Commissione europea

  • L’UE stanzia 100 milioni di euro supplementari per favorire i programmi di ricerca e di mobilità degli studenti

    A seguito dell’accordo tra il Parlamento europeo e il Consiglio in merito al bilancio dell’UE 2019 , la Commissione europea ha proposto di aggiungere 100 milioni di euro al finanziamento dei programmi faro dell’UE: Orizzonte 2020 e Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno a rafforzare la risposta dell’UE dinanzi a sfide fondamentali quali i cambiamenti climatici e ad adattare ulteriormente il settore dell’istruzione alle esigenze del mercato del lavoro. Dei 100 milioni di euro supplementari, 80 milioni sono destinati alla ricerca sul clima nell’ambito di Orizzonte 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’UE. Questo denaro contribuirà all’ambizioso obiettivo di destinare il 35% della dotazione di bilancio di Orizzonte 2020 alla ricerca sul clima.

    I restanti 20 milioni di euro andranno a sostegno del programma dell’UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa, Erasmus+. Questi fondi supplementari contribuiranno inoltre a istituire entro il 2025 le “Università europee”, una nuova iniziativa dell’UE e una pietra angolare dello Spazio europeo dell’istruzione. Entro il 2021 l’UE intende istituire 12 università europee che consentiranno agli studenti di ottenere un diploma combinando gli studi in diversi paesi dell’UE e contribuiranno alla competitività internazionale delle università europee nell’UE e nel resto del mondo.

    La proposta adesso richiede l’approvazione del Parlamento europeo e del Consiglio.

    Fonte: Commissione europea

  • I candidati dei partiti europei per la successione a Juncker

    La presidenza della Commissione europea viene assegnata al candidato principale del partito politico europeo che ha ottenuto il maggior numero di seggi al Parlamento Ue per il quale si voterà il 26 maggio (il presidente uscente Jean Claude Juncker era lo Spitzenkandidat del Partito popolare europeo, Ppe, nel 2014). Il sistema degli Spitzenkandidaten è stato il frutto di un accordo tra i capi di Stato e di governo dell’Ue, l’Europarlamento e i gruppi politici (il Trattato di Lisbona infatti prevede solo che il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, proponga un presidente della Commissione che l’Europarlamento deve poi confermare a maggioranza dei suoi membri). Anche alla luce di una risoluzione adottata nel febbraio del 2018, con cui il Parlamento europeo ha avvertito che respingerà i candidati alla presidenza della Commissione che non siano Spitzenkandidaten, le maggiori forze politiche europee hanno già individuato i loro candidati alla presidenza dell’esecutivo europeo: il tedesco Manfred Weber per il Ppe, l’olandese Frans Timmermans per il Pse, il ceco Jan Zahradil per l’Ecr, il tandem Violeta Tomič e Nico Cué per la Sinistra europea.  L’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde), Europa della libertà e della democrazia diretta (Efdd) ed Europa delle nazioni e delle libertà (Enf) non hanno ancora scelto i loro Spitzenkandidaten.

    Durante il Congresso di Helsinki dell’8 novembre 2018, il Partito Popolare Europeo (Ppe) ha eletto Manfred Weber suo “candidato di punta” per le elezioni europee. Nato nel 1972 a Niederhatzkofen, Weber ha iniziato la sua militanza politica a sedici anni nell’associazione giovanile nell’Unione Cristiano-Sociale in Baviera (CSU), partito di cui è ancora membro. Dopo aver ottenuto una laurea in ingegneria nel 1996, Weber continua la sua attività politica arrivando a guidare l’associazione giovanile della CSU tra il 2003 e il 2007. Nel 2002, a soli ventinove anni, diventa il membro più giovane del parlamento del land della Baviera, posizione da cui si dimette nel 2004 dopo la sua elezione al Parlamento Ue. Dopo la sua conferma all’Eurocamera nel 2009, Weber è nominato vicepresidente del Partito popolare europeo (Ppe). La sua notorietà aumenta a partire dal 2014, quando il bavarese diviene capogruppo del Ppe in seno all’Eurocamera. Sposato dal 2002, Weber è un cattolico praticante: oltre a essere membro del comitato regionale dei cattolici della Baviera, da novembre 2016 è membro del comitato centrale dei cattolici tedeschi. Weber rappresenta l’ala più a destra del Ppe e in passato si è schierato contro l’espulsione di Fidesz (il partito di Orban) dal gruppo. A livello di politica interna è per un controllo più stretto dei flussi migratori, in economia difende le regole del Patto di stabilità e i vincoli di bilancio, mentre in politica estera sostiene le sanzioni alla Russia, con una presa di posizione molto forte contro il progetto di gasdotto Nord Stream 2 che dovrebbe collegare la Russia alla Germania.

