mafie

  • Lombardia eldorado di tutte le sigle della criminalità organizzata italiana

    La Lombardia, con il suo tessuto produttivo florido e diversificato, si conferma il principale snodo finanziario del Paese. Le mafie hanno saputo radicarsi e proliferare adottando modelli operativi che si discostano dal controllo militare del territorio tipico delle regioni di origine e prediligendo una strategia di basso profilo, che riserva la violenza a circostanze mirate e necessarie a mantenere le posizioni economiche acquisite.

    Le recenti inchieste giudiziarie hanno evidenziato la spiccata propensione delle mafie lombarde all’impiego di strumenti finanziari illeciti. Tra questi, spiccano frodi fiscali realizzate con l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, compensazioni di crediti tributari fittizi, riciclaggio e auto-riciclaggio anche a livello internazionale, oltre a intestazioni fittizie di beni e bancarotte fraudolente. Per molti imprenditori, l’ingresso nel circuito mafioso ha rappresentato un’opportunità apparentemente vantaggiosa, una provvidenziale iniezione di liquidità. Tuttavia, questo si è tradotto in un progressivo asservimento, culminato nella perdita del controllo aziendale a vantaggio dell’organizzazione criminale. Questo sistema inoltre non solo danneggia la libera concorrenza, ma crea un incentivo per l’imprenditore a non denunciare l’estorsione, rendendo il fenomeno difficile da intercettare.

    Le indagini recenti rivelano anche una crescente cooperazione tra diverse matrici criminali. Si registrano intese tra la Cosa Nostra gelese e la ‘Ndrangheta calabrese per la gestione del traffico di stupefacenti, e sinergie tra la ‘Ndrangheta in Piemonte e la comunità sinti per il rifornimento e la custodia di armi.

  • In Italia 200mila lavoratori sottopagati nel settore agricolo

    L’ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai Cgil, giunto alla sua settima edizione e presentato a fine 2023, ha censito tra gli 8mila e i 10mila lavoratori irregolari nell’agricoltura in Piemonte, oltre 6mila in Trentino, più di 10mila in Basilicata, circa 12mila in Calabria, per un totale in tutto il Paese di 200mila unità. Il settore agricolo italiano vale 73,5 miliardi di euro e su un totale di 3.529 controlli condotti l’anno scorso dall’Ispettorato nazionale del lavoro sono emerse 2.090 irregolarità, (59,2% dei casi esaminati). Nel complesso del settore agroalimentare italiano, reati e illeciti amministrativi risultano in aumento del 9,1%.

    Secondo i dati elaborati dall’Osservatorio Placido Rizzotto, è di circa 6.000 euro la retribuzione mediana lorda annuale dei dipendenti agricoli in Italia, e di 7.500 euro quella media. Il VII Rapporto Agromafie e caporalato dedica particolare attenzione all’emergenza del lavoro povero nel settore e al collegamento fra precarietà e lavoro nero, fornendo uno spaccato dei numerosi problemi che affliggono il settore primario. Lo sfruttamento della forza lavoro non riguarda solo il Meridione del Paese, ma anche le regioni del Centro e del Nord, e si incrocia spesso con attività condotte dalla criminalità organizzata.

    Nel piacentino tre lavoratori sfruttati nei campi della Bassa e della Val d’Arda hanno ottenuto il permesso di soggiorno grazie all’applicazione del nuovo articolo 18-ter, che tutela le vittime di grave sfruttamento lavorativo (altri due hanno già fissato l’appuntamento in questura) in seguito a un’operazione dei carabinieri a Cortemaggiore, che ha portato all’arresto di due cittadini indiani a cui è stato contestato di aver reclutato e sfruttato manodopera straniera, costretta a lavorare fino a 13 ore al giorno per 5 euro l’ora. L’indagine era partita nell’estate del 2024, quando i carabinieri della stazione di Cortemaggiore notarono i movimenti quotidiani di numerosi furgoni che, alle prime luci dell’alba, si spostavano nelle campagne della Bassa piacentina trasportando numerosi cittadini stranieri i quali, come poi accertato, venivano scaricati su terreni agricoli dove prestavano la loro opera di braccianti sino alla sera, per poi essere prelevati con gli stessi furgoni. L’attività investigativa, unita agli accessi ispettivi svolti congiuntamente dai militari della Compagnia di Fiorenzuola e del Nucleo ispettorato del lavoro (Nil), ha permesso di documentare le condizioni di sfruttamento a cui erano assoggettati i lavoratori.

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