L’escalation tra Arabia Saudita e il gruppo sciita yemenita Ansar Allah (Houthi) si è intensificata fino a coinvolgere i cieli di alcune città saudite fra cui la capitale Riad, il cui aeroporto – King Khalid – è stato ripetutamente preso di mira. L’emergenza è tale che, secondo quanto riferisce il quotidiano statunitense “Wall Street Journal” citando fonti informate, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman si sta spostando in edifici fortemente sorvegliati e dotati di bunker, accompagnato da una squadra di sicurezza selezionata personalmente.
Secondo il giornale, l’ultima apparizione pubblica del 41enne erede al trono risale a martedì 6 ottobre, quando ha partecipato a una campagna nazionale di donazione del sangue. Il “Wall Street Journal” riferisce che le autorità saudite stanno affrontando una crescente carenza di missili intercettori e sono costrette a riposizionare le batterie antiaeree per proteggere le infrastrutture energetiche strategiche e le residenze della famiglia reale.
Nell’ultimo attacco all’aeroporto internazionale di Riad avvenuto domenica 11 ottobre una persona è stata uccisa e 11 sono state ferite, portando a 14 il numero totale di morti nel fine settimana. L’azione è arrivata dopo che i media Houthi avevano riferito di un attacco aereo sull’aeroporto di Sana’a, capitale dello Yemen controllata dal gruppo. Inoltre, nelle scorse ore, le difese aeree saudite hanno riferito di aver intercettato un missile balistico lanciato verso la città di Khamis Mushayt. Dopo l’attacco a Riad, la compagnia Gulf Air ha cancellato i voli verso la capitale saudita fino al 17 ottobre e le operazioni nell’aeroporto King Khalid sono state sospese per permettere ispezioni di sicurezza. Quello di domenica, in cui è stato ucciso un cittadino pachistano e 11 sono stati feriti, è il quarto attacco contro l’aeroporto di Riad in cinque giorni. In totale, il bilancio dei feriti nel fine settimana è di circa 300. Il portavoce della coalizione saudita in Yemen, Turki al Maliki, ha annunciato anche l’intercettazione di un missile balistico e la Protezione civile ha emesso un’allerta per la città di Abha, nella regione sud-occidentale di Asir. In precedenza, gli Houthi avevano rivendicato un attacco all’aeroporto internazionale King Fahd a Damman (nella Provincia Orientale) e contro due strutture della compagnia energetica Saudi Aramco. Altre aree prese di mira sono state Jazan e Najran, al confine con lo Yemen.
Dopo l’escalation del fine settimana sugli aeroporti, si è alzata l’allerta anche a livello internazionale, con vari Paesi che hanno invitato i propri connazionali a evitare scali o voli su Riad e sull’Arabia Saudita. Il governo britannico ha consigliato ai propri cittadini di non viaggiare in parti del Paese come Gedda e Dammam, e di evitare tutti gli aeroporti tranne quello di Medina. Il Foreign Office britannico ha anche sconsigliato di viaggiare al confine con lo Yemen. Il dipartimento di Stato Usa ha esortato i propri cittadini a prestare “estrema cautela” negli spostamenti negli aeroporti in Arabia Saudita. “Si prega di prestare estrema cautela quando si utilizzano tutti i principali aeroporti dell’Arabia Saudita. I cittadini statunitensi dovrebbero essere consapevoli di possibili cancellazioni di voli, chiusure dello spazio aereo e interruzioni nei viaggi”, si legge in una nota della missione diplomatica Usa nel Regno.
