Bambini

  • Achtung Binational Babies: il modello tedesco di Bibbiano

    Le recenti inchieste della magistratura relative ai casi di bambini strappati ai propri genitori per futili motivi, spesso con l’impiego delle forze di polizia, hanno svelato un modo di procedere che pare degno di una feroce dittatura e hanno reso visibile la punta dell’iceberg del mondo del business sui bambini. E’ la diffusa realtà in cui il bambino si trasforma in merce di scambio e fonte di guadagno, finalità spacciata però come “protezione” e “interesse superiore del minore”. Si tratta dello stesso “interesse del minore” al centro di numerose convenzioni internazionali, regolamenti europei e leggi nostrane. Si tratta di un concetto talmente vago e soggettivo, che l’ho definito, ormai da una decina d’anni, una sorta di scatola vuota nella quale i personaggi coinvolti, poiché dotati di poteri più o meno estesi, e comunque di gran lunga più incisivi rispetto a quelli riconosciuti ai genitori, possono mettervi ciò che vogliono e impossessarsi così della “merce bambino”, proclamando di volerlo proteggere e di voler perseguire gli interessi del piccolo.

    Adesso anche l’opinione pubblica inizia a scoprire che nulla è come sembra. Emergono metodologie ben note a chi è impegnato da tanti anni nella difesa (vera!) dei bambini, ma che per troppo tempo non sono state e ancora oggi non vengono completamente rese note all’opinione pubblica. Servizi sociali che relazionano sulla condizione abitativa di famiglie alle quali non hanno mai fatto visita, psicologi che procedono all’ascolto dei bambini senza registrazione, manipolano i bambini e solo a manipolazione conclusa passano all’ascolto in modalità registrata, in sostanza costruendo di sana pianta le prove contro i genitori e distruggendo la psiche di bambini innocenti. Operatori delle case famiglia che raccontano bugie ai bambini, nascondendo lettere e regali per far credere loro di essere stati abbandonati. Ricatti, cioè confessioni estorte di fatti mai accaduti in cambio di un incontro, che mai avrà luogo, con la mamma o il papà. Ricorso a psicofarmaci, spesso ancora in fase sperimentale e dei quali dunque non si conoscono conseguenze ed effetti collaterali, per i più ribelli. E’ orribile tutto ciò, ma non è tutto. Quando si è deciso di passare dalla protezione del bambino da pericoli concreti, come quelli rappresentati da genitori violenti o che costringono i figli a rubare o prostituirsi, alla protezione da pericoli impalpabili, come la mancata o insufficiente “capacità genitoriale”, si è aperta la porta del business dei bambini. Cioè quando l’accusa di abusi passa dall’ambito fisico a quello psicologico privo di riscontri oggettivi, si passa in realtà da qualcosa che si può provare, a ciò che è profondamente soggettivo e pertanto opinabile. L’opinione che conta di meno è sempre quella dei genitori. Ma non cerchino i tribunali di scaricare tutta la responsabilità sugli assistenti sociali. La responsabilità maggior è del giudice, perché è lui che emette ordinanze e decreti, è lui che alla fine toglie ai genitori i diritti sui propri figli. E’ lui che, in nome del popolo italiano, manda in carcere genitori innocenti. Certamente non tutti i giudici hanno agito e agiscono in questo modo, ma se anche uno solo lo ha fatto, è uno di troppo.

    Le tecniche usate, fin qui riassunte non sono un’invenzione degli operatori ora all’onore delle cronache. Ascoltate cosa affermava Federica Anghinolfi, una degli indagati nell’inchiesta Angeli e Demoni, già Responsabile del Distretto Unione Comuni Val D’Enza nel Servizio Integrato ai Minori:

    https://www.youtube.com/watch?v=ENIS9udm6yg&feature=share&fbclid=IwAR3SJnfCsRaqAJ0Fc1fz_m7WjwVGNnWil-vllOCN4_slzAw_y5fsmelEK4c&app=desktop

