Cinema

  • Iranian director given jail sentence while on trip to collect US awards

    Award-winning Iranian film-maker Jafar Panahi has been given a prison sentence on charges of creating propaganda against the political system, his lawyer has said, on the same day his new film won a string of awards in the US.

    Panahi has been handed a one-year sentence and a travel ban in Iran, his lawyer said on Monday.

    However, he was in New York to pick up three prizes, including best director, at the Gotham Awards for his latest film, It Was Just An Accident, which he shot illegally in Iran.

    Panahi, 65, has served two previous spells in prison in his home country, and said in an interview shortly before receiving his latest sentence that he planned to return.

    Film-makers ‘risking everything’

    Panahi is one of Iran’s leading directors but has been subjected to constraints from authorities including a ban on making films in the country as well as the prison sentences and travel restrictions.

    He didn’t refer to the new sentence in his Gotham Awards speeches, but praised “film-makers who keep the camera rolling in silence, without support, and at times, by risking everything they have, only with their faith in truth and humanity”.

    He added: “I hope that this dedication will be considered a small tribute to all film-makers who have been deprived of the right to see and to be seen, but continue to create and to exist.”

    It Was Just An Accident also won best screenplay and best international film, and is expected to be a contender at the Oscars in Hollywood in the spring.

    Panahi covertly shot the film, which tells the tale of five ordinary Iranians who are confronted with a man they believed tortured some of them in jail.

    He has said it was partly inspired by his last spell in jail and stories that other prisoners “told me about, the violence and the brutality of the Iranian government”.

    When the film won the top prize at the Cannes Film Festival in France in May, he used his acceptance speech to speak out against the restrictions of the regime.

    Panahi was jailed in 2022 for protesting against the detention of two fellow film-makers who had been critical of the authorities. He was released after seven months of the six-year sentence.

    He was previously sentenced to six years in 2010 for supporting anti-government protests and creating “propaganda against the system”. He was released on conditional bail after two months.

    In an interview with the Financial Times conducted in Los Angeles shortly before his latest sentence was delivered, he recalled a recent conversation with an elderly Iranian exile who he had met in the city.

    “She begged me not to go back,” he said. “But I told her I can’t live outside Iran. I can’t adapt to anywhere else.

    “And I said she shouldn’t worry, because what are the officials going to do that they haven’t done already?”

  • L’intelligenza artificiale sta per pensionare i doppiatori di film e serie tv?

    La riproduzione della voce umana da parte dell’intelligenza artificiale viaggia spedita: la startup Sesame ha recentemente mostrato una voce capace di pause, inflessioni, cambi di tono, esitazioni.

    Le aziende che si occupano di questa tecnologia volano in Borsa e i progressi tecnologici, come sempre, mettono in crisi lavori che rischiano di divenire obsoleti o troppo costosi prima che le persone si formino per svolgere i nuovi lavori che il progresso rende non solo disponibili ma necessari. Doppiatori, speaker, operatori del customer service, venditori telefonici potranno apparire eccessivamente costosi laddove l’intelligence artificiale risulti in gradi di rendere il loro stesso servizio e non solo, come già fa, sostituire voci umane in video aziendali, audiolibri, assistenti vocali e anche nel doppiaggio di serie televisive e film. Sonantic, startup acquisita da OpenAi, ha creato una voce sintetica per dare vita a Val Kilmer in “Top Gun: Maverick”, dopo che l’attore ha perso la capacità di parlare a causa di un cancro alla gola. L’Associazione Nazionale Attori Doppiatori ha di conseguenza lanciato uno spot in cui un gruppo di doppiatori italiani storici rivendica: «Noi non possiamo essere sostituiti».

