violenza

  • Crescono i reati sui minori in Italia, in aumento i maltrattamenti in famiglia

    Nuovo record per i reati commessi a danno di minori in Italia nel 2025: ben 7.272 le vittime. Se la crescita rispetto all’anno precedente è contenuta – 68 vittime in più, circa l’1% – al contrario la tendenza negli ultimi 10 anni è in netta crescita, con un aumento del 43% dal 2015. In termini assoluti si tratta di 2.192 vittime in più. I dati, elaborati dal Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale, sono stati resi noti dalla Fondazione Terre des Hommes.

    La fattispecie di gran lunga più numerosa è quella dei maltrattamenti in famiglia, che conta 3.008 vittime, il 41,4% del totale. Seguono la violenza sessuale (881 vittime) e la violenza sessuale aggravata (664), che insieme raggiungono le 1.545 vittime. Il terzo reato con più vittime è l’abbandono di persone minori o incapaci, con 637. Insieme, queste voci raccolgono 5.190 vittime: il 71,4% del totale. Oltre sette su dieci. Il peso dei maltrattamenti, delle violenze sessuali e dell’abbandono è quindi centrale nella lettura del quadro complessivo.

    I dati sono pubblicati all’interno del Dossier indifesa “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo” 2026, presentato alla sede ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, in vista della Giornata internazionale delle bambine (11 ottobre). Alla presentazione hanno partecipato il presidente ANCI Gaetano Manfredi; il Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Direttore Centrale della Polizia Criminale, Prefetto Raffaele Grassi; Annalisa D’Amato, responsabile Area welfare e politiche sociali ANCI; Donata Columbro, data journalist e rappresentante Comitato Scientifico Dossier Indifesa; il direttore scientifico ASVIS Enrico Giovannini; il direttore generale Terre des Hommes Paolo Ferrara.

    Nel corso dell’incontro è stata inoltre anticipata la firma di un Protocollo di intesa tra ANCI e Fondazione Terre des Hommes Italia, finalizzato a rafforzare il ruolo dei Comuni nella promozione dei diritti, nella prevenzione della violenza e nella protezione di bambine, bambini e adolescenti.

    Sei vittime di reati a danno di minori su 10 sono bambine e ragazze, ma il peso della connotazione di genere del fenomeno appare ancora più chiaro se si considerano le sette fattispecie sessuali: violenza sessuale, violenza sessuale aggravata, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, prostituzione minorile, pornografia minorile e detenzione di materiale pornografico. I reati sessuali contano, infatti, 2.024 vittime di sesso femminile su 2.451, l’82,6%. Più di 8 su 10. Bambine e ragazze rappresentano l’87% delle vittime di violenza sessuale e l’86% di quelle di violenza sessuale aggravata. Sono il 79% negli atti sessuali con minorenne e il 76% nella prostituzione minorile. Ancora, il 79% nella detenzione di materiale pornografico, il 71% nella pornografia minorile e il 65% nella corruzione di minorenne.

    La famiglia continua a essere, per troppi bambini e bambine, quello nel quale subiscono violenza, trascuratezza o abuso. I maltrattamenti in famiglia sono il reato più diffuso. Nel 2025, per la prima volta, le vittime superano quota 3.000: sono 3.008, contro le 2.975 del 2024 e le 1.442 del 2015. Un incremento dell’1% rispetto all’anno precedente e del 109% rispetto al 2015. In dieci anni le vittime sono più che raddoppiate. Anche per questa fattispecie di reato, negli ultimi 10 anni è emersa una tendenza costante di crescita delle vittime femminili, seppur meno marcata rispetto ai reati sessuali: nel 2025 bambine e ragazze sono state il 54% delle vittime.

    Aumentano anche altri reati che chiamano direttamente in causa la responsabilità degli adulti nella cura e nella protezione dei più piccoli. Le vittime di abbandono di persone minori o incapaci raggiungono quota 637, crescendo del 10% rispetto al 2024 e del 56% rispetto al 2015. I casi di sottrazione di persone incapaci sono 311, con aumenti rispettivamente del 12% e del 23%. L’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina coinvolge 360 vittime: il 4% in più nell’ultimo anno e il 35% in più rispetto a dieci anni prima.