    Ci diceva che la richiesta di famiglie affidatarie è maggiore dell’offerta e che pertanto vengono organizzate campagne provinciali alla ricerca di famiglie affidatarie. Esattamente come in Germania, dove gli affidatari vengono cercati con gli annunci sui giornali e dove si fanno previsioni annuali sul numero sempre crescente di bambini che verranno sottratti ai genitori. E’ la stessa Anghinolfi che cita la Germania come modello e quale paese trainante nel sostenere la bontà dell’affido di bambini a coppie omosessuali e si rifà a studi tedeschi risalenti agli anni ’70. In effetti in Germania si è iniziato negli anni ’70 a sperimentare in questo campo. E’ appunto degli anni ’70 l’esperimento del pedagogo e sociologo Helmut Kentler che favorì gli abusi sessuali su bambini e ragazzi, in quanto riteneva fosse necessario affidare questi minorenni a pedofili recidivi. Egli sosteneva che tali padri affidatari si sarebbero occupati al meglio dei bambini. Il fatto che inoltre li costringessero ad avere con loro dei rapporti sessuali non era certo un impedimento, secondo Kentler. Questo suo esperimento fu sostenuto e finanziato dallo Jugendamt di Berlino, cioè dalla Amministrazione per la Gioventù tedesca che detiene poteri cento volte maggiori di quelli dei servizi sociali e che, per legge, detta al giudice la sentenza da emettere. Se infatti ci si scandalizza – a ragione – dei 30-50.000 bambini sottratti in Italia ai genitori, sarà bene riflettere sui 70-80.000 bambini che invece annualmente vengono sottratti in Germania ai genitori. Di questi bambini sottratti il 72% ha almeno un genitore di origine straniera, stando alle informazioni fornite dal Ministero tedesco. Facendo una rapida addizione, ci si rende conto che in Germania, solo negli ultimi anni sono stati sottratti ai genitori quasi mezzo milione di bambini e tra di essi quasi tre quarti non sono interamente tedeschi, cioè moltissimi sono Italiani (la Germania è la prima meta dei nostri concittadini espatriati). Sono quegli Italiani che non rientrano in nessuna statistica, che sono solo merce per il sistema tedesco, e sono tragicamente inesistenti per lo Stato italiano che preferisce non sapere. Sono bambini al macello. Dunque attenzione a pensare che lo scandalo rivelato dall’inchiesta Angeli e Demoni sia una vergogna tutta italiana. Il modello applicato in quelle sottrazioni illecite viene d’Oltralpe e da lì si sta diffondendo in tutta Europa. Quello che è stato scoperto in Italia ha portato ad inchieste ed arresti, le stesse modalità in Germania sono perfettamente legali. E’ il corposo codice sociale tedesco ad attribuire allo Jugendamt (Amministrazione per la Gioventù) poteri quasi illimitati. Lo Jugendamt interviene per legge in ogni procedimento minorile in qualità, non di consulente del giudice, bensì come parte in casa, cioè come terzo genitore. Lo Jugendamt può presentare appello in proprio della decisione del giudice. Agisce come agenzia per il lavoro, erogando sussidi ed andando a riscuotere, anche all’estero, cioè a casa nostra, il pagamento di somme per gli alimenti che lui stesso ha stabilito. E’ responsabile dell’esecuzione delle sentenze che ovviamente e in tutta legalità non esegue, se non gli aggradano. E’ autorizzato dalla Legge a mentire in tribunale (§162 FamFG). Svolge funzioni dell’ufficio anagrafe, conservando il registro degli affidi. E’ guardiano e garante del tasso di natalità in Germania che fa aumentare, impedendo ad ogni bambino, anche straniero, di lasciare la giurisdizione tedesca, mentre fa in modo che in caso di separazione i bambini vengano sempre affidati al genitore tedesco. In Germania gli Jugendamt sono 700 e dispongono di un budget annuale di 35 miliardi (dati del Ministero tedesco). Sono lo strumento di disgregazione familiare con il quale trasformare i bambini in esseri sottomessi, ubbidienti e mercificati, da spostare in base alle esigenze economiche. Sono il modello invocato da Bibbiano, ma anche il punto di arrivo che si pongono ormai troppi Tribunali italiani (in riferimento a Milano, vedi: https://www.youtube.com/watch?v=i3-yTUhcI5Q&t=24s ).

    Persino le goffe giustificazioni di Gloria Soavi, presidente del Cismai (Coordinamento italiano dei Servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’Infanzia), del quale erano associati gli operatori legati a “Hansel e Gretel”, oggi indagati, sono identiche a quelle invocate dai deputati tedeschi nel giustificare le azioni orribili dello Jugendamt: “tra i tanti fascicoli trattati, è ammissibile che si sia verificato qualche errore, ma il sistema è perfetto”:

    https://www.avvenire.it/attualita/pagine/errori-gravi-ma-noi-siamo-diversi?fbclid=IwAR3Kj43byFUyr8KXMHPLZd0kVsdV5tgzyoc4VEIIGryCjinfRwYzM9W5E1k

    Quanto accaduto a Bibbiano non va dunque considerato solo come il vergognoso scandalo di un sistema uscito dai binari. Al contrario quel sistema sta nella corsia principale di una autostrada che già troppe autorità hanno deciso di percorrere e verrà presto esportato e applicato in tutta Europa. Riteniamo che vada fermato e per farlo è imprescindibile avvalersi della competenza di chi ha già vissuto, all’estero, la realtà che attende l’Italia tra qualche anno.

