violenza

  • Il cyberbullismo colpisce quasi la metà degli adolescenti

    Episodi di cyberbullismo, incitamento all’odio (hate speech), condivisione di immagini intime senza consenso e altre forme di abuso e/o violenza riguardano il 47,1% dei 15-19enni. L’Istat ha rilevato che quasi il 20% dei 14-19enni ha dichiarato di aver subito più volte al mese un qualche episodio offensivo, aggressivo, diffamatorio o di esclusione sia online che offline (l’1,5% aveva subito minacce e aggressioni fisiche continue).

    Secondo un’indagine di Save the Children realizzata da CSA Research, il 92,5% degli adolescenti intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale. Tra chi utilizza l’IA, i motivi principali sono la ricerca di informazioni (35,7%) e l’aiuto nello studio e nei compiti (35,2%), traduzioni (19,8%), scrittura di testi (18,7%), ma è rilevante la percentuale anche di chi la usa prevalentemente per scopo ludico (21,4%) o per consigli utili per la vita quotidiana (15%). Il 7,1% degli utilizzatori di IA lo fa per aumentare il proprio benessere e il 4,2% per trovare compagnia. Poco più di due adolescenti su 5 (41,8%) affermano di avere chiesto aiuto a strumenti di IA nei momenti in cui si sentivano tristi/soli/ansiosi. Una percentuale simile (42,8%), lo ha fatto per chiedere consigli su scelte importanti (relazioni, sentimenti, scuola o lavoro). L’uso di questi strumenti è considerato fondamentale da circa la metà degli adolescenti intervistati (49,1%) e il 47,1% pensa che un uso maggiore lo/la aiuterebbe molto nella sua vita personale. La caratteristica più apprezzata dell’IA tra gli adolescenti è il fatto che ‘è sempre disponibile’ (28,8%) e ‘sa moltissime cose’ (24,5%), ma anche (14,5%) che ‘mi capisce e mi tratta bene’ e ‘che non mi giudica’ (12,4%). Tra i giovani che utilizzano strumenti di IA, più della metà (58,1%) ha chiesto consigli su qualcosa di serio e di importante per la propria vita (il 14,3% spesso, il 43,8% qualche volta), e ha trovato più soddisfacente (63,5%) confrontarsi con uno strumento dell’IA che con una persona reale (il 20,8% spesso, il 42,7% qualche volta), mentre circa uno su due (48,4%) ha condiviso informazioni della sua vita reale.

    L’accesso alla rete da parte di bambini, bambine e adolescenti costituisce al tempo stesso un’opportunità per esercitare il diritto all’informazione, all’esplorazione e alla partecipazione, nonchè uno spazio di relazione con famigliari e coetanei. Sono infatti più di 8 su 10 (82,2%) i preadolescenti (11-13 anni) che usano internet per scambiare messaggi, quasi uno su tre (il 31,3%) è connesso online con i suoi amici attraverso chat, chiamate e videochiamate più volte al giorno e il 5% lo è continuamente. Ma questo non sembra andare a discapito delle relazioni dirette. Infatti, tra gli 11-19enni che sono continuamente online, circa 3 su 10 (il 29%) vede gli amici tutti i giorni, 10 punti percentuali in più rispetto a chi non è mai online. Sempre tra i preadolescenti, poi, internet è usato anche per informarsi (18,5%), esprimere le proprie opinioni (11,3%) o seguire corsi online (9,6%).

    Il ruolo dei genitori, degli insegnanti e degli altri adulti di riferimento è determinante per un utilizzo sicuro e critico degli strumenti digitali e per la prevenzione dei rischi (come ad esempio il cyberbullismo, l’adescamento on line o l’esposizione a contenuti inappropriati). Per questo, Save the Children ha elaborato una guida per genitori e altri adulti di riferimento affinché possano accompagnare bambine, bambini e adolescenti, aiutandoli a vivere la dimensione online con un adeguato livello di autonomia e protezione. La guida contiene suggerimenti divisi per le diverse fasce d’età – 5-8 anni, 9-11 anni e 12-14 anni – su come stare accanto a bambine, bambini e adolescenti nelle loro esperienze sulla rete, quali regole e buone pratiche introdurre, come consigliarli nell’impostare i propri account social e proteggere le identità online. Si aggiungono a questi suggerimenti altri approfondimenti e informazioni importanti sulle responsabilità per le grandi piattaforme dettate dal Digital Services Act e sul ruolo della scuola e dell’alleanza scuola-famiglia, centrali anche per lo sviluppo delle competenze digitali. La sicurezza dei minori online è infatti una responsabilità collettiva che richiede una solida alleanza tra famiglie, scuola, istituzioni, e piattaforme digitali.

