Cultura

  • Megliounlibro, il magazine di orientamento alla lettura festeggia 25 anni al Salone del Libro di Torino

    “Leggendo si cresce come persona, per aprirsi agli altri nella costante ricerca della bellezza”.

    Nell’era della pandemia la lettura ha “salvato” molti: tenendo compagnia, sollevando il morale, sottolineando i valori di sempre. E’ evidente: il libro è una risorsa. E cercare il titolo giusto è diventato un must. Giusto, per situazione ed età. Megliounlibro fa questo da 25 anni. Una sorta di libraio virtuale, di quelli che una volta sapevano consigliare ad uno ad uno…  Titoli selezionati nel mare delle proposte editoriali. In Italia è stato il primo esperimento non profit nel settore, e se è sopravvissuto alle intemperie è perché ha abbonati “che credono nel progetto”, in una lettura che trasmetta bellezza, perché il tempo di leggere tutto non c’è.

    Nel 2022 festeggia il XXV anniversario, per questo festeggia al salone di Torino,  domenica 22 maggio, con due  eventi:

    1. 15 Laura Prinetti dialoga con Paul Bakolo Ngoi, scrittore di favole dal Congo
    2. 16.45 presentazione Megliounlibro, il numero 98 dell’estate e lo speciale Pace e guerra

    Megliounlibro è il primo magazine di orientamento alla lettura in Italia. Un periodico di recensioni nato come gemmazione dell’associazione non profit Il Segnalibro Book Counselling Service, che ha tra i fini la promozione della lettura di qualità tra persone di ogni età. Una redazione tosta, diretta da Laura Prinetti, docente in Università Cattolica e altre quattro donne – una architetto, due prof di liceo e una professionista che proviene dal pianeta editoria – più una squadra di collaboratori, giovani e meno, docenti universitari, prèsidi e anche studenti. Tutti volontari, tutti preparati a vagliare l’aspetto estetico e formativo delle opere. La sfida è trovare i classici del futuro, le “perle”. Quei libri che, pubblicati oggi, vinceranno la gara con il tempo.

    Sul sito www.megliounlibro.it la Classifica dei Magnifici, fuori da ogni schema di mercato, con i 5+5 titoli consigliatissimi (5 per gli adulti + 5 per i ragazzi). Oltre al trimestrale i soci/abbonati ricevono gli speciali Quaderni, ad esempio per il 27 gennaio uno dedicato alla Giornata della Memoria, a maggio “Pace e guerra”, e il counselling personalizzato.

    Obiettivo? che le persone leggano di più e meglio, individuando i libri di valore in circolazione e diffondendoli col passaparola. E dicono: “Ognuno di noi è così com’è anche per aver letto determinati libri”.

  • Debutta a Milano il ‘Premio Vigna d’Argento’

    Dopo sette edizioni salentine e due nella Capitale, debutta per la prima volta a Milano il Premio Vigna d’Argento giovedì, 19 maggio, all’Auditorium Testori (Palazzo Regione Lombardia – h. 18:00). Rappresentato da uno dei simboli del territorio pugliese, realizzato dal maestro leccese Ugo Malecore, dal 2011 è assegnato a personalità della cultura, dello spettacolo, delle istituzioni e della società civile che hanno contribuito alla crescita del Paese.

    L’edizione meneghina si svolge con la collaborazione dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano con il patrocinio del Ministero della Cultura e dalla SIAE.

    Designati a ricevere il Premio nella prima edizione in territorio lombardo sono Massimo Boldi, Iva Zanicchi, il professore Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, Stefano Ranzani, direttore d’orchestra attualmente tra i più apprezzati a livello internazionale, Margherita Palli, scenografa e costumista da decenni al centro delle scene europee, Roberto Alessi, giornalista e direttore di importanti testate nazionali, Emmanuel Conte, neo assessore al Bilancio e al Patrimonio del Comune di Milano, gli imprenditori Augusto Mazzolari e Tomaso Trussardi, l’onorevole Cristina Rossello, impegnata, da sempre, nel sociale, l’assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia Riccardo DE CORATO, di origini pugliesi.

    Dopo il 19 maggio a Milano, l’edizione 2022 del Premio Vigna d’Argento farà tappa a Lecce il 25 giugno e a Roma il 22 settembre, completando il progetto nazionale “UNITALIA” cultura-tradizione-identità, con tre sedi di svolgimento,  al nord, centro e sud.

  • Marc Chagall, una storia tra due mondi

    Si intitola “Marc Chagall. Una storia di due mondi” la mostra dedicata ad uno degli artisti moderni più popolari e amati allestita al Mudec di Milano e visitabile fino al 31 luglio.