    Durante il Congresso del 7-8 dicembre 2018 a Lisbona, il Partito socialista europeo (Pse) ha nominato l’attuale primo vicepresidente della Commissione Ue, l’olandese Frans Timmermans suo “candidato principale” per le elezioni europee. Nato nel 1961 a Maastricht, Timmermans conosce molto bene l’Italia. Suo padre era archivista presso l’Ambasciata olandese a Roma e Timmermans ha trascorso gli anni dell’adolescenza nella capitale, dove ha imparato a parlare perfettamente l’italiano. Timmermans è sempre rimasto legato all’Italia, torna nel Paese molto spesso e non ha mai nascosto il suo tifo per l’As Roma. Prima di entrare in politica, Timmermans ha lavorato per anni presso il Ministero degli Esteri a L’Aia e all’Ambasciata olandese a Mosca. Parla fluentemente diverse lingue (oltre all’olandese e all’italiano, anche francese, inglese, russo e tedesco) ed è laureato in Lingua e letteratura francese. Eletto per la prima volta nella Camera del Parlamento olandese nel 1998, Timmermans ha ricoperto la carica di ministro degli Esteri tra il 2012 e il 2014 sotto il governo Rutte. Timmermans è membro Partito del Lavoro olandese e, in qualità di primo vicepresidente della Commissione Ue responsabile dello stato di diritto, ha seguito dossier difficili, come quello della difesa dei valori fondamentali dell’Unione nel braccio di ferro di Bruxelles con il governo polacco e con quello ungherese. Timmermans ha dichiarato che baserà la sua campagna elettorale sui temi dell’equità e del lavoro.

    I Conservatori e riformisti europei (Ecr) hanno designato come “candidato di punta” l’eurodeputato Jan Zahradil. Nato a Praga nel 1963, Zahradil ha iniziato ad appassionarsi alla politica durante la cosiddetta “rivoluzione di velluto”, che portò al crollo del regime comunista cecoslovacco in modo pacifico. Dopo la laurea all’Università di Chimica e tecnologia di Praga, Zahradil ha fatto per anni il ricercatore scientifico. Eletto nel 1992 all’Assemblea federale della Repubblica Cecoslovacca nelle file del Partito Democratico Civico (Ods), formazione politica conservatrice e nazionalista di cui è ancora membro, Zahradil è stato tra il 1995 e 1997 consigliere politico dell’ex primo ministro della Repubblica Ceca, Václav Klaus. Eletto al Parlamento Ue per la prima volta nel 2004, Zahradil presiede l’Alleanza dei Conservatori e dei Riformisti Europei (Acre) dal 2009. Pur essendo “candidato di punta” dell’Ecr, l’eurodeputato ceco ha affermato di essere contrario al sistema degli Spitzenkandidaten. Zahradil sostiene la necessità di controllare meglio i flussi migratori e si batte per dare maggiore potere ai Parlamenti nazionali.

