Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità.
Buddha
Il V-Dem (Varieties of Democracy Institute – Istituto delle Varietà di Democrazia; n.d.a.) è un istituto di ricerca indipendente con sede presso l’Università di Gothenburg in Svezia. Ai rapporti e alle tante pubblicazioni dell’istituto, molto noto a livello internazionale, fanno riferimento studiosi e ricercatori da molti paesi del mondo che lavorano nei campi delle scienze politiche, sociologiche, economiche ed altro. L’istituto analizza, elabora e pubblica dati relativi al funzionamento, a livello globale, del sistema democratico. Parte integrante degli obiettivi dell’istituto V-Dem sono anche quelli di monitorare continuamente il funzionamento delle istituzioni governative e statali in circa 180 paesi del mondo, confrontare i sistemi governativi di vari paesi e seguire, anno dopo anno, gli sviluppi e le tendenze del sistema democratico in ogni singolo paese.
La scorsa settimana è stato reso noto il rapporto, per il 2025, elaborato e pubblicato dal V-Dem. Da quel rapporto risulta che l’Albania ha registrato un calo nell’indice complessivo di democrazia, classificandosi come un’autocrazia elettorale. Tra le molte questioni analizzate e studiate c’è stata anche quella delle ultime “elezioni” politiche del’11 maggio 2025. Si tratta di “elezioni” che l’autore di queste righe, riferendosi a fatti accaduti, documentati e pubblicamente denunciati alla mano, le ha considerate un vero e proprio massacro elettorale. Il nostro lettore è stato informato, a tempo debito, di tutto ciò e sempre con la dovuta e richiesta oggettività.
Dal rapporto per il 2025 del V-Dem risulta che l’Albania è stata classificata, insieme ad altri Paesi africani come Somaliland, Zambia e Sierra Leone, come autocrazia elettorale. E sempre riferendosi a quel rapporto risulta che anche la Russia e la Serbia figurano nella lista delle autocrazie elettorali. Bisogna sottolineare che per gli esperti del V-Dem un Paese viene classificato come un’autocrazia elettorale, quando in quel determinato Paese non si organizzano elezioni libere ed eque e non si garantiscono sufficienti spazi per la libertà d’espressione e d’associazione.
Sempre riferendosi ai risultati del rapporto per il 2025 del V-Dem, risulta altresì che in Albania l’influenza del governo sul sistema della giustizia, sui media e sulla pubblica amministrazione indebolisce i meccanismi democratici. Una simile situazione pone chiaramente l’Albania in una condizione in cui la democrazia esiste solo formalmente, mentre la realtà politica testimonia inconfutabilmente un forte controllo, da parte del governo, delle istituzioni che dovrebbero essere indipendenti, nonché serie restrizioni delle libertà politiche e civili.
Basandosi a quanto afferma il sopracitato rapporto, risulta che in Albania si sta consolidando una dittatura autoritaria mascherata da una facciata di democrazia. L’autore di queste righe, trattando per il nostro lettore la realtà in Albania, ha fatto sempre riferimento ad una dittatura sui generis camuffata da pluralismo. Ma si tratta di un pluralismo soltanto in apparenza. Un’apparenza resa “credibile”, soprattutto presso le istituzioni internazionali e in alcune cancellerie occidentali, dalla potente propaganda governativa e da determinati supporti lobbistici, finanziati da fondi occulti di oltreoceano e dai miliardi provenienti dal riciclaggio del denaro sporco locale ed internazionale. Il che ha generato e sostenuto la “convinzione” che quella albanese era una vera e propria democrazia in continua evoluzione.
