Bambini

  • Nascere con un animale in casa fa bene ai bambini

    In un video, realizzato per il Fatebenefratelli, dedicato alle puerpere non solo di Roma e intitolato “Nascere”, il vicepresidente di ANMVI avverte le neo-mamme di non ascoltare i consigli di chi sostiene che quando in casa arriva un neonato bisogna allontanare gli animali domestici. Il dottor Raimondo Colangeli, medico veterinario, esperto in medicina veterinaria comportamentale, dice chiaramente “avere animali da compagnia e farli convivere con i bambini è un esperienza fantastica…la coabitazione con un animale in casa rafforza il sistema immunitario del bambino”. Il video “Nascere” rientra nel programma informativo del Fatebenefratelli e sarà distribuito gratuitamente alle neo-mamme per dare alle donne ed alle coppie in assistenza completa, su varie problematiche, sia prima che dopo il parto. Considerato che circa la metà degli italiani vive con un animale domestico è stato ritenuto importante offrire una serie di suggerimenti per aiutare i neo genitori a capire come  gli animali d’affezione, ormai diventati veri e propri  componenti del nucleo famigliare, non solo non siano di ostacolo ma diventano un vantaggio per il nuovo nato.

    Nel video il Dottor Colangeli cita diversi studi scientifici tra i quali una ricerca finlandese che ha tenuto in osservazione un gruppo di bambini che viveva con la presenza di animali in casa e bambini che non avevano animali e i vari studi hanno dimostrato l’influenza benefica dell’animale non solo dal punto di vista comportamentale e di acquisizione di responsabilità ed empatia ma anche da quello della salute con il rafforzamento delle difese immunitarie. La presenza degli animali, è stato più volte ricordato citando studi di ricercatori internazionali, diminuisce lo stress e stimola pensieri positivi. Quello che va ricordato sempre è che dobbiamo educarci ad educare i nostri amici a quattro zampe, un animale che da subito impara a riconoscere quello che può o non può fare sarà più libero e voi sarete più tranquilli sia in casa che per strada. Poche cose sono rasserenanti come vedere un cucciolo di uomo che abbraccia il cane o il gatto di casa sentendosi protetto e dando a sua volta protezione. La fiducia reciproca nasce dalla conoscenza e dall’educazione perciò non abbiamo timore di insegnare e di imparare reciprocamente.

  • Gli italiani si avviano a grandi passi all’estinzione

    Continuano a diminuire i nati: nel 2018 sono stati iscritti in Anagrafe 439.747 bambini, oltre 18 mila in meno rispetto all’anno precedente e quasi 140 mila in meno nel confronto con il 2008. Lo rileva l’Istat. Il persistente calo della natalità si ripercuote soprattutto sui primi figli che si riducono a 204.883,79 mila in meno rispetto al 2008. Il numero medio di figli per donna scende ancora attestandosi a 1,29; nel 2010, anno di massimo relativo della fecondità, era 1,46. L’età media arriva a 32 anni.

    Quasi un figlio su tre è nato fuori dal matrimonio: secondo i dati Istat, la percentuale di nati fuori dalle nozze è stata nel 2018 del 32,3%; era l’8,1% nel 1995 e il 19,6% nel 2008. La quota di nati con almeno un genitore straniero (96.578, in diminuzione dal 2012) è stata del 22%. I nati da genitori entrambi stranieri sono 65.444 (14,9% del totale dei nati). In totale, lo scorso anno si è avuto un meno 4,0% di nati iscritti in Anagrafe nel 2018 rispetto al 2017. Il calo è attribuibile prevalentemente alla diminuzione dei figli di genitori entrambi italiani (-15.771 unità, l’85,7% del calo dei nati registrato nell’ultimo anno).