    Durante il Congresso del 23-25 novembre 2018 a Berlino, il Partito europeo dei Verdi ha scelto Ska Keller e Bas Eickhout come candidati di punta per le europee. Nata nel 1981 a Guben, Keller ha studiato Studi Islamici, turcologia ed ebraica presso la Libera Università di Berlino e la Sabanci Üniversitesi di Istanbul. Nel 2009, a soli ventinove anni, è stata eletta al Parlamento europeo. Già candidata come Spitzenkandidat dei Verdi nel 2014 (insieme al francese José Bové), Keller si è battuta nella commissione per le Libertà civili dell’Eurocamera per rafforzare i diritti dei rifugiati e dei migranti. È la portavoce per le politiche femminili del partito tedesco Alleanza 90/I Verdi. 

    Bas Eickhout, nato a Groesbeek in Olanda nel 1976, è membro della Commissione Ambiente del Parlamento europeo. Dopo aver studiato chimica e scienze ambientali alla Radboud Universiteit di Nimega, Eickhout ha lavorato come ricercatore presso Agenzia per la protezione dell’ambiente olandese. È tra gli autori del rapporto del Comitato Intergovernativo sui cambiamenti climatici dell’Onu, che nel 2007 ha ricevuto un premio Nobel.

    Il Partito della sinistra europea ha eletto Violeta Tomič e Nico Cué come “candidati di punta” alle europee. Nata a Sarajevo nel 1963, Tomič è membro del Parlamento sloveno dal 2014 ed è vice-coordinatore del partito nazionale di sinistra Levica. Nico Cué (1956) è stato uno dei volti noti del movimento sindacale vallone e ha ricoperto per dodici anni la carica di Segretario Generale dei lavoratori siderurgici nel sindacato FGBT (Fédération Générale du Travail de Belgique).

  • Italia deferita alla Corte di giustizia dell’UE dalla Commissione europea per avere applicato un trattamento preferenziale in materia di imposta di registro immobiliare

    La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia dell’UE per non avere modificato la propria legislazione, che prevede un’aliquota ridotta per i cittadini italiani che vivono all’estero che acquistano la loro prima abitazione sul territorio italiano.

    In caso di un acquisto di questo tipo, gli emigrati italiani hanno diritto ad un’aliquota preferenziale dell’imposta di registro immobiliare senza obbligo di soddisfare il requisito di residenza. I cittadini di altri Stati membri non hanno diritto ad alcun trattamento preferenziale se non risiedono effettivamente nel comune in cui il bene è ubicato o se non vi fissano la residenza entro 18 mesi dall’acquisto. Il trattato sul funzionamento dell’Unione europea non ammette un tale trattamento discriminatorio, direttamente basato sulla cittadinanza.

    Adottando la decisione odierna, la Commissione europea svolge il proprio ruolo di custode dei trattati garantendo l’applicazione delle norme dell’UE. La decisione di adire la Corte si è resa necessaria in quanto l’Italia non ha allineato – sulla scorta del parere motivato inviato dalla Commissione alle autorità italiane nel gennaio 2018 – la propria legislazione al diritto dell’UE.

    Analogamente, a determinate condizioni, i pensionati italiani residenti all’estero sono esentati dalla tassa comunale sui beni immobili denominata “IMU” o possono beneficiare di riduzioni delle imposte sugli immobili di loro proprietà ubicati in Italia per i servizi forniti a livello locale. Pertanto, in data odierna, la Commissione ha deciso inoltre di inviare all’Italia una lettera di costituzione in mora per avere mantenuto condizioni più favorevoli riguardanti alcune imposte comunali sulle prime case ubicate in Italia appartenenti a pensionati italiani residenti nell’UE o in paesi membri dell’accordo sullo Spazio economico europeo.

     

     

