Casa

  • Stretta in arrivo per gli affitti agevolati

    Investire nel mattone sta diventando sempre più difficile in Italia. E non solo per i continui venti di crisi economiche, reali o solamente paventati. Se nei mesi scorsi si è parlato di una lieve ripresa, almeno per il settore acquisti, tale prospettiva, che poteva far tirare un seppure flebile respiro di sollievo agli addetti ai lavori, rischia di arrestarsi in breve tempo. Causa la nuova manovra finanziaria che potrebbe colpire, ed anche pesantemente, gli affitti a costi contenuti. L’Italia, al momento, è il Pese in cui, più che in altri, la grande crisi finanziaria del 2007/2008 sembra non essersi allontanata perché una eccessiva tassazione sul mattone, che paradossalmente renderebbe meno rischioso investire in borsa piuttosto che in edilizia, ha di fatto scoraggiato costruttori e acquirenti. In Italia esiste infatti una tassazione espropriativa, erariale e locale che non si ritrova in altre parti del mondo, come dimostra un rapporto di Confedilizia che potrebbe vedere ulteriori balzelli che andrebbero a colpire chi trae guadagno, onestamente, da affitti a buon mercato. Come sappiamo le moderne tecnologie inducono molti lavoratori a spostarsi sul territorio per lavori più dinamici (anche se sempre più spesso l’ufficio diventa il proprio appartamento) e ciò implica sistemazioni provvisorie, laddove non si pensa di rimanere per troppo tempo nei luoghi in cui ci si sposta. L’affitto, il più possibile conveniente, rimane così la soluzione più consona. La tipologia che funziona maggiormente in questi casi è quella degli affitti agevolati o concordati in quanto garantiscono ai proprietari della case una certa redditività anche se modesta. La manovra finanziaria in programma, su proposta del PD, prevede di alzare, per la prima volta, l’aliquota fiscale su questa tipologia di affitti dal 10 al 12,5% che prevedeva un canone più basso rispetto alla norma, canone concordato in passato da Confedilizia con i sindacati inquilini di Cgil, Cisl e Uil che veniva incontro alle esigenze di classi sociali economicamente più deboli. E chi potrebbe trarne profitto da tali aumenti? Neanche a dirlo un sistema bancario che strizza l’occhio alla finanza internazionale.

  • In Norvegia palazzi che producono più elettricità di quanta ne consumano

    Powerhouse, un consorzio di architetti, ingegneri, ambientalisti e designer di Oslo, ha realizzato in Norvegia un palazzo “a energia positiva”, cioè un edificio che produce più elettricità di quanto ne consumi e può quindi cederla agli edifici circostanti e al fornitore statale.

    L’edificio si chiama Brattørkaia: costituito da 8 piani nel centro della cittadina di Trondheim, affacciata su un fiordo dell’Atlantico, produrrà 485mila chilowattora all’anno (il consumo medio di un’abitazione, in Norvegia, è di 20mila). Sebbene non rappresenti un unicum nel suo genere – lo studio Snohetta ha realizzato diverse case private, una scuola Montessori, un paio di uffici, e anche un college universitario in Canada, una palazzina nell’ateneo di Harvard, in Massachusetts, l’archivio municipale di San Diego, edifici industriali in Europa sono stati realizzati per produrre più energia di quanta ne usino – Brattørkaia ha rappresentato una sfida tecnologica ed ambientale di assoluto rilievo: in un Paese in cui i raggi solari scarseggiano nei mesi invernali e le temperature rigide aumentano la necessità di riscaldamento, non era scontato riuscire nell’opera di produrre energia in eccesso. Powerhouse Brattørkaia fa tesoro di soluzioni che lo studio Snohetta ha adottato in edifici minori: il tetto di pannelli solari con un certo grado di pendenza per massimizzare la raccolta dei raggi, un atrio cilindrico per raccogliere luce naturale fino all’ultima goccia, la facciata curva per catturare i venti del Nord e trasformarli in aerazione interna. Solo per fare qualche esempio. Strumenti che Powerhouse sta utilizzando anche per un altro grande progetto in corso: lo Svart Hotel, albergo “a energia positiva” dalla forma di anello in costruzione sull’acqua di un fiordo oltre il Circolo polare artico.

