Turismo in Val Trebbia: valorizzare e rispettare il territorio
Il piacentino è uno di quei territori italiani che, specie per la città capoluogo, si lamenta di un turismo mordi e fuggi. Il turismo, nonostante le tante iniziative culturali organizzate dalla Banca di Piacenza durante tutto l’anno, non si ferma più di qualche ora o poco di più.
Sommessamente ricordiamo che, per fare un esempio, la Val Trebbia, definita da Hemingway una delle più belle valli del mondo, continua ad essere deturpata da costruzioni di capannoni bordo strada, anche non lontano dal fiume ed in prossimità del Parco del Trebbia, e da case, casette, villini e villette di poca qualità e prive di aree verdi adeguate così che molti paesi diventano dei veri quartieri dormitorio.
La cementificazione selvaggia, che tanto Lega Ambiente contrasta, purtroppo poco ascoltata, è uno dei più importati problemi che il piacentino dovrebbe risolvere, facciamo solo un esempio: la faraonica rotonda, ancora non finita e costata una cifra assurda, costruita alla congiunzione di due strade panoramiche che portano al Castello di Momeliano e al Castello di Rezzanello, forse sarebbe stato meglio aggiustare le varie buche delle strade ed investire sulla conoscenza del territorio coinvolgendo anche imprese locali a partire da quelle vitivinicole.
In sintesi oggi si riscontra un grande interesse per un turismo fuori dalle aree più conosciute e occorre valorizzare e rispettare il territorio costruendo attività industriali in aree diverse da quelle prettamente turistiche, non cementificare ad oltranza, salvare gli edifici in pietra e mattoni che sono stati abbandonati perché un territorio vale anche per la sua storia architettonica.
Un problema italiano che diventa sempre più evidente, la cementificazione selvaggia e lo snaturamento del territorio presto saranno irreversibili e tutti ne pagheremo le conseguenze.