  • Accordo tra gli Stati della Ue per creare un’Autorità europea del lavoro

    Intesa dei 28 sull’istituzione di un’Autorità europea del Lavoro (Ela), che però è stato chiesto diventi un’agenzia – quindi con meno poteri – a differenza di quanto inizialmente proposto dalla Commissione europea. Questa dovrà assicurare il rispetto e l’applicazione uniforme in tutti i Paesi europei delle norme Ue in materia sociale, fornendo assistenza agli stati membri. Questi potranno partecipare alla maggior parte delle attività dell’Ela su base volontaria, non obbligatoria. L’Italia, rappresentata dal sottosegretario al lavoro Claudio Cominardi, avrebbe voluto un ruolo maggiore per il nuovo organismo. “Purtroppo è diventata più un’agenzia che un’autorità, quel che premeva a noi era dare più autonomia e più poteri, cosa che purtroppo non si è verificata”, ha spiegato Cominardi. Quanto alla futura sede dell’Ela, che Milano adocchierebbe dopo aver perso l’Ema, “non ne abbiamo parlato”, ha aggiunto il sottosegretario. Anche la commissaria al lavoro e la ministra austriaca per la presidenza Ue hanno confermato che la questione non è ancora stata affrontata, ricordando che spetterà decidere agli stati membri ma in consultazione con l’Europarlamento. In ogni caso prima di arrivare a questo punto occorreranno ancora i negoziati con Commissione e Parlamento per arrivare al testo legislativo finale sull’Agenzia per il lavoro. “Dobbiamo vedere che procedura seguire”, ha spiegato Thyssen, dato che il coinvolgimento del Parlamento europeo è frutto del recente caso Ema in cui Milano si è vista soffiare la sede da Amsterdam.

  • La Commissione europea emana il bando WIFI4EU per hotspot wi-fi gratuiti nei luoghi pubblici

    Il 7 novembre alle ore 13.00 la Commissione europea pubblicherà il bando WiFi4EU, destinato a singoli comuni o gruppi di comuni dell’UE. Il bando resterà aperto fino alle ore 17.00 del 9 novembre. Da qui al 2020, 120 milioni di euro saranno messi a disposizione di un massimo di 8 000 comuni in tutta l’UE.

    Per poter gestire l’elevato numero di candidature da tutta Europa, la procedura del bando è stata resa molto semplice ed è interamente online. Con un clic, i comuni registrati sul portale WIFI4EU dedicato potranno richiedere online un buono WIFI4EU, del valore di 15 000 euro. Finora, più di un comune europeo su cinque si è registrato. I comuni che intendono richiedere un buono, ma non si sono registrati, possono farlo fino alla pubblicazione del bando il 7 novembre accedendo al portale. Con il buono, i comuni potranno installare un hotspot wi-fi nei luoghi pubblici, compresi municipi, biblioteche, musei, parchi e piazze.

    La Commissione selezionerà i progetti in base all’ordine di ricevimento delle richieste. I primi 2 800 comuni che parteciperanno al bando riceveranno un buono WIFI4EU e a ogni Stato membro saranno garantiti almeno 15 buoni.

    Nei prossimi due anni saranno pubblicati altri tre bandi WIFI4EU, circa uno ogni sei mesi. Le reti finanziate da WIFI4EU saranno gratuite, senza pubblicità e senza raccolta di dati personali. I finanziamenti saranno destinati a reti che non duplicano offerte preesistenti, private o pubbliche, di qualità analoga.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea

  • La giornata europea per la parità retributiva

    Il 3 novembre si è celebrata la giornata europea per la parità retributiva. Una ricorrenza, se così la si vuol chiamare, che cerca di attirare l’attenzione su un problema da tempo discusso ma che pare non accenni a vedere vie risolutive o, quantomeno, a proporre un miglioramento delle condizioni dell’ormai noto gap. Non si parla solo di Italia, contrariamente a quello che, troppo spesso, si cerca di far credere, ma di Europa dove le lavoratrici guadagnano in media circa il 16% in meno  dei loro colleghi uomini. Alla vigilia della ‘celebrazione’ il primo Vice Presidente della Commissione europea, Frans Timmermans, e le Commissarie Marianne Thyssen e Věra Jourová avevano affermato: “L’uguaglianza tra donne e uomini è uno dei principi basilari dell’Unione Europea. E’ ora di porre fine alle discriminazioni, di carattere retributivo, ancora esistenti tra queste due categorie. Tale disparità di trattamento riguarda anche le retribuzioni pensionistiche. Anche se non s’intravede una risposta immediata a tale questione, numerosi sono stati i progetti, pensati e proposti dalla Commissione per affrontare questa spinosa problematica. Non si deve rinviare in alcun modo il lavoro congiunto di Parlamento e Consiglio, affinché si possano adottare provvedimenti legislativi a livello europeo su tale questione. In particolare, insistiamo affinché venga garantito il diritto sia per i genitori che lavorano sia anche per chi presta assistenza ai familiari svolgendo, in parallelo, un’attività lavorativa, di usufruire di un congedo per aiutare la propria famiglia. Dopo la pubblicazione dei dati dell’euro barometro sulla necessità di un maggior equilibrio tra attività professionale e vita familiare, è oltremodo doveroso tradurre in un concreto risultato legislativo i piani decisi all’interno della Commissione”.

