italiani

  • Per i propri soldi gli italiani preferiscono il materasso piuttosto che il mercato

    Più della metà degli intervistati (56 per cento) risparmia, con una propensione media dell’11,9 per cento del reddito. Il risparmio è ritenuto indispensabile dal 28 per cento degli intervistati, ai massimi della serie storica. Tra le motivazioni dichiarate prevale la prevenzione (40 per cento) ma cresce, pur con piccoli numeri, anche il risparmio destinato a investire (sei per cento). Il ratio di avversione al rischio raggiunge nel 2026 il record di 33,6 (era 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017). I più restii sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (84), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione. È quanto emerge dall’indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026 presentata da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi. Alla presentazione hanno preso parte Gian Maria Gros-Pietro (Presidente di Intesa Sanpaolo), Gregorio De Felice (Chief Economist della Banca), Giuseppe Russo e Stefano Firpo (rispettivamente, Direttore e membro del Comitato Direttivo del Centro Einaudi). La ricerca, condotta su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente, analizza le dinamiche degli investimenti finanziari delle famiglie italiane e ne mette in luce i comportamenti e le opinioni. L’edizione 2026 è accompagnata da un focus che indaga sulla relazione tra investitori e tecnologia, realizzato attraverso un sovracampionamento di 300 individui.

    Nonostante la volatilità, nel 2026 gli intervistati che dichiarano di aver acquistato obbligazioni, azioni e fondi negli ultimi 12 mesi superano i venditori; il risparmio gestito registra la soddisfazione più alta tra le asset class. La casa rimane il fulcro della ricchezza familiare: pesa due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320 mila euro. Il 79 per cento degli intervistati vive in abitazioni di proprietà. La previdenza complementare resta ferma al 22 per cento del campione; l’assicurazione è la “gamba più corta” della protezione familiare, con coperture sanitarie al 16,9 e long-term care al 13,9 per cento.

    Il Focus che accompagna l’Indagine 2026, centrato sulla relazione tra i risparmiatori e la tecnologia, fa emergere un quadro polarizzato: se il 28,2 per cento degli intervistati non utilizza internet, un altro 27,9 per cento l’impiega in modo pienamente integrato in tutte le attività. A separare i due gruppi sono soprattutto età, istruzione e reddito. La fiducia negli strumenti digitali è il vero spartiacque: circa un terzo degli intervistati non si fida affatto e uno solo dichiara di fidarsi “molto”. La preoccupazione dominante è la sicurezza: il rischio di truffe e la protezione dei dati sono citati dal 76,5 per cento. La visione generale è quella di un sistema ancora ibrido, in cui strumenti innovativi e relazioni incardinate nella banca tradizionale coesisteranno a lungo. L’adozione del digitale è selettiva: lo si sceglie come supporto operativo, ma per le decisioni rilevanti conta ancora la supervisione umana.

  • Italia repubblica fondata sulle ferie, anche se brevi e al risparmio

    Gli italiani non rinunciano alle vacanze, ma cambiano profondamente il modo di viaggiare per contenere i costi. È quanto emerge dalla nuova indagine realizzata da Udicon in collaborazione con l’Istituto Piepoli: il 68% prevede almeno una vacanza nei prossimi mesi, con una netta prevalenza delle mete italiane, scelte dal 59% degli intervistati. Tra chi andrà all’estero domina l’Europa, preferita dal 24%. A cambiare non è la volontà di partire, ma la struttura stessa delle ferie. Il 70% dichiara che andare in vacanza oggi costa più di qualche anno fa. Si accorciano anche le ferie: il 31% afferma che le proprie vacanze durano meno rispetto al passato, contro il 21% che le ha allungate. La ragione è quasi sempre economica: tra chi ha ridotto i giorni, il 45% indica la minore disponibilità economica familiare, il 21% l’aumento dei costi di viaggio e il 13% i rincari degli alloggi. Sul fronte della spesa complessiva, due terzi degli italiani (66%) dichiarano che l’aumento del costo della vita influisce direttamente sulle decisioni di vacanza. La voce che pesa di più nell’organizzazione delle ferie resta l’alloggio, indicato dal 39%, davanti a trasporto (18%), ristorazione e carburante (entrambi al 13%). Per contenere i costi, il 31% sceglie alloggi meno costosi, il 27% opta per mete più vicine, il 23% taglia su ristoranti e attività, il 19% viaggia in bassa stagione e il 18% riduce i giorni di permanenza. Se dovessero scegliere, il 29% preferirebbe una vacanza più breve mantenendo lo stesso livello di comfort, il 28% una più lunga riducendo comfort e spesa.