    Al Nord più di un nato su cinque ha genitori entrambi stranieri: è quanto emerge dal Report dell’Istat sulla natalità e la fecondità della popolazione nel 2018. Al primo posto tra i nati stranieri iscritti in anagrafe si confermano i bambini rumeni (13.530 nati nel 2018), seguiti da marocchini (9.193), albanesi (6.944) e cinesi (3.362). Queste quattro comunità rappresentano la metà del totale dei nati stranieri. L’incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri sul totale dei nati è molto più elevata nelle regioni del Nord (20,7% nel Nord-est e 21,0% nel Nord-ovest) dove la presenza straniera è più stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (17,5%); nel Mezzogiorno l’incidenza è molto inferiore rispetto al resto d’Italia (6,0% al Sud e 5,6% nelle Isole). Nel 2018 è di cittadinanza straniera circa un nato su quattro in Emilia-Romagna (24,3%), quasi il 22% in Lombardia, circa un nato su cinque in Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte. La percentuale di nati stranieri è decisamente più contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l’eccezione dell’Abruzzo (10,5%). In media nel 2018 ha almeno un genitore straniero oltre il 30% dei nati al Nord e il 25,4% al Centro; al Sud e nelle Isole le percentuali scendono a 9,5% e 8,9%. Le regioni del Centro-nord in cui la percentuale di nati da almeno un genitore straniero è più elevata sono Emilia-Romagna (35,0%), Lombardia (30,9%), Liguria (30,1%), Veneto (29,7%) e Toscana (29,1%). Considerando la cittadinanza delle madri, al primo posto si confermano i nati da donne rumene (17.668 nati nel 2018), seguono quelli da donne marocchine (11.774) e albanesi (8.791); queste cittadinanze coprono il 43,1% delle nascite da madri straniere residenti in Italia. La propensione a formare una famiglia con figli tra concittadini (omogamia) è alta nelle comunità asiatiche e africane. All’opposto, le donne polacche, russe e brasiliane hanno più frequentemente figli con partner italiani che con connazionali.

  • A trent’anni dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia ancora troppi minori senza tutela e diritti

    Il 20 novembre 1989, trenta anni fa, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, composta da 54 articoli e da tre protocolli opzionali che riguardano il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, la vendita di bambini e il loro utilizzo in attività pornografiche e di prostituzione, e le procedure di reclamo. Questo è stato il primo documento nel quale sono elencati tutti i diritti che devono essere riconosciuti ai bambini di tutto il mondo. Ad oggi la Convenzione è stata ratificata da 196 Stati e il 20 novembre, ogni anno, viene ricordato con la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

    Purtroppo ancora oggi sono più di 380 milioni i bambini che non hanno una minima istruzione, più di 220 milioni i bambini che lavorano e spesso effettuano lavori pericolosi e più di 20 milioni le bambine o adolescenti costrette a matrimoni forzati, più di un milione i bambini vittime di sfruttamento sensuale. Numeri spaventosi, realtà agghiaccianti non solo per quello che questi bambini subiscono ma anche perché non potranno diventare i portatori di una società migliore avendo subito così tanta ingiustizia e violenza. Il mondo si sta tranquillamente privando del suo futuro non tutelando i più piccoli e deboli e distruggendo l’ambiente. Ma a questo breve ma spaventoso elenco mancano altri bambini, altri numeri fortunatamente più piccoli ma comunque inquietanti, i bambini strappati ingiustamente alle loro famiglie nelle tante Bibbiano non solo d’Italia e manca qualunque riferimento a quel triste istituto tedesco, lo Jugendamt, in italiano “Amministrazione per la gioventù”, strutturato durante il nazismo e mai abolito, ma anzi potenziato.

    Questa istituzione affida sempre i bambini al genitore tedesco in caso di separazione e spesso a famiglie affidatarie tedesche, se i genitori sono entrambi stranieri, per esempio italiani emigrati in Germania. Non importa dove è nato il bambino e quale nazionalità abbia. Dopo sei mesi di residenza in Germania questi bambini diventano proprietà tedesca. I genitori così “cancellati” non avranno più nessun contatto con il bambino, ma solo l’obbligo di pagare. Con il genitore straniero viene cancellata anche la lingua e la cultura non tedesca, così come tutto quel ramo familiare.

    Tutto questo è possibile in barba a Convenzioni e Regolamenti, semplicemente con un semplice stratagemma interpretativo: in Germania l’interesse superiore del minore coincide con la sua permanenza in quel paese e con la sua educazione tedesca, anche se per questo perderà i genitori. Ormai sempre più voci si levano parlando di “germanizzazione”.

    I membri dell’Unione Europea tacciono, fingono di non sapere o minimizzano.

    L’Italia, nonostante le centinaia di vittime italiane, è il Paese più silenzioso. Sia i governi di centro destra, sia quelli di centro sinistra non hanno mai mosso un dito per difendere i diritti dei bambini sottratti dallo Jugendamt, sia direttamente, sia imponendo tali scelte ai tribunali.

    La Convenzione resta un caposaldo importante, ma la politica sembra decisa ad accontentarsi di aver scritto una serie di buone intenzioni. Nei fatti le violenze e le ingiustizie contro i bambini continuano anche in quei paesi dove il livello di civiltà e cultura dovrebbe averle azzerate, bambini violentati nel corpo e nella mente dalla pedopornografia, bambini usati come corrieri della droga, bambini rapiti da assistenti sociali corrotti o impreparati, bambini che vivono nel degrado di case senza igiene e anche bambini italiani che lo Jugendamt si porta via nel più totale silenzio delle nostre autorità.

