Irlanda

  • Londra giudica inevitabili controlli doganali per l’Irlanda del Nord dopo la Brexit

    Il governo britannico ha ammesso che sarà necessario effettuare controlli doganali su determinate merci tra l’isola della Gran Bretagna e la regione britannica dell’Irlanda del Nord alla fine del periodo di transizione post-Brexit. “Non ci saranno nuove infrastrutture doganali fisiche e non vediamo la necessità di costruirle”, ha affermato il governo di Boris Johnson pubblicando la sua posizione sul protocollo tra l’Irlanda del Nord e la vicina Repubblica d’Irlanda, negoziato nell’ambito del divorzio con l’Ue. “Tuttavia, espanderemo alcuni punti di accesso esistenti per i prodotti agroalimentari al fine di stabilire controlli aggiuntivi”, ha spiegato.

    Il protocollo irlandese mira a prevenire il ritorno di un confine fisico sull’isola d’Irlanda, dopo l’uscita britannica dall’Ue, che potrebbe minacciare la fragile pace raggiunta dopo tre decenni di sanguinosi conflitti grazie all’accordo del Venerdì Santo del 1998.

    Il ministro Michael Gove ha assicurato ai deputati che qualsiasi controllo sarà “assolutamente minimo”. “Tutto sarà fatto elettronicamente”, ha precisato. A novembre, il premier Johnson aveva garantito agli imprenditori irlandesi, spiegando l’accordo sulla Brexit negoziato con Bruxelles, che non vi sarebbero stati controlli sulle merci tra la Gran Bretagna e la regione britannica. Gove ha anche confermato che l’Irlanda del Nord rimarrà in linea con una serie di norme dell’Ue, anche in materia di salute, almeno fino al 2024.

  • Ireland holds first post-Brexit general election

    Ireland held a general election on 8 February, just one week after neighboring Britain’s departure from the European Union.

    Based on the latest figures available on Monday morning, the country’s election count has failed to produce a clear winner.

    Sinn Fein, the left-wing Irish nationalist party, has won the popular vote in a general election. Ballot counts on Sunday revealed that Sinn Fein received 24.5% of the first preference vote, almost doubling its share from the last election in 2016. The 2016 election ended with no clear winner, and it took 10 weeks of talks to form a new government.

    The opposition Fianna Fail party won 22.2%. Incumbent prime inister Leo Varadkar’s governing Fine Gael party won 20.9%. Fine Gael and Fianna Fail are the two parties that have dominated Ireland’s political scene over the past decades.

    Sinn Fein, Fianna Fail and Fine Gael are all projected to win more than 20% of the national vote based on results from one third of constituencies that have completed their counting.

    Ireland’s system elects an average of four parliamentarians from each of the country’s 39 constituencies.

    Analysts say that this time, the country could be without a government for months after the three parties are set to win a roughly equal share of the vote: “There’s plenty of experience in coalition government, some experience in minority government, but no experience of equally matched parties”, an expert warned.

     

  • Irlanda al voto, anticipato, l’8 febbraio

    L’Irlanda andrà ad elezioni anticipate il prossimo 8 febbraio. Lo ha annunciato il premier Leo Varadkar, in un discordo a Dublino, aggiungendo che chiederà formalmente al presidente della Repubblica, Michael Higgins, di sciogliere il Parlamento. La stampa irlandese sottolinea che il premier ritiene sia questo il momento di andare alle urne, dopo l’accordo sulla Brexit, il ripristino di un governo di coalizione nel Nord Irlanda e prima del prossimo summit europeo in programma a fine marzo.

    Saranno le prime elezioni a tenersi di sabato in Irlanda. Fonti del partito del premier, Fine Gael,hanno motivato così la scelta della giornata di sabato: “I bambini non perderanno un giorno di scuola, i genitori non dovranno prendere un giorno di ferie, sarà più facile per gli studenti tornare a casa”.

    Varadkar è alla guida di un governo di minoranza sostenuto dal principale partito di opposizione, Fianna Fail, guidato da Micheal Martin, prorogato nel 2018 a causa dei rischi posti al Paese dalla Brexit. Primo premier gay figlio di un immigrato indiano, Vadadkar è arrivato alla guida del governo nel giugno 2017, dopo le dimissioni di Enda Kenny, eletto alle elezioni del 2016. Secondo gli ultimi sondaggi citati dalla Bbc, il Fine Gael vanta un leggero vantaggio rispetto al Fianna Fail.

  • La Brexit? Una tragedia per l’Irlanda

    «La Brexit per l’Irlanda rappresenta una tragedia». Ministro degli Esteri dell’Eire che firmò l’adesione del suo Paese al Trattato di Maastricht, Gerard Collins coglie di sorpresa chi pensa che l’Irlanda possa cogliere nella fuga dalla City di Londra ulteriori opportunità di crescere come hub per multinazionali («Quando la Ue contesta al nostro Paese di concedere trattamenti di favore alle multinazionali dimentica che noi non siamo la Francia o l’Italia, noi non avevamo nulla su cui costruire le nostre fortune» tiene a sottolineare in proposito sua moglie Hillary, accennando alla vertenza per il regime fiscale di favore concesso da Dublino ad Apple ed altri colossi della globalizzazione).