    Il contesto internazionale pesa sempre di più sulle scelte di viaggio degli italiani. Secondo la rilevazione, il 62% afferma che guerre, instabilità internazionale e aumento del prezzo del carburante influenzano le proprie decisioni di vacanza. L’effetto è già misurabile nelle prenotazioni: il 12% dichiara di aver cancellato viaggi programmati per questa estate a causa del contesto internazionale, pari a circa 6,1 milioni di italiani. Parallelamente, l’indagine registra un significativo ridimensionamento del trasporto aereo: il 54% afferma che probabilmente o certamente non utilizzerà l’aereo per le vacanze estive, contro il 34% che prevede di farlo. Tra chi rinuncerà al volo, la maggioranza relativa (51%) si sposterà in automobile, mentre il 18% sceglierà il treno. I motivi del no all’aereo sono molteplici. Al primo posto l’aumento dei prezzi dei voli, citato dal 31%; seguono la preoccupazione per guerre e instabilità internazionale (16%) e la paura di cancellazioni o ritardi (15%). Sul fronte dei disservizi già subiti, l’11% dichiara di aver subito cancellazioni di voli legate al contesto internazionale o alla carenza di carburante: una quota che corrisponde a circa 5,5 milioni di italiani.

    “Gli italiani vogliono ancora partire, ma il caro vita sta ridisegnando le vacanze dall’interno: si accorciano le ferie, si scelgono mete più vicine, si taglia su ristoranti, comfort e giorni di permanenza. Il segnale più preoccupante è che il motivo principale della riduzione non è una scelta, ma una necessità: quasi la metà di chi ha ridotto le vacanze lo fa per minore disponibilità economica familiare. Il caro vita non incide più soltanto sui consumi quotidiani, ma anche sul tempo libero e sulla qualità della vita delle persone”. Lo afferma Martina Donini, presidente nazionale di Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori), commentando i risultati della rilevazione realizzata con l’Istituto Piepoli. “Preoccupa anche il peso crescente della situazione internazionale. Sei milioni di italiani hanno già cancellato vacanze a causa di guerre e instabilità, mentre oltre cinque milioni dichiarano di aver subito cancellazioni di voli legate al contesto internazionale o alla carenza di carburante. E più della metà degli italiani ha deciso di rinunciare all’aereo: non per scelta, ma per i costi insostenibili dei biglietti, per la paura dei disservizi, per l’incertezza geopolitica. Questi numeri ci dicono che il turismo italiano sta cambiando struttura, non per moda ma per necessità”, aggiunge Donini. “Come associazione – conclude la presidente di Udicon – chiediamo maggiore trasparenza sui prezzi dei voli e degli alloggi, più tutele per i passeggeri colpiti da cancellazioni e una politica concreta sull’accessibilità delle vacanze. Viaggiare non può diventare un privilegio riservato a chi riesce a sostenere rincari sempre più elevati”.

  • L’Ocse esprime fiducia con riserva sulla crescita economica del Belpaese

    La crescita economica dell’Italia si è dimostrata resiliente agli shock degli ultimi anni, ma si intensificano le sfide di breve e lungo termine per le prospettive di crescita. È quanto afferma l’Ocse nel suo ultimo studio economico dedicato all’Italia. “Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e il Piano strutturale di bilancio di medio termine (Psbmt) stanno guidando notevoli riforme strutturali e investimenti pubblici e delineando un percorso per il risanamento fiscale”, afferma l’organizzazione internazionale basata a Parigi. “In prospettiva, l’Italia dovrà mantenere tale slancio riformatore per aumentare i tassi di crescita e, al contempo, ridurre il debito pubblico”, aggiunge poi l’Ocse. “L’Italia si è impegnata a realizzare un costante consolidamento dei conti pubblici nel medio periodo al fine di ridurre il rapporto tra debito e Pil”, si legge nel rapporto. Secondo l’Ocse, “in un contesto di crescenti pressioni sulla spesa, per conseguire tale obiettivo occorrerà continuare a migliorare l’integrità e l’efficienza del settore pubblico, ridurre la spesa pensionistica, potenziare l’adempimento fiscale e rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita”.