  • L’UNICEF esorta i governi a rimpatriare i bambini stranieri bloccati in Siria

    Henrietta Fore, capo del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia – UNICEF, ha lanciato un appello lo scorso 4 novembre affinché i Paesi rimpatrino i bambini stranieri bloccati nel nord-est della Siria, in seguito dell’offensiva lanciata dalla Turchia il mese scorso. Secondo l’agenzia, quasi 28.000 bambini provenienti da oltre 60 paesi sono intrappolati nei campi di sfollamento nella regione, 20.000 dei quali provengono dall’Iraq. Molti di loro sono nati da estremisti dell’ISIS e oltre l’80% di loro ha meno di 12 anni. Circa 17 Paesi hanno rimpatriato più di 650 bambini, con un procedimento sostenuto dall’UNICEF. Tuttavia, l’agenzia è ancora molto preoccupata poiché circa 40.000 bambini siriani sono stati recentemente sfollati in tutta la regione e vivono in rifugi a causa della violenza. In questo contesto, le Nazioni Unite hanno nuovamente esortato tutte le parti in conflitto a garantire che gli operatori umanitari possano accedere in modo sicuro per aiutare i più bisognosi nella già disastrosa situazione umanitaria della regione.

  • In Venezuela è sempre più crisi umanitaria

    La scorsa settimana, su queste colonne, abbiamo affrontato il dramma dei caminates del Venezuela, oggi ci tocca fornire qualche altro dato che giunge da quel Paese, e non attraverso organi di stampa canonici ma da notizie divulgate da associazioni di volontariato che operano da tempo nelle aree più economicamente depresse del Sud America. E così, mentre i giornali e le Tv del mondo si sono dedicate, e si dedicano, alle proteste di piazza in Cile, senza rivelare alla fine qual sia il reale stato di disagio economico e sociale che pervade le campagne e i piccoli centri, ben lontani dalla capitale Santiago in cui si sono riversate tutte le attenzioni, sul Venezuela, se non in presenza di atti eclatanti, è calato il sipario o lo si socchiude di tanto in tanto. Eppure la situazione è tragica perché la povertà, la situazione economica sempre più drammatica, la mancanza di cibo e di beni primari hanno fatto raggiungere altissimi livelli di insicurezza alimentare.Secondo  l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), inoltre, i casi di malaria confermati sono costantemente aumentati negli ultimi anni, da meno di 36.000 nel 2009 a oltre 414.000 nel 2017. Dal 2016 sono stati segnalati più di 2.500 casi sospetti di difterite mentre dal 2017 i casi di morbillo sono 9.300. Cos’altro aggiungere?

  • Sono solo un figlio della natura

    2014, maggio. Siamo in Nord America, al confine con il Canada. Una sera Carson, un bimbo di 3 anni, si perde nel bosco vicino a casa sua. Piove e tira un forte vento gelido. I genitori, resisi conto poco dopo di quanto è accaduto, chiamano i soccorsi. Si mobilita l’intero paese. Interviene anche la polizia con gli elicotteri ed inizia una lunga notte di ricerche che terminerà solo all’alba. Una donna intravede in lontananza un cane accucciato. È Cooper, l’amico cane del bambino. È molto infreddolito. Sotto di lui i soccorritori trovano Carson sereno, ben protetto e al caldo.

    2014, luglio. Siamo in Siberia. Karina Chikitova, una bimba di 4 anni, si allontana dalla casa di sua nonna e scompare nella foresta. Oltre a lei non si trova anche il suo amico cane, Kyrachaan. Iniziano le ricerche a cui prenderanno parte più di cento persone. Passano dieci lunghissimi giorni e le speranze di ritrovarla viva si affievoliscono sempre di più, soprattutto quando Kyrachaan rientra in paese senza la bambina. Ma l’animale, nonostante il suo evidente stato di deperimento, usa le restanti forze per trascinare i presenti verso la foresta. Così lo seguono e ritrovano la bimba sotto un cespuglio a sei chilometri da casa, molto stanca ma senza gravi ferite o lesioni. È stata ritrovata ed è sopravvissuta per undici giorni grazie all’accudimento (calore e cibo) del suo caro amico Kyrachaan.

