Commissione europea

  • L’Europarlamento sollecita sanzioni contro l’Ungheria di Orban

    Il Parlamento europeo ha intensificato gli sforzi per far sì che gli Stati membri dell’Ue esaminino la situazione dello stato di diritto e della democrazia in Ungheria, con una mossa senza precedenti da parte dell’organismo. I membri del Parlamento Europeo nella commissione per le libertà civili hanno votato per innescare un processo di sanzione dell’Ue contro l’Ungheria per le violazioni dello stato di diritto e una violazione dei valori dell’Ue da parte del governo del primo ministro Viktor Orban. Il voto è arrivato solo una settimana dopo che il parlamento ungherese ha approvato una legge che criminalizza le Ong che aiutano i richiedenti asilo e un emendamento costituzionale che crea un sistema parallelo di tribunali, misure criticate da gruppi per i diritti e organizzazioni internazionali. Il progetto di relazione evidenzia le preoccupazioni degli ultimi 8 anni, dal momento in cui Orban è stato eletto, i timori per l’indipendenza della magistratura, la trasparenza dei fondi statali e la tutela della libertà di espressione, tra le altre cose.

    «Quello che dice il rapporto, ora approvato dalla commissione, è che vi è un serio rischio di violazione dello stato di diritto, valori europei e diritti fondamentali», ha detto l’eurodeputata Judith Sargentini, responsabile del rapporto, ai giornalisti. Il consiglio dei capi di Stato e di governo, ha aggiunto, «dovrebbe prendere questo voto come un serio avvertimento che devono iniziare ad agire sulla situazione in Ungheria». L’ampio progetto di relazione preparato più di un anno da Sargentini ha ricevuto 37 voti favorevoli e 19 contrari e i deputati del Ppe, cui fa capo Fidesz, il partito di Orban, si sono divisi. Secondo EUobserver, 8 deputati del Ppe hanno votato a favore della bozza di relazione critica, 9 hanno votato contro – sei parlamentari ungheresi che si sono assunti per membri assenti del comita.

    Orban ha definito il rapporto un «rapporto Soros», alludendo al miliardario ebreo di origini ungheresi George Soros contro cui polemizza da tempo.

    La plenaria del Parlamento voterà a settembre. Se due terzi degli eurodeputati supporteranno l’attivazione dell’articolo 7, il Consiglio europeo ha l’obbligo giuridico di trattare la questione, determinando se esiste un «chiaro rischio di una grave violazione» dei valori dell’Ue. Una procedura analoga, avviata dalla commissione Ue lo scorso dicembre, è già in corso contro la Polonia. Nell’ambito della prima fase della procedura di cui all’articolo 7 dell’Ungheria, il Consiglio potrebbe determinare l’esistenza di un rischio di violazione e potrebbe adottare raccomandazioni per l’Ungheria. Nella seconda fase della procedura, il Consiglio europeo, forum dei leader europei, può determinare l’esistenza della violazione, aprendo la strada a sanzioni, come la sospensione dei diritti di voto, una linea di condotta politicamente impossibile per qualsiasi Stato membro. La Commissione di Bruxelles ha già avuto vari attriti legali con il governo di Orban, ma ha concluso che non esiste una minaccia sistematica allo stato di diritto.

  • DiscoverEU: 15 000 biglietti in palio per esplorare l’UE durante l’estate

    A partire dalle ore 12 del 12 giugno e fino alle ore 12 del 26 giugno i giovani potranno candidarsi per un biglietto con cui potranno scoprire il loro continente da luglio a fine ottobre 2018. Grazie a DiscoverEU potranno capire meglio la diversità e la ricchezza culturale dell’Europa, fare nuove amicizie e scoprire la loro identità europea. Con questa nuova iniziativa dell’UE i giovani potranno viaggiare da soli o in un gruppo di un massimo di cinque persone. Come regola generale, useranno il treno. Tuttavia, per garantire l’accesso a tutto il continente, in alcuni casi particolari i partecipanti potranno utilizzare mezzi di trasporto alternativi, come l’autobus o il traghetto o, eccezionalmente, l’aereo. In questo modo anche i giovani che vivono in zone periferiche o sulle isole dell’UE potranno partecipare. Poiché il 2018 è l’Anno europeo del patrimonio culturale, i vincitori dei biglietti avranno la possibilità di partecipare a numerosi eventi che si svolgono in tutta Europa.

