imprenditoria

  • 2019, obiettivi raggiunti: crescita zero e maggiore disoccupazione

    Ormai in Europa, ed in particolare in Italia, l’ideologia politica ha acquisito nell’elaborazione delle strategie economiche la posizione dominante. Al crudo pragmatismo indicato come il limite degli economisti si sostituisce ora una visione onirica ed ideologica  priva di ogni rapporto con la realtà i cui disastrosi effetti si manifestano proprio sulla vita quotidiana. Una visione talmente infantile ma soprattutto incapace di analizzare le ricadute economiche ed occupazionali di qualsiasi ideologia possa determinare nel  sistema economico tanto nazionale quanto europeo.

    Nell’ultima elaborazione del Nafta gli Stati Uniti hanno ottenuto di riportare la soglia delle auto prodotte in Nord America dal 64 al 75%. Una scelta che si traduce in nuova occupazione la quale a sua volta diventa volano della crescita economica stessa. Parallelamente in Italia ed in Europa, al di là dello scandalo dieselgate imputabile al management Volkswagen, la tecnologia diesel oggi rappresenta la forma più economica (in quanto richiede minore importazione di petrolio) e meno inquinante nella mobilità complessiva (*).

    L’ideologia iconoclasta pseudo ambientalista, invece, contrappone una visione di origine, sostanza ed applicazione talebana per la quale la motorizzazione a gasolio rappresenta il male assoluto da abbattere. Al di là della assoluta mancanza di sostegno tecnologico a tale visione, questa inoltre produce dei contraccolpi occupazionali devastanti in quanto solo in Piemonte verranno cancellati 450 posti di lavoro ed altri 620 in Puglia.

    Oltre l’Oceano Atlantico, per proporre un semplice parallelo, gli Stati Uniti riescono ad incrementare l’occupazione rinegoziando i trattati internazionali di libero commercio, mentre l’Europa e l’Italia si attivano per creare nuovi disoccupati ignorando bellamente per esempio come l’auto negli ultimi vent’anni abbia ridotto del 95% le proprie capacità di emissione.

    Contemporaneamente vengono omessi per colpevole complicità dati come quelli  delle 203 navi da crociera che inquinano come i 260 milioni di auto europee (**).

    La recita ambientalista  che viene proposta nei teatri della politica italiana ed europea nasce solo dalla volontà di una classe politica che cerca la propria ed ulteriore visibilità ben oltre le proprie competenze.  Basti pensare all’impatto devastante per l’economia italiana della tassa sulla plastica (solo in Veneto 30.000 secondo uno studio delle regione). Un’imposta nella sua autorità finalizzata a colpire la produzione e non il consumo. Il Governo Conte 1 aumenta la tassa sulla plastica da 187 centesimi/kg a 208 mentre nell’ultima finanziaria questo contributo passerà a 45/kg, una tassa che colpisce l’eccellenza industriale italiana e fornisce una svalutazione competitiva per tutti i concorrenti che producono all’estero la plastica necessaria per la quale ovviamente rimarranno invariati i consumi. Mai l’ambientalismo di casa nostra era riuscito a produrre risultati così devastanti per l’occupazione come per  il futuro della crescita economica italiana.

    Analoghi quanto nefasti gli effetti della sugar tax, altra interpretazione di uno Stato che vorrebbe diventare etico. Il tutto ovviamente accompagnato  da una esplosione del debito pubblico (1439 miliardi) che finanzia il reddito di cittadinanza e quota cento.

    Questa continua modifica del quadro fiscale complessivo non fa altro che disincentivare gli investimenti esteri:  tanto è vero che l’Italia risulta ultima in Europa come attrattività verso investitori esteri.

    Nel frattempo da quando periste la nostra crisi economica (venendo meno la domanda estera che si coniugava perfettamente con la capacità di esportazione delle nostre imprese ) ecco spariti  termini come gig, sharing & app Economy che avevano intasato tutte le cronache dei cosiddetti economisti alla page come volano di sviluppo per la nostra economia.

    In soli dodici mesi dalle risibili previsioni di crescita con un +2% del governo Conte 1 (legato soprattutto all’impatto nel secondo semestre del reddito cittadinanza) come affermavano i ministri economici e Savona siamo miseramente approdati ad uno +0,2 % (esattamente la metà del tasso di crescita dell’inflazione) ma con oltre 151 crisi aziendali che cercano una soluzione.

    In un simile contesto la salvaguardia delle priorità, supremazie e tecnologiche anche nell’ambito automotive dovrebbe rappresentare una  primaria strategia di un qualsiasi governo, anche di questo, privo peraltro di ogni competenza specifica. Invece la furia ideologica talebana espressione dell’ignoranza della compagine governativa intende annullare anche questo vantaggio tecnologico di matrice per altro italiana.

    Nessuno intende divinizzare il pragmatismo economico scollegato dal contesto sociale ma quando l’ideologia viene a costare la soppressione di posti di lavoro è inevitabile un giudizio negativo.