  • Violenze contro donne e bambini in aumento

    Negli ultimi 5 anni le violenze domestiche sono aumentate del 60%, gli atti persecutori e di stalking del 59%, le inchieste a carico di persone note (autori identificati) per episodi che vedono coinvolti soggetti deboli sono passate dalle 5998 del 2021-22 alle 7433 del 2025-26 e 5400 di queste indagini sono giunte a conclusione giudiziaria.

    I soggetti deboli che subiscono molestie di diversa gravità (fino a femminicidio e pedofilia) sono anzitutto donne e minori. Nel 2024 i reati contro i minorenni hanno raggiunto in Italia 7.204 casi, con un aumento del 35% nell’ultimo decennio. Si tratta di un dato che riguarda principalmente maltrattamenti in famiglia, violenze sessuali (le stime internazionali indicano che fino al 90% degli abusi sessuali non viene denunciato) e pedopornografia online. Le vittime sono più spesso le bambine. Tra le forme più gravi e meno visibili c’è la violenza assistita intrafamiliare, quando i bambini assistono a violenze tra adulti, spesso nei confronti della madre. In Italia, oltre il 65% dei figli di donne vittime di violenza ha assistito agli abusi. In più di un caso su quattro, i minori sono anche vittime dirette. Le conseguenze cambiano con l’età: nei bambini maltrattati emergono ansia e disturbi del sonno, tra i 5 e i 10 anni senso di colpa e difficoltà relazionali, negli adolescenti comportamenti aggressivi, depressione e uso di sostanze. Oltre il 20% sviluppa disturbo post-traumatico da stress. Essere maltrattati aumenta inoltre del 13% la probabilità di abbandono scolastico. Nei casi più gravi si registrano disturbi alimentari, autolesionismo e tentativi di suicidio. Ma l’impatto del maltrattamento infantile non si esaurisce nell’infanzia: può estendersi all’età adulta causando disturbi mentali, malattie croniche, obesità, asma, dipendenze e comportamenti a rischio. Un altro elemento critico è la trasmissione intergenerazionale della violenza: chi ha subito abusi ha maggiori probabilità di riproporre le dinamiche violente in età adulta.

    Secondo le stime Istat, il 31,9% delle donne tra 16 e 75 anni (circa 6,4 milioni) ha subito nel corso della vita una forma di violenza fisica o sessuale, con una stabilità generale del fenomeno rispetto alle rilevazioni precedenti. La violenza psicologica in coppia o da ex partner si attesta al 17,9%, mentre quella economica al 6,6%. Si registra tuttavia una maggiore propensione a chiedere aiuto e a rivolgersi ai centri antiviolenza. Le indagini sul maltrattamento all’infanzia (Autorità Garante, Cismai, Terre des Hommes) evidenziano un forte incremento dei bambini e adolescenti in carico ai servizi sociali per situazioni di abuso o negligenza, con un aumento dei tassi registrati negli ultimi anni. Nell’87% dei casi i maltrattanti appartengono al nucleo familiare (tra trascuratezza, violenza assistita e abusi psicologici o fisici). Una parte rilevante della violenza intrafamiliare peraltro rimane nascosta tra le mura domestiche a causa della difficoltà delle vittime a denunciare e dell’isolamento del contesto familiare.

  • Crackdown on South Africa’s unsafe streets ordered by president to keep women safe

    South African President Cyril Ramaphosa has announced an audit of unsafe streets “that place women at risk”, after the bodies of 12 women were found in just two months east of Johannesburg.

    The deaths have sparked a national outcry about the scale of violence against women in a country that has one of the highest rates of gender-based violence in the world.

    Ramaphosa also announced plans to reduce alcohol-related violence as part of his multidisciplinary, national emergency response to the murders.

    He said gender-based violence could not “be accepted as a normal part of life” and admitted that South Africa had “not done enough” to protect women and girls.

    “There has understandably been widespread fear that the discovery of these women in close proximity could indicate the work of a single perpetrator,” Ramaphosa said in an address to the nation on Tuesday evening.

    “At present, the police have not found evidence establishing that these killings were committed by a single perpetrator.”

    Four arrests have been made so far.

    Admitting the government has not done enough in recent years to prevent gender-based violence, he announced a new wave of measures to help protect women and girls.

    “Every municipality must begin a women’s safety audit without delay,” he said. “High-risk areas must be identified” and addressed.

