Cultura

  • Il primato dell’Italia nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale dell’Unesco

    Ho letto con grande piacere e legittima soddisfazione il raggiungimento del primato dell’Italia nella lista del Patrimonio Culturale Mondiale UNESCO, almeno così è stato annunciato.

    La notizia appare coerente con la storia e l’identità del nostro Paese e semmai la sorpresa sarebbe stata del perché tale primato non fosse arrivato prima, attesa la ormai quasi cinquantennale istituzione della lista.

    Ed infatti il motivo di questa riflessione, lungi dal rivendicare meriti di qualunque genere, è unicamente finalizzata a precisare che l’Italia aveva conquistato il primato mondiale dei siti UNESCO già nel lontano 2004, superando la Spagna che da anni lo deteneva e da allora non lo ha più perduto.

    Il sorpasso fu possibile grazie al rafforzamento dell’Ufficio Unesco del Ministero dei BB.AA.CC., fino ad allora gestito da due funzionari part time con altre competenze e grazie al perfezionamento della tecnica di presentazione delle candidature, specialmente per la parte relativa alla innovativa elaborazione dei “Piani di Gestione”.

    Quel sorpasso, seguito da una costante presentazione dei siti, specie dopo l’introduzione del vincolo di presentazione di non più di un sito culturale l’anno a Paese, fu fondamentale per assicurare la costanza del primato italiano che, solo nel 2019, è stato raggiunto dalla Cina.

    Quindi la notizia, più correttamente, consiste nella riconquista del primato in solitaria dell’Italia, che si spiega, a fronte del vincolo della presentazione per ogni anno di un solo sito culturale per Stato, con il fatto che la Cina ha presentato un solo sito, passando da 55 a 56 iscrizioni, mentre l’Italia per il 2020, in considerazione che a causa della pandemia non si era tenuta la riunione dell’ICOMOS, ha avuto il riconoscimento del sito “I cicli di affreschi trecenteschi di Padova” ed il sito “Le grandi città termali d’Europa”, che comprende 11 città tra cui Montecatini e che, trattandosi di sito transnazionale presentato da un altro Paese, è stato possibile aggiungere al sito annuale; nonché per il 2021 il sito “I Portici di Bologna”, raggiungendo pertanto la prestigiosa cifra di ben 58 siti.

    Ma appare più che evidente che il bollino dell’UNESCO da solo non basta, ed è in tal senso che andrebbe ulteriormente ripresa la strategia iniziata agli inizi degli anni 2000 dal Ministero, poi abbandonata dal 2006, di sviluppo ed approfondimento delle politiche di valorizzazione dei siti di eccellenza, soprattutto con il perfezionamento dei “Piani di Gestione”, che dovrebbero evolvere per puntare alla costituzione, sito per sito, di una sorta di “cabina di regia” di tutti gli stakeholder la cui potenzialità, sia nei siti culturali, che in quelli naturali e del patrimonio immateriale, allo stato appare fortemente penalizzata, per l’assenza di un diverso sistema di sviluppo, capace di integrare ed armonizzare una moderna strategia di valorizzazione e fruizione del patrimonio culturale nazionale di eccellenza e non solo.

    * Già Sottosegretario al Ministero dei BB.AA.CC. con delega all’UNESCO dal giugno 2001 al maggio 2006

  • Livorno dedica una mostra al ‘Van Gogh involontario’ Mario Puccini

    Si intitola Mario Puccini “Van Gogh involontario” la mostra che il Museo della Città di Livorno ospiterà dal 2 luglio al 19 settembre 2021 dedicata al grande pittore nel solco dei Macchiaioli che Emilio Cecchi nel 1913 definì appunto un “Van Gogh involontario”. Curata da Nadia Marchioni con il supporto del Comitato scientifico formato da Vincenzo Farinella, Gianni Schiavon e Carlo Sisi, l’esposizione monografica celebra il centenario della morte del pittore nel 2020 e amplia le ricerche avviate in occasione dell’esposizione del 2015 al Palazzo Mediceo di Seravezza.

