Cultura

  • ‘Raffaello Pugnalato’, il racconto di Marco Carminati sulla vita movimentata dei capolavori del Sanzio

    “Molti dei capolavori di Raffaello sono in realtà ‘miracolosamente’ sopravvissuti sino a noi, hanno conosciuto danni e traversie di ogni tipo, viaggi rocamboleschi, calamità naturali, furti, guerre e anche errori di lettura e interpretazione”. E’ quanto si legge nel libro Raffaello Pugnalato di Marco Carminati, giornalista di Domenica del Sole 24 ORE, che, in occasione dei cinquecento anni dalla morte di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, racconta la storia e la vita movimentata di alcuni dei capolavori di Raffaello Sanzio attraverso una lettura tutta nuova delle sue opere. Aneddoti curiosi, vicende inaspettate si snodano attraverso una narrazione avvincente che mette in luce aspetti inesplorati della vita di questo grande artista. Carminati, con la sua pubblicazione fresca di stampa (Edizioni Il Sole 24 Ore), vuole mettere in guardia sulla grande fragilità e vulnerabilità delle opere d’arte e, al tempo stesso, far conoscere Raffaello, anche attraverso il sorriso. E così ecco i racconti sullo “Sposalizio della Vergine”, pugnalato da uno squilibrato a Brera, sul “San Giorgio” che ha fatto il giro del mondo, sulla martoriata “Madonna del Cardellino” e la sfortunatissima “Madonna Sistina”, fino al racconto degli equivoci di cui è intrisa la figura della protagonista del quadro “La Fornarina”. Gusto dell’aneddotico e della leggenda sicuramente, ma quanto è accaduto a questi capolavori è assolutamente vero e documentato.

  • A Mendrisio in mostra i capolavori dell’arte indiana antica

    Culla di tre religioni – buddismo, induismo e giainismo – ancora oggi in vigore, l’India ha un patrimonio culturale estremamente ricco, anche se si è preservato solo quello composto da materiali durevoli. A questa terra dalla storia millenaria, ancora misteriosa e piena di contraddizioni, il Museo d’arte di Mendrisio dedica la mostra INDIA ANTICA Capolavori dal collezionismo svizzero.

    Visitabile fino al 26 gennaio 2020 l’esposizione arriva dopo quelle dedicate all’arte giapponese, all’arte africana e alle antichità classiche greche e romane, con le quali il Museo vuole mettere in luce tesori di grandi civiltà antiche, al di fuori della tradizione europea del moderno. La mostra sulle opere indiane racconta di una civiltà in simbiosi con l’ultraterreno dal quale si sente governata. Non è un caso, infatti, che la religione in India abbia una molteplicità di divinità alle quali sono attribuiti atteggiamenti vivi e mai statici. A questo mondo variegato la mostra di Mendrisio, curata da Christian Luczanits, esperto di arte indiana alla London School of Oriental and African Studies, dedica un racconto artistico fatto di trasformazioni che le divinità subiscono, dalle prime rappresentazioni figurative alle più tarde forme espressive esoteriche (tantriche). E così se una yakṣī, una sorta di spirito naturale femminile responsabile della fertilità e del benessere, può chiacchierare con un pappagallo per evitare che riveli ciò che è successo la sera precedente, al contrario, un Budda seduto e riccamente decorato allude a un risveglio che è stato reinterpretato dal punto di vista del buddismo esoterico.

    Pur non avendo la pretesa di rappresentare la totalità dell’antica arte indiana, la mostra copre aree essenziali. Gli oggetti esposti – oltre 70 sculture di piccole, medie e grandi dimensioni – riflettono l’interesse occidentale per l’arte indiana, dove predominano temi buddisti e pacifici.