    La via però non è ancora segnata. L’attore Nick Mayer ha raccontato al LA Times di aver rifiutato 100mila dollari, una cifra che col suo lavoro attuale impiega diversi anni a mettere insieme, per registrare la sua voce e addestrare l’intelligenza artificiale. Amazon intanto ha annunciato che userà l’IA e non più attori veri per doppiare film e serie disponibili sulla sua piattaforma di streaming Prime Video. L’iniziativa ha preso il via con un primo lotto di 12 film e serie destinato al mercato latinoamericano (tra cui i film Mi Mama Lora del 2016 e Long Lost del 2018 e il lungometraggio d’animazione La leggenda di El Cid del 2003) e mira ad ampliare l’offerta del provider alla sua cliente, fornendo la traduzione di film e serie che, come molti dei titoli del primo lotto, non sono mai stati doppiati da nessuno. All’inizio di gennaio, Lumiere Ventures ha annunciato che il film Armor, con Sylvester Stallone, uscirà su Prime Video in Francia con una versione doppiata in francese che ricrea, grazie all’intelligenza artificiale, la voce dell’attore Alain Dorval che è stato la voce francese di Stallone in una trentina di film, ma è scomparso nel febbraio 2024. Mentre l’annuncio ha scatenato reazioni avverse oltralpe, in generale i sostenitori del doppiaggio attraverso l’intelligenza artificiale argomentano che la nuova tecnologia consente di offrire in più lingue film che non sono abbastanza popolari da rendere il doppiaggio economicamente sostenibile.

  • Identità, memoria e futuro a ‘OtherMovie’, il festival del cinema indipendente di Lugano

    Una ragazza nella sua stanza fissa un libro dal quale una storia prende vita: una bimba è inseguita da un mostro e, al termine della corsa, si manifesta, ansimante per il pericolo scampato, nella stanza, fissando la giovane donna che, dopo un attimo di smarrimento, si riconosce nella piccola saltata fuori, come un fumetto, da quelle pagine che fissava. Passato e presente si incontrano, reale e virtuale si fondono. Una coinvolgente storia per immagini di pochi minuti per introdurre la 14° edizione di OtherMovie – Lugano Film Festival che quest’anno ha come tema ‘Identità: la memoria che nutre il futuro”. Presentato a Milano nella sede della Stampa Estera dal direttore Drago Stevanovic, dall’arch. Piero Boschetto, da Luca M. Venturi, giornalista e architetto, moderati dalla giornalista Tatjana Dordevic, il premio si svolgerà dal 29 marzo al 5 aprile, con un prefestival dal 25 marzo, a Lugano. Con i suoi lungo e cortometraggi OtherMovies invita a riflettere sulla memoria nella vita, nella società, nella cultura e nell’arte come fondamento del concetto di identità.

    “OtherMovies è un festival particolare, più piccolo, più alternativo e dalla durata più lunga rispetto al più conosciuto Festival del Cinema di Locarno” – precisa Drago Stevanovic, che aggiunge “le nostre sono piccole produzioni, indipendenti, non distribuite che si focalizzano su varie tematiche tutte legate all’identità. Sono film in lingua originale, con sottotitoli, provenienti dalle più disparate parti del mondo, non solo drammatici ma anche ironici”. Una sessantina di film, oltre quaranta dei quali in concorso, e circa una trentina di ospiti, per raccontare il cinema, e l’arte, da diverse prospettive. Come hanno sottolineato gli organizzatori, infatti, quest’anno è stata prediletta la chiave narrativa comica che permette di trattare con leggerezza temi profondi. E, non a caso, Drago Stevanovic cita il film Home Swiss Home, del regista Geert Smets, in cui un americano in Svizzera si imbatte negli stereotipi che del paese elvetico ha chi si appresta a viverlo. Una visione che spesso fa il paio con il pregiudizio e la mancanza di conoscenza di luoghi e popoli e nella quale lo stesso Stevanovic si è imbattuto da ‘immigrato’ in Svizzera molti anni fa. Non solo equivoci, nella commedia La lunga corsa di Andrea Magnani, ad esempio, identità e libertà saranno raccontate dal punto di vista di un ragazzo nato in carcere che conosce solo quella realtà, mentre Ridatemi le mie ossa di Patrizio La Bella affronta il tema del rapimento e della vendita di bambini.

    Durante la presentazione milanese si è parlato anche del binomio apparentemente ‘strano’, eppure molto concreto tra il cinema e l’architettura. Come ha sottolineato l’architetto e giornalista Luca M. Venturi “il cinema è l’architettura dei sogni, grazie al cinema conosciamo molta architettura e design”, invitando a riflettere anche su quanto una sana urbanistica nelle città limiti la delinquenza e il degrado. Ma non solo, Venturi ricorda quanto, riferendosi alla tematica del festival, la memoria e la storia siano presenti nella storia dell’arte e perciò l’architettura rappresenta la possibilità di fare sempre quel passo in più che lascia il segno. A fargli eco l’Arch. Boschetti che presenta la serata del Festival dedicata proprio all’architettura in cui sarà affrontato il tema del riuso e della nuova vita edifici mantenendo l’identità del luogo, come accaduto per la Clinica federale di riabilitazione che sarà raccontato in un cortometraggio.

