Europa

Piano Ue per i migranti, servono norme per le navi soccorso

La Commissione Europea scende in campo in vista con un corposo piano da 20 proposte tagliato sui bisogni del Mediterraneo Centrale, ovvero la rotta dei migranti che più impatta sull’Italia. “La situazione non è più sostenibile”, ha dichiarato la commissaria agli Affari Interni Ylva Johansson nel corso del punto stampa. Il piano, ad essere onesti, non prevede misure straordinarie – né potrebbe – ma ha raccolto alcune istanze avanzate dal governo italiano, come ad esempio un codice di condotta per le ong, cercando così di stemperare le tensioni delle ultime settimane. E infatti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si è detto “soddisfatto”.

Il documento – suddiviso in 3 pilastri – è un trionfo di espressioni come “rafforzare”, “riproporre”, “rilanciare” tuttavia riporta al centro dell’attenzione politica il Patto per la migrazione, che dovrà finalmente superare il trattato di Dublino.

La riforma, presentata dall’esecutivo Ue già nel 2020, deve essere ora discussa e approvata dal Consiglio e dal Parlamento europeo (hanno promesso di farlo entro il 2024). La tregua concessa dal Covid a uno dei temi più spinosi di sempre è finita e, come certifica la Commissione, gli sbarchi sono aumentati del 50% nel 2022 riportando il Mediterraneo alla ribalta delle cronache. I ministri dell’Interno dei 27 venerdì dovranno dunque cercare delle convergenze per far sì che le proposte dell’esecutivo Ue possano davvero trovare applicazione. “Il testo – ha continuato Piantedosi – mette al centro alcune importanti

questioni in tema di gestione dei flussi migratori, lo fa nella prospettiva già auspicata dal governo italiano e sono convinto che si tratti di una valida traccia di lavoro comune”.

In estrema sintesi, le misure più interessanti vanno dal “rafforzamento delle capacità di Tunisia, Egitto e Libia per sviluppare azioni congiunte mirate a prevenire le partenze irregolari” all’attivazione per direttissima “dei partenariati per i talenti con Tunisia, Egitto e Bangladesh” in modo da favorire l’immigrazione regolare sulla base delle esigenze del mercato del lavoro; promuovere discussioni “in seno all’Organizzazione Marittima Internazionale sulla necessità di un quadro specifico e di linee guida per le navi che si dedicano alle attività di ricerca e salvataggio” e “migliorare il coordinamento fra gli Stati membri” superando le difficoltà attuali “fra i Paesi costieri” e i Paesi in cui sono registrate le navi di salvataggio (ed è il riferimento alle ong, che nel testo non sono mai citate espressamente); “rivedere le procedure operative standard per la ricollocazione per ottenere procedure più efficienti e rapide” nel quadro del “meccanismo volontario di solidarietà” (quello che la Francia ha al momento stracciato invitando gli altri partner al boicottaggio).

Insomma, la Commissione ha riconosciuto diverse delle questioni da sempre sollevate dall’Italia (impennata negli sbarchi, lentezza nei ricollocamenti) ma ha poi anche sottolineato che salvare le vite in mare “resta una priorità” e che la soluzione resta quella dell’approccio comune. “Non possiamo gestire la migrazione caso per caso, barca per barca: è possibile trovare soluzioni strutturali solo adottando il nostro Patto Ue”, ha commentato il vice presidente della Commissione Ue Margaritis Schinas, che ha tra le sue deleghe quella alla migrazione.

“Le dichiarazioni pubbliche sono state molto roboanti ma, dietro le quinte, il clima è molto più collaborativo e siamo senz’altro a un punto migliore di alcune settimane fa”, confida un funzionario Ue.

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