Anche la Farnesina ha emesso un avvertimento simile, raccomandando già sabato 10 ai connazionali di evitare spostamenti non essenziali verso la zona dell’aeroporto di Riad, nonché l’utilizzo dello scalo per gli arrivi e le partenze. Invitando i connazionali a visitare il sito “Viaggiare Sicuri”, la Farnesina ha sottolineato che è possibile contattare l’ambasciata d’Italia a Riad o l’Unità di crisi per assistenza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso “piena solidarietà” all’Arabia Saudita e al suo popolo, condannando gli attacchi lanciati contro le infrastrutture civili. Secondo i dati della società specializzata Cirium, nel pomeriggio di oggi risultava cancellato il 46,4 per cento dei voli programmati nell’intera Arabia Saudita, mentre nello scalo di Riad le cancellazioni hanno raggiunto circa l’82 per cento.
Parallelamente, aumentano le preoccupazioni per l’impatto dell’escalation militare su produzione ed esportazione di energia dell’Arabia Saudita, proprio mentre si apre a Riad il 25mo congresso dell’energia del World Petroleum Council. Nel suo discorso inaugurale, il ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman,,ha affermato che la sicurezza energetica a livello globale non va data per scontata, perché nell’attuale contesto “non è garantita”. Allo stesso modo, il ministro ha evidenziato la “resilienza” saudita di fronte ad attacchi che “hanno messo a dura prova” infrastrutture e popolazione e assicurato che Riad manterrà gli impegni energetici nei confronti dei propri clienti. L’amministratore delegato della compagnia energetica nazionale Saudi Aramco, Amin Nasser, ha però precisato che la “pressione è grave” e resterà tale finché lo Stretto di Hormuz non sarà completamente aperto. Nasser ha aggiunto che le scorte commerciali offshore sono attualmente “ben al di sotto” ai sei miliardi di barili, aggiungendo che potrebbero essere necessari fino a due anni per riempire le scorte soddisfacendo la domanda. È in questo contesto che l’Opec ha tagliato a 400 mila barili al giorno la domanda di petrolio per il 2026, riducendo la stima precedente di 1,4 milioni di barili. L’escalation rischia inoltre di compromettere il programma di diversificazione economica Vision 2030, promosso da bin Salman per ridurre la dipendenza saudita dal petrolio, mettendo sotto pressione investimenti, turismo e grandi progetti infrastrutturali.
Proseguono i contatti diplomatici di Riad per cercare sostegno fra alleati, ma anche da parte dell’Iran. Il ministro degli esteri saudita Faisal bin Farhan ha sentito l’omologo iraniano Abbas Araghchi per esaminare le possibilità di una de-escalation. Araghchi ha affermato che Teheran è pronta a facilitare il dialogo tra Arabia Saudita e Yemen “per avviare il dialogo” e contribuire a raggiungere “una soluzione politica”. Oggi, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha dichiarato in una conferenza stampa: “Siamo profondamente preoccupati per gli sviluppi nella Penisola Arabica”, ribadendo la disponibilità di Teheran a “facilitare il dialogo tra le due parti” coinvolte nel conflitto. “Non vogliamo assolutamente la continuazione delle ostilità e della guerra tra due paesi islamici,” ha detto Baghaei, invitando le due parti ad affrontare la situazione “attraverso dialogo e comunicazione”. Bin Farhan, nel corso del fine settimana, aveva poi ricevuto solidarietà anche da Bahrein, Oman, Regno Unito e Unione europea. Anche diverse organizzazioni come la Lega araba e
Intanto in Yemen proseguono gli scontri tra le varie formazioni lealiste, sostenute da Riad, e gli Houthi. Secondo l’emittente panaraba qatariota “Al Jazeera”, le brigate dei Giganti del Sud e altri gruppi del Consiglio di transizione meridionale hanno lanciato un’offensiva contro postazioni Houthi nei pressi dello Stretto di bab el Mandeb. Secondo quanto riferito, le forze lealiste hanno bloccato la strada principale che collega la città portuale di Mokha, sul Mar Rosso (conquistata dagli Houthi nel corso del conflitto) con Bab el Mandeb. In totale, le forze governative hanno riferito di aver condotto oltre 1.700 attacchi contro obiettivi Houthi e di aver ucciso 900 miliziani.