Bravate social
Qualche tempo fa la piattaforma SocialData presentò un’analisi di dati dai quali emergeva che il fenomeno delle baby gang aveva attirato l’interesse del pubblico e dei media, sui social e sui network, con centinaia di migliaia di citazioni e 30 milioni di interazioni. Questo fenomeno da allora è ulteriormente aumentato: si discute di criminalità minorile, di problematiche sociali, di immigrazione e mafia, e la mafia è il tema meno attenzionato.
Le città più grandi sappiamo tutti che sono state e sono le più colpite dalla criminalità minorile ma, se facciamo un raffronto tra il numero degli abitanti e il numero delle aggressioni delle baby gang, vedremo che anche le città di provincia, e ormai pure i paesini, non sfuggono a questa tragica tendenza sociale, che ha assunto tutti i tratti di un autentico fenomeno di nuova delinquenza.
Il rischio è che parlandone, senza esprimere al contempo una forte condanna, si finisca per fornire sempre più un esempio da imitare, per i più giovani, perché purtroppo i cattivi esercitano da sempre un fascino maggiore dei buoni.
Infatti, mentre sui social la maggior parte degli adulti è abbastanza propensa a condannare i fatti, anche se non in tutte le occasioni, nei giovanissimi si nota una preoccupante tendenza all’emulazione e alla condivisione, non certo una presa di distanze nei confronti di quanti, con le loro gesta, hanno commesso reati anche molto gravi, per non parlare di quell’altro aspetto sempre più devastante, che è l’incitazione a commettere atti autolesionisti.
Ancora una volta, il problema riguarda la gestione dei social me anche il modo di porre la notizia sulla carta stampata e in televisione, un conto è la libertà di informazione, la necessità di informare, un altro è veicolare l’informazione in maniera da creare emulazione.