    La collezione “riscoperta” permette infatti di seguire lo sviluppo della carriera artistica di Puccini dal suo esordio, a partire dai rari ritratti della fine degli anni Ottanta dell’Ottocento, in cui si evidenzia il legame con l’ambiente artistico fiorentino di fine secolo e con i maestri Fattori e Lega, alla maturità dell’istintivo colorista, così come si manifestò dopo i cinque anni trascorsi negli ospedali di Livorno e Siena, dove, ricoverato per “demenza primitiva”, fu dimesso dagli psichiatri nel 1898 e affidato, “non guarito”, alla custodia del padre, permettendogli di riacquistare la libertà. La malattia mentale, oltre all’appassionato utilizzo del colore, ha contribuito a suggerire già ai contemporanei l’ipotesi storico-critica di un legame fra la pittura di Puccini e quella di Van Gogh, la cui opera il livornese aveva effettivamente ammirato, assieme a quella di Cézanne, nella celebre collezione fiorentina di Gustavo Sforni, con il quale entrò in contatto nel 1911 grazie all’amico Oscar Ghiglia.

    Con oltre centoquaranta opere divise in otto sezioni, la mostra è l’occasione per far dialogare i capolavori della citata collezione con una serie di altri selezionatissimi dipinti provenienti da diverse raccolte e da prestigiose istituzioni museali come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e le Gallerie degli Uffizi, per illustrare il percorso dell’artista nella sua completezza e attraverso i lavori di più alta qualità formale, permettendo al pubblico e agli studiosi di confrontarsi con opere rare o mai viste precedentemente e aggiungendo preziosi tasselli alla conoscenza dell’enigmatica figura di un artista “senza storia” e del vivacissimo panorama artistico toscano fra la fine dell’Ottocento e i primi venti anni del Novecento.

  • Europa creativa: inviti a manifestare interesse per sostenere i settori culturali e creativi

    La Commissione ha pubblicato i restanti inviti a manifestare interesse per i settori culturali e creativi nell’ambito della sezione cultura del programma Europa creativa, mettendo a disposizione un importo totale di 88 milioni di euro. Il bilancio sosterrà progetti di collaborazione europea nel settore della cultura, la circolazione e la maggiore diversità delle opere letterarie europee, e offrirà opportunità di formazione e di esibirsi a giovani musicisti. Gli inviti si concentrano, tra l’altro, sulla collaborazione e innovazione artistica europea su temi quali il coinvolgimento del pubblico, la digitalizzazione, la coesione sociale e il contributo al Green Deal europeo. L’invito dedicato alle piattaforme europee contribuirà specificamente ad aumentare la visibilità, la programmazione e la promozione degli artisti emergenti. Le organizzazioni interessate possono candidarsi già da adesso e fino alla fine di agosto o di settembre, a seconda degli inviti. Maggiori informazioni e orientamenti sono disponibili al seguente link https://ec.europa.eu/culture/calls

    Fonte: Commissione europea

  • Parte Horizon Europe: 95,5 miliardi per la ricerca

    E’ attualmente il più grande programma di ricerca del mondo, quello promosso dalla Commissione Europea con un finanziamento di 95,5 miliardi per i prossimi sette anni: Horizon Europe è una novità assoluta, che promette di essere un volano per la competitività dell’Europa a livello internazionale e che nello stesso tempo punta a costruire ponti fra ricerca e industria, scienza e arte, ambiente e cultura.

    “E’ il programma di ricerca più ambizioso mai varato”, ha detto Mariya Gabriel, Commissario europeo per l’Innovazione, aprendo con il ministro dell’Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa, l’evento online per il lancio del programma in Italia organizzato dal ministero in collaborazione l’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE).

    Cooperazione, inclusività e multidisciplinarietà sono elementi fondamentali nel nuovo programma, ha proseguito Gabriel, che ha ricordato i tre pilastri sui quali poggia il nuovo assetto della ricerca europea per il periodo 2021-2027: il primo punta sull’eccellenza per attirare nuovi talenti in Europa, il secondo riguarda le sfide globali e competitività dell’industria europea e il terzo promuove l’innovazione in tutti i settori. Fra le grandi novità ci sono le Mission, portafogli di azioni relative a cinque settori strategici, come la ricerca su cancro, clima, oceani, smart city, cibo e terreni sani. E’ nuovo anche il programma New Bauhaus, che fa dialogare scienza, ambiente, cultura e design per l’ideazione di nuovi spazi, e ancora il varo dello European Innovation Council, che sostiene le tecnologie innovative per aprire nuovi mercati a livello internazionale.