    Il Programma sulla Tutela Online di Save the Children mira, inoltre, a contrastare lo sfruttamento e l’abuso sessuale delle persone minorenni online, sostenendo attività per un’ambiente digitale più sicuro, promuovendo i diritti di bambini, bambine e adolescenti nello sviluppo delle tecnologie e assicurando la formazione di professionisti dell’infanzia e dell’adolescenza sui temi dei rischi online. Fin dal 2001 Save the Children ha attivato Stop-It, un servizio che consente di segnalare, anche anonimamente, la presenza di materiale pedopornografico online, tramite la piattaforma dedicata (https://stop-it.savethechildren.it/), in collaborazione con il Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia On-line (C.N.C.P.O) del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni della Polizia di Stato.

  • Tacere diventa connivenza

    I giorni si accavallano, c’è poco tempo per riflettere e pensare all’immensità del male che ci circonda.

    I morti, le distruzioni delle guerre, la vampiresca sete di potere di Putin e le tragiche conseguenze delle dissennate scelte di Trump si intrecciano con l’orrore per gli omicidi di una bambina di due anni, dopo le sevizie della madre e dal suo compagno, e di quattro extracomunitari bruciati vivi in una macchina.

    Ci può essere fine all’orrore che ogni giorno ci sono riportate dai media?

    La violenza e la crudeltà, purtroppo, sono sempre esistite nella storia dell’uomo ed esseri malvagi hanno spesso condizionato la vita di tutti gli altri, costringendo anche i più miti a dover ricorrere alla forza per difendersi, a soccombere o ad accettare e subire la legge del più forte.

    Come molti speravamo che i progressi tecnologici e scientifici avrebbero anche portato ad un progresso morale, alla capacità di avere rispetto degli altri, a contrastare ingiustizie, ad impedire le nefandezza delle quali ogni giorno siamo informati.

    Purtroppo proprio il progresso ha aumentato la capacità di esercitare la violenza come dimostrano i tanti social che portano ragazzini ad usare il coltello contro coetanei o insegnanti, genitori a trascurare i figli o ad usarli come strumento di osceno piacere, proprio od altrui, capi di Stato a comportarsi come capi di associazioni criminali, uomini, di vera o presunta cultura, ad usare la parola e l’informazione per seminare altro odio, come se non bastasse quello che già è intorno a noi.

    I giorni scorrono veloci, non lasciamo che scorrano così veloci da impedirci di vedere il male e di tentare, ciascuno per quel che può, di contrastarlo perché anche tacere diventa connivenza.

  • Gli scritti di Sempio sullo stupro e l’errore del Generale Garofano: gli animali non stuprano

    Cristiana Muscardini, per 25 anni vicepresidente dell’Intergruppo protezione degli animali del Parlamento europeo, interviene su quanto dichiarata dal Gen. Garofano nella trasmissione di Milo Infante.

    Ormai da più di un anno le trasmissioni televisive e la carta stampata riportano notizie, spesso contrastanti, sul tragico delitto di Garlasco, cittadina di provincia molti anni fa nota per le Rotonde, discoteca che attirava sia chi amava il ballo in sé sia chi inseguiva l’avventura di una notte.

    Chiara Poggi ogni giorno è ricordata per l’efferata uccisione che ha subito ma sembra che pochi abbiano, o almeno esternino, sentimenti di empatia, lei, essere umano, giovane donna con tutti i pregi ed i difetti, che tutti possiamo avere, è diventato un fatto di cronaca e troppo spesso, per cercare la verità ancora lontana, ci si dimentica del dolore che ha provato nei suoi ultimi momenti di vita e del dolore dei suoi genitori.