    “These audits must identify broken streetlights, overgrown public spaces, abandoned buildings, unsafe transport routes and facilities, poorly secured parks, and other conditions that place women at risk.”

    Ramaphosa has also instructed ministers to draw up a plan for an “enforcement package” to reduce alcohol-related violence.

    “Alcohol does not cause gender-based violence and it can never excuse it. Responsibility always lies with the perpetrator,” he said.

    “But harmful alcohol use is a significant aggravating factor in interpersonal violence, and it must be addressed as part of our wider prevention effort.”

    The South African president also said a deeper change, beyond policing and legislation, must take place to reduce violence against women and girls, saying it “does not begin when a fist is raised” or when a woman is raped or murdered.

    “It begins much earlier,” he said. “It begins in attitudes that regard women as inferior… with the belief that a man has the right to control a woman.

    “It begins when jealousy is mistaken for love, when control is mistaken for protection and coercion is mistaken for affection.

    “It begins when a man refuses to accept the word no.”

    He went on to call on men and boys to take the lead in ending gender-based violence.

    “We have placed the burden of male violence on women,” Ramaphosa said. “That must change.”

    “The solution to violence against women cannot be to make women less free.”

    South Africa has one of the highest homicide rates, with 5,427 people murdered between April and June this year alone.

    While South African police statistics do not differentiate victims by gender, the South African Human Rights Commission said recently that 569 women were killed and 1,052 others survived attempted murder between April and June this year.

  • Il cyberbullismo colpisce quasi la metà degli adolescenti

    Episodi di cyberbullismo, incitamento all’odio (hate speech), condivisione di immagini intime senza consenso e altre forme di abuso e/o violenza riguardano il 47,1% dei 15-19enni. L’Istat ha rilevato che quasi il 20% dei 14-19enni ha dichiarato di aver subito più volte al mese un qualche episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione sia online che offline (l’1,5% aveva subito minacce e aggressioni fisiche continue).

    Secondo un’indagine di Save the Children realizzata da CSA Research, il 92,5% degli adolescenti intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Tra chi utilizza l’IA, i motivi principali sono la ricerca di informazioni (35,7%) e l’aiuto nello studio e nei compiti (35,2%), traduzioni (19,8%), scrittura di testi (18,7%), ma è rilevante la percentuale anche di chi la usa prevalentemente per scopo ludico (21,4%) o per consigli utili per la vita quotidiana (15%). Il 7,1% degli utilizzatori di IA lo fa per aumentare il proprio benessere e il 4,2% per trovare compagnia. Poco più di due adolescenti su 5 (41,8%) affermano di avere chiesto aiuto a strumenti di IA nei momenti in cui si sentivano tristi/soli/ansiosi. Una percentuale simile (42,8%), lo ha fatto per chiedere consigli su scelte importanti (relazioni, sentimenti, scuola o lavoro). L’uso di questi strumenti è considerato fondamentale da circa la metà degli adolescenti intervistati (49,1%) e il 47,1% pensa che un uso maggiore lo/la aiuterebbe molto nella sua vita personale. La caratteristica più apprezzata dell’IA tra gli adolescenti è il fatto che ‘è sempre disponibile’ (28,8%) e ‘sa moltissime cose’ (24,5%), ma anche (14,5%) che ‘mi capisce e mi tratta bene’ e ‘che non mi giudica’ (12,4%). Tra i giovani che utilizzano strumenti di IA, più della metà (58,1%) ha chiesto consigli su qualcosa di serio e di importante per la propria vita (il 14,3% spesso, il 43,8% qualche volta), e ha trovato più soddisfacente (63,5%) confrontarsi con uno strumento dell’IA che con una persona reale (il 20,8% spesso, il 42,7% qualche volta), mentre circa uno su due (48,4%) ha condiviso informazioni della sua vita reale.