    Sono tante le situazioni, nel mondo lavorativo in cui è evidente una disuguaglianza nel trattamento retributivo tra lavoratori e lavoratrici: in particolare, le donne svolgono più lavori a tempo parziale, sono costrette a lavorare in settori in cui i salari sono più bassi, e spesso, hanno sulle loro spalle la responsabilità della gestione familiare.

    L’azione della Commissione si colloca all’interno del pilastro dei diritti sociali dell’Unione Europea e si traduce in molteplici iniziative, fra cui la proposta di una direttiva, volta proprio a salvaguardare il giusto bilanciamento tra attività professionale e vita familiare, assicurando sia a uomini sia a donne la possibilità di un congedo dal lavoro al fine di essere di aiuto per le proprie famiglie. La proposta di direttiva potrebbe essere adottata entro la fine dell’anno.

  • La Commissione si attrezza per combattere le fake news in vista delle elezioni europee

    Mentre alcuni Stati membri sollecitano la Ue a imporre divieti di visto e congelamento dei beni a carico di persone colpevoli di attacchi informatici, il commissario Ue all’Economia digitale, Mariya Gabriel ha annunciato una «serie di azioni» per contrastare le fake news in vista delle elezioni europee, basate su «piani individuali» presentati a Bruxelles dalle piattaforme digitali che hanno aderito al codice di condotta per la trasparenza su web, tra cui Google, Facebook, Mozilla e Twitter. «Non è che l’inizio, ora parte la fase di attuazione del codice», ha avvertito Gabriel, che «dovrà contribuire a una riduzione rapida e misurabile alla disinformazione online». Le piattaforme si impegnano anche a intensificare la cooperazione con i fact-checkers.

    La Commissione farà il punto sull’efficacia delle misure intraprese entro la fine dell’anno. «Faremo una valutazione a dicembre. Vogliamo vedere dei risultati tangibili e misurabili – ha spiegato il commissario Ue – che aiutino a ridurre l’impatto negativo della disinformazione online sulla nostra democrazia, sui nostri valori, sulla fiducia dei cittadini». La Commissione non esclude di mettere sul tavolo altre proposte in futuro, «anche di natura regolamentare» e cioè non su base volontaria.

    Ad aderire all’iniziativa anche diverse associazioni del settore della comunicazione e della pubblicità, tra cui l’Associazione europea delle agenzie di comunicazione (Eaca).

  • Il Presidente Juncker e una delegazione di alto livello dell’UE alla 73a assemblea generale delle Nazioni Unite

    La settimana prossima il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker sarà a New York con una delegazione di alto livello dell’Unione europea per la 73a assemblea generale delle Nazioni Unite.

    I rappresentanti dell’UE ospiteranno e parteciperanno a numerosi eventi e incontreranno i leader mondiali, per sottolineare l’impegno costante dell’Unione europea a favore di un’istituzione, le Nazioni Unite, forte ed efficace, e per rafforzare il sostegno al multilateralismo e a un ordine mondiale fondato su regole. Come ha dichiarato il Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell’Unione 2018, pronunciato il 12 settembre, “L’Europa non sarà mai una fortezza che volta le spalle al mondo, soprattutto al mondo che soffre. L’Europa non sarà mai un’isola. L’Europa deve restare e resterà multilaterale. Il pianeta appartiene a tutti e non solamente ad alcuni.”