E mentre il rapporto per il 2025 del V-Dem classifica l’Albania come un’autocrazia elettorale, altri sviluppi e valutazioni confermano la preoccupante realtà albanese. La scorsa settimana il nostro lettore è stato informato del mancato progresso europeo dell’Albania. L’autore di queste righe scriveva, tra l’altro, che “Lunedì scorso è stato confermato che per l’Albania non è stato approvato il rapporto di valutazione dei parametri di riferimento intermedi noto come IBAR (Intermediate Benchmarks Assessment Report; n.d.a.). Si tratta di un rapporto elaborato dal Gruppo di lavoro sull’Allargamento e i Paesi che negoziano l’adesione all’Unione europea, noto come COELA (Working Party on Enlargement and Countries Negotiating Accession to the EU; n.d.a.), un organo preparatorio del Consiglio dell’Unione europea che gestisce il processo dell’adesione e i rapporti con i Paesi candidati” (Realtà balcaniche; 18 marzo 2026).
In base a delle informazioni fornite da fonti interne alle strutture dell’Unione europea risulta altresì che il 6 ed il 13 marzo scorso si sono svolte due riunioni del COELA. Riunioni in cui i rappresentanti dei Paesi membri dell’Unione europea e quelli dei Paesi candidati all’adesione hanno analizzato la situazione in ciascuno dei Paese candidati. Ebbene per l’Albania non è stata presa nessuna decisione. Non solo, ma le stesse fonti hanno affermato che sono alcuni Paesi membri dell’Unione europea, soprattutto la Germania, che insistono sul funzionamento reale dello Stato di diritto e del principio della separazione e dell’indipendenza dei poteri: quello esecutivo, legislativo ed il potere giudiziario. Un principio che da anni è stato violato dal primo ministro albanese.
Sempre la scorsa settimana il Partito Popolare Europeo (PPE) ha presentato al Parlamento europeo 26 emendamenti tramite una sua relazione sull’Albania per l’anno 2025. Sono emendamenti che evidenziano con chiarezza le carenze sistemiche in materia di elezioni, giustizia e governabilità. Nella relazione si evidenziano delle gravi carenze sistemiche nelle elezioni parlamentari albanesi del 2025. Proprio come risulta anche dal sopracitato rapporto del V-Dem. Nella stessa relazione si evidenziano l’ampio utilizzo delle risorse pubbliche da parte del partito al governo, la mancanza di parità di condizioni per l’opposizione e le accuse di compravendita di voti. Secondo gli autori della relazione del PPE sull’Albania, la mancanza di una chiara separazione tra le istituzioni statali e le strutture di partito compromette seriamente la concorrenza e la fiducia dei cittadini.
Nella relazione sull’Albania, presentata dal PPE la scorsa settimana al Parlamento europeo, si evidenziano anche il deterioramento della libertà di stampa e le pressioni economiche sui giornalisti. In più, attraverso i 26 emendamenti presentati, gli eurodeputati del PPE chiedono anche la depoliticizzazione dell’amministrazione pubblica, nonché una decisa lotta contro la corruzione e la piena trasparenza negli appalti pubblici. Nella sopracitata relazione si avverte che senza questi interventi le prospettive d’adesione dell’Albania nell’Unione europea si affievoliscono. E pensare che l’unica promessa del primo ministro albanese durante la campagna per le “elezioni” dell’11 maggio 2025 era proprio quella della chiusura dei negoziati entro il 2027 e l’adesione a pieno titolo nell’Unione europea entro il 2030. Quanto sta accadendo dimostra che si trattava di una promessa ingannevole, visto che lui non poteva farne altre.
La scorsa settimana la Commissione per gli Affari esteri del Parlamento europeo ha pubblicato una dichiarazione sull’Albania in cui si confermava che il processo di adesione del Paese nell’Unione europea si basa solo sul merito. In più si sottolineava la necessità del adempimento dei criteri di Copenaghen, soprattutto di quello politico. Il che rende obbligatorio anche il reale funzionamento dello Stato di diritto, l’indipendenza del sistema della giustizia, la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, nonché la garanzia della libertà di stampa.
Chi scrive queste righe condivide pienamente quanto è stato affermato dal rapporto per il 2025 del V-Dem, riferendosi all’Albania, smascherando così un regime autocratico. Egli trova giusto anche l’attuale atteggiamento delle istituzioni dell’Unione europea. Aveva ragione Buddha: “Tre cose non possono essere nascoste a lungo: il sole, la luna e la verità”.