    Membro della European Press Federation
    Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. Onlus – Roma
    Membro dell’Associazione European Children Aid (ECA) – Svizzera
    Membro dell’Associazione Enfants Otages – Francia

  • Lo scienziato cinese che modifica il dna dei bimbi sospende gli esperimenti

    He Jiankui, lo scienziato cinese che dice di aver fatto nascere le prime due gemelle con dna geneticamente modificato (da padre sieropositivo) ha comunicato di aver sospeso la sperimentazione, dicendosi però «orgoglioso» della sperimentazione. L’annuncio è arrivato dopo forti polemiche, mentre gli scienziati di tutto il mondo hanno messo in guardia sui rischi. Modificare embrioni umani potrebbe infatti creare mutazioni impreviste, i cosiddetti effetti ‘off target’, che possono avere impatto a lungo termine.

    Nel frattempo otto coppie di volontari, con padre sieropositivo e madre sieronegativa, avevano già firmato per partecipare alla sperimentazione. Anche se una coppia si è poi ritirata, secondo quanto riferito da He tra queste coppie si è registrata «un’altra potenziale gravidanza» (si tratta però, ha specificato, di «una gravidanza chimica», cioè di un aborto molto precoce). «I volontari erano informati del rischio dell’esistenza di potenziali off-target e hanno deciso l’impianto», ha detto He, precisando anche che l’università di Shenzen «non era a conoscenza» dello sviluppo del trial.

    La Southern University of Science and Technology ha preso le distanze dalla sperimentazione, precisando di aver posto He in congedo non retribuito da febbraio, perché aveva «violato gravemente l’etica accademica». Anche gli organizzatori del Second International Summit on Human Genome Editing hanno negato di esser stati a conoscenza del lavoro di He. He, che ha studiato alla Stanford University, ha spiegato di aver modificato il genoma con la tecnica di editing CRISPR, che permette di rimuovere e sostituire una parte del dna. Il coinventore della tecnica, Feng Zhang, lo ha criticato: «La mia preoccupazione è che questo esperimento davvero non avrebbe dovuto accadere», «non è stato trasparente, non rappresenta la scienza».

    Se la modifica del dna può essere utile contro le malattie ereditarie, è invece controversa perché i ‘ritocchi’ vengono trasmessi alle future generazioni e possono ripercuotersi su tutto il pool genetico. In molti Paesi la procedura di modifica del dna umano è strettamente controllata e la stessa Cina ha dichiarato che l’esperimento di He sarebbe stato vietato. Tuttavia, l’ex ministro della Salute cinese ha sottolineato che le leggi non sono rigide, quindi è raro che gli scienziati che le violano siano puniti. Intanto, la Commissione nazionale per la salute ha ordinato una «indagine immediata».

     

  • Nel 2018 il minimo storico di nati in Italia dal 1861

    La popolazione residente in Italia alla fine del 2018 è calata di oltre 124mila unità rispetto al 2017 (-0,2%). Rilevando questo dato l’Istat segnala che in Italia si assiste per il quarto anno consecutivo ad un calo demografico: dal 2015, infatti, il Paese ha perso oltre 400mila residenti, facendo registrare una popolazione complessiva di 60 milioni 359.546 persone. E se si fanno i conti dal 2014, il calo di italiani risulta equivalente alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila persone)

    Il 2018 è stato anche l’anno che ha visto il nuovo minimo storico delle nascite, calate di oltre 18mila unità (-4%). All’anagrafe sono stati iscritti infatti soltanto 439.747 bambini, il numero più basso dall’Unità d’Italia. Il saldo naturale, la differenza tra i nati e i morti, è stato di -193 mila unità, il che significa che i morti sono stati 193mila in più dei nuovi nati. La Regione dove maggiore è lo spopolamento, dove maggiore è la differenza tra nati e morti, è la Liguria, seguita da Toscana, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Molise, l’area dove migliore è il saldo tra nati e morti è quella della provincia di Bolzano (+880 unità).

    Il numero di figli per donna in età fertile, ricorda il presidente della Società Italiana di Neonatologia (Sin) Fabio Mosca, «è 1,34, siamo fanalino di coda in Europa e, secondo le ultime previsioni Eurostat, nel 2050 nasceranno appena 375 mila bambini. Questo vuol dire che stiamo ridisegnando l’idea di famiglia: tre quinti dei nostri bambini non avrà fratelli, cugini e zii; solo genitori, nonni e bisnonni».

