Costume e Società

Troppi randagi lasciati soli a se stessi, mentre arriva la ‘canna’ anche per Fido

Dopo la strage di randagi (oltre 50) uccisi col veleno a Sciacca, è stata istituita in Sicilia una commissione speciale con finalità di tutela dei diritti degli animali e della pubblica incolumità. La commissione ha il compito di studiare il fenomeno del randagismo in Sicilia per proporre interventi legislativi e iniziative idonee, anche perché dai primi studi effettuati risulterebbe che tre quarti del randagismo europeo siano proprio in Sicilia.

Giovanni Giacobbe, consulente della presidenza, ha evidenziato come la proiezione dei cani randagi in Sicilia sia pari a 90mila esemplari, contro i 75mila del 2016. Il problema è aggravato dal fatto che in alcune aree, come la provincia di Messina (alla quale fanno riferimento 108 comuni), non esiste alcuna struttura pubblica per gestire il fenomeno del randagismo. Un altro problema è dovuto al fatto che molti proprietari di cani li lasciano liberi nonostante non siano sterilizzati e pertanto vi sono continue nuove cucciolate indesiderate e quindi abbandonate per strada.

Due sono le iniziative a brevissimo termine da intraprendere e cioè un invito/controllo rivolto ai proprietari perché i loro animali non siano lasciati liberi o siano sterilizzati e la creazione di strutture idonee al ricovero dei randagi.

In provincia di Agrigento una giovane donna, Chiara Calasanzio, di cui ha parlato a dicembre anche il Corriere della Sera, ospita dal 2011 molti cani abbandonati in un rifugio, l’Oasi, dove gli animali ritrovano la possibilità di vivere in modo dignitoso. Quello che ancora manca in Italia è proprio una legge quadro nazionale, applicata dalle diverse Regioni e dai vari Comuni, per contrastare il randagismo e insieme ad esso attività criminali che utilizzano gli animali per i combattimenti e le scommesse. In troppe occasioni mancano strutture pubbliche, manca il controllo sui chip che i proprietari devono mettere al loro animale registrandolo alla Asl, manca un’educazione al rispetto degli animali e in altri casi vi sono ancora rifugi aperti non per il benessere animale ma per lucrare sulle loro sofferenze. Proprio per quanto riguarda il microchip, non è ancora in vigore l’anagrafe nazionale e perciò se per avventura un cane si perde in Emilia ma è registrato nel Lazio o in Lombardia si rischia di non trovare in tempo utile il proprietario. 

Ma ci sono altri problemi ancora da affrontare e cioè la nuova moda asseverata, purtroppo, da alcuni veterinari di curare l’eccessiva esuberanza di cani e gatti con sostanze quali il Prozac o la depressione con la cannabis. Una start up italiana ha lanciato prodotti a base di olio di cannabis sativa, già usata negli Usa, e pensati per gli animali domestici. Questi oli, derivati dalla cannabis, sono prodotti in Svizzera, dove sono testati e analizzati, e avrebbero effetti biorilassanti senza che l’animale sia sedato. Poiché tutto questo avviene senza tenere conto della diversità di reazione e di percezione di questo tipo di sostanze che esiste tra gli uomini e gli animali, il pericolo è ancora una volta che anziché far seguire ai cani un corretto percorso educativo per farli vivere in armonia con se stessi, i loro simili e gli esseri umani si segua invece un percorso che li snatura.

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