    L’accesso alla rete da parte di bambini, bambine e adolescenti costituisce al tempo stesso un’opportunità per esercitare il diritto all’informazione, all’esplorazione e alla partecipazione, nonchè uno spazio di relazione con famigliari e coetanei. Sono infatti più di 8 su 10 (82,2%) i preadolescenti (11-13 anni) che usano internet per scambiare messaggi, quasi uno su tre (il 31,3%) è connesso online con i suoi amici attraverso chat, chiamate e videochiamate più volte al giorno e il 5% lo è continuamente. Ma questo non sembra andare a discapito delle relazioni dirette. Infatti, tra gli 11-19enni che sono continuamente online, circa 3 su 10 (il 29%) vede gli amici tutti i giorni, 10 punti percentuali in più rispetto a chi non è mai online. Sempre tra i preadolescenti, poi, internet è usato anche per informarsi (18,5%), esprimere le proprie opinioni (11,3%) o seguire corsi online (9,6%).

    Il ruolo dei genitori, degli insegnanti e degli altri adulti di riferimento è determinante per un utilizzo sicuro e critico degli strumenti digitali e per la prevenzione dei rischi (come ad esempio il cyberbullismo, l’adescamento on line o l’esposizione a contenuti inappropriati). Per questo, Save the Children ha elaborato una guida per genitori e altri adulti di riferimento affinché possano accompagnare bambine, bambini e adolescenti, aiutandoli a vivere la dimensione online con un adeguato livello di autonomia e protezione. La guida contiene suggerimenti divisi per le diverse fasce d’età – 5-8 anni, 9-11 anni e 12-14 anni – su come stare accanto a bambine, bambini e adolescenti nelle loro esperienze sulla rete, quali regole e buone pratiche introdurre, come consigliarli nell’impostare i propri account social e proteggere le identità online. Si aggiungono a questi suggerimenti altri approfondimenti e informazioni importanti sulle responsabilità per le grandi piattaforme dettate dal Digital Services Act e sul ruolo della scuola e dell’alleanza scuola-famiglia, centrali anche per lo sviluppo delle competenze digitali. La sicurezza dei minori online è infatti una responsabilità collettiva che richiede una solida alleanza tra famiglie, scuola, istituzioni, e piattaforme digitali.

    Il Programma sulla Tutela Online di Save the Children mira, inoltre, a contrastare lo sfruttamento e l’abuso sessuale delle persone minorenni online, sostenendo attività per un’ambiente digitale più sicuro, promuovendo i diritti di bambini, bambine e adolescenti nello sviluppo delle tecnologie e assicurando la formazione di professionisti dell’infanzia e dell’adolescenza sui temi dei rischi online. Fin dal 2001 Save the Children ha attivato Stop-It, un servizio che consente di segnalare, anche anonimamente, la presenza di materiale pedopornografico online, tramite la piattaforma dedicata (https://stop-it.savethechildren.it/), in collaborazione con il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia On-line (C.N.C.P.O) del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni della Polizia di Stato.

  • Tacere diventa connivenza

    I giorni si accavallano, c’è poco tempo per riflettere e pensare all’immensità del male che ci circonda.

    I morti, le distruzioni delle guerre, la vampiresca sete di potere di Putin e le tragiche conseguenze delle dissennate scelte di Trump si intrecciano con l’orrore per gli omicidi di una bambina di due anni, dopo le sevizie della madre e dal suo compagno, e di quattro extracomunitari bruciati vivi in una macchina.

    Ci può essere fine all’orrore che ogni giorno ci sono riportate dai media?

    La violenza e la crudeltà, purtroppo, sono sempre esistite nella storia dell’uomo ed esseri malvagi hanno spesso condizionato la vita di tutti gli altri, costringendo anche i più miti a dover ricorrere alla forza per difendersi, a soccombere o ad accettare e subire la legge del più forte.

    Come molti speravamo che i progressi tecnologici e scientifici avrebbero anche portato ad un progresso morale, alla capacità di avere rispetto degli altri, a contrastare ingiustizie, ad impedire le nefandezza delle quali ogni giorno siamo informati.

    Purtroppo proprio il progresso ha aumentato la capacità di esercitare la violenza come dimostrano i tanti social che portano ragazzini ad usare il coltello contro coetanei o insegnanti, genitori a trascurare i figli o ad usarli come strumento di osceno piacere, proprio od altrui, capi di Stato a comportarsi come capi di associazioni criminali, uomini, di vera o presunta cultura, ad usare la parola e l’informazione per seminare altro odio, come se non bastasse quello che già è intorno a noi.

    I giorni scorrono veloci, non lasciamo che scorrano così veloci da impedirci di vedere il male e di tentare, ciascuno per quel che può, di contrastarlo perché anche tacere diventa connivenza.

