1996, Weber continua la sua attività politica arrivando a guidare l’associazione giovanile della CSU tra il 2003 e il 2007. Nel 2002, a soli ventinove anni, diventa il membro più giovane del parlamento del land della Baviera, posizione da cui si dimette nel 2004 dopo la sua elezione al Parlamento Ue. Dopo la sua conferma all’Eurocamera nel 2009, Weber è nominato vicepresidente del Partito popolare europeo (Ppe). La sua notorietà aumenta a partire dal 2014, quando il bavarese diviene capogruppo del Ppe in seno all’Eurocamera. Sposato dal 2002, Weber è un cattolico praticante: oltre a essere membro del comitato regionale dei cattolici della Baviera, da novembre 2016 è membro del comitato centrale dei cattolici tedeschi. Weber rappresenta l’ala più a destra del Ppe e in passato si è schierato contro l’espulsione di Fidesz (il partito di Orban) dal gruppo. A livello di politica interna è per un controllo più stretto dei flussi migratori, in economia difende le regole del Patto di stabilità e i vincoli di bilancio, mentre in politica estera sostiene le sanzioni alla Russia, con una presa di posizione molto forte contro il progetto di gasdotto Nord Stream 2 che dovrebbe collegare la Russia alla Germania.

    Durante il Congresso del 7-8 dicembre 2018 a Lisbona, il Partito socialista europeo (Pse) ha nominato l’attuale primo vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese Frans Timmermans suo “candidato principale” per le elezioni europee. Nato nel 1961 a Maastricht, Timmermans conosce molto bene l’Italia. Suo padre era archivista presso l’Ambasciata olandese a Roma e Timmermans ha trascorso gli anni dell’adolescenza nella capitale, dove ha imparato a parlare perfettamente l’italiano. Timmermans è sempre rimasto legato all’Italia, torna nel Paese molto spesso e non ha mai nascosto il suo tifo per l’As Roma. Prima di entrare in politica, Timmermans ha lavorato per anni presso il Ministero degli Esteri a L’Aia e all’Ambasciata olandese a Mosca. Parla fluentemente diverse lingue (oltre all’olandese e all’italiano, anche francese, inglese, russo e tedesco) ed è laureato in Lingua e letteratura francese. Eletto per la prima volta nella Camera del Parlamento olandese nel 1998, Timmermans ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri tra il 2012 e il 2014 sotto il governo Rutte. Timmermans è membro Partito del Lavoro olandese e, in qualità di primo vicepresidente della Commissione Ue responsabile dello stato di diritto, ha seguito dossier difficili, come quello della difesa dei valori fondamentali dell’Unione nel braccio di ferro di Bruxelles con il governo polacco e con quello ungherese. Timmermans ha dichiarato che baserà la sua campagna elettorale sui temi dell’equità e del lavoro.

    I Conservatori e riformisti europei (Ecr) hanno designato come “candidato di punta” l’eurodeputato Jan Zahradil. Nato a Praga nel 1963, Zahradil ha iniziato ad appassionarsi alla politica durante la cosiddetta “rivoluzione di velluto”, che portò al crollo del regime comunista cecoslovacco in modo pacifico. Dopo la laurea all’Università di Chimica e tecnologia di Praga, Zahradil ha fatto per anni il ricercatore scientifico. Eletto nel 1992 all’Assemblea federale della Repubblica Cecoslovacca nelle file del Partito Democratico Civico (Ods), formazione politica conservatrice e nazionalista di cui è ancora membro, Zahradil è stato tra il 1995 e 1997 consigliere politico dell’ex primo ministro della Repubblica Ceca, Václav Klaus. Eletto al Parlamento Ue per la prima volta nel 2004, Zahradil presiede l’Alleanza dei Conservatori e dei Riformisti Europei (Acre) dal 2009. Pur essendo “candidato di punta” dell’Ecr, l’eurodeputato ceco ha affermato di essere contrario al sistema degli Spitzenkandidaten. Zahradil sostiene la necessità di controllare meglio i flussi migratori e si batte per dare maggiore potere ai Parlamenti nazionali.

    Durante il Congresso del 23-25 novembre 2018 a Berlino, il Partito europeo dei Verdi ha scelto Ska Keller e Bas Eickhout come candidati di punta per le europee. Nata nel 1981 a Guben, Keller ha studiato Studi Islamici, turcologia ed ebraica presso la Libera Università di Berlino e la Sabanci Üniversitesi di Istanbul. Nel 2009, a soli ventinove anni, è stata eletta al Parlamento europeo. Già candidata come Spitzenkandidat dei Verdi nel 2014 (insieme al francese José Bové), Keller si è battuta nella commissione per le Libertà civili dell’Eurocamera per rafforzare i diritti dei rifugiati e dei migranti. È la portavoce per le politiche femminili del partito tedesco Alleanza 90/I Verdi. 

    Bas Eickhout, nato a Groesbeek in Olanda nel 1976, è membro della Commissione Ambiente del Parlamento europeo. Dopo aver studiato chimica e scienze ambientali alla Radboud Universiteit di Nimega, Eickhout ha lavorato come ricercatore presso Agenzia per la protezione dell’ambiente olandese. È tra gli autori del rapporto del Comitato Intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu, che nel 2007 ha ricevuto un premio Nobel.

    Il Partito della sinistra europea ha eletto Violeta Tomič e Nico Cué come “candidati di punta” alle europee. Nata a Sarajevo nel 1963, Tomič è membro del Parlamento sloveno dal 2014 ed è vice-coordinatore del partito nazionale di sinistra Levica. Nico Cué (1956) è stato uno dei volti noti del movimento sindacale vallone e ha ricoperto per dodici anni la carica di Segretario Generale dei lavoratori siderurgici nel sindacato FGBT (Fédération Générale du Travail de Belgique).