    2015, dicembre. Siamo in Italia. Un bimbo di 12 anni, affetto da Diabete di tipo 1, sta dormendo nella sua stanza quando sopraggiunge una improvvisa crisi ipoglicemica (un valore eccessivamente basso di zuccheri nel sangue). Al suo fianco sta dormendo Blanca, la sua amica cagnolina che, grazie al suo olfatto, si è resa conto del pericolo ed ha iniziato ad abbaiare insistentemente. I genitori, svegliati da tanto rumore, sono sopraggiunti immediatamente nella stanza riuscendo ad intervenire per evitare un aggravamento di una crisi che poteva essere molto pericolosa. Da allora, il bambino e la sua cara amica, sono inseparabili, sia di notte che di giorno.

    2016, maggio. Siamo in Virginia (USA). Un bimbo di 3 anni, Manson, si è perso nel bosco vicino casa. Le ricerche iniziano da subito. Anche il suo amico cane Banjo è della squadra. Passano le prime ore ed arriva la notte. È molto buio e fa freddo. Ancora nessuna traccia del bimbo e di Banjo che, nel frattempo, si è staccato dal gruppo. Solo verso le tre del mattino alcuni soccorritori riescono a sentire Banjo abbaiare. Si trova lontano dalla loro area di ricerca. Lo raggiungono e ritrovano il piccolo Manson sano e salvo. A salvarlo e a riscaldarlo c’era Banjo, il suo caro amico cane.

    2018, novembre. Siamo in Argentina. Tre piccoli bambini stanno giocando in campagna quando all’improvviso, da un cespuglio, salta fuori per difendersi un serpente molto velenoso. Senza esitazione, il loro caro amico cane Simon, si lancia sul rettile il quale, prima di scappare, riesce a morderlo in più punti. I bimbi corrono dalla madre a raccontarle quanto è avvenuto e a dire che il loro amico era in fin di vita. La signora Valeria Centeno, a quel punto, intraprende una battaglia contro il tempo (mobilitandosi anche sui social network) per trovare in tutto il Paese la quantità di antiveleno necessaria. Le scorte, infatti, non erano sufficienti né nel suo paese né in tutta la provincia. Simon si è potuto salvare grazie all’intervento di un funzionario del Dipartimento Nazionale dell’Ambiente informato per tempo. In seguito la signora Centeno al giornale Los Andes ha raccontato: “In ospedale mi hanno detto: Lei è consapevole di aver privato un essere umano dell’antidoto contro questo veleno per darlo a un cane? E io ho risposto: “Rispetto la vita delle persone ma anche quella del mio cane. Se non fosse stato per lui, quel serpente avrebbe morso i miei figli”.

    Grazie signora Valeria e signor Funzionario e, soprattutto, grazie cari amici animali (in questo caso, dei coraggiosi cani) per queste lezioni di fraterna amicizia.

    Potremmo continuare a riportare migliaia di altre storie di animali domestici e non, che nonostante noi, continuano quotidianamente a aiutarci o a venirci in soccorso perché è proprio vero che nell’economia della Natura, la valuta, non è il denaro ma la vita[1].

    I’m just a child of nature, I don’t need much to set me free[2]

     

    [1] Vandana Shiva (1952), scienziata e attiva ambientalista indiana
    [2] sono solo un bambino/figlio della Natura, non ho bisogno di molto per liberarmi t.d.r.
    John Lennon (1940-1980), Child of Nature, 1968

  • E’ tempo di esserci! La Fondazione Sacra Famiglia invita tutti a partecipare alla Stracesano e alla Stracesanina

    Domenica 15 settembre Fondazione Sacra Famiglia si prepara a correre la Stracesano e la Stracesanina, gare podistiche non competitive aperte a grandi e piccini con un unico obiettivo: raccogliere fondi per finanziare le attività rivolte ai bambini meno fortunati ospiti di Sacra Famiglia.

    La manifestazione, che si inserisce nell’ambito della 39° festa patronale di Cesano Boscone, quest’anno, per la prima volta, avrà una finalità solidale. La corsa, organizzata da Fondazione Sacra Famiglia in collaborazione con Natural Wellness, Pastificio Zini e patrocinata dal Comune di Cesano Boscone, come da tradizione, si svolgerà per le vie della città.

    Due i percorsi previsti tra storia e natura: Stracesano 10 Km e Stracesanina 4 Km.