    Secondo la Commissione Europea, gli edifici urbani pesano per il 40% del consumo energetico e per il 36% delle emissioni di gas serra dell’Ue. Più di un terzo del totale. Sulla scia del consorzio Powerhouse, in Norvegia altri due studi d’architettura, Haptic Architects e Nordic, hanno annunciato il progetto di una smart city sostenibile vicino all’aeroporto di Oslo.

  • Torna in Fiera HOMI, il Salone degli stili di vita

    Ritorna questo weekend a Fiera Milano Homi, il Salone degli Stili di Vita, design e creatività per la casa, in programma dal 25 al 28 gennaio 2019, dove i visitatori professionali avranno a disposizione 1.150 espositori, di cui il 27% stranieri provenienti da 38 Paesi, che presenteranno in anteprima le proposte più interessanti sui modi dell’abitare e degli accessori.

    L’offerta degli organizzatori riguarda non solo prodotti, ma anche idee, progetti, stili e culture differenti per aiutare gli operatori a individuare le tendenze che caratterizzeranno la prossima stagione. Si chiama “Salone degli stili di vita” proprio perché ogni anno vengono proposti prodotti che vadano al passo con i tempi e si adeguino ai vari stili di vita, ai gusti e alle culture del cliente.

    La HomiHybridLounge, in particolare, sarà uno spazio realizzato in collaborazione con Poli.Design, realtà di eccellenza del Politecnico di Milano e Wgsn, istituto internazionale per la ricerca dei nuovi trend di consumo. Grazie alle attività di ricerca di questi due player, offrirà una proposta concreta di oggetti, materiali innovativi, finiture e campionature dedicate al mondo dell’Interior design e declinati secondo le future tendenze dell’abitare, fornendo agli operatori un quadro completo in merito a forme, colori e abitudini di consumo.

    Momento di incontro e confronto per quanti progettano, realizzano o commerciano prodotti dal design più esclusivo, sarà invece lo spazio HOMI Trends, realizzato con WGSN – società leader globale in analisi e previsioni di tendenza di mercato e sul consumatore – progettato per scoprire i trends più interessanti delle prossime stagioni.

    L’area sarà ancora una volta declinata secondo le tre più importanti tendenze future dell’abitare per fornire agli operatori un rapido e puntuale aggiornamento circa forme, materiali, colori e abitudini di consumo che si consolideranno nelle prossime stagioni.

    L’edizione di Homi di quest’anno avrà anche Festivity, un’area dedicata agli articoli per le grandi occasioni e le festività: dal Natale, con le decorazioni tradizionali, agli articoli per festeggiare ogni occasione. Aprirà il 23 gennaio, due giorni prima dell’apertura di Homi, e chiuderà il 27 gennaio, con un giorno di anticipo sugli altri settori della manifestazione.

    Homi si articola in 10 aree espositive che espongono le ultime novità per settori: area dedicata alla cucina e alla tavola, con tutti i complementi, arredi e tessili (Living Habits); che interessa il bagno ma anche il relax e il benessere (Wellness & Beauty); relativo alle profumazioni per ambienti o alla cura della persona (Fragrances & Personal Care); che riguarda la moda, gli accessori, la gioielleria e i bijoux (Fashion & Jewels); dedicato ai regali, agli eventi, matrimoni e bomboniere (Gift & Events); dedicato all’outdoor e quindi al giardino, agli arredi e ai complementi per l’esterno (Garden & Outdoor); che interessa la moda, gli arredi e gli accessori per i bambini (Kids Style); che interessa il tessile per la casa (Home Textiles); relativo a viaggi, musica, hobby e lavoro (Hobby e Work); dedicato alle concept design companies, agli editors e ai contract (Concept Lab).

    Particolarmente importante l’area Fashion & Jewels, il settore di HOMI dedicato agli stili della persona, che propone novità e tendenze nel mondo del bijoux, accessorio moda e fashion jewels. Un’offerta ampia creata da realtà storiche del Made in Italy, nomi giovani e ricchi di creatività e brand internazionali, ai quali si affiancano le due aree di HOMI SPERIMENTA, una con focus sul mondo fashion e una sul mondo bijoux.

    Ad Homi le aziende potranno incontrare operatori italiani, oltre a un gran numero di buyer internazionali altamente profilati grazie anche alla collaborazione con ICE, provenienti da tutto il mondo.