    Il calo ha in effetti riguardato anche i decessi, che nel 2018 sono stati 633mila, cioè 15mila in meno rispetto al 2017. Il numero delle morti, però, dipende ovviamente da fattori che non hanno praticamente nulla a che fare con la volontà degli italiani e che dipendono da fattori esterni. Le condizioni climatiche e le maggiori o minori virulenze delle epidemie influenzali stagionali, per esempio, possono influire sull’andamento del fenomeno come è avvenuto nel 2015 e nel 2017, anni in cui si è registrato un visibile aumento.

  • L’aberrazione di uno Stato che si crede meglio del privato anche in famiglia

    Quando una società si deve definite gravemente ammalata? Se la giustizia, la politica, il volontariato, gli organismi di aiuto sociale, pubblici e privati, tutti insieme contribuiscono a creare una rete di illegalità che sfocia addirittura in sevizie, fisiche o psichiche questa è una società malata. Se tutti questo avviene coinvolgendo bambini, distruggendo famiglie, creando infami posizioni di lucro e di potere, questa è una società marcia nel profondo e per la quale non esistono speranze se non attraverso il radicale abbattimento di tutto quanto ha portato a queste situazioni e le pene più severe possibili per tutti coloro che, a vario  titolo, sono coinvolti nell’infame vicenda. Ancora più inquietante è che tutto questo si sia verificato nella provincia di Reggio Emilia, terra ricca sia economicamente che di antica cultura, qui dove si trova il castello di Matilde di Canossa davanti al quale l’imperatore Enrico IV rimase inginocchiato tre giorni per ottenere la revoca della scomunica, qui dove vi sono dimore antiche, prati stabili fioriti, floridi allevamenti e la produzione del Parmigiano Reggiano, qui dove comunque la ’ndrangheta ha messo da tempo le radici del suo impero di costruzioni che si è poi diramato in varie parti del nord, qui dove ferma il Freccia Rossa, che ignora Parma e Piacenza, qui dove negli anni bui del terrorismo di casa nostra si giustificava tutto e tutti e si facevano i primi esperimenti di accoglienza, un’accoglienza come sempre mirata a fini più politici che umanitari, qui è nata e ha proliferato, con la complicità di troppi, una delle più schifose attività. Un vero e proprio sequestro di bambini, poi sottoposti al lavaggio del cervello anche con strumenti elettromagnetici, ai quali veniva impedito di reincontrare i loro genitori e di ricevere da questi lettere e regali, un’associazione a delinquere supportata da motivi economici ed ideologici, un gruppo di veri delinquenti protetti dalle funzioni che avrebbero dovuto svolgere a beneficio della collettività. Le notizie più approfondite le abbiamo lette tutti sui quotidiani quello che manca e l’analisi che dobbiamo fare collegando questi fatti ai tanti altri che abbiamo letto in questi ultimi anni, fatti che hanno sempre visto coinvolte come vittime le persone più indifese, i bambini e gli anziani. E’ questa la società del progresso e della libertà, della democrazie e del diritto? L’estremo permissivismo, la pletora di leggi inapplicate, l’aumento esponenziale dell’egoismo e del cinismo, dell’indifferenza e del desiderio di guadagno facile, la mancanza di morale e l’assopimento dei valori più elementari ha creato il mostro, il mondo nel quale viviamo, del quale abbiamo paura ma per cambiare il quale non siamo capaci di impegnarci consapevolmente, così ci rifugiamo nel nostro privato sperando che la prossima volta non tocchi a noi e questo rende il mostro sempre più forte e noi sempre più deboli .

  • Il Belgio rimpatria i figli dei propri foreign fighters

    Il Belgio rimpatrierà 6 bambini orfani di jihadisti del Califfato islamico. «Ci sono dei bambini nati nel nostro Paese (il Belgio, ndr) che ora non hanno più i genitori e si trovano nei campi rifugiati della Siria nord orientale sotto supervisione dei curdi siriani. Quattro dei sei bambini hanno più di dieci anni ma nessuno di questi è sospettato di aver compiuto atti di guerriglia o essere radicalizzato», ha dichiarato il Ministro belga delle finanze Alexander De Croo alla radio pubblica belga VRT. «Le scelte dei genitori non possono essere dimenticate o perdonate ma queste sono state le loro decisioni, non dei bambini», ha aggiunto.