    Non solo film ma anche libri che affrontano il tema dell’identità e della memoria come Il vento da Est della giornalista e scrittrice Tatjana Dordevic che racconta un pezzo di storia della Jugoslavia a trent’anni dalla guerra che sconvolse i Balcani.

  • Festival di Cannes 2024: candidati 16 film sostenuti dall’UE

    Sono 16 le opere nominate alla 77° edizione del Festival di Cannes, dal 14 al 25 maggio, finanziate dall’UE in sette diverse categorie.

    Si contendono la Palma d’oro Grand Tour di Miguel Gomes (Portogallo, Italia, Francia), All We Imagine as Light di Payal Kapadia (India, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Italia), Limonov — The Ballad di Kirill Serebrennikov (Francia, Italia, Spagna) e The Girl with the Needle (Pigen med nålen) di Magnus von Horn (Danimarca, Polonia, Svezia).

    I vincitori saranno annunciati alla cerimonia di premiazione che si terrà sabato 25 maggio.

  • Il 23 febbraio la decisione sugli anni di carcere per Weinstein

    Harvey Weinstein dovrà ancora aspettare settimane per conoscere la sua sentenza. La giudice Lisa Lench della Superior Court di Los Angeles ha rinviato al 23 febbraio la decisione sull’ammontare della pena che l’ex ‘re di Hollywood’ dovrà scontare dietro le sbarre per aver aggredito e stuprato una ex modella nel febbraio 2013, ai margini del festival Los Angeles Italia.

    La Lench ha rinviato la sentenza per dar tempo ai legali di Weinstein di presentare una mozione per la revisione del processo. La procura a sua volta deve ancora decidere se tornare alla carica con le accuse di due delle quattro donne al centro della vertenza su cui la giuria non è riuscita a trovare un accordo: una di queste è la produttrice Jennifer Siebel, moglie del governatore della California Gavin Newson.

    Weinstein, 70 anni, è stato portato in aula in sedia a rotelle, addosso la tuta della prigione, e non l’abito giacca e cravatta che aveva ottenuto di indossare durante il processo. L’ex produttore di ‘Shakespeare in Love’ era stato riconosciuto colpevole il 19 dicembre nel secondo processo dell’era #MeToo che lo riguarda: demiurgo, per averli prodotti o distribuiti, di film che hanno vinto 81 premi Oscar, l’ex capo della Miramax rischia un massimo di altri 18 anni, oltre i 23 a cui era stato condannato per vicende analoghe a New York nel 2020.

    La pena decisa a Los Angeles è ritenuta cruciale, perché assicurerebbe che il 70enne ex re di Hollywood resti in carcere nel caso di un ribaltamento in appello della sentenza del processo di New York. Quattro donne avevano stavolta accusato Weinstein di molestie e stupri: la giuria lo aveva riconosciuto colpevole solo per quelle di una ex modella europea che aveva testimoniato anonimamente come ‘Jane Doe 1’. L’ex produttore era stato assolto dalle accuse di un’altra donna, mentre i giurati non erano riusciti a trovare accordo sulle accuse delle altre due, né sulle circostanze aggravanti che avrebbero alzato a un massimo di 24 il numero di anni della sentenza losangelina.

  • Nel 2022 oltre 6 italiani su 10 non sono mai andati al cinema

    Nel 2022 oltre il 60% della popolazione non si è mai recata al cinema. E’ uno dei dati clamorosi, che confermano l’attuale crisi delle sale in Italia, contenuto nel report Swg per il ministero della Cultura presentato al Lido dalla sottosegretaria Lucia Borgonzoni nell’ambito di Venezia 79. Le 46 pagine dell’indagine affrontano un tema di grande attualità.

    Come riportare il pubblico in sala?

    Un’offerta di film più interessanti, igiene, sconti, comfort e innovazione sono le risposte del campione. Ma la voglia di tornare in sala sembra forte: secondo il report, il 51 % in più, rispetto al primo trimestre 2022, vorrebbe recarsi al cinema più spesso. C’è da recuperare fette di pubblico, a cominciare da quel 21% di italiani che con la pandemia ha smesso del tutto di andare in sala e quel 10% che ha ridotto la propria frequenza di fruizione.

