Minori

  • Avviare una nuova politica per la tutela dei minori, in Italia e in Europa

    Puntualmente, sprezzanti delle celebrazioni del 20 novembre, la Giornata Universale dei Bambini, i giudici, forse nel tentativo di imitare lo Jugendamt tedesco, hanno portato via i bambini che vivevano nel bosco con i loro genitori.

    Siamo purtroppo abituati a vedere bambini semi abbandonati, dai campi rom a certe estreme periferie, senza che alcuno intervenga e vorremmo che il governo trovasse la formula per provvedere a questa emergenza, ma non avremmo mai immaginato che si potessero sottrarre i bambini ai genitori, con i quali vivono, accuditi pur nella totale semplicità.

    I motivi per togliere un minore ai propri genitori sono ben chiari: genitori drogati od alcolizzati, situazioni ambientali di grave degrado (violenze, immondizie, sporcizia), mancanza di cure sanitarie, mancanza di istruzione, mancanza di rapporti sociali, costrizione al lavoro, pratiche sessuali etc.

    Nessuno di questi motivi era presente nella vita dei bambini del bosco e non può essere certo la mancanza di elettricità una motivazione altrimenti per la mancanza d’acqua, in decine e decine di paesi in Sicilia, e non solo, i giudici dovrebbero sottrarre, alle famiglie, centinaia di bambini.

    Fortunatamente sembra, poi vedremo i risultati, che anche il governo abbia manifestato stupore e intenzione di indagare su quanto accaduto e che, da diverse parti politiche e mediatiche, si voglia andare a fondo per ripristinare il diritto, alla famiglia del bosco, di vivere in pace.

    Auguriamo ai bambini ed ai loro genitori di tornare presto, tutti insieme, nella loro casa, con i loro amici animali, in sicurezza e libertà.

    Speriamo vivamente che la vicenda non si trasformi nel solito contenzioso tra governo e magistratura o in una squallida operazione di contrapposizione politica.

    La vicenda potrebbe dare finalmente l’avvio ad una nuova politica per la tutela dei minori, in Italia e in Europa, cominciando anche a capire meglio l’incongruenza, specie nel terzo millennio, di un organismo come lo Jugendamt in Germania, con conseguenze anche per i cittadini di altri stati, e occupandosi, con nuove adeguate norme, di più e meglio dei bambini di famiglie povere e di quelli che vivono nei campi rom.

  • Entro il 2030 30 milioni di bambini rischiano di morire prima dei 5 anni

    30 milioni di bambini nei prossimi 5 anni rischiano di morire a causa di conflitti, cambiamenti climatici e violenza diffusa e della parallela diminuzione dei fondi per la cooperazione internazionale.

    La denuncia arriva da Fondazione CESVI che, in occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, ricorda che, solo nell’ultimo anno, il taglio dei finanziamenti ha messo a rischio i servizi e i progetti di lotta alla fame e alla malnutrizione di cui beneficiano oltre 14 milioni di minori, rischiando di lasciare senza assistenza 2,3 milioni di bambini affetti da deperimento acuto e di causare fino a 369mila decessi infantili in più, oltre mille al giorno.

    Attualmente, nel mondo, sono quasi 40 milioni i bambini con meno di 5 anni che soffrono di malnutrizione acuta mentre circa 1 miliardo di minori è esposto a shock climatici e ambientali con quasi il 90% del carico globale delle malattie associate ai cambiamenti climatici, al degrado ambientale e all’inquinamento che ricade proprio sui più piccoli. A questo si aggiunge la violenza causata dall’uomo: nell’ultimo anno le Nazioni Unite hanno rilevato oltre 41mila gravi violazioni contro i bambini durante conflitti armati tra cui quasi 12mila casi di uccisione o mutilazione e oltre 7.400 casi di reclutamento o utilizzo di minori come soldati e quasi 5mila casi di rapimento.  I conflitti nella Striscia di Gaza, in Sudan, in Myanmar e in Burkina Faso sono stati i più letali per i bambini.