    Domenica 23 settembre il Presidente Juncker e l’Alta rappresentante e Vicepresidente Federica Mogherini inaugureranno la settimana con una riunione bilaterale con il Segretario generale dell’ONU António Guterres, riconfermando il partenariato strategico UE-ONU. Incontreranno inoltre il presidente della Commissione dell’Unione africana (UA) Moussa Faki Mahamat per discutere di come proseguire il lavoro dell’innovativa cooperazione trilaterale UE-ONU-UA.

    Lunedì 24 settembre Juncker parlerà al Nelson Mandela Peace Summit, una riunione di alto livello sulla pace mondiale in onore del centenario della nascita di Nelson Mandela. Martedì 25 settembre Juncker, il Primo Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans e l’Alta rappresentante e Vicepresidente Federica Mogherini, insieme al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, parteciperanno all’apertura della 73° assemblea generale.

    Il Presidente Juncker parteciperà anche a una serie di riunioni bilaterali: con il Presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, con il Presidente del Ruanda e dell’Unione africana, Paul Kagame, e con il Primo Ministro della Georgia Mamuka Bakhtadze. L’UE ospiterà una serie di eventi faro a margine dell’assemblea generale e i suoi rappresentanti saranno impegnati in dibattiti di alto livello, eventi a margine e numerose riunioni bilaterali.

    Fonte: Comunicato stampa della Commissione europea del 21/09/2018

  • Juncker: il mondo ha bisogno di un’Europa forte ed unita

    “Nel 1913 gli europei pensavano di avere una pace duratura ma solo un anno dopo scoppiò una violenta guerra fratricida che attraversò l’intero continente. Non parlo di quel periodo perché siamo sull’orlo di un’altra catastrofe ma perché l’Europa è la ‘guardiana’ della pace, dobbiamo essere grati se viviamo in un continente reso pacifico dall’Unione europea”. Inizia con chiaro riferimento al vero senso dell’esistenza dell’Unione europea il discorso sullo stato dell’Unione che il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha tenuto giovedì 12 settembre a Strasburgo nella sede del Parlamento europeo in occasione della Sessione plenaria. Quasi un monito per chi, in questi mesi,sta cercando di mettere in discussione il valore dell’Unione europea. Un discorso atteso – ultimo per la programmazione prima della fine del mandato dell’attuale Commissione UE (gli organi saranno nominati a settembre 2019) – per le tematiche che Juncker avrebbe affrontato e che toccano da vicino molti degli Stati membri. Immigrazione, rafforzamento del controllo delle frontiere, partnership con l’Africa, contrasto a contenuti illegali e fake news in vista delle prossime elezioni europee (23-26 maggio 2019).  Il discorso di Juncker sulla Sovranità europea (questo il titolo) appare subito in stretta continuità con quello pronunciato lo scorso anno ma con 18 nuove iniziative legislative, frutto del mutamento repentino degli scenari politici, economici e socio-culturali degli ultimi 12 mesi e del sempre crescete euroscetticismo che si sta diffondendo tra gli Stati membri. Sovranità europea, appunto, per sottolineare quell’unione di stati che mai dovrà sostituirsi alla sovranità di ciascuno di essi, da non confondere però con il nazionalismo, concetto contrastato e denunciato da Juncker alla luce anche, e soprattutto, degli atteggiamenti e delle parole di alcuni leader europei quali Salvini e l’ungherese Orban, intervenuto anche lui in questi giorni a Strasburgo.

