Commissione europea

  • Il Presidente Juncker e una delegazione di alto livello dell’UE alla 73a assemblea generale delle Nazioni Unite

    La settimana prossima il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sarà a New York con una delegazione di alto livello dell’Unione europea per la 73a assemblea generale delle Nazioni Unite.

    I rappresentanti dell’UE ospiteranno e parteciperanno a numerosi eventi e incontreranno i leader mondiali, per sottolineare l’impegno costante dell’Unione europea a favore di un’istituzione, le Nazioni Unite, forte ed efficace, e per rafforzare il sostegno al multilateralismo e a un ordine mondiale fondato su regole. Come ha dichiarato il Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell’Unione 2018, pronunciato il 12 settembre, “L’Europa non sarà mai una fortezza che volta le spalle al mondo, soprattutto al mondo che soffre. L’Europa non sarà mai un’isola. L’Europa deve restare e resterà multilaterale. Il pianeta appartiene a tutti e non solamente ad alcuni.”

    Domenica 23 settembre il Presidente Juncker e l’Alta rappresentante e Vicepresidente Federica Mogherini inaugureranno la settimana con una riunione bilaterale con il Segretario generale dell’ONU António Guterres, riconfermando il partenariato strategico UE-ONU. Incontreranno inoltre il presidente della Commissione dell’Unione africana (UA) Moussa Faki Mahamat per discutere di come proseguire il lavoro dell’innovativa cooperazione trilaterale UE-ONU-UA.

    Lunedì 24 settembre Juncker parlerà al Nelson Mandela Peace Summit, una riunione di alto livello sulla pace mondiale in onore del centenario della nascita di Nelson Mandela. Martedì 25 settembre Juncker, il Primo Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans e l’Alta rappresentante e Vicepresidente Federica Mogherini, insieme al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, parteciperanno all’apertura della 73° assemblea generale.

    Il Presidente Juncker parteciperà anche a una serie di riunioni bilaterali: con il Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, con il Presidente del Ruanda e dell’Unione africana, Paul Kagame, e con il Primo Ministro della Georgia Mamuka Bakhtadze. L’UE ospiterà una serie di eventi faro a margine dell’assemblea generale e i suoi rappresentanti saranno impegnati in dibattiti di alto livello, eventi a margine e numerose riunioni bilaterali.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea del 21/09/2018

  • Juncker: il mondo ha bisogno di un’Europa forte ed unita

    “Nel 1913 gli europei pensavano di avere una pace duratura ma solo un anno dopo scoppiò una violenta guerra fratricida che attraversò l’intero continente. Non parlo di quel periodo perché siamo sull’orlo di un’altra catastrofe ma perché l’Europa è la ‘guardiana’ della pace, dobbiamo essere grati se viviamo in un continente reso pacifico dall’Unione europea”. Inizia con chiaro riferimento al vero senso dell’esistenza dell’Unione europea il discorso sullo stato dell’Unione che il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha tenuto giovedì 12 settembre a Strasburgo nella sede del Parlamento europeo in occasione della Sessione plenaria. Quasi un monito per chi, in questi mesi,sta cercando di mettere in discussione il valore dell’Unione europea. Un discorso atteso – ultimo per la programmazione prima della fine del mandato dell’attuale Commissione UE (gli organi saranno nominati a settembre 2019) – per le tematiche che Juncker avrebbe affrontato e che toccano da vicino molti degli Stati membri. Immigrazione, rafforzamento del controllo delle frontiere, partnership con l’Africa, contrasto a contenuti illegali e fake news in vista delle prossime elezioni europee (23-26 maggio 2019).  Il discorso di Juncker sulla Sovranità europea (questo il titolo) appare subito in stretta continuità con quello pronunciato lo scorso anno ma con 18 nuove iniziative legislative, frutto del mutamento repentino degli scenari politici, economici e socio-culturali degli ultimi 12 mesi e del sempre crescete euroscetticismo che si sta diffondendo tra gli Stati membri. Sovranità europea, appunto, per sottolineare quell’unione di stati che mai dovrà sostituirsi alla sovranità di ciascuno di essi, da non confondere però con il nazionalismo, concetto contrastato e denunciato da Juncker alla luce anche, e soprattutto, degli atteggiamenti e delle parole di alcuni leader europei quali Salvini e l’ungherese Orban, intervenuto anche lui in questi giorni a Strasburgo.