    Il percorso espositivo si compone di nove capitoli: Metafore poetiche; Animali leggendari; Tradizioni a confronto; Storie edificanti; Poteri femminili; Diramazioni esoteriche; Miracoli; Coppia divina; Divinità cosmica e comprende sculture provenienti da diverse regioni dell’India, Pakistan e Afghanistan, coprendo un arco temporale di quattordici secoli, dal II secolo a. C. al XII secolo d. C.

    Una mostra straordinaria, con opere di grande pregio, che permette di conoscere i tesori di una cultura millenaria che da sempre affascina l’Occidente.

  • L’UE promuove la cultura e la creatività nelle città

    La Commissione europea ha pubblicato la seconda edizione dell’Osservatorio della cultura e della creatività urbana, uno strumento lanciato per la prima volta nel 2017 che ha l’obiettivo di valutare promuovere e stimolare la crescita culturale, sociale ed economica delle diverse città europee. Vengono valutati principalmente tre aspetti delle città: la vivacità culturale, l’economia creativa e il contesto favorevole. Dopo il successo della prima edizione, quest’anno l’Osservatorio ha apportato delle novità presentando un quadro ancora più ricco di città europee (190 città di 30 paesi, tra cui la Norvegia e la Svizzera), e un uso più vario di strumenti di analisi e valutazione, comprese nuove fonti di dati web. Gli obiettivi sono non solo più la creatività e cultura europea, ma anche l’inclusione sociale.

    I risultati di questa seconda edizione hanno riguardato diversi ambiti e diverse zone dell’Unione. I posti di lavoro nei settori culturali e creativi sono cresciuti in modo particolare nelle città dell’Europa settentrionale e orientale (Ungheria, Estonia, Lituania e Polonia), mentre per quanto riguarda la “vivacità culturale” e “l’economia creativa” ottimi risultati sono presentati anche dall’Europa occidentale e meridionale. In generale le città più culturali e creative sono anche più prospere, dimostrando un legame stretto tra i risultati ottenuti nell’indice della cultura e della creatività urbana e i livelli di reddito delle città. Per questo i futuri fondi della politica di coesione dell’UE saranno dedicati alla convergenza socioeconomica e alla coesione territoriale, in particolare all’occupazione creativa, all’innovazione e ai collegamenti con i sistemi di trasporto.

  • Da New York a Milano la straordinaria collezione Thannhauser

    L’avevamo annunciata qualche mese fa sapendo che sarebbe stata la mostra evento dell’autunno milanese. Dal 17 ottobre fino al 1° marzo 2010, finalmente, Guggenheim La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso sarà visitabile a Palazzo Reale con tutto il carico di bellezza e fascino che porta con se. La mostra presenta circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e di membri delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso. E racconta la straordinaria collezione che negli anni Heinrich Thannhauser con il figlio Justin e la seconda moglie Hilde costruirono per poi donarla, nel 1963, alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York.

    Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, è curata da Megan Fontanella, conservatrice di arte moderna al Guggenheim. Catalogo Skira.

    È la prima volta che questi capolavori arrivano in Europa: dopo la prima tappa al Guggenheim di Bilbao e la seconda all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, Palazzo Reale a Milano rappresenta la tappa conclusiva della mostra, dopo la quale queste splendide opere ritorneranno a New York.

    Amanti dell’arte e semplici curiosi potranno così ammirare due dipinti di Pierre Auguste Renoir, Donna con pappagallino e Natura morta: fiori; sei opere di Paul Cézanne, tra cui Dintorni del Jas de Bouffan, Bibémus,  Natura  morta: Fiasco, bicchiere e brocca e Natura morta: piatto di pesche. E poi ancora tre splendide sculture in bronzo di Edgar Degas: Ballerina che incede con le braccia alzate, Danza spagnola e Donna seduta che si asciuga il fianco sinistro. Di Gauguin Haere Mai, di Edouard Manet Davanti allo specchio e Donna con vestito a righe, di Claude Monet il bellissimo paesaggio italiano, Palazzo Ducale visto da San Giorgio Maggiore. A Milano anche Strada con sottopasso, Paesaggio con la neve e Montagne a Saint Rémy di van Gogh. Un capitolo a parte merita Picasso, che nella sua vita fu grande amico di Justin Thannhauser. Del genio spagnolo si potranno ammirare infatti ben 13 capolavori tra cui Le Moulin de la Galette e Il picador, Al Caffè e Il quattordici luglio, Donna seduta, Donna dai capelli Gialli, Natura morta: fruttiera e brocca; Natura morta: frutta e brocca; Giardino a Vallauris; Due colombe con le ali spiegate.