    Perché una tragedia?
    «Perché il Regno Unito è il nostro ponte verso l’Europa, tutte le merci che esportiamo in Europa passano da lì e attraverso i porti britannici raggiungono la Francia e proseguono poi verso la Spagna e tutte le altre destinazioni».

    Non è un problema anzitutto per quello che riguarda il confine con l’Ulster, dove non ci sono dogane, e per l’Accordo di San Valentino che regola le relazioni tra Irlanda del Sud e del Nord?

    «No, non torneranno frontiere e controlli. Per quel che riguarda le nostre relazioni col Regno Unito la Brexit è semmai un problema di nuovo sotto il profilo commerciale, perché la maggior parte della nostra produzione di carni (ovine anzitutto) è diretta verso la Gran Bretagna. E la Gran Bretagna è il nostro principale e quasi esclusivo acquirente di formaggio Cheddar».

    Ma quante chances ha Boris Johnson di condurre in porto la Brexit?
    «Johnson avrà bisogno dell’appoggio di una parte del Labour».

    Ma il partito di Corbyn è disposto ad aiutarlo, perché mai dovrebbe?
    «Il Labour è talmente diviso che Johnson potrebbe forse trovare l’appoggio di una quindicina di parlamentari laburisti, di cui ha bisogno».

    In fondo, come già con Theresa May, la partita vera che si gioca intorno all’accordo con la Ue sulla Brexit non riguarda chi debba essere l’inquilino di Downing Street 10?

    «L’accordo che Johnson aveva raggiunto con la Ue sulla Brexit era sostanzialmente lo stesso che aveva già portato in Parlamento la May in effetti. Ed era dai tempi della guerra che una seduta del Parlamento inglese non veniva convocata di sabato».

    E se non ottiene la Brexit?
    «Johnson ha già detto che non si dimetterà».

  • Se minaccia l’Accordo del Venerdì Santo il Congresso USA non ratificherà l’accordo commerciale tra Stati Uniti e Regno Unito. Parola del senatore dem Chris Murphy

    Mentre il Presidente statunitense Donald Trump dichiara di non vedere l’ora di negoziare un “accordo commerciale su larga scala” con il Regno Unito il Senatore democratico Chris Murphy del Connecticut precisa, con toni forti, che un simile patto non passerà mai attraverso il Congresso se dovesse violare l’Accordo del Venerdì Santo che pose fine al conflitto decennale tra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda. Di fatto, annullando quel trattato di pace, potrebbe essere reintrodotto il confine tra le due parti dell’isola, di cui una completamente legata al Regno Unito. “Penso che l’UE sia altrettanto impegnata come la Gran Bretagna a garantire che ci sia un flusso libero di persone e merci. C’è ancora questo conflitto esistenziale tra ciò che il referendum ha richiesto e ciò che è necessario per mantenere l’Accordo del Venerdì Santo di Belfast”, commenta Murphy, che aggiunge: “Trump in definitiva non controlla se il Congresso approva o meno un accordo commerciale negoziato con la Gran Bretagna. Ci sono abbastanza amici dell’Irlanda del Nord e amici d’Irlanda nel Congresso degli Stati Uniti che ci porteranno a chiedere che il processo di pace sia protetto”. Secondo Murphy se le possibilità di accordo commerciale sono poche, malgrado le parole del Presidente, diventerebbero nulle nel caso fosse reintrodotto il confine tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord.

    Intanto da Bruxelles fanno sapere che l’Unione europea non accetterà alcun accordo di ritiro del Regno Unito che non garantisca che il confine di 500 km rimanga aperto.

  • Irish unemployment at 11-year low

    According to Ireland’s national statistical service (CSO), the country’s unemployment rate fell to an 11-year low of 5.4% in March, with youth unemployment standing at 13,4%, numbers that are significantly lower than the Eurozone average of 7.8%.

    Unemployment has dropped dramatically in Ireland since 2012 when the country was immersed in a financial crisis and the jobless rate stood at 16%.

    The Irish economy continued to expand in 10 of its 14 main economic sectors in the fourth quarter of 2018, with services and construction driving the economy. Ireland is also attracting EU migration, particularly in the technology sector, but also in civil engineering and health services.

    The Irish economy continues to grow robustly, despite Brexit uncertainty and the deceleration of growth in Italy, Germany, and France. Tax revenue continues to surpass projections, with a 7.1% increase in the first quarter compared to last year.

    Thus far, corporation tax is double of what was projected for the 2019 budget while the budget deficit is also on a downward trajectory, despite a surge in Irish contributions to the EU budget.

     

  • Dopo la Brexit il Regno Unito potrebbe chiedere il rientro nell’Ue

    Lo ha affermato Michel Barnier, il principale negoziatore dell’UE sull’accordo di ritiro UE-Regno Unito in corso (Brexit).