    I candidati dovranno fornire i loro dati personali e maggiori dettagli sul viaggio che vorrebbero fare. Dovranno inoltre rispondere a un quiz composto da 5 domande riguardanti il 2018 quale Anno europeo del patrimonio culturale, le iniziative dell’UE rivolte ai giovani e le prossime elezioni europee. Infine, dovranno rispondere a una domanda di spareggio su quanti giovani parteciperanno all’iniziativa. Le risposte consentiranno alla Commissione europea di selezionare i candidati. Una volta selezionati, i partecipanti dovranno iniziare il viaggio tra il 9 luglio e il 30 settembre 2018. Potranno viaggiare fino a 30 giorni e visitare fino a 4 mete all’estero.

    Con un bilancio di 12 milioni di EUR nel 2018, DiscoverEU dovrebbe offrire ad almeno 20.000 giovani la possibilità di viaggiare attraverso l’Europa quest’anno. A ogni Stato membro dell’UE è stato assegnato un numero di biglietti in base alla percentuale della sua popolazione rispetto a quella complessiva dell’Unione europea. La prima tornata di candidature, iniziata martedì 12 giugno, permetterà ad almeno 15.000 partecipanti di esplorare il nostro continente. Una seconda tornata di candidature, con almeno 5.000 biglietti in palio, si svolgerà nell’autunno del 2018. La Commissione europea intende sviluppare l’iniziativa e l’ha pertanto inclusa nella sua proposta per il prossimo programma Erasmus. Se il Parlamento europeo e il Consiglio approveranno la proposta, altri 1,5 milioni di diciottenni dovrebbero avere la possibilità di mettersi in viaggio tra il 2021 e il 2027, grazie a un bilancio di 700 milioni di euro.

    DiscoverEU è un’iniziativa dell’UE che si basa su una proposta del Parlamento europeo, che ne ha assicurato il finanziamento per il 2018 mediante un’azione preparatoria. L’iniziativa si concentra sui giovani che compiono 18 anni: infatti questo è un momento che segna un importante passo verso l’età adulta. La Commissione europea desidera conoscere le impressioni dei giovani partecipanti e li incoraggerà a condividere le loro esperienze e avventure. È per questo motivo che, una volta selezionati, i partecipanti faranno parte della comunità DiscoverEU e diventeranno ambasciatori dell’iniziativa. Saranno invitati a raccontare le loro esperienze di viaggio, ad esempio attraverso i social media quali Facebook e Twitter, o a fare una presentazione a scuola o della loro comunità locale.

    Per maggiori informazioni:

    Memo
    Portale europeo per i giovani: iscriviti qui
    Fonte: Comunicato della Commissione europea 11/06/2018

  • The Commission proposes that 60% of the budget contributes to climate objectives

    As part of the next long-term EU budget 2021-2027, the European Commission proposed on June 6 to renew the Connecting Europe Facility, supporting investments in the European infrastructure networks for transport with €30.6 billion and energy with €8.7 billion.

    The Commission said the EC is proposing to strengthen the environmental dimension of the Connecting Europe Facility for 2021-2027, with a target of 60% of its budget contributing to climate objectives. This will help reinforce the Energy-Union, fulfil the EU’s commitments under the Paris Agreement, and consolidate Europe’s global leadership in the fight against climate change.

    Commission Vice-President for Energy Union Maroš Šefčovič noted that since the Paris Agreement, creating links between sectors is imperative. “The new Connecting Europe Facility will push for even greater synergies between the transport, energy and digital sectors to maximise the impact of the energy transition. Moreover, its increased budget and possible blending with other instruments will help Europe stay ahead of the curve globally on innovative projects such as smart grids and energy storage.”