    Per la Stracesano il ritrovo è previsto alle ore 8.00 presso Villa Marazzi con partenza alle ore 9.00 da Piazzetta della Misericordia; per la Stracesanina invece il ritrovo sarà alle 9.00 con start alle 10.00 nelle stesse location. La gara partirà dal cuore della città per poi raggiungere Fondazione Sacra Famiglia percorrendone cortili e viali e infine attraversare il Parco della Libertà. Il resto del percorso coinvolgerà il Parco della Cava di Muggiano, il Parco della Vita, i quartieri Tessera e Giardino, i parchi Moro e Pertini fino al traguardo ai Giardini di Villa Marazzi.

    Per partecipare alle gare è previsto un contributo di 10 euro per la Stracesano e di 5 euro per la Stracesanina.

    Per maggiori informazioni e per scaricare il modulo di partecipazione: http://www.sacrafamiglia.org/corri-alla-festa-patronale/

  • La Costituzione (dei bambini) insegnata agli adulti

    di Karl Wolfsgruber

    Art. 1
    L’Italia è una Repubblica fondata sulla Natura. La sovranità appartiene a tutti i bambini, che la affidano, pro tempore, agli adulti…

    Art. …
    La Repubblica tutela tutti gli Esseri Viventi e il patrimonio ambientale, storico e artistico della Nazione.
    Promuove il rispetto e lo studio delle antiche tradizioni artistiche, storiche, alimentari e linguistiche italiane e di tutti gli altri paesi e lo sviluppo di una cultura di rispetto e amore per l’Ambiente e gli Esseri Viventi perché non vi è vera cultura se non c’è pieno rispetto per tutti i diritti fondamentali.

    Art. …
    La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili di tutti gli Esseri Viventi e richiede agli adulti l’adempimento dei doveri inderogabili di tutela della Natura e di Solidarietà con essa…

    Art. …
    È compito degli adulti preservare l’Ambiente per le future generazioni…

    Art. …
    La Repubblica riconosce a tutti gli adulti il diritto ad un lavoro utile e salubre e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
    Ogni adulto ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra alla salvaguardia della Natura e alla crescita fisica, mentale e morale di tutti gli Esseri Umani.

    Art. …
    L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale ed in particolare modo alla Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra, alla Carta internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, alla Dichiarazione Universale dei diritti umani ed alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale…

    Art. …
    L’Italia, per volontà di tutti i bambini (e di ogni adulto che non ha dimenticato di essere stato bambino), ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…

    Art. …
    La bandiera dei bambini di tutto il mondo è con i colori dell’arcobaleno. Per la bandiera italiana sono stati scelti tre fra questi colori: il verde (a celebrazione della rigogliosa e generosa natura di questo paese), il bianco (a memoria della purezza d’animo che ha contraddistinto tanta umile e brava gente nella storia di questo paese) ed il rosso (a memoria del sangue versato da chi ha messo il bene per i suoi simili e per la Natura davanti ai propri interessi personali)…

    Art. …
    La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove la sincerità e la coerenza con i propri principi fondamentali…
    Ogni bambino italiano a cui si insegna a casa e a scuola di non litigare con gli altri, di rispettare gli altri, di condividere con gli altri, di rimettere in ordine dopo aver fatto disordine, di pulire dopo aver sporcato, di chiedere scusa dopo aver fatto un torto, di non mangiare porcherie e, soprattutto, di non ferire le altre creature… chiede a tutti gli adulti di questo amato paese, di fare altrettanto.