    Prodotto da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, promosso dal Comune di Milano-Cultura e curato dall’Israel Museum di Gerusalemme il progetto espositivo affronta l’opera di Marc Chagall da un punto di vista nuovo, collocandolo nel contesto del suo background culturale, grazie alla straordinaria collezione nell’Israel Museum, che presenta in mostra una selezione di oltre 100 opere donate per la maggior parte dalla famiglia e dagli amici di Chagall. In particolare il focus è sui lavori grafici dell’artista e sulla sua attività di illustratore editoriale.

    La mostra ripercorre alcuni temi fondamentali della sua vita e della sua produzione: dalle radici nella nativa Vitebsk (oggi Bielorussia), descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all’incontro con l’amata moglie Bella Rosenfeld, della quale illustrò i libri Burning Lights e First Encounter, dedicati ai ricordi della vita di Bella nella comunità ebraica, pubblicati dopo la morte prematura della donna e di cui in mostra sono esposti i disegni originali.

    Il progetto espositivo mette in relazione queste opere con il contesto culturale da cui nacquero: la lingua, gli usi religiosi e le convenzioni sociali della comunità ebraica yiddish, così come i colori e le forme che Chagall assimilò da bambino ed espresse al meglio da adulto, il rapporto esistente nell’opera di Chagall tra arte e letteratura e tra linguaggio e contenuto.

    I lavori esposti riflettono dunque l’identità poliedrica dell’artista, che è al tempo stesso il bambino ebreo di Vitebsk; il marito che correda di immagini i libri dell’amata moglie; l’artista che illustra la Bibbia, volendo rimediare così alla mancanza di una tradizione ebraica nelle arti visive; e infine l’originale pittore moderno che, attraverso l’uso dell’iconografia cristiana, piange la sorte toccata nel suo secolo al popolo ebraico.

    Divisa in quattro sezioni la mostra racconta il volto umano di Chagall e il carico evocativo della sua storia. La prima sezione abbraccia il tema della Cultura ebraica e Yiddish. La seconda sezione della mostra è dedicata al tema della Nostalgia, evidente in molte sue opere, dalle radici nella nativa Vitebsk, descritta con amore e nostalgia nella serie Ma vie, all’incontro con la prima moglie Bella Rosenfeld.

    La terza sezione descrive le Fonti di ispirazione di Chagall. La mostra presenta le sue illustrazioni della Bibbia: disegni e stampe su temi che esercitarono sempre un grande fascino su di lui e che rivelano un’interpretazione straordinariamente “umanista” delle Scritture; la Bibbia Ebraica (quella che racconta l’Antico Testamento) è infatti rappresentata come un ciclo di incontri storici tra l’uomo e Dio.

    Infine, l’ultima sezione ci porta in Francia, la nuova patria. Il ricco cromatismo che si suole associare ai dipinti e alle stampe di Chagall emerse solo nel momento in cui egli lasciò la Russia per la Francia. Stabilitosi a Parigi, Chagall abbracciò la sua nuova, colorita patria assimilando tutte le risorse culturali che essa gli offriva.

    Nel corso della sua straordinaria carriera, Chagall ha prodotto numerose opere grafiche – disegni, incisioni, litografie – dimostrando di essere un maestro della linea e della superficie oltre che un eccellente colorista. Probabilmente rimane ineguagliato nell’abilità di tradurre il colore in un mezzo esclusivamente bianco e nero, mantenendo le gradazioni dei toni. Nelle illustrazioni per i libri – dall’autobiografia alla Bibbia – rimane fedele al testo accompagnandolo con immagini che di solito non si limitano a illustrare particolari episodi.

    Dal bianco e nero al colore. La joie de vivre degli anni della sua formazione trova espressione nell’arte di Chagall in colori vivaci e in immagini ricche ed evocative, ora malinconiche ora gioiose: temi archetipici di tutto il suo lavoro, immediatamente riconoscibili da spettatori appartenenti alle più diverse culture.

  • La bellezza dell’ulivo in un libro e in una mostra a Milano

    Giovedì 17 marzo 2022, alle ore 19,00 al Palazzo delle Stelline di Milano (Corso Magenta, 61) si svolgerà il vernissage della mostra e la presentazione del libro “I RACCONTI DI ULIVO, LA SACRALITA’ DI UN ALBERO” – La natura, il territorio, la bellezza, l’arte, la vita. L’incontro di arte e letteratura, organizzato dall’Associane Regionale Pugliesi di Milano, è ospitato nell’ambito dell’XI edizione della manifestazione Olioofficina. All’evento parteciperanno, tra gli altri, Luigi Caricato, Direttore di Olio Officina Festival, Camillo De Milano, Presidente dell’Associazione Regionale Pugliesi, Nancy dall’Olio, Ambasciatrice della Puglia nel Mondo, Giuseppe Selvaggi, studioso di tradizioni popolari, Enzo Morelli, artista. Durante la serata, coordinata dal giornalista e scrittore Agostino Picicco, saranno letti brani degli autori che, con i loro scritti, hanno contribuito alla realizzazione del libro che racconta la bellezza e la straordinarietà dell’ulivo.