    L’accordo di rimpatrio tra il Belgio e i curdi siriani prevede che i bambini passino dalla Siria al territorio del Kurdistan iracheno e da lì arrivino in Europa ed è stato in parte già attuato. Non sono mancate polemiche da parte del N-VA, il movimento nazionalista fiammingo, ma il Consiglio di sicurezza nazionale del Belgio ha stabilito che rimpatrierà tutti i bambini con meno di 10 anni e che per tutti gli altri minorenni si deciderà caso per caso. Oltre 400 cittadini con passaporto belga hanno raggiunto l’Isis negli anni passati e si stima che 140 siano morti, 130 siano già tornati in Belgio o in Europa e 150 siano ancora in Medio oriente. Le autorità curdo siriane già da tempo hanno chiesto agli Stati europei di riprendersi i combattenti islamici con passaporto europeo, le loro donne e i bambini. Ma soltanto Norvegia, Svezia, Francia e Olanda, cui ora si aggiunge il Belgio, hanno riportato in patria i bambini con passaporto nazionale. Per i foreign fighters, invece, la comunità internazionale sta discutendo la possibilità di una Norimberga dell’Isis attraverso l’istituzione di un Tribunale internazionale su suolo iracheno.

  • Manifesto dei bambini italiani

    Lo Sportello Jugendamt dell’Ass. C.S.IN. Onlus, in collaborazione con l’Associazione Enfants Otages, CHIEDE ai CANDIDATI alle elezioni europee del 26 maggio di IMPEGNARSI PUBBLICAMENTE a difendere la causa dei bambini in ostaggio in Germania, compilando con il proprio nome il seguente manifesto: http://syrella.o2switch.net/euro2019/index.php?lang=it

    Chiediamo ad ognuno di voi che leggete di inviare questo link e la richiesta di sottoscrizione a tutti i candidati di tutti i partiti e gruppo politici, mettendoci in copia (sportellojugendamt@gmail.com).

    Sarà così pubblica la decisione di ognuno di impegnarsi o meno per questa causa giusta, la difesa concreta dei bambini privati del loro genitore non-tedesco. In questo modo verrà difeso anche l’interesse nazionale, perché si fermerà l’inimmaginabile flusso di denari verso le casse tedesche e si potrà dare un segnale chiaro alla Germania e all’Europa della ritrovata dignità del nostro paese e dei suoi rappresentanti.

    Grazie!

    TESTO DEL MANIFESTO:

    Le centinaia, ormai migliaia di genitori italiani di bambini binazionali, così come tutti i genitori italiani di bambini sottratti dalle amministrazioni tedesche in maniera “deutsch-legal” sostengono e sosterranno soltanto i candidati alle prossime elezioni che inseriranno nel loro programma i punti riportati più sotto.

    Ripercorriamo brevemente la tematica: la Repubblica Federale Tedesca si è organizzata per impossessarsi, anche grazie ai regolamenti europei vigenti, di tutti i bambini che risiedono per almeno 6 mesi in territorio tedesco.

    Benché esistano regolamenti che prevedono il riconoscimento in uno Stato dell’Unione di decisioni emesse in altro Stato, i codici di procedura tedeschi permettono a quel paese di non riconoscere le decisioni degli altri Stati, nello specifico quelle italiane.

    Tutte le Convenzioni e i regolamenti proclamano di voler tutelare il “bene del bambino”. Questo concetto non è giuridicamente definito e pertanto in Germania ha assunto il seguente significato:

    • il bambino non deve per nessun motivo lasciare la giurisdizione tedesca e deve crescere in Germania;
    • in caso di separazione, a breve, medio o lungo termine, il genitore non-tedesco perde l’affidamento e la responsabilità genitoriale;
    • parlare una lingua diversa dal tedesco lo confonderebbe, dunque deve parlare solo tedesco.

    Le conseguenze sono devastanti e creano migliaia di bambini orfani di genitori viventi.

    Nel solo anno 2016 sono stati presi in carico dallo Stato tedesco, tramite lo Jugendamt(Amministrazione per la gioventù, ente plenipotenziario, non soggetto a controllo ministeriale, parte in causa in ogni procedimento e terzo genitore di ogni bambino residente in Germania,) 84.230 bambini, dei quali il 60.869 con almeno un genitore non tedesco

    (fonti del Ministero tedesco Destatis, Statisches Bundesamt).

    Sempre più spesso vengono sottratti i figli anche a coppie italiane residenti in Germania per la diversa formazione culturale, la diversa metodologia educativa e la scarsa conoscenza della lingua tedesca. Pur in presenza di parenti in Italia che si occuperebbero del minore, il bene del bambino corrisponde a crescere presso una famiglia affidataria tedesca, secondo le autorità tedesche.

    Emigrare in Germania per lavoro significa dunque mettere a rischio la propria famiglia.

    Separarsi da un coniuge tedesco (o da quello più legato a lingua e cultura tedesca e determinato e restare in Germania, se entrambi non tedeschi) significa perdere con certezza l’affido dei figli (e facilmente anche la responsabilità genitoriale).