  • Gli scritti di Sempio sullo stupro e l’errore del Generale Garofano: gli animali non stuprano

    Cristiana Muscardini, per 25 anni vicepresidente dell’Intergruppo protezione degli animali del Parlamento europeo, interviene su quanto dichiarata dal Gen. Garofano nella trasmissione di Milo Infante.

    Ormai da più di un anno le trasmissioni televisive e la carta stampata riportano notizie, spesso contrastanti, sul tragico delitto di Garlasco, cittadina di provincia molti anni fa nota per le Rotonde, discoteca che attirava sia chi amava il ballo in sé sia chi inseguiva l’avventura di una notte.

    Chiara Poggi ogni giorno è ricordata per l’efferata uccisione che ha subito ma sembra che pochi abbiano, o almeno esternino, sentimenti di empatia, lei, essere umano, giovane donna con tutti i pregi ed i difetti, che tutti possiamo avere, è diventato un fatto di cronaca e troppo spesso, per cercare la verità ancora lontana, ci si dimentica del dolore che ha provato nei suoi ultimi momenti di vita e del dolore dei suoi genitori.

    Non vogliamo aggiungere anche noi altre parole inutili, o che possono essere fraintese, ma siamo consapevoli della necessità di accertare, speriamo in modo definitivo, chi sia stato ad ucciderla, perché non identificare, oltre ogni ragionevole dubbio, chi l’abbia barbaramente assassinata sarebbe un ulteriore vulnus sia a Chiara che alla verità ed alla giustizia.

    Riteniamo però necessario fare alcune precisazioni rispetto ad alcune dichiarazioni del Gen. Garofano.

    Il generale, sempre presente alle trasmissioni televisive, ha affermato da Milo Infante, commentando le esternazioni di Sempio sullo stupro e la violenza durante i rapporti sessuali, che in natura, tra gli animali, lo stupro è comune, il modo abituale di consumare un rapporto sessuale.

    Sommessamente ricordiamo al generale di limitarsi a parlare di quanto di sua competenza, infatti anche le persone meno informate sanno che un animale maschio, cane, gatto, leone, cavallo, solo per fare degli esempi, può accoppiarsi solo se la femmina è in estro, cioè in calore, se la femmina è in calore, ed è nel periodo fertile, accetta, anzi cerca il maschio, altrimenti rifiuta ogni rapporto ed il maschio desiste da ogni approccio se vuole salvarsi da morsi e graffi.

    Nel mondo animale c’è molto più rispetto tra i due sessi di quanto ci sia tra certi esseri umani, d’altra parte è noto che nel mondo animale non c’è la crudeltà fine a se stessa propria della nostra specie.

    Comprendendo il desiderio, la necessità, del generale di difendere e sostenere le sue tesi e la precedente indagine sull’uccisione di Chiara gli suggeriamo di non sostenere giustificazioni che cozzano contro la verità, lo stupro è sempre da condannare e, purtroppo, appartiene alla specie umana non al mondo animale, perciò cerchi altre motivazioni per giustificare gli scritti di Sempio.

  • Il fascino della violenza

    Il 24 febbraio saranno passati quattro anni dall’inizio dell’attacco russo all’Ucraina, ma la guerra era cominciata già dall’invasione della Crimea e, se si fossero guardati obiettivamente e con più attenzione i fatti, era evidente da tempo la volontà di Putin di estendere il suo potere nelle aree limitrofe alla Russia.

    Quattro anni di morte e distruzione, come accade in ogni guerra, ma alcuni fatti sono più significativi di altri e su questi dovremmo ragionare più lucidamente ed agire di conseguenza.