    Quella di cui parla Juncker è un’Europa più capace di fare politica estera e per questo propone che alcune decisioni strategiche non siano più prese all’unanimità ma con una maggioranza qualificata per giocare un ruolo strategico a livello mondiale. E non è difficile pensare alla questione migranti, al rapporto con gli USA, alla situazione dei Balcani in bilico tra crescenti ondate di nazionalismo e richieste di adesione da parte di alcuni Stati. Sulla questione migranti, in merito alla scelta politica fatta a giugno dagli Stati membri, e cioè distribuire gli sbarchi in diversi Paesi europei, Juncker ha ribadito, in linea con la posizione del governo italiano, la necessità, da parte dell’Europa di una ‘solidarietà durevole e organizzata’, confermando  di voler rafforzare l’agenzia comunitaria Frontex, dedicata al controllo delle frontiere esterne dell’Unione con l’assunzione, come già annunciato a maggio, di 10mila nuovi doganieri, entro il 2020 e non 2027, come proposto in precedenza. Ma la difesa dei confini da sola non basta, per questo è fondamentale un partenariato con l’Africa. Il che vuol dire non solo cooperazione o accordi commerciali ma interventi mirati in un continente diventato terreno fertile per gli investimenti da parte della Cina. Intervenire concretamente in Africa significherebbe porre un argine alla forte presenza asiatica e porsi, credibilmente, come vero interlocutore politico ed economico con la Cina stessa ma anche con gli Stati Uniti e tornare ad avere un ruolo centrale a livello mondiale. Insiste sull’economia Juncker sottolineando come l’Unione importi l’80% del suo fabbisogno energetico in dollari, quando dagli Stati Uniti proviene appena il 2% delle materie prime. Il ruolo dell’euro, nel mercato globale, deve essere rivisto, perché una situazione simile “è aberrante e ridicola”, e rischia di far perdere autorevolezza. L’Unione europea rappresenta infatti un quinto dell’economia mondiale e 60 paesi hanno legato la loro valuta all’euro. Per questo è necessario rilanciare il progetto comunitario, difendendo il ‘patriottismo illuminato’ che è cosa ben diversa dal ‘nazionalismo malsano’, fonte di guerre, ed esorta ad essere più vigili per evitare “un nuovo conflitto in Europa” assicurando che “la sovranità europea nasce dalle sovranità nazionali, e non le sostituisce”.

    Sul fronte lotta ai cyberattacchi Juncker ha dichiarato che la Commissione presenterà nuovi testi legislativi per contrastare i contenuti illegali su Internet e i tentativi di influenzare con fake news le prossime elezioni europee.

    Non manca il riferimento ai traguardi tecnologici e scientifici che l’Europa, unita, ha raggiunto. “Nessun Paese da solo avrebbe potuto mettere in orbita 26 satelliti. Galileo oggi ha 400 milioni di utilizzatori in giro per il mondo”.  Alla luce dei successi raggiunti e in vista delle nuove proposte elencate, senza retorica ma con un chiaro riferimento ai populismi dilaganti, Juncker ha sottolineato quanto il mondo oggi abbia bisogno di un’Europa forte ed unita.

  • Dal discorso sullo Stato dell’Unione di Juncker al contrasto al mobbing sul luogo di lavoro. Fitta l’agenda del Parlamento europeo in plenaria a Strasburgo

    Il momento più atteso sarà il discorso sullo Stato dell’Unione che terrà mercoledì 12 settembre il Presidente delle Commissione europea Jean-Claude Juncker ma non da meno saranno gli interventi del Presidente libanese Michel Aolun, di Alexis Tzipras, primo ministro greco, entrambi nella mattinata di lunedì 11 settembre, e Zoran Zaev, primo ministro dell’ex repubblica jugoslava di Macedonia, giovedì 13. Questi alcuni degli appuntamenti previsti durante la Sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo dall’11 al 13 settembre in cui, vista la presenza di così tante figure di primo piano dello scenario geopolitico europeo e non solo, saranno affrontati tanti argomenti caldi, a partire dal corpo europeo di solidarietà agli accordi finanziari e di cooperazione con i Paesi terzi. Non mancheranno votazioni e discussioni sul riciclaggio di denaro, sul diritto d’autore nell’era digitale, sulla sanità e sul contrasto al mobbing e alle molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Per tutti i dettagli consultare il sito http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+AGENDA+20180910+SYN+DOC+XML+V0//IT