    Complessivamente, sono oltre 500 milioni i minori che vivono in zone colpite da intensi conflitti, di cui 218 milioni nella sola Africa, dove ben il 32,6% del totale dei bambini risiede in zone colpite da violenza armata. Tra i contesti più drammatici, il Sudan, il Paese con la più grave crisi umanitaria al Mondo (30,4 milioni di persone, più di 3 sudanesi su 5, con bisogni umanitari urgenti), dove la guerra ha stravolto la vita di 24 milioni di bambini esponendoli anche ad uccisioni, mutilazioni, rapimenti, violenze sessuale e reclutamento da parte di gruppi armati e dove più di 12 milioni di persone sono a rischio di violenza di genere e abusi. Nel Paese, grazie al sostegno della Cooperazione Italiana, CESVI ha avviato un progetto dedicato alla protezione delle donne, dei bambini e dei sopravvissuti alla violenza di genere e sta realizzando spazi sicuri (Protection Safe Corners) all’interno dei centri di salute, dove le persone più vulnerabili possano ricevere assistenza psicologica e supporto legale in un ambiente protetto, riservato e dignitoso. In questi spazi, gestiti da psicologi e operatori specializzati, vengono forniti servizi di assistenza sociale per le vittime, supporto psicosociale, sostegno economico e distribuzione di kit per l’igiene e la dignità femminile.

    Anche in Italia, seppure di diversa origine, si registrano significative situazioni di pericolo per bambini e adolescenti. In particolare, in Italia 1 minore su 4 è a rischio di povertà ed esclusione sociale anche a causa di esposizione al rischio di maltrattamento. Secondo l’ultima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia di Fondazione CESVI, le regioni italiane dove è più pericoloso essere bambini sono Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, dove non solo sono presenti fattori di rischio elevati, ma si riscontrano anche importanti criticità sul fronte del sistema dei servizi di contrasto, che risultano al di sotto della media nazionale.  In linea generale, quasi tutte le regioni del Meridione, secondo il rapporto,  sono “ad elevata criticità” sul fronte del rischio del maltrattamento, anche a causa di condizioni socio-economiche più difficili: nelle regioni del Mezzogiorno il 43,6% dei bambini e ragazzi con meno di 16 anni è a rischio di povertà o di esclusione sociale, un dato estremamente più elevato sia rispetto alla media nazionale (26,7%) che rispetto ai dati territoriali relativi al Centro (26,2%) e al Nord Italia (14,3%).

  • Via le restrizioni per i minori sui social di Zuckerberg

    Alcuni dipendenti ed ex dipendenti di Meta hanno accusato la multinazionale di avere deliberatamente soppresso le attività di ricerca tese a scoprire eventuali rischi per la sicurezza di bambini e adolescenti sulle sue piattaforme e durante l’utilizzo dei suoi dispositivi per la realtà virtuale. Lo scrive il “Washington Post”, che ha ottenuto una serie di documenti e dichiarazioni inviate dai dipendenti al Congresso lo scorso maggio. A seguito di una serie di audizioni parlamentari nel 2021, lo staff legale di Meta avrebbe iniziato a “rivedere, modificare o anche vietare” attività interne di ricerca dedicate ai rischi per i giovani derivanti dall’utilizzo di dispositivi per la realtà virtuale. L’articolo del “Washington Post” fa riferimento a un episodio specifico avvenuto in Germania nel 2023, quando un adolescente avrebbe detto a due ricercatori di Meta di avere “incontrato di frequente adulti” durante l’utilizzo di dispositivi per la realtà aumentata. Il ragazzo avrebbe aggiunto che suo fratello, di nemmeno 10 anni di età, avrebbe ricevuto “proposte di natura sessuale” durante le stesse attività. Jason Sattizahn, uno dei due ricercatori, ha detto al quotidiano che la leadership di Meta avrebbe ordinato di cancellare la registrazione del colloquio avuto in Germania, così come tutta la documentazione scritta sulle sue affermazioni.

    Un rapporto interno successivamente pubblicato sulla ricerca ha evidenziato che i genitori tedeschi sono preoccupati per il rischio di adescamento sulle piattaforme di Meta, senza però includere riferimenti specifici all’episodio. Secondo quanto riferito dai dipendenti al Congresso, lo staff legale di Meta avrebbe soppresso le attività di ricerca di questo tipo con l’obiettivo di stabilire una “negazione plausibile” agli effetti negativi derivanti dai dispositivi e dalle piattaforme dell’azienda. I documenti condivisi con i parlamentari includono linee guida che spiegano ai ricercatori “come gestire temi sensibili” che potrebbero portare alla pubblicazione di articoli di stampa che metterebbero la società in cattiva luce. In uno scambio risalente al 2023, un avvocato di Meta avrebbe detto a un ricercatore di “evitare” di raccogliere dati sull’utilizzo dei dispositivi per la realtà aumentata prodotti dall’azienda da parte dei bambini, per motivi “regolamentari”.

