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Similitudini

…La corruzione è dappertutto, il talento è raro. Perciò, la corruzione è

l’arma della mediocrità che abbonda, e voi ne sentirete ovunque la punta.

Honoré de Balzac; da “Papà Goriot”

Così diceva convinto Vautrin al giovane Eugene de Rastignac. Correva l’anno 1819. In quel tempo tutti e due vivevano a Parigi. Vautrin, ladro e usuraio, era stato condannato ai lavori forzati, ma era evaso appena aveva potuto. Il suo vero nome era Jacques Collin, ma negli ambienti della malavita parigina lo avevano soprannominato ‘Inganna-la-morte’ (Trompe-la-Mort). La polizia lo stava cercando dappertutto, perché era una persona molto pericolosa. Eugene de Rastignac invece, uno dei personaggi non solo del romanzo Papà Goriot, ma anche di molti altri romanzi della Commedia Umana di Balzac, era un giovane di 21 anni, arrivato a Parigi per studiare legge. Lui non sapeva niente di Vautrin. Un giorno Vautrin cercava di spiegare a Rastignac che in questo mondo “non ci sono principi, ma soltanto eventi. Non ci sono leggi, ma soltanto circostanze”. E che “…l’uomo intelligente si adatta agli eventi e alle circostanze per dominarle”. Vautrin consigliava a Rastignac di “non insistere con le proprie convinzioni”, e nel caso servisse, se qualcuno glielo chiedeva, “doveva vendere i suoi principi”. Si, proprio vendere, in cambio di soldi o altro! Vautrin rappresentava a Parigi la “Società dei diecimila”, che era un raggruppamento non di ladri comuni, ma “di ladri di alto livello”. E lui gestiva enormi quantità di denaro per conto della Società. Balzac ci racconta che i soci erano persone che “non si sporcano le mani per delle piccole cose e non si immischiano in affari se non riescono a guadagnare, come minimo, diecimila franchi”. Da buon usuraio qual era, Vautrin vede anche in Rastignac una persona dalla quale poteva approfittare, essendo lui un povero giovane di provincia, ma ambizioso ed arrivista, Vautrin propone a Rastignac un accordo, dal quale poteva avere un guadagno del 20% come commissione. Accordo che non si concluse, anche perché, finalmente, Vautrin viene arrestato dalla polizia.

Duecento anni dopo quegli eventi, maestosamente raccontati da Balzac nel suo romanzo Papà Goriot, le cose si ripetono, generando, tra l’altro, delle similitudini. In ogni parte del mondo, così come in Albania. Guarda caso, l’attuale primo ministro viene chiamato anche il “signor 20%”. Lo hanno soprannominato così dopo le diverse accuse pubbliche, fatte da quando era il sindaco di Tirana. Secondo quelle accuse lui, o chi per lui, chiedeva ai costruttori una commissione del 20% dell’investimento in cambio del permesso per costruire. Durante questi ultimi anni il primo ministro albanese è stato accusato ripetutamente e pubblicamente, documenti alla mano, in albanese e in altre lingue, di molti fatti gravi. Le accuse pubbliche riguardavano e riguardano, tra l’altro, gli stretti legami che lui, e/o chi per lui, ha con la criminalità organizzata. Legami che si basano su un solido supporto reciproco. Una collaborazione quella, che secondo le documentate e ripetute accuse pubbliche, ha permesso al primo ministro i suoi due mandati istituzionali e altre vittorie elettorali. Mentre alla criminalità organizzata ha garantito affari miliardari. Compresi, tra l’altro, la diffusa coltivazione della cannabis su tutto il territorio nazionale e il traffico illecito di stupefacenti. Traffico che continua indisturbato, come dimostrano i fatti resi noti dalle procure dei paesi confinanti, ma soprattutto quelle italiane. Soltanto una settimana fa è stato sequestrato sulle coste italiane un grosso carico di droga proveniente dall’Albania.