  • L’Europarlamento sollecita sanzioni contro l’Ungheria di Orban

    Il Parlamento europeo ha intensificato gli sforzi per far sì che gli Stati membri dell’Ue esaminino la situazione dello stato di diritto e della democrazia in Ungheria, con una mossa senza precedenti da parte dell’organismo. I membri del Parlamento Europeo nella commissione per le libertà civili hanno votato per innescare un processo di sanzione dell’Ue contro l’Ungheria per le violazioni dello stato di diritto e una violazione dei valori dell’Ue da parte del governo del primo ministro Viktor Orban. Il voto è arrivato solo una settimana dopo che il parlamento ungherese ha approvato una legge che criminalizza le Ong che aiutano i richiedenti asilo e un emendamento costituzionale che crea un sistema parallelo di tribunali, misure criticate da gruppi per i diritti e organizzazioni internazionali. Il progetto di relazione evidenzia le preoccupazioni degli ultimi 8 anni, dal momento in cui Orban è stato eletto, i timori per l’indipendenza della magistratura, la trasparenza dei fondi statali e la tutela della libertà di espressione, tra le altre cose.

    «Quello che dice il rapporto, ora approvato dalla commissione, è che vi è un serio rischio di violazione dello stato di diritto, valori europei e diritti fondamentali», ha detto l’eurodeputata Judith Sargentini, responsabile del rapporto, ai giornalisti. Il consiglio dei capi di Stato e di governo, ha aggiunto, «dovrebbe prendere questo voto come un serio avvertimento che devono iniziare ad agire sulla situazione in Ungheria». L’ampio progetto di relazione preparato più di un anno da Sargentini ha ricevuto 37 voti favorevoli e 19 contrari e i deputati del Ppe, cui fa capo Fidesz, il partito di Orban, si sono divisi. Secondo EUobserver, 8 deputati del Ppe hanno votato a favore della bozza di relazione critica, 9 hanno votato contro – sei parlamentari ungheresi che si sono assunti per membri assenti del comita.

    Orban ha definito il rapporto un «rapporto Soros», alludendo al miliardario ebreo di origini ungheresi George Soros contro cui polemizza da tempo.

    La plenaria del Parlamento voterà a settembre. Se due terzi degli eurodeputati supporteranno l’attivazione dell’articolo 7, il Consiglio europeo ha l’obbligo giuridico di trattare la questione, determinando se esiste un «chiaro rischio di una grave violazione» dei valori dell’Ue. Una procedura analoga, avviata dalla commissione Ue lo scorso dicembre, è già in corso contro la Polonia. Nell’ambito della prima fase della procedura di cui all’articolo 7 dell’Ungheria, il Consiglio potrebbe determinare l’esistenza di un rischio di violazione e potrebbe adottare raccomandazioni per l’Ungheria. Nella seconda fase della procedura, il Consiglio europeo, forum dei leader europei, può determinare l’esistenza della violazione, aprendo la strada a sanzioni, come la sospensione dei diritti di voto, una linea di condotta politicamente impossibile per qualsiasi Stato membro. La Commissione di Bruxelles ha già avuto vari attriti legali con il governo di Orban, ma ha concluso che non esiste una minaccia sistematica allo stato di diritto.

  • DiscoverEU: 15 000 biglietti in palio per esplorare l’UE durante l’estate

    A partire dalle ore 12 del 12 giugno e fino alle ore 12 del 26 giugno i giovani potranno candidarsi per un biglietto con cui potranno scoprire il loro continente da luglio a fine ottobre 2018. Grazie a DiscoverEU potranno capire meglio la diversità e la ricchezza culturale dell’Europa, fare nuove amicizie e scoprire la loro identità europea. Con questa nuova iniziativa dell’UE i giovani potranno viaggiare da soli o in un gruppo di un massimo di cinque persone. Come regola generale, useranno il treno. Tuttavia, per garantire l’accesso a tutto il continente, in alcuni casi particolari i partecipanti potranno utilizzare mezzi di trasporto alternativi, come l’autobus o il traghetto o, eccezionalmente, l’aereo. In questo modo anche i giovani che vivono in zone periferiche o sulle isole dell’UE potranno partecipare. Poiché il 2018 è l’Anno europeo del patrimonio culturale, i vincitori dei biglietti avranno la possibilità di partecipare a numerosi eventi che si svolgono in tutta Europa.

