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Decreto liquidità, opportunità da valutare con attenzione

Con il decreto “liquidità” del 8 marzo 2020, il Governo ha inteso dare una risposta forte all’emergenza economica scaturita dall’infezione pandemica da covid-19.

Due sono i principali interventi proposti che analizzeremo succintamente.

Il primo, seguendo l’ordine di trattazione proposto nel decreto, è la garanzia prestata dalla SACE per il sostegno di medie e grandi imprese. Il decreto ha esteso l’accesso anche alle PMI e alle partite iva individuali subordinatamente all’esaurimento della loro capacità di utilizzo del Fondo Centrale di Garanzia. La garanzia è concessa per importi variabili dal 70% al 90%, a costi calmierati. L’importo del finanziamento non può superare il maggiore tra il fatturato del 2019 o il doppio dei costi del personale del medesimo anno.

Per ottenere la garanzia, l’impresa dovrà assumere impegni di non poco conto. Il più oneroso, a mio avviso, sarà quello di gestire i livelli occupazionali tramite le organizzazioni sindacali. Sarà necessario, ancora, impegnarsi a non distribuire i dividendi nel 2020 né a procedere al riacquisto di azioni proprie. Infine, gli importi ottenuti dovranno essere destinati a stabilimenti produttivi in Italia per sostenere i costi del personale, gli investimenti e il pagamento di fornitori del ciclo produttivo.

Il decreto prevede anche di potenziare il sostegno pubblico all’esportazione introducendo un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni assunti da SACE verranno traslati sullo stato per il 90%, liberando in tal modo risorse per l’istituto.

Il secondo strumento è rappresentato dal Fondo Centrale di Garanzia riservato alle PMI, alle ditte individuali e ai professionisti. L’accesso al Fondo è esteso, in deroga alla definizione comunitaria, alle aziende fino a 499 dipendenti. La garanzia è concessa dal 80% al 90%. Una corsia preferenziale con garanzia fino al 100% è prevista per i prestiti fino a 25.000 euro nel rispetto del limite del 25% dei ricavi dell’ultimo bilancio o dell’ultima dichiarazione fiscale presentati. Contrariamente a quanto previsto per SACE, la garanzia è concessa a titolo gratuito. Sono possibili operazioni di rinegoziazione del debito purché prevedano l’erogazione di liquidità aggiuntiva almeno pari al 10%.

Proprio quest’ultima opportunità potrebbe essere particolarmente interessante e quindi incentivata dagli istituti bancari che potranno, lecitamente, surrogare i propri crediti chirografari con posizioni garantite.

Per completare il panorama, si ricorda l’estensione ai liberi professionisti e ai titolari di partita iva della facoltà di aderire al fondo di solidarietà per la sospensione delle rate dei mutui sulla prima casa nonché la moratoria, già prevista dal DL Cura Italia, fino al 30 settembre di mutui e finanziamenti nonché l’impossibilità di revoca degli affidamenti.

La prima considerazione che mi permetto di fare è che in nessuno dei casi analizzati è in realtà prevista l’iniezione di nuova liquidità a carico dello Stato. Quest’ultimo si “limita” a garantire il credito che verrà erogato dal sistema bancario.

Non essendo previsti interventi a fondo perduto, si assisterà ad una dilatazione dei debiti delle imprese con il concreto rischio di spostare, solo di qualche tempo, il prevedibile default di una parte di soggetti che non saranno in grado di ripagare il debito.

Questo rischio implica attente valutazioni da parte degli amministratori in merito allo stato di salute dell’azienda e alle possibilità di onorare puntualmente i debiti contratti.

Nel decreto, infatti, non sono previste clausole che disapplichino la responsabilità di amministratori e degli istituti di credito per il ricorso abusivo al credito.

Ancora una volta, quindi, sarà opportuna un’attenta pianificazione finanziaria che dimostri la sostenibilità dei debiti e che venga costantemente monitorata e aggiornata sulla base dei dati via via consolidati e di eventuali cambiamenti di scenari. Attività, questa, particolarmente complessa stante la difficoltà, allo stato attuale, di effettuare previsioni a medio lungo termine. Sarà quindi consigliabile effettuare analisi “what if” che identifichino “best case” e “worse case” ancorate su ipotesi particolarmente caute e ragionevoli, valutando i risultati con scetticismo professionale.

Per scongiurare addebiti ex post, gli amministratori potrebbero anche ricorrere all’attestazione di un esperto esterno che certifichi lo stato di salute aziendale in un momento immediatamente precedente lo scoppio della crisi sanitaria.

In effetti, sono state inserite clausole che tendono a sottrarre le imprese agli obblighi di ricapitalizzazione in caso di perdite e di valutazione della continuità aziendale nonché di agevolazione dei soci a sostenere finanziariamente le imprese disattivando le ipotesi di postergazione.

Tale impianto normativo presenta, tuttavia, un orizzonte temporale particolarmente breve essendo limitato al 2020. Pertanto, a meno che si ipotizzino risultati eclatanti nel 2021 in grado di recuperare le perdite generate dalla pandemia, i problemi emergeranno in fase di approvazione dei bilanci dei prossimi anni.

Un altro aspetto di non poco conto è rappresentato dalla conversione del debito da chirografo a privilegiato in caso di attivazione della garanzia. Situazione questa che renderebbe più difficoltosa l’eventuale ristrutturazione futura del debito o l’accesso a strumenti di risoluzione della crisi. Anche sotto questo aspetto è, quindi, importante verificare a priori la sostenibilità del debito.

Abbiamo visto come tutto l’impianto di sostegno si basi sulla concessione di garanzie per facilitare l’erogazione di prestiti bancari. Considerando che, ad oggi, non sono previsti interventi per prorogare i termini di scadenza delle imposte di giugno, ma solo tutele per la rivisitazione del calcolo degli acconti con il metodo previsionale – acconti peraltro che, stante la situazione attuale, sarebbe auspicabile azzerare – i prestiti hanno il sapore amaro di essere finalizzati, almeno in parte, al pagamento delle stesse.

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