    Sono dati con il segno meno come quelli del primo trimestre 2022 che hanno registrato un’ampiezza della platea cinematografia ridotta del 35% in confronto con il 2019. Ma gli italiani sono anche grandi fruitori di audiovisivi e film (in tv e sulle piattaforme a pagamento come è noto). “L’indagine ci dimostra che gli italiani amano l’audiovisivo e sono disposti quanto prima a tornare in sala, mettendosi alle spalle le paure della pandemia. L’obiettivo ora – ha detto Borgonzoni all’agenzia di stampa Ansa – è quello di incentivare le sale e renderle maggiormente coinvolgenti e accoglienti. Dobbiamo quindi ragionare con tutte le parti della filiera e fare in modo che ciascuno faccia la propria parte, noi in primis come ministero della Cultura, affinché vengano messe al centro le esigenze degli spettatori”.

    La Mostra del cinema di Venezia con 5 registi italiani in concorso e film italiani disseminati in altre sezioni è una opportunità di volano incredibile. Parte dal Lido questa riscossa? “Gli italiani amano il cinema italiano di qualità. Dobbiamo quindi – ha proseguito la sottosegretaria – lavorare tutti in questa direzione e comunicare a tutte quelle persone che oggi non trovano stimoli per andare in sala, quanto sia bella e coinvolgente la visione dal vivo degli spettacoli. Il ministero deve calibrare in questa direzione gli schemi di aiuti che attualmente gestisce semplificando e sburocratizzando le procedure e focalizzandosi, sia sulle strategie che vanno incontro alle esigenze dello spettatore sia realizzando delle misere ad hoc pensate per nuovo imprese e i nuovi autori. Dobbiamo far diventare strutturale e integrato all’interno delle scuole l’utilizzo del linguaggio cinematografico e dobbiamo aiutare i nostri operatori a conquistare i mercati internazionali e diventare attrattivi per portare gli investimenti in Italia”.

  • Torna Fuoricinema con un focus sui diritti

    Da venerdì 9 a domenica 11 settembre 2022 presso il Parco Biblioteca degli Alberi di Milano (BAM), si svolgerà la settima edizione di Fuoricinema, incontri gratuiti con attori e registi e proiezioni in anteprima direttamente dal Festival di Venezia.

    Il tema dell’edizione 2022 è Nei diritti, per raccontare, attraverso film ed incontri con registi e protagonisti della cultura e della società, la condivisione e la socialità.

    Tra gli ospiti Elodie e Margherita Buy, Gianni Amelio e Luigi Lo Cascio, Silvio Orlando e Paolo Virzì, Mario Martone e Maurizio Lastrico. Giovanni Storti e Gabriele Salvatores.

    Gli incontri sono a ingresso libero senza prenotazione, mentre le proiezioni dei film prevedono un biglietto di 7,50 euro. In caso di maltempo gli incontri e le proiezioni verranno spostati all’interno degli Ibm Studios Milano, in piazza Gae Aulenti.

    Di seguito il programma completo della tre giorni.

    Venerdì 9 settembre

    • 30: inaugurazione di Fuoricinema 2022con la direzione artistica – Cristiana Capotondi, Cristiana Mainardi, Gabriele Salvatores, Gino e Michele, Lionello Cerri e Paolo Baldini – e un saluto istituzionale dell’assessore alla Cultura di Milano Tommaso Sacchi
    • 45: Quando il cinema fa paura, appello per la libertà dell’arte, in riferimento al caso Panahi con un dialogo tra l’europarlamentare Pierfrancesco Majorinoe Taher Djafarizad dell’Associazione Neda Day
    • 00: Le parole non si uccidono, conversazione tra Nando Dalla Chiesae Giampiero Rossi su mafia e diritti
    • 30: Libero come un padre, libero conme un figlioKim Rossi Stuart, in dialogo con Elvira Serra, è protagonista di un incontro che prende le mosse dai temi affrontati nei suoi film, incentrati sulla sfera delle relazioni famigliari
    • 30: L’immensitàdi Emanuele Crialese, proiezione in anteprima del film con Penélope Cruz