  • La Commissione cerca esperti da inserire nella rete per la prevenzione degli abusi sessuali sui minori

    La Commissione europea ha pubblicato un invito a presentare candidature per aderire alla rete per la prevenzione degli abusi sessuali sui minori.

    La rete è stata recentemente istituita per rafforzare la cooperazione e il coordinamento tra la Commissione, gli Stati membri, i ricercatori, gli operatori in prima linea e altri portatori di interessi chiave. Il suo obiettivo è sostenere l’efficace attuazione della legislazione, dei programmi e delle politiche dell’UE in materia di prevenzione dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori. La rete si occuperà di tutte le dimensioni della prevenzione, compresa la riduzione del rischio di reati o recidivi da parte di individui e la riduzione della probabilità che i minori diventino vittime.

    Oltre a promuovere la collaborazione e lo scambio di migliori pratiche, la rete informerà la ricerca, agevolerà la cooperazione con i principali partner a livello sia dell’UE che internazionale, offrendo nel contempo sostegno alla Commissione e agli Stati membri nell’efficace attuazione dei programmi di prevenzione.

    Con l’istituzione della rete, la Commissione realizza un’iniziativa chiave della strategia dell’UE per una lotta più efficace contro gli abusi sessuali sui minori, ribadendo il suo forte impegno a favore della prevenzione quale elemento centrale della lotta contro gli abusi sessuali sui minori.

    L’invito a presentare candidature è aperto fino al 15 settembre a singoli esperti e organizzazioni attive nel settore della prevenzione dell’abuso e dello sfruttamento sessuale dei minori.

  • Maltrattamenti su bambini e adolescenti: aumentati del 58% in cinque anni

    In Italia risultano in carico ai servizi sociali 374.310 minorenni, di questi 113.892 sono vittime di maltrattamento, ovvero il 30,4%. Si tratta al 31 dicembre 2023 di un aumento del 58% rispetto alla precedente indagine del 2018, in cui i minorenni in carico ai servizi sociali vittime di maltrattamento rappresentavano il 19,3%. Sul totale della popolazione minorenne residente in Italia questo significa un passaggio da 9 a 13 minorenni maltrattati ogni mille. Un’impennata registrata nell’arco di soli cinque anni.

    È quanto emerge dalla III Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia, condotta Terre des Hommes e Cismai per l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che è stata presentata stamattina nella Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri dall’Autorità garante Marina Terragni, dalla presidente della Fondazione Terre des Hommes Italia, Donatella Vergari, e dalla presidente Cismai, Marianna Giordano. Presente la Ministra della famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella.

    La forma di maltrattamento più frequente è il Neglect (trascuratezza) subito dal 37% dei minori, seguita dalla violenza assistita, al 34%. Violenza psicologica e maltrattamento fisico, invece, incidono rispettivamente per il 12% e l’11%. Meno diffuse risultano la patologia delle cure (4%) e l’abuso sessuale (2%). Il maltrattamento colpisce indistintamente maschi e femmine ma l’indagine riporta, per la prima volta, anche un quadro puntuale delle forme in cui ciascun genere ne è vittima. Un dato balza all’occhio: nell’87% dei casi il maltrattante appartiene alla cerchia famigliare ristretta, senza differenze a livello territoriale.

    La III Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti in Italia prende in considerazione 326 comuni italiani, selezionati da ISTAT, a fronte dei 196 considerati nell’edizione precedente del 2021, comprese 12 città metropolitane, coprendo così un bacino di 2.733.645 minorenni. L’indagine analizza il fenomeno con dati al 31 dicembre 2023 e rappresenta l’unica fotografia post pandemia da Covid-19 del maltrattamento ai danni di infanzia e adolescenza.

    Dato impressionante, tra gli altri, quello della violenza assistita, che riguarda un terzo dei casi di maltrattamento. Unitamente al fatto che ben l’87 per cento di tutti i maltrattamenti avviene all’interno della cerchia familiare ristretta, quel dato segnala la necessità e l’urgenza di porre la massima attenzione alla famiglia, colpita da una crisi sempre più diffusa e profonda”, commenta l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni.