  • Quale cultura occidentale

    All’interno di una profonda crisi che, per sua stessa natura, tende ad esasperare gli animi e, di conseguenza, le reazioni, il terribile sopraggiungere del dramma della guerra successiva a due anni di pandemia pone, tuttavia, in vergognosa evidenza i limiti non più accettabili legati ad una risposta letteralmente anticulturale del nostro Paese.

    All’inizio della settimana il sindaco di Milano ha sospeso il direttore d’orchestra di origine russa poiché non aveva preso posizione e opportune distanze da Putin. Una richiesta che dimostra come il sindaco della capitale economica dell’Italia non sia in grado di distinguere tra il mondo dell’arte in ogni sua espressione ed il terribile contesto storico.

    Successivamente una università, che dovrebbe rappresentare la sintesi pluralista di tutte le espressioni culturali possibili ed immaginabili senza alcuna esclusione, ha prima sospeso, sulla base di rappresentare la cultura russa, per poi maldestramente riattivato un corso su Dostoevskij.

    Quasi contemporaneamente un altro istituto accademico privato di Roma ha sospeso dall’insegnamento un proprio docente solo ed esclusivamente perché durante un’intervista si era permesso di indicare una articolata visione della crisi bellica ucraina considerando anche gli effetti delle scelte di altri soggetti istituzionali: non tanto, come giustificazione dell’evento ma come espressione di una articolata situazione dalla quale ha trovato successivamente un innesco la follia di Putin. Una tesi che offriva la possibilità, quindi, di uscire dalla sempre più infantile divisione tra buoni e cattivi come tra favorevoli o contrari alla guerra e soprattutto tra chi considera la guerra come nel gioco del RisiKo la contrapposizione tra bene ed il male.

    Il docente sospeso intendeva proporre un approccio culturale complesso, espressione di una articolata sintesi di cause e di una responsabilità più diffusa in nome di una pluralità di opinioni, simbolo una volta dell’istituto accademico ora diventato artefice della più retrograda censura.

    La stessa esclusione degli atleti dalle Paralimpiadi invernali sulla base della loro semplice appartenenza a Russia e Bielorussia tradisce palesemente il messaggio e lo spirito olimpico di fratellanza e di pace tra i popoli, indipendentemente dal contesto storico.

    Si aggiunge adesso la copertura del David a Firenze decisa dal sindaco di Firenze: “il David di Michelangelo, emblema della libertà contro la tirannia si copre di nero…un gesto simbolico di lutto…”, come ha successivamente dichiarato lo stesso sindaco di una delle capitali mondiali della cultura.

    Queste esplicite manifestazioni di intolleranza nei confronti di chi non segue la narrativa della maggioranza, spingendo addirittura ad una censura culturale e personale di tali posizioni di minoranza in assoluto contrasto con quanto dovrebbero garantire una democrazia ed un istituto universitario, negano la pluralità del pensiero in ogni sua forma.

    Sulla base del medesimo furore ideologico vengono esclusi dalle competizioni olimpiche gli atleti solo sulla base della loro provenienza nazionale. A queste posizioni si aggiunge quella del sindaco Nardella di Firenze, il quale si spinge ad utilizzare il simbolo della bellezza e quindi di una delle massime espressioni culturali per fini impropri a conferma di una mentalità e di una cultura ormai oscurantista.

    All’interno di momenti storici così difficili la cultura, in ogni sua molteplice forma, e lo sport rappresentano due valori in grado di proporre all’interno di un contesto bellico un messaggio di unità e di pluralità democratica tra gli uomini utilizzando i propri simboli culturali e comportamenti democratici.

    Questi episodi rappresentano l’ennesima triste conferma di una cultura escludente e profondamente oscurantista la cui forza nasce dalla sola capacità di sottrarre simboli e discriminare le persone sulla base di semplici comportamenti e pensieri annullando il confronto democratico, il quale viene sostituto in questo modo da una ripetitiva quanto monocratica amplificazione del pensiero unico che non presenta nulla di culturale.