    Durante una conferenza tenutasi a Bruxelles, Barnier ha detto ai delegati presenti che una Brexit senza accordo sarebbe un “salto nel buio” per i 3 milioni di cittadini dell’UE che vivono nel Regno Unito, così come per i 1,5 milioni di cittadini britannici che attualmente vivono negli Stati membri dell’UE. Se il Regno Unito lascia l’Unione senza formalizzare un accordo di ritiro, i destini di questi espatriati sarebbero imprecisati e non chiariti.

    In risposta a una domanda del pubblico sulla potenziale reazione dell’UE nel caso in cui il Regno Unito decidesse di rimanere nell’UE, Barnier ha detto: “Se il Regno Unito cambia le sue linee rosse, allora ci adatteremo immediatamente. Dopo [lasciare l’UE] sarà un paese terzo, e come  paese terzo può chiedere di aderire all’UE”.

    Barnier ha dichiarato inoltre che i negoziati relativi a un accordo di ritiro tra Unione europea e Regno Unito stanno per concludersi, ma che le ben documentate controversie sul confine irlandese e una potenziale contrazione dell’Unione doganale, non sono ancora state risolte. Ha ribadito questo punto anche alla radio belga, dicendo agli ascoltatori della RTBF: “Stamattina non sono in grado di dire che siamo vicini al raggiungimento di un accordo, poiché c’è ancora un vero punto di divergenza sul modo di garantire la pace in Irlanda e di confermare che in essa non ci sono confini, proteggendo nel contempo l’integrità del mercato unico”.

    L’instaurazione teorica di una frontiera dura o morbida tra Irlanda e Irlanda del Nord, o in alternativa tra Irlanda del Nord e Regno Unito, probabilmente mantenendo l’Irlanda del Nord membro dell’Unione doganale europea, è stato un punto fermo.

    Un sondaggio condotto nel Regno Unito da Survation per Channel 4 ha trovato una oscillazione del 6% per rimanere nel Regno Unito rispetto ai risultati del referendum del 2016. Il sondaggio ha chiesto a 20.090 residenti del Regno Unito come avrebbero votato se un altro voto sulla Brexit si tenesse domani; il 46% dichiara di voler lasciare l’UE, mentre il 54% dichiara di voler votare per rimanere.

    Fonte: Sito “Government Europa” del 6 novembre 2018

     

     

  • Irish voters want to abolish blasphemy laws

    Though Ireland opted to reelect President Michael D Higgins to a new term on October 26, international attention focused on a referendum to end the strict Catholic country’s blasphemy laws adopted in 1937 when the Church had significant sway over public policy.

    Far less controversial that a May referendum on abortion, the most recent vote saw Irish citizens cast a ballot to revoke the blasphemy laws.

    Irish law defines blasphemy as a “matter that is grossly abusive or insulting in relation to matters held sacred by any religion, thereby causing outrage among a substantial number of the adherents of that religion.” Some have argued that this may still be a relevant clause in today’s Ireland, mostly for the protection of ethnic minorities, not Catholicism.

    No one had been prosecuted for blasphemy in Ireland since 1855 when the country was still under British rule.

    Higgins is a Labour Party politician and writer who mastered an impressive 56% share of the vote. He is credited with establishing an Irish language TV service and revitalising the film industry. He was the first Irish President to make a state visit to the UK.

    The Irish president is a largely symbolic role with  Leo Varadkar serving as the country’s Taoiseach, or prime minister, the head-of-state.

  • Facebook bans foreign campaigning in Ireland’s abortion referendum

    The countdown for Ireland’s historic abortion referendum has started, with Facebook taking the unprecedented move of banning foreign advertising on its platform.

    Ireland faces a historical referendum on May 25, posing the question of whether to liberalize one of the hardest regimes in Europe, second only to Poland.

    Ireland has a blanket ban on abortion embedded in the Eighth Amendment to the Irish Constitution, dating back to 1983; that amendment was also introduced via a referendum. Since 2013, abortion in Ireland may be allowed if a doctor can make the case that the mother’s life is in danger. However, there is no provision for cases of rape, incest, or fetal abnormality.

    Now voters will be asked whether they want to repeal that amendment. Advocacy groups have been campaigning for years, as the political mood in the Republic of Ireland has changed.

    Following the Cambridge Analytica scandal, the company is trying to salvage its reputation for facilitating foreign intervention in elections. On Tuesday, the company said it would block foreign-funded posts in the lead up to the vote.

    Since April 25, Facebook is also piloting a “view adds” function in Ireland, which allows viewers to see that specific content is sponsored by advertisers.

    Irish law prohibits foreign funding for political campaigns, although this does not apply to social media advertising. However, following the Brexit and Trump campaign scandals, Facebook is keen to avoid its association with yet another politically controversial campaign. To enforce this rule, the platform will rely on reports from established campaign groups to identify foreign-based advertisements.

    The debate is already highly polarized and fiercely fought, especially as Ireland is planning to host Pope Francis for the World Meeting of Families event (21-26 August 2018).

     

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