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A che gioco stanno giocando?

Ah, no! – disse er Conijo – Io so’ fratello tanto del Lupo, quanto de l’Agnello

Trilussa; da Er leone e er conijo

Il 9 maggio è una data significativa per l’Europa. Partendo dal 1945. Il 7 maggio 1945 a Reims, nel nord della Francia, è stata sottoscritta la resa della Germania alle forze alleate occidentali. Sull’atto ufficiale mancava però la firma del rappresentante sovietico. Ragion per cui, nella notte fonda dell’8 maggio i rappresentanti ufficiali dell’alleanza occidentale e dell’Unione sovietica firmarono a Berlino l’atto finale della capitolazione incondizionata della Wehrmacht. Così, il 9 maggio 1945, in Europa cessarono tutte le ostilità della seconda guerra mondiale. Guerra che finì definitivamente il 2 settembre 1945, con la resa anche del Giappone.

Domenica 9 maggio è stata celebrata la ricorrenza del giorno dell’Europa. Era proprio il pomeriggio del 9 maggio 1950 quando l’allora ministro degli esteri francese, Robert Schuman, lesse quella che ormai viene riconosciuta come la Dichiarazione Schuman. Quell’importante e storico testo rappresenta il primo documento pubblico che diede inizio all’attuale Unione europea. In quella Dichiarazione era sancito il progetto europeo dei Padri Fondatori per un’Europa unita. Un progetto che prevedeva prima un’unione economica per poi passare ad un’unione politica di tutti i Paesi europei aderenti al progetto. Con quella Dichiarazione si diede inizio al superamento dell’antagonismo storico tra la Francia e la Germania. Ed era una significativa espressione di lungimiranza e di coraggio. Come primo passo di quel progetto ideato dai Padri Fondatori era stata prevista la costituzione di quella che ormai è nota come la Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA). Sì, proprio del carbone e dell’accciaio, le due materie prime indispensabili per la costruzione delle armi. Così si prendevano tutte le responsabilità pubbliche ed istituzionali per porre termine alle rivalità e alle guerre tra i Paesi firmatari, prima di tutto tra la Francia e la Germania. La Comunità europea del carbone e dell’acciaio è stata istituita il 18 aprile 1951, con la firma del Trattato di Parigi.

Il 9 maggio 1993, papa Wojtyla, ormai San Giovanni Paolo II, ha celebrato la Santa messa nella valle dei Templi in Sicilia. Prima della messa aveva incontrato i genitori del giovane giudice Rosario Livatino, ucciso barbaramente dalla mafia il 21 settembre 1990, mentre andava, senza scorta, al lavoro. Livatino aveva denunciato e stava indagando sulla connivenza della mafia con certe frange della politica e dell’economia. Ragion per cui lo hanno assassinato. Papa Wojtyla, quel 9 maggio, dalla valle dei Templi, rivolgendosi ai mafiosi, ha pronunciato delle memorabili parole, ormai note a tutti. Il Santo Padre, perentorio, ha ricordato a tutti che “Dio ha detto una volta: ‘Non uccidere!’. Non può uomo, qualsiasi, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio!”. E poi, rivolgendosi sempre ai mafiosi, ha concluso con un grido uscito dal profondo dell’anima “…Lo dico ai responsabili: Convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. Un messaggio, un ammonimento sempre attuale dal quale dovrebbero trarre insegnamento non solo i mafiosi. Perché quel chiaro e molto significativo messaggio di San Giovanni Paolo II, pronunciato nella valle dei Templi il 9 maggio 1993, è valido anche per tutti coloro che hanno delle responsabilità politiche ed istituzionali e che potrebbero abusare mentre esercitano il potere conferito loro.

Domenica 9 maggio 2021, il giudice Rosario Livatino è stato proclamato Beato nella cattedrale di Agrigento. L’autore di queste righe considera molto significativa una frase detta dall’ormai Beato Rosario Livatino. Riferendosi all’onestà con la quale tutti devono fare il loro lavoro, egli diceva: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”. Uno schiaffo morale a tutti quegli ipocriti, quei falsi credenti, simili ai farisei delle Sacre Scritture che, come ci insegna la saggezza popolare, predicano bene ma razzolano male. Da quelle parole devono trarre insegnamento tutti!