    Climate Action and Energy Commissioner Miguel Arias Cañete hailed this proposal, saying it will build the infrastructure needed for the clean energy transition and help achieve the EU’s ambitious 2030 climate and energy targets. “The new programme will also help us complete strategic projects, including the synchronisation of the Baltics with the European electricity grid, which is essential for a real Energy Union,” he said.

    Commissioner Violeta Bulc said transport, which is her responsibility, is an area where the EU brings concrete benefits to its people, and today the Commission is proposing an unprecedented budget to improve mobility across Europe. “We want Europeans to travel on the most modern, safe, clean, and connected network in the world. They deserve nothing less,” Bulc said.

    According to the Commission, the proposal aims to better integrate the transport, energy, and digital sectors in order to accelerate the decarbonisation and digitalisation of the EU’s economy. Clean mobility solutions – such as electric mobility – require close integration between the transport and energy sectors. Other examples include autonomous mobility, energy storage, and smart grids.

    Sustainable transport

    The Commission said the Connecting Europe Facility would support smart, sustainable, inclusive, safe and secure mobility, in line with the ‘Europe on the Move’ proposals and the EU’s transport infrastructure policy. It will help with the decarbonisation of transport by prioritising environmentally friendly modes such as rail transport and the development of charging points for alternative fuels, the Commission said, adding that a stronger emphasis on the modernisation of the network is also proposed to make it safer and more secure. As a concrete expression of European solidarity, €11.3 billion of budget funds will be reserved for any of the Member States eligible for the cohesion fund.

    For the first time ever, the Connecting Europe Facility will also support civilian-military dual-use transport infrastructure with €6.5 billion, the Commission said, adding that the objective is to adapt Europe’s transport network to bring it in line with military specifications and to improve military mobility in the EU. This will make an important contribution to a fully-fledged Defence Union by 2025, which is a political priority of this Commission. The current proposal delivers on a Joint Communication from November 2017 and the Action Plan from March 2018.

    Energy transition

    In the energy sector, the new Connecting Europe Facility will enable the creation of a genuine Energy Union and support an energy transition in line with the objectives of the Clean Energy for all Europeans proposals, the European Commission said, adding that this will enable Europe to remain the frontrunner in the clean energy transition, which is a political priority of Commission President Jean-Claude Juncker’s administration to become the world leader in renewable energy.

    A new strand of the budget will nurture Member State cooperation on cross-border renewable generation projects, in order to promote the strategic uptake of market-ready renewable energy technologies, the Commission said, adding that the programme will also continue to back key trans-European network infrastructure networks, while allowing for the further integration of the internal energy market and boosting the interoperability of networks across borders and sectors, while also facilitating decarbonisation and guaranteeing the security of energy supply.

  • La Commissione europea stabilisce norme più severe sulle assicurazioni per tutelare le vittime di incidenti automobilistici

    La Commissione europea ha proposto di rafforzare le norme dell’UE in materia di assicurazione autoveicoli, per offrire maggiore tutela alle vittime di incidenti automobilistici, da un lato, e migliorare i diritti degli assicurati, dall’altro. La proposta garantirà innanzitutto che le vittime ricevano il risarcimento dovuto, anche quando l’assicuratore è insolvente. L’aggiornamento normativo prevede inoltre che chi rientra in una determinata classe di merito in un altro Stato membro sia messo sullo stesso piano degli assicurati nazionali e possa eventualmente beneficiare di migliori condizioni assicurative.

    La proposta di modifica della direttiva sull’assicurazione autoveicoli rende più semplice anche contrastare la circolazione di veicoli non assicurati, facilitando il compito delle autorità competenti, e allinea i livelli minimi di copertura assicurativa in tutta l’UE. Infine, chiarisce l’ambito di applicazione della direttiva alla luce delle recenti sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del piano d’azione della Commissione per i servizi finanziari ai consumatori del marzo 2017.