    Non vogliamo aggiungere anche noi altre parole inutili, o che possono essere fraintese, ma siamo consapevoli della necessità di accertare, speriamo in modo definitivo, chi sia stato ad ucciderla, perché non identificare, oltre ogni ragionevole dubbio, chi l’abbia barbaramente assassinata sarebbe un ulteriore vulnus sia a Chiara che alla verità ed alla giustizia.

    Riteniamo però necessario fare alcune precisazioni rispetto ad alcune dichiarazioni del Gen. Garofano.

    Il generale, sempre presente alle trasmissioni televisive, ha affermato da Milo Infante, commentando le esternazioni di Sempio sullo stupro e la violenza durante i rapporti sessuali, che in natura, tra gli animali, lo stupro è comune, il modo abituale di consumare un rapporto sessuale.

    Sommessamente ricordiamo al generale di limitarsi a parlare di quanto di sua competenza, infatti anche le persone meno informate sanno che un animale maschio, cane, gatto, leone, cavallo, solo per fare degli esempi, può accoppiarsi solo se la femmina è in estro, cioè in calore, se la femmina è in calore, ed è nel periodo fertile, accetta, anzi cerca il maschio, altrimenti rifiuta ogni rapporto ed il maschio desiste da ogni approccio se vuole salvarsi da morsi e graffi.

    Nel mondo animale c’è molto più rispetto tra i due sessi di quanto ci sia tra certi esseri umani, d’altra parte è noto che nel mondo animale non c’è la crudeltà fine a se stessa propria della nostra specie.

    Comprendendo il desiderio, la necessità, del generale di difendere e sostenere le sue tesi e la precedente indagine sull’uccisione di Chiara gli suggeriamo di non sostenere giustificazioni che cozzano contro la verità, lo stupro è sempre da condannare e, purtroppo, appartiene alla specie umana non al mondo animale, perciò cerchi altre motivazioni per giustificare gli scritti di Sempio.

  • Il fascino della violenza

    Il 24 febbraio saranno passati quattro anni dall’inizio dell’attacco russo all’Ucraina, ma la guerra era cominciata già dall’invasione della Crimea e, se si fossero guardati obiettivamente e con più attenzione i fatti, era evidente da tempo la volontà di Putin di estendere il suo potere nelle aree limitrofe alla Russia.

    Quattro anni di morte e distruzione, come accade in ogni guerra, ma alcuni fatti sono più significativi di altri e su questi dovremmo ragionare più lucidamente ed agire di conseguenza.

    1) Nonostante tutto quello che ha subito e subisce il popolo ucraino ed il suo esercito continuano eroicamente a resistere

    2) Putin sta usando, dall’inizio, sistemi particolarmente efferati, con armi di grande potenza, che colpiscono in particolare la popolazione civile distruggendo anche le centrali energetiche per rendere sempre più impossibile la vita dei civili

    3) Putin non ha esitato né esita a sacrificare centinaia di migliaia di russi in una guerra il cui scopo è solo affermare il suo potere, che non è più così solido anche all’interno, e la sua rivalsa contro la dissoluzione dell’impero sovietico, che vuole ricostruire nel contesto internazionale, sentendosi un nuovo zar. Il suo imporsi al governo in Russia, con incarichi diversi e con modifiche delle leggi, dal 1999 sono la prova provata che l’unico suo obiettivo è il personale potere, nel totale disprezzo della vita dei russi

    4) La recente decisione dello zar di dare un ulteriore giro di vite alla libertà dei russi, chiudendo gran parte dei sistemi di comunicazione, sia della rete di Internet che della telefonia, dimostra che la maggior parte dei russi è costretta a subire, nell’ignoranza, la volontà del capo assoluto

    5) L’Europa in questi anni ha dato un importante contributo alla difesa ucraina ma non è stata in grado, per la propria debolezza istituzionale, di diventare un interlocutore credibile per instaurare trattative e Trump fa di tutto per tenerla ai margini, Putin comprende solo la forza e tratta, eventualmente, solo con i forti inoltre, in troppe occasioni, gli aiuti europei promessi all’Ucraina sono arrivati in ritardo

    6) Le ondivaghe dichiarazioni del presidente americano, i suoi palesi interessi personali nello scacchiere internazionale, sia di interessi economici che di affermare sempre di più il suo ego smisurato, hanno ulteriormente rafforzato Putin con il quale Trump condivide la visione di un potere senza regole.