  • Achtung, binational babies: Lo Jugendamt tedesco oltrepassa le frontiere

    Circa dieci anni fa si concludeva la vicenda di una coppia franco-tedesca alla quale lo Jugendamt (Amministrazione per la gioventù) aveva tolto le figlie, prelevandole una dalla scuola e l’altra dall’asilo. L’improvviso allontanamento era avvenuto perché una delle bimbe aveva rivelato a scuola il progetto di trasloco, cioè che avrebbero lasciato la Germania per andare a vivere in Francia, a pochi chilometri di distanza, poiché vivevano nei pressi della frontiera. I genitori lottarono per sei mesi per riaverle a casa, ma compresero ben presto che ciò che stava accadendo era conforme al sistema di “tutela” di tutti i bambini che risiedono in Germania. Quindi il papà, durante una delle brevi visite concesse, decise di attraversare il ponte sul Reno, rientrando in Francia con le figlie, dove anche la mamma li raggiunse immediatamente. I genitori si rivolsero subito alla polizia e al tribunale francese per denunciare gli abusi subiti, mentre le autorità tedesche emettevano mandati di arresto contro i genitori e avvisi di ricerca di minori scomparsi. Gli esiti positivi di visite, colloqui e perizie portarono il giudice francese a stabilire in via definitiva che non ci fosse assolutamente nessun motivo per togliere le figlie ai genitori. Da allora, circa dieci anni fa, tutta la famiglia vive in Francia. Una delle figlie è maggiorenne, l’altra si appresta a terminare il liceo. I traumi vissuti nei sei mesi passati con una coppia di estranei, impegnati tra l’altro a denigrare continuamente i veri genitori delle bambine (https://www.youtube.com/watch?v=QX5jqQCad6U&t=162s) non sono mai stati completamente superati, ma si pensava che questa famiglia sarebbe stata per lo meno lasciata in pace. Legalmente lo Jugendamt può infatti agire solo in territorio tedesco. La sua competenza termina alla frontiera. Registriamo invece in questi giorni un primo sconfinamento: un funzionario dello Jugendamt ha suonato alla porta dell’abitazione di Strasburgo, unica residenza di genitori e figlie, affermando di voler controllare se il “benessere” della bambina, quella minorenne, fosse tutelato! Quando la mamma, cittadina tedesca, gli ha ricordato che i tribunali francesi si erano già occupati del caso e avevano già sentenziato e che ogni decisione era stata trasmessa alle autorità tedesche, ha semplicemente ribadito che “la Germania non riconosce le sentenze emesse dai tribunali degli altri paesi dell’Unione”. Ricordiamo per inciso che ogni normativa europea stabilisce esattamente il contrario, ma si sa, in questa Europa le regole sarebbero uguali per tutti, ma valgono solo per alcuni. Si potrebbe anche pensare che un giudice tedesco che invia un suo funzionario in una giurisdizione straniera e che dopo dieci anni nomina un tutore e continua a rifiutarsi di chiudere un procedimento sia un singolo caso di delirio da onnipotenza. In realtà ciò che sta accadendo è la trasformazione sempre più evidente dell’Unione europea in “grande Germania”, o addirittura in “grande fratello teutonico”, dove le vittime non sono solo i cittadini degli altri paesi, ma anche gli stessi cittadini tedeschi. Nel mio precedente articolo, Il modello tedesco di Bibbiano. Da dove viene e come funziona il modello applicato nei casi dei bambini strappati illecitamente ai propri genitori (https://www.ilpattosociale.it/2019/07/29/achtung-binational-babies-il-modello-tedesco-di-bibbiano/) spiegavo come la metodologia usata negli scandali italiani relativi agli affidi, determinati in base al possibile reddito prodotto da allontanamenti e terapie, in realtà è ciò che in Germania non solo viene applicato da anni, ma in quel paese è addirittura legale. Parlavo dell’esportazione del metodo di mercificazione del bambino che dalla Germania sta arrivando in Italia e un po’ in tutta Europa. Ebbene direi che siamo già andati oltre, non solo viene esportato il modello tedesco negli altri paesi, addirittura si scalvano le giurisdizioni e in concreto le frontiere per assicurare che venga realizzato quanto deciso dallo Jugendamt, detentore assoluto del potere decisionale su cosa sia “bene” per un bambino, cioè rimanere in Germania, anche senza i genitori. La morale della vicenda, almeno per noi Italiani, è che dovremmo smettere di credere che tutto ciò che viene dall’estero è migliore, dovremmo riflettere sulla mercificazione in atto dei bambini, oggi ancora oggetto di inchieste in Italia e soprattutto dovremmo capire dove ci sta portando questa Unione europea che non coincide con il concetto di Europa. La mercificazione dei bambini verrà presto integrata e legalizzata all’interno di un sistema che sta già cambiando gli appellativi. La mercificazione si chiamerà semplicemente e definitivamente “tutela”.

    Membro della European Press Federation
    Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. Onlus – Roma
    Membro dell’Associazione European Children Aid (ECA) – Svizzera
    Membro dell’Associazione Enfants Otages – Francia

  • Achtung Binational Babies: il modello tedesco di Bibbiano

    Le recenti inchieste della magistratura relative ai casi di bambini strappati ai propri genitori per futili motivi, spesso con l’impiego delle forze di polizia, hanno svelato un modo di procedere che pare degno di una feroce dittatura e hanno reso visibile la punta dell’iceberg del mondo del business sui bambini. E’ la diffusa realtà in cui il bambino si trasforma in merce di scambio e fonte di guadagno, finalità spacciata però come “protezione” e “interesse superiore del minore”. Si tratta dello stesso “interesse del minore” al centro di numerose convenzioni internazionali, regolamenti europei e leggi nostrane. Si tratta di un concetto talmente vago e soggettivo, che l’ho definito, ormai da una decina d’anni, una sorta di scatola vuota nella quale i personaggi coinvolti, poiché dotati di poteri più o meno estesi, e comunque di gran lunga più incisivi rispetto a quelli riconosciuti ai genitori, possono mettervi ciò che vogliono e impossessarsi così della “merce bambino”, proclamando di volerlo proteggere e di voler perseguire gli interessi del piccolo.

