Politica

Covid: i nodi al pettine

Riceviamo e pubblichiamo un articolo dell’On. Michele Rallo.

I nodi stanno per venire al pettine. Non quelli della situazione sanitaria, assai meno preoccupante di quanto i numeri “ufficiali” potrebbero far temere. Ma quelli della situazione economica che, al contrario, è ben più grave di quanto appaia a prima vista.

Fino ad ora Giuseppi si era affidato al metodo Casalino: non fare nulla, rimandare, prendere tempo, limitarsi a galleggiare sulla paura di PD e grillini di andare a elezioni anticipate, e – ultimo non ultimo – affidarsi alle conferenze-stampa all’ora del telegiornale per acquisire una popolarità da utilizzare poi per i suoi progetti politici.

Il passaggio piú delicato era stato quello del prolungamento del blocco dei licenziamenti, inizialmente in scadenza in autunno e successivamente prorogato fino al 31 dicembre. Giuseppi II è riuscito così ad evitare il temuto “autunno caldo”, rimandando tutto all’anno nuovo.

Ma, adesso, anche la scadenza di Natale si avvicina, e l’ombra dei suoi effetti devastanti si staglia minacciosa su uno scenario già drammatico: le tante aziende che non hanno riaperto dopo la chiusura di primavera, i primi disoccupati post-Coronavirus (da cinque a seicentomila, secondo diverse stime) di cui nessuno sembra essersi accorto, le superstiti partite IVA con l’acqua alla gola, interi comparti economici in ginocchio. Se non si trova il modo di estendere ancora il blocco dei licenziamenti (e di pagare la cassa integrazione), subito dopo le feste ci saranno un milione di nuovi disoccupati, che andranno ad aggiungersi al mezzo milione di prima.

E, questo, senza contare che le prime misure con cui si vorrebbe contrastare la “seconda ondata” del Covid potrebbero decretare una crisi irreversibile di interi comparti: ristorazione, spettacolo, tempo libero, turismo e una larga fetta del settore commerciale.

La sanità, intanto, è in affanno. Dopo la “prima ondata” non si è fatto nulla per rianimarla. La vecchia “austerità” non è stata rimossa: spese sempre ridotte all’osso, ospedali dismessi non più riaperti, personale sempre più spremuto e non gratificato. Tutto fermo, in attesa che l’emergenza in arrivo faccia cadere le resistenze a richiedere i 37 miliardi del MES. E, anche qui, all’insegna del tirare a campare: ci prendiamo questo prestito, utilizziamo questi soldi per finanziare l’aumento di personale e posti letto, e poi si vedrà. Ma nessuno parla delle condizioni giugulatorie per ottenere il prestito che ufficialmente sarebbe “senza condizioni”. In fondo – mi permetto di osservare – ci sarà ben stato un motivo per cui tutti gli altri candidati al MES abbiano detto “no, grazie”. Tutti, ma proprio tutti: non soltanto la Grecia, che veniva da un’esperienza bruciante, ma anche la Francia, la Spagna, il Portogallo. Tutti vittime di “pregiudizi ideologici”? Oppure qualcuno spinge per ripetere in Italia le porcherie che hanno già fatto in Grecia?

Intanto – secondo indiscrezioni di stampa – il Fondo Monetario Internazionale (uno dei tre “figli di troika”) ci avrebbe riservatamente suggerito di ricorrere ad un nuovo lockdown, considerandolo idoneo – udite, udite! – a ridurre i danni per l’economia.

Parallelamente, l’Unione Europea ci consiglia caldamente di tornare a far pagare l’IMU per la prima casa. Vecchio pallino di madame Merkel, che ha rifatto capolino dalla risposta del solito Gentiloni – commissario europeo agli Affari Economici – all’interrogazione di una europarlamentare italiana. Gentiloni ha poi precisato che non c’è una odierna “raccomandazione” europea al riguardo, e tuttavia non ha potuto negare che tale raccomandazione esistesse fin dal 2017 (il “vecchio pallino”) e che lui – guarda caso! – la avesse ricordata proprio in questi giorni.

Nulla di nuovo. Si sa che gli ambienti PD sono alla disperata ricerca dei soldi per far fronte alle rate con cui dovremo restituire i miliardi del Recovery Fund. Pensioni e reddito di cittadinanza sono in cima ai pensieri dei merkeliani di casa nostra. Ma subito dopo verranno le case degli italiani, che la Kanzlerin vorrebbe in qualche modo sacrificare.

Giuseppi non si scompone. L’importante é che tutte queste cose non facciano saltare gli equilibri – sempre più precari – fra piddini e grillini, o quelli fra grillini governisti e grillini movimentisti. Per il momento, le misure anti-Covid in gestazione servono benissimo a distogliere l’attenzione generale da un quadro politico europeo che comincia ad essere assai traballante.

Senonché proprio queste misure anti-Covid possono fare saltare tutto: non solo il quadro politico italiano e quello dei rapporti con la UE, ma la stessa tenuta sociale di quello che resta del sistema Italia. In questo momento – scrivo al mattino della domenica – il Conte Tacchia e le delegazioni dei partiti di governo stanno trattando su un pacchetto di misure che è sostanzialmente un lockdown mascherato. La paventata chiusura totale non é prevista, nel senso che le “attività produttive” dovrebbero essere lasciate in funzione; ma una larga fetta delle attività commerciali e dei servizi saranno probabilmente chiusi o sottoposti a “coprifuoco”.

A pagare il conto più salato saranno gli stessi di marzo-aprile. E, questa volta, moltissimi non saranno più in grado di riaprire. Indennizzi? Mi aspetto un’altra fregatura “poderosa”, come quella dell’altra volta.

Sul piano “tecnico”, si continuerà a raccontarci che i contagi possono venire dagli stadi (15% del pubblico ammesso, all’aperto) e non da trasporti pubblici degni del terzo mondo (80% dei passeggeri consentito, al chiuso e in spazi ristretti).

Intanto, le nostre coste e i nostri confini terrestri del nord-est continuano ad essere assaltati da legioni di migranti economici (non hanno più il coraggio di definirli ipocritamente “rifugiati”). Migranti che non soltanto ci scodellano un robusto supplemento di virus – checché ne dica la ministressa degli Interni – ma vengono a cercare lavoro (e abitazioni e assistenza sanitaria e trattamenti previdenziali e tante altre cose) in un paese che é con l’acqua alla gola.

Lo sfascio è totale, siamo a un passo dal marasma.

Giuseppi non lo capisce. Questa sera – ci scommetto – ce lo vedremo candidamente pontificare dagli schermi tv all’ora di cena, liscio e impomatato come al solito, a raccontarci che “tutto va ben, madama la marchesa”, che i sacrifici “necessari” (quelli degli altri) ci faranno superare anche quest’altro nuovo momentaccio e che, in ogni caso, l’Italia può sempre contare sulla solidarietà operante e sull’amicizia imperitura dell’Unione Europea. L’importante è che non si vada a votare.

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