  • Italia deferita alla Corte di giustizia dell’UE dalla Commissione europea per avere applicato un trattamento preferenziale in materia di imposta di registro immobiliare

    La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE per non avere modificato la propria legislazione, che prevede un’aliquota ridotta per i cittadini italiani che vivono all’estero che acquistano la loro prima abitazione sul territorio italiano.

    In caso di un acquisto di questo tipo, gli emigrati italiani hanno diritto ad un’aliquota preferenziale dell’imposta di registro immobiliare senza obbligo di soddisfare il requisito di residenza. I cittadini di altri Stati membri non hanno diritto ad alcun trattamento preferenziale se non risiedono effettivamente nel comune in cui il bene è ubicato o se non vi fissano la residenza entro 18 mesi dall’acquisto. Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea non ammette un tale trattamento discriminatorio, direttamente basato sulla cittadinanza.

    Adottando la decisione odierna, la Commissione europea svolge il proprio ruolo di custode dei trattati garantendo l’applicazione delle norme dell’UE. La decisione di adire la Corte si è resa necessaria in quanto l’Italia non ha allineato – sulla scorta del parere motivato inviato dalla Commissione alle autorità italiane nel gennaio 2018 – la propria legislazione al diritto dell’UE.

    Analogamente, a determinate condizioni, i pensionati italiani residenti all’estero sono esentati dalla tassa comunale sui beni immobili denominata “IMU” o possono beneficiare di riduzioni delle imposte sugli immobili di loro proprietà ubicati in Italia per i servizi forniti a livello locale. Pertanto, in data odierna, la Commissione ha deciso inoltre di inviare all’Italia una lettera di costituzione in mora per avere mantenuto condizioni più favorevoli riguardanti alcune imposte comunali sulle prime case ubicate in Italia appartenenti a pensionati italiani residenti nell’UE o in paesi membri dell’accordo sullo Spazio economico europeo.

     

     

  • Accordo tra gli Stati della Ue per creare un’Autorità europea del lavoro

    Intesa dei 28 sull’istituzione di un’Autorità europea del Lavoro (Ela), che però è stato chiesto diventi un’agenzia – quindi con meno poteri – a differenza di quanto inizialmente proposto dalla Commissione europea. Questa dovrà assicurare il rispetto e l’applicazione uniforme in tutti i Paesi europei delle norme Ue in materia sociale, fornendo assistenza agli stati membri. Questi potranno partecipare alla maggior parte delle attività dell’Ela su base volontaria, non obbligatoria. L’Italia, rappresentata dal sottosegretario al lavoro Claudio Cominardi, avrebbe voluto un ruolo maggiore per il nuovo organismo. “Purtroppo è diventata più un’agenzia che un’autorità, quel che premeva a noi era dare più autonomia e più poteri, cosa che purtroppo non si è verificata”, ha spiegato Cominardi. Quanto alla futura sede dell’Ela, che Milano adocchierebbe dopo aver perso l’Ema, “non ne abbiamo parlato”, ha aggiunto il sottosegretario. Anche la commissaria al lavoro e la ministra austriaca per la presidenza Ue hanno confermato che la questione non è ancora stata affrontata, ricordando che spetterà decidere agli stati membri ma in consultazione con l’Europarlamento. In ogni caso prima di arrivare a questo punto occorreranno ancora i negoziati con Commissione e Parlamento per arrivare al testo legislativo finale sull’Agenzia per il lavoro. “Dobbiamo vedere che procedura seguire”, ha spiegato Thyssen, dato che il coinvolgimento del Parlamento europeo è frutto del recente caso Ema in cui Milano si è vista soffiare la sede da Amsterdam.

  • La Commissione europea emana il bando WIFI4EU per hotspot wi-fi gratuiti nei luoghi pubblici

    Il 7 novembre alle ore 13.00 la Commissione europea pubblicherà il bando WiFi4EU, destinato a singoli comuni o gruppi di comuni dell’UE. Il bando resterà aperto fino alle ore 17.00 del 9 novembre. Da qui al 2020, 120 milioni di euro saranno messi a disposizione di un massimo di 8 000 comuni in tutta l’UE.

    Per poter gestire l’elevato numero di candidature da tutta Europa, la procedura del bando è stata resa molto semplice ed è interamente online. Con un clic, i comuni registrati sul portale WIFI4EU dedicato potranno richiedere online un buono WIFI4EU, del valore di 15 000 euro. Finora, più di un comune europeo su cinque si è registrato. I comuni che intendono richiedere un buono, ma non si sono registrati, possono farlo fino alla pubblicazione del bando il 7 novembre accedendo al portale. Con il buono, i comuni potranno installare un hotspot wi-fi nei luoghi pubblici, compresi municipi, biblioteche, musei, parchi e piazze.

    La Commissione selezionerà i progetti in base all’ordine di ricevimento delle richieste. I primi 2 800 comuni che parteciperanno al bando riceveranno un buono WIFI4EU e a ogni Stato membro saranno garantiti almeno 15 buoni.

    Nei prossimi due anni saranno pubblicati altri tre bandi WIFI4EU, circa uno ogni sei mesi. Le reti finanziate da WIFI4EU saranno gratuite, senza pubblicità e senza raccolta di dati personali. I finanziamenti saranno destinati a reti che non duplicano offerte preesistenti, private o pubbliche, di qualità analoga.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea

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