Il primo ministro albanese è stato accusato di aver nascosto delle condanne in altri paesi europei. Accuse fatte, anche quelle, sia in albanese che in altre lingue. Una decina di giorni fa un noto collezionista di icone, durante un’intervista televisiva in prima serata, ha ripetuto la sua accusa. E cioè che l’attuale primo ministro albanese è stato arrestato e condannato in Francia agli inizi degli anni ’90 per traffico di icone rubate! Quella del collezionista, durante l’intervista televisiva una decina di giorni fa, non era soltanto una ripetuta accusa ma, come ha dichiarato lui, era anche una sfida pubblica al primo ministro. Ad oggi però, il primo ministro, che ha denunciato ufficialmente “per calunnia” molte persone, compresi politici, giornalisti e/o redazioni di giornali e altri media in Albania e in altri paesi, non ha detto neanche una sola parola e non ha presentato nessun ricorso “per calunnia” contro il collezionista di icone. E se fossero vere le accuse fatte dal collezionista, ma non solo da lui, sia in albanese che in altre lingue, allora si aggiunge un’altra similitudine tra il primo ministro albanese e Vautrin.

Le similitudini non finiscono qui però. Sempre in base alle tante denunce e accuse pubbliche, risulterebbe che il primo ministro albanese sia anche il rappresentante istituzionale degli interessi miliardari di certi raggruppamenti occulti locali ed internazionali. Guarda caso, un altra similitudine con Vautrin, che era il rappresentante della sopracitata “Società dei diecimila”, come ci racconta Balzac nel suo romanzo Papà Goriot. Il nostro lettore conosce ormai l’emblematico caso del barbaro e vigliacco abbattimento, notte tempo, il 17 maggio scorso, dell’edificio del Teatro Nazionale, in pieno centro di Tirana. Si tratta proprio del caso per eccellenza che dimostra e testimonia la stretta collaborazione tra il potere politico con la criminalità organizzata e certi clan occulti. Una pericolosa collaborazione che sta alle fondamenta della nuova dittatura sui generis ormai restaurata ed operativa in Albania. L’unica incognita, almeno pubblicamente, è chi comanda in quella “combriccola”. Tutti ormai sanno però, che l’abbattimento del Teatro Nazionale rappresenta un affare criminale miliardario, che parte dal riciclaggio del denaro sporco, proveniente dai traffici illeciti e dalla corruzione ai più alti livelli, per poi continuare con grossi investimenti e introiti garantiti. Per agevolare ed ufficializzare tutto ciò, il primo ministro albanese presentò ed approvò in Parlamento una “legge speciale”, in piena estate del 2018, per passare in grande fretta la proprietà pubblica ad un privato, noto cliente del potere politico. Ormai il riciclaggio del denaro sporco è un’allarmante realtà in Albania. Una realtà che è stata testimoniata, tra l’altro, anche dai due ultimi rapporti annuali del MONEYVAL (Comitato di esperti per la valutazione delle misure contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo; una struttura del Consiglio d’Europa). Dai rapporti si evidenzia che “…la corruzione rappresenta grandi pericoli per il riciclaggio del denaro in Albania”. E che “…l’attuazione della legge, ad oggi, ha avuto una limitata attenzione per combattere la corruzione legata al riciclaggio del denaro”! Il nostro lettore è stato informato di tutto ciò (Abusi e corruzione anche in tempi di pandemia; 4 maggio 2020). E non poteva essere diversamente, con un simile “rappresentante istituzionale” qual è il primo ministro albanese. Come era anche Vautrin per la sopracitata “Società dei diecimila”. E queste sopracitate sono soltanto alcune delle similitudini tra i due.

Chi scrive queste righe trova attuale quanto scriveva Balzac nel suo Papà Goriot. E cioè che anche in Albania nel 2020, come in Francia del 1819, la corruzione la trovi dappertutto. Ed è l’arma della mediocrità che abbonda, la cui punta si sente ovunque. L’autore di queste righe è convinto però che, diversamente da quanto accadeva a Parigi nel 1819, dove Vautrin veniva arrestato dal sistema della giustizia, in Albania nel 2020 il sistema della giustizia è controllato personalmente proprio dal primo ministro. Nel 1819 Vautrin consigliava a Rastignac che, se servisse, “doveva vendere i suoi principi”. Mentre il primo ministro albanese, nel caso abbia mai avuto dei principi, ormai li ha già venduti ai richiedenti. Ad un buon prezzo però!

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