    In altre parole, in un contesto di declino culturale la politica risulta espressione delle peggiori mediocrità e si “evolve”  da costo ammortizzabile per il sistema economico italiano a responsabile del declino al quale il nostro Paese non riesce da oltre un decennio ad individuare una strategia al fine di invertire questo nefasto trend.

    (*) https://www.ilsole24ore.com/art/una-tesla-model-3-emette-piu-co2-una-mercedes-turbodiesel-c220d-ACwk9i4

    (**) http://www.rinnovabili.it/ambiente/navi-da-crociera-inquinamento-ue/

     

  • Amare Milano come Ernesto Pellegrini

    Un ragazzo di cascina. Così ama definirsi Ernesto Pellegrini, imprenditore milanese il cui nome, per i tifosi e non solo, è legato allo scudetto dei record dell’Inter, quello del 1989. Già, perché malgrado i successi professionali e le luci della ribalta, Pellegrini è rimasto sempre una persona semplice, che non dimentica, anzi, ricorda e ama raccontare quella sua infanzia e adolescenza trascorse nella cascina di famiglia, nella campagna milanese in cui lavorava la terra e vendeva i suoi frutti. A  quella storia e a tutto quello che ne è conseguito Ernesto Pellegrini ha dedicato un libro di memorie Una vita, un’impresa in cui racconta come, partendo dal basso, con poco o niente, come capitava a tanti giovani volenterosi negli anni della ricostruzione postbellica, è riuscito, scommessa dopo scommessa, idea dopo idea, a creare la sua impresa che oggi rifornisce cibo a ospedali, scuole, uffici di Milano e della Lombardia. E poi gli anni da Presidente dell’Inter, anche lì arrivatoci per una casualità dal nome Gianni Agnelli che bussò qualche anno prima alla sua porta perché l’Avvocato, avendo notato lo straordinario fiuto che il giovane imprenditore aveva per gli affari, gli propose di acquistare l’albergo di Villar Perosa dove soggiornava la Juventus…Da lì partì una nuova avventura che rimane ancora oggi, a distanza di più di trent’anni, nel cuore di tanti italiani. La voglia di crescere è andata di pari passo con la voglia di fare del bene a chi non ha avuto tanta fortuna nella sua vita. Nasce così la ‘Fondazione Ruben’, in ricordo di un amico che non ce l’ha fatta ad avere un avvenire migliore, che distribuisce ogni giorni pranzi gratuiti per i più bisognosi. Una bella storia presentata a Milano presso la Scuola Militare Teuliè, altra eccellenza milanese alla quale, per l’occasione, è stato conferito il ‘Premio Grandi Guglie della Grande Milano’ dal Presidente del Centro Studi Grande Milano, Daniela Mainini.

  • In Italia sempre più giovani imprenditori

    Nelle settimane in cui si fa un gran parlare del Reddito di Cittadinanza e di disoccupazione giovanile, c’è un dato che fa tirare un sospiro di sollievo: le nuove generazioni in Italia sono una realtà da primato nell’inventarsi il lavoro con 560mila imprese condotte da under 35.

    Questi dati collocano il Belpaese ai vertici dell’Unione Europea in termini di numero di giovani imprenditori. È quanto emerge dallo studio su “I giovani italiani che creano lavoro” presentato in occasione dell’Assemblea Giovani Impresa della Coldiretti. Un vero e proprio esercito di giovani italiani che conta l’apertura di circa 300 imprese al giorno nel 2018. Il risultato è che in Italia quasi un’impresa su dieci è condotta da giovani (9%), ma la percentuale sale al 30% tra quelle di nuova apertura nei primi nove mesi del 2018 secondo le elaborazioni su dati Unioncamere.

    La presenza di giovani si estende a tutti i settori produttivi, dall’agricoltura all’artigianato, dall’industria al commercio fino ai servizi, ma quelle più gettonate sono, nell’ordine, il commercio al dettaglio, le attività di ristorazione e le coltivazioni agricole e l’allevamento.

    In Italia i giovani di età compresa tra i 25 ed i 34 anni che hanno un lavoro autonomo sono il 90% in più della Spagna, il 60% in più della Germania, il 53% in più della Francia e in generale sono pari ad un quarto del totale dell’area Euro, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Eurostat dalle quali emerge che i giovani italiani sono tra i più intraprendenti dell’Unione Europea.

    Un dato che solo apparentemente stride con le ultime statistiche secondo le quali in Italia è pari al 66,4% la percentuale di giovani (18-34 anni) che vivono ancora con i genitori nel 2017 rispetto alla media europea del 50%.

    In realtà questo legame si evidenzia anche nell’elevato numero di imprese familiari la cui presenza varia da quasi il 60% nel mercato azionario italiano a circa il 90% in settori come l’agricoltura.

    Una specificità tutt’altro che negativa perché ha permesso il radicamento territoriale di molte attività imprenditoriali che altrimenti avrebbero rischiato la delocalizzazione.