    Il fascino che subiscono i ragazzini che si sentono adulti e forti con il coltello o coloro che pensano che la politica si possa fare attraverso l’esercizio di un potere più o meno assoluto deve essere combattuto.

    Il maledetto fascino di chi decide ed agisce solo in base alle proprie decisioni, il fascino, diciamolo tranquillamente, del male perché è male tutto quello che porta a prevaricare gli altri, non deve trovare spazio

    7) In questi quattro anni è cambiata anche una parte della situazione internazionale: l’attacco terrorista di Hamas e la distruzione di Gaza, il ritorno sulla scena di varie compagini terroriste, il perseverare della penetrazione in Africa  di Cina e Russia, i droni diventati la nuova arma, la fine della vecchia dittatura siriana, le sanguinose manifestazioni in Iran senza intervento americano, nonostante le prime dichiarazioni del presidente, e l’ipotesi di un accordo per il nucleare o di una guerra ad ampio raggio, la presa di coscienza, vedremo fino a che punto, dell’Europa che forse comincerà a realizzare un’Unione a due velocità, o concentrica, per trovare il peso politico necessario a difendere l’occidente e il nostro sistema di vita, ormai in gran parte privo del paracadute americano, la guerra dei dazi ed gli scandali, che stanno travolgendo personaggi più o meno insospettabili, si sommano alle conseguenze di una guerra che l’Ucraina non può perdere, che noi non possiamo consentire che perda.

    Per questo è necessario che, anche in Italia, si prenda atto che il mito dell’uomo forte, di colui che crede di essere al sopra delle regole internazionali e delle leggi del proprio paese, deve essere combattuto, si tratti di Putin o di Trump non siamo disponibili a tornare ad una società basata sulla legge del più violento, nei fatti, nelle parole, nelle decisioni.

    C’è un dannato fascino che la violenza esercita sui deboli che cercano un ombrello sotto il quale ripararsi e magari trovare vantaggio, oggi o domani.

  • Ragazzi, genitori, insegnanti chi punisce la violenza?

    Il costante, inquietante aumento di giovani, per meglio dire ragazzini, che girano armati di coltello e le continue violenze e risse che ogni giorno si registrano sul territorio nazionale hanno indotto il governo a emanare nuove disposizioni per la sicurezza ed il contrasto alla violenza.

    Giustamente si parla esplicitamente di considerare responsabili i genitori, in certi casi, per i comportamenti violenti e scorretti dei figli.

    Ci dimentichiamo però che spesse volte, purtroppo, i ragazzi sono violenti perché la violenza la imparano sia dall’utilizzo, sfrenato e incontrollato, dei social sia dal contesto familiare, qualche volta anche dal contesto scolastico.

    Sono di questi giorni, infatti, le notizie che, ancora una volta, ci ripropongono insegnanti violenti nelle scuole primarie, addirittura due suore, e genitori che aggrediscono e picchiano gli insegnanti, come accaduto a Piacenza a inizio febbraio.

    E’ pertanto evidente che oltre alle norme, che vanno rese puntuali e specifiche e che soprattutto vanno applicate, occorre una collettiva reimpostazione della nostra cultura, partendo proprio da chi oggi è adulto e dovrebbe insegnare ai più giovani come comportarsi.

    L’educazione dei figli è alla base della società fin dai primi mesi di vita e la scuola è l’altro luogo nel quale i ragazzi devono formarsi, ma se la violenza è in famiglia, o in famiglia vi è indifferenza, e se la scuola è impreparata, se non si è in grado di porre un freno all’utilizzo dei social per i più giovani e di oscurare i siti violenti, le leggi potranno fare ben poco.

    Cosa può pensare un bambino vedendo il proprio padre aggredire con forza e con pugni la maestra? E quale sarà la punizione che spetterà a questo genitore?