    A questo scenario generale, ha detto ancora Gabriel, fanno da sfondo le azioni che puntano ad ampliare la partecipazione di tutti i Paesi e in proposito, ha osservato, “la partecipazione dell’Italia alla ricerca europea è particolarmente significativa”.

    Dello stesso parere il ministro Messa: Horizon Europe “riveste per noi un’importanza cruciale” in quanto “è uno strumento che servirà non solo ad accrescere le capacità dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri nella competizione globale, ma anche a riequilibrare i territori, a dare possibilità di crescita sociale e culturale, oltre che scientifica, ai centri e alle periferie, grazie alle occasioni di collaborazione e di stimolo tra realtà differenti”. Per questo, ha aggiunto Messa, “ci aspettiamo di assistere a un progressivo miglioramento dei risultati della ricerca italiana e ci impegniamo a mettere in campo riforme e misure che servano anche a migliorare le condizioni di partenza, per fare in modo che i nostri ricercatori possano esprimersi al meglio e portare anche al di fuori dei confini nazionali il proprio contributo di innovazione, di idee e di creatività”.

    Anche per Marco Falzetti, direttore dell’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE), Horizon Europe “è certamente una grande opportunità per i nostri ricercatori di aver risorse importanti, ma non solo”.  Per la ricerca italiana è, per esempio, “un’occasione per crescere e internazionalizzarsi, così come il programma Erasmus aveva fatto per gli studenti universitari, creando un afflato europeo dal valore elevatissimo”.

  • Arte e cultura: l’Europa sostiene la ripresa con gli itinerari delle Giornate FAI di primavera

    Il 15 e 16 maggio 2021 anche l’Europa darà il suo contributo alla bellezza, all’arte e alla cultura del nostro Paese. Grazie infatti alla collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano, 34 siti storici, artistici e culturali destinatari di finanziamenti europei saranno visitabili in occasione della 29a edizione delle Giornate FAI di Primavera 2021, che vedranno l’apertura al pubblico di 600 luoghi in oltre 300 città italiane.

    In questi due giorni, la Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia vuole contribuire alla ripartenza culturale del Paese attraverso l’apertura di beni culturali e paesaggistici che hanno beneficiato di fondi europei per il loro recupero e la loro valorizzazione.

    Siamo in un momento di ripartenza e anche la cultura e il turismo possono aiutarci a uscire dall’emergenza Covid-19. Con questa iniziativa vogliamo mostrare i progetti che l’Europa sostiene per lo sviluppo locale e per la ripresa del settore culturale e artistico del nostro Paese” dichiara Massimo Gaudina, capo della Rappresentanza a Milano della Commissione europea in Italia.

    Protagonisti di questo progetto saranno infatti monumenti, palazzi storici e opere che costituiscono parte del patrimonio italiano e che saranno simbolo di riapertura dopo l’emergenza Covid-19.

    Dal Castello di Masino (TO) a quello di San Michele (CS), dalle Piccole Dolomiti Lucane (PZ) all’Alpe Pedroria e Madrera (SO), da Villa dei Vescovi (PD) alla Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli (BR), sarà possibile seguire un incredibile percorso artistico e culturale che attraversa tutta l’Italia. Per l’edizione 2021 delle Giornate FAI di Primavera sono stati selezionati beni storici, artistici e culturali che hanno beneficiato di finanziamenti del fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) o del fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

    Questa iniziativa si aggiunge alle misure della Commissione europea per tutelare e promuovere la cultura attraverso strumenti dedicati, come i programmi Europa Creativa e LIFE. Europa Creativa dà sostegno alle produzioni europee di film e documentari, alle capitali europee della cultura e al fondo di garanzia per agevolare l’accesso ai finanziamenti per le PMI. LIFE si occupa invece della tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico in Europa. A seguito dell’approvazione del bilancio 2021, sono stati destinati ai due programmi rispettivamente 2,4 e 5,4 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.