    Oltre alle magnifiche opere della collezione Thannhauser, la Guggenheim Foundation ha scelto, per arricchire maggiormente la mostra e dimostrare la profonda convergenza tra le due collezioni, di esporre alcuni altri prestigiosi lavori degli stessi celebri artisti o di altri grandi maestri. A Milano sono dunque presentate: di Henri Rousseau Artiglieri e I giocatori di football, di Georges Seurat Contadine al lavoro, Contadino con zappa e Contadina seduta nell’erba; di Robert Delaunay La città, di André Derain Ritratto di giovane uomo; Di Vasily Kandinsky, Montagna blu, di Paul Klee Aiuola, di Henri Matisse Nudo, paesaggio assolato.

    Se a New York ogni anno migliaia di americani e di turisti possono godere quotidianamente di questi capolavori che appartengono all’impressionismo, al postimpressionismo e alle avanguardie, per Milano si tratta di un’occasione unica e irripetibile per ammirare lavori di eccezionale qualità di grandi maestri della pittura europea sinora mai esposti fuori dagli Stati Uniti. Un’occasione in cui, come ha sottolineato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, “si intrecciano una grande storia di collezionismo che ha attraversato tutto il ventesimo secolo, la  volontà di un importante museo di New York che offre a Milano l’opportunità di ammirare i suoi capolavori senza attraversare l’Oceano e l’impegno di Palazzo Reale nel proporre ogni anno una mostra in grado di raccontare le collezioni dei più prestigiosi musei di tutto il mondo”.

  • I capolavori rubati

    “Crocifissi, pale d’altare, ostensori, candelabri, turiboli, arredi funerari, urne cinerarie, statuette votive, bassorilievi, statue bronzee, mosaici, gioielli preziosi, stendardi, papiri, tele d’artista, così come i monumenta, sono stati ripetutamente oggetto di contese, guerre legali, diplomatiche, spoliazioni, saccheggi, violente dispersioni. Attorno a questi particolarissimi manufatti, che sono le opere d’arte, e a questi particolarissimi luoghi pubblici, che sono i monumenti, non sono gravitati soltanto cure, attenzioni, premure, dedizioni, meticolosi riguardi verso la loro preservazione, ma anche e spesso avidità, ingordigie, accanimenti, speculazioni.” E’ quanto si legge nel libro di Luca Nannipieri, Capolavori rubati, edito da Skira, in cui il critico d’arte che cura la rubrica “Capolavori rubati” al “Caffè” di Rai Uno racconta quanta attività torbida si muova intorno al mercato dell’arte. Omicidi, furti, razzie, corruzioni, contrabbandi, soprusi, roghi, devastazioni, confische hanno contraddistinto la vita di molti capolavori. Da Caravaggio a Picasso, da de Chirico a Munch, da Renoir a Klimt, fino alle statue della classicità, sono molti gli episodi, alcuni celeberrimi, altri poco conosciuti, alcuni risolti, molti altri ancora sotto indagine, che ci portano nel cuore dell’illegalità, della criminalità, del mercato nero, della cupidigia, della volontà di potenza, che si nasconde dietro ogni ladrocinio. Partendo proprio dalla sua rubrica mattutina in Rai Luca Nannipieri  illustra i casi più clamorosi di furti di opere d’arte, affrontando anche i traumi storici di saccheggi e spoliazioni coloniali e imperialiste. Attraverso la narrazione e la ricostruzione giudiziaria dei furti, il commento sullo stile artistico delle opere rubate, l’inquadramento storico, la disamina museografica sulla sicurezza e sulla protezione dei capolavori, il libro affronta il grande tema dell’arte nel suo rapporto con la complessità del male.