    Mai come ora l’integralismo iconoclasta utilizzato contro i simboli culturali e le libere espressioni di pensieri indipendenti dimostra la propria forza all’interno di quella che una volta poteva venire considerata la cultura occidentale.

  • “Ritratte – Direttrici di musei italiani”: la mostra fotografica che racconta la leadership al femminile

    Apre il 3 marzo 2022 nelle Sale degli Arazzi a Palazzo Reale di Milano la mostra fotografica “Ritratte – Direttrici di musei italiani”, promossa e prodotta da Palazzo Reale, Comune di Milano Cultura e Fondazione Bracco e visitabile gratuitamente fino a domenica 3 aprile 2022. Con questa mostra Fondazione Bracco continua nel proprio impegno per valorizzare l’expertise femminile presentando le professioniste che dirigono i luoghi della cultura italiani.

    Il progetto artistico con gli scatti d’autore del fotografo Gerald Bruneau si colloca nell’impegno della Fondazione per valorizzare le competenze femminili nei diversi campi del sapere e contribuire al superamento dei pregiudizi, così da incoraggiare una sempre più nutrita presenza di donne in posizioni apicali.

    La mostra illumina vita e conquiste professionali di 22 donne alla guida di primarie istituzioni culturali del nostro Paese, una sorta di Gran Tour che tocca 14 importanti città italiane da Nord a Sud: da Trieste a Palermo, da Napoli a Venezia per citarne solo alcune. Il soggetto principale di “Ritratte” è la leadership al femminile. I musei, “luoghi sacri alle Muse”, sono spazi dedicati alla conservazione e alla valorizzazione del nostro patrimonio artistico, custodi del nostro passato e laboratori di pensiero per costruire il futuro. Inoltre, sono anche imprese con bilanci e piani finanziari, che contribuiscono in modo cruciale alla nostra economia. Dirigere tali istituzioni comporta competenze multidisciplinari, un connubio di profonda conoscenza della storia dell’arte e di capacità gestionali e creative.

    Tra le protagoniste della mostra figurano i ritratti di Francesca Cappelletti, Direttrice della Galleria Borghese di Roma; Emanuela Daffra, Direttrice Regionale Musei della Lombardia; Flaminia Gennari Santori, Direttrice delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma; Anna Maria Montaldo, già Direttrice Area Polo Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano; Alfonsina Russo, Direttrice del Parco Archeologico del Colosseo; Virginia Villa, Direttrice Generale Fondazione Museo del Violino Antonio Stradivari di Cremona; Rossella Vodret, Storica dell’arte, già Soprintendente speciale per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Roma; Annalisa Zanni, Direttrice del Museo Poldi Pezzoli di Milano.

    Fondazione Bracco da tempo è impegnata per contribuire alla costruzione di una società paritetica, in cui il merito sia il criterio per carriera e visibilità. Nel 2016 è nato a questo scopo il progetto “100 donne contro gli stereotipi” (100esperte.it) ideato dall’Osservatorio di Pavia e dall’Associazione Gi.U.Li.A., sviluppato con Fondazione Bracco, grazie alla Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. La banca dati online raccoglie profili eccellenti di esperte, selezionate con criteri scientifici, in vari settori del sapere, strategici per lo sviluppo del Paese, allo scopo di aumentarne la visibilità sui media: l’ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics – dal 2016), le esperte di Economia e Finanza (dal 2017), Politica Internazionale (dal 2019), Storia e della Filosofia (dal 2021). Basti pensare che secondo il Global Monitoring Project 2020 in Italia nei media tradizionali le donne interpellate come esperte sono solo il 12%, contro il 24% dell’Europa.

    Accanto alla banca dati online, Fondazione Bracco ha deciso di sviluppare una narrazione complementare. Nel 2019, sempre grazie alla collaborazione con Gerald Bruneau, è stata realizzata la mostra fotografica “Una vita da scienziata” con i ritratti di alcune delle più grandi scienziate italiane, da allora esposta in numerose sedi italiane e internazionali, tra cui Milano, Roma, Todi, Washington, Philadelphia, Chicago, Los Angeles, New York, Città del Messico e il prossimo 8 marzo a Praga.

    In ottica di continuità e dialogo, l’esposizione “Ritratte”, dedicata al settore dei beni culturali, aggiunge un importante tassello all’intervento di lotta agli stereotipi di genere e di promozione delle competenze, unico discrimine per qualsiasi sviluppo personale e collettivo.

  • Eco-logia

    Il 10 giugno del 2015 il professor Umberto Eco venne insignito della laurea honoris causa in “Comunicazione e Cultura dei Media” dall’Università di Torino. Al termine della cerimonia si trattenne con la stampa. In quell’occasione rilasciò una dichiarazione che ha fatto storia ed è, per la sua attualità, ancora degna di essere oggetto di riflessione. “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. E aggiunse che mentre “La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità”.