    Sabato 10 settembre

    • 45: apertura con Teresa Mannino
    • 00: Milano chiama Mondo, dialogo tra il sindacodi Milano Beppe Sala e Venanzio Postiglione
    • 30: Quello che ci unisce,incontro con Giovanni Soldini e Silvio Soldini, in conversazione con Edoardo Vigna
    • 30: Le battaglie che vale la pena combattere, Gabriele Salvatoresracconta le sue favole a sfondo sociale in dialogo con Matteo Persivale
    • 30: Non di sola vanità, incontro e letture a cura di Vanessa Scalera, con Enrico Caiano
    • 00: Ballare è una mossa politica, incontro con Mannarinocondotto da Giusi Fasano
    • 30: Come una profezia, Paolo Virzìe Silvio Orlando dialogano intorno al film Siccità e al tema più che mai urgente dell’emergenza idrica
    • 15: Per amore, incontro con Pippo Mezzapesa, regista di Ti mangio il cuore, Elodieal suo esordio da attrice come protagonista, e Francesco Di Leva
    • 30: Ti mangio il cuoredi Pippo Mezzapesa, proiezione in anteprima del film con Elodie, Francesco Di Leva e Francesco Patanè
    • 00: Siccità di Paolo Virzì, proiezione in anteprima del film con Silvio Orlando, Claudia Pandolfi e Valerio Mastandrea

    Domenica 11 settembre

    • 45: apertura con Teresa Mannino
    • 45: Ode alla società che vogliamo, con Maurizio Lastricoinsieme ai suoi padri artistici Gino e Michele
    • 15: #GiovaLovesNature, Giovanni Storti, in dialogo con Barbara Sorrentini, illuminerà il pubblico di Fuoricinemacon il suo amore per l’ecologia
    • 00: Tra nostalgia e speranza, con il regista Mario Martonee la sceneggiatrice – nonché compagna di vita – Ippolita Di Majo, in dialogo con Paolo Mereghetti
    • 30: In libertà, conversazione senza regole tra Margherita Buye Teresa Mannino
    • 30: Lo specchio del paese, il regista Gianni Amelioe l’attore protagonista Luigi Lo Cascio presentano il film Il signore delle formiche in un dialogo con Gianni Canova
    • 30: Diritti e passioni, Mauro Paganie Lella Costa in dialogo con Renato Franco; a seguire saluti di chiusura con la direzione artistica – Cristiana Capotondi, Cristiana Mainardi, Gabriele Salvatores, Gino e Michele, Lionello Cerri e Paolo Baldini – e con Teresa Mannino
    • 00: Il signore delle formichedi Gianni Amelio, proiezione in anteprima del film con Luigi Lo Cascio, Elio Germano, Leonardo Maltese e Sara Serraiocco
  • Ciak, si gira! A scuola!?

    Critico cinematografico, giornalista e direttore artistico. Steve Della Casa è anche un apprezzatissimo conduttore, da oltre vent’anni, della trasmissione cult di Radio ‘Tre Hollywood Party – Il cinema alla radio’.

    Buongiorno Steve. Il tuo amore per il cinema è indubbiamente nato fin da quando eri giovane e le domande che voglio farti riguardano proprio il mondo dei ragazzi.

    A vent’anni hai fondato con altri amici cinefili il Movie Club di Torino per poi laurearti in Storia Critica del cinema con Gianni Rondolino. A trenta hai partecipato alla nascita del Torino Film Festival, del quale sei stato direttore per dodici anni. Hai diretto in seguito anche il Roma Fiction Fest e sei stato presidente per sette anni della Film Commission Torino Piemonte. Tra le altre più note collaborazioni cito i festival di Venezia, Locarno, San Sebastián, Taormina. Sei stato, inoltre, autore di monografie su Monicelli, Mattoli, Freda, Bava e Garrel e di diversi altri scritti sul cinema, soprattutto italiano. Insomma, hai fatto tanta esperienza in questo settore e, per il piacere di tanti come me, la stai condividendo con la tua apprezzatissima conduzione radiofonica. Ora, in virtù di questo tuo grande bagaglio culturale, se dovessero un giorno incaricarti di preparare una lista di film da inserire nei programmi didattici ministeriali quali sceglieresti per le scuole elementari?

    Sicuramente, proporrei film tratti da qualche importante romanzo, come Moby Dick  o Il Principe e il Povero ad esempio, poi, per esperienza personale, perché l’ho fatto vedere anche a mio figlio quando aveva quell’età, proporrei Roma città aperta. Insomma, credo che mescolerei un po’ di film di ascendenza letteraria (Moby Dick a mio modesto parere credo sia il romanzo più bello mai scritto e anche il film di John Huston non era niente male) e film che stimolino a parlare di una determinata epoca o avvenimento storico.