    Adesso anche l’opinione pubblica inizia a scoprire che nulla è come sembra. Emergono metodologie ben note a chi è impegnato da tanti anni nella difesa (vera!) dei bambini, ma che per troppo tempo non sono state e ancora oggi non vengono completamente rese note all’opinione pubblica. Servizi sociali che relazionano sulla condizione abitativa di famiglie alle quali non hanno mai fatto visita, psicologi che procedono all’ascolto dei bambini senza registrazione, manipolano i bambini e solo a manipolazione conclusa passano all’ascolto in modalità registrata, in sostanza costruendo di sana pianta le prove contro i genitori e distruggendo la psiche di bambini innocenti. Operatori delle case famiglia che raccontano bugie ai bambini, nascondendo lettere e regali per far credere loro di essere stati abbandonati. Ricatti, cioè confessioni estorte di fatti mai accaduti in cambio di un incontro, che mai avrà luogo, con la mamma o il papà. Ricorso a psicofarmaci, spesso ancora in fase sperimentale e dei quali dunque non si conoscono conseguenze ed effetti collaterali, per i più ribelli. E’ orribile tutto ciò, ma non è tutto. Quando si è deciso di passare dalla protezione del bambino da pericoli concreti, come quelli rappresentati da genitori violenti o che costringono i figli a rubare o prostituirsi, alla protezione da pericoli impalpabili, come la mancata o insufficiente “capacità genitoriale”, si è aperta la porta del business dei bambini. Cioè quando l’accusa di abusi passa dall’ambito fisico a quello psicologico privo di riscontri oggettivi, si passa in realtà da qualcosa che si può provare, a ciò che è profondamente soggettivo e pertanto opinabile. L’opinione che conta di meno è sempre quella dei genitori. Ma non cerchino i tribunali di scaricare tutta la responsabilità sugli assistenti sociali. La responsabilità maggior è del giudice, perché è lui che emette ordinanze e decreti, è lui che alla fine toglie ai genitori i diritti sui propri figli. E’ lui che, in nome del popolo italiano, manda in carcere genitori innocenti. Certamente non tutti i giudici hanno agito e agiscono in questo modo, ma se anche uno solo lo ha fatto, è uno di troppo.

    Le tecniche usate, fin qui riassunte non sono un’invenzione degli operatori ora all’onore delle cronache. Ascoltate cosa affermava Federica Anghinolfi, una degli indagati nell’inchiesta Angeli e Demoni, già Responsabile del Distretto Unione Comuni Val D’Enza nel Servizio Integrato ai Minori:

    https://www.youtube.com/watch?v=ENIS9udm6yg&feature=share&fbclid=IwAR3SJnfCsRaqAJ0Fc1fz_m7WjwVGNnWil-vllOCN4_slzAw_y5fsmelEK4c&app=desktop