    La crescita del Pil italiano sarà dello 0,4 per cento nel 2026 e dello 0,6 per cento nel 2027. “Le proiezioni indicano che la crescita continuerà a rimanere moderata”, afferma l’organizzazione internazionale. L’inflazione quest’anno sarà del 2,4 per cento per poi passare all’1,8 per cento il prossimo anno, secondo l’Ocse. Il debito pubblico, invece si attesterà al 137,5 per cento del Pil nel 2026, per poi scendere leggermente al 137,4 per cento nel 2027, in base al rapporto.

    Il disavanzo di bilancio dell’Italia è stato ridotto in linea con il Piano strutturale di bilancio di medio termine (Psbmt) e con gli impegni assunti nei confronti dell’Unione europea, ma il rapporto debito pubblico-Pil è in aumento. “Le pressioni sulla spesa pubblica derivanti dall’invecchiamento demografico, dalla transizione climatica e dalla difesa aumenteranno, mentre il fabbisogno di investimenti rimarrà significativo” afferma l’organizzazione. L’Ocse raccomanda di “attuare il costante consolidamento fiscale definito nel Psbmt per ridurre il rapporto debito-Pil” e di “perseguire una strategia di lungo termine per gestire la finanza pubblica” contenendo e compensando “le nuove pressioni sulla spesa, riducendo i costi delle pensioni, potenziando l’efficacia e l’integrità delle istituzioni pubbliche, nonché riformando il sistema fiscale”.

    Nel 2025 la crescita economica dell’Italia “è stata moderata, poiché le restrizioni al commercio mondiale e l’incertezza della domanda estera hanno inciso sull’attività economica”. La crescita del Pil italiano si è attestata allo 0,8 per cento nel 2024, per poi calare allo 0,5 per cento nel 2025. “Dopo la flessione registrata nel 2024 a seguito del calo dei prezzi dell’energia, l’inflazione sta riprendendo slancio e continuerà ad aumentare ulteriormente a causa delle interruzioni nell’approvvigionamento energetico a livello mondiale, rallentando la ripresa dalla precedente perdita di potere d’acquisto dei redditi reali”, spiega l’organizzazione internazionale basata a Parigi. Secondo l’Ocse, la crescita dovrebbe rallentare, “in quanto la nuova impennata dei prezzi dell’energia a livello mondiale pesa sulla domanda ed è risentita dai redditi reali”. In seguito, si registrerà una lieve ripresa grazie al sostegno delle esportazioni, dei consumi delle famiglie e degli investimenti privati favoriti dalla stabilizzazione dello scenario internazionale”, aggiunge poi l’Ocse. Nel 2025 il valore complessivo delle esportazioni di merci è aumentato, collocando l’Italia al quarto posto nella classifica mondiale dei Paesi esportatori. All’inizio del 2025, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti equivalevano al 3,1 per cento del Pil e al 10,4 per cento delle esportazioni totali.

    Con l’invecchiamento della popolazione, per l’Italia si prospetta una carenza di lavoratori. “I bassi salari e il dualismo del mercato del lavoro spingono molti giovani a rimanere fuori dal mondo del lavoro e dai percorsi di formazione o a emigrare”, afferma l’Ocse. Il sostegno alla transizione dalla scuola al lavoro, l’aumento dei rendimenti occupazionali e salariali dell’istruzione terziaria e la revisione della regolamentazione del mercato del lavoro potrebbero migliorare le prospettive dei giovani italiani”, sottolinea poi l’organizzazione internazionale. “Malgrado i notevoli progressi e gli importanti interventi strategici, la percentuale di giovani che non seguono corsi di formazione né svolgono un’attività lavorativa rimane tra le più elevate dei Paesi dell’Ocse”, si legge nel rapporto.

    In Italia la “percentuale di donne nella forza lavoro rimane ancora inferiore rispetto alla maggior parte degli altri Paesi dell’Ocse, malgrado gli sforzi volti ad aumentare il ricorso al congedo parentale e l’assunzione di responsabilità di cura da parte dei padri”. Solo il 55 per cento circa delle donne italiane con figli lavora, e nelle regioni meridionali la percentuale scende al 35,3 per cento. Anche 15 anni dopo il parto, le madri lavoratrici guadagnano in media il 40 per cento in meno rispetto alle altre donne e lavorano per un numero inferiore di ore. In questa prospettiva, l’Ocse raccomanda di “ampliare il congedo parentale riservato ai padri e potenziare gli incentivi per favorirne l’utilizzo”.