    Queste le proposte di modifica da parte della Commissione:

    Insolvenza di un assicuratore: se l’assicuratore del veicolo che ha causato un incidente è insolvente, le vittime saranno risarcite integralmente e nel più breve tempo possibile nel loro Stato membro di residenza. In situazioni transfrontaliere, la responsabilità finanziaria finale sarà a carico del settore assicurativo dello Stato membro in cui ha sede l’assicuratore, senza che ciò ritardi il risarcimento delle vittime.

    Attestazioni di sinistralità passata: gli assicuratori saranno tenuti a trattare le attestazioni di sinistralità passata emesse negli altri Stati membri alla stregua di quelle rilasciate a livello nazionale. Ciò dovrebbe garantire che chi sottoscrive un’assicurazione all’estero possa beneficiare di premi assicurativi più vantaggiosi, al pari del consumatori nazionali.

    Guida di veicoli non assicurati: verranno potenziate le competenze degli Stati membri per contrastare il fenomeno della guida di veicoli non assicurati, una pratica che fa aumentare i premi per i guidatori onesti.

    Livelli minimi di copertura: i cittadini dell’Unione avranno diritto alle stesse condizioni minime di protezione in ogni Stato membro in cui si recano. La proposta fissa infatti dei livelli di protezione minimi e armonizzati in tutta l’UE per quanto riguarda le lesioni personali e i danni materiali, appianando le leggere differenze attualmente esistenti tra Stati membri nel livello minimo di protezione.

    Ambito di applicazione: per migliorare la certezza del diritto, la proposta integra nella direttiva la recente giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. In particolare, viene esplicitato che l’ambito di applicazione della direttiva include gli incidenti causati nel corso del normale uso di un veicolo come mezzo di trasporto, anche su proprietà privata.

    La prima direttiva dell’UE sull’assicurazione autoveicoli è stata adottata nel 1972 con l’obiettivo di tutelare le vittime di incidenti stradali e agevolare la libera circolazione degli autoveicoli tra gli Stati membri. Ad essa si sono aggiunte cinque direttive successive che hanno progressivamente incrementato la protezione per i cittadini dell’Unione. Il 2009 ha visto la codificazione di tutte le disposizioni dell’UE in materia di assicurazione autoveicoli in un unico atto legislativo, la direttiva 2009/103/CE. Nel giugno 2016 la Commissione ha avviato i lavori di valutazione della direttiva sull’assicurazione autoveicoli, promuovendo anche una consultazione pubblica tra luglio e ottobre 2017. È a questa valutazione che fanno seguito le modifiche presentate.

    Fonte: Comunicato Commissione europea 24/05/18

  • Esami sui tessuti umani e trattamento di rifiuti pericolosi: duplice deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia Ue

    La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia in relazione al recepimento di prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umani. All’Italia viene contestata la mancata notifica delle misure di recepimento delle norme dell’Ue che modificano le prescrizioni esistenti applicabili agli esami effettuati su tessuti e cellule umani (direttiva 2012/39/UE della Commissione). Tali modifiche sono essenziali per tutti i soggetti coinvolti e in particolare per i donatori e le loro famiglie nel quadro della definizione di norme di qualità e di sicurezza per la donazione, l’approvvigionamento, l’esame, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani. Finora l’Italia non ha notificato alla Commissione le misure di recepimento di tale direttiva di modifica nel suo ordinamento nazionale, nonostante l’obbligo di provvedervi entro il 17 giugno 2014. La direttiva è stata emanata quando l’Italia era retta da Mario Monti, il termine per implementarla è scaduto sotto il governo di Enrico Letta, la contestazione ora mossa da Bruxelles può suonare come un avviso al governo in cantiere tra M5s e Lega (certamente meno europeisti di Monti e Letta) ma suscitare anche maggiori reazioni euroscettiche da parte di quelle forze politiche.