    Il filosofo non si limitò a sollevare il problema con questo lapidario quanto stimolante giudizio, ma indicò anche una possibile soluzione invitando la stampa a dedicare ogni giorno almeno due pagine di analisi critica (svolta da veri specialisti in ogni settore) sulle informazioni pubblicate in rete (“perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno”) e invitando le scuole ad insegnare ai ragazzi ad utilizzare la rete per le loro ricerche e i loro temi (“saper copiare è una virtù ma bisogna paragonare le informazioni per capire se sono attendibili o meno”).

    Queste dichiarazioni che, al di là di tutti gli attacchi che ha ricevuto (persino sul piano personale) arrivati soprattutto da quelle legioni di imbecilli (di ogni estrazione sociale) di cui parlava, erano rivolte agli uomini di buona volontà ed avevano tutto il sapore delle parole di un saggio nonno per proteggere, dall’alto della sua esperienza, i più giovani e i più fragili. Ed è proprio per questa sua capacità di essere distaccato e critico verso il suo oggetto di studio, ovvero la comunicazione e la cultura dei media, che è stato meritoriamente premiato. Quando lessi sul giornale di queste sue dichiarazioni mi ricordai di quando ebbi la fortuna di ascoltarlo qualche tempo prima. La sera del 23 luglio 2012, infatti, ebbi modo di assistere ad una sua “lectio magistralis” intitolata “memoria e dimenticanza” presso il Salone Metaurense della Prefettura di Pesaro, in qualità di ospite del Comune di Pesaro.

    In quella occasione il professor Eco iniziò il suo discorso, spiazzando la platea, con una sua profonda autocritica. Ci confessò, infatti, di essersi pentito per essere stato tra i primi e tra i più accorati sostenitori di internet per la sua rapidità e semplicità nel fare accedere ad informazioni un tempo di difficile fruibilità (ad esempio quelli custodite nelle biblioteche di tutto il mondo) ai ricercatori e agli studenti di ogni ordine e grado. Tuttavia, oltre a questo indubbio vantaggio, nel tempo sono emerse una lunga serie di insidie e problematiche. “Un tempo” queste le sue parole “l’ignorante era la persona a cui mancava l’accesso alla cultura, oggi lo è chi è incapace di selezionare tra la miriade di informazioni a disposizione, perché la cultura è il risultato del loro filtraggio”. A riprova di ciò, ci raccontò che in qualità di uno dei maggiori esperti al mondo sul tema del Sacro Graal, volle provare a digitare queste due parole su internet per vedere cosa venisse proposto a chiunque volesse avere informazioni su questo tema. Risultato, solo alla settantesima pagina proposta dal motore di ricerca (dopo “puro ciarpame”), trovò un sito dove venivano riportate alcune informazioni corrette sull’argomento. Pertanto concluse domandandosi che “se una persona non sa nulla di un argomento, come fa a sapere se le informazioni che la rete gli propone sono corrette o meno?”. Per questo motivo ci disse che era (e lo è ancora!) urgente educare i giovani all’utilizzo di questo strumento perché “nell’impossibilità di avere un ente che monitorizzi tutti i siti ed i loro contenuti, un ruolo importante può svolgerlo la scuola, educando al senso critico, ad una valutazione scettica del web, stimolando il confronto tra vari siti, in modo che a poco a poco si distinguano le idee comuni da quelle originali e quelle originali da quelle deliranti”. Altro strumento importante è stato indicato nella lettura, “che offre la possibilità di sommare ai ricordi personali quelli collettivi e di arricchire la propria esistenza, prolungando la vita. Come lettore, ho avuto una vita così lunga che dovrei ricordarla a rate”.

    Citazioni (e ricordi) che ho voluto riportare (e far ricordare) perché davvero mi sembrano più attuali che mai.

    Quale uso viene fatto oggi della rete? Di quali temi si parla di più sui social?

    Nel 2021 l’argomento più digitato al mondo sui motori di ricerca è stato la partita di cricket fra India e Inghilterra. E in Italia? L’argomento più cercato è stato la “Seria A”, il personaggio più cercato è stato un calciatore e la domanda più frequente è stata “perché non funziona whatsapp?” (Fonte: Google Trends)

    E quante ore passiamo davanti alla tv, al cellulare e al computer in un anno?