    Perchè un film come “Roma città aperta”?

    Perché sono film ben fatti e che ancora hanno un grande impatto su chi li vede. Eppur sono film molto semplici, molto lineari e, forse per questo, anche di facile comprensione e, come detto, utili perchè stimolano a parlare di una certa epoca.

    Il luogo comune per cui i bambini devono guardare solo i cartoni animati credo che sia una fuga che gli adulti si sono inventati recentemente. Io, ad esempio, da bambino non guardavo solo cartoni animati. Guardavo anche i film. Questo limitare la visione a solo cartoni animati penso sia un alibi che si sono dati i genitori per evitare di dover fare delle scelte e una scusa per tenere i bambini nella bambagia con il risultato che vi rimangono fino a vent’anni e poi improvvisamente si perdono, diciamo. Io sono dell’idea che tuffarli rapidamente nel mondo reale sia importante. Ovviamente con delle storie che non siano impressionanti o che possano suscitare effetti negativi. Davvero non vedo perché debbano stare solo davanti ai cartoni animati, soprattutto ai nostri giorni quando già a sei anni cominciano a navigare sulla rete dove, ahimé, come tutti ben sappiamo, possono trovare praticamente tutto e tutte quelle cose che a quell’età non dovrebbero proprio vedere.

    Mentre per i ragazzi più grandi cosa proporresti? 

    Anche per loro credo che la cosa più importante sia collegare i film con i temi che si studiano a scuola, dalla storia, alla letteratura, ad esempio. Bernardo Bertolucci diceva che “il cinema è l’arte delle arti” e proprio per questo credo che quando si usa il cinema in un luogo di insegnamento sia molto importante far capire quanto questo, più di qualsiasi altra singola espressione artistica, abbia potuto raccontare il XX secolo. Senza il cinema, infatti, non si può raccontare a pieno quel secolo. Quale strumento migliore per accompagnare i giovani nel loro percorso di apprendimento? Poi se uno è interessato a fare cinema gli proporrei di vedere altre cose ma questa è una cosa che viene dopo. Non si può chiedere ad un ragazzo di 14 anni di fare il cinefilo.

    Tra tutti i film che conosci, quali suggeriresti per stimolare nei ragazzi e negli adulti una riflessione sul tema dell’inclusione sociale? 

    Recentemente è morto l’attore afro americano Sidney Poitier e credo che Indovina chi viene a cena sia ancora un film che possa insegnare qualcosa al riguardo. Poi ci sono indubbiamente tanti altri film che potrebbero essere citati. Tra i più recenti, anche Tolo Tolo di Checco Zalone descrive la contemporaneità e quello che sta succedendo in modo chiaro. Certo, con il suo linguaggio paradossale e divertente,  ma capace di stimolare riflessioni importanti.

    Una consapevolezza che si sta perdendo in questi anni e che, dal mio punto di vista è abbastanza grave, è che il cinema sia soprattutto qualcosa da fruire insieme agli altri. Io non ho una sala cinematografica da difendere e nemmeno sono proprietario di sale, però credo davvero che pensare che sia la stessa cosa vedere un film a casa propria sul computer piuttosto che sul grande schermo sia sbagliato. C’è differenza. Parliamo, ad esempio, dell’ultimo film di Sorrentino. Se lo vedi in sala ti fa un’impressione se lo vedi sul computer te ne fa un’altra. Ci sono film che sono molto danneggiati dal fatto di essere visti singolarmente su un pc o su un telefonino. Il film nasce come arte per una visione collettiva. Stare in una sala immersi nella visione fa sì che tu apprezzi e segui il film in maniera superiore rispetto a quella che si può fare distrattamente di fronte a un computer mentre magari ti telefona la fidanzata o devi andare a svuotare la lavatrice. Credo che questa consapevolezza debba trasmettersi anche nelle scuole affinché il cinema ritorni ad essere, come detto, un’esperienza collettiva ed un’occasione per arricchire il percorso formativo dei ragazzi. Perché il cinema, e lo ripeto per voler sottolinearne le ragioni, è davvero l’arte che meglio di tutte ha raccontato gli ultimi cento vent’anni della storia dell’umanità.

    Grazie Steve e ancora complimenti per il tuo lavoro.