  • Tante proposte per scoprire Milano e i suoi dintorni

    Un tour tra gli angoli nascosti quello che propone l’Associazione ScoprireMilano con le sue guide esperte Marta e Marika. Di seguito i prossimi appuntamenti.

    CIMITERO MONUMENTALE 1: un museo a cielo aperto

    venerdì 7 maggio e domenica 30 maggio ore 15 – 2h | € 15

    Marika ci guiderà alla visita del museo a cielo aperto, che è il Cimitero Monumentale, con la sua ricca varietà di sculture da metà ‘800 agli anni ’30 del ‘900

    IL LIBERTY A PORTA VENEZIA: alta borghesia, bagni pubblici e floreale

    sabato 8 maggio alle 10 – 2h | € 15

    Marta ci guiderà alla scoperta del Liberty nella zona di Porta Venezia, con le residenze dell’alta borghesia e il gusto floreale delle facciate

    DA PORTA NUOVA A BRERA: dagli interventi contemporanei alla città storica

    domenica 9 maggio alle 10,30 – 1h 30′ | € 12

    Marta ci farà conoscere, in un percorso a ritroso nel tempo, lo sviluppo della città di Milano lungo un suo asse storico

    Dal pittoresco BORGO di GORLA alla Riviera delle VILLE di CRESCENZAGO

    domenica 9 maggio alle 15 – 2h 15’ | € 15

    Marika ci porterà alla scoperta del tratto urbano del Naviglio della Martesana, dal caratteristico ex-borgo di Gorla alle eleganti ville nobiliari e alla Chiesa Rossa di Crescenzago

    Gli altri appuntamenti:

    mercoledì 12 o giovedi 27 maggio alle 18 | € 27 – DATA PROVVISORIA

    Il CENACOLO di Leonardo

    venerdì 14 o 28 maggio alle 15.30 | € 12 – DATA PROVVISORIA

    La DARSENA e il sistema dei NAVIGLI: Milano città d’acqua

    sabato 15 maggio alle 15 | € 12 – DATA PROVVISORIA

    NOVITA’IL QUADRILATERO DEL SILENZIO

    domenica 16 maggio alle 10.30 | € 12 – DATA PROVVISORIA

    NOVITA’ALDA MERINI, la poetessa dei Navigli

    domenica 16 o 30 maggio alle 15 | € 12 – DATA PROVVISORIA

    NOVITA’LUNGO IL NAVIGLIO GRANDE 2: S. Cristoforo, le Canottieri, la ex Richard-Ginori

    domenica 16 o 30 maggio alle 15 | € 15 – DATA PROVVISORIA

    Interventi nell’area dell’EX-FIERA: TRE TORRI e Residenze CITULIFE 

    Iscrizioni obbligatorie entro il venerdì precedente la visita ore 14.

  • In Egitto riemerge la ‘Città d’oro perduta’

    Dalle sabbie del sud dell’Egitto, a Luxor, è emerso per caso un nuovo affascinante pezzo di archeologia: un insediamento di oltre 3.000 anni fa asseritamente senza precedenti a livello di dimensioni e soprattutto con una fama tra gli specialisti che ha consentito di ribattezzarlo subito “la città d’oro perduta”. E connotarlo con almeno tre misteri archeologici.

    Il ritrovamento di “Aten” sulla sponda occidentale del Nilo è stata fatta da una missione egiziana guidata da Zahi Hawass, ex ministro delle Antichità e archeologo superstar. In linea con una dichiarata politica di rilancio del languente turismo egiziano attraverso l’archeologia, l’insediamento è stato presentato in maniera oltremodo evocativa con il nome di “città d’oro perduta” anche se per ora non sono stati rinvenuti oggetti preziosi. In ulteriori scavi la missione però “si aspetta di scoprire tombe inattinte piene di tesori”, segnala il ministero delle Antichità.