    Quella di cui parla Juncker è un’Europa più capace di fare politica estera e per questo propone che alcune decisioni strategiche non siano più prese all’unanimità ma con una maggioranza qualificata per giocare un ruolo strategico a livello mondiale. E non è difficile pensare alla questione migranti, al rapporto con gli USA, alla situazione dei Balcani in bilico tra crescenti ondate di nazionalismo e richieste di adesione da parte di alcuni Stati. Sulla questione migranti, in merito alla scelta politica fatta a giugno dagli Stati membri, e cioè distribuire gli sbarchi in diversi Paesi europei, Juncker ha ribadito, in linea con la posizione del governo italiano, la necessità, da parte dell’Europa di una ‘solidarietà durevole e organizzata’, confermando  di voler rafforzare l’agenzia comunitaria Frontex, dedicata al controllo delle frontiere esterne dell’Unione con l’assunzione, come già annunciato a maggio, di 10mila nuovi doganieri, entro il 2020 e non 2027, come proposto in precedenza. Ma la difesa dei confini da sola non basta, per questo è fondamentale un partenariato con l’Africa. Il che vuol dire non solo cooperazione o accordi commerciali ma interventi mirati in un continente diventato terreno fertile per gli investimenti da parte della Cina. Intervenire concretamente in Africa significherebbe porre un argine alla forte presenza asiatica e porsi, credibilmente, come vero interlocutore politico ed economico con la Cina stessa ma anche con gli Stati Uniti e tornare ad avere un ruolo centrale a livello mondiale. Insiste sull’economia Juncker sottolineando come l’Unione importi l’80% del suo fabbisogno energetico in dollari, quando dagli Stati Uniti proviene appena il 2% delle materie prime. Il ruolo dell’euro, nel mercato globale, deve essere rivisto, perché una situazione simile “è aberrante e ridicola”, e rischia di far perdere autorevolezza. L’Unione europea rappresenta infatti un quinto dell’economia mondiale e 60 paesi hanno legato la loro valuta all’euro. Per questo è necessario rilanciare il progetto comunitario, difendendo il ‘patriottismo illuminato’ che è cosa ben diversa dal ‘nazionalismo malsano’, fonte di guerre, ed esorta ad essere più vigili per evitare “un nuovo conflitto in Europa” assicurando che “la sovranità europea nasce dalle sovranità nazionali, e non le sostituisce”.

    Sul fronte lotta ai cyberattacchi Juncker ha dichiarato che la Commissione presenterà nuovi testi legislativi per contrastare i contenuti illegali su Internet e i tentativi di influenzare con fake news le prossime elezioni europee.

    Non manca il riferimento ai traguardi tecnologici e scientifici che l’Europa, unita, ha raggiunto. “Nessun Paese da solo avrebbe potuto mettere in orbita 26 satelliti. Galileo oggi ha 400 milioni di utilizzatori in giro per il mondo”.  Alla luce dei successi raggiunti e in vista delle nuove proposte elencate, senza retorica ma con un chiaro riferimento ai populismi dilaganti, Juncker ha sottolineato quanto il mondo oggi abbia bisogno di un’Europa forte ed unita.

  • Dal discorso sullo Stato dell’Unione di Juncker al contrasto al mobbing sul luogo di lavoro. Fitta l’agenda del Parlamento europeo in plenaria a Strasburgo

    Il momento più atteso sarà il discorso sullo Stato dell’Unione che terrà mercoledì 12 settembre il Presidente delle Commissione europea Jean-Claude Juncker ma non da meno saranno gli interventi del Presidente libanese Michel Aolun, di Alexis Tzipras, primo ministro greco, entrambi nella mattinata di lunedì 11 settembre, e Zoran Zaev, primo ministro dell’ex repubblica jugoslava di Macedonia, giovedì 13. Questi alcuni degli appuntamenti previsti durante la Sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo dall’11 al 13 settembre in cui, vista la presenza di così tante figure di primo piano dello scenario geopolitico europeo e non solo, saranno affrontati tanti argomenti caldi, a partire dal corpo europeo di solidarietà agli accordi finanziari e di cooperazione con i Paesi terzi. Non mancheranno votazioni e discussioni sul riciclaggio di denaro, sul diritto d’autore nell’era digitale, sulla sanità e sul contrasto al mobbing e alle molestie sessuali nei luoghi di lavoro. Per tutti i dettagli consultare il sito http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+AGENDA+20180910+SYN+DOC+XML+V0//IT

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