Europa

La Brexit fa vittime e crea un nuovo movimento

Dimissioni nei laburisti e nei conservatori

Sono otto i deputati che hanno dato le dimissioni dal partito laburista e tre dal partito conservatore, tutti insoddisfatti di come i loro partiti hanno trattato la questione dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. I laburisti accusano anche il loro leader Corbyn di essere stato ambiguo nel corso delle procedure parlamentari per l’approvazione dell’accordo del governo May con l’UE e per non aver mai definito una posizione precisa sulla Brexit. I tre conservatori sono insoddisfatti del modo usato dalla May in parlamento per avere il consenso sull’accordo ottenuto con l’UE. Gli undici in sostanza sono contro la Brexit e l’unico modo per esercitare una pressione per combatterla, ritengono sia l’uscita dai loro rispettivi partiti e la formazione di un nuovo movimento, che sta prendendo forma e che si chiama “Independent Group”.  Con quali prospettive? La situazione è veramente caotica e l’incapacità del parlamento di trovare una posizione maggioritaria che definisse la sua linea definitiva sull’uscita, ha contribuito a creare questo caos e a far correre il rischio di un’uscita senza nessun accordo. In realtà il parlamento, più che a darsi da fare per evitare il peggio, è sembrato più interessato a sfruttare le difficoltà della Brexit per malmenare la May: Corbyn per farla dimettere e giungere a nuove elezioni, buona parte dei conservatori per toglierle la leadership del partito. Di fronte a questa realtà parlamentare surreale, gli undici dissidenti, con la formazione di un nuovo movimento, sperano di rompere la rete delle imboscate parlamentari per mescolare le carte e giungere a un secondo referendum, e comunque a evitare un’uscita “no deal”. Sperano inoltre di far saltare le priorità che ora sono in mano all’Erg, il gruppo che riunisce i falchi della Brexit, e al Dup, il partito nordirlandese che garantisce ai Tory la maggioranza ai Comuni. Theresa May ha detto di essere molto dispiaciuta per la partenza dei suoi tre deputati, nel Labour si dice che bisogna capire chi se ne va e che bisogna curare le insofferenze. Molti tuttavia ritengono che la vendetta non si farà attendere e che si potrebbero preparare delle elezioni suppletive nei collegi dei dissidenti, per farli punire direttamente dagli elettori. Ma per ora i ribelli non sembrano preoccupati delle conseguenze della loro uscita e nella foto di gruppo che li ritrae sorridenti, sembrano invitare altri colleghi a venire con loro. Per quelli che non sopportano più Corbyn, per il suo antisemitismo ed il suo marxismo radicale, e per quelli che non possono più accettare la May, come i liberaldemocratici e molti conservatori, potrebbe forse essere giunto il momento di creare quel partito del 48% (la percentuale anti Brexit al referendum del 2016) di cui si parla da due anni a questa parte senza aver mai fatto niente di concreto. Nel frattempo, quasi a sostegno degli indipendenti, sono arrivati, puntuali come sempre, alcuni sondaggi rassicuranti. Quello del Times indica i Conservatori al 38%, i Laburisti al 28%, misurando in questo modo l’opposizione a Corbyn, e l’Independent Groupe al 14%. I Liberaldemocratici seguono al 7%. Sono sondaggi, non voti, e ai sondaggi molti non credono più. Tuttavia quel 14 per cento veniva sussurrato da molte labbra, accompagnato da complici sorrisi. Nel frattempo la May a Bruxelles faceva gli ultimi tentativi di modificare certe parti dell’accordo con l’UE per evitare il “no deal”. Non è detto che ci riesca, ma alcune modifiche potrebbero servirle per sopravvivere al nuovo voto dei Comuni previsto per il 27 febbraio. Intanto il 29 marzo s’avvicina e niente è certo o scontato. Il 23 marzo, organizzata dal People’s Vote, ci sarà una grande manifestazione a sostegno di un secondo referendum. Ma se il nuovo movimento non riuscirà a imporsi ora, anche la manifestazione potrebbe risultare improduttiva. Staremo a vedere. La Brexit può riservare sempre nuove sorprese.

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