  • Mostra Guggenheim a Palazzo Reale di Milano: dal 7 settembre aprono le prevendite per i visitatori individuali

    Cresce l’attesa per la mostra “Guggenheim. La collezione Thannhauser, da Van Gogh a Picasso” in programma a Palazzo Reale a Milano dal prossimo 17 ottobre 2019 fino al 1 marzo 2020, lo confermano i 25.000 mila prenotati, che dalla fine di luglio hanno già acquistato la visita guidata riservata ai gruppi.

    Da sabato 7 settembre sarà possibile acquistare il biglietto anche per i visitatori individuali tramite il sito mostraguggenheimmilano.it o vivaticket.it, oppure telefonando al numero 02.92897755.

    La mostra, come preannunciato nell’articolo del  9 luglio (https://www.ilpattosociale.it/2019/07/09/da-van-gogh-a-picasso-in-mostra-a-milano-guggeneim-la-collezione-thannhauser/), presenterà oltre cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Édouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso, provenienti dalla collezione Justin K. Thannhauser del Museo Guggenheim di New York.

    Promossa e prodotta dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira e organizzata in collaborazione con The Solomon R. Guggenheim Foundation, New York, la mostra è curata da Megan Fontanella, curatrice di arte moderna al Guggenheim. Il catalogo è edito da Skira.

  • L’inversione valoriale e culturale

    Sempre più prende corpo la polemica relativa agli studi superiori, in particolare liceali, e alle relative lauree le quali vengono considerate, specialmente se umanistiche, non in linea con le aspettative del mercato. Negli anni novanta, per esempio, l’allora ministro dell’Istruzione Berlinguer addirittura propose di eliminare il liceo classico in quanto considerato obsoleto in relazione alle dinamiche economiche che richiedevano, ieri come oggi, un numero maggiore di  figure tecniche da inserire all’interno del ciclo economico.

    I numeri, effettivamente, oggi evidenziano una carenza di figure professionali, specialmente a livello intermedio, delle quali le nostre PMI hanno forte bisogno, legate quindi alle scuole medie superiori professionali.

    Dati per accettati questi dati obiettivi risulta evidente che in Italia manchi, e non da oggi, una visione di sviluppo economico e politico di medio e lungo termine. Solo per fare un esempio, la carenza attuale dei medici nel sistema sanitario avrebbe dovuto allarmare tanto i politici quanto i rettori universitari (già alla fine dello scorso millennio) adeguando le politiche e gli accessi alla facoltà di medicina le quali invece sono rimaste invariate negli ultimi decenni. Questo piccolo esempio dimostra in modo inequivocabile l’assoluta distonia della classe politica e dirigente incapace persino di analizzare e valutare le curve demografiche.

    In altre parole, si avverte la mancanza di professionalità portatrici di quelle sintesi economico-culturali espressione di professionalità che molto hanno appreso arricchendosi grazie agli studi umanistici dai quali  hanno sviluppato la sensibilità per sintetizzare e soprattutto sintonizzarsi con il mercato.

    All’interno, infatti, di una economia globale che attraverso l’evoluzione tecnologica e la propria capacità esponenziale di innovazione continua ad accelerare notevolmente i tempi del cambiamento si possono tuttavia individuare degli indicatori molto precisi in relazione alle aspettative del mercato globale che se colti ed interpretati con l’opportuno tempismo permetterebbero di avviare una politica economica e soprattutto industriale attraverso investimenti espressione di tali analisi.

    In più si creerebbero le condizioni per un nuovo sviluppo  ed occupazione di medio ed alto livello in quanto espressione di prodotti di alto di gamma come il Made In, particolare se “In Italy”.