    Ci diceva che la richiesta di famiglie affidatarie è maggiore dell’offerta e che pertanto vengono organizzate campagne provinciali alla ricerca di famiglie affidatarie. Esattamente come in Germania, dove gli affidatari vengono cercati con gli annunci sui giornali e dove si fanno previsioni annuali sul numero sempre crescente di bambini che verranno sottratti ai genitori. E’ la stessa Anghinolfi che cita la Germania come modello e quale paese trainante nel sostenere la bontà dell’affido di bambini a coppie omosessuali e si rifà a studi tedeschi risalenti agli anni ’70. In effetti in Germania si è iniziato negli anni ’70 a sperimentare in questo campo. E’ appunto degli anni ’70 l’esperimento del pedagogo e sociologo Helmut Kentler che favorì gli abusi sessuali su bambini e ragazzi, in quanto riteneva fosse necessario affidare questi minorenni a pedofili recidivi. Egli sosteneva che tali padri affidatari si sarebbero occupati al meglio dei bambini. Il fatto che inoltre li costringessero ad avere con loro dei rapporti sessuali non era certo un impedimento, secondo Kentler. Questo suo esperimento fu sostenuto e finanziato dallo Jugendamt di Berlino, cioè dalla Amministrazione per la Gioventù tedesca che detiene poteri cento volte maggiori di quelli dei servizi sociali e che, per legge, detta al giudice la sentenza da emettere. Se infatti ci si scandalizza – a ragione – dei 30-50.000 bambini sottratti in Italia ai genitori, sarà bene riflettere sui 70-80.000 bambini che invece annualmente vengono sottratti in Germania ai genitori. Di questi bambini sottratti il 72% ha almeno un genitore di origine straniera, stando alle informazioni fornite dal Ministero tedesco. Facendo una rapida addizione, ci si rende conto che in Germania, solo negli ultimi anni sono stati sottratti ai genitori quasi mezzo milione di bambini e tra di essi quasi tre quarti non sono interamente tedeschi, cioè moltissimi sono Italiani (la Germania è la prima meta dei nostri concittadini espatriati). Sono quegli Italiani che non rientrano in nessuna statistica, che sono solo merce per il sistema tedesco, e sono tragicamente inesistenti per lo Stato italiano che preferisce non sapere. Sono bambini al macello. Dunque attenzione a pensare che lo scandalo rivelato dall’inchiesta Angeli e Demoni sia una vergogna tutta italiana. Il modello applicato in quelle sottrazioni illecite viene d’Oltralpe e da lì si sta diffondendo in tutta Europa. Quello che è stato scoperto in Italia ha portato ad inchieste ed arresti, le stesse modalità in Germania sono perfettamente legali. E’ il corposo codice sociale tedesco ad attribuire allo Jugendamt (Amministrazione per la Gioventù) poteri quasi illimitati. Lo Jugendamt interviene per legge in ogni procedimento minorile in qualità, non di consulente del giudice, bensì come parte in casa, cioè come terzo genitore. Lo Jugendamt può presentare appello in proprio della decisione del giudice. Agisce come agenzia per il lavoro, erogando sussidi ed andando a riscuotere, anche all’estero, cioè a casa nostra, il pagamento di somme per gli alimenti che lui stesso ha stabilito. E’ responsabile dell’esecuzione delle sentenze che ovviamente e in tutta legalità non esegue, se non gli aggradano. E’ autorizzato dalla Legge a mentire in tribunale (§162 FamFG). Svolge funzioni dell’ufficio anagrafe, conservando il registro degli affidi. E’ guardiano e garante del tasso di natalità in Germania che fa aumentare, impedendo ad ogni bambino, anche straniero, di lasciare la giurisdizione tedesca, mentre fa in modo che in caso di separazione i bambini vengano sempre affidati al genitore tedesco. In Germania gli Jugendamt sono 700 e dispongono di un budget annuale di 35 miliardi (dati del Ministero tedesco). Sono lo strumento di disgregazione familiare con il quale trasformare i bambini in esseri sottomessi, ubbidienti e mercificati, da spostare in base alle esigenze economiche. Sono il modello invocato da Bibbiano, ma anche il punto di arrivo che si pongono ormai troppi Tribunali italiani (in riferimento a Milano, vedi: https://www.youtube.com/watch?v=i3-yTUhcI5Q&t=24s ).

    Persino le goffe giustificazioni di Gloria Soavi, presidente del Cismai (Coordinamento italiano dei Servizi contro il maltrattamento e l’abuso all’Infanzia), del quale erano associati gli operatori legati a “Hansel e Gretel”, oggi indagati, sono identiche a quelle invocate dai deputati tedeschi nel giustificare le azioni orribili dello Jugendamt: “tra i tanti fascicoli trattati, è ammissibile che si sia verificato qualche errore, ma il sistema è perfetto”:

    https://www.avvenire.it/attualita/pagine/errori-gravi-ma-noi-siamo-diversi?fbclid=IwAR3Kj43byFUyr8KXMHPLZd0kVsdV5tgzyoc4VEIIGryCjinfRwYzM9W5E1k

    Quanto accaduto a Bibbiano non va dunque considerato solo come il vergognoso scandalo di un sistema uscito dai binari. Al contrario quel sistema sta nella corsia principale di una autostrada che già troppe autorità hanno deciso di percorrere e verrà presto esportato e applicato in tutta Europa. Riteniamo che vada fermato e per farlo è imprescindibile avvalersi della competenza di chi ha già vissuto, all’estero, la realtà che attende l’Italia tra qualche anno.

    Membro della European Press Federation
    Responsabile nazionale dello Sportello Jugendamt, Associazione C.S.IN. Onlus – Roma
    Membro dell’Associazione European Children Aid (ECA) – Svizzera
    Membro dell’Associazione Enfants Otages – Francia

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