    Circa 125 giorni di fila! Ovvero, circa 3000 ore nel 2021 (Fonte: La Repubblica)

    Insomma, considerato che stiamo distruggendo il pianeta e che stiamo mettendo a rischio di estinzione tutti gli esseri viventi ci si aspetterebbe che nel mondo stessimo parlando di ben altre cose e che spendessimo il nostro tempo facendo ben altro, ma non è così.

    Insomma, non siamo messi bene ma anche di questo gli scienziati (quelli non prezzolati) ci avvisano da molti anni: il nostro cervello si sta atrofizzando. Sia per carenza di ossigeno e di una corretta alimentazione, sia per scarso movimento fisico e per le molte ore trascorse davanti a tv, tablet e celluari.

    La situazione non è delle più semplici.

    Peggiorando esponenzialmente la qualità ambientale peggiorano di conseguenza anche le nostre capacità intellettive e fisiche e, di conseguenza diminuiscono le nostre possibilità di concentrarci sui fermi restando (dove viviamo, grazie a cosa viviamo, con chi viviamo, etc.) e le nostre possibilità di saper distinguere tra salubre e tossico, tra sopravvivere e soccombere, tra necessario e inutile, tra urgente e rinviabile, tra amore e odio, etc. etc. etc.

    Ritornando sull’argomento, il problema non è di internet come ha ben sottolineato il prof. Eco, come non è del coltello se parliamo di un delitto, ma piuttosto di chi lo usa, come lo usa e a che scopo.

    Censurare internet o togliere tutti i coltelli dalle nostre tavole non risolverebbe il problema. Lo può contenere, certamente, ma se una persona è spinta da certi impulsi, (ripeto, perché non è in condizione: meno ossigeno, più sostanze tossiche nel sangue, più modelli e contenuti educativi sbagliati, etc. etc.) e più troverà comunque il modo per soddisfarli. Siamo animali. Se abbiamo un bisogno impulsivo o una dipendenza di qualsiasi tipo, non ci fermiamo finché non la soddisfiamo. Pensate al “darkweb”, il lato oscuro di internet (accessibile solo illegalmente) dove si vendono bambini, organi di bambini, donne, bombe, armi, anagrafiche, carte di credito, droghe, etc. o ai femminicidi commessi con qualsiasi oggetto contundente trovato in casa.

    Vietiamo internet? Costringiamo le persone a vivere nelle capanne? Capiamoci. Non basterebbe nemmeno questo.

    La causa delle cause è un ambiente fortemente inquinato, impoverito, carente.

    Se l’ambiente è sano, siamo sani. Se l’ambiente è tossico, ne siamo intossicati.

    A questo segue, per importanza, il contesto sociale in cui viviamo. Se è armonioso, cresciamo armoniosi. Se è violento, cresciamo violenti.

    Ergo, la madre di tutte le battaglie, di tutti i nostri sforzi, di tutti i nostri pensieri e gesti deve essere, prima di tutto, quella della tutela dell’ambiente. Ogni futura legge, ogni futura decisione, che sia governativa o domestica, deve tenere conto di questo.

    È un percorso difficile. Possiamo farlo solo insieme agli altri. Da soli è durissima perché dobbiamo cambiare troppe cose del nostro stile di vita per essere completamente autonomi e ognuno di noi non ha né la forza necessaria e né tutte le informazioni per farlo. Covid o non covid dobbiamo rinforzare gli anticorpi delle comunità (siano esse fisiche o virtuali) per condividere questo percorso di cambiamento.

    Del resto, con quel poco di intelligenza che ci rimane, tutti vediamo che le cose non stanno andando bene. E dare la nostra vita (il nostro corpo, la nostra mente e il nostro spirito), per un modello di società che la mortifica non è già di per sé sintomo che non stiamo bene? (fisicamente, mentalmente e spiritualmente)?.

    Ci stiamo trasformando solo in cinici, avidi e compulsivi consumatori di cibo, sesso, territorio e possesso. E, per riprendere le parole del grande Eco, in legioni di imbecilli.

    È tempo di fare, ora!

    Più che di postare e di continuare a posticipare.

  • Scoperto il primo sito di dinosauri in Italia

    Scoperto vicino Trieste il più importante giacimento paleontologico italiano: ha dato alla luce almeno sette nuovi esemplari di dinosauri vissuti 80 milioni di anni fa, il più completo è stato ribattezzato Bruno. Ad analizzare i fossili di Tethyshadros insularis – degli erbivori che raggiungevano almeno i 5 metri e il cui primo individuo battezzato Antonio era stato identificato 30 anni fa – è stato un gruppo di ricerca internazionale coordinato da Federico Fanti dell’Università di Bologna su Scientific Reports.