    In Italia, si legge, le “barriere normative rimangono elevate nei settori dei servizi, tra cui alcune professioni, pesando sulla concorrenza”. L’organizzazione raccomanda di “allentare le barriere normative all’ingresso e al consolidamento nel settore del commercio al dettaglio e nei servizi professionali in cui queste sono elevate”.

  • Il 2025 sarà un anno pieno di ponti vacanzieri

    Dopo un anno “avaro” di ponti, ecco che arriva un generoso 2025 che ne ha ben 4 in più rispetto a quest’anno. Ottimizzando al massimo, infatti, con appena 9 giorni di ferie è possibile ritagliarsi più di un mese di vacanza, contando anche il sabato e la domenica. Insomma tante occasioni “ghiotte” da cogliere per i vacanzieri italiani ma anche opportunità in grado di tonificare il turismo interno, congiuntura economica e disponibilità finanziarie permettendo.

    Prova a fare dei calcoli su questo un’indagine di Cna Turismo e Commercio che l’agenzia Ansa ha pubblicato in anteprima: i “ponti” aggiuntivi rispetto al 2024 fanno perno sull’Epifania, che cade il 6 gennaio; sulla festa del lavoro del 1 maggio; sulla festa della Repubblica del 2 giugno; sull’Immacolata, che ricorre l’8 dicembre.

    Nel complesso questo mese di feste aggiuntivo spingerà oltre 12 milioni di vacanzieri italiani a pernottare fuori casa, con un media fra tre e quattro notti pro capite nei “ponti” lungo l’intero arco dell’anno per 45 milioni di pernottamenti complessivi. Il giro d’affari totale è quantificato in 9 miliardi di euro derivati da sistemazioni alberghiere e mangiare e bere principalmente, ma anche da spese per trasporti, attività esperienziali, iniziative culturali.

    Nello specifico l’anno che sta per iniziare inizia subito con un weekend lungo: l’Epifania cade di lunedì e consente di chiudere le vacanze natalizie sulla neve o in giro per l’Italia a cercare gli appuntamenti più divertenti per festeggiare la Befana. Carnevale, quest’anno dal 16 febbraio al 5 marzo, è come sempre l’occasione per organizzare settimane bianche o escursioni, nelle città d’arte o dove organizzano le sfilate carnevalesche più belle; le scuole chiudono dal 3 al 5 marzo, consentendo alle famiglie di fare una minivacanza da sabato a mercoledì, oppure con un paio di giorni di ferie in più anche un’intera settimana. Nel 2025 Pasqua e Pasquetta cadono di domenica 20 e lunedì 21 aprile: l’ideale per tre giorni di vacanza in montagna, nelle città d’arte o per la tradizionale escursione fuori porta. Ma la vicinanza del 25 aprile, che quest’anno cade di venerdì, regala un ponte perfetto per partire, unendo le festività di Pasqua alla festa della Liberazione: con appena 3 giorni di ferie si parte per 9 giorni all’estero, in crociera o in bici sulle ciclabili più spettacolari d’Italia.

    La festa dei lavoratori, il 1 maggio, è di giovedì: con un solo giorno di ferie è possibile fare una vacanza di quattro giorni e, anche in questo caso, le possibilità sono tantissime: dalle città d’arte alle terme, in una capitale europea o tra i borghi più belli d’Italia da scoprire lentamente. Il 2 giugno, festa della Repubblica, è un lunedì: un weekend lungo è l’ideale per un primo bagno di sole. Per progettare una vera vacanza però bisogna aspettare l’estate: Ferragosto cade di venerdì, regalando a chi lavora la possibilità di organizzare una fuga estiva di 3 giorni, senza prendere ferie. La festività successiva è Ognissanti: nel 2025 il primo novembre è un sabato, quindi non è da considerare un’occasione di evasione.

    L’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, cade di lunedì, quindi poco utile per chi vuole fare un viaggio prenatalizio, ma ideale per tre giorni in montagna o tra i mercatini. Il Natale 2025 regala l’ultima vacanza dell’anno con interessanti opzioni: il 25 e il 26 dicembre sono, rispettivamente, un giovedì e un venerdì, quindi senza prendere ferie si possono fare 4 giorni di vacanza; ma con 2 giorni in più, si arriva a una vacanza di 8 giorni fino al primo gennaio, che cade di giovedì. Oppure ancora, con 3 giorni di ferie, la vacanza è molto più lunga, dal 24 dicembre al 6 gennaio, giorno dell’Epifania che cade di martedì. In totale sono 13 giorni di vacanza.