    Il genitore italiano dovrà pagare gli alimenti indipendentemente dal proprio reddito, sulla base di decisioni tedesche inaudita altera parte. Le ingiunzioni di pagamento vengono eseguite in Italia senza nessun tipo di controllo (RE 4/2009) e portano a pignoramenti sul suolo italiano, rendendo senza tetto dei genitori che hanno perso i figli senza colpe, che non hanno più contatti con loro (il contatto con il genitore italiano è nocivo per i motivi di cui sopra), che hanno lasciato tutti i loro risparmi agli avvocati e non riescono più a lavorare a causa dello stalking delle amministrazioni tedesche. Ma l’Italia esegue.

    Nel caso inverso (anche se raro, perché sono pochissimi i bambini sfuggiti al sistema tedesco) la Germania non esegue, perché è protetta dai suoi codici di procedura dallo spostamento di capitali dalla Germania verso l’estero.

    Si tenta di trattare questo tema in Europa da almeno 3 legislature (vedasi “Documento di Lavoro del Parlamento Europeo sulle misure discriminatorie e arbitrarie adottate dallo Jugendamt” > http://jugendamt0.blogspot.com/2014/06/documento-di-lavoro-del-parlamento.html)

    Ogni volta che si arriva a discussione gli eurodeputati tedeschi si coalizzano, al di là di gruppi e partiti, per difendere l’interesse nazionale, mentre troppi eurodeputati italiani lasciano fare, nella migliore delle ipotesi per ignoranza, nella peggiore per sottomissione a interessi altrui.

    Nel novembre 2018 si è tenuta l’ennesima discussione su questo tema. La proposta della Commissione Petizioni era piuttosto esplicita nelle accuse mosse alla Germania. Per indebolire dunque la risoluzione in seduta plenaria, gli eurodeputati tedeschi (e i loro alleati germanofili) hanno richiesto moltissimi emendamenti, anch’essi sottoposti a votazione. La maggior parte di tali emendamenti sono passati perché hanno ricevuto voto favorevole anche da moltissimi, troppi eurodeputati italiani, che hanno così votato contro l’interesse nazionale. Affinché tutto ciò non si ripeta più e gli eletti dal popolo italiano difendano gli interessi dei loro concittadini, anche quelli minorenni,

    chiediamo ai candidati alle prossime europee di dichiarare pubblicamente se intendono, in caso di elezione:

    • farsi carico del problema Jugendamt in Europa;
    • proporre modifiche normative ai Regolamenti in materia familiare che attualmente impongono il riconoscimento delle sentenze tedesche;
    • informarsi e informare i media e i cittadini di questo problema;
    • inserire questa tematica nel loro programma;
    • organizzare eventi e convegni coinvolgendo gli specialisti dello Jugendamt e del sistema familiare tedesco (anche se molti sono stati criminalizzati proprio per togliere loro credibilità e toglierne al tema, pur in presenza di fatti e documenti);
    • chiedere la sospensione della partecipazione della Germania al programma Erasmus, fino a chiarimento della problematica;
    • difendere concretamente i bambini italiani in Europa

    e di nuovo il link: http://syrella.o2switch.net/euro2019/index.php?lang=it

  • L’Oms testa in tre Paesi africani un vaccino contro la malaria

    Questo mese in Malawi è stata avviata una vaccinazione su larga scala per proteggere centinaia di migliaia di bimbi, nell’ambito di un progetto pilota dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) partito nelle scorse settimane, anche in Ghana e Kenya con l’obiettivo di raggiungere 360mila bambini l’anno. La malaria colpisce circa 219 milioni di persone ogni anno, soprattutto in Africa, e ne uccide 435.000, tra cui ben 250.000 bimbi sotto i 5 anni, ovvero uno ogni due minuti.

    Il lancio del primo e, finora, unico vaccino dimostratosi in grado di offrire una protezione parziale contro la malaria, è “un momento storico nella lotta a uno dei principali killer dei bimbi africani”, secondo le parole di Pedro Alonso, direttore del Programma Globale dell’Oms per la Malaria. Un momento frutto di un percorso iniziato oltre trenta anni fa, nel 1987. Dopo due decenni di progettazione e sviluppo, tra il 2009 e il 2014, il vaccino RTS,S è stato testato in uno studio di fase 3 su migliaia di bimbi, dimostrandosi in grado di prevenire 4 casi su 10 di malaria e un terzo dei casi più gravi, con riduzioni significative di ricoveri e trasfusioni di sangue.