    “Finora – ha spiegato all’Ansa Fanti – i reperti di dinosauro trovati in Italia erano dei ritrovamenti singoli, alcuni molto importati come nel caso di Ciro nel Sannio, ma tutti eventi quasi casuali. Il sito del Villaggio del Pescatore vicino Trieste rappresenta invece il primo vero giacimento di fossili di dinosauro italiano”. Identificato già 30 anni con il ritrovamento di un esemplare straordinariamente completo di una specie di dinosauro erbivora fino a quel momento sconosciuta e che venne ribattezzata Tethyshadros insularis, il sito nel sito di Villaggio del Pescatore, nel comune di Duino-Aurisina a pochi chilometri da Trieste, ha regalato ora nuove sorprese. Gli scavi hanno infatti portato alla luce moltissimi nuovi reperti appartenenti ad almeno 7, o forse 11, esemplari distinti i cui resti sono stati analizzati da una squadra di ricerca internazionale a cui ha partecipato anche l’università di Trieste. Una vera e propria mandria di Tethyshadros insularis che si aggiunge al primo individuo scoperto anni fa e che ha permesso per la prima volta di studiare nel profondo questa specie finora considerata una sorta di specie nana. Il più completo dei fossili è un individuo di circa 5 metri, ribattezzato Bruno, un dinosauro erbivoro con un muso che ricorda un becco d’anatra. “Una delle cose più interessanti – ha aggiunto Fanti – è stata scoprire le grandi differenze tra questi resti e quelli rinvenuti 30 anni fa. Nonostante i due individui siano chiaramente della stessa specie sono evidenti delle differenze marcate in alcune caratteristiche ad esempio del muso. Dopo attente analisi siamo giunti alla conclusione che il fossile più antico fosse in realtà un individuo giovane, di almeno 5 anni in meno”.

    “Questi nuovi scheletri – ha aggiunto Alfio Alessandro Chiarenza, dell’università spagnola di Vigo e primo autore dello studio – ci permettono di capire meglio la storia evolutiva di un gruppo di dinosauri chiamati hadrosauriformi: i dinosauri a becco d’anatra a cui appartengono Bruno e Antonio”. Il confronto dei resti ha permesso di far luce sulle caratteristiche di questo dinosauro considerato fino ad ora una specie con le caratteristiche tipiche degli animali che vivono in ambienti ridotti come le isole. Il confronto ha mostrato che Antonio non era affatto il membro di una specie isolana ma semplicemente un individuo giovane, non completamente sviluppato. “Capirlo è stato possibile solo grazie a tanti resti ritrovati, le analisi al microscopio e al loro confronto”, ha precisato Fanti. “Ora sappiamo – ha proseguito – anche che forse il territorio italiano all’epoca non era propriamente fatto da isole ma quanto meno lingue di terra estese e collegate tra loro. Quel che ne emerge infatti è che questa specie avesse in realtà caratteristiche degli erbivori continentali, forse vivevano semplicemente ai margini degli ambienti continentali, in zona costiera ma non insulare”.

  • CulturEU: la Commissione intensifica il sostegno al settore culturale attraverso una guida online sui finanziamenti dell’UE

    La Commissione ha lanciato una nuova guida interattiva che illustra tutte le opportunità di finanziamento disponibili a livello di UE per i settori culturali e creativi. CulturEU è uno sportello unico per i finanziamenti dell’UE che riunisce un totale di 75 opportunità di finanziamento provenienti da 21 diversi programmi dell’UE, da Europa creativa e Orizzonte Europa a fondi strutturali e InvestEU. In pochi clic questo strumento interattivo online permette a qualsiasi organizzazione culturale europea di individuare il sostegno finanziario dell’UE più adatto a essa.

    La guida è stata pensata per aiutare partner di ogni tipo e dimensione attivi nei settori culturali e creativi a orientarsi nel panorama dei finanziamenti dell’UE, a capire quali opportunità sono a loro disposizione e quindi ad accedere più facilmente ai finanziamenti dell’UE. Gli interessati possono filtrare automaticamente le opportunità di finanziamento a seconda delle proprie esigenze, del proprio settore e del tipo di organizzazione che rappresentano. La guida è corredata di esempi stimolanti e migliori pratiche. CulturEU sarà aggiornata regolarmente con le informazioni più recenti sulla pubblicazione di nuovi inviti a presentare proposte e sarà disponibile in tutte le lingue dell’UE a inizio 2022.

    I settori culturali e creativi sono stati fortemente colpiti dalle ampie restrizioni imposte durante la pandemia di COVID-19. Sin dall’inizio della pandemia la Commissione ha adottato numerose misure per affrontare le conseguenze della crisi del coronavirus sui settori culturali e creativi, coadiuvando e sostenendo le azioni degli Stati membri tramite sostegno finanziario, investimenti e cooperazione a livello di UE nel rispetto delle competenze nazionali.