    La famiglia in Italia è un punto di riferimento perché al suo interno ha le risorse per sopportare meglio la crisi dal punto di vista economico, ma è anche in molti casi una palestra per consentire ai giovani di esprimere la propria creatività e intraprendenza. Questo però nasconde un problema di base molto ampio del nostro Paese. L’Italia presenta uno dei maggiori squilibri demografici al mondo nel rapporto tra generazioni più mature e quelle più giovani, ovvero tra i boomers e i millennials. Più nel dettaglio, gli attuali trentenni sono ben un terzo in meno rispetto agli attuali cinquantenni.

    La capacità di continuare a crescere e rendere sostenibile il sistema sociale dipenderà quindi dai giovani imprenditori. Purtroppo l’Italia è uno dei paesi avanzati che, nell’entrata nel nuovo secolo, si sono rivelati meno in grado di dotare le nuove generazioni di strumenti efficaci per essere attive e vincenti nei processi di trasformazione e sviluppo. Spingere la domanda di qualità è oggi necessario soprattutto cambiare strategia, non costringendo i giovani ad adattarsi al ribasso a quello che l’Italia oggi offre, come fatto tristemente sinora, ma consentendo all’Italia di crescere al meglio sfruttando quanto le nuove generazioni possono dare.

    C’è, in Italia, rispetto alle altre economie avanzate, una bassa domanda di qualità. Questo è dovuto in parte ad un sistema che considera i giovani manodopera da pagare poco anziché leva su cui investire per aumentare competitività e crescita delle aziende.

    Va quindi ribaltata, prima di tutto, la prospettiva di lettura della relazione tra nuove generazioni e crescita del Paese. Non sono tanto i giovani che hanno bisogno di lavoro, ma il lavoro che ha bisogno dei giovani per diventare vero motore di sviluppo e competitività.

  • Grazie alle storie di startup e auto-imprenditorialità dei suoi alunni un docente italiano cattura l’attenzione internazionale agli ‘Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards’

    Giovedì 20 e venerdì 21 settembre si è svolta ad Aveiro, in Portogallo, la fase conclusiva degli “Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards”, il premio internazionale per l’eccellenza didattica in termini di innovazione e imprenditorialità. Fra i dodici finalisti, anche Daniele Manni, unico italiano e unico docente non universitario. Manni insegna infatti informatica da circa 30 anni presso l’Istituto “Galilei-Costa” di Lecce che, pur non avendo vinto gli Awards ha portato a casa un risultato di tutto rispetto:  gli è stato conferito una menzione speciale con Attestato di Merito per l’impegno profuso nel guidare i propri studenti nell’ideazione e conduzione di piccole startup innovative, con particolare riferimento alla startup “Mabasta”, l’impresa sociale ideata dai suoi ragazzi nel 2016 che lotta dal basso contro bullismo e cyberbullismo e che è divenuta in pochissimo tempo un punto di riferimento per le scuole italiane.

    Daniele Manni inoltre è risultato vincitore in ex aequo con l’irlandese Paul Flynn, nella competizione parallela che vedeva in gara 22 poster di altrettanti relatori provenienti da tutto il mondo presso la 13a edizione della “ECIE – European Conference on Innovation and Entrepreneurship”. Il poster italiano ha meritato il 1° posto per l’originalità dei contenuti e per la semplicità e chiarezza espositiva.

    Anziché raccontare, come era previsto dal programma, i miei ultimi 15 anni di esperienza a scuola nell’insegnamento e guida nella creazione di micro imprese, ho preferito presentare alcune delle storie di startup dei nostri studenti, con l’inserimento di brevi video in cui i ragazzi stessi raccontano le loro idee d’impresa. Ho visto la commissione interessata e divertita, quasi quanto si sono divertiti i ragazzi a realizzarli, in inglese”, ha commentato Manni. “Gli studenti della 4A hanno parlato del loro movimento Mabasta, Daniele Chirico ha illustrato l’idea di promozione territoriale con l’hashtag #InBeautyWeTrust, Michael Candido ha introdotto la geniale modalità di vendita dell’olio extravergine Nectarea e, infine, Giulio Raganato e Francesco Tortorelli (appena 14enni) hanno scherzosamente raccontato della loro nuova startup “xCorsi”. In definitiva – continua il prof. Manni –  ho sottoposto alla commissione una domanda iniziale, ossia se valesse la pena insegnare imprenditorialità a studenti di età inferiore a quella ‘normale’ (in tutto il mondo è pratica comune per universitari e neo laureati) e, attraverso esempi e casi reali, giungere poi ad una decisa e motivata risposta affermativa, sia relativamente a studenti col business nel Dna che, soprattutto, a tutti gli altri (che rappresentano la stragrande maggioranza), in quanto escono dal percorso formativo con più fiducia in sé e nelle proprie capacità, più resilienti e con un più spiccato ottimismo nel futuro”.

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