    Ma non è finita qui: stavolta congiuntamente, con Austria e Croazia, l’Italia è stata deferita alla Corte di giustizia europea, sempre da parte della Commissione, anche per mancata trasmissione dei programmi nazionali di gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio).

    Si tratta di un tipo di rifiuti comprende anche i sottoprodotti degli utilizzi delle tecnologie nucleari e radiologiche per scopi diversi dalla produzione di energia, quali la ricerca scientifica e diverse applicazioni mediche, rispetto ai quali la Commissione considera una priorità garantire l’adozione delle più rigorose norme di sicurezza. Ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 4, in combinato disposto con l’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva, gli Stati membri erano tenuti a trasmettere per la prima volta alla Commissione il contenuto del loro programma nazionale non oltre il 23 agosto 2015 (all’epoca governava Matteo Renzi) e la Commissione rammentando ai 3 Stati tali obblighi ha chiesto loro chiarimenti sulle procedure che ancora dovevano essere intraprese prima dell’adozione dei loro programmi nonché le date previste per la relativa adozione e trasmissione. Poiché i tre Stati membri hanno trasmesso unicamente versioni provvisorie dei loro programmi,  già il 29 aprile 2016 sono state inviate all’Austria, alla Croazia e all’Italia lettere di costituzione in mora, seguite da pareri motivati nel luglio del 2017. La Commissione ritiene infatti che spetti alle autorità di tali Stati membri prendere tutte le misure necessarie per adottare il programma nazionale definitivo per la gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi e trasmetterlo alla Commissione.

  • La Ue dà via libera al rinnovo delle concessioni autostradali in Italia

    Via libera da parte dell’Antitrust Ue alla proroga delle concessioni autostradali in Italia, con conseguente sblocco di 8,5 miliardi investimenti. Il piano prevede la proroga delle concessioni detenute da Autostrade per l’Italia (Aspi) e da Società Iniziative Autostradali e Servizi (Sias). La prima copre la sua rete autostradale in Italia, la seconda riguarda l’A4 Torino-Milano. Sias utilizzerà le entrate generate dalla proroga della concessione per concludere la Asti-Cuneo. La decisione di Bruxelles fa seguito all’accordo di principio raggiunto il 5 luglio 2017 fra la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager e il ministro dei trasporti Graziano Delrio.

    «In stretta collaborazione con l’Italia, abbiamo trovato una soluzione che permetterà di effettuare investimenti essenziali nelle autostrade italiane, limitando nel contempo l’impatto sugli utilizzatori ed evitando una sovracompensazione delle imprese che gestiscono le autostrade», ha sottolineato Vestager, ricordando che «l’Italia ha inoltre convenuto di indire a breve nuovi bandi di gara per diverse importanti concessioni autostradali per garantire una vera concorrenza nel mercato».

    Per quanto riguarda Aspi, la misura prevede una proroga quadriennale della concessione fino al 2042. Anche nel caso di Sias, la misura prevede una proroga quadriennale fino al 2030. Entrambe prevedono un massimale sui potenziali aumenti dei pedaggi a un livello sostenibile per gli utilizzatori delle autostrade, che in linea di principio non possono superare il tasso di inflazione maggiorato dello 0,5%. Le salvaguardie per limitare le distorsioni della concorrenza prevedono: primo, un massimale sull’importo che Aspi e Sias possono rispettivamente ottenere al termine della concessione vendendo i propri attivi. Secondo, un meccanismo per evitare la sovracompensazione, stabilendo la remunerazione e il livello degli investimenti, nonché sanzioni in caso di ritardi o di mancata realizzazione degli investimenti. Terzo, requisiti per bandire gare per la stragrande maggioranza delle opere infrastrutturali a valle. Nel caso di Aspi, inoltre, le entrate dovrebbero consentire di portare a termine tempestivamente la bretella della “Gronda di Genova».

