frode

  • Il Consiglio dell’UE nomina 22 procuratori dell’EPPO

    Il Consiglio dell’UE ha nominato i pubblici ministeri della Procura europea (EPPO) che lavoreranno insieme sotto la guida della nuova responsabile, Laura Codruta Kovesi, entrato in carica in autunno. Nel momento del suo insediamento aveva immediatamente sottolineato che all’EPPO mancava il personale e che tale carenza avrebbe gravemente ostacolato il lavoro della procura.

    La decisione è arrivata con ritardo a causa degli ostacoli che Malta stava affrontando nella nomina di un procuratore europeo poiché aveva un numero limitato di candidati ammissibili. I pubblici ministeri dell’UE avranno una durata non rinnovabile di sei anni, con la possibilità di una proroga di tre anni.

    Nel suo incarico, Kovesi, ex capo dell’unità anticorruzione della Romania, indagherà sui crimini finanziari nell’UE, come la frode IVA transfrontaliera, il riciclaggio di denaro e la corruzione. L’EPPO è stato creato per indagare e perseguire le frodi contro il bilancio dell’UE, al di là dei confini nazionali e delle autorità nazionali, poiché gli organismi dell’UE già esistenti come Eurojust, Europol e l’ufficio antifrode dell’UE (OLAF) non dispongono dei poteri necessari per svolgere attività di indagini criminali e azioni penali.

    L’EPPO dovrebbe diventare operativo entro la fine dell’anno ed è incaricato di indagare, perseguire e assicurare alla giustizia i crimini contro gli interessi finanziari dell’UE.

    22 paesi stanno attualmente partecipando all’EPPO: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovenia, Slovacchia e Spagna.

  • Un’anima fresca e integra

    All’inizio degli anni ’80, una giovane nutrizionista inglese di nome Caroline Walker cercò di risvegliare il popolo britannico sui pericoli e i veleni dell’industria alimentare.

    Caroline è nata nell’Hampshire nel 1950 e nel 1972 ha conseguito una laurea in biologia presso il Queen Elizabeth College e poco dopo ha iniziato un corso post-laurea in Nutrizione umana. Durante i suoi studi maturò la consapevolezza che il più grande scandalo nel suo Paese, e non solo, fosse il cibo malsano e contraffatto e tanto studiò che nel 1984 pubblicò un libro, divenuto un bestseller, intitolato The Food Scandal.

    Dalle poche fotografie in rete, Caroline era una donna minuta e con un ampio sorriso. Tenne molte conferenze, interviste e dibattiti non perdendo mai occasione per denunciare pubblicamente le contraffazioni alimentari. “La limonata non contiene limone” era una delle frasi di denuncia con le quali introduceva i suoi discorsi, come “I consumatori devono sapere che ciò che stanno mangiando non è cibo, ma chimica”.

    Poco più che trentenne si schierò coraggiosamente anche contro la pubblicità della potentissima industria alimentare tutta rivolta, a suo parere, a convincere le casalinghe del ceto medio sulla “bontà” dei loro prodotti. Durante i suoi incontri pubblici, Caroline era solita portare con sé sacchi di alimenti confezionati per rivelarne gli ingredienti. Una volta, un noto giornalista, intervenne chiedendole: “Ma dove ha preso questa robaccia?”. E lei rispose, sorridendo, “Dove pensa che l’abbia presa? Nel supermercato vicino casa!”.

    Nel 1986 tenne una conferenza sugli additivi chimici al Dorchester Hotel di Londra. Il suo pubblico era composto da rappresentanti dell’industria alimentare, nutrizionisti e giornalisti. Dalla sua borsa tirò fuori una bevanda di colore blu chiamata Mixed Fruit Tropic Ora, e chiese se qualcuno avrebbe voluto assaggiarla. Non un singolo rappresentante dell’industria alimentare volle farlo. Il solo che accettò la proposta fu un noto food influencer dell’epoca, Paul Levy, che dichiarò che quella fosse la peggiore bevanda che avesse mai provato. Appassionata anche di storia, Caroline ha spesso espresso la sua ammirazione per il lavoro del chimico e farmacista Frederick Accum (https://www.ilpattosociale.it/2019/11/25/libero-furbo-in-libero-fessaio). Come Accum, Caroline vide l’adulterazione come una conseguenza dell’industrializzazione, unita a un’etica politica eccessivamente permissiva. Tuttavia vide una differenza importante tra la battaglia di Accum nel diciannovesimo secolo e le sue nel ventesimo. Accum, infatti, aveva denunciato frodi alimentari illegali, mentre la sua missione era quella di denunciare inganni contro i consumatori da parte dell’industria alimentare che non infrangeva alcuna legge: tanto da definirla una “frode legale verso i consumatori“. Era perfettamente legale, infatti, vendere un “Raspberry Flavor Trifle” (un dolce al gusto di lampone) che non conteneva alcuna traccia di vero lampone.