    Gli ingegneri e le figure professionali presentano viceversa l’importantissima funzione di rendere possibile queste  visioni, e le relative strategie, le quali non potranno mai risultare espressione di algoritmi economici ma elaborazioni che nascono dalla sensibilità culturale che solo una cultura umanistica può fornire, affiancata da una approfondita conoscenza dell’evoluzione  economica.

    Ancora una volta, come negli anni novanta quando si pensava di eliminare il liceo classico, non si riesce a comprendere come la cultura applicata all’economia rappresenti l’unica sintesi vincente di sviluppo per il nostro paese in quanto  la più antica e di conseguenza ricca del mondo e che trova nei prodotti del made in Italy la propria espressione contemporanea.

    Il nostro declino culturale ed economico viene perfettamente  rappresentato da queste inversione culturale e valoriale la cui pericolosità verrà compresa solo quando gli effetti economici risulteranno evidenti.

  • Storie dell’arte per quasi principianti

    Cosa rimane al turista dopo una visita ad un museo? Quali curiosità lo spingono a visionare una mostra, una collezione permanente, sale ricche di quadri, sculture o reperti storici? E soprattutto, turisti o visitatori, quanto riflettiamo su ciò che abbiamo visto e/o quanto tutto rischia piuttosto di esaurirsi nella superficialità e nella frettolosità? Sono alcune delle curiosità – alla luce del numero sempre crescente di visitatori di mostre, musei, gallerie d’arte – alle quali Valter Curzi, professore ordinario di Storia dell’Arte moderna alla Sapienza Università di Roma, dove dirige la Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici, ha cercato di rispondere nel suo libro Storie dell’arte per quasi principianti, edito da Skira. Lungi dall’essere un decalogo sulle modalità con le quali ci si approccia ad un’opera d’arte, il testo vuole trasformare tale incontro in una festa dove consapevolezza e godimento dialogano tra loro. Decifrare e raccontare il concetto mutevole dell’opera d’arte e della bellezza, attraversarne la storia, è operazione di certo non facile, ma è possibile coniugare la conoscenza con l’emozione. Si tratta di fornire, anche ai non addetti ai lavori, alcuni strumenti disciplinari e alcune riflessioni metodologiche attraverso la narrazione. Articolato in cinque capitoli che affrontano tematicamente la Storia dell’Arte tra Quattrocento e Settecento (contesto, “etichette” storico-artistiche, soggetto, stile, eredità artistiche), con alcune incursioni finali nel XXI secolo, questo libro è rivolto a studenti e “principianti” che vogliano scoprire i molteplici codici interpretativi dell’arte, riflettendo al contempo sugli strumenti che possono renderci maggiormente familiari musei e monumenti che costellano le nostre città e il nostro territorio.

  • Milano e la Lombardia trascinano il settore culturale

    Milano e la Lombardia rafforzano la loro leadership nei settori della cultura e del turismo. Più di 24 miliardi di euro e 350.000 addetti: due dati che collocano la Lombardia ai vertici del panorama culturale italiano. Milano, in particolare, si conferma prima su entrambi gli indicatori economici, con incidenze intorno ai 10 punti percentuali. Fra le altre province lombarde, spicca Monza-Brianza, tredicesima per valore aggiunto (7,2%) e addirittura settima per occupazione (7,3%). La Lombardia è prima nella produzione di valore aggiunto nelle filiere dell’editoria (3,9 miliardi), del software e videogame (3,4 miliardi), dell’architettura e design (2,6 miliardi), della comunicazione (2 miliardi), e delle performing art (1,8 miliardi).

    Sono solo alcuni dei dati presentati nel Rapporto “Io sono cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi” elaborato da Symbola e Unioncamere. La cultura è ovviamente uno dei motori trainanti dell’economia italiana, uno dei fattori che esaltano maggiormente la qualità e la competitività del made in Italy.