    I candidati dovranno fornire i loro dati personali e maggiori dettagli sul viaggio che vorrebbero fare. Dovranno inoltre rispondere a un quiz composto da 5 domande riguardanti il 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale, le iniziative dell’UE rivolte ai giovani e le prossime elezioni europee. Infine, dovranno rispondere a una domanda di spareggio su quanti giovani parteciperanno all’iniziativa. Le risposte consentiranno alla Commissione europea di selezionare i candidati. Una volta selezionati, i partecipanti dovranno iniziare il viaggio tra il 9 luglio e il 30 settembre 2018. Potranno viaggiare fino a 30 giorni e visitare fino a 4 mete all’estero.

    Con un bilancio di 12 milioni di EUR nel 2018, DiscoverEU dovrebbe offrire ad almeno 20.000 giovani la possibilità di viaggiare attraverso l’Europa quest’anno. A ogni Stato membro dell’UE è stato assegnato un numero di biglietti in base alla percentuale della sua popolazione rispetto a quella complessiva dell’Unione europea. La prima tornata di candidature, iniziata martedì 12 giugno, permetterà ad almeno 15.000 partecipanti di esplorare il nostro continente. Una seconda tornata di candidature, con almeno 5.000 biglietti in palio, si svolgerà nell’autunno del 2018. La Commissione europea intende sviluppare l’iniziativa e l’ha pertanto inclusa nella sua proposta per il prossimo programma Erasmus. Se il Parlamento europeo e il Consiglio approveranno la proposta, altri 1,5 milioni di diciottenni dovrebbero avere la possibilità di mettersi in viaggio tra il 2021 e il 2027, grazie a un bilancio di 700 milioni di euro.

    DiscoverEU è un’iniziativa dell’UE che si basa su una proposta del Parlamento europeo, che ne ha assicurato il finanziamento per il 2018 mediante un’azione preparatoria. L’iniziativa si concentra sui giovani che compiono 18 anni: infatti questo è un momento che segna un importante passo verso l’età adulta. La Commissione europea desidera conoscere le impressioni dei giovani partecipanti e li incoraggerà a condividere le loro esperienze e avventure. È per questo motivo che, una volta selezionati, i partecipanti faranno parte della comunità DiscoverEU e diventeranno ambasciatori dell’iniziativa. Saranno invitati a raccontare le loro esperienze di viaggio, ad esempio attraverso i social media quali Facebook e Twitter, o a fare una presentazione a scuola o della loro comunità locale.

    Per maggiori informazioni:

    Memo
    Portale europeo per i giovani: iscriviti qui
    Fonte: Comunicato della Commissione europea 11/06/2018

  • The Commission proposes that 60% of the budget contributes to climate objectives

    As part of the next long-term EU budget 2021-2027, the European Commission proposed on June 6 to renew the Connecting Europe Facility, supporting investments in the European infrastructure networks for transport with €30.6 billion and energy with €8.7 billion.

    The Commission said the EC is proposing to strengthen the environmental dimension of the Connecting Europe Facility for 2021-2027, with a target of 60% of its budget contributing to climate objectives. This will help reinforce the Energy-Union, fulfil the EU’s commitments under the Paris Agreement, and consolidate Europe’s global leadership in the fight against climate change.

    Commission Vice-President for Energy Union Maroš Šefčovič noted that since the Paris Agreement, creating links between sectors is imperative. “The new Connecting Europe Facility will push for even greater synergies between the transport, energy and digital sectors to maximise the impact of the energy transition. Moreover, its increased budget and possible blending with other instruments will help Europe stay ahead of the curve globally on innovative projects such as smart grids and energy storage.”

    Climate Action and Energy Commissioner Miguel Arias Cañete hailed this proposal, saying it will build the infrastructure needed for the clean energy transition and help achieve the EU’s ambitious 2030 climate and energy targets. “The new programme will also help us complete strategic projects, including the synchronisation of the Baltics with the European electricity grid, which is essential for a real Energy Union,” he said.