    1) Nonostante tutto quello che ha subito e subisce il popolo ucraino ed il suo esercito continuano eroicamente a resistere

    2) Putin sta usando, dall’inizio, sistemi particolarmente efferati, con armi di grande potenza, che colpiscono in particolare la popolazione civile distruggendo anche le centrali energetiche per rendere sempre più impossibile la vita dei civili

    3) Putin non ha esitato né esita a sacrificare centinaia di migliaia di russi in una guerra il cui scopo è solo affermare il suo potere, che non è più così solido anche all’interno, e la sua rivalsa contro la dissoluzione dell’impero sovietico, che vuole ricostruire nel contesto internazionale, sentendosi un nuovo zar. Il suo imporsi al governo in Russia, con incarichi diversi e con modifiche delle leggi, dal 1999 sono la prova provata che l’unico suo obiettivo è il personale potere, nel totale disprezzo della vita dei russi

    4) La recente decisione dello zar di dare un ulteriore giro di vite alla libertà dei russi, chiudendo gran parte dei sistemi di comunicazione, sia della rete di Internet che della telefonia, dimostra che la maggior parte dei russi è costretta a subire, nell’ignoranza, la volontà del capo assoluto

    5) L’Europa in questi anni ha dato un importante contributo alla difesa ucraina ma non è stata in grado, per la propria debolezza istituzionale, di diventare un interlocutore credibile per instaurare trattative e Trump fa di tutto per tenerla ai margini, Putin comprende solo la forza e tratta, eventualmente, solo con i forti inoltre, in troppe occasioni, gli aiuti europei promessi all’Ucraina sono arrivati in ritardo

    6) Le ondivaghe dichiarazioni del presidente americano, i suoi palesi interessi personali nello scacchiere internazionale, sia di interessi economici che di affermare sempre di più il suo ego smisurato, hanno ulteriormente rafforzato Putin con il quale Trump condivide la visione di un potere senza regole.

    Il fascino che subiscono i ragazzini che si sentono adulti e forti con il coltello o coloro che pensano che la politica si possa fare attraverso l’esercizio di un potere più o meno assoluto deve essere combattuto.

    Il maledetto fascino di chi decide ed agisce solo in base alle proprie decisioni, il fascino, diciamolo tranquillamente, del male perché è male tutto quello che porta a prevaricare gli altri, non deve trovare spazio

    7) In questi quattro anni è cambiata anche una parte della situazione internazionale: l’attacco terrorista di Hamas e la distruzione di Gaza, il ritorno sulla scena di varie compagini terroriste, il perseverare della penetrazione in Africa  di Cina e Russia, i droni diventati la nuova arma, la fine della vecchia dittatura siriana, le sanguinose manifestazioni in Iran senza intervento americano, nonostante le prime dichiarazioni del presidente, e l’ipotesi di un accordo per il nucleare o di una guerra ad ampio raggio, la presa di coscienza, vedremo fino a che punto, dell’Europa che forse comincerà a realizzare un’Unione a due velocità, o concentrica, per trovare il peso politico necessario a difendere l’occidente e il nostro sistema di vita, ormai in gran parte privo del paracadute americano, la guerra dei dazi ed gli scandali, che stanno travolgendo personaggi più o meno insospettabili, si sommano alle conseguenze di una guerra che l’Ucraina non può perdere, che noi non possiamo consentire che perda.

    Per questo è necessario che, anche in Italia, si prenda atto che il mito dell’uomo forte, di colui che crede di essere al sopra delle regole internazionali e delle leggi del proprio paese, deve essere combattuto, si tratti di Putin o di Trump non siamo disponibili a tornare ad una società basata sulla legge del più violento, nei fatti, nelle parole, nelle decisioni.

    C’è un dannato fascino che la violenza esercita sui deboli che cercano un ombrello sotto il quale ripararsi e magari trovare vantaggio, oggi o domani.

  • Ragazzi, genitori, insegnanti chi punisce la violenza?

    Il costante, inquietante aumento di giovani, per meglio dire ragazzini, che girano armati di coltello e le continue violenze e risse che ogni giorno si registrano sul territorio nazionale hanno indotto il governo a emanare nuove disposizioni per la sicurezza ed il contrasto alla violenza.

    Giustamente si parla esplicitamente di considerare responsabili i genitori, in certi casi, per i comportamenti violenti e scorretti dei figli.

    Ci dimentichiamo però che spesse volte, purtroppo, i ragazzi sono violenti perché la violenza la imparano sia dall’utilizzo, sfrenato e incontrollato, dei social sia dal contesto familiare, qualche volta anche dal contesto scolastico.

    Sono di questi giorni, infatti, le notizie che, ancora una volta, ci ripropongono insegnanti violenti nelle scuole primarie, addirittura due suore, e genitori che aggrediscono e picchiano gli insegnanti, come accaduto a Piacenza a inizio febbraio.