  • In attesa di Giustizia: il buon selvaggio

    Bravi, davvero bravi gli investigatori, sono Carabinieri, e bravo il P.M. che ha coordinato le indagini sull’omicidio di Sharon Verzeni: non era di facile soluzione come non lo è nessun delitto che – almeno all’apparenza – non ha un movente che può far risalire al possibile autore restringendo la rosa dei sospetti: e questo non ne aveva nessuno come si è accertato in seguito.

    Un lavoro certosino che è andato avanti settimane, per esclusione, scandagliando nella vita privata della vittima, ascoltando le persone a lei vicine, analizzando il contenuto del suo computer e del telefono cellulare, guardando ore di filmati delle telecamere di sorveglianza fino a portare l’attenzione su un misterioso ciclista notturno che avrebbe potuto essere un testimone e, invece, sembra proprio essere il responsabile di un fatto di sangue assolutamente gratuito, avendolo confessato, ed avendo alle spalle un passato di comportamenti anomali, aggressivi, ed un abuso di stupefacenti.

    Ha sortito effetto un richiamo alla cittadinanza affinchè qualcuno si facesse avanti per contribuire alla identificazione di quell’uomo che – comunque – dalle immagini ed in contestualità temporale era in prossimità del luogo del delitto e avrebbe potuto vedere qualcosa e invece…

    L’indagine è tutt’altro che finita: ci sono ancora zone d’ombra ma la macchina della giustizia sembra funzionare e bisognerà attendere il processo per averle completamente rischiarate ma, nel frattempo, serpeggia già nell’opinione pubblica un anelito di punizione corrispondente alla gravità del reato ed il Ministro Salvini si è subitaneamente messo alla testa delle brigate giustizialiste invocando una pena esemplare e senza sconti.

    Così non va per niente bene: la pena non deve mai essere esemplare, perché ciò implica che la amministrazione della giustizia serva a dare esempi svolgendo funzione di deterrenza,  ma giusta e quanto agli sconti è opportuno ricordare che non è più possibile ricorrere al il giudizio abbreviato, che prevedeva – e neppure sempre – la sostituzione dell’ergastolo (ipotizzabile in questo caso con le aggravanti che sono state contestate) con la pena a trent’anni di reclusione; caso mai, e non è invece da escludere a priori, l’imputato risultasse affetto da vizi di mente le conseguenze non sono certo quelle di un sistema troppo incline alla clemenza.

    Di esemplare, come si è voluto ricordare all’inizio, vi sono stati – viceversa – l’impegno e l’intuito degli inquirenti per i quali non vi è stata una sola parola di apprezzamento che da un rappresentante delle Istituzioni sarebbe stata la scelta migliore e l’unica da favorire mentre, secondo costume, non sono mancati i riferimenti alla origine etnica dell’indagato dimenticando due cose per nulla banali: che è nato e cresciuto in Italia con tutte le opportunità date da una famiglia già normoinserita, né più né meno come il giovane che ha contribuito ad individuarlo in maniera decisiva con la sua testimonianza e non ritiene neppure di dover essere ringraziato perché ha fatto solo il suo dovere civico.

    Probabilmente l’“Emile ou de l’education” di Rousseau non è posato sul comodino di Matteo Salvini e vi è quindi da dubitare che ne conosca la teoria del buon selvaggio secondo la quale nessun uomo nasce malvagio e che la natura – quindi l’origine – non insegna mai il male: quegli insegnamenti derivano, se mai, dal contesto, dalla società e dal modello di civilizzazione in cui si cresce e se due giovani, due “italiani” di seconda generazione sono uno l’antipodo dell’altro non è certo l’etnia su cui si misurano le sentenze. Nemmeno quelle della voce popolare.

  • Il 92% degli italiani non rinuncia alle ferie, ma fa vacanze più corte

    Secondo l’Osservatorio Findomestic rispetto allo scorso anno sono diminuiti (dal 12% all’8%) gli italiani che rinunciano a fare le vacanze. Si parte soprattutto con i familiari per cercare relax e benessere più che cultura. La spesa media prevista è di quasi 1.800 euro a famiglia, il 15% in più rispetto al 2023. I rincari maggiori percepiti per bar, ristoranti e alberghi.