    Con questa Indagine consegniamo alle istituzioni uno strumento fondamentale affinché il nostro Paese possa costruire una risposta sempre più efficace e al passo con le avanguardie internazionali, contro la violenza a danno di bambini e bambine. – dichiara Donatella Vergari, Presidente di Terre des Hommes Italia –  A cominciare da azioni di rafforzamento del tessuto sanitario, educativo e sociale, per una più qualificata e pronta segnalazione delle vittime e per l’individuazione e accompagnamento delle fragilità genitoriali. Fattori imprescindibili di cui tenere conto in ottica di prevenzione del fenomeno.

    La III Indagine rappresenta un’importante tappa rispetto alla conoscenza, all’analisi ed alla misurazione del multiforme fenomeno del maltrattamento all’infanzia nel nostro Paese – dichiara Marianna Giordano, Presidente Coordinamento Italiano Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso all’Infanzia (Cismai)  Lo studio permette di riflettere sull’impatto a breve medio e lungo termine sulle traiettorie di vita di bambine, bambini, adolescenti e rappresenta uno strumento prezioso per i decisori politici, per gli amministratori locali, per le operatrici e gli operatori territoriali per definire e realizzare politiche ed azioni appropriate in tutto il Paese per prevenire e contrastare la violenza e curare le piccole vittime ed i loro genitori vulnerabili”.

  • Protezione dei minori online: la Commissione pubblica un progetto di orientamenti nel quadro del regolamento sui servizi digitali

    La Commissione ha avviato una consultazione pubblica su un progetto di orientamenti per la protezione dei minori online nel quadro del regolamento sui servizi digitali. In questo modo la Commissione mira a rendere più sicuro l’ambiente online sostenendo le piattaforme accessibili ai minori affinché garantiscano loro un elevato livello di tutela della vita privata, sicurezza e protezione.

    Il progetto di orientamenti riguarda un’ampia gamma di misure, quali la verifica dell’età degli utenti, il miglioramento del modo in cui i contenuti vengono raccomandati agli utenti per ridurre il rischio che i minori siano esposti a contenuti dannosi, l’impostazione predefinita degli account dei minori come privati, le migliori pratiche per la moderazione dei contenuti sicuri per i minori, i canali di segnalazione e l’assistenza a misura di minore, nonché orientamenti sulla governance interna delle piattaforme.

    Le parti interessate, compresi i giovani ambasciatori per un’internet migliore per i ragazzi (BIK+), sono state ampiamente consultate e hanno contribuito all’elaborazione del progetto di orientamenti.

    Le misure delineate negli orientamenti verranno applicate alle piattaforme online di tutte le dimensioni utilizzate dai minori – a eccezione delle micro e piccole imprese – comprese le piattaforme online di dimensioni molto grandi con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’UE.

    Il pubblico può presentare osservazioni sul progetto di orientamenti fino al 10 giugno 2025. La Commissione chiede il contributo di tutte le parti interessate, compresi i minori, i genitori e i tutori, le autorità nazionali, i fornitori di piattaforme online e gli esperti.

    La Commissione prevede di adottare gli orientamenti prima dell’estate 2025, segnando una tappa importante nell’impegno dell’UE a rendere l’ambiente digitale più sicuro per i minori.

  • Outrage in Somalia after man says he married missing eight-year-old

    Outrage has spread in Somalia after an eight-year-old girl, who had been missing for six months, was found living with a man who said he was her husband.

    The girl was reported missing by her family in the semi-autonomous region of Puntland last September.

    Months later, it emerged the girl’s father had consented for her to be married to an adult named Sheikh Mahmoud.

    Security forces surrounded the man’s house last week and forced their way in after he locked himself in a room with the girl.

    The incident has sparked anger on social media and public protests in Somalia’s capital, Mogadishu.

    It has also prompted fresh debates about child protection laws, as currently there is no minimum legal age for marriage.

    “What’s more shocking than the tragedy itself are the allegations of abduction and the fact that her family had no knowledge of her whereabouts for months,” Fadumo Ahmed, chairperson of leading rights group the Somali Women Vision Organisation, told the BBC.

