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In Irlanda del Nord continuano le tensioni per la Brexit

Tornano a salire in Irlanda del Nord le fiammate, metaforiche e non, delle tensioni settarie, sullo sfondo d’un dopo Brexit che minaccia di far materializzare i fantasmi più temuti del passato. Per ora sono episodi circoscritti, ma il fuoco che da sempre cova sotto la cenere lassù non richiede chissà quali inneschi per poter dilagare e il clima dell’ultima settimana spaventa ormai quasi tutti nei palazzi del potere: da quelli locali di Stormont, sede del litigioso esecutivo regionale di grande coalizione guidato dalla first minister unionista del Dup, Arlene Foster, con al fianco come vicepremier l’alleata-nemica repubblicana dello Sinn Fein, Michelle O’Neill; a quelli londinesi del governo centrale (Tory e brexiteer) di Boris Johnson.

Dopo varie nottate di scontri e violenze sparpagliatesi da Derry (Londonderry per i pretoriani lealisti del legame con Londra e la monarchia) ad altre località simbolo di quella che fu la sanguinosa stagione dei Troubles prima della storica pace del Venerdì Santo 1998, l’ennesimo tumulto è scoppiato a Belfast. A partire dai quartieri a maggioranza protestante e con corredo di cariche di polizia, aggressioni a giornalisti, assalto a un bus urbano incendiato nel cuore delle tenebre, coinvolgimento di attivisti radicali anche dalla trincea contrapposta delle roccaforti cittadine cattolico-repubblican-nazionaliste. Uno scenario da avvisaglie di guerriglia urbana che da quelle parti sarebbe avventato sottovalutare. E che ha indotto i leader politici delle fazioni rivali a convocare una riunione d’emergenza del governo locale per provare finalmente a contribuire ad abbassare i toni; prima di coordinarsi con il ministro britannico per gli affari nordirlandesi, Brandon Lewis, spedito urgentemente come plenipotenziario di Johnson a Belfast un po’ per mediare, un po’ per sopire, un po’ per ammonire.

A fare da avanguardia ai disordini sono stati alcuni gruppi di unionisti ultrà: infuriati per la recente decisione della polizia locale (Psni) di non procedere penalmente contro la plateale violazione della restrizioni anti Covid perpetrata il mese scorso da centinaia di reduci e dirigenti repubblicani (Michelle O’Neill inclusa) in occasione del funerale d’uno storico ex esponente di spicco del braccio politico di quella che fu l’Ira. Episodio tutto sommato minore cui la stessa Arlene Foster aveva dato fiato gridando alle dimissioni del comandante della Psni, Simon Byrne, e gettando benzina sul fuoco. Ma che il Dup e lo Sinn Fein hanno alla fine accantonato, partorendo dopo il meeting straordinario di governo un comunicato congiunto in cui hanno condannato all’unisono come “assolutamente inaccettabili e ingiustificabili le devastazioni, la violenza, le aggressioni ai poliziotti”, promettendo sostegno alla Psni.

Sullo sfondo, oltre al caso del funerale, restano però a far da autentico detonatore potenziale le conseguenze della Brexit: in particolare i rancori del fronte unionista verso l’accordo ad hoc firmato dal governo Johnson con Bruxelles per garantire il mantenimento del confine aperto fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda – previsto dalle intese del Venerdì Santo – anche a costo di accettare controlli amministrativi doganali sulle merci europee in transito alla frontiera interna fra Ulster e resto del Regno Unito: controlli dai quali Downing Street ha di fatto finora svicolato, tanto da spingere l’Ue ad avviare un’azione legale, ma che secondo le paure unioniste proiettano comunque un’ombra sulla sovranità britannica a medio-lungo termine sull’Ulster. Inquietudini che Lewis non ha esitato a dire di “comprendere da parte della comunità lealista”, non senza giurare sul rispetto di tutte le ‘linee rosse’ essenziali a tutela dell’unità fra Belfast e Londra e dell’integrità territoriale del Regno. Ma invocando pure “il dialogo e il processo democratico” quali uniche chiavi per salvaguardare, oltre gli interessi comuni, una pace pagata a caro prezzo. E per lasciarsi alle spalle una buona volta sia “la violenza settaria scatenata da una piccola minoranza”, sia l’incubo mai rimosso “del ricordo dei Troubles”.

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