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La May non molla

Possibile rinvio dell’entrata in vigore della Brexit

Era stato previsto per oggi (27 febbraio) un ulteriore voto ai Comuni sull’accordo del governo con l’UE, perfezionato nel corso dei negoziati che avrebbero dovuto regolare il problema del confine con l’Irlanda del Nord, ma, come era da prevedere, il voto non avrà luogo. La May non è riuscita, ed anche questo era da prevedere, ad ottenere ora soddisfazione sul tema in discussione ed ha preferito rinviare il tutto al 12 marzo. All’interno del governo alcuni ministri, sulla questione del confine e sul rischio di un’uscita no deal, avevano minacciato le dimissioni, E’ anche sotto questa pressione che la May ha rinviato il voto, apprestandosi ad affrontare altri colpi, più o meno mancini, da parte di alcuni dei suoi e da parte dei laburisti, che ora sono disposti ad appoggiare un secondo referendum. Se il 12 marzo l’accordo sarà di nuovo bocciato, il 13 il governo sottoporrà al Parlamento una mozione in cui si chiederà ai deputati se vogliono lasciare l’UE senza accordo. Il risultato è dato per scontato, poiché i duri della Brexit disposti ad accettare un no deal, in aula sono un gruppo sparuto. Il 14 marzo allora il governo presenterebbe una mozione, che propone un’estensione “breve e limitata dell’art. 50, cioè un rinvio dell’uscita, che ora è prevista per il 29 marzo. Non è escluso che su questa ipotesi il parlamento esprima una maggioranza. Resta allora da stabilire quanto durerà l’estensione “breve e limitata”. Se andasse oltre giugno il RU potrebbe partecipare alle elezioni del Parlamento europeo. Ma molti sarebbero contrari. D’altro canto, questa estensione dovrà essere concordata con l’UE, tenendo presente che essa in ogni caso non può prevenire il rischio di un no deal. Le ipotesi sono molte, ma probabilmente la May conta sul fatto che alla fine, o si punta sul suo accordo, o si va incontro al caos, mettendo a rischio la stessa Brexit. La sua strategia del “prender tempo” è ancora vincente, ma fino a quando? Gli estremisti della Brexit sono furiosi, avendo compreso che la strategia del rinvio, dopo i prossimi voti, porterà acqua al mulino della May. I laburisti, anche nel caso di un’approvazione dell’accordo della May, insistono sul secondo referendum e Corbyn, con le sue ambiguità  e con l’ipotesi di un secondo voto popolare, si è alienato la simpatia dei favorevoli alla Brexit, che gli precluderebbero definitivamente un suo ingresso a Downing Street. Non sarebbe una grave perdita per il RU, ma la crisi del Labour continuerebbe, in attesa dell’apparizione di nuove leadership. La May, invece, contestata da sempre, ora dai favorevoli alla Brexit, ora dai suoi contrari, talvolta bocciata dai Comuni, tal altra promossa con la fiducia, tra un rinvio e l’altro, continua a gestire il mazzo e a distribuire le carte. Vedremo quali assi le rimarranno ancora in mano e come intenderà giocarli.

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