    Le azioni finora intraprese a livello dell’UE per sostenere i settori culturali e creativi comprendono:

    • l’aumento del sostegno finanziario dell’UE ai settori culturali e creativi, con quasi 2,5 miliardi di € a titolo del programma Europa creativa e quasi 2 miliardi di € a titolo di Orizzonte Europa, importi destinati a progetti culturali, creativi e inclusivi per il periodo 2021-2027;
    • lo stanziamento di fondi a titolo del dispositivo per la ripresa e la resilienza;
    • l’approvazione di aiuti nazionali a titolo del quadro temporaneo in materia di aiuti di Stato per un importo complessivo superiore a 420 milioni di €;
    • la pubblicazione degli orientamenti dell’UE sulla riapertura e la ripresa in sicurezza del settore;
    • l’apertura di Creatives Unite, una piattaforma apposita per mezzo della quale artisti, interpreti o esecutori e altri professionisti dei settori culturali e creativi possono condividere informazioni e iniziative e scambiarsi idee. La piattaforma attualmente conta più di 43 000 utenti.

    La Commissione continua a coordinare e a facilitare gli scambi a livello dell’UE per riflettere sulle attuali sfide e opportunità cui devono far fronte i settori culturali e creativi.

    Fonte: Commissione europea

  • Il primato dell’Italia nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale dell’Unesco

    Ho letto con grande piacere e legittima soddisfazione il raggiungimento del primato dell’Italia nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale UNESCO, almeno così è stato annunciato.

    La notizia appare coerente con la storia e l’identità del nostro Paese e semmai la sorpresa sarebbe stata del perché tale primato non fosse arrivato prima, attesa la ormai quasi cinquantennale istituzione della lista.

    Ed infatti il motivo di questa riflessione, lungi dal rivendicare meriti di qualunque genere, è unicamente finalizzata a precisare che l’Italia aveva conquistato il primato mondiale dei siti UNESCO già nel lontano 2004, superando la Spagna che da anni lo deteneva e da allora non lo ha più perduto.

    Il sorpasso fu possibile grazie al rafforzamento dell’Ufficio Unesco del Ministero dei BB.AA.CC., fino ad allora gestito da due funzionari part time con altre competenze e grazie al perfezionamento della tecnica di presentazione delle candidature, specialmente per la parte relativa alla innovativa elaborazione dei “Piani di Gestione”.

    Quel sorpasso, seguito da una costante presentazione dei siti, specie dopo l’introduzione del vincolo di presentazione di non più di un sito culturale l’anno a Paese, fu fondamentale per assicurare la costanza del primato italiano che, solo nel 2019, è stato raggiunto dalla Cina.

    Quindi la notizia, più correttamente, consiste nella riconquista del primato in solitaria dell’Italia, che si spiega, a fronte del vincolo della presentazione per ogni anno di un solo sito culturale per Stato, con il fatto che la Cina ha presentato un solo sito, passando da 55 a 56 iscrizioni, mentre l’Italia per il 2020, in considerazione che a causa della pandemia non si era tenuta la riunione dell’ICOMOS, ha avuto il riconoscimento del sito “I cicli di affreschi trecenteschi di Padova” ed il sito “Le grandi città termali d’Europa”, che comprende 11 città tra cui Montecatini e che, trattandosi di sito transnazionale presentato da un altro Paese, è stato possibile aggiungere al sito annuale; nonché per il 2021 il sito “I Portici di Bologna”, raggiungendo pertanto la prestigiosa cifra di ben 58 siti.

    Ma appare più che evidente che il bollino dell’UNESCO da solo non basta, ed è in tal senso che andrebbe ulteriormente ripresa la strategia iniziata agli inizi degli anni 2000 dal Ministero, poi abbandonata dal 2006, di sviluppo ed approfondimento delle politiche di valorizzazione dei siti di eccellenza, soprattutto con il perfezionamento dei “Piani di Gestione”, che dovrebbero evolvere per puntare alla costituzione, sito per sito, di una sorta di “cabina di regia” di tutti gli stakeholder la cui potenzialità, sia nei siti culturali, che in quelli naturali e del patrimonio immateriale, allo stato appare fortemente penalizzata, per l’assenza di un diverso sistema di sviluppo, capace di integrare ed armonizzare una moderna strategia di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale nazionale di eccellenza e non solo.

    * Già Sottosegretario al Ministero dei BB.AA.CC. con delega all’UNESCO dal giugno 2001 al maggio 2006

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