    Il 92% degli italiani ha già programmato le vacanze (62%), o pensa comunque di farle (30%), ma per meno tempo rispetto alla scorsa estate. Secondo il focus dedicato al turismo dell’Osservatorio Findomestic (Gruppo Bnp Paribas), il 41% degli intervistati partirà per una settimana (era il 51% nel 2023), mentre il 27% solo per qualche weekend (9 punti percentuali in più rispetto all’ultima estate). Rimane stabile al 30% la percentuale di chi andrà in vacanza per due settimane e anche oltre. Solo l’8% degli italiani (era il 12% nel 2023) non farà, invece, alcun giorno di vacanza, soprattutto (per 1 famiglia su 2) a causa di una diminuzione del proprio reddito.

    “Gli italiani – commenta Claudio Bardazzi, Responsabile Osservatorio Findomestic – non vogliono rinunciare a godersi qualche giorno di riposo nonostante il momento incerto dal punto di vista economico: partiranno soprattutto per l’Italia (80%) e per il mare che resta la meta prediletta (72%), seguita dalle città d’arte (24%) e dalla montagna (18%). Si andrà in compagnia della propria famiglia (82%) più che tra amici (15%), si cercherà più benessere e relax (61%) che cultura o divertimento (24%)”.

    Gli italiani che pensano di partire per le ferie prevedono una spesa media intorno ai 1.785euro, in aumento del 15% rispetto ai 1.560 euro del 2023. Le famiglie con 4 o più persone riescono a contenere maggiormente l’aumento dei costi: prevedono un budget medio di 1.923 euro, 73 in più (+4%) rispetto ai 1.850 euro dello scorso anno. Nel complesso, quasi 7 famiglie su 10 (68%) pensano di spendere fino a 2.000 euro, il 15% tra 2.000 e 3.000 e soltanto il 7% oltre i 3.000 euro. “Il 68% dei vacanzieri di questa estate – continua Bardazzi – nota un aumento dei prezzi superiore a quello che si osserva in altri settori e i rincari più evidenti sono percepiti nei ristoranti e bar (65%), alberghi (58%), trasporti aerei e spiagge (41%)”. “Per contrastare la crescita dei prezzi e il calo del potere d’acquisto chi parte si propone di fare ferie “intelligenti”: il 72% cercherà di spendere il meno possibile, il 69% eviterà le mete più ambite e il 65% ha prenotato con largo anticipo per risparmiare, evitando nel 59% dei casi i periodi più centrali”.

    L’albergo è la struttura prescelta dal 34% degli intervistati (3 punti percentuali in più rispetto al 2023), ma anche le case in affitto e i residence risultano una soluzione molto gradita (30%, in linea con l’anno scorso). Al terzo posto troviamo i bed&breakfast con il 22% delle preferenze. “La necessità di cercare relax e benessere – ha aggiunto Bardazzi – emerge anche dalla scelta della destinazione: oltre 3 persone 10 per evitare complicazioni o brutte sorprese andranno in posti dove sono già stati o vanno di solito e il 25% sceglie nuove destinazioni solo affidandosi ai consigli degli amici”.

  • Catturati in Africa, internati in India

    Riceviamo e pubblichiamo la recensione di Franco Maestrelli del libro di Lucio Martino pubblicata su www.destra.it il 20 giugno 2024

    Leggendo sulle pagine dei giornali le polemiche pretestuose sorte dalle dichiarazioni del Generale Vannacci sulla Decima Mas si comprende come le vicende della seconda guerra mondiale siano immerse nella nube dell’ignoranza che avvolge anche i giornalisti più famosi. Vanno dunque ringraziati i divulgatori storici che nei loro libri frutto di accurate ricerche cercano di dissipare l’ignoranza trionfante. Lucio Martino dopo una lunga carriera nella redazione del Resto del Carlino si è impegnato nella scrittura di diversi saggi storici che spaziano dall’invasione dello Stato della Chiesa alla Grande Guerra nell’Adriatico ma soprattutto si è dedicato alle drammatiche vicende dei prigionieri italiani catturati in Africa settentrionale nel 1940 e internati in India.