    Per una mediaticamente fortunata coincidenza, la fondazione della città risale al regno del grande faraone Amenhotep III: uno dei 22 regnanti egizi, tra cui quattro regine, le cui mummie sono state trasferite sabato scorso al Cairo con una spettacolare traslazione dallo storico Museo di piazza Tahrir a quello da poco inaugurato della Civilizzazione egiziana.

    “Molte missioni straniere hanno cercato questa città e non l’hanno mai trovata”, si è vantato Hawass giustificando implicitamente la legittimità dell’aggettivo “perduta” riferito all’antico centro abitato scoperto dichiaratamente per caso: “abbiamo cominciato il nostro lavoro cercando il tempio funerario di Tutankhamon”, ha ricordato l’archeologo evocando il faraone-icona dell’Egittologia.

    Il rilievo del ritrovamento è stato sottolineato da una docente di egittologia all’Università John Hopkins di Baltimora, Betsy Brian, la quale ha sostenuto che si tratta della “seconda scoperta archeologica più importante” dopo il rinvenimento della tomba di Tutankhamon del 1922.

    “Il Sorgere di Aten”, questo il nome completo dell’insediamento secondo un comunicato del ministero delle Antichità egiziano, inoltre sarebbe la “più grande città mai trovata in Egitto”. Amenhotep III, il nono re della XVIII dinastia, regnò dal 1391 al 1353, e la città fu attiva durante la coreggenza con suo figlio, il famoso Amenhotep IV/Akhenaton.

    Lo studio della “Città perduta”, secondo Brian, “ci aiuterà a gettare luce su uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaten e Nefertiti decisero di spostarsi” da Luxor, l’antica Tebe, ad Amarna. Oltre a questo enigma, il dicastero ne segnala altri due incontrati dagli archeologi di Hawass: la sepoltura “di una persona” trovata con “i resti di una corda legata ai ginocchi”, in un luogo e posizione “piuttosto bizzarri”; e quella “di una mucca o di un toro” in “una delle stanze” di un edificio. In entrambi in casi sono i corso studi per capirne di più.

    Alla datazione dell’insediamento si è giunti attraverso geroglifici su tappi di ceramica di contenitori di vino ma anche mattoni con il cartiglio di Amenhotep. Gli scavi di Aten erano iniziati solo nel settembre scorso e la città, rimasta inattinta per 3 millenni sotto la sabbia, viene descritta “in buone condizioni di conservazione, con muri quasi completi e stanze piene di strumenti di vita quotidiana”. Un muro a serpentina con un solo punto di accesso testimonia di un sistema di sicurezza in un distretto amministrativo e residenziale con ambienti più grandi e ben strutturati che è ancora in parte sotto terra.

  • Premio LUX: il pubblico e i deputati europei scelgono il film europeo dell’anno

    Ancora più film europei e un accesso ancora maggiore alla produzione cinematografica del nostro continente, con il nuovo Premio LUX del Parlamento europeo.

    Il premio cinematografico, creato 13 anni fa dal Parlamento europeo per sostenere la distribuzione dei film europei, è stato rinnovato per offrire ancora più opportunità ai creatori europei. Da quest’anno il pubblico sarà chiamato a scegliere direttamente il vincitore. Sempre da quest’anno il Premio sarà dato in collaborazione con la European Film Academy, per raggiungere un pubblico ancora più vasto.

    Il primo segno di questo profondo cambiamento è nel nome: “LUX- Premio del pubblico per il cinema europeo”. Ci saranno inoltre più film sottotitolati in tutte le 24 lingue ufficiali dell’Unione, cinque. Solo quest’anno i finalisti saranno tre, a causa dell’impatto che la pandemia ha avuto anche sull’industria del cinema.

    Il nome completo del nuovo riconoscimento riflette questa partnership: “LUX – Premio del pubblico per il cinema europeo, conferito dal Parlamento europeo e dalla European Film Academy – in collaborazione con la Commissione europea e Europa Cinemas”.