    “We trust the responsible institutions to take the right and necessary legal action.”

    According to the eight-year-old’s uncle, she was taken from her home in the city of Bosaso last September by a female relative. This relative said she was escorting the child on a trip to see another a uncle.

    But months later, a video surfaced online, showing the girl reciting the Quran.

    Her family subsequently launched a search for the child – it is unclear why they did not do this sooner.

    They discovered she was in the Carmo area, living with Sheikh Mahmoud.

    Sheikh Mahmoud initially said he was solely teaching the girl the Quran. But after legal complaints were filed, he changed his statement, saying he had married the girl with her father’s consent.

    When asked by the BBC how he justified marrying an eight-year-old, Sheikh Mahmoud said that the traditions of Islam’s Prophet Muhammad, along with that of the Shafi’i school of thought, allowed child marriage.

    After the BBC questioned his reasoning – citing opposition from numerous Somali Islamic scholars – Sheikh Mahmoud maintained that he would not abandon the marriage.

    Puntland’s police and human rights authorities intervened on 25 March, removing the girl from the man’s home after her family filed a complaint.

    The girl was now back with her family, Puntland’s police force told the BBC.

    Additionally, an investigation into the case has been launched, government officials have said.

    Child marriage remains prevalent in Somalia.

    According to a report published in 2020 by the United Nations Population Fund and the Somali government, 35% of women aged between 20 and 24 in the country were married before the age of 18. In 2017 this figure stood at 45%.

    The rate of child marriage is driven by various factors, including poverty, insecurity and traditional customs that often disregard a girl’s age in wedding arrangements.

    In an attempt to tackle this issue, Somalia’s ministry of women and human rights submitted a draft child rights bill to parliament in 2023.

    However, the proposal was sent back after MPs objected to certain provisions. The bill is expected to be reintroduced, but there is no clear timeline for this.

  • La Commissione e le autorità nazionali adottano misure per proteggere i minori dalle pratiche dannose nei videogiochi

    Coordinata dalla Commissione europea, la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori ha avviato un’azione di esecuzione nei confronti di Star Stable Entertainment AB allo scopo di garantire un’esperienza più sicura e trasparente per i giocatori di Star Stable Online. La rete ha chiesto alla società di fornire informazioni sulle pratiche commerciali che i minori potrebbero incontrare nel gioco online. Con questa azione, la rete di cooperazione per la tutela dei consumatori sottolinea la necessità di adattare i videogiochi e le loro pratiche commerciali ai minori e di non sfruttarne le vulnerabilità. Star Stable Entertainment AB dispone ora di un mese per rispondere per iscritto alle questioni evidenziate nella posizione comune della rete e proporre impegni in merito.

    La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori inoltre ha presentato una serie di principi fondamentali per aiutare il settore dei videogiochi a conformarsi alle norme europee di protezione dei consumatori relative alle valute virtuali nei giochi. Questi principi fondamentali contribuiranno a produrre un’esperienza più sicura e più trasparente per i giocatori. La Commissione organizzerà un seminario in cui le società di videogiochi operanti nell’UE saranno incoraggiate a presentare misure concrete per attuare tali principi fondamentali. La rete di cooperazione per la tutela dei consumatori monitorerà i progressi e, se le pratiche dannose continueranno, potrà adottare ulteriori misure.

    Michael McGrath, Commissario per la Democrazia, la giustizia, lo Stato di diritto e la tutela dei consumatori, ha dichiarato: “I minori trascorrono molto tempo online, giocano e interagiscono sui social media. Ciò li rende un bersaglio attraente per gli operatori commerciali e gli inserzionisti. È fondamentale garantire un ambiente online sicuro per i consumatori, in particolare i minori, affinché possano usufruire dei giochi senza dover far fronte a pratiche sleali. Sostengo gli sforzi della rete di cooperazione per la tutela dei consumatori e accolgo con favore la possibilità di collaborare con il settore del gioco per proteggere i consumatori e i minori“.

  • Il porno online? La prima volta è a 12 anni

    Il 30% delle immagini che corrono online e un quarto delle ricerche su Google hanno a che fare con la pornografia. Le quattro piattaforme hard che dominano il mercato – XVideos, XNXX, xHamster e Pornhub – sono tra i siti più visitati al mondo. Età del primo accesso: 12 anni. «Troppo porno e troppo presto», scrive Lilli Gruber nel suo libro ‘Non farti fottere. Come il mercato del porno online ti ruba fantasia, desiderio e dati personali’.