  • A 100 anni dalla nascita della Repubblica di Lettonia il vicepresidente della Commissione UE parla a Milano delle opportunità e dei traguardi raggiunti dal suo Paese

    In attesa di intervenire al Forum Ambrosetti a Cernobbio il 7 aprile con il collega Jyrki Katainen, il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, responsabile per l’Euro e il dialogo sociale, è intervenuto a Milano all’evento celebrativo dei 100 della Repubblica di Lettonia, suo paese di origine. Un’occasione per parlare di Europa, dell’importanza che riveste nello scenario politico ed economico mondiale e dei valori di cui è portatrice. Introdotto dal Capo della Rappresentanza della Commissione europea Milano, Massimo Gaudina, e dal Console Generale Onorario della Repubblica di Lettonia a Milano, Patrizia Signorini (organizzatori dell’evento) il Commissario Dombrovskis è stato salutato dal Sindaco di Milano, Beppe Sala, che ha ricordato come la Lettonia sia uno dei paesi più visitati dagli italiani, con ben 50.000 viaggiatori l’anno, attratti dalla bella capitale Riga – con la quale il capoluogo meneghino ha stretto forti legami commerciali e culturali – e da un Paese dinamico e in continua crescita. E proprio delle trasformazioni che la Lettonia ha saputo avviare, subito dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991 fino all’ingresso in Europa, ha parlato il Commissario e vicepresidente dell’UE Dombrovskis. Un ingresso, avvenuto nel 2004 e culminato con l’adozione dell’euro nel 2014, che sta garantendo numerose opportunità lavorative, culturali e di valorizzazione del territorio.

  • Il Parlamento europeo apre una verifica sulla promozione di Selmayr a segretario generale

    Con voto unanime, il Parlamento europeo ha deciso di lanciare un’indagine su una presa di potere segnalata all’interno della Commissione europea. Il comitato per il controllo del bilancio del parlamento, presieduto dal deputato tedesco di centro-destra Ingeborg Graessle, verificherà come si è arrivata alla nomina del 47enne tedesco Martin Selmayr, capo dello staff del presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker, a massimo amministratore della Commissione, nei panni di segretario generale, il mese scorso. La decisione è stata presa prima di un acceso dibattito durante la sessione plenaria del parlamento a Strasburgo tra la Commissione europea e i membri del Parlamento europeo.

    La nomina di Selmayr è stata annunciata personalmente da Juncker in una conferenza stampa a Bruxelles ma il servizio di comunicazione della Commissione Europea aveva pubblicato una foto di Selmayr intitolata “segretario generale” una settimana prima dell’annuncio di Juncker. In seguito la didascalia è stata eliminata, ma non prima che un giornalista avesse visto e segnalato l’errore.

    Il collocamento di un cittadino tedesco nella principale carica civile della Commissione europea ha sollevato le tensioni dato che simili posti di lavoro amministrativo di livello elevato presso le istituzioni dell’Ue sono già occupati da tedeschi.

    Il commissario per il bilancio, Guenther Oettinger, anch’egli tedesco, non ha fatto altro che irritare gli eurodeputati affermando che Selmayr aveva tutte le qualifiche per assumere i compiti del segretario generale e ripetendo più volte che Selmayr era «al 100% adatto» per il posto, che era un europeo impegnato e un buon avvocato. «Tutte le decisioni, inclusa la decisione del nuovo segretario generale, sono state approvate all’unanimità dal collegio dei commissari», ha affermato, mentre dai verbali della riunione del collegio dei commissari risulta che la promozione di Selmayr è stata affrettata.

    Il Parlamento europeo voterà una risoluzione sulla questione in aprile dopo la sonda della commissione per il controllo di bilancio. Anche la difensore civica dell’Ue, Emily O’Reilly, sta esaminando la questione.

