Flash

Mosca finanzia corsi di giornalismo pro-Cremlino

Nel 2024, Reporter senza frontiere (Rsf) ha denunciato l’apertura di scuole di giornalismo finanziate dallo Stato, destinate a formare giovani reporter “allineati” con la narrativa ufficiale. La più nota è la Shkola Voenkora di Tomsk, in Siberia, che offre corsi online gratuiti per futuri “corrispondenti di guerra” da inviare nei territori occupati. Gli insegnanti provengono da Rt (Russia today), Ria Novosti e Izvestia. «È una fabbrica di propagandisti», afferma Jeanne Cavalier, responsabile Rsf per l’Europa orientale. «L’obiettivo è reclutare giovani reporter disposti a diffondere il messaggio del Cremlino senza vincoli etici». Tra i promotori figurano il propagandista Sergej Mardan (Komsomolskaya Pravda) e Alexander Malkovich, deputato e fondatore di media filorussi in Ucraina, legato al defunto Evgenij Prigožin, capo del gruppo paramilitare Wagner.

Il modello si esporta anche all’estero. Nel 2023 nasce a Mosca l’African Initiative, agenzia finanziata da Viktor Lukovenko, anche lui vicino alla macchina propagandistica di Prigožin. L’organizzazione opera in Mali, Burkina Faso e Repubblica Centrafricana, formando giovani giornalisti e diffondendo la narrativa pro-Cremlino nel continente africano. Secondo Rsf, tra i volti occidentali associati a questa rete figura l’italiano Vittorio Nicola Rangeloni, già reporter nel Donbass e autore del documentario “Africa Che”, che celebra «un’Africa liberata dall’Occidente». Per Cavalier, la presenza di giornalisti occidentali come Rangeloni serve a legittimare la propaganda del Cremlino, utilizzando voci percepite come indipendenti e linguaggi giornalistici apparentemente neutrali, ma ideologicamente orientati e privi di codici deontologici. In Italia, la penetrazione della narrativa filo putiniana si muove attraverso una rete di associazioni culturali e diplomatiche.

Tra le più attive, secondo il Center for Countering Disinformation di Kiev, ci sono Russia, Emilia-Romagna e Vento dell’Est, che si presentano come promotori di dialogo e cultura, ma agiscono come piattaforme di propaganda. Eventi, convegni e iniziative di “diplomazia culturale” veicolano una narrazione centrata sull’“amicizia con la Russia” e sulla presunta russofobia occidentale. «Le parole costano poco» – osserva Boyechko – «ma alla lunga possono costare un’intera generazione».

Mostra altro

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio