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  • Amazon consente alle Pmi italiane vendite per oltre 1,2 miliardi oltre confine

    Amazon ha annunciato gli ultimi dati del Report sull’Impatto delle oltre 20.000 Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane che vendono sul suo negozio online. Di queste, oltre il 65% ha venduto anche al di fuori dei confini nazionali, registrando più di 1,2 miliardi di euro di vendite all’estero. Sul totale delle Poi presenti su Amazon, sono oltre 9.000 (più del 45%) quelle che provengono da aree rurali o a bassa densità di popolazione. Nel solo 2024, 6.000 di queste hanno registrato 500 milioni di euro di vendite all’estero.

    Lombardia, Campania, Lazio, Toscana ed Emilia-Romagna sono le prime cinque regioni più virtuose per valore di vendite all’estero e con il più alto numero di PMI locali presenti sul negozio online; Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna sono i Paesi in cui le PMI italiane hanno venduto con maggiore successo.

    Nata nel 2015 dalla volontà di promuovere l’eccellenza della creatività e del saper fare italiano, la vetrina Made in Italy di Amazon oggi supporta oltre 5.500 aziende del Made in Italy a vendere i propri articoli in undici Paesi del mondo. Sono più di 3 milioni i prodotti della vetrina messi a disposizione dei clienti a livello internazionale e 18 i percorsi regionali presenti all’interno della vetrina che ospitano le tipicità locali. Dal 2019, la vetrina gode della collaborazione di Agenzia ICE, che promuove e supporta le aziende che aderiscono al bando a vendere su Amazon e sulla vetrina Made in Italy attraverso specifiche attività di marketing per l’e-commerce. Tra queste, un piano di formazione per la vendita online e di promozione dei loro prodotti, in Italia e all’estero. L’accordo tra Agenzia ICE e Amazon ha coinvolto finora oltre 2.800 Poi italiane e messo a disposizione dei clienti Amazon a livello internazionale più di 700.000 nuovi prodotti Made in Italy.

    “La Vetrina Made in Italy è una storia di successo della strategia di sostegno all’export italiano nel mondo: con un investimento pubblico di 11,5 milioni di Euro è stato generato un fatturato superiore a 650 milioni di Euro in 10 anni. Risultati che confermano quanto sia strategico, per un tessuto imprenditoriale come quello italiano, favorire l’accesso a strumenti digitali avanzati, capaci di amplificare la visibilità internazionale e ridurre le barriere all’ingresso sui mercati. Transizioni digitali e verdi sono una garanzia di crescita esponenziale dell’export e della proiezione delle aziende nel mondo”, ha commentato Fabrizio Lobasso, Vicedirettore Generale per l’Internazionalizzazione economica al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

    Amazon ha inoltre annunciato che dal 5 al 12 ottobre sarà disponibile per i clienti giapponesi ed europei una speciale finestra dal nome “Happy 10th Anniversary Made in Italy!”, che consentirà loro di conoscere e acquistare una curata selezione di prodotti dell’eccellenza del Bel Paese all’interno della vetrina Made in Italy. “Giappone e Italia condividono molte sfide comuni. Tra queste, la necessità di sostenere le realtà di piccole e medie dimensioni in un contesto globale sempre più competitivo. La vetrina ‘Made in Italy’, lanciata da Amazon Italia nel 2015, rappresenta un’iniziativa all’avanguardia che valorizza le imprese di piccole e medie dimensioni, cuore pulsante del made in Italy, offrendo loro una piattaforma concreta per crescere sui mercati esteri. Lo stesso accade in Giappone con il ‘Japan Store’ di Amazon. Confido che iniziative come queste continuino a contribuire in modo significativo alla crescita commerciale delle piccole e medie attività in Giappone, in Italia e in tutto il mondo”, ha commentato Nabeshima Tokuko, Console Generale Aggiunta del Giappone a Milano.

    Le oltre 20.000 Pmi italiane che vendono attraverso Amazon sono distribuite su tutto il territorio nazionale, contribuendo a generare valore all’interno delle singole economie locali in modo omogeneo. Analizzando in particolare le vendite all’estero dalle PMI nelle singole regioni, la Lombardia si conferma la prima in classifica per valore dell’export, con oltre 345 milioni di euro di vendite registrate all’estero nel 2024 e più di 3.400 Pmi della regione presenti su Amazon, di cui oltre il 65% esporta. Seguono la Campania, con un export di oltre 170 milioni di euro e più di 3.100 Poi, di cui oltre il 60% esporta; Lazio con più di 115 milioni di euro registrati all’estero e più di 1.800 Pmi, di cui oltre il 65% esporta; Toscana, con più di 100 milioni di euro registrati all’estero e oltre 1.100 Pmi, di cui più del 65% esporta. A chiudere la top 5 infine l’Emilia-Romagna, con oltre 1.400 Pmi, di cui più del 65% esporta. Queste ultime nel 2024 hanno registrato più di 95 milioni di euro di vendite all’estero. Tra le altre regioni con un elevato livello di export figurano anche Piemonte (oltre 85 milioni di euro e oltre 1.100 Pmi), Veneto (oltre 80 milioni di euro e oltre 1.400 Pmi), Puglia (oltre 45 milioni di euro e più di 1.600 Pmi); Sicilia (più di 45 milioni di euro e oltre 1.300 Pmi) e Marche (oltre 40 milioni di euro e più di 550 Pmi).

    Da quando Amazon è arrivata in Italia, nel 2010, ha investito oltre 25 miliardi di euro per costruire infrastrutture, creare posti di lavoro e supportare migliaia di imprese locali. Solo nel 2024, gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro. Attualmente l’azienda impiega nel nostro Paese oltre 19.000 persone con contratto a tempo indeterminato, attive in oltre 60 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale – tra cui sedi logistiche, uffici corporate, data center e il servizio clienti. A questi si aggiungono i posti di lavoro indiretti: secondo le stime di Keystone, nel 2024, si stima che gli investimenti di Amazon in Italia abbiano sostenuto oltre 40mila posti di lavoro indiretti e più di 10mila posti di lavoro indotti in settori come costruzioni, logistica e altri servizi professionali.

  • Amazon punta sugli acquisti di seconda mano

    Amazon lancia i Second Chance Deal Days, offrendo ai clienti maggiori sconti su articoli di alta qualità resi e ricondizionati, con l’obiettivo di contribuire a prolungare la vita dei prodotti ed evitare gli sprechi.  Amazon offre prodotti resi e ricondizionati di qualità in quasi tutte le categorie merceologiche, tra cui elettronica e informatica, videogiochi, casa e cucina, fitness e giocattoli, con oltre 35 milioni di prodotti di seconda mano disponibili in Italia.
    Più di due terzi degli europei acquistano oggi prodotti di seconda mano, spinti dal risparmio legato al crescente costo della vita (34%), dalle preoccupazioni per l’ambiente (30%) e dalla comodità del servizio (29%). Amazon ispeziona ogni prodotto restituito e, se soddisfa gli alti requisiti di qualità, viene testato, igienizzato e, nel caso sia necessario, riparato, quindi rimesso in vendita con prezzo scontato. Amazon lo scorso anno ha permesso ai propri clienti in Italia di risparmiare complessivamente oltre 35 milioni di euro grazie agli acquisti di prodotti di seconda mano.

    Durante i Second Chance Deal Days, i clienti possono scoprire prodotti usati e ricondizionati di qualità con sconti fino al 50%, verificando direttamente sulla pagina del prodotto online se l’articolo è nuovo o usato.
    Gli acquisti di seconda mano mantengono in uso i prodotti e riducono l’impiego di risorse naturali per la produzione di nuovi articoli. Una ricerca commissionata da Amazon mostra che, in Italia, le principali preoccupazioni quando si tratta di acquistare prodotti di seconda mano sono legate alle condizioni del prodotto (36%) e alle garanzie e politiche di reso (32%).
    “Abbiamo riscontrato che quando i clienti sperimentano il valore e la qualità degli articoli di seconda mano diventano acquirenti consapevoli e abituali di questi prodotti, contribuendo a prolungarne il ciclo di vita e ottenendo al contempo un risparmio economico”, afferma Giorgio Busnelli, Country Manager di Amazon Italia. “Abbiamo team dedicati che ispezionano ogni prodotto restituito. I clienti possono essere certi che ogni articolo usato che acquistano soddisfa i nostri rigorosi standard di qualità e viene venduto con la garanzia del servizio clienti di Amazon”. La priorità di Amazon è aiutare i clienti a trovare il prodotto giusto al primo tentativo, incrementando la loro soddisfazione e riducendo così i resi. Amazon aiuta i clienti a prendere decisioni di acquisto più informate grazie a informazioni dettagliate sui prodotti, foto e video e recensioni. Per alcuni articoli di moda Amazon mette a disposizione grafici con informazioni sulla vestibilità e sulle taglie elaborati dall’intelligenza artificiale, mentre per prodotti per la casa le funzioni di realtà aumentata consentono ai clienti di visualizzare i prodotti all’interno dello spazio in cui si trovano. Se un prodotto viene acquistato e poi restituito, la priorità è mantenerlo in uso.
    “Il nostro approccio è semplice”, afferma Sam Littlejohn, responsabile dei Resi e delle Riparazioni di Amazon Europa. “Se un prodotto può avere uno scopo utile, desideriamo che venga riutilizzato. È un bene per i nostri clienti, per Amazon e per il pianeta”. Amazon rivende articoli usati, restituiti e ricondizionati attraverso due programmi principali, entrambi supportati dal servizio clienti e dalle politiche di reso Amazon.

    Amazon Seconda Mano offre prodotti usati e a scatola aperta a prezzi scontati. Questi articoli vengono sottoposti a un’accurata ispezione prima della rivendita e sono accompagnati da descrizioni come “Come nuovo”, “Molto buono”, ‘Buono’ o “Accettabile”, affinché i clienti possano prendere una decisione d’acquisto informata. I prezzi riflettono le condizioni di ciascun articolo.

    Amazon Renewed offre prodotti ricondizionati venduti da partner di vendita qualificati di Amazon. Ogni prodotto è sottoposto a ispezione, test e pulizia professionale prima di essere offerto a prezzi competitivi.

  • Amazon: US accuses online giant of illegal monopoly

    US regulators have sued Amazon, alleging that the internet giant is illegally maintaining monopoly power.

    The Federal Trade Commission (FTC) said Amazon uses “a set of interlocking anticompetitive and unfair strategies” to push up prices and stifle competition.

    Amazon said the lawsuit was “wrong on the facts and law, and we look forward to making that case in court”.

    It is the latest technology giant to be sued by US regulators.

    The FTC’s boss, Lina Khan, has had Amazon in her crosshairs for years.

    In 2017, Ms Khan, then only 29, published a major academic article arguing the online retailer had escaped anti-competition scrutiny.

    “With its missionary zeal for consumers, Amazon has marched toward monopoly,” she said at the time.

    Since her surprise appointment as FTC Chair in 2021, this case has been widely expected – and viewed as a crucial test of her leadership.

    The dominance of a handful of powerful tech firms has led some US politicians to call for action that would promote more competition in online search, retail and social media.

    However, the FTC under Ms Khan has had little to show for its strong rhetoric against Big Tech.

    In February it lost its attempt to stop Meta from buying VR company Within.

    And in July it lost an attempt to block Microsoft from completing its deal to buy the maker of Call of Duty.

    There is pressure on Ms Khan to make at least one high profile complaint stick – and at the FTC they have high hopes for this case.

    The agency, along with 17 state attorneys, claims that Amazon is a “monopolist” that stops rivals and sellers from lowering prices.

    The regulator also alleged the internet giant’s actions “degrade quality for shoppers, overcharge sellers, stifle innovation, and prevent rivals from fairly competing against Amazon”.

    However, Amazon says that if the “misguided” FTC lawsuit is successful, it would mean fewer products to choose from, higher prices, and slower deliveries for consumers.

    The key part of the case involves consumers losing money – getting worse deals – because of the alleged monopoly.

    US anti-competition legislation is complicated, but generally, prosecutors have to show companies have acted in a way that hurts consumers financially.

    That isn’t always an easy thing to prove when it comes to Big Tech, as many of their services are free – like Google’s search engine or Meta’s Instagram.

    Earlier this month, a court battle began between Google and the US government, which has accused it of having an advertising technology monopoly.

  • Il reso ed il dumping

    Dall’inizio dell’anno il colosso dell’e-commerce Amazon ha perso il 42% del proprio valore in borsa a causa delle trimestrali deludenti e di una possibile flessione dei consumi nei prossimi mesi.

    Il “nuovo” modello di sviluppo del retail, letteralmente esploso durante le restrizioni pandemiche ed eletto come vincente tanto dall’Europa progressista quanto dall’Italia Illuminata, si dimostra adesso nella propria fragilità, esattamente come tutti gli altri operatori economici all’interno di un periodo di forte crisi e di una probabile recessione economica. Andrebbe, infatti, ricordato come nella strategia del gigante americano si intravede anche un ridimensionamento della forza lavoro con il licenziamento di oltre 10.000 lavoratori per riequilibrare una struttura finanziaria in forte difficoltà.

    Nel frattempo, però, la sua attività di ricarichi minimi e servizi gratuiti ha messo in difficoltà le Pmi della distribuzione, causandone la chiusura di oltre centomila e con la perdita di professionalità trentennali, portando alla desertificazione dei centri storici e delle periferie di tutte le città.

    All’interno di questa “improvvisa” flessione, e sempre per abbassare i costi della struttura, dall’inizio dell’anno verrà annullata la possibilità dei “resi gratuiti” per i prodotti acquistati in rete. Un plus che ha rappresentato una vera forma, pur se assolutamente legittima, di dumping nei confronti dei canali della distribuzione tradizionale e, contemporaneamente, ma sempre sottovalutata dal mondo progressista, l’esplosione di inquinamento causato dall’autotrasporto nel servizio di andata e ritorno del medesimo prodotto.

    La sua sospensione per una evidente insostenibilità economica, dimostra anche come l’obiettivo della società statunitense fosse rappresentato più dalla ricerca dell’estinzione della concorrenza esistente che non da una semplice marginalità, un obiettivo, ora con la perdita della capitalizzazione, divenuto finanziariamente insostenibile.

    Si aprono, quindi, nuovi orizzonti nel mondo retail anche grazie ad un riequilibrio direttamente sul campo tra i diversi operatori, nel quale la concorrenza potrebbe finalmente esprimersi semplicemente attraverso le competenze espresse e non più dal conseguimento di obiettivi, sostenuti dalla leva finanziaria, come l’annientamento della concorrenza.

  • Per le assunzioni ‘vecchio stile’ c’è Amazon: tremila nuovi posti fissi in Italia nel 2021

    Tremila nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato in Italia entro la fine dell’anno e parere favorevole alla global tax. Amazon decide di puntare sull’Italia, annunciando l’intenzione di voler portare la forza lavoro complessiva dell’azienda “a oltre 12.500 dipendenti dai 9.500 di fine 2020, in più di 50 sedi in tutta Italia”.

    Contestualmente arrivano aperture sul fronte della global tax, la tassa globale sulle multinazionali con aliquota minima al 15%, frutto dell’accordo raggiunto a Londra tra i ministri delle Finanze del G7. “Sono molto contenta degli sviluppi che ci sono stati nell’ultimo G7 dei ministri finanziari, perché in realtà quello che loro hanno deciso, cioè un approccio uniforme alla tassazione delle aziende multinazionali, è quello che noi abbiamo cercato di portare avanti da molto tempo. Noi siamo molto in favore di un approccio condiviso”, ha detto la country manager Italia e Spagna di Amazon, Mariangela Marseglia, intervenendo al Forum in Masseria a Manduria. “Chiaramente – ha proseguito – poi dovremo vedere i dettagli, perché ci sarà il G20 a Venezia a luglio, però la direzione è assolutamente quella giusta”.

    Intanto l’azienda annuncia nuove assunzioni in Italia, parte di un più ampio programma di espansione, che prevede anche l’apertura di due centri di distribuzione a Novara e Cividate al Piano (BG), un centro di smistamento a Spilamberto (MO), oltre a 11 depositi di smistamento in Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Marche. Per concretizzare il piano, il colosso dell’e-commerce spiega di essere alla ricerca di personale per molte posizioni: “Dal prelievo, imballaggio e spedizione delle merci, al marketing, al finance e alla ricerca sulle tecnologie del futuro”.

    Nel corso del Forum in Masseria, trova spazio anche il tema delle condizioni di lavoro dei dipendenti di Amazon: “Non lavorerei mai per un’azienda che sfrutta i dipendenti. Quando leggo i dati vedo che più del 90% dei nostri driver completa le rotte prima delle otto ore che è il loro tempo di lavoro. Poi credo ci siano un po’ di polemiche strumentali su questo tema”, ha affermato Marseglia. “C’è un contratto nazionale dei trasporti e della logistica, e noi forniamo già condizioni molto migliorative rispetto a quelli che sono i minimi contrattuali”, ha concluso.

  • Amazon investe ancora su Italia: 900 posti in arrivo

    Amazon rilancia sull’Italia e annuncia l’apertura del primo polo logistico in Lombardia, in provincia di Bergamo. Solo lo scorso 18 gennaio aveva svelato le aperture di Novara e a Spilamberto (Modena) entro l’anno, a cui si affiancherà il centro di Cividate al Piano, a 22 chilometri dalla Città dei Mille e a pochi passi dalla provincia di Brescia. Sul piatto un investimento di 120 milioni di euro e la creazione di 900 posti di lavoro in 3 anni, un incremento di quasi il 10% dei 9.500 dipendenti italiani del Gruppo, che porterà il totale sopra la soglia delle 10mila unità.

    Il centro di Cividate al Piano sarà operativo a partire dal prossimo autunno, con lavoratori assunti a tempo indeterminato a “salari competitivi” sottolinea Amazon, che promette “numerosi benefit sin dal primo giorno”. Le selezioni inizieranno in primavera con inquadramento di 5/o livello del Contratto Nazionale del Trasporto e della Logistica, che prevede un salario di 1.550 euro lordi, tra “i più alti del settore” secondo Amazon. Il cerchio si chiude con la sostenibilità ambientale. L’edifico sarà alimentato con pannelli solari e sistemi ad alto risparmio energetico in linea con il ‘Climate Pledge’ con cui Amazon si è impegnata a raggiungere zero emissioni di Co2 entro il 2040, con 10 anni di anticipo rispetto agli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.  A Cividate al Piano Amazon adotterà la tecnologia ‘Amazon Robotics’, per sostenere il lavoro dei magazzinieri, che vengono raggiunti dagli scaffali nella loro postazione operativa.

    Dal suo arrivo in Italia nel 2010 il Colosso delle vendite online ha investito oltre 5,8 miliardi di euro. Nel 2020, anno della pandemia, ha assunto 2.600 persone negli oltre 40 siti sparsi in tutto il Paese e ha inaugurato 2 nuovi centri di distribuzione a Castelguglielmo/San Bellino (Rovigo) e Colleferro (Roma), che si aggiungono ai centri e depositi sparsi ormai per tutta la Penisola. Per servire i clienti di Amazon Prime Now e Fresh sono attivi 2 centri di distribuzione urbani a Milano e Roma. Sono stati aperti nel 2013 il Customer Service di Cagliari e gli uffici di Milano, che nel 2017 sono stati trasferiti in un edificio di 17.500 metri quadri nel quartiere di Porta Nuova. L’azienda ha inoltre aperto a Torino un centro di sviluppo per la ricerca sul riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale che supporterà la tecnologia utilizzata per l’assistente vocale Alexa.

  • Amazon come un lager? No, scioperano anche lì

    Primo sciopero nazionale di tutti gli addetti degli hub e delle consegne della filiera di Amazon Italia. Lo hanno proclamato unitariamente, per il 22 marzo, Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, dopo l’interruzione della trattativa con Assoespressi. Questa la miccia che ha innescato la protesta, ma dietro la rabbia dei rappresentanti dei lavoratori, c’è “l’indisponibilità cronica ad un confronto” da parte del colosso dell’e-commerce. Che si difende smentendo le accuse dei sindacati.

    Lo sciopero di 24 ore coinvolgerà i dipendenti diretti dei magazzini e degli hub, cui è applicato il contratto nazionale della logistica, e tutti i lavoratori e le lavoratrici delle aziende di fornitura in appalto di servizi di logistica, movimentazione e distribuzione delle merci della filiera Amazon in Italia. E’ la prima protesta a livello nazionale: finora gli scioperi contro il colosso dell’e-commerce hanno avuto infatti una dimensione locale, con un crescendo di proteste nell’ultimo mese dai magazzini padovani ai corrieri del Piemonte fino alle ditte di consegna di Pisa.

    La trattativa con Assoespressi sulla piattaforma per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon si è interrotta “bruscamente” per “l’indisponibilità dell’associazione datoriale ad affrontare positivamente le tematiche poste dal sindacato”, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, dalla verifica dei turni, dei carichi e dei ritmi di lavoro imposti, alla riduzione dell’orario di lavoro dei driver, dalla clausola sociale, alla stabilizzazione dei tempi determinati, fino all’indennità Covid. A questo si aggiunge il comportamento di “inaccettabile latitanza” di Amazon che, sostengono le tre sigle di categorie, “manifesta l’indisponibilità cronica ad un confronto”, “in spregio alle regole e alle tutele previste” dal contratto della logistica e ad un sistema di corrette relazioni sindacali.

    Accuse che il colosso Usa respinge al mittente. “Non è vero quanto dichiarato dal sindacato in merito al mancato confronto – replica Amazon – tanto è vero che si sono svolti due incontri nel mese di gennaio”. Ma poi, fanno però notare i sindacati, da gennaio non c’è stato alcun seguito. La multinazionale si smarca anche riguardo all’incontro con Assoespressi: “Per le consegne ai clienti, Amazon Logistics si avvale di fornitori terzi”, puntualizza, “perciò riteniamo che i corretti interlocutori” siano i fornitori di servizi di consegna e le associazioni di categoria che li rappresentano.

  • L’editore Jeff Bezos centra il record: è il primo uomo al mondo a valere 200 miliardi

    Jeff Bezos record. Il patron di Amazon nonché editore del Washington Post è sempre più saldamente alla guida dei paperoni mondiali: ormai vale più di 200 miliardi di dollari ed è il primo al mondo a superare tale soglia. Bill Gates resta al secondo posto con i suoi 124,3 miliardi, ovvero 78 in meno rispetto a Bezos. Completa il podio – secondo il Bloomberg Billionaires Index – Mark Zuckerberg, seguito da Elon Musk, il miliardario-visionario di Tesla che vale più di 101 miliardi.

    I tesoretti stellari confermano come la Silicon Valley e i tecnologici non solo hanno navigato la pandemia da coronavirus agilmente, ma ne sono usciti rafforzati. I lockdown che hanno costretto in casa miliardi di persone nel mondo li hanno infatti favoriti, spingendoli a Wall Street dove ormai sono i protagonisti incontrastati, una sorta di ‘beni rifugio’ per sfuggire al rallentamento dell’economia travolta dal virus. E Amazon è stata una delle aziende che più ha beneficiato dell’emergenza sanitaria: gli acquisti online sono infatti schizzati facendo volare i titoli a Wall Street. Dall’inizio dell’anno hanno guadagnato l’80%, consentendo a Bezos – che controllo l’11% di Amazon – di accumulare una ricchezza senza pari e proiettandolo nell’olimpo dei paperoni, in quel circolo ristrettissimo di chi vale oltre 200 miliardi di dollari. Un club talmente esclusivo di cui al momento è l’unico membro. Un traguardo che il patron di Amazon ha raggiunto nonostante un divorzio da record, il più costoso della storia. All’ex moglie MacKenzie Scott, Bezos ha infatti dato il 25% della sua quota di Amazon: una partecipazione che ora vale 63 miliardi di dollari e con la quale Scott è divenuta da un giorno all’altro la seconda donna più ricca al mondo, dietro all’ereditiera Francoise Bettencourt Meyers, e la tredicesima in generale precedendo il patron di Zara Amancio Ortega e Jack Ma di Alibaba.

    Bezos non è comunque l’unico ad aver approfittato della pandemia. I risultati sopra le attese del secondo trimestre di Facebook hanno spinto anche Zuckerberg. Ma è Musk l’altro miliardario che più ha tratto benefici dal coronavirus: sfidando il virus, la recessione e gli analisti, Tesla ha chiuso quattro trimestri consecutivi in utile e visto la sua capitalizzazione di mercato schizzare fino a superare anche Toyota e diventare regina del mondo. Un balzo che ha arricchito Musk, in corsa per un compenso record da 2,1 miliardi di dollari.

  • La rabbia di Amazon, Uber, Google, Twitter per il nuovo blocco dei visti di lavoro negli Stati Uniti

    Amazon, Uber, Google, Twitter e altre importanti società tecnologiche tutte contro il presidente americano Donald J. Trump perché ha firmato un ordine esecutivo il 22 giugno sospendendo nuovi visti per lavoratori stranieri, incluso l’H-1B per lavoratori altamente qualificati.

    L’intento è quello di garantire opportunità professionali agli americani che stanno pagando pesantissime conseguenze a causa del Coronavirus. Le restrizioni sono entrano in vigore dal 24 giugno e dureranno fino alla fine dell’anno. I colossi della tecnologia hanno affermato che il divieto renderebbe le aziende americane meno competitive e meno diversificate e hanno definito l’ordine esecutivo “una politica incredibilmente sbagliata” che minerebbe la ripresa economica dell’America e la sua competitività.

    L’H-1B in genere spinge i lavoratori del campo della tecnologia verso gli Stati Uniti in modo che possano aiutare le aziende americane a essere più competitive e aumentare la tecnologia e l’innovazione.

  • Amazon invitata a ritirare libri che esaltano la propaganda nazista

    I profitti di Amazon arrivano anche dalla vendita di libri che fanno feroce propaganda nazista antisemita come quelli di Julius Streicher, un nazista condannato per crimini contro l’umanità. Così si è espresso il Museo di Auschwitz che ha invitato la più importante piattaforma di vendita on line, nella persona del suo fondatore Jeff Bezos, a rimuovere le controverse pubblicazioni antisemite dell’era nazista. Nel corso dell’ultimo anno Amazon ha ritirato diversi libri di autori di estrema destra tra cui David Duke, ex leader del Ku Klux Klan, e George Lincoln Rockwell, fondatore del partito nazista americano.L’anno scorso, Amazon ha scatenato numerose proteste il 1° dicembre perché aveva messo in vendita ornamenti natalizi decorati con immagini del campo di concentramento di Auschwitz.

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