    Il nuovo iter che porterà alla proclamazione dei film vincitori sarà il seguente:

    Autunno: una giuria composta da professionisti del cinema sceglie i film in gara, che vengono sottotitolati nelle 24 lingue ufficiali dell’Unione;

    12 dicembre 2020 a Berlino: i tre film nominati vengono annunciati durante la cerimonia degli European Film Awards;

    Dicembre 2020 – 23 maggio 2021: i film vengono distribuiti nelle sale e online, per il pubblico europeo;

    Fino al 23 maggio 2021 – Il pubblico e gli eurodeputati votano sul sito www.luxaward.eu. Ciascun gruppo conta per il 50% del risultato finale;

    9 giugno 2021: il film vincitore viene annunciato durante una cerimonia al Parlamento europeo

    Il premio LUX promuove co-produzioni europee che trattano i temi politici e sociali dell’attualità e incoraggiano un dibattito sui nostri valori. Questo impegno continua, così come quello di rendere il cinema europeo accessibile, sottotitolando in 24 lingue i film in gara.

    Naturalmente registi e interpreti ritroveranno il tappeto rosso al Parlamento europeo, visto che la premiazione avverrà come di consueto durante una sessione plenaria. Cambia solo la stagione: invece che a novembre, il premio verrà assegnato in primavera, in aprile.

    “Siamo l’unico parlamento al mondo che conferisce un premio al cinema”, ha detto il Presidente David Sassoli in un video messaggio mandato al Festival di Venezia, che ha aggiunto: “Il nuovo premio è un passo avanti nel sostegno ai lavoratori della cultura e alle produzioni duramente colpite dalla pandemia”

  • La ragione nelle mani: una mostra di Stefano Boccalini

    Apre il 1° aprile, sino al 27 giugno, a Ginevra alla Maison Tavel/Musée d’Art e d’Histoire la mostra La ragione nelle mani, ideata dall’artista Stefano Boccalini con la collaborazione di quattro artigiani della Valle Camonica.

    La Comunità Montana di Valle Camonica e Boccalini, in collaborazione con il partner ‘Art for the World Europa’, sono infatti tra i vincitori della ottava edizione del bando Italian Council, programma a supporto dell’arte contemporanea italiana nel mondo promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea dell’allora MiBACT, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

    La mostra La ragione nelle mani è curata da Adelina von Fürstenberg e realizzata in collaborazione con ART for THE WORLD EUROPA. Si tratta della prima di una serie di iniziative che fanno capo all’omonimo progetto, realizzato in collaborazione con importanti partner culturali: Musée Maison Tavel-Musée d’Art et d’Histoire (Ginevra) sede della mostra, Art House (Scutari, Albania), Sandefjord Kunstforening (Sandefjord, Norvegia), Fondazione Pistoletto Onlus, Accademia Belle Arti Bologna, MA*GA – Museo Arte Gallarate e GAMeC Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Bergamo. Dopo aver portato i segni della Valle Camonica in Europa l’opera ideata da Boccalini, composta da vari manufatti, entrerà a far parte della collezione della GAMeC.

    Un progetto che si muove su due livelli, quello del linguaggio e quello dei saperi artigianali, attraverso il coinvolgimento della comunità locale.  Tutti i manufatti che compongono l’opera sono stati realizzati in Valle Camonica da quattro artigiani affiancati ognuno da due giovani apprendisti. Gli otto “allievi” sono stati selezionati attraverso un bando pubblico, promosso dalla Comunità Montana e rivolto ai giovani della valle interessati a confrontarsi con pratiche artigianali appartenenti alla tradizione camuna: la tessitura dei pezzotti, l’intreccio del legno, il ricamo e l’intaglio del legno.