    Non siamo nella condizione di rispondere a una domanda che rivolgiamo sia a coloro che emanano le leggi sia a coloro, cioè i magistrati, che dovrebbero farle rispettare.

  • Bravate social

    Qualche tempo fa la piattaforma SocialData presentò un’analisi di dati dai quali emergeva che il fenomeno delle baby gang aveva attirato l’interesse del pubblico e dei media, sui social e sui network, con centinaia di migliaia di citazioni e 30 milioni di interazioni. Questo fenomeno da allora è ulteriormente aumentato: si discute di criminalità minorile, di problematiche sociali, di immigrazione e mafia, e la mafia è il tema meno attenzionato.

    Le città più grandi sappiamo tutti che sono state e sono le più colpite dalla criminalità minorile ma, se facciamo un raffronto tra il numero degli abitanti e il numero delle aggressioni delle baby gang, vedremo che anche le città di provincia, e ormai pure i paesini, non sfuggono a questa tragica tendenza sociale, che ha assunto tutti i tratti di un autentico fenomeno di nuova delinquenza.

    Il rischio è che parlandone, senza esprimere al contempo una forte condanna, si finisca per fornire sempre più un esempio da imitare, per i più giovani, perché purtroppo i cattivi esercitano da sempre un fascino maggiore dei buoni.

    Infatti, mentre sui social la maggior parte degli adulti è abbastanza propensa a condannare i fatti, anche se non in tutte le occasioni, nei giovanissimi si nota una preoccupante tendenza all’emulazione e alla condivisione, non certo una presa di distanze nei confronti di quanti, con le loro gesta, hanno commesso reati anche molto gravi, per non parlare di quell’altro aspetto sempre più devastante, che è l’incitazione a commettere atti autolesionisti.

    Ancora una volta, il problema riguarda la gestione dei social me anche il modo di porre la notizia sulla carta stampata e in televisione, un conto è la libertà di informazione, la necessità di informare, un altro è veicolare l’informazione in maniera da creare emulazione.

  • Traffici e violenze su animali fonti di ricchezza per le zoomafie

    Il rapporto zoomafie 2025 ripropone ancora una volta una triste realtà: la criminalità organizzata continua i suoi loschi traffici, le sue violenze e gli animali, utilizzati, sfruttati, condannati ad atroci sofferenze, continuano ad essere, per i criminali, una fonte di ricchezza, di denaro sporco.

    Combattimenti tra animali, corse clandestine, sia di cavalli che di cani, allevamenti irregolari, gestione di canili ombra, traffico di cuccioli dall’estero, contrabbando di fauna selvatica, bracconaggio sia in terra che in cielo ed in mare, macellazione clandestina, sofisticazioni di alimenti di origine animale, utilizzo di prodotti alimentari per animali venduti come prodotti per umani, utilizzo di Internet per false vendite di animali, furti di animali e via discorrendo sono fonti di immensi guadagni per le varie mafie che operano non solo in Italia.

    Se un passo avanti è stato fatto per tutelare gli animali, con la nuova legge, è, purtroppo, ancora vero che non sempre la normativa viene applicata con la necessaria intransigenza e che molti reati sfuggono perché alcuni, sfiduciati od impauriti, non denunciano.

    Altro passo avanti, per certi reati connessi ai cani, sarebbe l’anagrafe canina nazionale che non è ancora in funzione.

    Una volta di più cerchiamo anche come singoli di vigilare e di denunciare quando valutiamo che ci siano comportamenti poco chiari.

  • Dall’ICE a Torino violenza

    Negli Stati Uniti l’ICE arresta, picchia, uccide anche persone inermi

    In Italia i manifestanti aumentano le già note violenze arrivando a picchiare, con martello ed i bastoni, un carabiniere e a dare fuoco a camionette e blindati.