  • Parità di genere: la Commissione europea presenta la Dichiarazione comune in occasione della Giornata Internazionale della donna 2018

    “La parità tra donne e uomini è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea sancito nei nostri trattati. La nostra Unione è pioniere nell’affrontare la discriminazione basata sul genere e possiamo essere orgogliosi dei progressi compiuti: l’Europa è uno dei luoghi più sicuri ed equi per le donne nel mondo”. Questo l’incipit della Dichiarazione comune in occasione della Giornata internazionale della donna 2018 sottoscritta da 14 commissari europei tra i quali il vicepresidente Frans Timmermans e Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza/Vicepresidente della Commissione.  Il percorso verso la parità però, come sottolineato nella Dichiarazione, non è stato ancora raggiunto e sebbene tanti passi in avanti siano stati fatti nel corso degli anni molto deve ancora essere realizzato per poter raggiungere l’obiettivo. Si sa infatti che in tante parti del mondo molte bambine non hanno ancora accesso all’istruzione, che – rimanendo nei continenti più sviluppati – a parità di ruolo il salario delle donne è più basso rispetto a quello degli uomini, che ci sono ancora dei posti apicali preclusi al sesso femminile e sebbene il numero delle laureate sia più alto rispetto a quello dei laureati il percorso per raggiungere una realizzazione professionale è ancora tortuoso per le prime, soprattutto nei settori tecnico-scientifico dove pure le donne hanno dato ampia dimostrazione di avere competenze e conoscenze per nulla secondarie a quelle degli uomini. Per una vera parità tutto dovrebbe partire da una adeguata educazione al riguardo sin dalle scuole, educazione che aiuterebbe ad evitare anche certi atti di violenza ai quali le cronache ci stanno tristemente abituando. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità una donna su tre nella sua vita ha subito una forma di violenza fisica o sessuale, in Italia, dove il fenomeno è diffuso ma ancora sommerso, dati ISTAT del 2015 (contenuti nel Report diffuso in questi giorni da WeWorld Onlus), dicono che 6 milioni e 788 mila donne hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, le donne che hanno subito stupri sono 652 mila e nel 62,7% dei casi lo stupro è stato commesso dal partner o dall’ex. Nonostante la percentuale di donne che denunciano sia aumentata  rispetto alla precedente rilevazione Istat (2006), passando dal 6,7% all’11,8%, il dato non è confortante: 11,8% vuol dire che sono ancora troppo poche le donne che hanno il coraggio di denunciare. E non va meglio sul fronte lavorativo dove, sempre secondo lo stesso Rapporto, sono 1 milione 173mila le donne (7,5%) che sono state vittima di abusi per essere assunte, per mantenere il posto di lavoro o per ottenere progressioni nella carriera.

    Un aspetto, quest’ultimo, che indigna e che in una società civile e progredita dovrebbe essere superato o insistente o che, quantomeno, dovrebbe indurre tutte le donne a rivendicare in ogni luogo deputato alla comunicazione il diritto di accesso alla carriera e alla relativa crescita professionale solo ed esclusivamente per meriti conquistati sul campo e a pari condizioni di quelle degli uomini. L’Unione europea ha presentato nuove norme per migliorare l’equilibrio tra vita professionale e vita privata per i genitori e i prestatori di assistenza che lavorano e un piano d’azione per contrastare il divario retributivo di genere. A febbraio 2018 il numero delle donne che occupavano ruoli dirigenziali nella Commissione europea ha raggiunto il 36% rispetto all’11% al momento dell’insediamento della stessa, nel novembre 2014. Il presidente Juncker si è impegnato a raggiungere il 40% entro il 31 ottobre 2019, al termine del mandato.

    Quest’anno le Giornate europee dello sviluppo si concentreranno sul ruolo fondamentale delle donne e delle ragazze nello sviluppo sostenibile e sulla loro equa partecipazione e leadership in tutti gli aspetti della vita. Inoltre, sempre quest’anno, l’UE ha assunto la leadership dell’iniziativa “Call to Action for Protection Against Gender-Based Violence” (Appello ad agire per la protezione contro la violenza di genere), in cui oltre 60 paesi e organizzazioni sono impegnati a garantire che la violenza di genere sia affrontata nelle crisi umanitarie.