    Commissioner Violeta Bulc said transport, which is her responsibility, is an area where the EU brings concrete benefits to its people, and today the Commission is proposing an unprecedented budget to improve mobility across Europe. “We want Europeans to travel on the most modern, safe, clean, and connected network in the world. They deserve nothing less,” Bulc said.

    According to the Commission, the proposal aims to better integrate the transport, energy, and digital sectors in order to accelerate the decarbonisation and digitalisation of the EU’s economy. Clean mobility solutions – such as electric mobility – require close integration between the transport and energy sectors. Other examples include autonomous mobility, energy storage, and smart grids.

    Sustainable transport

    The Commission said the Connecting Europe Facility would support smart, sustainable, inclusive, safe and secure mobility, in line with the ‘Europe on the Move’ proposals and the EU’s transport infrastructure policy. It will help with the decarbonisation of transport by prioritising environmentally friendly modes such as rail transport and the development of charging points for alternative fuels, the Commission said, adding that a stronger emphasis on the modernisation of the network is also proposed to make it safer and more secure. As a concrete expression of European solidarity, €11.3 billion of budget funds will be reserved for any of the Member States eligible for the cohesion fund.

    For the first time ever, the Connecting Europe Facility will also support civilian-military dual-use transport infrastructure with €6.5 billion, the Commission said, adding that the objective is to adapt Europe’s transport network to bring it in line with military specifications and to improve military mobility in the EU. This will make an important contribution to a fully-fledged Defence Union by 2025, which is a political priority of this Commission. The current proposal delivers on a Joint Communication from November 2017 and the Action Plan from March 2018.

    Energy transition

    In the energy sector, the new Connecting Europe Facility will enable the creation of a genuine Energy Union and support an energy transition in line with the objectives of the Clean Energy for all Europeans proposals, the European Commission said, adding that this will enable Europe to remain the frontrunner in the clean energy transition, which is a political priority of Commission President Jean-Claude Juncker’s administration to become the world leader in renewable energy.

    A new strand of the budget will nurture Member State cooperation on cross-border renewable generation projects, in order to promote the strategic uptake of market-ready renewable energy technologies, the Commission said, adding that the programme will also continue to back key trans-European network infrastructure networks, while allowing for the further integration of the internal energy market and boosting the interoperability of networks across borders and sectors, while also facilitating decarbonisation and guaranteeing the security of energy supply.

  • La Commissione europea stabilisce norme più severe sulle assicurazioni per tutelare le vittime di incidenti automobilistici

    La Commissione europea ha proposto di rafforzare le norme dell’UE in materia di assicurazione autoveicoli, per offrire maggiore tutela alle vittime di incidenti automobilistici, da un lato, e migliorare i diritti degli assicurati, dall’altro. La proposta garantirà innanzitutto che le vittime ricevano il risarcimento dovuto, anche quando l’assicuratore è insolvente. L’aggiornamento normativo prevede inoltre che chi rientra in una determinata classe di merito in un altro Stato membro sia messo sullo stesso piano degli assicurati nazionali e possa eventualmente beneficiare di migliori condizioni assicurative.

    La proposta di modifica della direttiva sull’assicurazione autoveicoli rende più semplice anche contrastare la circolazione di veicoli non assicurati, facilitando il compito delle autorità competenti, e allinea i livelli minimi di copertura assicurativa in tutta l’UE. Infine, chiarisce l’ambito di applicazione della direttiva alla luce delle recenti sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del piano d’azione della Commissione per i servizi finanziari ai consumatori del marzo 2017.

    Queste le proposte di modifica da parte della Commissione:

    Insolvenza di un assicuratore: se l’assicuratore del veicolo che ha causato un incidente è insolvente, le vittime saranno risarcite integralmente e nel più breve tempo possibile nel loro Stato membro di residenza. In situazioni transfrontaliere, la responsabilità finanziaria finale sarà a carico del settore assicurativo dello Stato membro in cui ha sede l’assicuratore, senza che ciò ritardi il risarcimento delle vittime.