    Caroline sapeva che il Ministero dell’Agricoltura era allineato nel difendere tali aberrazioni favorito dalla ormai comune “indotta” opinione che “il cibo è parte integrante del godimento della vita e che l’occasionale consumo di un dolce al gusto di lampone, anche se senza lampone, non avrebbe mai fatto del male a nessuno”. Ovviamente, Caroline non era d’accordo e insisteva sulla “mostruosità” che questi alimenti venivano rapidamente visti e pubblicizzati dalla popolazione come cibo “normale” diventando la regola piuttosto che l’eccezione. Additivi, coloranti etc erano e sono più economici dei cibi veri e Caroline aveva ben intuito come il junk food (il cibo spazzatura, oggi imperante) stava per invadere le case di tutto il Mondo e stava per far ammalare milioni di persone. “Perché produttori senza scrupoli possono essere autorizzati dallo Stato a ingannare la gente in questo modo?”. “Cambiamo le leggi!”. “Boicottiamo questi veleni!”. Ripeteva ad ogni suo incontro. Carolin Walker sperava tanto di poter continuare a dare il suo contributo affinché tutto ciò cambiasse in meglio ma, purtroppo, non ne ha avuto la possibilità. Morì nel 1988, a soli trentotto anni di un cancro al colon (come altre centinaia di migliaia di persone in questi anni[1]). Come Accum, 160 anni prima, Caroline comprese che l’arma migliore contro l’adulterazione è la conoscenza della chimica, delle leggi e, non da meno, l’amore per gli indifesi e la natura. Una volta, ad un politico che dopo aver assaggiato uno dei cibi spazzatura che lei portava con sé e che le disse: “E’ disgustoso. Io questa robaccia non l’ho mai mangiata” lei rispose, gentilmente: “Lei no. Ma molta gente del suo Paese lo fa”. Questa giovane e coraggiosa ragazza, da vera pioniera, consigliava di evitare gli zuccheri raffinati e di sostituirli con lo zucchero della frutta vera; di evitare grassi idrogenati e di sostituirli con oli di girasole, di oliva o di noci; di evitare bevande analcoliche industriali e di bere invece veri succhi di frutta fatti in casa; di mangiare meno cibi salati ed introdurre più verdure; di mangiare sgombri e sardine invece di carni di allevamento. Nel sito della fondazione che porta il suo nome, è descritta come “una lottatrice impavida ed efficace che credeva appassionatamente nel miglioramento della salute pubblica attraverso il cibo di qualità” e della quale, il suo messaggio può essere cristallizzato in quattro semplici parole “Mangia cibo fresco e integro”. Fresco e integro come il suo spirito.

    [1] https://www.thelancet.com/journals/langas/article/PIIS2468-1253(19)30345-0/fulltext

  • Libero furbo in libero fessaio*

    Nel 1769, in un piccolo paesino in Germania, nasce Friedrich Accum, esperto chimico tedesco sconosciuto ai più. Il suo cognome in origine era Marcus ma poi divenne Accum, quando il padre ebreo si convertì al cristianesimo. Il giovane Friedrich, dopo i suoi studi, inizia a lavorare presso una nota farmacia di Hannover e acquisisce tanta esperienza che, recatosi a Londra nel 1793, viene subito assunto dall’importante farmacia Brande di Arlington Street, la preferita da Re Giorgio III. In città il ragazzo viene notato dal Professor Nicholson, un famoso scrittore e sperimentatore chimico, che gli mette a disposizione un grande laboratorio dove poter nuove esperienze. Pubblica il suo primo lavoro all’età di 29 anni, nel 1798, sulla prestigiosa rivista “Journal of Natural Philosophy, Chemistry and the Arts”.

    Nel 1800 apre un laboratorio tutto suo, in Old Compton Street, dove ben presto acquisisce una considerevole reputazione come consulente chimico, insegnante e conferenziere. La Casa Reale e i più ricchi industriali del tempo iniziano ad interessarsi alle sue conoscenze e ai suoi innovativi esperimenti. Sono anni in cui si investe molto e si iniziano a fare molti profitti grazie alle scoperte di nuove formule o principi della chimica.