Durante questi ultimi giorni anche in Albania, dopo le elezioni politiche del 25 aprile scorso, quanto sta succedendo conferma le preoccupanti aspettative. Il risultato ufficiale delle elezioni ha permesso al primo ministro di continuare a governare da solo e non disturbato. E, nel caso di bisogno, di “beneficiare” anche dei voti “trasversali” di deputati “consenzienti”, come è spesso e purtroppo accaduto anche durante la precedente legislatura. Ormai tutto quello che lui aveva ideato e programmato da tempo riguardo il risultato elettorale, approfittando non poco delle sue pericolose alleanze, lo ha finalmente attuato. Un risultato elettorale, quello del 25 aprile scorso, che, purtroppo, è stato riconosciuto anche dalle cancellerie occidentali, compresa quella italiana, dal Dipartimento di Stato oltreoceano, nonché da alcuni dei massimi rappresentanti delle istituzioni dell’Unione europea. Il primo ministro ha ricevuto ufficialmente anche i loro auguri. Quel risultato però, permetterà, purtroppo, a lui di “gestire” il suo terzo mandato e di consolidare ulteriormente il suo regime totalitario in Albania. Con tutte le gravi, preoccupanti e nefaste conseguenze, non solo per gli albanesi. Subito dopo le elezioni il primo ministro ha dato l’ennesima testimonianza della sua determinazione a controllare tutto e tutti. Lui ha chiesto ai suoi ubbidienti collaboratori di avviare in Parlamento le dovute “procedure accelerate” per la destituzione del presidente della Repubblica. Bisogna sottolineare che quella del Presidente rappresenta l’ultima istituzione che il primo ministro non controlla ancora. E se ci riuscirà nella sua pericolosa ed irresponsabile impresa, allora in Albania verrà definitivamente consolidato il suo regime totalitario, una nuova dittatura sui generis, camuffata di pluripartitismo, come espressione dell’alleanza del potere politico con la criminalità organizzata e certi raggruppamenti occulti, locali ed internazionali. Alleanza che ha permesso anche la vittoria elettorale il 25 aprile scorso. L’autore di queste righe ha informato di tutto ciò il nostro lettore, sia prima, che durante queste ultime settimane.

A Firenze, il 6 e il 7 maggio scorso si è svolta la conferenza L’Europa in un mondo che cambia. Una conferenza quella organizzata dall’Istituto universitario europeo di Firenze e dedicata allo stato dell’Unione europea, alla quale hanno partecipato e sono intervenuti diversi dirigenti ed alti rappresentanti di molte note ed importanti istituzioni internazionali. Tra i partecipanti c’era anche il primo ministro albanese. Purtroppo e come al suo solito, ha spudoratamente mentito pubblicamente a tutti i partecipanti della conferenza sulla realtà albanese e non solo. Lui ha anche “minacciato” le istituzioni dell’Unione europea per la “mancata” apertura dei negoziati con l’Albania! E non poteva essere altrimenti. L’unica domanda che viene naturale da fare è: Perché il primo ministro albanese è stato invitato in quella conferenza? Certamente non per presentare ai partecipanti il suo diretto contributo per la restaurazione ed il consolidamento del nuovo regime in Albania in questi ultimi anni. Un regime ulteriormente e pericolosamente consolidato dopo il risultato delle elezioni del 25 aprile scorso. Allora si deve fare un’altra successiva e altrettanto naturale domanda: a chi [e perché] interessa che il primo ministro albanese venga promosso in ambito internazionale per quello che in realtà non è?! A che gioco stanno giocando coloro che lo hanno invitato?! E a che gioco sta giocando anche il vicepresidente del Partito Popolare Europeo e presidente della Commissione degli Affari esteri del Parlamento europeo? Proprio lui, che da anni conosce bene la realtà vissuta e sofferta albanese e che spesso ha additato il primo ministro albanese come diretto responsabile di quella realtà che ha bloccato anche il processo europeo dell’Albania! Lui che non vedeva l’ora che l’opposizione vincesse le elezioni del 25 aprile scorso, per rendere possibile anche il tanto atteso progresso del percorso europeo dell’Albania. Lo ha pubblicamente dichiarato il 21 aprile scorso, durante una lunga videoconferenza con il capo dell’opposizione albanese, soltanto quattro giorni prima delle elezioni! Mentre durante la sopracitata conferenza a Firenze la stessa persona si è congratulata con il primo ministro albanese, augurando a lui successo e riconoscendo così anche il risultato elettorale. Un risultato quello che il capo dell’opposizione sta ormai contestando e minacciando di non riconoscere. Ma per dei ben altri e non attendibili motivi. A quale gioco sta adesso giocando l’alto rappresentante del Parlamento europeo?! La stessa preoccupazione si deve esprimere anche per la dichiarazione ufficiale, rilasciata dopo il vertice dei ministri degli Esteri del G7, riuniti a Londra (3 – 5 maggio 2021). I ministri ribadivano l’importanza delle riforme, il rispetto ed il funzionamento della legge, anche per il trattamento “…della criminalità organizzata, dei finanziamenti illeciti e della corruzione”. Secondo loro quel rispetto e quel funzionamento in Albania sono ormai una realtà (Sic!). Ragion per cui i ministri degli esteri del gruppo G7 hanno dichiarato convinti che appoggiano “l’apertura ufficiale dei negoziati per l’adesione dell’Albania nell’Unione europea.”! Allora di nuovo viene naturale la domanda: a che gioco stanno giocando?!

Chi scrive queste righe si chiede, tra se e se, cosa potrebbe dire, da lassù, San Giovanni Paolo II su questi atteggiamenti ambigui e irresponsabili di certi “rappresentanti internazionali”?! Anche perché non si uccide soltanto con i proiettili. Anzi! Chi scrive queste righe sa però che cosa pensava il grande poeta Trilussa. Proprio lui che, nelle sue poesie in dialetto romanesco, punzecchiava l’ambiguità, la corruzione dei politici e gli intrallazzi dei potenti. Stigmatizzando e ridicolizzando anche quei “coniji” che “…so’ fratello tanto del Lupo, quanto de l’Agnello”.

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