    Questa testata si era già occupata del libro di Martino nel 2021 (https://www.destra.it/home/sei-anni-in-tibet-e-la-repubblica-fascista-dellhimalaya/) e ora è stato pubblicato il secondo volume che raccoglie molte altre storie tra i reticolati della prigionia in India ma anche, questa volta, in Oceania. Dopo la pubblicazione del primo volume, l’autore ha ricevuto da tutto il mondo lettere di figli e nipoti dei prigionieri in India che lo hanno spinto a scrivere un secondo libro mettendo insieme notizie e documenti ricevuti. Martino inizia il suo racconto con la descrizione dell’Operazione Compass che nelle battaglie di Sidi Barrani, Bardia e Tobruch vide cadere prigionieri 115 mila soldati italiani poi destinati alla prigionia in India. L’autore trova modo di raccontare sia l’eroismo di alcuni militari coinvolti in quella rotta, come il tenente bolognese Luigi Gombi decorato a Derna nel 1940 e caduto prigioniero a Bardia nel 1941. Tornerà dalla prigionia del campo di Yol, ai piedi dell’Himalaya, solo nell’agosto 1946 o il clima ostile che accoglierà il caporal maggiore del 1° Btg. CC.NN. Guido Giovannini che dopo anni di prigionia in India rientrato nella sua Cervia anche lui nell’agosto 1946 dovrà per mesi tenersi nascosto a causa della minacce dei partigiani.

    E rievocando il rientro dei prigionieri in Italia a guerra ormai abbondantemente conclusa ci si imbatte anche in un giallo irrisolto. Nel 1948 infatti il conte Milesi Ferretti già comandante del sommergibile Berillo e rimasto fino all’estate 1946 prigioniero in India e delle cui avventurose  fughe dal campo di prigionia si era occupato nel primo volume viene trovato morto e rimane il dubbio se sia stato ucciso o si sia suicidato scoprendo i troppi tradimenti dell’Alto Comando della Marina Militare.

    Nel secondo capitolo Martino riassume le vicende belliche che coinvolsero gli italiani nell’Africa Orientale circondata dai possedimenti britannici e si conclude dopo l’eroica difesa dell’Amba Alagi con il ritorno ad Addis Abeba del Negus Hailé Selassié e la fine dell’Impero. L’autore passa poi a raccontare le singole vicende belliche e di prigionia di moltissimi internati in India: generali, ufficiali e soldati che per sei anni ai piedi dell’Himalaya cercarono di sopravvivere in condizioni proibitive, sotto la guardia delle truppe indiane ai quali i britannici avevano fatto credere che gli italiani fossero cannibali …

    Vicende che uniscono l’antifascista Alfredo Morea finito volontario in Africa (e poi prigioniero) e il tenente Francesco Marini Dettina fatto prigioniero a El Alamein e diventato nel dopoguerra presidente della Roma Calcio. Gli ultimi capitoli sono dedicati a quei prigionieri che furono trasferiti dall’India in Australia e a Ceylon. Il volume è completato da l’elenco dei cimiteri militari italiani in India e dall’elenco dei prigionieri in India, Australia e Ceylon, da un’utile bibliografia e preceduto dalla prefazione di Massimo Ossidi presidente dell’Accademia di Oplologia e Militaria e da un breve ricordo scritto dal Generale Virgilio Vanni che negli anni Novanta era Addetto militare all’Ambasciata italiana di New Delhi.

    Lucio Martino, Catturati in Africa, internati in India. Storie tra i reticolati. Volume II. Eidon Edizioni, Genova 2023 (info@eidonedizioni.it) , pagine 256, euro 25,00

  • Ancora con nuove tasse patrimoniali?

    Gli italiani ne pagano già molte e non hanno bisogno delle alzate d’ingegno e delle astruse  proposte di qualche vero o presunto economista o di qualche politico che cerca un paio di righe sui giornali. Bastano ed avanzano le patrimoniali che già paghiamo, sperando di non essercene dimenticata qualcuna sono queste:

    l’Imu/Tasi, l’Imposta di bollo, il bollo auto, l’Imposta di registro e sostitutiva, il canone Rai-Tv, l’Imposta ipotecaria, l’Imposta sulle successioni e donazioni, i diritti catastali, l’Imposta sulle transazioni finanziarie e l’Imposta su imbarcazioni e aeromobili.