    Accum viene così nominato “esperto chimico” della Royal Institution e Professore presso una prestigiosa università londinese. Tuttavia, nonostante le numerose proposte ricevute (per sviluppare nuovi farmaci e nuove tecniche di estrazione o lavorazione mineraria) dai suoi scritti emerge che impiega la maggior parte dei suoi fondi e del suo tempo per affinare varie tecniche di analisi degli alimenti. Di questa esperienza scrive profusamente, e i suoi libri sulla chimica culinaria, sulla fabbricazione della birra e sulla panificazione sono rimasti per molti anni veri punti di riferimento per i chimici di tutto il mondo.

    Nel 1820, a renderlo famoso, è il suo libro sull’adulterazione degli alimenti, da lui stesso intitolato There is death in the pot (C’è la morte nella pentola).

    In questo testo egli smaschera con metodo scientifico, le più gravi e comuni sofisticazioni di pane (sbiancato con solfato di zinco e carbonato di calce, o con gesso, ossa umane o animali macinate, allume), birra (senza orzo e con l’estratto velenoso di un frutto tropicale – il “Cocculus indicus”), vino (senza uva), caffè (con argilla, terracotta, grano o caramello), formaggi (con farine ammuffite o minio), latte, liquori, the, olio d’oliva, panna, dolci, aceto, senape, pepe, sottaceti e altri alimenti tutti prodotti con molte sostanze tossiche. E, a supporto delle sue denunce, nello stesso testo riporta tutte le formule e i metodi utilizzati per smascherarle e un elenco dei farmacisti già condannati per spaccio illegale delle materie prime incriminate e un altro elenco dei produttori già multati per aver adulterato bevande e/o alimenti.

    Il libro ebbe un enorme successo e tutte le copie vengo vendute in pochi giorni (ne furono stampate quattro edizioni in soli due anni). Se da una parte il popolo lo acclama come un benefattore dall’altra parte aveva reso furiosi la quasi totalità dei ricchi produttori e commercianti inglesi dei quali, non solo si era “permesso” di rifiutare le preziose avance ma ne ha denunciato i crimini e minato, per questo, gli ingenti profitti. Ergo, doveva “pagarla”. Ergo, come la storia occidentale ci racconta (non ci insegna, perché non è cambiato nulla da allora) Friedrich Accum divenne oggetto di una violenta campagna mediatica discriminatoria.

    Iniziarono a girare calunnie sul suo corso di studi e pesanti accuse da parte delle prezzolate autorità della Royal Institution di aver sottratto dalla loro biblioteca numerose pagine di alcuni importanti libri.

    Insomma: veniva accusato di essere un impostore e un ladro.

    Nonostante non vi fossero testimoni ed Accum si professasse innocente, fu emesso un mandato di perquisizione della sua abitazione. Vennero (magicamente) trovati fogli provenienti da altri libri della biblioteca (non quelli indicati dall’accusa) e nemmeno stampati (erano pagine bianche) cosa che indusse il magistrato (non ancora corrotto o forse incorruttibile) ad archiviare l’accusa, se non che le autorità della Royal Institution insistettero per far istruire un procedimento, con un altro magistrato, contro di lui.

    Mentre coloro che stimavano Accum e il suo coscienzioso lavoro scientifico lottavano per cercare di far cadere ogni accusa, i suoi nemici continuavano a calunniarlo a mezzo stampa. Amareggiato e fortemente preoccupato per le continue e gravi minacce ricevute (velatamente, da parte dei suoi diretti accusatori e, pubblicamente da parte di alcuni esaltati popolani che lo accusavano di averli imbrogliati – antesignani boccaloni di antesignane fake news?) il povero Accum decise di fare ritorno nella sua Patria natia. Gli andò bene perché molti di quelli che nella storia hanno toccato i fili, non hanno mai potuto fare ritorno a casa.

    A chi non è andata bene è il popolo inglese (e tutta la popolazione mondiale) perché la conseguenza più grave della infamia caduta su Accum fu la perdita di fiducia da parte della gente in ciò che egli aveva scritto e denunciato. I suoi nemici, infatti, continuarono per molti mesi a screditarlo al punto che intorno al 1824 l’allarme sulle adulterazioni di bevande e alimenti era completamente rientrato; senza che alcuna autorità politica o giuridica avesse potuto (se qualcuno ci ha mai provato) contrastare questo sistema e, soprattutto, nonostante le persone continuavano a morire come mosche.

