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Il comparto del turismo: nel 2020 ha perso 53 miliardi

Arriva un’altra fotografia impietosa sulla crisi del turismo italiano massacrato dalla pandemia: il 2020 chiude con 53 miliardi di euro in meno rispetto al 2019, contrazione dovuta principalmente alla riduzione di turisti internazionali in tutto l’arco dell’anno e che nei mesi estivi ha superato il 60%. Ma non basta: l’analisi predittiva dei primi tre mesi del 2021, basata su scenari Covid a forte restrizione sociale, indica una perdita stimata di 7,9 miliardi con una riduzione del 60% dei flussi italiani e dell’85% di quelli stranieri. I dati sono stati forniti al webinar “Turismo prossimo venturo: il rilancio riparte dai territori” in cui è stato presentato il nuovo Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di commercio realizzato con il contributo tecnico scientifico di Isnart a cui hanno partecipato oltre alle principali associazioni del turismo anche il ministro Dario Franceschini e il presidente dell’Enit Giorgio Palmucci.

“Oggi abbiamo il dovere di sostenere tutte le spese del settore ad attraversare questo tempo complicato e questo deserto – ha detto Franceschini – ma contemporaneamente dobbiamo prepararci a governare la crescita impetuosa che il turismo italiano tornerà ad avere appena l’emergenza sanitaria sarà finita. Negli altri settori la crescita sarà più lenta ma nel turismo, sarà veloce. Ricordiamoci che a gennaio 2020, sembra tanto tempo fa ma non lo è, parlavamo di overtourism e ticket d’ingresso e di come governare la crescita”. Il ministro ha poi sottolineato come non sia una controparte del mondo del turismo ma il rappresentante di questo settore così in sofferenza: “Io ho visto sulla stampa un appello firmato dalle associazioni di fare di più sul turismo, non posso farlo ma se potessi farlo lo firmerei anche io quell’appello. Ho letto anche la polemica dei 3 miliardi destinati a turismo e cultura nel Recovery Fund che sono ritenuti insufficienti dalle associazioni. Anche io penso che siano pochi in assoluto ma il Recovery non è fatto per settori verticali e ministeriali, è fatto per progetti trasversali. Per esempio, le infrastrutture non sono comprese nei 3 miliardi, ma riguardano profondamente il mondo del turismo. Inoltre il Recovery non è per l’emergenza, ma per la fase successiva e per gli interventi strutturali. E’ importante quindi – ha chiarito – che ci siano scelte strategiche precise e condivise”.

“La sostenibilità, l’innovazione e l’accessibilità, che sono comunque i cardini della nostra promozione turistica – ha detto Palmucci – sono ancora più importanti in un momento come questo in cui bisogna far ripartire i flussi turistici ma facendo in modo che la crescita sia rispettosa del territorio per non incorrere in quei problemi che avevamo fino a pochi mesi come l’overtourism”.

Più critici e preoccupati gli interventi dei rappresentanti delle associazioni. “La programmazione – ha spiegato Marina Lalli di Federturismo Confindustria – è la grande assente di tutte queste situazioni, noi finora abbiamo visto un susseguirsi di “decreti tampone”, abbiamo messo toppe di qua e di là, anche con decreti a pioggia (sono arrivati esenzioni per fare un esempio anche a ditte che producono mascherine…). Poi il Recovery Fund, un’opportunità importantissima che non ricapiterà più: al turismo vengono dedicati 3 miliardi da dividere con la cultura cioè l’1,5% del totale per un settore che vale il 13% del Pil. Questo non solo è ingiusto ma cieco”. Gli ha fatto eco Vittorio Messina presidente di Assoturismo Confesercenti: “E’ un comparto che dà lavoro a più di un milione di persone, che non de localizza, che mette in luce tutto quello che ha di buono il nostro Paese, è una filiera vastissima e complessa”. Ancora più duro Luca Patanè, presidente di Confturismo Confcommercio: “Innanzitutto abbiamo bisogno di dati freschi, non possiamo parlare e programmare con dati sui flussi, sullo spending e anche dati sulla sopravvivenza della filiera del 2018. Specialmente in un momento in cui dobbiamo affrontare un cigno nero (come l’hanno chiamato) come il Covid. La natalità delle imprese è stata inesistente nel 2020 ma non sappiamo nulla sulla mortalità, gli effetti li vedremo tra mesi. Ringraziamo il ministro per gli interventi e la passione ma le imprese stanno ancora aspettando i soldi. Abbiamo poi anche bisogno assoluto di una promozione diversa che metta in luce una visione più chiara delle regole. Ogni settimana c’è un cambio anche chi vuole programmare un viaggio è frenato da tutto questo. Poi pensiamo anche di aiutare le imprese a sopravvivere con la leva fiscale, l’iva agevolata e ripeto regole certe che non cambiano. Una persona su 10 lavora nel turismo in Italia. Dal 1945 a oggi l’industria turistica è stata l’ossatura del paese, ha fatto dei miracoli e ora va aiutata a sopravvivere”.

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