    Che gli uomini dell’ICE non vengano in Italia per le Olimpiadi è un auspicio che facciamo in tanti ma più che a manifestare contro l’ICE i “soliti ben pensanti”, che per altro non abbiamo visto molto interessati a difendere il popolo iraniano ed ucraino, dovrebbero cominciare a manifestare contro le continue violenze dei sinistri violenti che da troppo tempo distruggono beni pubblici e feriscono poliziotti e carabinieri

    Sta aumentando il clima di violenza e prevaricazione e c’è troppa connivenza di alcuni partiti e sindacati i quali, in odio al governo, sono disposti a lasciar crescere quella che ormai non è più una contestazione ma una vera delinquenza organizzata

  • South Sudan army threat to ‘spare no-one’ condemned

    The UN says it is gravely concerned after a senior military leader in South Sudan urged his troops to “spare no-one” including “children, the elderly, and civilians” when they are deployed to opposition-held areas of the country.

    “Inflammatory rhetoric calling for violence against civilians… is utterly abhorrent and must stop now,” said the head of the UN’s mission in South Sudan.

    South Sudan’s deputy army chief Gen Johnson Oluny made the call as he addressed his Agwelek militia as they prepared to be sent to parts of Jonglei state. The government said this was not an order.

    Forces aligned to South Sudan’s suspended Vice-President Riek Machar have captured several areas in recent weeks.

    He is currently on trial on charges of murder, treason and crimes against humanity, which he denies.

    The military has ordered all civilians and personnel from the UN mission and all other aid agencies to evacuate three counties in Jonglei state ahead of an imminent operation against opposition forces.

    Last week, the chief of the defence force ordered troops deployed in the region to ”crush the rebellion” within seven days.

    Oluny can be heard addressing his troops in a video posted on Facebook saying: “spare no-one – the elderly, children, birds or leave no house standing”.

    But in an interview with the BBC’s Newsday programme the government denied that the statement made by the deputy army chief amounted to an order.

    “The government is committed to ensure the protection of civilians. We give warnings to civilians, in order not to be caught up in a crossfire. The government is responsible and are protecting civilians,” Minister of Information Ateny Wek Ateny said.

    The UN Commission on Human Rights in South Sudan (UNCHRSS) expressed “grave alarm” at the latest fighting in Jonglei state, north of the capital Juba, where witnesses have described civilians fleeing into swamps.

    The UN says more than 180,000 people are believed to have been forced to flee their homes by escalating fighting.

    ”No senior political or military leader in Juba can claim to be unaware of the blatant public incitements to commit serious crimes in Jonglei,” the UNCHRSS said in a statement issued on Sunday night in Geneva.

    “Language that calls for the killing of those who are hors de combat [no longer participating in hostilities] and civilians, including the elderly—with assertions that ‘no one should be spared’—is not only shocking, it is profoundly dangerous,” said UNCHRSS head Yasmin Sooka.

    The military said all civilians living in Nyirol, Uror and Akobo counties in Jonglei were “directed to immediately evacuate for safety to government-controlled areas as soon as possible.”

    All personnel from the United Nations Mission in South Sudan (Unmiss) and those working for non-governmental organisations were also ordered to evacuate the three counties within 48 hours.

    An Unmiss spokesperson told Reuters news agency: “Our peacekeepers in Akobo remain in place, carrying out all efforts under our mandate to help de-escalate tensions and prevent conflict.” She did not say whether UN staff also remained in the other counties.

    South Sudan’s main opposition group, Machar’s Sudan People’s Liberation Movement-in-Opposition (SPLM-IO), told the BBC its forces expect to reach the capital, Juba, by the end of February.

    However, the army has dismissed the threat, saying the opposition lacks the capacity to attack the capital.

    “We are not sure if they will have the courage to face us, but we are prepared for any eventualities,” said army spokesperson Gen Lul Ruai Koang.

    Koang said that although the SPLM-IO currently controls some counties in Jonglei, Bor, the state capital, remains under government control.

    Conflict in South Sudan, the world’s youngest nation, broke out in 2013, two years after independence, when President Salva Kiir accused Machar of plotting to overthrow him.

    A 2018 peace deal ended the civil war that had killed nearly 400,000 people, but it has never been properly implemented and the relationship between Kiir and Machar has become increasingly strained amid ethnic tensions and sporadic violence.

    A power-sharing agreement between the two main sides is all but dead after President Salva Kiir moved against Machar, his vice-president and long-time rival Machar, who was arrested last March.