    Nel 2015 l’Agenzia europea per i farmaci (Ema) ha emesso parere scientifico positivo e nei test clinici su larga scala che hanno coinvolto migliaia di bambini africani il vaccino è stato generalmente ben tollerato. Ora l’avvio di un programma pilota permetterà di evidenziare dati in grado di influenzare le raccomandazioni politiche a un uso più ampio. Coordinato dall’Oms, vede la collaborazione di numerosi partner internazionali, tra cui GSK (lo sviluppatore e produttore di vaccini) che donerà a 10 milioni di dosi. A finanziare il progetto, una collaborazione tra GAVI Alliance (Alleanza globale per i vaccini), Unitaid e il Fondo globale per la lotta a Aids, tubercolosi e malaria. I Paesi pilota coinvolti, Ghana, Kenya e Malawi sono stati selezionati sulla base di criteri chiave come la presenza di sistemi di vaccinazione ben funzionanti.

    Il programma riguarderà aree con trasmissione della malaria moderata-alta, in cui il vaccino può avere il maggiore impatto.   Qui sarà somministrato ai bimbi in 4 dosi: 3 dosi tra 5 e 9 mesi di età e la quarta a 2 anni. Tuttavia, ricorda l’Oms in vista del World Day, l’immunizzazione andrà ad aggiungersi, e non potrà sostituirsi, alle armi oggi in uso e che hanno permesso di fare ampi progressi: ovvero zanzariere imbevute di insetticidi, spray repellenti, disinfestazioni, diagnosi tempestiva e trattamento con antimalarici.

  • In occasione della Giornata Mondiale dell’Autismo Fondazione Sacra Famiglia presenta i risultati del servizio di ‘Counseling Territoriale per l’Autismo’

    In occasione della Giornata Mondiale della consapevolezza sull’Autismo, il prossimo 2 aprile, Fondazione Sacra Famiglia presenta i risultati del servizio di Counseling Territoriale per l’Autismo, progetto sperimentale nato nel 2013 per rispondere a un crescente bisogno di aiuto da parte delle famiglie.

    Il servizio Counseling, guidato dal dottor Lucio Moderato, Direttore dei Servizi Innovativi per l’Autismo, segue a oggi quasi 600 persone, di età compresa tra i 3 e i 29 anni, di cui l’84% bambini e adolescenti fino ai 16 anni; l’età media delle persone che hanno aderito al servizio è di 10 anni. Due, in media, gli interventi settimanali erogati: il 69% ambulatoriali, il 14% in ambito scolastico, l’8% domiciliari.

     Ancor più importanti sono gli effetti positivi fatti registrare dal Counseling sulle persone con autismo. Dal 2015 al 2018, infatti, si è verificato uno sviluppo positivo del 44% nelle abilità cognitive culturali, del 18% nella socializzazione, del 15% nella comunicazione e il 12% nell’auto accudimento. Nel loro complesso, le valutazioni indicano una progressione e confermano una dinamicità variabile dello sviluppo, in quanto i primi anni di trattamento sono quelli in cui si vede il maggior livello di sviluppo e una maggiore stabilità nella progressione del miglioramento.

    Favorevole la valutazione delle famiglie verso il Counseling che ha portato serenità, equilibrio e considerevoli miglioramenti nel comportamenti dei figli, come si rileva da un’indagine svolta da Sacra Famiglia su un campione di genitori di utenti del servizio. In particolare, il 61% del campione ha registrato un minor dispendio di tempo per ottenere informazioni e servizi per il figlio, soprattutto grazie alla figura dell’educatrice, persona di riferimento cui rivolgersi per necessità quali la gestione quotidiana dei figli o le questioni burocratiche (normative, rapporti con enti pubblici, agevolazioni, contatti con professionisti). Dal punto di vista economico, il 57% delle famiglie ha dichiarato di aver ottenuto un risparmio economico (+33% rispetto al 2016), grazie al voucher che Regione Lombardia ha erogato a favore degli utenti del progetto, che ha permesso la riduzione degli interventi a pagamento (logopedia, visite specialistiche ecc.). Il risparmio medio mensile è stato pari a 238 euro.

    Quanto al benessere generale, ben il 79% (era il 65% nel 2016) dei genitori ha osservato un miglioramento dello stato psicofisico proprio e di quello degli altri caregiver grazie al progetto Counseling. Inoltre, viste le migliori capacità di adattamento del figlio, il 64% delle famiglie ha potuto destinare parte del budget ad attività creative e culturali. Il 74% afferma di aver avuto meno bisogno di ricorrere a sedute psicologiche, non sentendosi più abbandonato ma, al contrario, adeguatamente sostenuto. Anche i passi avanti dei figli, soprattutto nelle autonomie, danno maggiore speranza ai genitori, che così affrontano la vita con più serenità.

     Il Counseling Territoriale per l’Autismo ha due obiettivi: da una parte favorire il miglior adattamento possibile delle persone al proprio ambiente, incentivare l’integrazione sociale e garantire una soddisfacente qualità di vita; dall’altra attivare procedure di abilitazione specifiche, anche all’interno dei normali contesti di vita perché l’ambiente familiare gioca un ruolo chiave per sostenere chi ha bisogno.