    Attestazioni di sinistralità passata: gli assicuratori saranno tenuti a trattare le attestazioni di sinistralità passata emesse negli altri Stati membri alla stregua di quelle rilasciate a livello nazionale. Ciò dovrebbe garantire che chi sottoscrive un’assicurazione all’estero possa beneficiare di premi assicurativi più vantaggiosi, al pari del consumatori nazionali.

    Guida di veicoli non assicurati: verranno potenziate le competenze degli Stati membri per contrastare il fenomeno della guida di veicoli non assicurati, una pratica che fa aumentare i premi per i guidatori onesti.

    Livelli minimi di copertura: i cittadini dell’Unione avranno diritto alle stesse condizioni minime di protezione in ogni Stato membro in cui si recano. La proposta fissa infatti dei livelli di protezione minimi e armonizzati in tutta l’UE per quanto riguarda le lesioni personali e i danni materiali, appianando le leggere differenze attualmente esistenti tra Stati membri nel livello minimo di protezione.

    Ambito di applicazione: per migliorare la certezza del diritto, la proposta integra nella direttiva la recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. In particolare, viene esplicitato che l’ambito di applicazione della direttiva include gli incidenti causati nel corso del normale uso di un veicolo come mezzo di trasporto, anche su proprietà privata.

    La prima direttiva dell’UE sull’assicurazione autoveicoli è stata adottata nel 1972 con l’obiettivo di tutelare le vittime di incidenti stradali e agevolare la libera circolazione degli autoveicoli tra gli Stati membri. Ad essa si sono aggiunte cinque direttive successive che hanno progressivamente incrementato la protezione per i cittadini dell’Unione. Il 2009 ha visto la codificazione di tutte le disposizioni dell’UE in materia di assicurazione autoveicoli in un unico atto legislativo, la direttiva 2009/103/CE. Nel giugno 2016 la Commissione ha avviato i lavori di valutazione della direttiva sull’assicurazione autoveicoli, promuovendo anche una consultazione pubblica tra luglio e ottobre 2017. È a questa valutazione che fanno seguito le modifiche presentate.

    Fonte: Comunicato Commissione europea 24/05/18

  • Esami sui tessuti umani e trattamento di rifiuti pericolosi: duplice deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia Ue

    La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia in relazione al recepimento di prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umani. All’Italia viene contestata la mancata notifica delle misure di recepimento delle norme dell’Ue che modificano le prescrizioni esistenti applicabili agli esami effettuati su tessuti e cellule umani (direttiva 2012/39/UE della Commissione). Tali modifiche sono essenziali per tutti i soggetti coinvolti e in particolare per i donatori e le loro famiglie nel quadro della definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l’approvvigionamento, l’esame, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani. Finora l’Italia non ha notificato alla Commissione le misure di recepimento di tale direttiva di modifica nel suo ordinamento nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 17 giugno 2014. La direttiva è stata emanata quando l’Italia era retta da Mario Monti, il termine per implementarla è scaduto sotto il governo di Enrico Letta, la contestazione ora mossa da Bruxelles può suonare come un avviso al governo in cantiere tra M5s e Lega (certamente meno europeisti di Monti e Letta) ma suscitare anche maggiori reazioni euroscettiche da parte di quelle forze politiche.

    Ma non è finita qui: stavolta congiuntamente, con Austria e Croazia, l’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea, sempre da parte della Commissione, anche per mancata trasmissione dei programmi nazionali di gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio).

    Si tratta di un tipo di rifiuti comprende anche i sottoprodotti degli utilizzi delle tecnologie nucleari e radiologiche per scopi diversi dalla produzione di energia, quali la ricerca scientifica e diverse applicazioni mediche, rispetto ai quali la Commissione considera una priorità garantire l’adozione delle più rigorose norme di sicurezza. Ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 4, in combinato disposto con l’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva, gli Stati membri erano tenuti a trasmettere per la prima volta alla Commissione il contenuto del loro programma nazionale non oltre il 23 agosto 2015 (all’epoca governava Matteo Renzi) e la Commissione rammentando ai 3 Stati tali obblighi ha chiesto loro chiarimenti sulle procedure che ancora dovevano essere intraprese prima dell’adozione dei loro programmi nonché le date previste per la relativa adozione e trasmissione. Poiché i tre Stati membri hanno trasmesso unicamente versioni provvisorie dei loro programmi,  già il 29 aprile 2016 sono state inviate all’Austria, alla Croazia e all’Italia lettere di costituzione in mora, seguite da pareri motivati nel luglio del 2017. La Commissione ritiene infatti che spetti alle autorità di tali Stati membri prendere tutte le misure necessarie per adottare il programma nazionale definitivo per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi e trasmetterlo alla Commissione.