    Il sistema produttivo culturale-creativo (Spcc), costituito da imprese, pubblica amministrazione e no profit, genera più di 92 miliardi di euro e smuove altri settori dell’economia. L’intero settore arriva a muovere 255,5 miliardi di euro, il 16,6% del valore aggiunto nazionale: il dato comprende il valore prodotto dalle filiere del settore, ma anche di quella parte dell’economia che beneficia di cultura e creatività e che da queste viene stimolata, a cominciare dal turismo. Una ricchezza che si riflette in positivo anche sull’occupazione: il solo sistema produttivo culturale-creativo dà lavoro a 1,5 milioni di persone, che rappresentano il 6,1% del totale degli occupati in Italia. È un sistema in espansione: il valore aggiunto prodotto nel 2017 è aumentato del 2%, gli occupati (1.520.000) dell’1,6% (+1,1% il dato dell’economia generale).

    “Cultura e creatività sono la chiave di volta in tutti i settori produttivi di un’Italia che fa l’Italia – commenta Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola – e cresce il loro ruolo nell’economia. La bellezza è uno dei nostri punti di forza. Tanto che, secondo un’indagine della rivista US News e dell’Università della Pennsylvania, siamo addirittura il primo Paese al mondo per la influenza culturale. Proprio questo intreccio caratteristico dell’Italia, tra cultura e manifattura, coesione sociale e innovazione, competitività e sostenibilità, rappresenta un’eredità del passato ma anche una chiave per il futuro”.

    “Abbiamo sostenuto progetti culturali in grado di generare sviluppo e opportunità di lavoro come ben dimostra il progetto Distretti culturali, caso unico in Italia e in Europa”, aggiunge Arnoldo Mosca Mondadori, membro del consiglio di amministrazione Fondazione Cariplo. “Non solo recupero dei beni, ma riscoperta e rinascita del territorio attraverso il rilancio di processi economici, turistici e sociali che mettano al centro il patrimonio artistico e architettonico. L’intervento di Fondazione Cariplo ha portato a intervenire su oltre 400 beni storico-architettonici con un investimento di quasi 90 milioni di euro. Questa visione si basa sulla convinzione che il patrimonio culturale rappresenti un’opportunità unica di sviluppo economico e sociale, il patrimonio si trasforma così in occasione di crescita per le imprese e le comunità”.

    Il Spcc italiano conta, a fine 2017, 414.701 imprese, che incidono per il 6,7% sul totale delle attività economiche del Paese. Le imprese che operano nei settori direttamente collegati alle attività culturali e creative (core culture), sono 289.792. Più del 95% delle imprese operanti nel core culture appartiene a due ambiti: culturale (148.000 imprese, il 51,1% del totale) e creativo (127.849 imprese, il 44,1% del totale). Rispetto al 2016, il Spcc cresce in tutti i settori, eccezion fatta per l’industria creativa (-0,8%), e il comparto editoria e stampa (94.604 imprese, -1,7% sul 2016).

  • Banca Etica lancia il primo bando di crowdfunding per progetti culturali

    Il mondo della cultura può fare molto per alimentare un immaginario collettivo aperto, coraggioso e solidale. Per questo il primo bando di crowdfunding lanciato da Banca Etica nel 2019 si rivolge a progetti culturali orientati a promuovere valori quali: partecipazione, inclusione sociale, accoglienza, parità di genere, nonviolenza, cittadinanza attiva, riduzione delle diseguaglianze, promozione della giustizia sociale.
    Il bando si rivolge ad associazioni culturali e di promozione sociale, associazioni di volontariato, circoli ricreativi, cooperative e imprese sociali che vogliano proporre produzioni culturali e creative che favoriscano l’accesso alla cultura.
    Festival culturali; mostre; rassegne artistiche; libri, dossier e pubblicazioni; corsi di formazione ed educazione: sono tanti i progetti che potranno partecipare.
    Le candidature si sono aperte il 16 gennaio e continueranno entro il 15 febbraio 2019.

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