    L’Unione europea assiste in tutto il mondo le donne e le ragazze migranti o sfollate che sono vittime di violenza, ad esempio attraverso l’iniziativa Spotlight, o che sono escluse dall’istruzione, dall’accesso equo ai servizi di pianificazione sanitaria e familiare, dal mercato del lavoro e dalla vita politica più in generale. Nel mondo oltre 15 milioni di bambine in età scolare non vanno a scuola: l’UE contribuisce pertanto a migliorare l’accesso all’istruzione in Africa, America latina, Medio Oriente e Sud-Est asiatico. La parità di genere non rappresenta solo il raggiungimento di criteri di giustizia significa aiutare a garantire prosperità, pace, sicurezza, sviluppo in tante parti del mondo. Investire sul futuro di una bambina vuol dire investire sulla società e sul suo progresso.

    L’8 marzo la Commissione proclamerà le dodici finaliste del premio dell’UE per le donne innovatrici, nel suo genere il premio più importante al mondo che dal 2011 omaggia le donne che coniugano eccellenza scientifica e successo imprenditoriale. Il 5 e il 6 giugno, la Commissione organizzerà le Giornate europee dello sviluppo (#shEDDs), che saranno dedicate alle donne e alle ragazze in prima linea nello sviluppo sostenibile.

  • Il Parlamento europeo chiede alla Commissione più controlli per il miele contraffatto

    E’ il terzo prodotto più contraffatto al mondo e per questo il Parlamento europeo, su proposta del deputato ungherese Norbert Erdős, il primo marzo scorso ha approvato una proposta di risoluzione in cui alla Commissione europea si chiedono norme precise per contrastare il fenomeno. L’Unione europea, con 17 milioni di arnie e 600.000 apicoltori che producono 250.000 tonnellate di miele ogni anno, è il secondo produttore di miele dopo la Cina, paese da cui vengono la maggior parte delle importazioni verso l’UE. All’interno dell’UE i maggiori produttori sono Romania, Spagna e Ungheria. La contraffazione diventa così una piaga che danneggia i produttori e inganna i numerosi consumatori. Per questo nell’iniziativa proposta a Bruxelles si chiedono chiaramente
    misure per migliorare le procedure di analisi, intensificare i controlli per meglio scoprire le truffe e inasprire le sanzioni per i truffatori e interventi sull’etichettatura in modo che i consumatori sappiamo da dove viene il miele che mangiano.  L’Unione europea, con la Direttiva 2001/110/CE del Consiglio, del 20 dicembre 2001, concernente il miele stabiliva già standard molto elevati per la produzione del miele che evidentemente non sono stati rispettati del tutto. Secondo le analisi dell’UE, infatti, il 20% dei campioni rilevati nei controlli alle frontiere e presso gli importatori non rispetta le richieste europee tanto che alcuni prodotti risultano contenere sciroppi di zucchero o si usa addirittura miele che è stato raccolto in anticipo e seccato artificialmente.  Nella Risoluzione, inoltre, si chiede anche l’aumento dei fondi per i programmi nazionali per l’apicoltura, il miglioramento della salute delle api (che dovrebbe passare anche dal divieto dell’uso di pesticidi nocivi), la protezione delle varietà di api locali e regionali. Una maggiore disponibilità economica permetterebbe di approfondire studi e ricerche sulle api e sul loro patrimonio genetico e di garantire una maggiore produzione di medicinali più efficaci, anche innovativi, per curare le api affette da malattie visto che quanto prodotto è ancora assai limitato.  Naturalmente i fondi da stanziare servirebbero anche ad incentivare l’apicoltura e l’istituzione di una banca dati digitale comune, armonizzata a livello dell’UE, per lo scambio di informazioni tra gli apicoltori, i ricercatori e tutti i soggetti interessati, scienziati e medici veterinari compresi. Non da ultimo la Risoluzione sottolinea i numerosi effetti benefici che l’uso di miele offre. Adesso si attende una risposta concreta da parte della Commissione europea.

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