    During the civil war the country was divided along ethnic lines, as the army and political elite fractured and the conflict saw ethnic violence between members of Kiir’s Dinka community and the Nuers who were seen as backing Machar.

  • Progetto in 250 scuole elementari contro la violenza di genere

    ‘Storie spaziali per maschi del futuro’ è il nome del progetto volto a proporre nuovi modelli contro gli stereotipi che in 250 scuole elementari si prefigge di contrastare la violenza di genere e far comprendere fin da bambini l’importanza del consenso nelle relazioni sociali, così da accompagnare i futuri ragazzi e adulti in un percorso di accettazione delle proprie fragilità e di gestione di emozioni come la rabbia e la tristezza. Guidato da fondazione Libellula con l’autrice Francesca Cavallo e ScuolAttiva Onlus, il progetto è stato presentato alla Camera alla presenza di parlamentari del Pd (Filippo Sensi), M5s (Stefania Ascari) e Avs (Francesca Ghirra): da marzo porterà fiabe, formazione docenti e strumenti educativi in 250 scuole su tutto il territorio nazionale (il 60% delle quali nelle periferie delle nostre città) coinvolgendo migliaia di bambini, insegnanti e famiglie per promuovere “modelli maschili più liberi, empatici e inclusivi”.

    Il nome dato al progetto rimanda al libro scritto da Cavallo, “Storie spaziali per Maschi del Futuro”, una raccolta di fiabe che affronta gli stereotipi di genere che “danneggiano non solo le bambine, ma anche i bambini maschi, mettendo in discussione modelli tradizionali di maschilità legati al principe azzurro al supereroe – si spiega -. Attraverso la narrazione il libro apre spazi nuovi per immaginare un maschile capace di fragilità, ascolto ed empatia”.

    Al 30 settembre scorso, secondo l’Osservatorio permanente sui delitti di genere pubblicato sul sito di ‘Non una di meno’, in Italia risultavano «70 femminicidi, 3 suicidi indotti di donne, 1 suicidio indotto di un ragazzo trans, 1 suicidio indotto di una persona non binaria, 1 suicidio indotto di un ragazzo, 6 casi in fase di accertamento. Inoltre, ci sono stati almeno altri 62 tentati femminicidi riportati nelle cronache on line di media nazionali e locali e almeno due ragazzi uccisi dal padre». «Tra le persone uccise – si legge sul sito -, la vittima più giovane aveva 1 anno, la più anziana 93. Le vittime hanno un’età media di 55 anni. Si contano 12 casi con denunce o segnalazioni per violenza, stalking, persecuzione nei mesi precedenti. Due persone uccise erano sex worker, 13 persone uccise avevano una disabilità o una malattia grave, spesso cronica o degenerativa, 10 i casi in cui gli minori hanno assistito al femminicidio, 54 gli minori sono rimasti orfani in seguito al femminicidio della madre».

    Il report ha analizzato anche l’identità degli assassini e le modalità delle aggressioni: «Nei 70 casi accertati di omicidio, il colpevole o presunto tale ha un’età media di 51 anni. Il più giovane aveva 19 anni al momento del delitto, il più anziano 91. Ventidue uomini colpevoli si sono suicidati subito dopo aver compiuto l’omicidio. Ciò significa che non sarà possibile procedere per via giudiziaria e dunque attestare la gravità del gesto e le motivazioni di genere e patriarcali della violenza espressa. Altri 6 uomini colpevoli hanno tentato di togliersi la vita». «Nella quasi totalità dei casi – si legge ancora -, l’assassino era conosciuto dalla persona uccisa. Nel 50 per cento dei casi l’assassino era il marito, il partner, il convivente (35 casi). In 13 casi, a compiere il gesto è stato l’ex partner da cui la persona uccisa si era separata o aveva espresso l’intenzione di separarsi. In 11 casi, l’omicida è il figlio. Negli altri casi la relazione con la vittima era: amico, nipote, cliente, o conoscente». E ancora: «Dei 70 casi accertati di omicidio, 21 sono morte per accoltellamento, e 12 per i colpi di arma da fuoco. Altre cause del decesso sono soffocamento o strangolamento (16), percosse, colpi di forbici, colpi d’ascia, caduta dalla finestra».

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