    Ti aspettiamo tutte le sere, come sempre volentieri, alle ore 19, su Radio Tre.

  • Hong Kong passes new film censorship law

    Hong Kong’s legislature has passed a new law banning films deemed to violate China’s national security interests, the latest blow to freedom of expression in the territory.

    Punishment for violating the law includes up to three years imprisonment and $130,000 (£95,000) in fines.

    Critics say the legislation will stifle the vibrant local film industry.

    Last year, China imposed a national security law on Hong Kong that effectively outlawed dissent.

    The legislation, which came after huge pro-democracy protests in 2019, criminalises secession, subversion, terrorism and collusion with foreign forces. Critics say it is aimed at crushing dissent but China says it is meant to maintain stability.

    The film censorship law was approved in the opposition-free Legislative Council. It gives the chief secretary – the second-most powerful figure in the city’s administration – the power to revoke a film’s licence if it is found to “endorse, support, glorify, encourage and incite activities that might endanger national security”.

    Experts and content producers have raised worries about the impact of the legislation, which does not cover films posted online, on creativity and freedom of expression.

    Filmmaker Kiwi Chow, whose documentary Revolution of Our Times about the 2019 protests was featured at the Cannes Film Festival this year, told Reuters news agency the law would “worsen self-censorship and fuel fear among filmmakers”.

    A speedy job

    By Martin Yip, BBC News Chinese, Hong Kong

    The bill was passed by a simple showing of hands, at the last meeting of the council’s much extended current term. And despite the lack of opposition in the legislature, lawmakers still debate.

    Councillor Luk Chung-hung claimed it was political films that hindered creativity, not the proposed censorship law. Another councillor, Priscilla Leung, who is also a law professor, insisted the bill was in full compliance with human rights laws, and she hoped to stop such films from “brainwashing” young people.

    Filmmakers will certainly be concerned. Dr Kenny Ng of the Hong Kong Baptist University’s Film Academy said the new law would see film distributors worrying if their already-approved films would be withdrawn, meaning more uncertainty in the industry.

    As for the lawmakers, it is time to prepare for winning their job back as the election takes place in December – under completely new election laws.

    The arts industry was already being targeted even before the new law. In June, a local theatre pulled the award-winning documentary Inside The Red Brick Wall, also about the 2019 protests, and its distributor lost government funding.

    Book publishers have admitted to self-censoring and the largest pro-democracy paper, Apple Daily, closed earlier this year amid a national security investigation.

    Meanwhile, many opposition figures are already in prison or in exile.

  • L’UE ha finanziato 17 film candidati ai premi al Festival del Cinema di Cannes

    17 film finanziati dall’UE sono in lizza alla 74a edizione del Festival del cinema di Cannes, che ha aperto i battenti il 6 luglio, per la prima volta in presenza dal 2019. Dei 17 film sostenuti dalla sezione MEDIA del programma Europa creativa, cinque saranno candidati alla Palma d’oro: “The Story of my Wife” di Ildikó Enyedi, “Bergman Island” di Mia Hansen-Love, “Compartment No. 6” di Juho Kuosmanen, “Titane” di Julia Ducournau e “Tre Piani” di Nanni Moretti.

    Inoltre, cinque titoli sono stati selezionati per la sezione “Un certain regard” e altri tre per le sezioni “Fuori concorso”, “Cannes Premiere” e “Proiezioni speciali”. I restanti 4 film partecipano alle rinomate sezioni parallele “Quinzaine des Réalisateurs” e “Semaine de la Critique”. I vincitori del festival di quest’anno saranno annunciati sabato 17 luglio durante la cerimonia di chiusura.

    L’UE ha investito oltre 2,1 milioni di € attraverso la sezione MEDIA del programma Europa creativa per lo sviluppo e la distribuzione internazionale di questi film. Le produzioni si inseriranno anche nel contesto dei 30 anni della campagna MEDIA, che celebra il costante sostegno dell’UE all’industria audiovisiva nel corso dei decenni, mettendo in risalto il lavoro dietro le quinte del settore e i frutti dei finanziamenti dell’UE.

    La Commissione parteciperà anche a diversi eventi organizzati nel contesto di Le Marché du Film, tra cui il lancio della campagna “CharactHer”, incentrata sulla promozione dell’inclusione di genere e della diversità nei settori cinematografico e dei mezzi di informazione.

    Fonte: Commissione europea

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