    La ragione nelle mani ha preso il via con un laboratorio che ha coinvolto tutti i bambini di Monno, cui è stato raccontato il significato di circa cento parole intraducibili che sono presenti in molte lingue, intraducibili perché non hanno corrispettivi nelle altre lingue e che possono essere solamente spiegate. Insieme ai bambini sono state scelte circa venti parole che identificano il rapporto tra uomo e natura e tra gli esseri umani. Le parole sono infine state sottoposte agli artigiani per capire quali potessero essere le più adatte a essere trasformate dalle loro sapienti mani in manufatti artistici. Ne sono state scelte nove che sono diventate il materiale su cui gli artigiani hanno lavorato con gli apprendisti.  Qui i significati in breve, approfonditi in una apposita scheda: ANSHIM Sentirsi in armonia con sé stessi e con il mondo (coreano), BALIKWAS Abbondonare la propria confort zone (filippino), DADIRRI Quieta contemplazione e ascolto profondo della natura (aborigeni australiani), FRILUFTSLIV Connessione con l’ambiente e ritorno al legame biologico tra uomo e natura (norvegese), GURFA L’acqua che si riesce a tenere nel palmo di una mano come metafora di qualcosa di molto prezioso (arabo), OHANA La famiglia che comprende anche gli amici e non lascia indietro nessuno (hawaiano), ORENDA La capacità umana di cambiare il mondo contro un destino avverso (indigeni nordamericani), SISU La determinazione nella ricerca del benessere nella quotidianità (finlandese), UBUNTU Sono chi sono in virtù di ciò che tutti siamo (Africa meridionale).

    Nello specifico la mostra si compone di: un raffinato ricamo bianco su bianco a “punto intaglio” con tre parole, montato come un quadro; due legni di noce sapientemente intagliati che presentano due parole; cinque manufatti di legno nocciolo intrecciato, realizzati con la tecnica utilizzata per la creazione di cestini e gerle, che insieme compongono una sola parola; tre pezzotti, tappeti fatti con tessuti lavorati a telaio manuale, ciascuno dei quali riproduce una parola.

  • La Francia candida la baguette a patrimonio dell’Unesco

    Parigi ha scelto: sarà la baguette, il celebre sfilatino di pane simbolo della Francia, a concorrere per l’iscrizione nel patrimonio immateriale dell’Unesco, l’ambitissimo riconoscimento attribuito ogni anno dall’organismo Onu per Scienza, Educazione e Cultura. La baguette è stata preferita ad altre due opzioni messe sul tavolo dalle autorità transalpine: i tetti in zinco di Parigi e una festa viticola nel dipartimento di Arbois.

    Ad optare per la baguette è stata la ministra della Cultura, Roselyne Bachelot, attualmente ricoverata in ospedale dopo essere risultata positiva al coronavirus. Se approvata, l’iscrizione del celebre sfilatino francese “farà prendere coscienza che una pratica alimentare facente parte della quotidianità e condivisa dai più in modo spontaneo rappresenta un patrimonio in tutto e per tutto”, ha affermato la ministra, lanciando però l’allarme: il numero di panettieri è “in costante diminuzione, in particolare, nei comuni rurali”. Nel 1970 si contavano 55.000 boulangeries artigianali (una ogni 790 abitanti) contro le 35.000 di oggi (una ogni 2.000 abitanti), “spesso a profitto della vendita di baguette prodotte industrialmente”.

    La decisione finale spetta ora all’Unesco, che non si pronuncerà prima dell’autunno 2022. Simbolo della vita quotidiana dei francesi e presente anche nel nostro Paese – come a sancire la profondità dei legami anche gastronomici tra Francia e Italia -, la baguette è profondamente radicata nell’immaginario collettivo della Francia, immortalata e raccontata in tantissimi film, romanzi, poesie o pubblicità. Il nome risale all’inizio del XX secolo e a cominciare dagli anni Novanta si cominciò a distinguere tra la baguette normale e ‘baguette tradition’, più croccante e pregiata, ma anche più cara rispetto alla prima. Lo sfilatino francese, che i parigini doc portano sotto al braccio, almeno nella leggenda, è stato dunque preferito ai meravigliosi tetti in zinco di Parigi e al Bou d’Arbois, una festa religiosa di origini medievali del Jura, nell’Est del Paese, trasformata in festa repubblicana.

    Annualmente sono circa un centinaio i beni immateriali che superano la selezione dell’organismo Onu con sede a Parigi, dove i tetti attendono pazientemente una seconda chance, magari alla prossima infornata di candidature.

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