  • La Ue dà via libera al rinnovo delle concessioni autostradali in Italia

    Via libera da parte dell’Antitrust Ue alla proroga delle concessioni autostradali in Italia, con conseguente sblocco di 8,5 miliardi investimenti. Il piano prevede la proroga delle concessioni detenute da Autostrade per l’Italia (Aspi) e da Società Iniziative Autostradali e Servizi (Sias). La prima copre la sua rete autostradale in Italia, la seconda riguarda l’A4 Torino-Milano. Sias utilizzerà le entrate generate dalla proroga della concessione per concludere la Asti-Cuneo. La decisione di Bruxelles fa seguito all’accordo di principio raggiunto il 5 luglio 2017 fra la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager e il ministro dei trasporti Graziano Delrio.

    «In stretta collaborazione con l’Italia, abbiamo trovato una soluzione che permetterà di effettuare investimenti essenziali nelle autostrade italiane, limitando nel contempo l’impatto sugli utilizzatori ed evitando una sovracompensazione delle imprese che gestiscono le autostrade», ha sottolineato Vestager, ricordando che «l’Italia ha inoltre convenuto di indire a breve nuovi bandi di gara per diverse importanti concessioni autostradali per garantire una vera concorrenza nel mercato».

    Per quanto riguarda Aspi, la misura prevede una proroga quadriennale della concessione fino al 2042. Anche nel caso di Sias, la misura prevede una proroga quadriennale fino al 2030. Entrambe prevedono un massimale sui potenziali aumenti dei pedaggi a un livello sostenibile per gli utilizzatori delle autostrade, che in linea di principio non possono superare il tasso di inflazione maggiorato dello 0,5%. Le salvaguardie per limitare le distorsioni della concorrenza prevedono: primo, un massimale sull’importo che Aspi e Sias possono rispettivamente ottenere al termine della concessione vendendo i propri attivi. Secondo, un meccanismo per evitare la sovracompensazione, stabilendo la remunerazione e il livello degli investimenti, nonché sanzioni in caso di ritardi o di mancata realizzazione degli investimenti. Terzo, requisiti per bandire gare per la stragrande maggioranza delle opere infrastrutturali a valle. Nel caso di Aspi, inoltre, le entrate dovrebbero consentire di portare a termine tempestivamente la bretella della “Gronda di Genova».

  • A 100 anni dalla nascita della Repubblica di Lettonia il vicepresidente della Commissione UE parla a Milano delle opportunità e dei traguardi raggiunti dal suo Paese

    In attesa di intervenire al Forum Ambrosetti a Cernobbio il 7 aprile con il collega Jyrki Katainen, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, è intervenuto a Milano all’evento celebrativo dei 100 della Repubblica di Lettonia, suo paese di origine. Un’occasione per parlare di Europa, dell’importanza che riveste nello scenario politico ed economico mondiale e dei valori di cui è portatrice. Introdotto dal Capo della Rappresentanza della Commissione europea Milano, Massimo Gaudina, e dal Console Generale Onorario della Repubblica di Lettonia a Milano, Patrizia Signorini (organizzatori dell’evento) il Commissario Dombrovskis è stato salutato dal Sindaco di Milano, Beppe Sala, che ha ricordato come la Lettonia sia uno dei paesi più visitati dagli italiani, con ben 50.000 viaggiatori l’anno, attratti dalla bella capitale Riga – con la quale il capoluogo meneghino ha stretto forti legami commerciali e culturali – e da un Paese dinamico e in continua crescita. E proprio delle trasformazioni che la Lettonia ha saputo avviare, subito dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991 fino all’ingresso in Europa, ha parlato il Commissario e vicepresidente dell’UE Dombrovskis. Un ingresso, avvenuto nel 2004 e culminato con l’adozione dell’euro nel 2014, che sta garantendo numerose opportunità lavorative, culturali e di valorizzazione del territorio.

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