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In attesa di Giustizia: statistica giudiziaria

Nelle settimane passate, questa rubrica si è interessata a episodi di lassismo ed emblematici abusi di potere da parte di magistrati della Procura volti a verificare la fondatezza di richieste di rinvio di udienze per legittimo impedimento dell’avvocato difensore.

Come vanno realmente le cose nei nostri tribunali è possibile rilevarlo in base ad una indagine (la seconda, negli ultimi anni) svolta da Eurispes in collaborazione con l’Unione delle Camere Penali.

Discutere senza dati sarebbe, infatti, un esercizio fine a sé stesso e solo il possesso di riferimenti statistici rende degno di essere affrontato anche il discorso sulla funzionalità giurisdizionale e sui correttivi da apportarvi.

Il “Secondo Rapporto sul Processo Penale” (visionabile anche su Youtube, per chi fosse interessato ad approfondire) racchiude gli esiti di un lavoro svolto di raccolta durato dalla primavera a fine del 2019: appena in tempo prima della pandemia che ha mutato in maniera significativa, ed in peggio, lo scenario.  Sono raccolti i dati in 32 Tribunali, monitorando il significativo campione di 13.755 processi.

Da tale indagine sono emersi diversi rilievi: nella stragrande maggioranza dei casi, ossia nel 79,4%, l’imputato è maschio ed i reati sono in prevalenza quelli contro il patrimonio, seguiti da quelli contro la persona e dalle violazioni al codice della strada penalmente rilevanti come la guida in stato di ebbrezza.

Quanto alla più interessante  gestione delle udienze è emerso che: nel 30,6% di casi i processi subiscono un ritardo anche largamente superiore alla mezz’ora , senza alcuna giustificazione da parte del giudicante, per sessioni di udienza mediamente di circa 6 ore e nel 95,1% dei casi l’orario di chiamata non coincide con quello di originaria fissazione dell’udienza; il ritardo medio di chiamata si attesta attorno ai 50 minuti e nel 74,6% dei casi il processo non si conclude nella stessa udienza, ma è oggetto di rinvio.

Rispetto a quest’ultimo tema, è stato interessante analizzare le cause, per sfatare alcuni falsi miti o avere conferme. Il rinvio viene infatti disposto principalmente, oltre a motivi non tipizzati (23,9%), per omessa o irregolare notifica all’imputato nel 7,4% dei casi, perché trattasi di udienza per la sola ammissione delle prove nel 14,7%; l’assenza dei testi del Pubblico Ministero provoca un rinvio nel 5,2% dei casi.

La richiesta del termine a difesa è causa del 3,8% dei rinvii, in percentuale quasi equivalente all’eccessivo carico del ruolo (3,6%) e ai tentativi di conciliazione (3,4%). Le percentuali minori riguardano il legittimo impedimento del difensore fermo all’1,8%: una percentuale di poco superiore all’assenza del giudice titolare in udienza (1,6%). A quest’ultimo, però, di solito non mandano i Carabinieri a casa per verificare i motivi di mancata partecipazione…

Importantissimi sono infine dati sugli esiti del processo: si concludono con sentenza di condanna solo nel 34,1% dei casi; al netto delle ipotesi ritiro delle querele e pochi altri casi determinati da ragioni tecniche diverse, ciò significa che circa il 70% del carico è costituito da imputazioni azzardate ovvero per fatti di marginale gravità che si prescrivono in tempi molto brevi ovvero che si concludono con una conciliazione tra le parti. Come dire, in quest’ultimo caso, che lo Stato potrebbe anche evitare di ricorrere al diritto punitivo per fatti che ricadono strettamente nella sfera di interesse dei privati, che possono diversamente tutelarsi, evitando di intasare gli uffici giudiziari con questioni bagatellari.

Resterebbe un ultimo dato da valutare, ma gli eventi che ne rivelano l’opportunità sono emersi successivamente all’indagine UCPI/Eurispes: la consistenza dell’organico dell’Ordine Giudiziario rispetto al carico di lavoro al netto di destituzioni, provvedimenti disciplinari, opportuni pre pensionamenti, trasferimenti e arresti.

La Nemesi, infatti, ha iniziato il suo corso e sembra di assistere alla Sinfonia degli addii di Haydn dove gli orchestrali si allontanano uno a uno lasciando solo, alla fine, il primo violino.

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