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Bugie e inganni

L’un nasce ladro e l’altro ladroncello, né a tutti i prepotenti è ugual destino.
Dove passa la vespa, nel tranello rimane il moscerino.

Jean de La Fontaine; “Il corvo che volle imitare l’aquila”

La favola comincia così: “Vedendo un corvo l’aquila, che audace rapiva un agnelletto, più debol, ma non men di lei vorace, vuol tentare il medesimo colpetto”. Perciò salta addosso a un bel montone, volendo imitare così il grande rapace. La Fontaine, basandosi su una favola di Esopo, si riferisce all’aquila non come simbolo di nobiltà, di fierezza e di libertà, bensì con altre e meno pregevoli connotazioni. Il corvo, che cominciava a godere il colpo, non sapeva però che il montone pesava molto e che aveva un pelo folto “che la barba parea di Polifemo”, come scriveva Jean de La Fontaine. Non solo non riusciva a sollevare quella preda, perché era pesante, ma sfortuna nella sfortuna, era proprio il pelo del montone, aggrovigliato nei suoi artigli, che non permise più a quel disgraziato corvo di staccarsi e fuggire, mentre il pastore si stava avvicinando minaccioso. Il pastore prese l’avido corvo e lo diede ai suoi pastorelli per usarlo come zimbello. Così finisce la favola. E le favole, si sa, tramite allegorie, simbolismi e metafore rappresentano la saggezza secolare dei popoli.

Da anni in Albania si sta soffrendo per i ladri. Ma non per ladri qualsiasi, bensì per ladri molto pericolosi e altolocati politicamente. Ladri che nonostante abusino e rubino a più non posso, scappano sempre al tranello, mentre vengono presi soltanto i ladruncoli. Come il corvo della favola. In Albania questa grave realtà è ben conosciuta e di dominio pubblico, nonostante gli sforzi della propaganda governativa, che fa di tutto per nasconderla. Purtroppo non succede niente perché neanche i procuratori e i giudici non riescono a vedere e a constatare niente! Ergo, questa realtà non esiste! E non poteva essere altrimenti. Perché si sa, il sistema della giustizia, ormai pericolosamente politicizzato e messo sotto il controllo e al servizio del primo ministro, è il derivato diretto della volutamente fallita riforma della giustizia.

Ma nonostante gli sforzi enormi e continui della propaganda governativa, sostenuta anche dalla “cecità e inattività” del sistema di giustizia, questa realtà non si può nascondere. Lo hanno notato ed evidenziato ormai alcuni tra i più importanti media internazionali. Senz’altro questa realtà la conoscono benissimo anche i servizi segreti di alcuni dei paesi occidentali presenti in Albania, perché quanto accade ormai lì ripercuote e desta preoccupazione anche da loro. Sia in termini di criminalità organizzata e di riciclaggio del denaro sporco, che di altro. Questa grave realtà è stata evidenziata anche nel Rapporto ufficiale per il 2018, che il Dipartimento di Stato ha presentato al Congresso degli Stati Uniti giovedì scorso. Un rapporto che mette nero sul bianco quanto accade realmente in Albania e che ha messo in affanno i diretti interessati, allo stesso tempo i diretti responsabili. I quali, primo ministro in testa, cercano di far finta di niente, per l’ennesima volta, con la disperata speranza che la propaganda governativa possa salvare il salvabile. E che, male che vada, fare in modo che nel tranello rimangano, come nella favola del corvo e dell’aquila, soltanto alcuni ladruncoli e non i veri ladri molto altolocati politicamente.