    La famiglia al centro è una prerogativa di Fondazione: il Counseling propone infatti servizi di orientamento in supporto alle famiglie, attraverso un sostegno psicoeducativo e attività di “family training”. A questi, si aggiunge il fondamentale coordinamento con gli operatori della rete per coinvolgere comuni, scuole, insegnanti ed educatori che insieme rappresentano i punti di riferimento nella vita del bambino autistico.

    Nello specifico, il Counseling Territoriale per l’Autismo propone programmi personalizzati per ogni utente e training individuali che permettano di acquisire abilità per affrontare la realtà della vita quotidiana. Gli interventi psicoeducativi sono declinati con diversi gradi di intensità, in differenti contesti: in ambulatorio, a domicilio, a scuola, in ambito lavorativo o nel contesto sociale.

    Obiettivo è aiutare le persone a migliorare le proprie capacità comunicative, cognitive, incoraggiare la socializzazione, la lettura, scrittura, le abilità logico-deduttive, promuovere il rispetto delle regole, l’autonomia di movimento e di gestione economica e in particolare l’inclusione sociale.

  • La Svezia è restia a rimpatriare i bambini dell’ISIS

    Le autorità svedesi non possono portare a casa i figli dei membri svedesi dell’ISIS che si trovano nei campi profughi in Siria e che per tanto sono rimasti bloccati. E’ quanto ha stabilito il ministro degli Interni, Mikael Damberg, il 12 marzo. Si pensa che ci siano 30-40 bambini nati da genitori svedesi che si sono uniti all’ISIS e che attualmente vivono in campi profughi in aree controllate da forze governative fedeli al dittatore siriano Bashar al-Assad.

    La Svezia diventa così il secondo paese dell’UE a prendere una posizione dura contro il ritiro dei figli degli ex militanti dell’ISIS. Già il ministro degli Interni del Regno Unito, Sajid Javid, ha rifiutato di assumersi la responsabilità di rimpatriare Shamima Bagum, una ragazza di 19 anni che ha lasciato il Regno Unito a 15 anni per la Siria unendosi allo Stato islamico. Rispondendo a una domanda del ministro degli Interni ombra, Diane Abbott, Javid ha specificato che il Regno Unito non ha una presenza consolare in Siria e non è stato quindi in grado di aiutare Bagum.

    Un tribunale belga ha ordinato al governo di rimpatriare sei bambini i cui genitori si sono uniti all’ISIS, mentre allo stesso tempo il governo francese sta affrontando la questione del rimpatrio dei minori ISIS caso per caso.

  • La Commissione registra l’iniziativa dei cittadini europei “Europe CARES – Un’istruzione di qualità e inclusiva per i bambini con disabilità”

    La Commissione europea ha deciso di registrare un’iniziativa dei cittadini europei dal titolo “Europe CARES — Un’istruzione di qualità e inclusiva per i bambini con disabilità”.

    Scopo dell’iniziativa è garantire: “Il diritto all’istruzione inclusiva dei bambini e degli adulti con disabilità all’interno dell’Unione europea”. Come si afferma nell’iniziativa, pur se “oltre 70 milioni di cittadini dell’UE hanno una disabilità e 15 milioni di bambini hanno esigenze educative speciali“, molti “incontrano ostacoli eccessivi nell’esercizio del loro diritto a un’istruzione inclusiva di qualità“. Gli organizzatori invitano pertanto la Commissione a “elaborare un progetto di legge su un quadro comune dell’UE in materia di istruzione inclusiva che garantisca che nessun bambino resti indietro per quanto riguarda i servizi di intervento precoce, l’istruzione e la transizione verso il mercato del lavoro.”

    I trattati stabiliscono che l’UE può intervenire giuridicamente per combattere le discriminazioni fondate sulla disabilità e sostenere l’impegno degli Stati membri in relazione ai sistemi di istruzione e di formazione professionale. La Commissione ha pertanto ritenuto giuridicamente ammissibile l’iniziativa e ha deciso di registrarla. In questa fase della procedura, la Commissione non analizza il merito.

    La registrazione dell’iniziativa avrà luogo il 4 marzo 2019, data dalla quale decorrerà il periodo di un anno per la raccolta delle firme a sostegno dell’iniziativa da parte degli organizzatori. Se l’iniziativa riceverà un milione di dichiarazioni di sostegno in almeno sette Stati membri nell’arco di un anno, la Commissione la esaminerà e reagirà entro tre mesi. Essa potrà decidere di dare o di non dare seguito alla richiesta e, in entrambi i casi, dovrà giustificare la sua decisione.

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