    Pochi anni dopo, è il 1830, uno scrittore anonimo (perché aveva capito l’andazzo e forse teneva anche famiglia) fece diffondere un libricino (perché di certo teneva una coscienza) intitolato “Adulterazione mortale e avvelenamento lento; malattia e morte nella pentola e nella bottiglia”. Nella prefazione l’autore si definiva “nemico della frode e della furfanteria” e dedicò il suo scritto al Duca di Wellington (geniale! Ma inutile) chiedendogli di prendere provvedimenti per proteggere la popolazione dalla dilagante “adulterazione che avvelena il sangue e uccide la vita”.

    Come andò a finire? Copia e Incolla. Non potendo discreditare direttamente il suo autore, la rivista scientifica The Lancet, nata da pochi anni, bollò il testo come una sorta di libretto umoristico ed il suo anonimo autore come un soggetto semi-pazzo. E il popolo? Che nel frattempo continuava ad ammalarsi e a morire precocemente? Impaurito da tanta potente furbizia (e crudeltà) di pochi è rimasto (come purtroppo succede ancora) nel proprio sovraffollato “fessaio”, a cercare giustizia nella macabra (o masochistica) arte della satira. Così, nel 1855, il settimanale popolare Punch, durante i lavori dell’ennesima e inconcludente Commissione d’Inchiesta Parlamentare sulle frodi alimentari, pubblicava un vignetta dove si vede una bambina che entra in negozio e dice “La mamma la prega di darmi un etto di the della migliore qualità per uccidere i topi e un mezzo etto di cioccolata per sterminare gli scarafaggi”.

    Per fortuna ai nostri giorni qualcosa è cambiato!

    Non è più permesso ai bambini di andare da soli a fare la spesa!

    Ma di mangiare cibi adulterati, sì! Vergogna!

    È il 2018. La Rete Europea per le Frodi Alimentari (EU Food Fraud Network) rende pubblica la seguente grande scoperta: “L’aumento e l’attuale diffusione della frode alimentare è causata dalla complessità delle nostre catene di approvvigionamento alimentare globalizzate e dalla motivazione economica a fornire prodotti alimentari sempre più economici”.

    Pazienza, dove non arriveremo noi, arriverà la Natura a mettere le cose al loro posto. Certamente, quando sarà, sarà molto dura per tutti (ultra-medio-poco ricchi compresi). Nel frattempo, non fidiamoci più delle belle parole (o delle tanto belle immagini) e impariamo a leggere le etichette e a pretenderne di sempre più trasparenti e, di conseguenza, a boicottare chi non ci dice nulla di cosa e come lo fa.

    Grazie coraggioso Friedrich! R.I.P.

    E grazie a tutti gli uomini e le donne che continuano a cercare la verità… anche tra gli ingredienti.

    * Libera interpretazione della frase “Il capitalismo? Libera volpe in libero pollaio.” Ernesto Che Guevara (1928-1967)

  • I pm tedeschi indagano su un’ipotesi di maxi frode al fisco dei Paesi Ue

    Le procure di Colonia, Monaco e Francoforte stanno indagando sull’ipotesi di una maxi frode fiscale da 55 miliardi di dollari realizzata in diversi paesi europei nell’arco di 15 anni attraverso un gigantesco meccanismo legato alla compravendita di azioni di società quotate.

    Sarebbero sei le persone finora coinvolte, compresi alcuni ex dipendenti della sede londinese della HypoVereinsbank, che fa capo al gruppo Unicredit. Le indagini degli inquirenti tedeschi coinvolgerebbero le filiali di diversi gruppi finanziari come Santander, Barclays, Goldman Sachs, Bank of America, Macquarie Group, Bnp Paribas, Société Générale, Crédit Agricole e HypoVereinsbank

    Il meccanismo alla base della frode è incentrato sull’acquisto e la successiva vendita di titoli azionari in prossimità dello stacco dei dividendi. Diverse azioni sarebbero state acquistate allo scoperto prima del pagamento dei dividendi per poi essere rivendute dopo lo stacco della cedola, attraverso però dei fondi pensione e dei fondi d’investimento che godono di un credito d’imposta in Germania.

    Secondo quanto scrive il giornale tedesco Zeit Online, le autorità fiscali tedesche avevano perso almeno 31,8 miliardi di euro tra il 2001 e il 2016 a causa del meccanismo messo in atto dalle banche. Nel sospetto giro di evasione fiscale sarebbe stata colpita anche l’Italia, il cui fisco avrebbe perso 4,5 miliardi di euro (per la Francia sarebbe stato di almeno 17 miliardi, per la Danimarca di 1,7 miliardi e per il Belgio di 201 milioni).

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