    Tra i Paesi selezionati, sia in Europa che nel resto del mondo, figurano Francia, Germania, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Scandinavia, Algeria, Marocco, Tunisia, Libia, Emirati Arabi, Israele, Russia, Sudafrica, Cina, Hong Kong, India, Vietnam.

    Spazio anche per la formazione e il confronto: talks e worskhop offriranno agli operatori idee e nuove opportunità per potenziare il proprio business e trovare nuovi spunti per crescere.

  • Agli italiani la casa piace sempre più “smart”

    La casa degli italiani fa sempre più rima col termine “smart”, non inteso come abitazione di piccole dimensioni ma come sistema intelligente e tecnologico, attento ai consumi e agli sprechi.

    La “smart home”, ovvero una casa costruita con oggetti interconnessi per renderne più efficiente e sicura la gestione, cresce in Italia a ritmi europei, anche se i numeri sono ancora inferiori rispetto agli altri Paesi. Quello che una volta era considerato un settore di nicchia fatto di stravaganze ipertecnologiche per pochi appassionati, diventa ora una realtà concreta che comincia a diffondersi sul mercato. A fare il punto della situazione italiana è una ricerca dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano, che fotografa come nel 2017 questo mercato abbia raggiunto i 250 milioni, in aumento del 35% rispetto al 2016.

    Nonostante la recente crescita, rimane comunque un mercato che in Italia è ancora poco sviluppato. La vera rivoluzione comincerà quando anche nel nostro Paese sbarcheranno i grandi nomi del settore (da Apple a Google fino ad Amazon) che negli Stati Uniti stanno già spopolando con gli assistenti da salotto: degli altoparlanti collegati alla rete e potenziati dall’intelligenza artificiale che rispondono alle richieste più disparate (le previsioni meteo, abbassare le luci, accendere la tv o richiamare una canzone da una playlist) esattamente come fa ora lo smartphone.

    “A oggi in italia si vendono soprattutto pezzi singoli e mancano i servizi di contorno, dall’installazione all’assistenza post-vendita”, spiega il direttore dell’Osservatorio Giulio Salvadori. “Questo frena le scelte dei consumatori, che pure si stanno avvicinando con maggiore interesse all’Internet of things”.

    Basti pensare che il 38% degli italiani possiede ormai almeno un oggetto smart in casa propria e il 32% ha fatto almeno un acquisto l’anno scorso. Tuttavia, due terzi delle persone intervistate nella ricerca dichiarano di essere dovuti ricorrere a professionisti per l’installazione e la metà è preoccupata per i rischi legati alla privacy.

    Negli Stati Uniti il mercato della Smart Home sfiora ormai gli 11 miliardi di euro, mentre in Europa sono Germania e Regno Unito le nazioni più all’avanguardia, con vendite per 1,5 e 1,4 miliardi di euro. La Francia ci supera con 600 milioni di euro, mentre la Spagna si ferma a 200 milioni. Guardando agli ambiti di diffusione della Smart Home, al primo posto tra le soluzioni acquistate troviamo le applicazioni Internet of Things (internet delle cose) per la sicurezza, seguite da quelle per la gestione del riscaldamento e da quelle per la gestione degli elettrodomestici. Su quest’ultimo fronte è attiva da diversi anni la multinazionale americana Whirlpool, che dal 2000 ha iniziato a lavorare sui prodotti smart e nel 2015 ha lanciato la prima serie completa. Gli investimenti a livello mondiale sono destinati ad ampliare il più possibile l’offerta di prodotti interconnessi. “Ci vorranno anni e non per tutte le funzioni c’è bisogno di elettrodomestici smart – spiega il responsabile per l’Europa dei prodotti interconnessi Marco Signa – ma il gruppo segue con convinzione questa strada, spostandosi da un segmento di mercato che fino a pochi anni fa era una nicchia, a fasce più ampie di mercato, anche medie”.

    Per quanto riguarda i consumi, invece, Edison ha lanciato circa un anno fa Edison Smart Living, una piattaforma in grado di connettere e gestire un numero sempre crescente di device intelligenti disponibili sul mercato. “Abbiamo pensato a una soluzione non verticale sulla sola energia, ma destinata a tutta la casa, per creare un vero e proprio ecosistema smart nelle abitazioni”, spiega Marco Landoni, direttore marketing di Edison Energia.

    Questo proprio perché l’offerta di servizi con soluzioni complete, e non solo di singoli prodotti, è la sfida che attende le aziende per i prossimi anni.

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