    E’ pertanto evidente che oltre alle norme, che vanno rese puntuali e specifiche e che soprattutto vanno applicate, occorre una collettiva reimpostazione della nostra cultura, partendo proprio da chi oggi è adulto e dovrebbe insegnare ai più giovani come comportarsi.

    L’educazione dei figli è alla base della società fin dai primi mesi di vita e la scuola è l’altro luogo nel quale i ragazzi devono formarsi, ma se la violenza è in famiglia, o in famiglia vi è indifferenza, e se la scuola è impreparata, se non si è in grado di porre un freno all’utilizzo dei social per i più giovani e di oscurare i siti violenti, le leggi potranno fare ben poco.

    Cosa può pensare un bambino vedendo il proprio padre aggredire con forza e con pugni la maestra? E quale sarà la punizione che spetterà a questo genitore?

    Non siamo nella condizione di rispondere a una domanda che rivolgiamo sia a coloro che emanano le leggi sia a coloro, cioè i magistrati, che dovrebbero farle rispettare.

  • Bravate social

    Qualche tempo fa la piattaforma SocialData presentò un’analisi di dati dai quali emergeva che il fenomeno delle baby gang aveva attirato l’interesse del pubblico e dei media, sui social e sui network, con centinaia di migliaia di citazioni e 30 milioni di interazioni. Questo fenomeno da allora è ulteriormente aumentato: si discute di criminalità minorile, di problematiche sociali, di immigrazione e mafia, e la mafia è il tema meno attenzionato.

    Le città più grandi sappiamo tutti che sono state e sono le più colpite dalla criminalità minorile ma, se facciamo un raffronto tra il numero degli abitanti e il numero delle aggressioni delle baby gang, vedremo che anche le città di provincia, e ormai pure i paesini, non sfuggono a questa tragica tendenza sociale, che ha assunto tutti i tratti di un autentico fenomeno di nuova delinquenza.

    Il rischio è che parlandone, senza esprimere al contempo una forte condanna, si finisca per fornire sempre più un esempio da imitare, per i più giovani, perché purtroppo i cattivi esercitano da sempre un fascino maggiore dei buoni.

    Infatti, mentre sui social la maggior parte degli adulti è abbastanza propensa a condannare i fatti, anche se non in tutte le occasioni, nei giovanissimi si nota una preoccupante tendenza all’emulazione e alla condivisione, non certo una presa di distanze nei confronti di quanti, con le loro gesta, hanno commesso reati anche molto gravi, per non parlare di quell’altro aspetto sempre più devastante, che è l’incitazione a commettere atti autolesionisti.

    Ancora una volta, il problema riguarda la gestione dei social me anche il modo di porre la notizia sulla carta stampata e in televisione, un conto è la libertà di informazione, la necessità di informare, un altro è veicolare l’informazione in maniera da creare emulazione.

  • Traffici e violenze su animali fonti di ricchezza per le zoomafie

    Il rapporto zoomafie 2025 ripropone ancora una volta una triste realtà: la criminalità organizzata continua i suoi loschi traffici, le sue violenze e gli animali, utilizzati, sfruttati, condannati ad atroci sofferenze, continuano ad essere, per i criminali, una fonte di ricchezza, di denaro sporco.

    Combattimenti tra animali, corse clandestine, sia di cavalli che di cani, allevamenti irregolari, gestione di canili ombra, traffico di cuccioli dall’estero, contrabbando di fauna selvatica, bracconaggio sia in terra che in cielo ed in mare, macellazione clandestina, sofisticazioni di alimenti di origine animale, utilizzo di prodotti alimentari per animali venduti come prodotti per umani, utilizzo di Internet per false vendite di animali, furti di animali e via discorrendo sono fonti di immensi guadagni per le varie mafie che operano non solo in Italia.

    Se un passo avanti è stato fatto per tutelare gli animali, con la nuova legge, è, purtroppo, ancora vero che non sempre la normativa viene applicata con la necessaria intransigenza e che molti reati sfuggono perché alcuni, sfiduciati od impauriti, non denunciano.

    Altro passo avanti, per certi reati connessi ai cani, sarebbe l’anagrafe canina nazionale che non è ancora in funzione.

    Una volta di più cerchiamo anche come singoli di vigilare e di denunciare quando valutiamo che ci siano comportamenti poco chiari.

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