Rate anche per l’ultimo addio. L’8% degli italiani ha pagato o pagherebbe a rate un funerale, e la dilazione arriva fino alle spese essenziali: il 13% la usa o la userebbe per le cure mediche e dentistiche, l’11% per le utenze di casa (luce, gas, acqua, telefono) e il 6% per la spesa alimentare. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per Udicon (Unione per la difesa dei consumatori).
“In Italia si vive a rate e ormai si muore a rate – commenta Martina Donini, presidente di Udicon -. Otto italiani su cento pagherebbero a rate perfino il funerale di un proprio caro, e uno su dieci farebbe lo stesso con le bollette. Quando la rata entra nelle spese che una famiglia non può rimandare, smette di essere una comodità e diventa il termometro di un disagio. Con l’inverno alle porte e il caro energia, questo segnale merita l’attenzione di tutti”.
Il ricorso alle rate è ormai diffuso. Quasi un italiano su due (45%) ha acquistato a rate negli ultimi 12 mesi, il 21% più volte e il 24% una volta, e un altro 32% lo prenderebbe in considerazione. Tra le spese che gli italiani hanno rateizzato o rateizzerebbero, in testa ci sono auto, moto e altri mezzi di trasporto e, con la stessa quota (39%), elettrodomestici, mobili e arredamento. Seguono le spese per la casa e i lavori di ristrutturazione (26%), i dispositivi tecnologici come computer e smartphone (23%), le spese impreviste o le emergenze (18%) e le vacanze (14%). All’11%, la stessa quota delle bollette, ci sono abbigliamento, accessori, gioielli e beni di lusso, mentre il 5% ricorre o ricorrerebbe alle rate anche per scuola, università e formazione.
Quanto ai motivi, il 30% degli italiani sceglie, o sceglierebbe, le rate perché non può sostenere la spesa in un’unica soluzione e il 24% per non togliere dal conto una somma elevata in una volta sola. Resta comunque ampia l’area di chi non rateizza volentieri: il 34% preferisce sempre pagare tutto subito. Il 7%, al contrario, sceglie le rate anche quando potrebbe saldare in una volta.
Per il 57% degli italiani il “compra ora, paga dopo”, cioè le tre o quattro rate offerte al momento dell’acquisto soprattutto online, è una semplice modalità di pagamento. Solo il 35% lo considera un debito o un finanziamento. Intanto quasi un italiano su quattro (23%) ha avuto difficoltà a pagare una o più rate, e tra chi si è trovato in affanno la metà ha dovuto rinunciare ad altre spese necessarie. Lo rileva un’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per Udicon (Unione per la difesa dei consumatori).
“Il debito ha cambiato nome e oggi si chiama ‘paga dopo’. Per il 57% degli italiani dividere un acquisto in tre rate con un clic non significa indebitarsi, e su questa percezione si regge il successo di questi servizi. Il consumatore ha il diritto di sapere con chiarezza che cosa sta firmando nel momento in cui lo firma. Le nuove regole europee sul credito ai consumatori, che si applicheranno da novembre, vanno in questa direzione e saranno un banco di prova importante”, afferma Martina Donini, presidente di Udicon.
I servizi di pagamento dilazionato sono ormai entrati nelle abitudini. Negli ultimi 12 mesi li ha usati il 39% degli italiani, il 19% più volte e il 20% una volta, il 53% li conosce pur senza averli usati e solo l’8% dichiara di non conoscerli. Per il 40% il tasso zero è una condizione indispensabile per rateizzare, mentre il 4% non sa o non conosce la differenza tra tasso zero e pagamento con interessi.
E le rate si sommano. Quasi un italiano su due ha almeno un pagamento rateale in corso e più di uno su quattro (27%) ne ha due o più contemporaneamente. Le difficoltà a saldarle hanno riguardato una volta il 14% degli italiani e più volte il 9%, quota complessiva che tra chi ha effettivamente acquistato a rate sale a quasi tre su dieci. Quando la rata non torna si innesca un effetto domino: tra chi ha avuto difficoltà, uno su tre ha pagato penali o interessi di mora e quasi uno su cinque ha chiesto soldi a familiari o amici. “Rata chiama rata. Tra chi non riesce a pagare, la metà taglia spese necessarie e uno su dieci apre un nuovo prestito per coprire il vecchio. È l’anticamera del sovraindebitamento, che comincia quasi sempre da una scadenza saltata in silenzio. Quando queste storie arrivano ai nostri sportelli spesso è già tardi, e per questo il momento giusto per intervenire è quello in cui il primo campanello suona”, conclude Donini.