  • Italiani sempre più poveri: in 10.000 hanno chiesto aiuto nel 2023 alle mense francescane

    Non si arresta la povertà in Italia: complici l’inflazione e l’aumento del costo della vita, le famiglie e le persone più fragili sono sempre più in difficoltà. Sono già oltre 10.000 le persone che nel 2023 hanno chiesto aiuto alle 20 mense francescane di Operazione Pane per un pasto caldo e un sostegno con le spese quotidiane. Numeri che, inseriti nel quadro dei dati Istat, secondo i quali nel 2022 erano oltre 5,6 milioni gli individui in condizione di povertà assoluta, danno la misura della gravità della situazione.

    Tra chi chiede aiuto alle mense di Operazione Pane sono in crescita soprattutto le persone sole: nel 2023 sono state oltre 7.300, il 6% in più rispetto allo scorso anno; ma tante sono anche le famiglie, e quindi i bambini, che devono contare sull’aiuto dei frati per mettere un pasto in tavola. Nel 2023 le mense stanno supportando più di 1.400 famiglie, composte da più di 750 mamme, 650 papà e 1.400 bambini.

    A livello nazionale, nel 2022, sono state 2,18 milioni le famiglie in povertà assoluta e 1,27 milioni i minori in questa situazione.

    Dal 27 novembre al 23 dicembre torna la campagna solidale Operazione Pane, per sostenere le mense della rete: 20 realtà francescane distribuite su tutta la penisola, da Torino a Palermo, passando per Milano, Bologna, Roma, a cui quest’anno si aggiungono le due nuove mense di Cava de’ Tirreni (SA) e Reggio Calabria. Ogni mese insieme distribuiscono quasi 41.000 pasti. Operazione Pane è presente anche all’estero con 3 realtà in Ucraina, 1 in Romania e 1 in Siria.

    È possibile contribuire con un sms o una chiamata da telefono fisso al 45538.

    La campagna sarà attiva anche durante lo Zecchino d’Oro, in programma su Rai Uno, dal 1 al 3 dicembre, per l’edizione 2023 dal titolo La musica può. Da oltre 60 anni, infatti, lo Zecchino d’Oro e il Piccolo Coro dell’Antoniano ci insegnano che la musica può trasformarsi ogni giorno in un aiuto a chi è in difficoltà.

  • Italiani in Africa, terrorismo, Cina, catena alimentare nella presentazione a Milano di ‘Safari’ di Cristiana Muscardini

    Si è svolta a Milano, alla Fabbrica del Vapore, la presentazione di Safari, l’ultimo libro di Cristiana Muscardini intervistata dal giornalista Andrea Vento.

    Molte le domande fatte dal numeroso pubblico interessato anche ad approfondire i ruoli che Onu ed Unione Europea hanno giocato o non giocato rispetto ai problemi dell’immigrazione ed alle situazioni drammatiche che vivono gli abitanti di alcuni paesi africani per le carestie, la mancanza di acqua e per le guerre ed il terrorismo. Proprio sul problema terrorismo sia l’autrice che Vento hanno parlato del Corno d’Africa e della sempre difficile situazione in Somalia per gli al Shabaab che hanno portato il terrorismo in Kenya con numerosi e sanguinosi attentati.

    Nel libro sono rappresentati alcuni italiani che, nel dopoguerra, si erano trasferiti in Africa, trovando qui le più diverse esperienze ed avventure, partendo dai Mao Mao e dalla guerra di indipendenza in Kenya, l’autrice affronta anche i temi della catena alimentare, del bracconaggio, dello sterminio di rinoceronti ed elefanti, della necessità di convivenza tra animali selvatici e agricoltura essendo, entrambi, fonte di lavoro e miglioramento di vita.

    La Muscardini, sollecitata dalle puntuali e incalzanti domande di Andrea Vento, ha ricordato che così come gli europei, con tante esperienze comuni, sono diversi, per molti aspetti, da uno Stato all’altro così non si può parlare del continente africano senza conoscere le differenze che esistono tra i suoi paesi dal punto religioso, delle esperienze coloniali, della diversità delle ricchezze naturali e per la presenza, sempre più forte e a volte fonte di problemi complessi, della Cina e della Russia, che in Africa ha schierato anche i miliziani della Wagner, differenze che dovrebbero portare valutazioni geopolitiche più ampie rispetto a quelle fatte fino ad ora dall’Europa.

    Tra gli intervenuti lo scultore Stefano Soddu, Claudio Benedetti direttore generale di Federchimica, gli On. Dario Rivolta e Gabriele Pagliuzzi e l’On. Paolo Pillitteri, già sindaco di Milano.

Pulsante per tornare all'inizio