Secondo il sopracitato Rapporto per il 2018 del Dipartimento di Stato, riferendosi ai media, l’Albania risulta essere “fonte della [produzione] di cannabis e, sempre di più, un paese di transito della cocaina e dell’eroina”. Per poi evidenziare che la criminalità organizzata albanese gestisce ormai il traffico della cocaina e dell’eroina dai paesi produttori dell’America latina e dell’Asia, verso i mercati europei. Un altro fatto, ben noto ormai in Albania, riguarda la corruzione governativa. Secondo il Rapporto “la corruzione governativa è ben diffusa” stimolando perciò un ambiente nel quale i trafficanti delle droghe “operano senza essere puniti”. In quanto al riciclaggio del denaro sporco, sempre nel sopracitato Rapporto si afferma che durante il 2018 il governo albanese non è riuscito a contrastare e combattere il riciclaggio. Dal Rapporto risulta che “Le costruzioni, i progetti per lo sviluppo delle imprese e i giochi d’azzardo sono i metodi più efficaci per il riciclaggio del denaro della criminalità [organizzata] albanese”.

Si tratta di una realtà ormai e purtroppo ben nota e denunciata continuamente in Albania. Ma che “stranamente” è una realtà che “sfugge” agli occhi, alle orecchie e alla dovuta e doverosa attenzione istituzionale di alcuni “rappresentanti internazionali” accreditati in Albania. Dalle loro continue e non sempre appropriatamente fatte dichiarazioni pubbliche, risulterebbe che questa realtà “sfugge” però ad alcuni rappresentanti diplomatici statunitensi. I quali elogiano soltanto i “successi’ del governo e descrivono una realtà albanese molto rassicurante e promettente. Realtà che però è ben diversa da quella descritta dal sopracitato Rapporto per il 2018 del Dipartimento di Stato. Chissà perché?!

Una realtà questa albanese, che sembrerebbe sia “sfuggita” anche al massimo rappresentante della Delegazione dell’Unione europea a Tirana. Il quale dichiarava, all’inizio della settimana scorsa, che dal giugno scorso ad oggi l’Albania “ha fatto un considerevole progresso”! Il che contrasta fortemente con quello che accade quotidianamente. Sembra che al rappresentante dell’Unione europea sia sfuggita, tra l’altro, la pubblicazione dei contenuti di alcune intercettazioni dalle quali risulta il coinvolgimento attivo della criminalità organizzata durante le elezioni politiche del 2017. Sembra che allo stesso rappresentante siano sfuggite anche le ultime pubblicazioni, durante la scorsa settimana, dei contenuti di alcune intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero alti funzionari della polizia di Stato che trattano con un “trafficante attore” per coprire uno scandalo governativo. Chissà perché?!

A questo punto viene naturale la domanda: a chi e a cosa credere? Alla realtà quotidianamente vissuta e sofferta dai sempre più poveri cittadini in Albania? Alle evidenze documentate, da quei pochi media ancora non controllati e da alcuni rappresentanti dell’opposizione, sulla crescente e diffusa corruzione governativa? A tutto quello che risulta dalle intercettazioni telefoniche, dalle quali risulterebbero coinvolti alti funzionari della polizia di Stato? Alla provata connivenza della criminalità organizzata con i massimi livelli della politica? All’arroganza del primo ministro che adesso controlla personalmente tutto il sistema della giustizia, oltre a tante altre istituzioni pubbliche e statali? E ultimamente, anche ai contenuti del Rapporto per il 2018 del Dipartimento di Stato? Oppure alle dichiarazioni di alcuni “rappresentanti internazionali” in Albania? E poi, per chi lavorano realmente questi “rappresentanti internazionali”?! A chi e a cosa credere?

Chi scrive queste righe è convinto che le bugie e gli inganni del primo ministro e dei suoi, compresi anche alcuni importanti “rappresentanti internazionali” non possono durare a lungo. Perché, come dice la saggezza popolare, con le bugie si può andare avanti in tutto il mondo, ma non si può mai tornare indietro. Egli è altresì convinto anche che verrà un giorno, quando insieme con i ladroncelli, saranno presi nel tranello anche i ladroni. E per l’Albania e gli albanesi prima questo giorno verrà e meglio sarà!

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