    L’Italia, nel 2023, è in ottava posizione fra i fruitori mondiali di porno, sul podio ci sono Stati Uniti, Filippine e Francia. Se quasi nessuno ne parla, dunque, in moltissimi però guardano. «Non è una problema morale», scrive Gruber, «ma un problema sociale e civile. Ridurre la conoscenza e la cultura del sesso al porno online, nel silenzio e nell’ipocrisia, significa inquinare la nostra convivenza e ipotecare il futuro delle generazioni digitali». Banalizzazione dello stupro, cultura della violenza, disprezzo per la libertà femminile, tutto gratis, a portata di click.

    Interpellata dall’autrice per il suo saggio, la filosofa Rosi Braidotti, spiega che «oggi i giovani sono consumatori di pornografia, ma anche di droghe e sono tremendamente depressi. Si consumano a morte nel disperato tentativo di dare una risposta alla dimensione del desiderio che, per definizione, deve restare aperta, perché la si esplora vivendo. Vivere è restare sul precipizio di cose che non comprendi e che soprattutto non puoi consumare. So che sembra complicato, ma sono convinta che la sola via per un’efficace educazione sessuale, affettiva e digitale sia partire da qui, ampliare il dibattito, perché noi non consumiamo solo sesso, consumiamo tutto e i ragazzi consumano le loro vite, si consumano».

    L’autrice spiega invece che «è la politica che deve decidere, ma rapidamente, perché il supermercato sempre aperto della pornografia online a disposizione gratis dei minorenni è una vera emergenza educativa. Parliamone, studiamo il fenomeno. Battersi per l’educazione al sesso nelle scuole significa battersi per la libertà e la felicità delle nuove generazioni e mettere un freno all’ignoranza e alla violenza. Va benissimo anche chiamarla educazione alle relazioni, ma bisogna andare fino in fondo. Sia chiaro: io penso che nel privato i maggiorenni possano fare quello che vogliono, ma il problema sono i minorenni. Ed è lì che la politica, soprattutto quella che si picca di essere il grande difensore della sacra famiglia, dovrebbe capire che non possiamo consentire che questo porno massificato, globalizzato, standardizzato, violento sia a portata di mano di ogni bambino che ha in tasca uno smartphone. Non sono bacchettona, non voglio censure, non occorrono grandi azioni. Intanto si cominci a fare quello che è fattibile, cioè introdurre l’educazione sessuale come materia obbligatoria nelle scuole. I genitori raccontano di sentirsi abbandonati, di non essere capaci, da soli, di far fronte all’emergenza, anche perché il mezzo di trasmissione e l’offerta sono potentissimi. Perché non ci muoviamo? Perché nessuno ne parla?».

  • La Commissione europea avvia un procedimento formale nei confronti di Meta sulla violazione dei servizi digitali

    La Commissione ha avviato un procedimento formale per valutare se Meta, fornitore di Facebook e Instagram, abbia violato il regolamento sui servizi digitali in relazione alla tutela dei minori. A Bruxelles si teme infatti che i sistemi di Facebook e Instagram, compresi i loro algoritmi, possano stimolare dipendenze comportamentali nei minori generando il cosiddetto effetto “rabbit-hole” e c’è preoccupazione sui metodi di garanzia e verifica dell’età messi in atto da Meta.

    L’apertura del procedimento si basa su un’analisi preliminare della relazione di valutazione dei rischi presentata da Meta nel settembre 2023, sulle risposte di Meta alle richieste formali di informazioni da parte della Commissione (sulla tutela dei minori e sulla metodologia della valutazione dei rischi), sulle relazioni accessibili al pubblico e su analisi della Commissione stessa.

    Il 30 aprile 2024 la Commissione aveva già avviato un procedimento formale nei confronti di Meta, in relazione sia a Facebook sia a Instagram, per pubblicità ingannevole, contenuti politici, meccanismi di notifica e azione, accesso ai dati da parte dei ricercatori e per la mancanza di uno strumento efficace di monitoraggio in tempo reale del dibattito civico e delle elezioni fornito da terzi in vista delle elezioni del Parlamento europeo.

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